Cambiamenti climatici e antibiotico-resistenza: la siccità del suolo favorisce batteri resistenti

(da Sanitainformazione.it)    La resistenza agli antibiotici rappresenta una delle principali minacce per la salute globale, tradizionalmente attribuita all’uso eccessivo di farmaci in ambito clinico. Ma un nuovo studio condotto dal California Institute of Technology di Pasadena apre una nuova prospettiva: anche i cambiamenti ambientali, in particolare la siccità del suolo, possono favorire la selezione di batteri resistenti. Secondo la ricerca, pubblicata su ‘Nature Microbiology’, la diminuzione dell’acqua nel terreno concentra gli antibiotici naturali prodotti dai microrganismi, eliminando i ceppi sensibili e favorendo la proliferazione di batteri resistenti. Questo meccanismo potrebbe avere conseguenze dirette anche per la salute umana.

Dati globali confermano il fenomeno –  Gli autori hanno analizzato cinque set di dati metagenomici (ovvero cinque insiemi separati di informazioni genetiche provenienti da comunità microbiche presenti nei suoli, ndr) provenienti da suoli coltivati e pascoli in California, foreste in Svizzera e zone umide in Cina, osservando un aumento dei geni produttori di antibiotici in condizioni di siccità. Esperimenti di laboratorio hanno confermato che i ceppi sensibili perdono fino al 99% della propria idoneità, mentre i batteri resistenti, compresi alcuni Gram-negativi, sopravvivono e si moltiplicano. Confrontando queste osservazioni con dati clinici provenienti da ospedali di 116 paesi, i ricercatori hanno rilevato una correlazione tra maggiore aridità e più alta frequenza di infezioni da batteri resistenti. “Le siccità agiscono come una pressione selettiva, simile all’uso eccessivo di antibiotici in ospedale”, spiega Xiaoyu Shan, primo autore dello studio.

Implicazioni per salute e ambiente –  Dianne Newman, coautrice dello studio e Gordon M. Binder/Amgen Professor di Biologia e Geobiologia al Caltech, sottolinea che la ricerca evidenzia la stretta interconnessione tra clima, ambiente e salute umana. La diffusione della resistenza agli antibiotici non è quindi solo una conseguenza dell’uso clinico dei farmaci, ma anche di fattori ambientali legati ai cambiamenti climatici. I risultati aprono scenari nuovi per la prevenzione: la gestione sostenibile del suolo, il monitoraggio dei terreni aridi e lo sviluppo di strumenti diagnostici e terapeutici innovativi potrebbero contribuire a contenere il rischio di antibiotico-resistenza. Il team del Caltech intende ora utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per comprendere i meccanismi molecolari alla base della resistenza e individuare nuove strategie per contrastarla.

(https://www.nature.com/articles/s41564-026-02274-x)

Prevenire la malnutrizione negli anziani: i consigli pratici di una dentista

(da Univadis – Anne Gaëlle Moulun)  Come migliorare la percezione del gusto negli anziani? Isabelle Prêcheur, chirurgo dentista presso il CHU di Nizza, ha fornito alcuni consigli pratici in occasione delle Giornate francofone della nitrizione 2025, come per esempio consentire all’anziano di togliere la protesi dentaria se ciò gli permette di mangiare più facilmente.

Visita dal dentista due volte all’anno –  “Nessun dolore e nessuna infezione: questa è la base per mangiare bene”, ha sottolineato subito la specialista. Per lei, ciò che conta è “avere una bocca pulita e non il numero di denti!” A tal fine, raccomanda, oltre a lavarsi i denti due volte al giorno, una visita dal dentista o una pulizia dentale due volte all’anno. “Non bisogna aspettare di avere male per andare dal dentista!”, esorta. Prende ad esempio la parodontite: “Si sviluppa in modo silenzioso, senza causare dolore. Non ce ne rendiamo conto e, un giorno, ci ritroviamo con i denti che si muovono”. Con umorismo, si rivolge al pubblico. “Si sente dire che il dentista fa paura, fa male, costa caro. Se è così con il vostro, cambiate dentista!”  Per ricordarsi di fissare un appuntamento, consiglia di scegliere una data di riferimento: “Per esempio, il proprio compleanno e ogni sei mesi”. È inoltre importante evitare il fumo e l’alcol, che favoriscono l’insorgere di patologie dentali.

Pulizia dentale professionale –  Prêcheur sottolinea la “necessità di una pulizia dentale professionale per evitare il circolo vizioso della bocca sporca. Gli anziani possono avere movimenti meno precisi, quindi la placca si accumula e si instaura l’alitosi. È un circolo vizioso. Con l’età, è necessario andare a farsi pulire i denti più spesso”, raccomanda. Incoraggia persino a negoziare un forfait con il proprio dentista per ulteriori cure. “Il vantaggio della detartrasi è che il dentista pulisce accuratamente ogni dente uno per uno ed esegue le cure necessarie in caso di carie”.  L’esperta sottolinea che l’anziano, se ha appetito, “mangerà di tutto, anche senza denti e senza protesi dentarie” e consiglia di “rimuovere le vecchie protesi inadatte prima dei pasti e indossarle solo per motivi estetici”. “Esiste una resilienza della masticazione: la persona riesce a mangiare masticando con la lingua e il palato. Certo, è un processo lungo, rumoroso e, nella nostra cultura, è considerato maleducato”, sottolinea la dentista.   L’ideale, secondo lei, sarebbe “avere protesi su impianti, ma è costoso e non è rimborsato. Inoltre, arriva un’età in cui non è più possibile rifare nuove protesi dentarie, perché non c’è più abbastanza osso, non ci sono più denti o sono troppo fragili, o non c’è più abbastanza saliva. Non è grave. Bisogna sdrammatizzare: la persona mangerà sempre meglio senza le protesi che con quelle vecchie. E soprattutto è la famiglia che bisogna rassicurare”, osserva.

Evitare i farmaci frantumati –  Per migliorare il piacere del mangiare negli anziani, sottolinea che occorre evitare i farmaci sbriciolati. Uno studio ha proposto a 10 assaggiatori provenienti dal settore sanitario e a 10 rappresentanti degli utenti di “assaggiare” una selezione di farmaci (1). I loro commenti sono stati unanimi: hanno denunciato un’amarezza insopportabile, un sapore francamente cattivo, orribile, inaccettabile. “È un maltrattamento!”, sostiene Prêcheur. Un secondo studio ha permesso di osservare i pasti in una casa di riposo dove venivano serviti cibi frullati e dove i farmaci venivano tritati (2). “Dopo aver consultato il logopedista, è emerso che era possibile evitare di frantumare i farmaci nel 10-15 % dei residenti della casa di riposo”.

Stimolare i sensi –  Inoltre, “se il logopedista è d’accordo, esistono molti alimenti dalla consistenza solida che possono essere masticati e mangiati indipendentemente dalle condizioni dentali”, sottolinea la dentista. Infine, uno studio condotto su 118 residenti di case di riposo ha confrontato il piacere di mangiare un biscotto croccante vs un biscotto morbido (3).   “Masticare un biscotto dà un enorme piacere. Infatti, stimola la vista, l’olfatto, la presa, l’udito, poiché la vibrazione del cibo masticato passa direttamente all’osso mascellare e all’osso del condotto uditivo. Masticare aumenta il piacere di mangiare, anche in presenza di disturbi uditivi”. Per lei, il piacere di mangiare passa quindi attraverso questa stimolazione di tutti i sensi, unita a una bocca pulita e a una riduzione del numero di farmaci, che non devono essere frantumati, per quanto possibile. “E per invecchiare bene, un’alimentazione equilibrata deve essere accompagnata da attività fisica e da una vita sociale”, conclude.

(1.  Lamure, Prêcheur et al. The taste of ten drugs frequently prescribed in nursing homes crushed in food : observational study with 16 healthy volunteers. Journal of nursing home research sciences, 2015, 1 : 55-61

  1. Pasqualini, Prêcheur et al. Poor dental health and crushed drugs for older adultes living in institution. Journal of nursing home research sciences, 2019, 5:1-4, Testo completo

3, Lazzarotto et al. Stimulation sensorielle auditive avec un complément nutritionnel oral solide : étude prospective multicentrique sur 118 personnes âgées en institution. Revue de gériatrie, 2021, 46 : 397-405.)

 

Pubblicazione avviso Assistenza Turistica anno 2026

Si comunica che sul BUR – parte terza – n. 74 del 1° aprile 2026 è pubblicato l’avviso per la formazione di graduatorie aziendali di medici da utilizzare per l’assistenza sanitaria – stagione estiva 2026 – nelle località turistiche individuate dalle Aziende USL.

Le domande vanno spedite o consegnate alle Aziende USL.

Il termine per la presentazione delle domande è il 20 aprile 2026.

Si allegano l’avviso ed il fac-simile di domanda.

Modulo_domanda_Assistenza_Turistica_2026

Avviso_pubblicazione_Assistenza_Turistica_2026

Pubblicazione incarichi vacanti per medici del ruolo unico di assistenza primaria e per PLS – anno 2026. Incarichi vacanti EST (1° semestre 2026)

Si comunica che sul BUR – parte terza – n. 73 del 31 marzo 2026 sono pubblicati gli avvisi relativi agli incarichi vacanti – per l’anno 2026 – per medici del ruolo unico di assistenza primaria e per i pediatri di libera scelta.

 

È inoltre pubblicato l’avviso relativo agli incarichi vacanti per il settore emergenza sanitaria territoriale riguardante il 1° semestre 2026.

 

La compilazione e l’invio delle domande dovrà avvenire esclusivamente in modalità “on line”, mediante l’utilizzo del programma informatico appositamente sviluppato, che consente la ricezione e la gestione delle domande in via telematica e disponibile al seguente link:

https://zonecarentiweb-gru.progetto-sole.it

Altre modalità di trasmissione saranno ritenute causa di esclusione della domanda.

Il termine per la presentazione delle domande è il 20 aprile 2026

Si allegano gli avvisi, gli allegati riguardanti gli incarichi vacanti, la “guida all’utilizzo” del programma informatico.

 

Avviso_pubblicaz_zone_carenti_RUOLO_UNICO_ASSISTENZA_PRIMARIA_2026

Avviso_pubblicaz_zone_carenti_PLS_2026

Avviso_pubblicaz_incarichi_vacanti_EST_1°_sem_2026

Avviso di assemblea ordinaria

Allegato_B_Guida_utilizzo

Allegato_A_RUAP

Allegato_A_PLS Allegato_A_EST

BOLLO

La forza muscolare nelle donne anziane è associata a una minore mortalità

(da M.D.Digital)  Non è solo il restare in forma, è un elemento per vivere più a lungo. Si tratta della forza fisica, che, secondo uno studio pubblicato su JAMA Network Open, sarebbe associata a una minore mortalità nelle donne anziane.

La ricerca – Lo studio, prospettico di coorte, è stato condotto nell’ambito della ricerca Objective Physical Activity and Cardiovascular Health (Opach) e ha avuto l’importanza di aver esaminato la forza come indicatore di resilienza cruciale per l’indipendenza funzionale e la longevità, controllando variabili rigorose come l’attività fisica e il comportamento sedentario misurati oggettivamente tramite accelerometria, oltre ai marker di infiammazione sistemica.  La metodologia ha previsto la valutazione della forza muscolare attraverso due test clinici standardizzati: la forza di presa (grip strength) della mano dominante, misurata con un dinamometro, e il tempo necessario per completare 5 alzate consecutive dalla sedia (chair stand test) senza assistenza.  La forza di presa è stata suddivisa in quartili: Q1 (<14 kg), Q2 (14-19 kg), Q3 (20-24 kg) e Q4 (>24 kg). Similmente, la performance nelle alzate dalla sedia è stata categorizzata in: Q1 (>16,7 s), Q2 (16,6-13,7 s), Q3 (13,6-11,2 s) e Q4 (≤11,1 s). L’attività fisica è stata monitorata per 7 giorni, registrando una media di 9,2 ore/giorno di tempo sedentario e 49,7 minuti/giorno di attività fisica da moderata a vigorosa (Mvpa).

I risultati – I dati emersi, dopo un follow-up medio di 8,4 anni e con 1964 decessi registrati, evidenziano trend inversi significativi per la mortalità (p per il trend <0.001). Nel modello aggiustato per fattori sociodemografici e clinici, le donne nel quartile di forza di presa più elevato (Q4) hanno mostrato un Hazard Ratio (Hr) di 0,67 (95% CI, 0,58-0,78) rispetto al Q1. Per il test delle alzate dalla sedia, l’Hr per il quartile più veloce (Q4) è stato di 0,63 (95% CI, 0.54-0.73). Tali associazioni sono rimaste robuste anche dopo l’aggiustamento simultaneo per tempo sedentario e Mvpa, con un Hr di 0,70 per la forza di presa e 0,69 per le alzate dalla sedia.  Ulteriori analisi hanno dimostrato che l’effetto protettivo della forza è indipendente dalla velocità del cammino e dai livelli di proteina C-reattiva (Crp), marker di infiammazione che accelera la perdita di massa muscolare. Significativamente, una maggiore forza era associata a una minore mortalità anche nelle donne che non raggiungevano i 150 minuti settimanali di attività aerobica raccomandati o in quelle che utilizzavano ausili per la deambulazione.

In conclusione, lo studio sottolinea che la forza muscolare è un biomarcatore essenziale per un invecchiamento ottimale. Mentre la forza di presa riflette in modo più specifico l’output muscolare, il test delle alzate dalla sedia sembra indicare uno stato di salute funzionale più generale legato alla faticabilità. Questi dati supportano le linee guida nazionali che raccomandano attività di rafforzamento muscolare almeno due giorni a settimana per migliorare la longevità nella popolazione anziana.

(LaMonte MJ, et al. Muscular Strength and Mortality in Women Aged 63 to 99 Years. JAMA Netw Open 2026; 9(2):e2559367. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2025.59367)

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