Anelli: piani terapeutici ostacolano l’erogazione dei farmaci

(da Ansa.it)  “L’idea aziendalistica della nostra sanità limita molto l’utilizzo dei farmaci innovativi”. Per esempio, “i piani terapeutici costituiscono ancora oggi un ostacolo vero all’erogazione di farmaci, perché ci sono larghe fasce della professione che non possono utilizzare” alcuni farmaci, dal momento che questi “possono essere prescritti soltanto da alcuni centri individuati dalla Regione”. È quanto ha affermato il presidente della Fnomceo Filippo Anelli. “Credo che questo meccanismo sia obsoleto e vada assolutamente cambiato”, ha aggiunto. “Va rimessa in mano alla professione l’autonomia, cioè la capacità di decidere su questi farmaci”. Ciò “rappresenta un altro aspetto dell’equità proprio nell’accesso alle cure”. Naturalmente, ha aggiunto Anelli, “non c’è dubbio che i farmaci innovativi devono essere monitorati”, ma “credo che i piani terapeutici siano stati utilizzati prevalentemente come contenimento della spesa” e che ciò “abbia in qualche maniera limitato l’accesso. È giusto che ci siano delle super-specializzazioni dove la prescrizione sia in qualche maniera vincolata – ha proseguito il presidente Fnomceo – però io continuo a pensare che il modo per esercitare oggi la professione del medico sia la laurea. Tranne per alcune specializzazioni particolari, il medico oggi può essere colui che prescrive tutto”, ha concluso.

Scoperto dopo 30 anni un nuovo antibiotico

(da Quotidiano Sanità)  Da campioni di terreno potrebbe arrivare un’arma contro una delle più temute minacce alla salute globale, l’antibiotico-resistenza. Scienziati canadesi hanno scoperto un microrganismo che produce naturalmente un nuovo potente antibiotico chiamato lariocidina, promettente non solo perché ha un meccanismo d’azione del tutto nuovo, ma anche perché ai primi test di laboratorio è risultato efficace contro batteri resistenti e non tossico. Resa nota sulla rivista ‘Nature’, la scoperta arriva da un cortile di Hamilton e si deve ad esperti della McMaster University guidati da Gerry Wright.
Si tratta di una ventata di novità dopo anni di vuoto, infatti l’ultima volta che una nuova classe di antibiotici ha raggiunto il mercato è stato quasi tre decenni fa. La lariocidina è prodotta da un tipo di batterio del suolo chiamato Paenibacillus. Wright ha spiegato che la molecola, un peptide, è un candidato forte per sfidare anche alcuni dei batteri più resistenti del pianeta, perché attacca i germi in modo diverso dagli altri antibiotici, legandosi direttamente al macchinario di sintesi proteica degli agenti infettivi e inibendone la capacità di crescere e sopravvivere. La scoperta di questa nuovissima classe di antibiotici risponde a un’esigenza critica di nuovi farmaci antimicrobici, poiché i batteri e altri microrganismi si evolvono in nuovi modi per resistere ai farmaci esistenti. Questo fenomeno è chiamato resistenza antimicrobica (o AMR) ed è una delle principali minacce alla salute pubblica globale, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E proprio secondo un recente rapporto Oms sulle armi contro le infezioni sono 32 gli antibiotici in fase di sviluppo in tutto il mondo, ma solo 12 possono essere considerati innovativi. E appena 4 sono attivi contro almeno un patogeno “critico”, cioè quelli indicati nella lista nera dell’Oms per le antibiotico-resistenze. Secondo dati della Fondazione Gimbe le percentuali di resistenza agli antibiotici sono sempre superiori al 30%, in particolar modo su quegli agenti patogeni che, anche a livello europeo, sono direttamente o indirettamente responsabili di oltre 35mila decessi all’anno. Di questi un terzo avviene in Italia. “Ogni anno muoiono circa 4,5 milioni di persone a causa di infezioni resistenti agli antibiotici e la situazione non fa che peggiorare”, spiega Wright.
Per arrivare alla lariocidina il team di ricerca ha lasciato crescere in laboratorio per circa un anno i batteri raccolti dal suolo – un metodo che ha permesso di rivelare anche le specie a crescita lenta che altrimenti sarebbero potute sfuggire. Uno di questi batteri, il Paenibacillus, produceva una nuova sostanza che aveva una forte attività contro altri batteri, compresi quelli tipicamente resistenti agli antibiotici. La lariocidina, inoltre, non è suscettibile ai meccanismi di resistenza agli antibiotici esistenti e funziona bene anche in un modello animale di infezione. Il prossimo passo sarà produrre la molecola in quantità sufficienti per consentire lo sviluppo clinico. “Saranno necessari molto tempo e risorse prima che la lariocidina sia pronta per il mercato”, conclude l’esperto.

(https://www.nature.com/articles/s41586-025-08723-7)

Covid, uno studio italiano identifica i pazienti più a rischio

(da DottNet)   Uno studio condotto da un gruppo multidisciplinare di scienziati guidato da Antonio Giordano (nella foto), direttore dell’Istituto Sbarro di Philadelphia, e composto da epidemiologi, patologi, immunologi e oncologi, ha individuato un metodo statistico per identificare i pazienti più a rischio o, al contrario, quelli più protetti dal Covid-19, partendo dallo studio delle molecole HLA, quelle responsabili del rigetto dei trapianti in un individuo.    “E’ dalla qualità di queste molecole – spiega all’ANSA Pierpaolo Correale, capo dell’Unità di Oncologia Medica dell’ospedale Grande Metropolitano ‘Bianchi Melacrino Morelli’ di Reggio Calabria – che dipende la capacità del nostro sistema immunitario di fornire una risposta immunitaria efficace, o al contrario di soccombere alla malattia”.

In sostanza, spiegano, è questione di corredo genetico. Chi ha molecole HLA di maggiore qualità, rileva lo studio, avrà più chance di contrastare il Covid o altri virus pandemici.   Dallo studio – pubblicato sul ‘Journal of  Translational Medicine’ e brevettato dai suoi autori, emerge anche che questi “alleli” non presentano la stessa distribuzione sul territorio nazionale e ciò spiegherebbe le differenza nella diffusione di malattia durante le prime ondate di Covid19, con il Sud Italia meno esposto alla pandemia delle regioni del Nord.

Il metodo – si sottolinea – è applicabile anche in altre condizioni infettivologiche, oncologiche e autoimmunitarie. Lo studio ha preso in esame nella sua parte epidemiologica tutti i casi di Covid registrati in Italia nella Banca dati dell’Istituto Superiore di Sanità. E successivamente 75 malati di Covid tra l’ospedale di Reggio Calabria e il Cotugno di Napoli e 450 pazienti registrati tra i donatori sani.

Comunicato Ausl Romagna “L’ospedale di Forlì al Tg1” (Domenica 6 aprile, ore 8)

Domenica 6 aprile, nel Tg1 delle ore 8, durante la Rubrica di “Medicina”, andrà in onda un servizio girato all’Ospedale “Morgagni – Pierantoni” di Forlì sul sistema automatizzato di gestione dei farmaci in monodose, trasporto automatizzato del cibo nei reparti e sul distributore automatizzato delle divise.

Le riprese sono state girate nel reparto di Chirurgia Senologica dell’Ospedale di Forlì, diretto dalla dottoressa Annalisa Curcio (prescrizione, ritiro e somministrazione farmaci) e negli ambienti dove operano il sistema automatizzato di gestione del farmaco in dose unitaria e della distribuzione di divise. Sono stati intervistati il dottor Fabio Pieraccini, Direttore della Direzione Assistenza Farmaceutica Ospedaliera Forlì–Cesena e della Direzione Tecnica Assistenza Farmaceutica di Ausl Romagna e il dottor Francesco Sintoni, direttore del Presidio Ospedaliero “Morgagni – Pierantoni” di Forlì. Da tempo l’Ospedale  di Forlì ha introdotto e perfezionato sistemi informatici avanzati per supportare la gestione delle terapie in Dose Unitaria, con l’obiettivo di ridurre i rischi associati agli errori di somministrazione e migliorare la sicurezza dei pazienti. L’adozione della prescrizione informatizzata è stato un passaggio cruciale, che ha permesso di intercettare potenziali errori terapeutici e garantire la tracciabilità dei farmaci, dalla prescrizione alla somministrazione al letto del paziente.

10° CONCORSO LETTERARIO 2025

Il Consiglio Direttivo del nostro Ordine, riunitosi il 25 marzo 2025, ha confermato il regolamento del Concorso Letterario, giunto quest’anno alla sua decima edizione.

Possono partecipare gli iscritti agli Ordini di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

L’elaborato ed il modulo di partecipazione dovranno essere inviati attraverso un’unica PEC, al seguente indirizzo PEC: segreteria.fc@pec.omceo.it entro il 20 giugno 2025 ore 24.00.

 

Modulo di partecipazione concorso letterario 2025

Regolamento concorso letterario 2025

Attenzione alla corretta formulazione dell’indirizzo nei certificato INPS

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Gentile Presidente,

Le chiedo cortesemente di  girare ai colleghi iscritti presso il Suo Ordine questo comunicato dell’ Associazione per la tutela dei medici fiscali, in un’ ottica di collaborazione tra colleghi, per la tutela dei PZ.

La presenza di indirizzi irreperibili comporta il 90% dei ricorsi. Irreperibile viene considerato quando non sono sufficienti le informazioni della via e il numero civico ma occorrono  informazioni e le precisazioni nalla casella reperibilità sul certificato, che consentono al medico fiscale di adire al PZ da visitare, come la Corte di Cassazione ha ribadito più volte.   Il MMG conosce le difficoltà logistiche per accedere alle abitazioni dei suoi PZ ( numeri civici inesistenti, diverse scale nel palazzo, strade in campagna senza numeri civici e addirittura senza la via…contrade……)
Un pz irreperibile viene sanzionato senza possibilità di giustificazione, decurtando 10 giorni di malattia alla prima assenza, alla seconda il 50% e poi non viene pagato nulla più.
Ricordiamo che il pz può in autonomia cambiare o completare la reperibilità sul sito Inps e sull’ App IO.
La ringrazio infinitamente per la cortesia.
Dott Rossella Cascetta

Presidente della Associazione per la tutela dei medici fiscali e amministratrice gruppo facebook di 215 MF Inps
Tel 3888771167

“Assenze immotivate visita fiscale: la Corte di Cassazione ha ribadito più volte che:
IL LAVORATORE DEVE GARANTIRE LA MASSIMA DILIGENZA NEL FORNIRE AL MEDICO TUTTI GLI ELEMENTI UTILI NEL DETTAGLIO PER CONSENTIRE IL SUO REPERIMENTO
CIÓ RISULTA DETERMINANTE SOPRATUTTO NEI CASI IN CUI L’INDIRIZZO PER LA REPERIBILITÀ ,SEPPUR CORRETTO, SIA INSUFFICIENTE A CONSENTIRE AL MEDICO FISCALE LA POSSIBILITÀ DI RINTRACCIARE IL LAVORATORE.
Per ulteriori informazioni consulta sito INPS: “FAQ sulle visite fiscali aggiornate al 22 dicembre 2023”

 

Concentrare l’apporto calorico dopo le 17:00 nuoce alla salute

(da Nutrienti e Supplementi)       Si è sempre detto che è meglio cenare presto e fare un pasto leggero. Ora, uno studio dell’Universitat Oberta de Catalunya e della Columbia University fornisce le basi scientifiche per questa tesi.  Secondo l’analisi, pubblicata su ‘Nutrition & Diabetes’, consumare più del 45% dell’apporto calorico giornaliero dopo le 17:00 si associa a un aumento dei livelli di glucosio, con le conseguenze dannose che questo ha per la salute, indipendentemente dal peso e dal grasso corporeo dell’individuo.   Lo studio è stato condotto presso l’Irving Medical Center della Columbia University di New York, da un team guidato da Diana Díaz Rizzolo, ricercatrice post-dottorato e membro della Facoltà di Scienze della Salute presso l’UOC.  “Mantenere alti livelli glicemici per lunghi periodi di tempo può avere implicazioni, tra cui un rischio più elevato di progredire verso il diabete di tipo 2, un aumento del rischio cardiovascolare a causa del danno a carico dei vasi sanguigni e un aumento dell’infiammazione cronica, che aggrava il danno cardiovascolare e metabolico”, sottolinea Díaz Rizzolo.  Gli esperti ritenevano che la conseguenza principale di un pasto troppo ricco a fine giornata fosse l’aumento di peso, in relazione a scelte dietetiche più povere per il pasto serale, quali, per esempio, consumare più cibi ultra-elaborati, dal momento che gli ormoni che regolano la fame e la sazietà sono alterati quando le persone non mangiano durante le ore diurne.  L’importanza dello studio risiede nel fatto che dimostra che l’ora del giorno in cui si consumano i pasti può di per sé avere un impatto negativo sul metabolismo del glucosio, indipendentemente dalla quantità di calorie consumate durante la giornata e dal peso e dal grasso corporeo dell’individuo.

Mangiatori tardivi contro mangiatori mattinieri

Lo studio ha incluso un piccolo gruppo di soggetti di età compresa tra 50 e 70 anni che erano in sovrappeso o obesi e avevano prediabete o diabete di tipo 2. I livelli di tolleranza al glucosio dei partecipanti sono stati confrontati e sono stati divisi in due gruppi: i mangiatori mattinieri, che consumavano la maggior parte delle loro calorie giornaliere prima della sera, e quelli tardivi, che consumavano il 45% o più delle loro calorie dopo le 17:00.  I due gruppi hanno consumato la stessa quantità di calorie e gli stessi alimenti durante il giorno, ma in momenti diversi. I partecipanti hanno utilizzato un’app mobile per registrare i loro pasti in tempo reale.   Il risultato principale dello studio è che i mangiatori tardivi avevano una tolleranza più scarsa al glucosio, indipendentemente dal loro peso o dalla composizione della dieta. È anche emerso che tendevano a mangiare maggiori quantità di carboidrati e grassi nelle ore serali.   Díaz Rizzolo, esperto di questioni legate all’obesità, al diabete e all’invecchiamento, ha spiegato che “la capacità del corpo di metabolizzare il glucosio è limitata di notte, perché la secrezione di insulina è ridotta e la sensibilità delle nostre cellule a questo ormone diminuisce a causa del ritmo circadiano”.  Lo studio suggerisce importanti implicazioni per la salute. “Finora, le decisioni personali in materia di nutrizione si sono basate su due domande principali: quanto mangiamo e quali alimenti scegliere. Con questo studio, un nuovo fattore nella salute cardiometabolica sta iniziando a diventare sempre più importante: quando mangiamo”, ha detto Díaz Rizzolo.   Alla luce dei risultati dello studio, e considerandoli con le dovute cautele, poiché saranno necessarie ulteriori ricerche per ottenere una maggiore comprensione dell’argomento, gli alimenti dovrebbero essere consumati principalmente durante le ore diurne, e i livelli più alti di apporto calorico durante la giornata dovrebbero essere a colazione e a pranzo, invece che all’ora del tè e della cena. Altra raccomandazione: evitare di mangiare prodotti ultra-elaborati, fast food e cibi ricchi di carboidrati, soprattutto di notte.

(https://www.nature.com/articles/s41387-024-00347-6)

SURVEY ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’. Compilazione questionario

il Centro Nazionale Clinical Governance ed Eccellenza delle cure dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha recentemente condotto una survey conoscitiva sull’utilizzo dei “care bundles” tra il personale medico italiano. Dopo aver completato l’indagine pilota su un campione di professionisti sanitari selezionati con metodo randomizzato, l’ISS intende avviare la fase definitiva dello studio coinvolgendo tutti gli iscritti agli Albi degli OMCeO.
I risultati di questa indagine potrebbero fornire utili indicazioni per migliorare la conoscenza e l’utilizzo dei care bundles tra i medici, supportando lo sviluppo di programmi formativi mirati e politiche sanitarie che ne favoriscano la diffusione e l’implementazione in tutti i sistemi sanitari regionali e locali.
Il link di seguito riportato serve per la compilazione della survey:

https://forms.office.com/e/mBDYKexGK5

L’indagine è completamente anonima e richiede circa 5 minuti per la compilazione.

Droga: da acque reflue spicca aumento MDMA e coca, giù cannabis

(da AGI) – Roma, 19 mar. – In Europa aumenta il consumo di MDMA, cocaina e anfetamine, diminuisce quello della cannabis. Il gruppo europeo SCORE (Sewage Analysis CORe group Europe) in collaborazione con l’EUDA (European Union Drugs Agency) ha appena pubblicato lo studio Wastewater analysis and drugs – a European multi-city study, che rileva, tramite l’analisi delle acque reflue, il consumo delle principali droghe d”abuso in 128 città Europee, a cui si aggiungono Turchia e Norvegia. Lo studio ha analizzato i campioni giornalieri di acque reflue nei bacini di raccolta dei depuratori per un periodo di una settimana tra marzo e maggio 2024. Sono stati analizzati campioni provenienti da circa 68,8 milioni di persone alla ricerca di tracce di sei sostanze stimolanti: anfetamine, cocaina, metanfetamina, MDMA/ecstasy, ketamina e cannabis. Nonostante i risultati varino notevolmente tra i luoghi dello studio, va sottolineato che tutte e sei le droghe illegali sono state trovate in quasi tutte le città partecipanti. Per alcune droghe si osserva una minore divergenza nelle abitudini di assunzione tra grandi e piccole città. Il gruppo SCORE ha condotto campagne di monitoraggio delle acque reflue a partire dal 2011: all”inizio le città monitorate erano 19, in 10 paesi diversi, mentre le droghe d”abuso monitorate erano 4. Grazie alla partecipazione costante di 76 città, per almeno 5 anni, è stato possibile analizzare il trend dei consumi. A livello italiano le città analizzate storicamente sono Milano e Bolzano. Nel 2024 è stato possibile aggiungere le città di Bologna e Roma grazie al finanziamento e alla collaborazione del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri che supporta uno studio a livello nazionale. Le analisi per Milano, Bologna e Roma sono state condotte dal Laboratorio di Epidemiologia delle acque reflue, parte del Dipartimento di Ambiente e Salute dell”Istituto Mario Negri.

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