Il sole: una terapia contro l’infarto

La luce del sole è vivificante, è un potente anti-depressivo, protegge le nostre ossa, fa crescere le piante. Nessuno però aveva mai sostenuto che l’esposizione ad una luce intensa potesse avere un effetto anti-infarto. Eppure è quanto suggeriscono i risultati di un singolare studio pubblicato su Cell Reports. La luce intensa aumenta l’espressione del gene PER2 e le concentrazioni di adenosina cardiaca, due condizioni che aumentano la cardio-protezione.  Leggi l’articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=76441&fr=n

Donazione organi, Grillo firma regolamento per silenzio-assenso

(da AdnKronos Salute)    Via libera al regolamento per l’attuazione delle norme sul silenzio-assenso per la donazione degli organi. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto ministeriale sul Sistema informativo trapianti (Sit), “previsto dalla legge n. 91 del 1 aprile 1999, che regola il principio del silenzio-assenso sulla donazione di organi”, si legge in una nota del dicastero.   “Abbiamo finalmente sbloccato dopo vent’anni – dichiara Grillo – un passaggio fondamentale per l’applicazione del silenzio-assenso previsto dalla legge sulla donazione degli organi approvata nel 1999, ma rimasto lettera morta. Due decenni sono troppi per attuare una legge di civiltà di cui il Paese ha bisogno. Potranno così essere salvate molte più vite, ma per farlo i cittadini devono essere adeguatamente informati e consapevoli e per questo lanceremo una nuova campagna informativa”.    Il Sit, spiega il ministero, “regolamenta la tracciabilità e la trasparenza dell’intero processo di donazione-prelievo-trapianto di organi. Il decreto ministeriale contiene anche disposizioni relative al Registro nazionale dei donatori di cellule per la procreazione medicalmente assistita eterologa, prevista dalla legge 190 del 2014. Nei prossimi mesi inoltre saranno attuate le altre prescrizione della legge 91/1999, cioè l’adeguamento dell’Anagrafe nazionale degli assistiti (Ana) in tutte le aziende sanitarie”.

Responsabilità medici, decreti attuativi in arrivo. Rischio rivalsa verso chi non è in regola con fabbisogno Ecm

(da Doctor33)   Sono in arrivo i decreti attuativi della legge sulla sicurezza delle cure che rivede la responsabilità del medico e del sanitario dipendente e convenzionato – da contrattuale ad extracontrattuale – nonché l’onere della prova ponendolo a carico dell’accusa, e il periodo di prescrizione, da 10 a 5 anni. Sembra in particolare in dirittura il primo e più corposo dei quattro, che individua sia i requisiti minimi delle polizze, sia le regole per le strutture che si auto-assicurano, per le compagnie che subentrano nell’assicurare strutture o sanitari, e per la messa a bilancio dei fondi di rischio e di riserva per i risarcimenti. Altri tre decreti si attendono rispettivamente su: vigilanza dell’Ivass sulle compagnie assicuratrici; dati delle polizze, da conferire all’Osservatorio nazionale buone pratiche e sicurezza in sanità; fondo di solidarietà per ristorare i pazienti che non possono ottenere il risarcimento cui hanno diritto (per massimali non sufficienti o fallimento della compagnia) e coprire i liberi professionisti con problemi ad assicurarsi. Due anni dopo la scadenza prefissata, il Ministero dello Sviluppo ha recepito molte delle istanze di un tavolo tecnico di cui fanno parte assicuratori ANIA, broker, Fiaso e Federsanità per le aziende sanitarie pubbliche, Aris ed Aiop per l’ospedalità privata.

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Sensibilità al glutine in assenza di celiachia

(da Univadis)  Uno studio randomizzato, controllato, di crossover, in doppio cieco ha rilevato che nei soggetti che lamentano sintomi correlati al consumo di glutine e nei quali la celiachia sia stata formalmente esclusa, i punteggi relativi alla sindrome dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome, IBS) non sono significativamente alterati, durante la reintroduzione temporanea e consecutiva di glutine, fruttani e placebo. Tuttavia, il peggioramento dei punteggi gastrointestinali, così come quello dell’energia, era più marcato dopo la reintroduzione dei fruttani rispetto a quello del glutine.

(Fructan, Rather Than Gluten, Induces Symptoms in Patients With Self-Reported Non-Celiac Gluten Sensitivity https://www.gastrojournal.org/article/S0016-5085(17)36302-3/fulltext )

Gli alberi ad alto fusto aiutano a migliorare la salute mentale e fisica nelle città

(da Doctor33)     Conservare e aumentare la quantità di alberi ad alto fusto e altri interventi che portino più verde nelle città potrebbero promuovere la salute mentale nelle comunità. Questo è quanto afferma uno studio pubblicato su JAMA Network Open, portato avanti a Sydney, Wollongong e Newcastle, in Australia. «Studi recenti indicano che vivere vicino a spazi verdi può favorire la salute mentale e la salute in generale, e può anche prevenire la depressione. Tuttavia, la maggior parte degli studi sull’argomento è trasversale e pochi hanno valutato se alcuni tipi di spazi verdi contano più di altri per la salute mentale» affermano Thomas Astell-Burt e Xiaoqi Feng, della University of Wollongong, New South Wales, Australia, autori dello studio. Per valutare se gli spazi verdi in generale e nello specifico alberi ad alto fusto, prati o vegetazione bassa siano effettivamente associati a una migliore salute mentale, gli esperti hanno studiato un campione di 46.786 partecipanti, misurando tre variabili al basale e sei anni dopo, ovvero il rischio di stress psicologico, la depressione e l’ansia diagnosticate da un medico e lo stato di salute generale auto-valutato, da discreto a scarso. L’analisi dei dati – aggiustata per età, sesso, reddito, stato economico, stato di coppia e livello di istruzione – ha indicato che le esposizioni del 30% o più al verde in generale, e ad alberi nello specifico, sono state associate a una minore incidenza di stress psicologico. Un’esposizione agli alberi del 30% o più, rispetto a esposizioni dello 0%-9%, è stata associata anche a una minore incidenza di condizioni generali di salute da discrete a cattive. Un’esposizione all’erba del 30% o più, rispetto a un’esposizione dello 0%-4%, è stata associata invece a maggiori probabilità di salute generale da sufficiente a cattiva e disagio psicologico prevalente. L’esposizione a vegetazione bassa non è stata invece correlata in maniera costante a nessun risultato. Limitazioni dello studio includono il fatto che gli stati di salute sono stati riferiti dalle persone stesse e che la disponibilità di spazi verdi possono essere diminuite nel tempo in alcune zone, il che può significare che i risultati sottostimano le associazioni. Sjerp de Vries, della Wageningen University & Research, nei Paesi Bassi, sostiene in un commento che questi risultati sembrano essere argomento interessante per ulteriori indagini.
(JAMA Netw Open. 2019. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2019.8209
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31348510
JAMA Netw Open. 2019. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2019.8215
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31348502)

Almeno 30 patologie si associano a un alto indice di massa corporea

(da Univadis)    Messaggi chiave    Almeno 30 patologie potrebbero essere influenzate dalla presenza di un indice di massa corporea (IMC) elevato.   Sono incluse tra queste patologie anche malattie circolatorie, endocrine, metaboliche digestive e neurologiche.   I dati sottolineano ancora una volta l’importanza della prevenzione dell’obesità e della gestione delle comorbilità ad essa associate.

Descrizione dello studio     È stato condotto uno studio di associazione phenome-wide (PheWAS). Utilizzando i dati genomici (genome-wide) presenti nalla UK Biobank è stato costruito un punteggio di rischio genetico su 76 varianti legate all’IMC.  Gli esiti patologici dei partecipanti allo studio sono stati mappati con un codice fenotipico (phecode) e i soggetti con il codice di interesse sono stati classificati come casi.

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Farmaci da evitare alla guida, l’Fda fa il punto sui rischi

(da Doctor33)   Alcuni medicinali, come oppioidi o antidepressivi, possono compromettere, e rendere quindi poco sicura, la capacità di stare alla guida che sia di un’auto, un autobus, un treno, un aeroplano o una nave. A fare il punto, sul suo sito, è la Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa che regola i farmaci.In particolare, può essere pericoloso guidare se si prendono oppioidi antidolorifici, farmaci per l’ansia (come le benzodiazepine), antiepilettici, antipsicotici, alcuni antidepressivi, prodotti che contengono la codeina e alcuni per raffreddori e allergie come gli antistaminici, sonniferi, rilassanti muscolari, farmaci per la terapia o controllo della diarrea, malattie del movimento, pillole dietetiche e stimolanti (come caffeina, efedrina, pseudoefedrina). Un medicinale che può ridurre l’attenzione è lo zolpidem, usato in diverse formulazioni contro l’insonnia. Diversi i possibili effetti collaterali e reazioni, che possono rendere poco sicura la guida, come sonnolenza, vista appannata, capogiri, movimenti rallentati, svenimenti, incapacità di porre attenzione o mettere a fuoco, nausea, eccitabilità. Alcuni farmaci, spiega l’Fda, possono influire sulla guida per un tempo breve dopo averli assunti, mentre per altri gli effetti possono durare diverse ore, e in alcuni casi fino al giorno seguente. In alcuni casi viene posto l’avviso di non adoperare macchinari pesanti e non guidare. È bene, raccomanda l’Fda, evitare di mescolare farmaci e alcol alla guida, e consultarsi col proprio medico se si prendono sonniferi, per farsi dare la dose efficace più bassa.

Giovani con sindrome di Down: dislipidemia e prediabete prevalenti

(da Quotidiano Sanità e Reuters Health)  “È fondamentale che i pediatri sottopongano i bambini obesi con sindrome di Down ad un’analisi del profilo lipidico e a uno screening per il diabete”, dice Sheela Magge, direttrice della divisione di Endocrinologia pediatrica della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, che ha condotto uno studio al riguardo.  “Grazie ai progressi della medicina, le persone con sindrome di Down vivono più a lungo, è quindi molto importante che i medici sappiano come prendersi cura di loro durante l’infanzia e l’età adulta. Sappiamo che gli individui con sindrome di Down presentano un rischio maggiore di obesità, non è certo però che la malattia sia anche associata ad un maggior rischio di diabete e malattie cardiovascolari, che di solito accompagnano l’obesità”.
Lo studio   I ricercatori hanno coinvolto nello studio 150 giovani con Sindrome di Down e 103 giovani non affetti dalla patologia, comparabili in termini di età (tra i 10 e i 20 anni), sesso, etnia e percentuale del BMI. I partecipanti si sono sottoposti a diversi esami: assorbimetria raggi x a doppia energia total body, esame del glucosio a digiuno, dell’insulina, dei lipidi, test del numero di lipoproteine a bassa densità, analisi dei fattori infiammatori e, quando il percentile di BMI era pari o superiore a 85, un test orale di tolleranza al glucosio.   Due terzi dei giovani con Sindrome di Down avevano un BMI pari o superiore a 85. Tra questi giovani non c’erano differenza in termini di glucosio, insulina o resistenza all’insulina rispetto ai giovani non affetti dalla patologia. La prevalenza di prediabete invece è risultata maggiore nei partecipanti con Sindrome di Down: 26% contro 10%. I partecipanti con Sindrome di Down avevano livelli significativamente più alti di colesterolo LDL, trigliceridi, colesterolo non HDL e trigliceridi / HDL-C e livelli più bassi di HDL-C.
Questi giovani presentavano anche livelli più elevati di proteina C-reattiva ad alta sensibilità, interleuchina-6, particelle LDL piccole e particelle LDL totali, ma le dimensioni di particelle LDL erano simili. Avevano inoltre meno grasso viscerale (VFAT), meno massa grassa e massa magra per il punteggio Z del BMI e, in caso di massa grassa più alta, avevano più grasso viscerale.
Questi risultati “mostrano un profilo lipidico e lipoproteico più aterogenico” nei giovani con Sindrome di Down, scrivono gli autori dell’articolo. I pediatri che hanno in cura questi pazienti dovrebbero dunque prendere in considerazione questi dati nel momento in cui raccomandano degli screening. Ulteriori studi longitudinali permetteranno di capire se l’aumento della dislipidemia nei giovani con Sindrome di Down si traduce in un aumento delle malattie cardiovascolari nell’età adulta e in un futuro rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer.   Sulla base di questi primi risultati sarà anche importante condurre studi sulla secrezione d’insulina. “È necessario condurre continue ricerche per fornire linee guida evidence-based per l’assistenza clinica di giovani e adulti con Sindrome di Down”.)

Bioetica, parere Cnb: suicidio assistito diverso da eutanasia

(da Doctor33)   Il suicidio assistito è diverso dall’eutanasia. A sottolinearlo è il parere pubblicato sul sito del Comitato nazionale per la bioetica “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”, approvato nel corso della Plenaria del 18 luglio. Il documento – che riporta le diverse posizioni dei componenti e non è stato approvato all’unanimità – nasce anche in seguito all’ordinanza della Corte Costituzionale, intervenuta sulla questione sollevata dalla Corte di Assise di Milano in merito al caso di Marco Cappato e Dj Fabo. Il Comitato affronta il tema dell’aiuto al suicidio e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale. Il parere, pur intervenendo sull’ordinanza in modo specifico e inquadrandola nel contesto normativo dell’ordinamento italiano, affronta il tema del suicidio assistito sul piano generale. Alcuni membri del Cnb sono “contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio medicalmente assistito”, e “convergono nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica, quale che sia la fondazione filosofica e/o religiosa di tale valore, che il compito inderogabile del medico sia l’assoluto rispetto della vita dei pazienti e che l’agevolare la morte segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del curare e prendersi cura”, si legge nella nota diffusa dal Comitato. Malgrado queste posizioni divergenti, il Comitato è arrivato alla formulazione di sei raccomandazioni condivise, auspicando innanzi tutto che in qualunque sede avvenga – ivi compresa quella parlamentare – il dibattito sull’aiuto medicalizzato al suicidio “si sviluppi nel pieno rispetto di tutte le opinioni al riguardo, ma anche con la dovuta attenzione alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche costituzionali che esso solleva e col dovuto approfondimento che una tematica così lacerante per la coscienza umana esige”, si legge nel testo. Il Comitato raccomanda, inoltre, “l’impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza”; chiede che sia documentata all’interno del rapporto di cura un’adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure e palliazione; ritiene indispensabile che sia fatto ogni sforzo per “implementare l’informazione ai cittadini e ai professionisti della sanità delle disposizioni normative riguardanti l’accesso alle cure palliative”; auspica che venga promossa un’ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema e che vengano promosse la ricerca scientifica biomedica e psicosociale e la formazione bioetica degli operatori sanitari in questo campo. Sono state redatte tre postille, pubblicate contestualmente al parere. La prima è di Francesco D’Agostino per spiegare le ragioni del voto negativo dato al parere; le altre di Assunta Morresi e Maurizio Mori, che pur avendo approvato il documento, hanno voluto precisare le proprie motivazioni di dissenso su alcuni temi trattati.

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