Pensione anticipata per la dentista. I chiarimenti di ENPAM anche in tema di studio associato

(da Odontoiatria33)   Una dentista di 64 anni può andare in pensione anticipata nel 2019 e se è socia in uno studio associato come si deve comportare? La domanda è stata posta al sito dell’ENPAM da una iscritta alla Quota B che nel 1992 ha aperto con il marito uno studio associato e ha riscattato interamente gli anni di laurea nel 2017.   Questa la risposta del presidente ENPAM Alberto Oliveti pubblicata sul sito dell’Ente previdenziale di medici e dentisti: 

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Codice E sui certificati di malattia: le visite non sono esonerate

(da DottNet   L’Inps fa chiarezza sul codice E da apporre sui certificati medici per assenza dal lavoro per malattia. Innanzitutto l’Ente precisa che il codice E non prevede l’esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari.   Da tempo molti lavoratori stanno chiedendo ai loro medici di aggiungere il codice “E” nei certificati per malattia pensando così di non essere soggetti al controllo del medico fiscale. Come, invece, si legge sul sito Inps le norme non prevedono l’esonero dal controllo, ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps del 7 giugno 2016, la numero 95. (vedi https://www.dottnet.it/file/95042/circolare-inps/ ).  In secondo luogo, il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le “agevolazioni”, previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità.  Le previsioni sono: 

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Il dentista deve informare il paziente della necessità di una particolare igiene orale

(da Doctor33)  E’ onere del sanitario, che ha eseguito un trattamento di riabilitazione funzionale dell’apparato masticatorio, provare di aver fornito alla paziente tutte le informazioni necessarie per assicurare una corretta igiene orale, non limitata alla ordinaria pulizia dei denti e della bocca con lo spazzolino ed il filo interdentale, ma estesa all’utilizzo di ulteriori presidi meccanici e chimici. Nel caso di specie, tale prova non è stata fornita, mancando qualsiasi prescrizione sul punto nella cartella redatta dal dentista e nel modulo di consenso informato sottoscritto dalla paziente ed altri concreti elementi atti a provare che la paziente fosse stata aliunde adeguatamente informata, informazione tanto più necessaria a fronte della riconosciuta scarsa propensione della stessa alla cura dell’apparato masticatorio. (avv.ennio grassini – www.dirittosanitario.net)

Convegno ENPAM “LA TUTELA PREVIDENZIALE DALLO STUDENTE AL MEDICO” SABATO 27 OTTOBRE p.v. dalle ore 9.00 alle ore 12.30

Caro Collega,

siamo giunti all’annuale incontro di aggiornamento sul sistema previdenziale sanitario organizzato in collaborazione con la Fondazione Enpam, che avrà luogo

presso la Sala Conferenze dell’Ordine in V.le Italia 153 scala C a Forlì con il titolo

ENPAM LA TUTELA PREVIDENZIALE DALLO STUDENTE AL MEDICO

Relatori:

Dott. Stefano Falcinelli

Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Ravenna

Consigliere di Amministrazione Enpam

 Dott. Claudio Capra

Segretario Fondo Sanità

 

L’iscrizione al Convegno per l’ottenimento dei crediti ECM sarà obbligatoria seguendo le istruzioni sul nostro sito al link

Gli iscritti che non sono interessati all’ottenimento dei crediti ECM potranno accedere come uditori senza obbligo di registrazione.

                                                                            Il Presidente

                                                                                    Dott. Michele Gaudio

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Lettera aperta del Presidente Anelli a Beppe Grillo

Così, in una lettera aperta, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, risponde a Beppe Grillo che, ieri sera al Circo Massimo, chiudendo la kermesse “Italia a 5 Stelle”, e rivolgendosi al Ministro della Salute Giulia Grillo, ha affermato, scandendo le parole su una base musicale: “Ah che compito straordinario che hai, Grillo. Convincere la gente a non andare in sovradiagnosi. Metà delle tac sono inutili, metà dei raggi sono inutili, così come la metà delle analisi del sangue che si fanno. Siamo tutti in sovradiagnosi. Noi andiamo dal medico che è ormai un agente di turismo, e ti manda da quello e da quell’altro in una spirale di esami fino a che alla fine qualcosina te la trovano. Un uomo vecchio nell’ultimo anno della sua vita costa in farmaci quanto tutta la sua esistenza. Dio mio che compito straordinario che hai”.    Leggi l’articolo completo al LINK

https://portale.fnomceo.it/lettera-aperta-del-presidente-anelli-a-beppe-grillo/

I sintomi della demenza raggiungono il picco in inverno e in primavera

(da Fimmg.org)   Gli adulti affetti da Alzheimer o altre forme di demenza hanno migliori capacità cognitive nella tarda estate e all’inizio dell’autunno, rispetto all’inverno e alla primavera, secondo un nuovo studio pubblicato su ‘PLOS Medicine’ da Andrew Lim e coll., del Sunnybrook Health Sciences Center dell’Università di Toronto, Canada. I ricercatori hanno notato l’esistenza di pochi studi riguardanti l’associazione tra stagione e attività cognitiva negli anziani. In questo lavoro, sono stati analizzati 3.353 soggetti, arruolati in tre diversi studi di coorte negli Stati Uniti, in Canada e in Francia. I partecipanti sono stati sottoposti a test neuropsicologici e a esami approfonditi per la malattia di Alzheimer e si è scoperto che l’attività cognitiva media era più alta in estate e autunno rispetto a inverno e primavera: quest’osservazione era equivalente, in effetti cognitivi, a 4,8 anni di differenza nel declino correlato all’età. Inoltre, le probabilità di soddisfare i criteri diagnostici per lieve danno cognitivo o demenza erano più elevate in inverno e in primavera (rapporto di probabilità 1,31, IC 95%: 1,10-1,57) rispetto all’estate o all’autunno. L’associazione tra stagione e funzione cognitiva è rimasta significativa anche quando i dati sono stati controllati per potenziali fattori confondenti, come depressione, sonno, attività fisica e stato tiroideo. Infine, un’associazione con la stagionalità è stata osservata anche nei livelli proteici e genetici correlati al morbo di Alzheimer, nel liquido cerebrospinale e nel cervello. Tuttavia, lo studio è stato limitato dal fatto che ogni partecipante è stato valutato solo una volta l’anno e ha incluso solo dati su individui provenienti dalle regioni temperate dell’emisfero settentrionale e non dall’emisfero meridionale o dalle regioni equatoriali.

(Andrew SP Lim et al. PLOS Medicine, 2018; 15 (9): e1002647.)

Gotta? Più dell’alimentazione sembra colpa della genetica

(da M.D.Digital)   La dieta è sostanzialmente meno importante della genetica nello sviluppo di una elevata uricemia, che spesso precede la comparsa della gotta. La convinzione largamente diffusa che la malattia sia causata principalmente dalla dieta non è infatti supportata dai nuovi dati pubblicati sul ‘British Medical Journal’, che suggeriscono che la dieta è sostanzialmente meno importante della genetica.  La malattia articolare, caratterizzata da dolore e gonfiore estremi delle articolazioni, è più comune negli uomini di età pari o superiore a 40 anni ed è, appunto, causata da un eccesso di acido urico nel sangue con produzione di cristalli che si accumulano intorno alle articolazioni.  Per capire meglio come la dieta e i geni potrebbero influenzare lo sviluppo della gotta, un team di ricercatori ha analizzato i dati di un sondaggio alimentare condotto in 8.414 uomini e 8.346 donne di origine europea, provenienti da cinque studi di coorte statunitensi.

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Certificati in nero, denunciati 2 medici; evasi 570 mila euro

(da AGI)   Rilasciavano certificati medici per attività sportiva agonistica senza emettere la ricevuta fiscale. In questo modo due medici con studio a Ciré e Lanzo Torinese hanno evaso oltre 570mila euro. La Guardia di finanza ha denunciato entrambi per i reati fiscali. Per uno dei due medici, inoltre, è scattata la denuncia alla Procura di Ivrea, in quanto in fase di indagine è emerso che utilizzava fatture per operazioni inesistenti, emesse da un altro studio medico di Trofarello. In particolare, il medico avrebbe stipulato con lo studio compiacente un finto contratto di noleggio di attrezzatura a prezzi esorbitanti, così da “gonfiare” i costi e quindi pagare meno tasse.

Vaccino antinfluenzale, lo fanno 3 operatori sanitari su 10

(da Enpam.it)  Dal 15 ottobre è ripartita la campagna di vaccinazione contro l’influenza. I medici e il personale sanitario sono fra le categorie a cui il ministero della Salute raccomanda l’immunizzazione, da quest’anno gratuita anche per i donatori di sangue. Nonostante ciò, nell’ultima stagione rilevata (2016-17) sono stati meno di 3 su 10 (28 per cento) gli operatori sanitari che si sono vaccinati.   È quanto è emerso da una recente indagine condotta su circa 4mila operatori sanitari dalla Simpios (Società italiana multidisciplinare per la prevenzione delle infezioni delle organizzazioni sanitarie) in collaborazione con l’Università di Pisa.   Si tratta di un risultato “che è in linea con i dati che mediamente si riportano negli ospedali italiani” dice Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene e Medicina preventiva all’Università di Pisa. “Negli ospedali – prosegue – le coperture variano dal 10 per cento fino ad un 25-30 per cento dei più virtuosi, cioè di quelli che mettono in atto sistemi più pressanti, come la vaccinazione nei reparti”.   Analizzando i dati si nota che la percentuale di vaccinati aumenta con l’età ed è maggiore fra i medici rispetto agli infermieri e agli altri operatori. “La percezione del rischio di trasmettere l’influenza ai propri pazienti è più alta rispetto a infermieri e operatori sociosanitari, che invece sono quelli più ad alto rischio di trasmissione vista la loro maggiore prossimità e numero di contatti con i pazienti”.   Per cercare di rimediare, nell’ultima circolare del ministero della Salute sull’influenza nella stagione 2018-19 “viene raccomandato l’avvio tempestivo della vaccinazione agli operatori sanitari che hanno contatto diretto con i pazienti a più alto rischio di acquisizione/trasmissione dell’infezione influenzale”. “Non credo che si possa avviare un discorso di obbligo a livello nazionale e regionale – conclude però Lopalco –  forse non sarebbe neanche giusto farlo. Con operazioni di offerta attiva, informazione e convincimento si possono ritenere risultati maggiori”.

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