Aids: segnali allarmanti di riaccensione della pandemia globale

(da DottNet)   I finanziamenti per le cure e gli interventi di prevenzione sono in flessione marcata quasi in tutto il mondo, mentre l’epidemia sta tornando a crescere. L’allarme espresso da UNAIDS (l’agenzia delle Nazioni Unite dedicate a HIV/AIDS) in occasione della Conferenza internazionale in corso ad Amsterdam è in chiara controtendenza con le posizioni espresse negli ultimi anni, che prevalentemente sottolineavano i successi ottenuti, in particolare in termini di riduzione dei decessi e delle nuove infezioni in parallelo con l’incremento della diffusione delle terapie efficaci. 

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Un bicchiere di vino al giorno migliorerebbe la fertilità maschile

(da DottNet)  Un consumo moderato di alcolici (non più di un bicchiere di vino al giorno) potrebbe migliorare la fertilità maschile. E’ infatti associato a un maggiore volume e concentrazione del seme ed altri parametri chiave per la fertilità dello sperma.  Lo rivela uno studio italiano pubblicato sulla rivista Andrology che ha coinvolto 323 maschi, il 9,6% astemi, il 30% soliti bere meno di 1-3 unità alcoliche a settimana, il 30,3% 4-7 unità/settimana, il 30% più di 8 unità per settimana (dove una unità corrisponde a circa 125 millilitri di vino a media gradazione – quindi un bicchiere – o 330 mL di birra – una lattina o una bottiglia – o 30 mL di super alcolici – un bicchierino da bar -, pari a circa 12,5 grammi di etanolo).  La ricerca è stata condotta da Elena Ricci della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.  È emerso che chi beve poco (diciamo circa un bicchiere al dì o appunto 4-7 unità alcoliche a settimana) presenta una migliore qualità dello sperma rispetto a chi non beve o a chi beve di più.   “Poiché è la dose che fa il veleno – afferma Ricci – noi consigliamo ai nostri pazienti della Clinica per la Sterilità di limitare il consumo di alcol ma di non evitarlo del tutto”.

Protezione solare, ecco come utilizzare i prodotti per maggiore efficacia

(da Doctor33)    La quantità di protezione solare effettivamente ricevuta tramite i prodotti in commercio dipende dal modo di utilizzo nella quotidianità, secondo quanto riferisce uno studio pubblicato su ‘Acta Dermato-Venereologica’. «Le persone non ricevono i massimi benefici di protezione solare dalle radiazioni ultraviolette, perché applicano i prodotti in modo più scarso rispetto a quanto raccomandato dai produttori, che utilizzano una quantità di 2 mg/cm2per ottenere il punteggio del fattore di protezione solare (SPF)» spiega Antony Young, del King’s College di Londra, primo autore dello studio. I ricercatori hanno diviso una coorte di 16 volontari con pelle chiara in due gruppi di otto (tre donne e cinque uomini ciascuno).

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Avviso di selezione per il reperimento di n. 220 medici specialisti per le esigenze delle Commissioni mediche di verifica e della Commissione medica superiore del Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi della direttiva del Ministro dell’economia e delle finanze n. 027490 del 6 marzo 2015, nonché per l’istituzione di speciali elenchi

Per l’espletamento delle attività medico legali di competenza delle Commissioni mediche di verifica del Ministero dell’economia e delle finanze ubicate nei capoluoghi di regione e della Commissione medica superiore con sede in Roma è indetta una selezione pubblica per il reperimento di duecentoventi medici specialisti, prioritariamente in medicina legale e in altre branche di interesse istituzionale, ripartiti nelle sedi delle commissioni come da allegato 1 all’avviso di selezione.

Il medico interessato dovrà produrre domanda di ammissione alla selezione esclusivamente in via telematica all’indirizzo www.concorsionline.mef.gov.it
La procedura di compilazione ed invio on–line della domanda dovrà essere completata entro le ore 12,00 del 14 settembre 2018. La procedura sarà attiva dalle ore 12,00 del 31 luglio 2018.
Per ulteriori informazioni si rinvia alla seguente pagina: https://www.concorsionline.mef.gov.it

 

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Allegato_1

Donne ansiose? La colpa potrebbe essere del girovita

(da AGI)  La quantità di grasso addominale di una donna potrebbe aumentare le sue probabilità di soffrire d’ansia. Almeno questo è quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Menopause. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 5.580 donne latino-americane di mezza età. Ebbene, il legame tra grasso accumulato nel girovita e ansia è apparso chiaramente. “I cambiamenti ormonali possono essere coinvolti nello sviluppo dell’obesità e dell’obesità addominale, a causa del loro ruolo nel cervello e nella distribuzione del grasso. Questo studio fornisce preziose informazioni per gli operatori sanitari che trattano le donne di mezza età, perché implica che il rapporto altezza-vita potrebbe essere un buon indicatore per valutare i pazienti per l’ansia”, ha detto Joann Pinkerton, direttore esecutivo della North American Menopause Society.

Potrebbe essere l’osso sub-condrale il vero bersaglio per rallentare la progressione dell’artrosi di ginocchio.

(da Univadis)  Negli ultimi anni molti lavori hanno evidenziato come un anomalo riassorbimento osseo a livello dell’osso subcondrale possa giocare un ruolo fondamentale nella patogenesi e nella progressione della malattia artrosica. Tuttavia gli studi in cui sono stati utilizzati farmaci anti-riassorbitivi hanno dato risultati contrastanti. A questi studi si aggiunge oggi quello di Neogi e collaboratori che ha valutato l’effetto dei bisfosfonati sul rischio di andare incontro ad un intervento di sostituzione protesica di ginocchio.

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Vitamina D, i medici endocrinologi fanno chiarezza in un documento di consenso

(da Doctor33)   Un riferimento per la comunità scientifica per quanto riguarda il trattamento delle carenze di vitamina D, per fare chiarezza sull’argomento nell’ottica della medicina basata sulle evidenze. Viene così presentato il documento di consenso preparato da un gruppo di esperti dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME) e pubblicato su Nutrients. Gli esperti del gruppo di lavoro sottolineano che l’attuale limite di 30 ng/dl che definisce un’insufficienza di vitamina D non è adeguato. «A nostro avviso, tale limite andrebbe rivalutato in quanto troppo alto, soprattutto in assenza di forti evidenze scientifiche. L’adozione di tale livello costituisce uno dei motivi per cui si finisce per dichiarare “carenti di Vitamina D” tanti soggetti che poi probabilmente non lo sono. Nella consensus abbiamo ritenuto più opportuno definire ridotti i valori di vitamina D quando essi sono chiaramente al di sotto di 20 ng/dl» afferma Roberto Cesareo, dell’Ospedale S.M. Goretti di Latina, autore principale dello studio.  I ricercatori chiariscono poi che, pur essendo attualmente disponibili dati che associano la carenza di vitamina D a malattie diverse da quelle osteoporotiche, non si conoscono i dosaggi necessari di integrazione per ridurre l’incidenza di tali patologie, ed è quindi bene procedere con cautela per evitare prescrizioni di fatto inutili. Inoltre, il documento ricorda che anche se la prevenzione dell’ipovitaminosi deve passare attraverso l’adozione di un corretto stile di vita, la luce solare nel nostro paese non contiene una radiazione UVB sufficiente a far produrre vitamina D nella cute per molti mesi all’anno (autunno e inverno). L’analisi si sposta poi sulle molecole prescritte come integrazione. La forma inattiva della vitamina D, il colecalciferolo, è la più utilizzata, viene solitamente prescritta sotto forma di gocce o flaconcini e deve essere attivata prima nel fegato e poi nel rene. Altre molecole, come il calcefidolo, sono già parzialmente attive al momento dell’assunzione e generalmente non causano particolari effetti indesiderati. I metaboliti del tutto attivi sono invece utilizzati solo in pazienti con insufficienza renale o carenza di ormone paratiroideo, e possono causare un aumento del rischio di ipercalcemia.
(Nutrients 2018. doi: 10.3390/nu10050546   http://www.mdpi.com/2072-6643/10/5/546)

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