La Vitamina D3 può guarire o prevenire i danni cardiovascolari?

(da fimmg.org)   Un nuovo studio dell’Ohio University suggerisce che una maggiore esposizione alla luce solare potrebbe aiutare a ripristinare i danni al sistema cardiovascolare causati da diverse malattie, tra cui ipertensione, diabete e aterosclerosi. Secondo i ricercatori, “Negli ultimi anni, in ambito clinico, si osserva che molti pazienti con infarto avranno una carenza di D3. Ciò non significa che il deficit abbia causato l’infarto, ma ne abbia aumentato il rischio”. Sono stati utilizzati nanosensori per capire perché la vitamina D3 può essere utile, specialmente per la funzione e il ripristino del sistema cardiovascolare. I nanosensori sono circa 1.000 volte più piccoli del diametro di un capello umano e sono utili per monitorare gli impatti della Vitamina D3 sulle singole cellule endoteliali.

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Abbuffate alcoliche nuovo disturbo del comportamento

(da AGI)  In Italia sono circa 800 mila gli adolescenti che praticano il “binge drinking”, ovvero l’abbuffata di alcol consumata al di fuori dai pasti (aperitivi e happy hour) e in un breve arco di tempo. Mentre sono circa 500 mila gli adulti che soffrono di ortoressia, l’ossessione per il cibo sano, naturale, necessariamente dietetico e dosato a tutti i costi, con una netta prevalenza negli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Dall’arte parte c’e’ una fetta della popolazione adulta sopra i trent’anni che soffre di bigoressia, ossessionata dai muscoli e dalla forma fisica, in voga soprattutto tra gli uomini. Tre diversi disturbi per tre diversi soggetti, sono questi i fenomeni allarmanti e preoccupanti su cui ADI, Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica si sofferma in occasione della “VII Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla” dedicata alla prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare (DA). “Le sindromi piu’ frequenti di DA sono ormai molto lontane dai casi classici e piu’ conosciuti di Anoressia Mentale, Bulimia Nervosa o disturbo da Alimentazione incontrollata – commenta Massimo Vincenzi, consigliere della Fondazione ADI e coordinatore del gruppo sui DA dell’ADI – Negli ultimi dieci anni sono comparsi nella popolazione adulta, soprattutto maschile, e giovanissima disturbi alimentari nuovi e con forme purtroppo estremamente severe e difficili da trattare. Patologie che se non riconosciute in tempo e non curate in modo appropriato possono diventare croniche, con conseguenti costi altissimi per l’individuo, per la famiglia e per la societa’”.

Enpam, 42,5 mln per mutui prima casa e studio per medici e dentisti

(da AdnKronos Salute)  Al il via il bando Enpam per la concessione di mutui per la prima casa o lo studio professionale riservati ai medici e ai dentisti. Gli iscritti all’ente previdenziale potranno usufruire complessivamente di 42,5 milioni di euro, di cui 27,5 milioni per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa e i restanti 15 milioni per lo studio professionale. “Questa linea dell’ente ha intercettato già le necessità di molti iscritti”, ha spiegato il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti. “Con i mutui l’ente di previdenza vuole offrire un’opportunità di accesso al credito anche a quegli iscritti che normalmente hanno difficoltà ad accendere un mutuo in una banca, prevedendo per tutti, e in particolare per i giovani, requisiti più flessibili e una maggiore attenzione alla valutazione delle domande”.  

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Cassazione, medico deve usare linguaggio comprensibile al paziente

(da AdnKronos Salute)   Il medico deve usare “un linguaggio adeguato alle conoscenze e allo stato soggettivo del paziente” senza “far ricorso a tecnicismi o utilizzare un linguaggio criptico”. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 6688 del 2018. La Corte ha “ritenuto incompleta, e quindi lesiva del diritto del paziente al pari di un’informazione assente, l’informazione che non illustra le caratteristiche di gravità o di rischio di gravità di quanto riscontrato da un esame diagnostico al quale si è sottoposto l’assistito e che non segnala la presenza di un’eventuale urgenza in modo specifico e ben percepibile dall’interlocutore”. Lo riporta lo Studio Cataldi sul suo sito web.  Partendo dal presupposto che l’obbligo informativo del medico sussiste pienamente sin dagli esiti degli accertamenti diagnostici, i giudici hanno chiarito che esso va adempiuto traducendo la diagnosi “a livello di conoscenza scientifica del paziente” sia per quanto riguarda il suo intrinseco significato, sia per quanto riguarda i limiti temporali entro i quali sottoporsi a ulteriori accertamenti o a trattamenti terapeutici, mentre non può ridursi a una “illustrazione tecnica e atemporale”.

Certificazioni INAIL, chiarito il diritto dei medici al compenso.

(da Fimmg.org)   “Si sblocca finalmente la problematica relativa agli oneri connessi all’emissione delle certificazioni per infortunio sul lavoro e al blocco dei pagamenti dei certificati che dura ormai dal 2016 con disagi per i medici e per i loro assicurati” Così Silvestro Scotti – Segretario Generale Nazionale della FIMMG. “E’ stato raggiunto un risultato importante dopo vari incontri con la Direzione Generale dell’INAIL e la Presidenza Enpam, e un decisivo confronto tra il Ministero della Salute, nella persona del Capo di Gabinetto Giuseppe Chinè, e il Ministero del Lavoro, necessario a superare la precedente interpretazione del Ministero del Lavoro che riteneva un obbligo a titolo gratuito l’emissione delle certificazioni INAIL. Grazie al lavoro congiunto di tutti i soggetti coinvolti, con la nota che la Direzione Centrale dell’INAIL ha inviato nella giornata di ieri alle proprie sedi territoriali, in cui si comunica l’avvio delle procedure per il pagamento dei compensi relativi alle certificazioni mediche a partire dal 2016 e con successiva nota si procederà per quelli relativi al 2017,  vanno considerate definitivamente superate queste criticità”. In allegato le note Inail

INAIL

Un italiano su quattro ignora le malattie gengivali

(da DottNet)   Spesso confusa con il mal di testa o con un problema della mandibola, la parodontite è un’infiammazione delle gengive che colpisce 20 milioni di persone nel nostro Paese, ma un italiano su quattro non sa cosa sia. E il 30% non si rivolge al dentista in caso di disturbi gengivali, provando a risolverli con rimedi fai da te.  “La parodontite è un problema molto diffuso, anche fra i giovani: il 43% degli under 35 ha già avuto almeno una volta nella vita un sintomo di infiammazione gengivale – spiega Mario Aimetti, presidente SIdP – Purtroppo questa patologia, se trascurata, può portare a conseguenze serie: sono circa 3 milioni gli italianicon un parodontite molto grave e per questo a rischio di perdere uno o più denti”. Nonostante sia così diffusa, sono ancora tanti a non conoscerla. Secondo l’indagine Key-Stone commissionata dalla SDiP, la consapevolezza del problema sta migliorando ma c’è ancora molto da fare: da un lato si è dimezzata passando dall’11 al 6% la percentuale di chi aspetta che i disturbi gengivali, come il sanguinamento, passino senza fare niente. Ma dall’altro un 25% di italiani non ha mai sentito parlare di parodontite; mentre fra chi la conosce solo il 30% sa davvero quali siano le conseguenze. “Tanti ancora si affidano a rimedi ‘casalinghi’, dal cambio di dentifricio alle vitamine, che spesso però non risolvono la situazione rischiando che le condizioni della bocca peggiorino”, sottolinea Aimetti.

Acque in bottiglia: plastica a rischio ingestione per il 90%

(da DottNet)  Quando versiamo l’acqua, probabilmente stiamo mettendo nel bicchiere anche un po’ di plastica: microframmenti impercettibili, che ingeriamo senza conoscere le conseguenze sull’organismo. A sollevare dubbi sulla sicurezza del bere è un’indagine commissionata dal progetto giornalistico Orb Media, che ha fatto analizzare il contenuto di alcune bottiglie trovando microplastiche nella maggior parte dei campioni. Un risultato su cui è intervenuta anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che, evitando allarmismi, ha annunciato future ricerche in merito agli effetti sulla salute, di cui ancora si sa poco.  L’analisi è stata condotta dall’università statale di New York a Fredonia su 259 bottiglie di 11 marche comprate in 9 nazioni dagli Stati Uniti alla Cina passando per l’India, ma senza toccare l’Europa.

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Caos medici, Ssn si sgretola, 12 mila medici in meno e poche risorse

(AdnKronos Salute)  “Il Sistema sanitario nazionale si sta lentamente sgretolando perché totalmente incapace di stare al passo con l’evoluzione del settore e delle vere esigenze della popolazione. Il quadro è drammatico: 12 mila posti di lavoro medico in meno, l’impossibilità economica di acquistare i macchinari all’avanguardia, la regionalizzazione della sanità, l’aumento della richiesta di esami dovuta all’invecchiamento della popolazione, le liste d’attesa infinite”. E’ l’allarme lanciato da Alessandro Garau, segretario generale del sindacato Coas medici dirigenti.  “A causa della crisi – sostiene Garau – si è andati incontro ad una politica di ‘tagli lineari’ che, insieme al blocco delle assunzioni imposto per legge, ha impoverito la qualità del servizio offerto dalle strutture sanitarie e allo stesso tempo ha comportato la chiusura, senza criterio, di interi reparti impossibilitati a proseguire le loro attività per un turn over delle assunzioni totalmente inadeguato. La situazione – continua Garau – andrà peggiorando perché, con l’inserimento delle facoltà a numero chiuso aumenterà anche il numero di medici mancanti, indebolendo le strutture ora funzionanti e creando ancora più problemi per i reparti in crisi come ginecologia, ortopedia, chirurgia e radiologia, disertate sempre più dagli studenti per l’elevato rischio di ripercussioni legali”.  “Questa grave miopia gestionale – conclude Garau – non ha fatto altro che avvantaggiare il settore privato che, non dovendo rispondere del servizio di garanzia emergenza/urgenza come una struttura pubblica, può aprire e chiudere reparti interpretando le esigenze del momento, offrendo così un’alternativa immediata, ma significativamente più costosa, agli utenti insoddisfatti e a quelli che non possono aspettare mesi per un esame. A pagarne le conseguenze – come sempre – sono le famiglie, e gli italiani in generale, che vedono il Ssn disintegrarsi lentamente di fronte ai loro occhi”.

La donna in forma fisica non rischia l’Alzheimer

(da DottNet)   Marzo 2018   Una buona forma fisica, soprattutto negli anni della mezza età, per le donne è legata ad una decisa diminuzione dei rischi di sviluppare il morbo di Alzheimer: il calo delle probabilità – secondo le osservazioni di un nuovo studio svedese – oscillerebbe dal 25% al 90% in meno tra la popolazione femminile più atletica, rispetto a quella meno in forma.    L’analisi della Gothenburg University, pubblicata sulla rivista americana ‘Neurology’, viene già considerata particolarmente significativa, in quanto emerge da una indagine su vasta scala, che ha seguito 191 donne per tutta la loro vita.  Sottoposte a test di resistenza sulle cyclette dall’età di 50 anni in poi, le volontarie hanno evidenziato l’impatto dell’esercizio fisco sullo sviluppo delle demenze.    Le donne che a 50 anni sono a malapena riuscite a finire l’esercizio assegnato, hanno mostrato un 45% di rischi di venire colpite dal morbo. Per quelle con un buon livello di forma fisica, i rischi erano pari al 25%. Per le signore decisamente più atletiche, i pericoli di Alzheimer con l’età si sono dimostrati solo pari al 5%.    Gli stessi autori osservano che provare un legame di causa-effetto tra la forma fisica e la demenza è molto difficile, ma i legami tra i due fattori appaiono sempre più evidenti, e rafforzano l’ipotesi che l’esercizio preservi la salute anche delle cellule cerebrali.

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