Assumere vitamina D riduce il rischio di demenza

(da MSD Salute)  Secondo uno studio su ampia scala condotto negli USA da un team dell’University of Exeter (Regno Unito), assumere vitamina D può aiutare a tenere alla larga la demenza.

Il lavoro del team britannico – pubblicato da ‘Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring’ – ha valutato la relazione tra integrazione di vitamina D e demenza su più di 12mila persone dello US National Alzheimer’s Coordinating Center che, al momento dell’arruolamento, avevano un’età media di 71 anni e nessuna diagnosi di demenza. Di tutto il gruppo, il 37% prendeva integratori a base di vitamina D.

L’assunzione di questo integratore è risultata associata a un lungo periodo di vita senza demenza e a un 40% in meno di diagnosi di questa patologia. Tra tutti i partecipanti, 2.696 persone sono andate incontro a demenza nel corso del follow up di 10 anni, ma tra questi il 75% non aveva assunto vitamina D, come evidenziato dalla visita precedente alla diagnosi di demenza.  Gli effetti benefici della vitamina D si sono infine rivelati significativamente più elevati nelle donne e nelle persone non portatrici del gene APOEe4, noto fattore di rischio di demenza da Alzheimer.

(https://alz-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/dad2.12404)                                                        

Contributi aggiuntivi, gennaio è un buon mese per pensare al futuro

(da Enpam.it)   Alcune categorie di medici hanno l’opportunità di versare, entro la fine del mese, un contributo aggiuntivo e aumentare l’importo della propria pensione futura.

INVESTIRE SULLA PENSIONE    Ad avere questa possibilità sono gli iscritti alla gestione della medicina generale (medici di famiglia, di continuità assistenziale e pediatri di libera scelta), che attualmente sono tenuti a pagare un minimo del 25 per cento (24 per cento per i pediatri) ma che, in aggiunta, possono anche attivare la cosiddetta Aliquota modulare.   Con Aliquota modulare ci si riferisce ad un contributo addizionale, da scegliersi in una percentuale compresa tra l’1 e il 5 per cento.  Per informazione, sono stati quasi 6 mila gli iscritti gli iscritti che hanno deciso di ricorrervi l’anno scorso, con un contributo medio aggiuntivo che è stato del 4,11 per cento.

DEDUCIBILI DALLE TASSE   Per attivare l’aliquota modulare è necessario fare richiesta alla propria Asl entro il 31 gennaio. I moduli per la richiesta sono disponibili nella sezione “Come fare per” del sito Enpam.it    Al pari degli altri contributi previdenziali Enpam, anche quelli aggiuntivi da aliquota modulare sono interamente deducibili e riducono, quindi, l’ammontare delle tasse da pagare al fisco.   Infine, la possibilità di richiedere un’aliquota modulare, oltre che per i medici di medicina generale, è consentita anche agli specialisti esterni accreditati ad personam.

IN ALTERNATIVA     Per chi non può usufruire dell’aliquota modulare, sono a disposizione altre soluzioni per migliorare la propria posizione previdenziale e aumentare l’assegno di pensione Enpam. 

Il riscatto, ad esempio, consente di far valere ai fini della pensione i periodi che non sono coperti da contribuzione, garantendo un aumento dell’anzianità contributiva e un incremento dell’assegno di pensione in cambio del versamento di una cifra deducibile.

L’allineamento (o riscatto di allineamento) permette di allineare i contributi già pagati a una contribuzione più alta versata nei periodi in cui si è lavorato di più e quindi il reddito è stato maggiore, ottenendo un incremento della pensione (non dell’anzianità contributiva).

Per tutti, inoltre, c’è la possibilità di crearsi una pensione complementare aderendo a FondoSanità, il fondo riservato agli operatori del settore sanitario, che consente una deducibilità delle somme fino a oltre cinquemila euro.

RICHIESTA DIVULGAZIONE AVVISO

“L’Azienda Servizi alla Persona del Forlivese (Asp del Forlivese) ha pubblicato l’avviso pubblico per l’affidamento dell’incarico professionale di Direttore Sanitario del Reparto Hospice presso la struttura O.P. Spedale G.Zauli da Montepolo di Dovadola.

I candidati devono presentare domanda entro le ore 12,00 del 03/02/2024.

L’avviso pubblico è reperibile sul sito dell’Ente (www.aspforlivese.it) nella sezione Bandi e Gare/Gare/Servizi/In corso.

Grati per la collaborazione, si porgono distinti saluti 

Dr. Massimiliano Pedulli

AZIENDA SERVIZI ALLA PERSONA DEL FORLIVESE
Indirizzo: Via Piccinini, 66
CAP: 47016 – Città: PREDAPPIO – Provincia: FC
Telefono: 05431900837 – Fax: 05431900838
Sito Internet: www.aspforlivese.it


Non è più raccomandato lo screening per la rosolia in gravidanza

(da Univadis)    Se una gestante contrae la rosolia nelle prime 17 settimane di gravidanza, corre un rischio elevato, fino all’80%, di aborto spontaneo, morte intrauterina o gravi malformazioni fetali, la cosiddetta rosolia congenita del neonato. È un’eventualità che spaventa, o meglio che spaventava in Italia, perché grazie all’ampia copertura vaccinale della popolazione, nel 2021 l’OMS ha dichiarato raggiunta l’eliminazione della trasmissione endemica dell’infezione nel nostro Paese. L’Istituto Superiore di Sanità ne ha preso atto e nell’aggiornamento delle Linee Guida per l’assistenza alla gravidanza fisiologica (https://www.iss.it/documents/20126/9184367/LG-Gravidanza-Fisiologica-Parte1_protetto.pdf/f80f46c8-84b8-7310-4387-9e91ba779117?t=1703160748090)  pubblicato recentemente non raccomanda più di offrire a tutte le donne in attesa lo screening per la rosolia.

Il rubeo-test, l’analisi per cercare nel sangue gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione o da una pregressa infezione da rosolia, fa parte tradizionalmente del pacchetto di esami che ogni medico prescrive alle proprie assistite all’inizio della gravidanza. Se dal test risulta che la donna non è vaccinata e non è mai entrata in contatto col virus, dunque è suscettibile al rischio di infezione, secondo la precedente edizione delle Linee Guida l’esame andrebbe ripetuto a 17 settimane di attesa, per rilevare un’eventuale rosolia contratta in gravidanza e in questo caso offrire alla donna un counselling multidisciplinare per l’elevato rischio di danni fetali gravi. L’infezione contratta dopo la 17° settimana comporta invece solo un minimo rischio di sordità congenita. Non esiste alcun trattamento per prevenire la trasmissione verticale in caso di infezione durante l’attesa.   Per la donna che risultasse suscettibile al rischio di infezione, inoltre, le vecchie Linee Guida prevedevano la raccomandazione di pianificare la vaccinazione nel periodo post natale, con la prospettiva di proteggere eventuali gravidanze future. La vaccinazione anti-rosolia è controindicata in gravidanza perché il vaccino potrebbe essere teratogeno.

L’aggiornamento della raccomandazione

Dai primi anni ‘90 è stata introdotta in Italia la vaccinazione universale dei nuovi nati contro la rosolia, che dal 2017 figura tra le 10 obbligatorie in età pediatrica. Nel giugno del 2022, il Ministero della Salute ha rilevato una copertura vaccinale sulla popolazione di 24 mesi di età pari al 93,8%, una copertura del 93,3% sulla coorte di nascita del 2003 per la prima dose e dell’89% per la seconda dose.   “La rosolia è una malattia a notifica obbligatoria e nel 2013 il sistema di sorveglianza nazionale appena attivato rilevava un caso di rosolia congenita ogni 100 mila nuovi nati. Dal 2018 in poi non è stato rilevato più alcun caso”, osserva Vittorio Basevi, ginecologo della Commissione consultiva tecnico-scientifica sul percorso nascita della Regione Emilia Romagna e coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico che ha elaborato l’aggiornamento delle Linee Guida. “Grazie all’estesa copertura vaccinale, l’infezione non circola più in Italia. È sulla base di questi dati che abbiamo deciso di non offrire più lo screening alle donne in gravidanza”.   Rimane invece confermata la raccomandazione di offrire la vaccinazione anti rosolia nel post partum a tutte le donne che non avessero documentazione di avvenuta vaccinazione con due dosi o di pregressa infezione.

La situazione delle persone di origine straniera

Come ci si deve regolare nell’assistenza alla gravidanza di una donna di origine straniera, nata in un Paese dove non è prevista la vaccinazione universale contro la rosolia? La probabilità che sia suscettibile all’infezione è superiore rispetto alla popolazione generale in Italia. “D’altra parte, poiché nel nostro Paese il virus non circola più, la probabilità che contragga il virus in gravidanza è trascurabile, a meno che non abbia fatto di recente un viaggio nel Paese d’origine, oppure che non sia entrata in contatto con familiari arrivati da poco in Italia”, osserva Basevi. “Le Linee Guida si riferiscono all’offerta dello screening a tutte le donne in gravidanza. Nei casi specifici, spetta al medico curante che agisce in scienza e coscienza adottare la condotta che ritiene opportuna”.

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