Dipendenze, Ravera: «La vera emergenza è educativa, non esistono droghe leggere»
(da DottNet) Secondo il Dott. Furio Ravera, il cambiamento della denominazione della relazione, da "tossicodipendenze" a "dipendenze", riflette l'evoluzione del fenomeno, che oggi comprende non solo l'uso di sostanze stupefacenti, ma anche alcol, gioco d'azzardo, dipendenze digitali e isolamento sociale, condizioni che spesso coesistono nella stessa persona. Tra gli aspetti più critici, Ravera evidenzia il crescente consumo di cocaina, ormai diffuso trasversalmente nella popolazione. Lo psichiatra sottolinea come questa sostanza sia associata a importanti danni neurologici e cardiovascolari e avverte del rischio che venga progressivamente percepita come un comportamento normale, con una conseguente riduzione della consapevolezza dei suoi effetti nocivi.
Netta anche la posizione sulla cannabis. Secondo Ravera, definire la cannabis una "droga leggera" non trova riscontro nelle evidenze scientifiche. La sostanza, infatti, agisce su aree cerebrali coinvolte nella regolazione delle emozioni, della memoria, dell'attenzione e della capacità di giudizio e può interferire con il corretto sviluppo del cervello, soprattutto durante l'adolescenza. Per l'esperto, il problema principale è di natura educativa e culturale. La crescente normalizzazione del consumo di sostanze si accompagna a una crisi educativa che coinvolge famiglie, scuola e società. In questo contesto, Ravera sottolinea la necessità di rafforzare il ruolo educativo condiviso di genitori e istituzioni scolastiche, considerati i primi punti di riferimento nella prevenzione.
Un'ulteriore criticità riguarda l'età sempre più precoce di inizio del consumo. L'adolescenza rappresenta una fase cruciale per la maturazione del cervello e l'esposizione a sostanze in questo periodo può alterare i meccanismi della ricompensa, compromettendo lo sviluppo cognitivo, il percorso scolastico e le relazioni sociali. Per affrontare efficacemente il fenomeno, conclude Ravera, è necessario andare oltre gli interventi esclusivamente sanitari o repressivi. Servono strategie integrate basate su prevenzione, educazione e servizi territoriali in grado di sostenere le famiglie e aiutare i giovani a sviluppare strumenti per gestire emozioni e disagio senza ricorrere a sostanze o comportamenti compulsivi. Una prospettiva che, secondo lo specialista, rappresenta la vera prevenzione.
Corsi di idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale – comunicazione per emissione avvisi partecipazione
Si comunica che sul BUR - parte terza – n. 209 del 31 luglio 2026 sono pubblicati gli avvisi relativi all’organizzazione dei corsi per il conseguimento dell’idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale.
I corsi sono organizzati dall’Azienda USL di Reggio Emilia e dall’Azienda USL della Romagna.
Gli avvisi sono pubblicati al seguente link:
https://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-bollettino?b=03ed41e143774d12b85953e1e329ce8b
Il termine per la presentazione delle domande è il 15 agosto 2026
Liquidazione di fine servizio per i medici ospedalieri: dal 2027 l’attesa sarà più breve
(da DottNet) A partire dal 1° gennaio 2027, i dipendenti pubblici, ivi compresi i medici dipendenti ospedalieri, che andranno in pensione per raggiunti limiti di età (67 anni e un mese) riceveranno la prima quota del TFS/TFR (in gergo la liquidazione) dopo 9 mesi dalla cessazione del servizio, invece degli attuali 12 mesi. Lo ha comunicato l’INPS con la circolare n. 30/2026, che dà attuazione a quanto previsto dalla legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025). A partire dal 2027, come ampiamente riportato da tutti gli organi di stampa, è infatti previsto un aumento graduale dell’età pensionabile:
- 1 mese in più dal 1° gennaio 2027;
- 2 mesi in più (per un totale di tre mesi in più rispetto ai 67 anni di oggi) dal 1° gennaio 2028.
Per evitare che questo slittamento comporti un ulteriore ritardo nel pagamento del TFS, la legge n. 199/2025 è intervenuta riducendo i tempi di attesa. In particolare, il termine per ricevere la prima rata del TFS è stato anticipato di 3 mesi nei casi di cessazione dal servizio dovuta a:
- raggiungimento dei limiti di età;
- pensionamento d’ufficio;
- risoluzione unilaterale da parte del datore di lavoro per il raggiungimento della massima anzianità contributiva (40 anni di servizio effettivo).
Ai nove mesi di slittamento va aggiunto il tempo per la materiale liquidazione della pratica, fino ad un massimo di ulteriori tre mesi. Questo margine riservato agli uffici va considerato per tutte le casistiche di liquidazione. Per chi, invece, lascia il lavoro per dimissioni volontarie, non cambia nulla: il tempo di attesa per il pagamento della liquidazione resta fissato a 24 mesi (più al massimo altri tre), come avviene già oggi. Nessuna novità neppure nel caso di cessazione per inabilità o decesso, compreso il caso delle pensioni in cumulo: qui il tempo di attesa è di soli 15 giorni, più i consueti tempi tecnici di tre mesi. La Circolare dell’INPS si occupa anche delle decorrenze della liquidazione in alcuni casi speciali. Il più frequente per i medici è quello del cumulo gratuito dei periodi assicurativi. Ebbene, in questo caso, per le pensioni anticipate in cumulo il termine è di 12 mesi (più i soliti 90 giorni) dal raggiungimento di quello che sarebbe stato il requisito per la pensione di vecchiaia e, a differenza di queste ultime, resterà invariato anche nel 2027. Quindi, ad esempio, il medico nato a febbraio 1960 che è andato in pensione in cumulo nel 2025 a 65 anni di età, comincerà a percepire la liquidazione a giugno 2028 (compie 67 anni e 1 mese a marzo 2027, deve aspettare 12 mesi, quindi marzo 2028, più altri tre mesi e quindi si arriva appunto a giugno 2028). Modalità di pagamento del TFS. Come sanno bene pensionati e pensionandi, una volta trascorso il tempo di attesa per il pagamento, non è affatto detto che la liquidazione sia poi corrisposta tutta insieme. Il sistema di erogazione non subisce modifiche rispetto a quanto avviene oggi ed è determinato dall’importo lordo complessivo spettante. In particolare:
- Pagamento in un’unica soluzione se l’importo è fino a 50.000 euro;
- Pagamento in due rate annuali se l’importo è compreso tra 50.000 e 100.000 euro (la prima rata rimane sempre pari a 50.000 euro);
- Pagamento in tre rate annuali se l’importo è uguale o superiore a 100.000 euro (le prime due rate sono di 50.000 euro ciascuna).
Le rate successive alla prima vengono corrisposte a distanza di 12 mesi dal momento in cui matura il diritto al primo pagamento.
Disturbi mentali, social media e IA alimentano l’illusione dell’autodiagnosi
(da fimmgnotizie.org) Cresce la tendenza, soprattutto tra i più giovani, ad affidarsi ai social network o all'intelligenza artificiale per autodiagnosticarsi condizioni cliniche complesse, come l'Adhd (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), l'autismo o il disturbo borderline di personalità. Ma il rischio è di confondere comportamenti comuni con disturbi clinici. Gli smartphone ci hanno condotti in quella che viene definita la stagione dello stimolo, caratterizzata da una costante iperstimolazione del sistema di ricompensa cerebrale e dal conseguente rilascio di dopamina. "Con il tempo siamo passati dagli stimoli naturali a quelli chimici, come le droghe, fino agli stimoli prodotti da comportamenti che attivano gli stessi meccanismi di gratificazione", spiega Furio Ravera, psichiatra della Casa di Cura Le Betulle e cofondatore del Gruppo Ginestra. Piattaforme come Instagram e TikTok, se da un lato contribuiscono ad aumentare la sensibilità verso i temi della salute mentale, dall'altro possono favorire la diffusione di informazioni imprecise, inducendo a ricondurre irrequietezza o difficoltà di concentrazione a specifiche diagnosi psichiatriche, anche in assenza di una reale condizione di neurodivergenza. Tra i disturbi più spesso oggetto di autodiagnosi c'è l'Adhd, spesso interessato da fenomeni di sovradiagnosi. Dal punto di vista neurofisiologico, il disturbo è caratterizzato da un'alterazione dei meccanismi con cui la corteccia prefrontale regola le attività coinvolte nel controllo dell'attenzione, dell'impulsività e del movimento. Anche tra gli adulti si registra un aumento delle richieste di valutazione per l'Adhd, a volte motivate dall'obiettivo di ottenere prescrizioni di farmaci stimolanti. "Il criterio per formulare una diagnosi di Adhd", conclude Ravera, "rimane la presenza dei sintomi fin dall'età evolutiva: nei bambini si fa attraverso una diagnosi pediatrica, negli adulti mediante una ricostruzione della storia clinica infantile del paziente".