Facebook lancia offensiva contro disinformazione sui vaccini

Last Updated on 11 Marzo 2019 by Segreteria 1

(da AGI/AFP)  Facebook lancia un’offensiva per bloccare l’onda di disinformazione sul tema dei vaccini. L’annuncio arriva dopo che il social network nelle scorse settimane aveva ricevuto molte pressioni dopo l’esplosione di nuovi casi di morbillo negli Usa attribuita al fatto che un numero sempre crescente di genitori rifiutano di far vaccinare i loro figli. Monika Bickert, vicepresidente di Facebook, ha affermato che la compagnia prendera’ misure per ridurre la diffusione di “dati falsi” cercando di fornire agli utenti informazioni sui vaccini verificate scientificamente. “Ridurremo il ranking di gruppi e pagine che diffondono disinformazioni sui vaccini nei newsfeed e nei motori di ricerca”, ha detto Bickert. L’Organizzazione mondiale della sanita’ e i Centri per la prevenzione delle malattie negli Usa hanno identificato “dei falsi sui vaccini”, e se questi “apparriranno su Facebook noi prenderemo delle misure”. L’Oms il mese scorso ha identificato la resistenza a ricorrere ai vaccino come una delle dieci maggiori minacce alla salute nel 2019.

Deprescrizione e riconciliazione terapeutica, al via il primo ambulatorio a Torino

Last Updated on 7 Marzo 2019 by Segreteria

(da M.D.Digital)   Dopo i primi esperimenti in Emilia-Romagna e Toscana sbarca anche in Piemonte la “deprescrizione”, ossia la revisione critica dei trattamenti farmacologici seguiti da anziani e cronici per sfoltire la lista dei medicinali assunti. Il merito va all’Asl 3 di Torino, che nella Casa della salute di Torre Pellice ha aperto il primo ambulatorio per la Deprescrizione e riconciliazione terapeutica (Dert). Inaugurato di recente sulla base di un progetto-pilota proposto dai medici di famiglia che operano nella struttura, il Dert accoglie i pazienti inviati dai loro curanti per rivalutare le terapie in corso e migliorare l’aderenza terapeutica.

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Medici con dolore muscolo-scheletrico

Last Updated on 6 Marzo 2019 by Segreteria

(da Univadis)  In base a una recente metanalisi pubblicata su JAMA, quasi il 60% di 5828 medici con un’età media di 46 anni  hanno segnalato dolore muscolo-scheletrico e il 12% ha fatto ricorso a giorni di assenza dal lavoro, limitazioni sul lavoro o pensionamento anticipato a causa del dolore. Queste percentuali inseriscono i professionisti sanitari nella stessa categoria degli operai edili e altri lavoratori ad alto rischio in termini di disturbi muscolo-scheletrici associati al lavoro.

(Epstein S, et al. JAMA Surg. 27 dic 2017 [Pubblicazione online prima della stampa]. doi:

10.1001/jamasurg.2017.4947.  https://jamanetwork.com/journals/jamasurgery/article-abstract/2666200 )

Salute: boom di disturbi all’udito, la metà si possono prevenire

Last Updated on 6 Marzo 2019 by Segreteria

(da AGI)  In parte è colpa degli stili di vita, come l’abitudine ad ascoltare la musica ad alto volume nelle cuffie. In parte è perché si ha la tendenza a trascurare i primi campanelli d’allarme. Fatto sta che le persone con problemi all’udito sono sempre più numerose nel mondo, e l’Italia non fa eccezione. Con conseguenze pesanti per qualità della vita. Per questo il 3 marzo si è celebrata  la Giornata mondiale dell’udito, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Lo slogan di quest’anno è “Controlla il tuo udito”, un messaggio che intende richiamare l’attenzione sull’importanza di identificare precocemente un’eventuale perdita dell’udito e intervenire in tempi brevi. Molte sono infatti le persone che vivono con un abbassamento dell’udito non identificato mentre controllarsi è il primo passo per affrontare il problema. Secondo l’Oms oltre il 5 per cento della popolazione mondiale, circa 466 milioni di persone, ha una riduzione dell’udito che incide sulla qualità della vita. Le stime indicano che entro il 2050 oltre 900 milioni di persone (ovvero 1 su 10) avrà una perdita uditiva disabilitante. Nel nostro Paese, in particolare, si stima che una persona su 10 abbia problemi d’udito. Il 37 per cento dei soggetti con problemi ha più di 74 anni d’età. Ma sono aumentati i casi di ipoacusia nei giovani fra i 15 e i 24 anni: si è passati dal 3 per cento del 2012 al 4,2 per cento del 2015. Si stima che ben 5 milioni di italiani con ipoacusia non utilizzino un apparecchio acustico, condizione che puo’ far aumentare del 28 per cento il rischio di non riuscire a svolgere le attività quotidiane più semplici oltre che esporre al rischio di perdita di autonomia e indipendenza. Inoltre, il mancato uso di protesi acustiche come soluzione all’ipoacusia accresce la probabilità di demenza (+21 per cento) e, negli uomini, di depressione (+43 per cento). La buona notizia è che, secondo l’Oms, la metà di tutti i casi di ipoacusia può essere prevenuta, attraverso misure di sanità pubblica. In primis, si sottolinea l’importanza di controllare di tanto in tanto l’udito, specialmente le persone più a rischio, come gli adulti sopra i 50 anni, quelli che lavorano in luoghi rumorosi, quelli che ascoltano musica ad alto volume per lunghi periodi di tempo e quelli che hanno già problemi all’orecchio. Inoltre, l’Oms raccomanda che i servizi per l’identificazione e l’intervento precoce su patologie all’orecchio vengano essere resi disponibili attraverso il sistema sanitario.

I batteri che popolano l’intestino possono influenzare la salute mentale

Last Updated on 5 Marzo 2019 by Segreteria 1

(da Doctor33)   Secondo uno studio pubblicato su Nature Microbiology, esiste un legame tra i batteri che popolano l’intestino e la salute mentale. «L’idea che i metaboliti microbici possano interagire con il nostro cervello e, quindi, con il comportamento e le sensazioni, è intrigante, ma la comunicazione tra microbiota intestinale e cervello è stata per lo più esplorata in modelli animali» spiega Jeroen Raes, della University of Leuven e del VIB Center for Microbiology, in Belgio, autore senior dello studio. «Nel nostro studio però abbiamo identificato diversi gruppi di batteri che si differenziavano in base alla depressione e alla qualità della vita a livello di popolazione» prosegue.   I ricercatori hanno analizzato i dati di 1.054 individui arruolati nel Flemish Gut Flora Project (FGFP), e hanno rilevato che due gruppi di batteri, coprococcus e dialister, erano scarsi in persone con diagnosi di depressione, a prescindere dal trattamento antidepressivo. Hanno quindi convalidato i loro risultati esaminando una coorte indipendente di 1.063 individui dello studio Dutch LifeLines DEEP e in un gruppo di pazienti con disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento. Gli esperti hanno notato anche che batteri delle famiglie faecalibacterium e coprococcus sono risultati costantemente associati a indicatori di una maggiore qualità della vita. Entrambi i batteri producono butirrato, un acido grasso a catena corta che rinforza la barriera epiteliale e riduce l’infiammazione intestinale, e di entrambi è stata notata una certa scarsità in concomitanza con malattie infiammatorie intestinali e depressione. I ricercatori hanno quindi creato il primo catalogo dei batteri intestinali umani che hanno potenziale neuroattivo. «Questo è un primo tentativo di collegare la composizione della flora batterica dell’intestino con la depressione in un ampio studio di popolazione. I dati mostrano che nelle persone depresse potrebbe esserci una riduzione di specifici batteri che producono determinate sostanze chimiche» conclude John Cryan, dello University College Cork, autore senior dello studio.
(Nat Microbiol. 2019. doi: 10.1038/s41564-018-0337-x  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30718848  )

 

Tumori: al via nuovo studio su agopuntura per controllare dolore

Last Updated on 5 Marzo 2019 by Segreteria 1

(da AGI)  L’Istituto Europeo di Oncologia ha avviato un nuovo studio clinico sui benefici dell’agopuntura nel controllo del dolore, dell’ansia e degli altri effetti avversi che, in varia misura, insorgono dopo ogni intervento chirurgico. La ricerca e’ stata presentata e accolta con grande interesse al congresso internazionale “Dolore e Agopuntura”, che si e’ concluso ieri a Milano, organizzato dalla Societa’ italiana di Agopuntura e dalla Scuola di agopuntura So Wen. Lo studio confronta l’efficacia nel controllo del dolore tra l’agopuntura e la terapia antidolorifica standard post-operatoria nelle pazienti con tumore del seno di piccole dimensioni, sottoposte a intervento chirurgico conservativo in regime di day surgery. Parteciperanno in totale 124 pazienti, di cui 62 riceveranno la terapia antidolorifica standard e 62 la sola agopuntura. I risultati preliminari su un gruppo di 15 pazienti hanno dimostrato che l’agopuntura da sola ottiene un ottimo controllo del dolore, dell’ansia e degli altri disturbi correlati all’intervento. “Ogni anno in IEO circa 1.300 pazienti vengono operate presso l’unita’ di Day Surgery Senologico, dove ricevono una terapia completa, senza una sola notte di ricovero in ospedale”, dichiara Mattia Intra, Direttore Day Surgery Senologia IEO. “Il nostro obiettivo e’, ove possibile, ridurre l’impatto dell’intervento oncologico al seno sulla vita delle pazienti. Quasi tutte, il 99 per cento, riceve – continua – un trattamento chirurgico conservativo, e tutte sono sottoposte a terapia del dolore post-intervento, in dosi standard. Il 30 per cento pero’ richiede una dose aggiuntiva di antidolorifici nelle ore successive alla prima somministrazione. Dunque possiamo fare di piu’ per ridurre l’invasivita’ globale della chirurgia. Il nostro obiettivo e’ la riduzione massima possibile delle dosi di farmaci, da un lato, e del dolore e gli effetti collaterali dall’altro. Per questo abbiamo pensato all’agopuntura, uno strumento utilizzato quotidianamente da molti Cancer Center americani, per esempio il Memorial Sloan Kettering, ed europei, come il Gustave Roussy, per contrastare il dolore gli altri effetti avversi delle terapie oncologiche”.

I test di sperimentazione statunitensi confermano: l’erbicida Roundup ha causato il cancro

Last Updated on 4 Marzo 2019 by Segreteria 1

(da fimmg.org e Reuters)  La società Bayer AG, nuova proprietaria della molecola Glifosato dopo la acquisinzione di Monsanto, ha dovuto sostenere un a seconda causa negli USA dopo la dimostrazione sperimentale che il prodotto Roundup, basato sul diserbante glifosato, causa il cancro, sei mesi dopo che il valore della compagnia era stato scosso dalla sentenza di un Tribunale californiano che la obbligava a pagare 289 milioni di dollari   Leggi la notizia completa al LINK

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