Visite domiciliari, le regole vanno spiegate prima del conflitto

(da DottNet)      Una parte consistente dei conflitti tra medico di medicina generale e assistiti non nasce da un errore clinico, ma da aspettative diverse su ciò che il medico può, deve o non deve fare. Le visite domiciliari ne rappresentano un esempio evidente. Per questo la gestione del rapporto con l'utenza passa anche dalla capacità di esplicitare fin dall'inizio le regole che disciplinano l'assistenza, evitando che siano i pazienti a costruirsele autonomamente. Le regole implicite generano incomprensioni Per il medico molte modalità organizzative sono scontate. Per il paziente, spesso, non lo sono. Entro quale orario può essere richiesta una visita domiciliare? Quali criteri ne determinano l'effettuazione? Quale canale utilizzare per una richiesta urgente? In quali casi è invece necessario rivolgersi direttamente al 112 o alla continuità assistenziale?   Quando queste informazioni non vengono condivise, il rischio è che ogni assistito sviluppi una propria idea del servizio, inevitabilmente destinata a scontrarsi con la realtà. Anche i canali di contatto hanno bisogno di regole La diffusione di telefoni cellulari, WhatsApp ed email ha reso più semplice contattare il medico, ma ha anche modificato le aspettative dell’utenza. Ricevere un messaggio sul telefono personale non significa che il medico debba essere disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro. Così come la possibilità di inviare una richiesta in qualsiasi momento non implica che la risposta debba essere immediata.  Stabilire quali canali utilizzare, per quali richieste e in quali fasce orarie rappresenta oggi una componente dell'organizzazione dello studio, non una scelta di cortesia. Spiegare i limiti significa spiegare anche le alternative Dire che una visita domiciliare non è indicata in una determinata situazione non basta. È utile spiegare perché non lo è, quale percorso assistenziale è più appropriato e a chi deve rivolgersi il paziente quando il medico di famiglia non è il riferimento corretto.  La comprensione delle regole aumenta l'adesione alle regole stesse e riduce il rischio che un diniego venga percepito come un rifiuto di assistenza. Una parte della prevenzione passa dalla comunicazione Esporre nello studio le modalità di richiesta delle visite domiciliari, indicare chiaramente gli orari di contatto, precisare l'utilizzo dei diversi canali di comunicazione e ricordare quando è necessario attivare il sistema dell'emergenza non è soltanto un adempimento organizzativo. È uno strumento che contribuisce a proteggere il rapporto fiduciario con gli assistiti e a ridurre una parte delle tensioni che accompagnano quotidianamente l'attività del medico di medicina generale.

La plastica non fa sport: ISDE lancia il progetto con il patrocinio del CONI

(da Sanitainformazioone.it)     ISDE Italia – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente presenta il progetto “La plastica non fa sport”, una nuova e iniziativa nell’ambito della Campagna Nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica, promossa da ISDE Italia e dalla Rete Italiana Medici Sentinella (RIMSA) insieme a numerose società scientifiche mediche. Plastica e attività sportiva, un rischio nascosto per salute e performance Il mondo dello sport fa largo uso di plastica: borracce, bottigliette monouso, abbigliamento in poliestere, integratori in confezioni monodose, materiali tecnici, gadget e ausili per gli allenamenti. Uno studio condotto nel Regno Unito ha stimato che una singola partita di calcio europea genera mediamente tra 1,82 e 6,81 kg di rifiuti plastici per spettatore, per un totale stimato di 750.000 tonnellate l’anno su scala europea. Le evidenze scientifiche mostrano che gli atleti possono essere esposti alle micro e nano-plastiche e alle sostanze nocive contenute nella plastica con effetti negativi sulla salute, durante le attività sportive. Le ricerche segnalano: aumento dei tempi di recupero post-esercizio, incremento dell’incidenza di asma, compromissione respiratoria e aumento dell’infiammazione cronica di basso grado – condizioni che incidono direttamente sulla performance degli atleti. Il progetto si pone obiettivi precisi e misurabili: sensibilizzare il mondo dello sport sull’inquinamento da plastica e sugli effetti che produce sulla salute umana, in particolare sull’allenabilità e la risposta fisica agli stimoli allenanti; individuare, in ambito sportivo, i possibili accorgimenti per ridurre l’esposizione individuale e la contaminazione ambientale da plastica; proporre azioni concrete e condivise con risultati oggettivi e misurabili, tanto in termini di sensibilizzazione degli atleti e dei professionisti sportivi, quanto di riduzione concreta dell’utilizzo di prodotti in plastica; diffondere un Decalogo per ridurre la plastica nelle manifestazioni sportive, quale strumento pratico per organizzatori, club e federazioni. Gli atleti come ambasciatori della salute ambientale ISDE Italia e le Società scientifiche mediche promotrici riconoscono agli atleti un ruolo che va ben oltre la performance individuale. Chi pratica sport a qualsiasi livello incarna valori fondamentali – lealtà, rispetto, cura di sé e degli altri, impegno verso il bene comune – che rispecchiano in pieno lo spirito olimpico. Per questo, gli atleti sono naturali ambasciatori di questo messaggio: la tutela dell’ambiente è parte integrante di uno stile di vita sano e di una performance ottimale. Ridurre l’esposizione alla plastica non è soltanto una scelta ecologica: è una scelta strategica per chi vuole proteggere la propria salute, ottimizzare il recupero, migliorare le prestazioni e allungare la carriera sportiva. Il messaggio che gli atleti possono portare alle nuove generazioni e al grande pubblico ha una forza unica e insostituibile. “Lo sport ha sempre avuto il potere di ispirare cambiamenti sociali profondi – dichiara Flavia Del Grosso, referente del progetto –. Chiediamo agli atleti e alle federazioni di essere protagonisti attivi di questa campagna: la plastica non è un problema solo ambientale, è un problema di salute che li riguarda in prima persona”. Il progetto è patrocinato dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e dal CIP (Comitato Italiano Paralimpico) Regione Toscana e ha già ottenuto l’adesione di importanti federazioni sportive nazionali: FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), FCI (Federazione Ciclistica Italiana), FIGS (Federazione Italiana Giuoco Squash), FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per ipovedenti e ciechi), ASD Pentathlon Modena. L’iniziativa nasce nell’ambito della Campagna nazionale contro la plastica e punta a coinvolgere il mondo dello sport in un percorso di prevenzione, responsabilità ambientale e tutela della salute. La campagna gode del patrocinio di: FNOMCeO, FISM, SIEDP, SiMPeF, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e CONI.

Salute urbana, appello alle istituzioni: la salute delle città diventi una priorità delle politiche pubbliche

(da DottNet)  l documento nasce dalla consapevolezza che oltre il 70% della popolazione vive ormai in contesti urbani, rendendo le città uno dei principali determinanti della salute collettiva. La proposta, sostenuta anche dall'Intergruppo parlamentare "Qualità di vita nelle città" e dall'Intergruppo parlamentare sulle Aree interne, è stata sottoscritta da venti organizzazioni.  Tra le priorità indicate figurano l'integrazione della salute in tutte le politiche pubbliche, maggiori investimenti in ambienti urbani sostenibili, la promozione della mobilità attiva, il contrasto alle disuguaglianze territoriali e sociali e il rafforzamento del ruolo dei Comuni nella promozione della prevenzione e del benessere. Secondo il presidente di ANCI e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ripensare le città significa creare spazi più vivibili, aumentare le aree verdi e sviluppare servizi capaci di favorire stili di vita salutari. Un approccio coerente con il principio della One Health, che riconosce la stretta connessione tra salute umana, ambiente ed ecosistemi. Per Health City Institute la salute non può più essere considerata esclusivamente una questione sanitaria. Come evidenziato dal presidente Federico Serra, mobilità, qualità dell'aria, sicurezza, inclusione sociale e accesso agli spazi verdi sono elementi che incidono direttamente sul benessere della popolazione e richiedono una governance integrata. In questo percorso HCI rivendica il lavoro svolto negli ultimi anni sul tema dell'Urban Health, culminato nella promozione della figura dell'Health City Manager e nella diffusione del Manifesto sulla salute nelle città. Anche ANCI ribadisce la necessità di rafforzare il ruolo delle amministrazioni locali. Il vicepresidente Roberto Pella sottolinea come la promozione della salute e degli stili di vita corretti rappresenti una responsabilità crescente per i comuni, chiamati a sviluppare politiche che favoriscano prevenzione, attività fisica e qualità della vita. Dal mondo parlamentare arriva inoltre l'invito a consolidare una strategia nazionale capace di sostenere gli enti locali con strumenti normativi e risorse dedicate, valorizzando tanto le grandi città quanto i territori delle aree interne. Tra gli aspetti evidenziati durante l'incontro anche l'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute urbana. Il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Andrea Lenzi, ha richiamato l'importanza di aumentare la copertura arborea nelle città e sviluppare infrastrutture verdi per contrastare gli effetti delle ondate di calore, migliorando al tempo stesso la qualità della vita e la resilienza degli ambienti urbani.  L'appello conclusivo invita istituzioni e amministrazioni a costruire un modello di sviluppo urbano nel quale salute, sostenibilità e inclusione diventino elementi strutturali delle future politiche pubbliche.

Anelli (Fnomceo): Sconcertati e delusi per emendamento su medici radiati

(da fimmgnotizie.org)    Si riaprono le porte dell'albo ai medici radiati per avere diffuso terapie antiscientifiche durante la pandemia. È polemica in commissione Affari sociali alla Camera, dove è in corso la discussione sulla riforma delle professioni sanitarie. La norma, promossa da FdI e approvata dalla maggioranza, consentirà ai sanitari radiati di chiedere la reiscrizione entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Critico il presidente dell'Ordine dei medici, Filippo Anelli: "Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali. Ed è un affronto alle vittime e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare".

L’atto medico deve restare un atto di cura

(da M.D.Digital)  La tutela della salute delle persone migranti è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano. È il principio riaffermato dalla Fnomceo con un Ordine del giorno approvato all'unanimità dal Comitato centrale della Federazione nel corso della tre giorni che, a partire dall'8 luglio, ha riunito a Roma i presidenti degli Ordini territoriali dei medici e degli odontoiatri, conclusasi con il Consiglio nazionale. Il documento nasce dall'appello internazionale promosso dal mondo sanitario e civile sul diritto alla salute delle persone migranti nell'ambito del Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e richiama la necessità di preservare l'autonomia della professione medica, senza entrare nel merito delle politiche migratorie, di competenza delle istituzioni. "L'atto medico deve restare un atto di cura, fondato su scienza, coscienza e deontologia, e non può essere piegato a finalità estranee alla tutela della salute", si legge nell'Ordine del giorno, che richiama anche il documento approvato all'unanimità dal Consiglio nazionale della Fnomceo il 20 febbraio 2026. A ribadire il significato dell'iniziativa è il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli: "La tutela della salute delle persone migranti non è una variabile dell'ordine pubblico: è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano. Proprio nei contesti più difficili si misura la fedeltà della professione medica alla sua missione: curare, proteggere, riconoscere e tutelare la dignità di ogni persona". Nel documento la Federazione sottolinea che le attività di screening, valutazione e presa in carico delle persone migranti devono perseguire esclusivamente obiettivi clinici: individuare bisogni di salute, condizioni di vulnerabilità, fragilità fisiche e psichiche e definire i percorsi assistenziali più appropriati. Per questo, evidenzia la Fnomceo, tali attività devono essere svolte in ambiente sanitario, con il coinvolgimento delle competenze professionali necessarie, e restare nettamente distinte dalle funzioni di controllo amministrativo, di pubblica sicurezza, di trattenimento o di rimpatrio. Il medico non è un ausiliario dell'ordine pubblico. L'Ordine del giorno ribadisce inoltre che il medico "non può essere trasformato in un ausiliario dell'ordine pubblico". Il suo compito resta quello di tutelare la salute della persona, indipendentemente dalla condizione giuridica, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi del Codice di deontologia medica. Da qui la richiesta di sostenere i professionisti impegnati nei contesti di frontiera, nei centri di accoglienza e nei luoghi di trattenimento, affinché possano esercitare la propria autonomia professionale senza pressioni improprie e senza ambiguità di ruolo. Con questo documento la Fnomceo conferma la propria posizione a tutela dell'indipendenza dell'atto medico, riaffermando che la cura deve rimanere il riferimento esclusivo dell'attività professionale anche nei contesti più complessi, dove le esigenze sanitarie devono restare chiaramente separate da quelle di ordine pubblico.