Burnout e lavoro, nei medici di famiglia cresce il rischio di lasciare la professione

Burnout e lavoro, nei medici di famiglia cresce il rischio di lasciare la professione (da Doctor33 - di Alessandra Romano)  Il burnout aumenta del 50% il rischio di abbandono o cambio struttura tra i medici di famiglia, secondo uno studio della Weill Cornell Medicine pubblicato su 'JAMA Internal Medicine'. Nello studio, il burnout riguarda il 43,5% dei professionisti. I ricercatori, guidati dal professor Dhruv Khullar, hanno analizzato i dati dei sondaggi dell’American Board of Family Medicine raccolti tra il 2016 e il 2020, compilati da circa 20.000 medici. Per stimare il turnover sono stati utilizzati anche i dati del sistema Medicare relativi al periodo 2015–2022. Quasi la metà dei partecipanti ha riferito di soffrire di esaurimento emotivo o distacco dal lavoro, con una prevalenza maggiore tra le donne e al di sotto dei 55 anni. Tra i medici con burnout, circa il 5% ha cambiato studio o ha smesso di esercitare, rispetto al 3,5% di quelli senza burnout. «Questi dati evidenziano l’urgente necessità di affrontare le condizioni di lavoro e la soddisfazione professionale, per tutelare sia la stabilità del personale medico sia il benessere dei pazienti», ha affermato Khullar. Tuttavia, lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui l’utilizzo di dati precedenti alla pandemia di COVID-19. Infine, non è stato possibile identificare i medici che hanno cessato l’attività con Medicare pur continuando a esercitare. (Khullar D, Casalino LP, Kronick RG, et al. Turnover and Burnout Among Family Physicians. JAMA Intern Med. Published online March 30, 2026. doi:10.1001/jamainternmed.2026.0271)

Webinar fiscale Aggiornamento sugli adempimenti fiscali e previdenziali per i liberi professionisti, strategie di pianificazione per ottimizzare il carico fiscale dei liberi professionisti. 22/04/2026

Gentili Colleghi,

in collaborazione con lo Studio Bertoni & Partners, é stato organizzato un incontro formativo in data 22/04/2026 dalle ore 17:00 alle ore 19:00: “Aggiornamento sugli adempimenti fiscali e previdenziali per i liberi professionisti, strategie di pianificazione per ottimizzare il carico fiscale dei liberi professionisti” al seguente link: https://kmeet.infomaniak.com/fi7bqepkf4ws1ojfxfdov7xc   Il webinar è pensato sia per chi sta valutando l’apertura della partita IVA, sia per chi esercita già la libera professione e desidera approfondire i principali aspetti fiscali e previdenziali, con particolare attenzione alla pianificazione fiscale e alla corretta gestione degli adempimenti. Resto a disposizione per eventuali integrazioni o necessità organizzative e ringrazio sin d’ora per la collaborazione e la consueta disponibilità. Cordiali saluti, Dr. Jacopo Pieri Coordinatore Gruppo Giovani Medici Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Forlì-Cesena

Epidemia obesità, sono responsabili le calorie in eccesso, non la sedentarietà

(da DottNet)   L'obesità è causata da un eccessivo introito calorico più che dalla sedentarietà: è il verdetto di un lavoro apparso sui Proceedings of the National Academy of Sciences, che potrebbe porre fine all'annoso dibattito se la causa principale dell'obesità sia l'alimentazione o la mancanza di esercizio fisico.   È emerso chiaramente che la colpa dell'obesità è da attribuire a un maggiore consumo di alimenti ultra-trasformati (UPF), come wurstel e altri preparati di carne, piatti pronti e snack dolci, osservando che "la percentuale di UPF nella dieta era correlata positivamente alla percentuale di grasso corporeo"; mentre il dispendio energetico e quindi l'attività fisica c'entrano solo marginalmente. Condotto da Amanda McGrosky, il lavoro si basa sui dati di 4.213 adulti di 18-60 anni, appartenenti a 34 popolazioni in sei continenti. I ricercatori hanno esaminato il dispendio energetico totale (TEE), il dispendio energetico da attività (AEE), il dispendio energetico basale (BEE) e due misure dell'obesità: la percentuale di grasso corporeo e l'indice di massa corporea (BMI). I risultati sono stati classificati in gruppi in base al livello di sviluppo economico, a causa delle differenze generali nello stile di vita e nell'alimentazione tra i gruppi con diversi livelli di sviluppo economico. E' emerso che sia il dispendio energetico totale sia il basale sono diminuiti leggermente, di circa il 6-11%, con lo sviluppo economico. È però anche emerso che l'energia bruciata con l'attività fisica risultava ancora complessivamente più alto nelle popolazioni economicamente più sviluppate, indicando che non è probabile che sia la mancanza di esercizio fisico a causare un BMI o un grasso corporeo più elevati.     I ricercatori hanno inoltre scoperto che il dispendio energetico totale è solo debolmente associato all'obesità, rappresentando circa il 10% dell'aumento dell'incidenza dell'obesità nei paesi economicamente più sviluppati.   Nonostante l'esercizio fisico non sia il principale fattore determinante dell'obesità, gli autori dello studio incoraggiano a praticarlo regolarmente, poiché è comunque fondamentale per prevenire le malattie e mantenere una migliore salute mentale.    Lo studio sottolinea anche la necessità di porre l'accento sulla riduzione delle calorie provenienti dagli alimenti altamente trasformati per contribuire ad affrontare la crisi dell'obesità.  

Dieci milioni di italiani convivono con dolore cronico, cure migliori ma non uniformi

(da fimmg.org)   Sono dieci milioni gli italiani che convivono ogni giorno con il dolore cronico, una condizione sempre più trattabile, ma ancora non affrontata in modo uniforme dal sistema sanitario. A fare il punto il 25esimo Congresso Area culturale Dolore e Cure Palliative organizzato dalla Società scientifica di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) tenutori a Riccione con la partecipazione di oltre 400 specialisti da tutta Italia.  Il programma delle tre giornate ha spaziato dall'intelligenza artificiale nella clinica del dolore alla medicina rigenerativa per articolazioni e tendini, fino al rapporto tra microbiota intestinale e dolore cronico. Tra i temi al centro del congresso, ricorda la presidente Siaarti Elena Bignami, anche l'impiego dei farmaci oppiacei nel dolore oncologico, con un focus sul fentanyl, oggi supportato da dispositivi spray nasali di nuova generazione in grado di rafforzare i livelli di sicurezza e appropriatezza. Ma anche la fibromialgia con le sue sfide diagnostiche e l'utilizzo della cannabis terapeutica. "Occuparsi del dolore - commenta Ilenia Malavasi, deputata della Commissione Affari sociali della Camera - significa restituire dignità e qualità di vita a chi, troppo spesso, rischia di sentirsi invisibile proprio nel momento della sofferenza e del maggior bisogno".