Osteoartrite del ginocchio: la riabilitazione è più efficace delle iniezioni di glucocorticoidi

(da Univadis)  Una sperimentazione randomizzata ha arruolato 156 pazienti con osteoartrite del ginocchio (età media 56 anni) e ha riscontrato una riduzione significativamente superiore del punteggio del dolore e della disabilità funzionale WOMAC, associato al trattamento mediante riabilitazione (in media 12 sessioni) rispetto a quello con iniezioni di glucocorticoidi (da 2 a 3 iniezioni).  Dopo un anno, nel gruppo della riabilitazione rispetto al gruppo delle iniezioni di glucocorticoidi la variazione del punteggio WOMAC è maggiore (riduzione rispettivamente da 107 a 35 e da 108 a 55), dimostrando un beneficio superiore.

(Physical Therapy versus Glucocorticoid Injection for Osteoarthritis of the Knee https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1905877)

Dolore lombare, la risonanza magnetica può aspettare

(da Univadis)   Un’analisi del Veteran Affairs (VA) Health System, il più grande sistema sanitario degli Stati Uniti, mostra che alcuni medici non si attengono alle linee guida dell’American College of Physicians e dell’American Pain Society che raccomandano di non prescrivere la risonanza magnetica nelle prime 6 settimane di un episodio di dolore lombare in assenza di red flag.  Anche se nel VA Health System questa percentuale è più bassa che in altre realtà gestite tramite assicurazione sanitaria, l’uso inappropriato dell’imaging comporta costi diretti e indiretti, dovuti a interventi associati a esiti simili o persino peggiori per i pazienti.

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Il funzionamento della dieta dipende dai primi giorni

(da DottNet)   La reazione metabolica nei primi giorni di dieta rivela se dimagriremo e quanto. Lo ha scoperto l'Università di Pisa e il National Institutes of Health statunitense il cui studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica 'Metabolism Clinical and Experimental'. Secondo lo studio è la risposta metabolica all'inizio della dieta a determinare la perdita di peso a lungo termine. Dal punto di vista quantitativo, se il metabolismo si riduce di 100 kcal al giorno questo si traduce in media in 2 kg di peso non perso dopo sei settimane di dieta.  "Ognuno di noi possiede uno specifico profilo metabolico - spiega Paolo Piaggi, bioingegnere dell'Ateneo pisano e autore senior dello studio 'Cervello di ritorno' presso l'Università di Pisa grazie al programma Rita Levi Montalcini - alcuni soggetti hanno un metabolismo più 'risparmiatore' rispetto ad altri, ossia riducono maggiormente il loro consumo energetico giornaliero quando diminuiscono il loro introito calorico come, ad esempio, durante una dieta ipocalorica.   Questi soggetti tendono quindi a perdere meno peso nel tempo dato che il loro organismo riduce molto il suo consumo energetico, pertanto la dieta ipocalorica in questi soggetti perde la sua efficacia in termini di calo di peso corporeo nel corso del tempo".  La ricerca è stata condotta nella clinica del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (Niddk) a Phoenix e ha riguardato 11 individui sani ma in sovrappeso o con obesità di cui è stata misurata la spesa energetica per 24 ore in una camera metabolica durante una dieta ipocalorica di sei settimane che riduceva del 50% il fabbisogno energetico giornaliero individuale.  "L'efficacia della dieta ipocalorica per perdere peso dipende strettamente dal nostro specifico profilo metabolico - afferma Piaggi - sapere se rientriamo più nella tipologia di metabolismo più 'risparmiatore' o più 'dispendioso' può aiutarci a identificare i soggetti in cui la dieta ipocalorica avrà un maggior effetto sulla perdita di peso rispetto ad altri che devono invece supplementare la dieta con, a esempio, un'aumentata attività fisica per innalzare il loro dispendio energetico e poter efficacemente perdere peso".

Telemedicina, Fnomceo a Regioni: rinviare esame del provvedimento. Serve Tavolo congiunto

da Doctor33)    "Erogazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale a distanza - servizi di Telemedicina": è questo il tema al centro del documento messo a punto dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Un documento che, pur riguardando questioni di pertinenza professionale del medico, tanto da essere oggetto di articoli del Codice di Deontologia, è stato scritto «senza consultare in alcun modo la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo)». Lo afferma il presidente della stessa Fnomceo, Filippo Anelli, che ha quindi scritto una lettera al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e al coordinatore della Commissione Salute, Luigi Icardi. Anelli chiede il rinvio dell'esame del provvedimento, in maniera da poter convocare il tavolo di confronto permanente istituito tra la Fnomceo e la Conferenza delle Regioni. "Riteniamo che il contributo della Fnomceo, ente di circa 445.000 professionisti, possa essere fondamentale per raggiungere l'obiettivo comune di migliorare la qualità dell'assistenza al cittadino - scrive Anelli -. Si sottolinea che l'art. 78 del Codice di deontologia medica (Tecnologie informatiche) e i relativi indirizzi applicativi facenti parte integrante dello stesso codice trattano questa materia, prevendo che 'il medico, facendo uso dei sistemi telematici, non può sostituire la visita medica che si sostanzia nella relazione diretta con il paziente, con una relazione esclusivamente virtuale; può invece utilizzare gli strumenti di telemedicina per le attività di rilevazione o monitoraggio a distanza, dei parametri biologici e di sorveglianza clinica'". «Si rileva inoltre che l'art. 24 dello stesso Codice - prosegue Anelli - recita che "il medico è tenuto a rilasciare alla persona assistita certificazioni relative allo stato di salute che attestino in modo puntuale e diligente i dati anamnestici raccolti e/o i rilievi clinici direttamente constatati od oggettivamente documentati"». È dunque evidente, afferma, che il medico "può e deve rifiutarsi di certificare fatti che non abbia constatato personalmente ("direttamente") o che non siano supportati da riscontri oggettivi e deve rifiutarsi di certificare fatti che non corrispondano al vero. In conclusione, in considerazione della delicatezza della materia che presenta ricadute rilevanti per i professionisti e i cittadini, chiediamo di rinviare l'esame del provvedimento e di procedere alla convocazione del Tavolo di Lavoro permanente previsto dal protocollo».

I sei tipi distinti di Covid-19 in base ai sintomi

(da DottNet)   Sulla base dei sintomi e della gravità si possono distinguere 'sei tipi' di Covid-19, in base ai quali si può prevedere l'andamento della malattia. Lo afferma uno studio, ancora non sottoposto ad una rivista accademica, messo a punto con i dati di un'app in cui i pazienti dovevano inserire i sintomi accusati. I ricercatori hanno analizzato con un algoritmo i dati forniti dalla applicazione, ricavando sei differenti tipologie di pazienti. Il primo è stato denominato 'simil influenza senza febbre', caratterizzato oltre che dai sintomi classici influenzali anche dalla perdita del senso del gusto. Il secondo tipo è 'similinfluenzale con febbre' e si distingue dal precedente per la presenza di raucedine e perdita di appetito. Poi c'è il Covid 'gastrointestinale', che non ha tosse ma ha sintomi come la diarrea. Oltre a queste tipologie ce ne sono poi tre gravi: quella di livello uno, oltre a molti dei sintomi delle altre, è contraddistinta dalla fatica cronica, la seconda dallo stato confusionale e la terza da sintomi gravi respiratori e addominali. Solo l'1,5% dei pazienti del primo tipo ha bisogno del supporto respiratorio, che serve invece al 20% di quelli del gruppo 6. "Questa scoperta ha implicazioni importanti per la terapia e per il monitoraggio delle persone più vulnerabili al Covid-19 - spiega Claire Steves del King's College di Londra, l'autrice principale - Se si può predire al quinto giorno di malattia di che tipo di paziente si tratta c'è tempo per un supporto precoce, come il monitoraggio dell'ossigeno nel sangue e dei livelli di zuccheri".

OBBLIGO DI COMUNICAZIONE DEL DOMICILIO DIGITALE.

Si informano gli iscritti che già da anni è divenuto obbligatorio per tutti i professionisti iscritti negli Albi comunicare all’Ordine il proprio domicilio digitale (indirizzo p.e.c.). Recentemente è entrato in vigore il Decreto Legge n. 76/2020, che all’art. 37 ha stabilito di sanzionare con la sospensione dall’esercizio professionale chi, dopo essere stato diffidato dall’Ordine, si renda inadempiente all’obbligo sopra indicato. Si invitano tutti gli iscritti che non vi abbiano ancora provveduto a dotarsi quanto prima di un domicilio digitale (indirizzo p.e.c.) ed a darne comunicazione agli uffici, per gli adempimenti previsti dalla legge.   https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/07/16/20G00096/sg

Nessun legame tra geloni nei bimbi e infezione da covid

(da DottNet)   Non c'è nessuna correlazione tra la comparsa dei geloni nei bambini e l'infezione Coronavirus: lo ha stabilito uno studio effettuato dal Policlinico di Bari e pubblicato sulla rivista scientifica inglese 'British Journal of Dermatology'. La ricerca ha riguardato la comparsa di lesioni alla pelle tipo "geloni" sui bambini durante l'emergenza Covid-19 e i suoi risultati sono stati considerati assolutamente innovativi. Il fenomeno dei geloni, segnalato dai pediatri di libera scelta durante la pandemia, è apparso del tutto nuovo ed è stato subito oggetti di attenzione. Si era diffusa, infatti, la convinzione che queste lesioni fossero una manifestazione di Covid-19.   A Bari i bambini che presentavano geloni sono stati valutati dal dermatologo e dal pediatra infettivologo dell'ospedale pediatrico Giovanni XXIII. Il gruppo di lavoro, guidato dal direttore del reparto Malattie Infettive, Desirèe Caselli, e dall'igienista nonché Responsabile del Laboratorio Epidemiologia molecolare e sanità pubblica del Policlinico di Bari, Maria Chironna, ha preparato un progetto di ricerca, approvato dal Comitato Etico. In collaborazione con i pediatri di libera scelta, guidati dal dottor Luigi Nigri, sono stati esaminati 38 bambini e ragazzi con queste alterazioni della pelle e sottoposti alla ricerca del virus SARS-Cov-2 mediante tampone naso faringeo, e di anticorpi specifici su campione di sangue. I risultati, ottenuti nel giro di pochi giorni, dicono che in tutti i casi il tampone è risultato negativo e non si sono trovati anticorpi nel siero.

La malattia parodontale aumenta il rischio di cancro gastrico ed esofageo

(da Doctor33)   Le persone che hanno una malattia parodontale possono essere a rischio più elevato di sviluppare cancro esofageo e gastrico, secondo una lettera di ricerca pubblicata su Gut. «Gli studi precedenti sulla relazione tra malattia parodontale, perdita dei denti e carcinoma esofageo e gastrico sono stati incoerenti. Per questo abbiamo voluto approfondire la questione» spiega Chun-Han Lo, della Harvard T.H. Chan School of Public Health, a Boston, che ha diretto il gruppo di lavoro.

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Covid. l’effetto del lockdown sul picco è stato immediato

(da DottNet)   I Big Data lo confermano, il lockdown ha interrotto la catena di contagi da Covid-19, e l'effetto si è visto in tempi immediati. La prova arriva da uno studio italiano che ha utilizzato i dati di telefonia mobile per analizzare gli spostamenti delle persone nelle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Ne è emerso che, tra lo stop a movimenti e l'inizio del calo dei contagi, sono passati dai 9 ai 25 giorni.  Lo studio, pubblicato su 'EClinicalMedicine', rivista open access del gruppo Lancet, rappresenta il primo mai effettuato sull'adesione al lockdown in un paese occidentale e il primo in assoluto a stimarne l'effettiva efficacia nell'accorciare il picco epidemico.  I ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore hanno analizzato, su base spaziale e temporale, l'intero patrimonio informativo dei movimenti dei telefoni cellulari, superiori ai 2 km, nelle tre regioni più colpite dal Covid-19. Il tempo trascorso dall'adozione del lockdown dell'8 marzo al picco dell'infezione è stato tanto più breve quanto più radicale è stato l'abbattimento della mobilità: ha oscillato tra 9 giorni nelle province più fortemente colpite, come Cremona o Bergamo, a 25 giorni nelle aree con minor diffusione dell'infezione. Tenuto conto del periodo di incubazione del Sars-Cov-2 (circa 5 giorni) e del ritardo 'diagnostico' medio nella comunicazione ufficiale dell'esito del tampone, si può affermare come l'effetto del lockdown sull'interruzione della catena dei contagi sia stato praticamente immediato. "Abbiamo verificato - spiega Marco Vinceti docente di Igiene e Sanità Pubblica presso la Facoltà di Medicina di Unimore - come l'efficacia del lockdown sia stata di fatto istantanea nelle aree più colpite e dove la popolazione ha rispettato in misura maggiore il messaggio 'state a casa'".

Moduli per accessi a strutture ospedaliere e nuovi controlli per prevenzione covid

L’Ausl Romagna è al lavoro per recepire e dare applicazione alle indicazioni dell’ultima ordinanza della Regione Emilia Romagna mirata a prevenire e limitare al massimo la diffusione del contagio da Covid 19. L’ordinanza regionale prevede che le visite ai degenti in ospedale e agli ospiti di strutture residenziali per anziani e disabili, da parte di familiari o altri soggetti, richiedano la presentazione di un’autodichiarazione che attesti di non essere sottoposti al regime della quarantena o dell’isolamento fiduciario, né di essere rientrati da meno di 14 giorni da Paesi esteri di cui sopra. Ciò a tutela della sicurezza sai di chi è accolto in una struttura e dei relativi operatori, sia di chi vi entra.
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Si sposta l’età degli anziani: 73 anni

(da DottNet)  Nei "mitici anni '60" si diventava anziani al 65/o compleanno, ma oggi a questa età ci si sente e si è considerati ancora nel pieno del benessere psico-fisico, si può essere ancora inseriti nel mondo del lavoro o ci si può occupare attivamente dei propri interessi personali o familiari. Nel 1980 un uomo era anziano a 66 anni e una donna a 70, nel 2000 l'anzianità arrivava a 70 anni per gli uomini e 74 per le donne.

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Covid-19: Continuano le segnalazioni di danni neurologici

(da M.D.Digital)   Deliri, psicosi, infiammazioni al cervello e anche ictus. Sono i problemi neurologici riscontrati in pazienti lievemente colpiti da Covid-19 o in fase di recupero. L'allarme arriva da uno studio pubblicato su Brain nel quale i ricercatori dell'Institute of Neurology dell'University College London Hospital hanno rivelato un aumento di una condizione pericolosa, l’encefalomielite acuta disseminata (Adem), nei pazienti positivi al coronovirus durante la prima ondata di infezioni che ha colpito la Gran Bretagna. I casi sono aumentati da uno al mese prima della pandemia, a due o tre alla settimana in aprile e maggio, hanno sottolineato i neurologi.   I ricercatori hanno evidenziato come in alcuni di questi pazienti con Adem è possibile scoprire una grave neurologia ma in realtà il soggetto sembra soffrire si un interessamento del polmone. I ricercatori suggerisco  di prestare attenzione  a queste complicanze del coronavirus, con un invito rivolto soprattutto ai medici di base: se osservano nei pazienti problemi cognitivi, vuoti di memoria, affaticamento, intorpidimento o debolezza, dovrebbero discutere il caso con i neurologi.

(Paterson RW, et al. The Emerging Spectrum of COVID-19 Neurology: Clinical, Radiological and Laboratory Findings. Brain 2020; doi: 10.1093/brain/awaa240)

Il movimento aiuta davvero a vivere più a lungo

(da Univadis)   Nella popolazione statunitense adulta, il rispetto delle raccomandazioni pubblicate nel 2018 sui livelli di attività fisica si traduce in una riduzione della mortalità per tutte le cause e per cause specifiche.   I benefici sono presenti e comparabili con almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica da lieve a moderata e con almeno 75 minuti di attività intensa.  Andare oltre le soglie indicate dalle linee guida può portare benefici aggiuntivi.
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PEC: chi non la comunica all’Ordine potrebbe venire sanzionato

(da Odontoiatria33)  Agevolare ed incentivare la digitalizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie per rapportarsi con la Pubblica Amministrazione, ma anche nei rapporti tra imprese, professionisti e cittadini, è uno dei capisaldi del 'Decreto Semplificazioni' licenziato dal Governo, salvo intese, martedì 7 luglio   In merito alla “cittadinanza digitale” e allo sviluppo dei servizi digitali della PA, si legge all' Art.18 8 (Identità digitale, domicilio digitale e accesso ai servizi digitali) che ogni professionista è tenuto ad avere un indirizzo di PEC o domicilio digitale e, all' art. 29 del DL medesimo si prevede l'obbligo da parte degli Ordini Professionali di diffidare prima e sospendere dopo trenta giorni gli iscritti privi di PEC o domicilio digitale.    Il DDL in oggetto non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ma lo sarà molto presto, invitiamo pertanto i nostri iscritti ad attivarsi per comunicare prima possibile la loro PEC ai nostri Uffici e, nel caso ne siano sprovvisti, a procurarsene una.

Un anticorpo contro il mal di schiena

(da DottNet)  Scoperta l'efficacia di un anticorpo (monoclonale), il tanezumab, contro il mal di schiena in un maxi-studio mondiale condotto in 191 paesi su pazienti difficili, che non hanno tratto sollievo da altri farmaci come oppiodi e antinfiammatori non steroidei (FANS). È il risultato reso noto sulla rivista 'Pain', frutto della ricerca condotta da John Markman, della University of Rochester Medical Center (URMC). Il mal di schiena è la prima causa di disabilità nel mondo. Per molti pazienti si traduce in un calvario perché i farmaci non sono sempre efficaci, inoltre possono avere effetti collaterali e anche dare dipendenza come nel caso degli oppiodi.  Una terapia alternativa è pertanto agognata da comunità scientifica e pazienti. Il questo studio si è dimostrata l'efficacia del tanezumab (una somministrazione ogni due mesi) contro il mal di schiena: gli esperti pensano che il farmaco sortisca i suoi effetti riducendo il fattore di crescita NGF circolante nel sangue del paziente. "In futuro, i clinici potranno pesare i rischi di differenti approcci alla cura del mal di schiena, scegliendo tra chirurgia, oppiodi o FANS", e avendo come ulteriore alternativa anche l'anticorpo", afferma Markman.

1000 euro, niente detassazione. Medici ancora discriminati

(da enpam.it)  Parlamento e Governo hanno assestato l’ennesimo duro colpo a tutti i medici del nostro Paese che sono stati in prima fila nei drammatici mesi dell’emergenza Covid-19.    La Commissione Bilancio della Camera, per esigenze di tempo, motivazione che appare se possibile ancora più inaccettabile, ha deciso infatti di non esaminare l’emendamento al Dl Rilancio che intendeva detassare i contributi che, con proprie risorse, le Casse previdenziali private hanno erogato a favore dei propri iscritti per far fronte alla crisi seguita all’emergenza Coronavirus.
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