Enpam: “Via ai nuovi mutui per i giovani”

(da Enpam.it)   L’Enpam, l’Ente previdenziale di medici e dentisti, lancia i nuovi mutui destinati ai propri iscritti più giovani che non hanno ancora garanzie sufficienti per chiedere un mutuo alle banche. Gli elementi fondamentali di questa nuova offerta sono un tasso fisso all’1,7%, più basso rispetto agli anni passati, e limiti di reddito ancora più favorevoli.  In questo modo l’Enpam punta a sostenere i giovani camici bianchi nelle prime fasi cruciali della vita professionale e familiare: l’acquisto dello studio o della prima casa.
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Il medico può esercitare la professione in farmacia? Per il momento no, ma fino a quando?

(da Fimmg.org)  Telemedicina e diagnostica alla farmacia, assistenza domiciliare agli infermieri, piani terapeutici agli specialisti: sempre più numerosi nella rete sono gli interventi preoccupati dei medici di famiglia che vedono il proprio spazio clinico ridursi progressivamente.  E' di questi giorni la notizia di un possibile superamento della norma che vieta l'esercizio della professione medica in farmacia. E' intervenuta prontamente la FNOMCeO con una comunicazione da consultare cliccando qui

‘Io medico giuro’, campagna Fnomceo su sacrificio e valori durante emergenza Covid

(da Adnkronos Salute) - 'Io medico giuro': di curare tutti, senza discriminazione; che avrò cura di te, in ogni emergenza; che ti curerò senza arrendermi mai. Frasi legate ai valori richiamati nel Giuramento e nel Codice deontologico, alla base della campagna lanciata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), al via da oggi sui social e attraverso l'affissione di manifesti 6x3 nelle strade delle principali città italiane. "Valori che vengono messi in pratica sempre, ma che sono diventati drammaticamente evidenti durante l'emergenza Covid-19. Sono più di 170 i medici e gli odontoiatri che hanno perso la vita nel corso dell'epidemia", come ricorda il portale della Federazione, listato a lutto in loro memoria.

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Test sierologici per Covid-19, sensibilità e specificità fanno ancora discutere

(da Doctor33)   Secondo una revisione della letteratura pubblicata sul British Medical Journal, l'uso dei test sierologici che rilevano gli anticorpi contro Sars-CoV-2 non è supportato da una base di prove solida, e questo è particolarmente vero per i test point-of-care, cioè effettuati al di fuori di un laboratorio. «La comunità scientifica dovrebbe essere lodata per il ritmo con cui sono stati sviluppati nuovi test sierologici, ma la nostra recensione sottolinea la necessità di studi clinici di alta qualità per valutare questi strumenti» afferma Mayara Lisboa Bastos, del McGill University Health Centre di Montreal, e della State University of Rio de Janeiro, primo nome dello studio.     I ricercatori hanno valutato la letteratura disponibile sulla misurazione della sensibilità e della specificità di test anticorpali per Covid-19 rispetto a test di controllo. Su 40 studi idonei, la maggior parte (70%) proveniva dalla Cina, e il resto da Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Spagna, Svezia, Giappone e Germania. La metà degli studi non era stata sottoposta a peer review, e molti hanno presentato un rischio di parzialità. Solo quattro studi hanno incluso pazienti ambulatoriali e solo due hanno valutato test point-of-care. Ebbene, la sensibilità ha mostrato una variazione compresa tra il 66% e il 97,8% a seconda del metodo di test utilizzato, il che significa che tra il 2,2% e il 34% dei pazienti con Covid-19 non risultavano contagiati. Per quanto riguarda la specificità, essa variava dal 96,6% al 99,7%, a seconda del tipo di test utilizzato, il che significa che tra il 3,4% e lo 0,3% dei pazienti avrebbe ricevuto erroneamente indicazione di aver avuto la malattia. La sensibilità aggregata è risultata costantemente più bassa per i saggi immunoistochimici a flusso laterale (Lfia) rispetto ad altri metodi di test. Gli autori sottolineano che questo fatto assume un certo peso se si pensa che il test Lfia è il metodo point-of-care che viene preso in considerazione per i cosiddetti passaporti di immunità. «Sulla base dei nostri risultati, se un test Lfia venisse applicato a una popolazione con una prevalenza di Covid-19 del 10%, per ogni 1.000 persone testate, a 31 che non hanno mai avuto la malattia verrebbe erroneamente detto che sono immuni, mentre a 34 che avevano avuto Covid-19 verrebbe riferito che non sono mai state infettate» spiegano i ricercatori. La sensibilità aggregata è risultata inferiore con i kit di test commerciali (65%) rispetto ai kit non commerciali (88,2%), e nella prima e seconda settimana dopo l'insorgenza dei sintomi rispetto al periodo successivo alla seconda settimana.
(Bmj 2020. Doi: 10.1136 bmj.m2516   http://dx.doi.org/10.1136 bmj.m2516)

Nuova lista di malattie che aumentano rischi di Covid

(da DottNet)   L'età, ma anche l'aver avuto un trapianto d'organo o avere una forma di anemia falciforme sono tra le malattie che aumentano il rischio di avere una forma grave di Covid-19. A dirlo sono i Centers for diseases control (Cdc) che hanno aggiornato la lista delle patologie che possono dare più complicazioni.  Per quanto riguarda l'età, i Cdc hanno eliminato la soglia dei 65 anni, indicando semplicemente un'età più avanzata. Man mano che aumenta, cresce il rischio. Quanto alle altre malattie, la nuova lista comprende le malattie croniche renali, quelle polmonari croniche ostruttive, l'obesità, un sistema immunitario indebolito da un trapianto d'organo, patologie cardiache alle arterie coronarie, cardiomiopatie, insufficienze cardiache, diabete di tipo II e anemia falciforme. Con queste integrazioni, aumenta la platea delle persone più a rischio, visto che negli Usa si stima che il 60% degli adulti abbia almeno una malattia cronica. Altre patologie che possono aumentare le probabilità di una forma grave di Covid-19, secondo i Cdc, sono l'asma, l'ipertensione, demenza e ictus. Qualsiasi attività che implica il contatto con altre persone ha qualche grado di rischio ora, concludono, e sapere chi è più suscettibile a forme gravi, può aiutare a prendere decisioni informate.

I rischi della telemedicina ai tempi del Covid. L’esperto: «Possibili sanzioni, problemi deontologici e richieste di risarcimento»

(da SanitàInformazione.it)    Sanzioni economiche, problemi deontologici e possibili richieste di risarcimento. Sono questi i rischi a cui va incontro il medico che utilizza strumenti di telemedicina non conformi al regolamento europeo sul trattamento dei dati personali. Da quando camici bianchi e pazienti sono stati “allontanati” gli uni dagli altri dal lockdown conseguente alla diffusione su larga scala del Covid-19, la medicina a distanza, fino ad ora una forma residuale dell’attività del professionista sanitario, è diventata la principale forma di consulto medico. Un’emergenza di questa portata, così improvvisa e imprevedibile, ha dunque costretto i medici a cambiare radicalmente il proprio modo di approcciarsi al lavoro. E i rischi conseguenti a questo repentino mutamento non sono pochi. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Ciro Galiano, dello studio legale “De Berardinis e Mozzi”

Avvocato Galiano, quali rischi corre, a causa di un uso non corretto della telemedicina, il paziente?    «A causa del Covid per i medici si è venuta a creare la necessità di implementare le possibilità di utilizzo dei canali telematici per prestare assistenza medica. Non si tratta ovviamente di una modalità di assistenza nuova, ma è chiaro che oggi parliamo di un elemento principale, fondamentale, e lo sarà ancora per diversi mesi. Il rischio per il paziente attiene all’eventuale mancata accortezza da parte del medico nell’utilizzo di strumenti idonei a garantire un livello adeguato di protezione dei dati personali. Il medico potrebbe non adottare tutte le accortezze necessarie, e i dati del paziente potrebbero essere persi oppure rubati da qualche altro soggetto, il cosiddetto terzo uomo. Si rischia dunque una condivisione illecita dei dati da parte di soggetti non identificati».

E presumibilmente malintenzionati…    «Si tratta di un rischio che attiene a tutti i trattamenti di dati, non solo quelli sanitari. Nello specifico, il medico è il titolare del trattamento dei dati personali dei suoi pazienti, e come tale deve ottemperare alle norme sulla protezione dei dati personali previste dal regolamento europeo n. 679 del 2016. Ora, è chiaro che il medico era abituato a ricevere il proprio paziente presso il suo ambulatorio, cosa che poi non ha più potuto fare. Penso soprattutto ai camici bianchi che gestiscono malattie croniche o situazioni di tipo psichiatrico, dove sono necessari controlli periodici. Per non lasciare da solo il paziente anche nel periodo di isolamento, il medico avrà fatto dei consulti telematici attraverso, magari, piattaforme di comunicazione che ormai conosciamo tutti e che in questo periodo si sono diffuse tantissimo. Immagino che molti medici, presi alla sprovvista da questa situazione, abbiano dovuto adeguarsi anche con mezzi un po’ più improvvisati e “casalinghi”, come il pc personale (che magari è condiviso da altri membri della famiglia), sistemi antivirus non aggiornati e piattaforme di messaggistica. È chiaro che, una volta passato il primo momento emergenziale, in cui è assolutamente comprensibile che ci sia stata una attuazione meno vigorosa delle normative sui dati personali, risulti opportuno che oggi, in una situazione più “strutturata”, il medico cominci a pensare al corretto adeguamento dei propri strumenti. Oltre questo, è necessario fornire una nuova informativa ai propri pazienti, informarli su come vengono utilizzati e trattati i dati attraverso questi strumenti informatici. Prima di farlo, però, sarebbe opportuno mapparli e verificare l’adeguamento di questi strumenti alle normative vigenti, al fine di garantire che i dati non vadano persi».

Cosa rischia il medico se non si adegua?   «Il medico potrebbe andare incontro ad un controllo da parte dell’autorità garante, magari su reclamo di un paziente, con successiva sanzione amministrativa di diverse migliaia di euro. Ma ci sono anche altri tipi di problemi: prima di tutto, la perdita e la diffusione dei dati, anche se solo per incuria e non per colpa, possono determinare una violazione degli obblighi deontologici del professionista, che rischierebbe di non essere in grado di mantenere il segreto professionale. Quindi vedo un rischio anche dal punto di vista deontologico nei confronti dell’ordine di appartenenza. In più c’è da considerare che la perdita o il non corretto trattamento dei dati del paziente fa sì che lo stesso subisca un danno e che questi possa chiedere, davanti ad un giudice ordinario, un risarcimento. Poniamo che vengano pubblicati tutti i dati dei pazienti di un determinato medico perché qualcuno è entrato in possesso del suo database. Ovviamente il singolo paziente potrebbe avviare un’azione di risarcimento danni. Si tratta di un ulteriore aspetto che non può essere sottovalutato».

Il tutto in un momento già di per sé non facile per la classe medica.    «Si tratta di una serie di problemi che vanno ad aggiungersi a quelli che i professionisti sanitari subiscono già da diverso tempo. Pensiamo, ad esempio, alle continue cause per malpractice. È un elemento di rischio in più che ancora non si vede con nettezza, ma che potrebbe fare molti danni».

Dal superlavoro all’ipotiroidismo, la teoria trova conferma

(da M.D.Digital)  L'ipotiroidismo era più di 2.5 volte più diffuso tra i soggetti adulti che lavoravano tra le 53 e le 83 ore settimanali rispetto a quelli che lavoravano dalle 36 alle 42 ore settimanali. Inoltre, coloro con orari di lavoro più lunghi avevano una  probabilità di ipotiroidismo più alta del 46% per ogni 10 ore aggiuntive di lavoro a settimana: è quanto emerge dai dati accettati per la presentazione al meeting annuale della Endocrine Society e pubblicati su Thyroid.  L'impatto negativo sulla salute dei lunghi orari di lavoro è ben confermato in relazione alle malattie cardiovascolari e ora si aggiungono  crescenti evidenze epidemiologiche di una associazione tra lunghi orari di lavoro ed effetti  negativi sulla salute mentale e metabolica, con conseguenze quali diabete mellito, obesità, sindrome metabolica, affaticamento e sintomi depressivi. L'ipotiroidismo è associato a molte altre malattie, tra cui la malattia cardiovascolare aterosclerotica, l'insufficienza cardiaca congestizia, il diabete mellito, l'obesità, la sindrome metabolica, l'affaticamento e la depressione, che hanno grandi sovrapposizioni con esiti di salute legati al superlavoro.

Gli autori di questo nuovo studio  hanno valutato i dati sull'orario di lavoro e sulla funzione tiroidea di 2.160 adulti (età media, 42.4 anni; fascia di età, 33-52.1 anni; 69.9% uomini) che lavoravano fra le 36 e le 83 ore a settimana e che non avevano una storia di malattia tiroidea. Sono stati considerati eutiroidei i soggetti con un livello sierico di Tsh compreso tra 0.62 mIU/L e 6.86 mIU/L e un livello di tiroxina libera compreso tra 0.89 ng/mL e 1.76 ng/mL.

La maggior parte della popolazione in studio è risultata eutiroidea (94.94%); lo 0.05% aveva ipotiroidismo manifesto, il 2.1% un ipotiroidismo subclinico, il 2.75% aveva ipertiroidismo subclinico e lo 0.16% un ipertiroidismo manifesto. La settimana lavorativa mediana era di 47.1 ore con il 15.4% della coorte che svolgeva attività a turni.  I lavoratori con ipotiroidismo hanno accumulato più ore settimanali rispetto ai lavoratori eutiroidei (p=0.032) e una percentuale maggiore di lavoratori con ipotiroidismo (64.8%) aveva  una settimana lavorativa più lunga di 48 ore rispetto ai lavoratori eutiroidei (43.2%) e a quelli con ipertiroidismo ( 52.4%; p=0.024). Nei soggetti ipotiroidei, il 3.6% lavorava tra le 53 e le 83 ore settimanali, mentre l'1.4% lavorava dalle 36 alle 42 ore settimanali. L'OR rettificato per l'ipotiroidismo e le ore di lavoro più lunghe è stato 1.46  per un aumento di 10 ore alla settimana.

(Young Ki Lee,et al. Long Work Hours Are Associated with Hypothyroidism: A Cross-Sectional Study with Population-Representative Data .  Thyroid 2020; https://doi.org/10.1089/thy.2019.0709)

REGIONE EMILIA ROMAGNA: PROROGA DELLE ESENZIONI TICKET

PROROGA DELLE ESENZIONI TICKET

La Regione Emilia Romagna ha prorogato la scadenza di alcune esenzioni. in particolare sono state prorogate al 31 ottobre 2020 le esenzioni dal pagamento ticket E02 (per disoccupazione) ed E99 (per i lavoratori colpiti dalla crisi) in scadenza il 30 giugno 2020. Resta sempre in carico al cittadino verificare se continuano a sussistere i requisiti che ne concedono il diritto. Al venir meno degli stessi, si ricorda che è comunque necessario procedere alla revoca dell’esenzione anche attraverso il FSE. Sono prorogate inoltre, di 210 giorni, tutte le esenzioni per patologia cronica e invalidante, malattia rara ed invalidità, in scadenza tra il 1° luglio 2020 e 31 gennaio 2021. Per ulteriori informazioni sulle esenzioni dal ticket, e sui tetti massimi di reddito, si può contattare il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale 800 033033 , dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18; il sabato e i prefestivi dalle 8.30 alle 13.  

Per il 62% degli italiani servirà un supporto psicologico

(da DottNet)   Il 62% degli italiani pensa che avrà bisogno di un supporto psicologico per affrontare il ritorno alla normalità, dopo i due mesi di lockdown per l'emergenza pandemica da Covid-19. Tale necessità in chi vive in coppia è doppia rispetto a chi vive in famiglia, e anche i single esprimono un bisogno di supporto psicologico superiore del 12% rispetto a chi vive in famiglia. Questi alcuni dei dati di un'indagine sulla popolazione italiana condotta dall'Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (CNOP).   Non solo la paura del contagio, dunque, ma anche le restrizioni e le preoccupazioni per il futuro. Ad oggi, 8 italiani su 10 ritengono che il ricorso allo psicologo possa aiutare a gestire questa fase 2 e vogliono che il sistema pubblico assicuri assistenza psicologica. Le donne e i giovani ritengono più degli uomini che serva uno psicologo per superare questo momento.  In particolare, ci sono dei luoghi "cardine" in cui la quasi totalità degli italiani richiede a gran voce la presenza di psicologi, e sono in particolare gli ospedali (90%), le strutture per anziani (87%), i servizi sociali (84%), in aiuto ai medici di famiglia e nell'assistenza domiciliare (79%), in aiuto agli studenti (73%), nei luoghi di lavoro (72%). Il 62% degli italiani pensa dunque che avrà bisogno di un supporto psicologico per affrontare la normalità.    Un numero molto elevato, considerando che nelle ricerche precedentemente svolte solo il 40% degli italiani dichiarava di essersi rivolto a uno psicologo per sé o per altri membri della propria famiglia. Tale necessità in chi vive in coppia è doppia rispetto a chi vive in famiglia, e anche i single esprimono un bisogno di psicologia superiore del 12% rispetto a chi vive in famiglia. È interessante rilevare che 7 italiani su 10 pensano che ci debbano essere anche delle strategie di prevenzione psicologica a livello collettivo, aspetto che in passato era ritenuto importante solo da 2 italiani su 10.   "A questa voce così forte che arriva dagli italiani, si è anche unito il Parlamento che con Ordini del Giorno di Camera e Senato, fatti propri dal Governo, ha auspicato un rafforzamento dell'assistenza psicologica", sottolinea il Presidente nazionale dell'Ordine Psicologi, David Lazzari. Tuttavia, aggiunge, "noi siamo molto preoccupati, perché a fronte di questo bisogno così chiaro, le risposte tardano ad arrivare. Ci sono state altre priorità ma ora è il momento. Gli Psicologi hanno messo in campo una straordinaria mobilitazione di solidarietà, il più recente esempio è il numero verde del Ministero della Salute, ma ora serve un programma pubblico coerente e coordinato".   Da qui alcune proposte tecniche precise al Governo: "attuare le richieste del Parlamento, attivare misure collettive mirate di prevenzione e promozione, dare alle fasce più a rischio ed economicamente fragili dei bonus per ricorrere agli interventi psicologici presso i liberi professionisti". Per ogni settimana che passa senza fare nulla, conclude Lazzari, "i problemi si aggravano, con ricadute sulla salute, sulla tenuta sociale e sui costi".

Mancato reddito per lockdown, Enpam estende il bonus. Ecco le categorie coinvolte

(da Doctor33)   Arrivano mille euro al mese per tre mesi a tutti i liberi professionisti iscritti Enpam in ritardo con il versamento dei contributi (ma in fase di "ripiano"), o a chi nel 2018 ha sospeso l'attività causa gravidanza, malattia o infortunio. Una novità che la Fondazione, in attesa degli ok ministeriali su ulteriori agevolazioni agli iscritti, inaugura impiegando risorse proprie. Ribattezzato "Enpam +", il bonus è riservato a giovani liberi professionisti iscritti in quota B dal 2019, pensionati ex contribuenti in quota B, e professionisti fin qui esclusi dalla prima versione del Bonus da mille euro stanziato per l'emergenza Covid-19. Potranno farsi avanti gli iscritti che hanno registrato un calo del fatturato di oltre il 33% rispetto agli ultimi 3 mesi del 2019; chi ha ripreso l'attività nel 2019 e ha prodotto un reddito superiore al limite già coperto dalla quota A; chi nel 2018 ha prodotto un reddito inferiore al limite già coperto dalla Quota A (anche chi per via delle spese sostenute ha abbattuto il reddito imponibile); chi ha saltato la Quota B relativa al reddito 2018 a patto saldi prima della presentazione della domanda per il bonus Enpam; chi sta pagando le rate delle sanzioni, a patto sia in regola con le scadenze; chi non è in regola con i contributi per un'annualità, se ha chiesto all'Enpam di regolarizzare la sua situazione; chi sta regolarizzando la sua posizione e paga la prima rata. Saranno circa 31mila i nuovi titolati all'agevolazione: si aggiungono ai circa 60mila camici che hanno già ricevuto il Bonus Enpam da mille euro. Quest'ultimo, erogabile al massimo per 3 mesi e fino a 1000 euro mensili - da non confondere con il bonus statale da 600 euro per marzo aprile maggio 2020 ma con esso cumulabile - va a tutti i medici e odontoiatri in libera professione che tra il 21 febbraio e la data della domanda hanno registrato un calo di fatturato superiore al 33% rispetto a ottobre-novembre-dicembre 2019. Sia nel bonus "Enpam" sia nel bonus "Enpam+", i mille euro arrivano a chi contribuisce ad aliquota intera (17,50%): chi versa meno deve aspettarsi indennizzi proporzionati. L'esborso della Fondazione per i bonus fin qui è stato pari a circa 140 milioni di euro. «Si tratta di uno sforzo straordinario - sottolinea il presidente Alberto Oliveti - che conferma una volta di più quanto la Fondazione voglia essere vicina e a supporto di medici e odontoiatri che stanno risentendo in maniera drammatica della crisi Covid-19». Le domande sono state aperte ieri 25 giugno e vanno inoltrate dall'area riservata del sito della Fondazione. Accanto ai bonus "Enpam" ed "Enpam+", la Fondazione eroga un sussidio di 82,78 euro al giorno (intorno ai 2500 euro mensili, importo analogo all'assegno erogato in caso di calamità) a medici e odontoiatri costretti a interrompere l'attività a causa di quarantena disposta dall'autorità sanitaria grazie al via libera ottenuto ad aprile dai ministeri vigilanti di Economia e Lavoro. Tale provvisione è incompatibile con il bonus Enpam da 1000 euro, con l'indennità per malattia o infortunio e con l'indennità per gravidanza a rischio. La Fondazione ha anche deciso, lo scorso marzo, il rinvio al 30 settembre, per sei mesi, dei versamenti delle Quote A e B e del contributo del 2% delle società accreditate con il Servizio sanitario nazionale. Sono state prorogate pure le rate di riscatti e ricongiunzioni, quelle dei mutui Enpam e i contributi dovuti per sanzioni o versamenti omessi. Si attende ora l'ok dei ministeri vigilanti per consentire ai soli liberi professionisti puri con calo del reddito importante causa Covid-19 di chiedere all'Enpam un anticipo della pensione maturata sulla Gestione "Quota B". Su un altro fronte, per i professionisti convenzionati iscritti ai fondi speciali che hanno contratto il Covid vigono le indennità di norma fruite in caso di malattia. I decreti legge però equiparano il contagio a malattia professionale e l'ordinamento tende a far aprire in tali casi ai lavoratori una pratica con l'Inail, istituto al quale però fin qui i medici convenzionati non sono iscritti. E' in atto un tavolo per dirimere la questione con Fnomceo e Inail stesso.

 

ENPAM: Attesa finita per il Bonus Enpam +

Giovani, pensionati e professionisti in ritardo con i contributi, rimasti esclusi dal Bonus Enpam di mille euro per il Covid-19, possono da oggi fare richiesta del nuovo Bonus Enpam +. Anche in questo caso l’importo del sussidio è sempre pari a 1000 euro per tre mesi per chi ha scelto di versare con l’aliquota piena. I professionisti che hanno pagato in misura ridotta, invece, riceveranno un importo proporzionale a quanto versato. Continua 

Covid-19, le linee guida per il primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare

(da Doctor33)   Soccorrere le persone colpite da arresto cardiaco e garantire una protezione adeguata dal contagio per i soccorritori soprattutto in casi specifici come nelle vittime di annegamento e nei bambini; questo l'obiettivo delle linee guida per il primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare durante la pandemia di Covid-19 pubblicate da Italian Resuscitation Council (Irc). Tali indicazioni, sono particolarmente rilevanti anche in relazione alla riapertura delle spiagge, degli stabilimenti balneari e delle piscine, e riprendono e adattano alla realtà italiana il vademecum diffuso a livello internazionale dallo European Resuscitation Council (Erc).

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Quota 100, i medici potranno cumulare i redditi da lavoro

(da DottNet)   Estesa il diritto di cumulo dei redditi da lavoro con la pensione anticipata “quota 100”. Il personale medico e sanitario potrà continuare a svolgere liberamente incarichi di lavoro durante il periodo di emergenza sanitaria.   Lo chiarisce l’Inps con la circolare numero 74 del 22 giugno 2020  (https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDoc.aspx?sVirtualURL=%2fCircolari%2fCircolare%20numero%2074%20del%2022-06-2020.htm)  con la quale si specifica che il personale sanitario e dirigente medico in pensione con quota 100 potrà cumulare interamente il reddito da pensione con quello derivante dallo svolgimento di incarichi di lavoro autonomo, anche tramite collaborazioni coordinate e continuative, nell’ambito del contrasto all’emergenza da coronavirus.

Evidenze Scientifiche Covid-19: una raccolta di articoli gratuiti

Ringraziamo la Dottoressa Marta Milandri, responsabile della Servizio Aziendale di Documentazione Biomedica, Giuridica e Tecnica della Ausl Romagna, per averci messo a disposizione questo file .PDF con una interessantissima selezione di link dedicati alle evidenze scientifiche sul CORONAVIRUS COVID-19 tutti in rete, ad accesso gratuito, dalle più autorevoli e prestigiose riviste internazionali, da gruppi editoriali e da società scientifiche.

Consulta il file

 

Corsi FAD FNOMCeO attivi fino al 31 dicembre 2020

La Commissione nazionale per la formazione continua ha adottato, nella riunione del 10 giugno u.s., una delibera con la quale il termine del 31 dicembre 2020 riconosciuto ai professionisti sanitari per il recupero del debito formativo relativo al triennio 2017 - 2019 nonché per lo spostamento dei crediti maturati per il recupero del debito formativo relativamente al triennio formativo 2014 - 2016, è stato prorogato alla data del 31 dicembre 2021. Si allega elenco corsi FAD FNOMCeO attivi fino al 31 dicembre 2020 Corsi FAD FNOMCeO

Varate le linee guida per la parodontite

(da DottNet)   La parodontite è una malattia cronica complessa e come tale va trattata, con un approccio olistico che includa sia un cambiamento di stili di vita da parte del paziente, sia terapie adeguate, mirate e basate su solide evidenze scientifiche, e successivamente cure di supporto per la prevenzione secondaria.    È il cuore delle linee guida mondiali per il trattamento della parodontite, le più rigorose ad oggi, perché coniugano l'evidenza scientifica con l'esperienza clinica che rende possibile tradurle in pratica, spiega all'ANSA Maurizio Tonetti dell'Università di Hong Kong e della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIDP).

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Precisazioni su prescrizione del farmaci AVK ai sensi della Nota 97

Gentilissimi, ad integrazione di quanto riportato in nota a firma della DG CPSW, si specifica che relativamente ai farmaci AVK la compilazione della scheda da parte dei MMG è richiesta al momento solo per i nuovi pazienti, in attesa di consolidare il percorso e di avere a disposizione uno strumento di registrazione elettronico. Grazie e cordiali saluti

Valentina Solfrini

Professional Area Farmaco e Dispositivi Medici

Servizio Assistenza Territoriale

Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare

Regione Emilia-Romagna

valentina.solfrini@regione.emilia-romagna.it

Coronavirus: gruppo sanguigno “A” piu’ a rischio, gruppo “0” più protetto, Bicocca in studio internazionale

(da Fimmg.org e AdnKronos salute)   Super-archivio italiano 'Storm' su pazienti Covid-19 alla base di un articolo Nejm, gruppo 0 più protetto. Avere un gruppo sanguigno piuttosto che un altro può fare la differenza quando ci si ammala di Covid-19: il gruppo A è associato a un rischio più alto di sviluppare l'infezione in forma grave, mentre il gruppo 0 è correlato a un pericolo più basso.  E' quanto emerge da uno studio pubblicato sul 'New England Journal of Medicine', un lavoro internazionale che parla italiano. Nella ricerca ha avuto infatti un ruolo chiave l'università degli Studi di Milano-Bicocca, insieme all'Asst di Monza, con il super-archivio 'Storm' che raccoglie dati clinici, diagnostici, terapeutici e campioni biologici dei pazienti contagiati da coronavirus Sars-CoV-2 ricoverati all'ospedale San Gerardo di Monza e al presidio di Desio. Il progetto Storm (Studio osservazionale sulla storia naturale dei pazienti ospedalizzati per Sars-CoV-2) - coordinato da Paolo Bonfanti, professore associato di Malattie infettive in Bicocca - è dunque alla base dell'articolo che sul 'Nejm' mette nero su bianco il legame fra gruppi sanguigni e criticità di Covid-19, frutto di una collaborazione tra centri di ricerca clinica italiani e spagnoli e genetisti tedeschi e norvegesi.   "Covid-19 - sottolineano da Bicocca e San Gerardo - è un'infezione grave che ha causato centinaia di migliaia di morti e di cui ancora poco si conosce, sia degli aspetti patogenetici sia dei fattori correlati a un'evoluzione più grave della malattia e a una maggiore suscettibilità" a svilupparla. "Da qui l'importanza dei cosiddetti 'Genome Wide Association Study (Gwas)', studi genetici in cui viene analizzato tutto il genoma del numero più ampio possibile di persone affette da una particolare patologia per determinare se specifiche varianti genetiche si associno a sottogruppi particolari di pazienti, come ad esempio a quelli con la malattia più aggressiva e progressiva". Nella ricerca che appare oggi sul 'Nejm' sono state analizzate le sequenze geniche di 1.610 pazienti Covid ricoverati in 3 ospedali italiani e 4 spagnoli, tutti con insufficienza respiratoria, e in 2.205 persone senza malattia (gruppo controllo). Il risultato principale dello studio è appunto "una forte associazione tra gruppi sanguigni AB0 e la tendenza ad avere un quadro clinico più severo. Il lavoro - riferiscono gli studiosi - dimostra che il gruppo sanguigno 0 è associato a un rischio più basso di sviluppare un'infezione clinicamente grave, mentre il gruppo sanguigno A è associato a un rischio più elevato". "Le ragioni alla base di questo differente profilo di rischio saranno da approfondire con studi dedicati - sottolineano gli autori italiani - ma i risultati dello studio pongono un tassello importante verso la comprensione dei meccanismi patogenetici di una malattia la cui complessità costituisce una delle sfide più importanti della medicina moderna".

Fase 3, Balzanelli (Sis 118): serve un fascicolo sanitario nazionale

(da Doctor33)   «Evitiamo di costruire una "babele sanitaria" ed espandiamo in modo funzionale i moduli delle Centrali operative del 118 esistenti, senza crearne altre aggiuntive»: a chiederlo è Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società italiana sistemi (Sis) 118, che nei giorni scorsi ha presentato alcune proposte nell'audizione bicamerale "Semplificazione dell'accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale". Balzanelli spiega di aver messo in evidenza tre punti chiave: «Oltre alla necessità di semplificare, anziché duplicare le funzioni già esistenti nelle Centrali operative, è necessario tornare a un numero unico di emergenza; inoltre si chiede di creare un fascicolo sanitario elettronico nazionale, di sintesi estrema, che possa essere messo a disposizione del 118». «La Centrale 118 è l'unica sempre attiva h24, ed è alle prese con un numero altissimo di richieste - approfondisce Balzanelli -. Attualmente siamo già dotati di sistemi tecnologici avanzati e di grandi strutture, espandiamo i software e utilizziamo quelli, in modo da avere tutto sotto un'unica regia». Il presidente Sis non ritiene efficace la proposta già in campo, che prevede la creazione di nuove e diverse centrali operative di tele-medicina, di tele-monitoraggio, di tele-assistenza dei pazienti con Covid-19 in regime di isolamento, per pazienti cronici affetti da polipatologie clinicamente compromessi, per tele-consulto sulle acuzie minori, per i servizi di continuità assistenziale, secondo Balzanelli «comporterebbe una spesa ulteriore per gli italiani e una dispersione di servizi». Secondo punto focale è il ripristino dell'accesso diretto al Sistema di emergenza sanitaria territoriale mediante il numero 118. «La tragica esperienza di Covid-19 ha dimostrato la più assoluta inutilità e pericolosità di un doppio passaggio tra Centrali Operative per chi si trova in imminente pericolo di vita» commenta Balzanelli. Anche il fascicolo sanitario elettronico, condiviso a livello nazionale, per Balzanelli rappresenta un bene prezioso per il soccorso. «Dal momento che il 118 si occupa di condizioni del paziente in grave stato di necessità, deve essere elaborato un fascicolo essenziale elettronico, di estrema sintesi, che possa essere messo a disposizione del 118 in tutta Italia. Grazie alle informazioni condivise, in deroga alla legge sulla privacy, si potrebbe impostare subito una terapia in stato di emergenza». Balzanelli, a fronte della sua esperienza sul campo, ha avanzato richieste chiare che si augura trovino ascolto da parte delle Istituzioni: «Come Sis 118 riteniamo che la sanità debba proporre soluzioni chiare, trasparenti e inattaccabili dal punto di vista tecnico. Proseguiremo su questa strada informando e sensibilizzando anche i cittadini». Per quanto riguarda le misure di primo soccorso, da applicare ad esempio in spiaggia, l'epidemia Covid-19 ha cambiato anche le procedure necessarie per l'ostruzione delle vie aree e quelle per arresto cardiaco o annegamento: le manovre di rianimazione, infatti, possono esporre al contagio. Il messaggio che lancia il presidente nazionale del Sis 118 è che «la pandemia non deve scoraggiare i soccorritori occasionali dal mettere in pratica le manovre rianimatorie di primo soccorso; non poter effettuare la respirazione bocca a bocca non è un problema: già nel 2015 a livello mondiale è stato dimostrato che un massaggio cardiaco di buona qualità favorisce una ventilazione e un'ossigenazione del sangue adeguata». «Quello che auspico - aggiunge - è che i defibrillatori diventino obbligatori in tutti i lidi balneari, ma anche sul trasporto pubblico, nelle scuole e che vengano introdotti anche nei condomini». Balzanelli, come molti altri, teme che in inverno una nuova ondata di infezione si possa ripresentare: «Covid-19 risente favorevolmente del caldo e delle alte temperature che asciugano le droplet, e quindi nei Paesi dove il caldo è più secco in questo momento il problema è attenuato. In Brasile, ad esempio, c'è molta umidità e per questo il virus sta dilagando». Proprio per proteggersi dalle droplet, le goccioline emesse nel parlare e che possono trasportare il virus, il medico del 118 consiglia: «Utilizzate le visiere. Costano poco e consentono di proteggere gli occhi. Ce ne sono alcune molto sottili: si respira meglio rispetto alle mascherine e proteggono in maniera migliore».
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