Lo sbiancamento deve sempre essere effettuato con la supervisione di un dentista
(da Odontoiatria33) L’allarme è arrivato dal web e dalle ricerche di Google che hanno recentemente indicato che lo sbiancamento dentale è una delle ricerche sui trattamenti dentali più effettuato dagli spagnoli. Per questo motivo, si legge in una nota, il Consejo General de Dentistas si è attivato per ricordare alla popolazione che questo è un trattamento sanitario che va effettuato su indicazione e sotto la supervisione di un dentista abilitato. Prima di effettuare o prescrivere uno sbiancamento dentale, commenta il presidente Oscar Castro, “il dentista effettua una visita e valuta la situazione orale e gli eventuali problemi gengivali”. Presidente del Consejo General che evidenza come l’utilizzo dei prodotti per lo sbiancamento ad uso professionale prevedono precisi protocolli diagnostici ed accurati programmi di visite di controllo. Presidente Castro che mette poi in guardia i pazienti “dall’ossessione” dei denti bianchi a tutti i costi e dei rischi per la salute, soprattutto se vengono utilizzate tecniche fai da te o prodotti potenzialmente pericolosi se non utilizzati da un professionista abilitato.
Radiazioni a radiofrequenze e tumori: l’Isde critica l’analisi dell’Iss
(da M.D.Digital) L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha recentemente pubblicato il rapporto “ISTISAN 19/11” (“Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”). Tale documento afferma che “l’uso comune del cellulare non sia associato all’incremento del rischio di alcun tipo di tumore cerebrale”, pur attribuendo “un certo grado d’incertezza riguardo alle conseguenze di un uso molto intenso… agli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato da bambini e di un’eventuale maggiore vulnerabilità a questi effetti durante l’infanzia”. Gli autori del rapporto ritengono che le evidenze disponibili, comprese quelle recenti su modelli animali, “non giustificano modifiche sostanziali all’impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute”. L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente - Isde Italia ha esaminato in dettaglio il rapporto ISTISAN evidenziandone limiti e inadeguatezze e non condivide le conclusioni né la metodologia adottata nell’elaborazione del rapporto. Il Presidente del Comitato Scientifico Isde, Dott. Agostino Di Ciaula e il Prof. Benedetto Terracini già Professore di Epidemiologia dei tumori all’Università di Torino, hanno promosso un appello, pubblicato sulla piattaforma Change.org, con il quale si chiede all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero della Salute di ritirare il documento e di rielaborarlo considerando in maniera adeguata tutte le evidenze scientifiche disponibili. “Ai fini della prevenzione primaria e della tutela della salute pubblica – dichiara il dottor Agostino Di Ciaula, Presidente del comitato scientifico di Isde – non appare giustificabile ignorare o sottovalutare ciò che già sappiamo e declassificare come irrilevante ciò che ancora non sappiamo. Questo potrebbe trasformarsi in un’inaccettabile rilevazione e quantificazione a posteriori di danni altrimenti evitabili.” “Nelle conclusioni si parla timidamente di incertezze scientifiche – dichiara il professor Benedetto Terracini - ma si evita di esplicitare la sostanza di tali incertezze e non si propone quale utilizzo farne a fini di prevenzione primaria, data l’affermata maggiore vulnerabilità dei bambini, alla quale sarebbe da aggiungere quella verosimile delle donne in gravidanza, e dei soggetti elettrosensibili”.
Obesità e cancro: se la verità offende, meglio cambiarla?
(da Focus.it) Una importante organizzazione non profit per la ricerca sul cancro, 'Cancer Research UK', è stata sommersa da critiche sui social per una recente campagna pubblicitaria un pò controversa: una serie di cartelloni che mostrano pacchetti di sigarette con stampata la scritta "obesity is a cause of cancer too" (anche l'obesità è una causa del cancro) al posto delle tradizionali frasi antifumo. La questione di fondo è stata quel puntare il dito contro l'obesità, condizione peraltro sempre più diffusa, e non solamente nei paesi anglosassoni. L'organizzazione si difende dati alla mano: "in Gran Bretagna, gli obesi sono il doppio dei fumatori. La nostra campagna mette in relazione il fumo e l'obesità solamente per mostrare come un cambiamento potrebbe aiutare le persone ad avere abitudini più sane, non per paragonare il tabacco al cibo", si legge nel comunicato di Cancer Research UK (https://www.cancerresearchuk.org/about-us/cancer-news/press-release/2019-07-03-obese-people-outnumber-smokers-two-to-one) che, sul tema dell'obesità, riporta numerosi collegamenti a statistiche e siti istituzionali. I dati sono inoppugnabili, ma non sono bastati a salvare l'organizzazione da pesanti accuse di fat shaming. Gli inglesi chiamano fat shaming, espressione che traduciamo liberamente in grassofobia il deridere una persona perché è grassa, una "branca" del 'body shaming' (deridere una persona per il suo aspetto fisico). In Francia è un fenomeno così diffuso (ne sono vittima quasi sei milioni di persone) che nel 2017 è stata istituita una giornata di "lotta alla grassofobia" che ha per paladina Gabrielle Deydier, 150 kg di peso per 1,53 di altezza, autrice di 'One ne nait pas grosse' (non si nasce grassi). Stando a quanto racconta Gabrielle, i nostri cugini d'Oltralpe sarebbero alquanto prevenuti verso gli obesi: la donna racconta le sue difficoltà per trovare un lavoro, gli insulti nei negozi, le prese in giro dei colleghi, i commenti di cattivo gusto di un ginecologo che le consiglia una visita dal veterinario. Comunque si vogliano chiamare in italiano, fat shaming e body shaming sono comportamenti inaccettabili, profondamente scorretti. È però altrettanto sbagliato fare finta che il problema dell'obesità non esista: se il sovrappeso può forse essere frutto di cattive abitudini che si possono correggere, l'obesità è decisamente una malattia, una patologia eterogenea e multifattoriale, al cui sviluppo concorrono fattori sia ambientali sia genetici. Secondo l' 'Obesity Monitor 2019, il rapporto presentato quest'anno in occasione del primo summit italiano sull'obesità, organizzato dall' Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO), le persone obese in Italia sono il 10,8% della popolazione (il 13% nel mondo), le persone in sovrappeso il 34,1% (il 39% nel mondo). Nell'introduzione al rapporto si legge: A livello mondiale, l'Organizzazione mondiale per la Sanità stima che circa il 58% del diabete mellito, il 21% della malattie coronariche e quote comprese tra l'8 e il 42% di certi tipi di cancro sono attribuibili all'obesità. (http://www.ibdo.it/pdf/OBESITY-REPORT-2019.pdf) Che cosa dobbiamo dunque rimproverare a Cancer Research UK? A posteriori, forse un po' di sensibilità in più non avrebbe guastato (anche se il medico pietoso fa la piaga purulenta, recita il proverbio), ma certo non di avere nascosto la verità.
Ipertensione “da camice bianco” pericolosa nel lungo periodo
(da Univadis) Una revisione sistematica ha incluso 27 studi osservazionali (64.000 partecipanti), la cui metanalisi ha indicato, dopo 3–19 anni di follow-up, ha concluso che che i soggetti con ipertensione “da camice bianco” (white coat hypertension, WCH) esclusiva e non trattata possono, nel lungo periodo, presentare un rischio relativo maggiore di eventi cardiovascolari maggiori (major cardiovascular event, MCVE), mortalità per tutte le cause (all-cause mortality, ACM) e mortalità CV rispetto ai soggetti normotesi. Tuttavia, questi rischi non erano più alti nei pazienti ipertesi con “effetto da camice bianco” trattato (aumento della pressione arteriosa durante il consulto, con risultati altrimenti normali, in terapia antipertensiva).
I medici non in regola con gli Ecm sono privi di copertura assicurativa
(da DottNet) I medici che non si aggiornano o non sono in regola con la formazione professionale obbligatoria o Ecm, l' educazione continua in medicina, rischiano di subire la rivalsa da parte dell' assicurazione e trovarsi senza copertura. Sono le novità previste dallo schema di decreto sulle polizze assicurative del Mise, il ministero dello Sviluppo economico, attuativo dell' articolo 10 (comma 6) della legge Gelli. La norma - riporta il sito 'Studio Cataldi' - prevede infatti che l' assicurazione del medico potrà esercitare il proprio diritto di rivalsa nei confronti dell' assicurato che "non abbia regolarmente assolto all' obbligo formativo e di aggiornamento previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina per il triennio formativo precedente la data del fatto generatore di responsabilità". A stabilirlo, in particolare, è l' articolo 3 (comma 3) dello schema di decreto, che nei fatti - evidenziano gli esperti - lascia "il medico privo di una copertura assicurativa per i danni esercitati nello svolgimento della propria attività, se gli obblighi formativi e di aggiornamento Ecm non sono stati regolarmente assolti". La bozza di decreto non si limita a tale previsione, ma regola la copertura assicurativa dei medici in tutti i suoi aspetti, a partire dall' oggetto. L' assicurazione, in particolare, dovrà tutelare i medici e le strutture sanitarie dai rischi che derivano da danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti alla morte del paziente o a lesioni personali, e distruzione o deterioramento di beni in danno di terzi e prestatori di opera con dolo o colpa grave.
Attività fisica, linee guida ignorate. Obesità e patologie connesse in aumento
(da Doctor33) Obesità e malattie correlate sono un problema di salute pubblica in tutto il mondo e un recente studio pubblicato su JAMA Network Open evidenza che i fattori che ne sono la causa non accennano a migliorare. L'articolo prende spunto da un sondaggio eseguito negli Stati Uniti che si riferisce alle "Linee guida sull'attività fisica per gli americani", emesse nel 2008 e sistematicamente ignorate da gran parte della popolazione che, anzi, è sempre più sedentaria. Condotta su 27.433 partecipanti adulti, l'indagine ha mostrato che i comportamenti sedentari nel 2015 e 2016 occupavano mediamente 6,4 ore al giorno, mentre nel 2007 erano 5,7. L'insufficiente attività fisica si associa a livello epidemiologico a una maggiore prevalenza delle persone obese e, come fa notare il presidente regionale Lombardia della Società italiana di medicina generale (Simg) Aurelio Sessa, «anche in Italia il fenomeno è molto diffuso: il 10% della popolazione è obeso, con un indice di massa corporea superiore a 30, e se consideriamo le persone sovrappeso, con un BMI tra 25 e 30, arriviamo quasi alla metà degli italiani». La raccomandazione di fare più esercizio fisico va rivolto anche ai giovani e Sessa segnala in particolare l'aumento allarmante di diabete: «Sta diventando una sorta di epidemia; il diabete di tipo 2 qualche tempo fa si osservava tipicamente nelle persone avanti negli anni mentre oggi aumenta in maniera importante anche nella fascia d'età tra i 20 e i 40 anni; assistiamo inoltre a una diffusione preoccupante dell'obesità in età pediatrica, specie nel Sud Italia, con problemi che questi bambini si porteranno dietro anche quando raggiungeranno l'età adulta». In questo scenario, il medico di famiglia viene ad assumere un ruolo strategico. «Le persone che si presentano quotidianamente nei nostri studi - dice Sessa - rappresentano uno spaccato significativo della popolazione generale. Molti sono anche i soggetti sani, nei confronti dei quali può essere fatta un'azione preventiva, vagliando alcune abitudini di vita come l'attività fisica, l'alimentazione o il fumo. Ovviamente, poi, c'è chi si rivolge a noi perché soffre di diabete, ipertensione, broncopatia cronica, artrosi... tutte situazioni in cui è utile raccomandare un'attività fisica adeguata alle condizioni del paziente. Simg ha sostenuto in più occasioni l'importanza di prescrizioni non farmacologiche fatte sul proprio ricettario in cui, ad esempio, accanto alla pastiglia per la pressione alta si raccomanda al paziente di fare trenta minuti di attività aerobica a giorni alterni o di ridurre l'apporto di zuccheri semplici e di grassi saturi. Riportare queste indicazioni per iscritto in una ricetta può servire a volte a far sì che vengano più seguite».
Conti correnti: partono i controlli. Nel mirino chi non preleva
(da DottNet) Col nuovo sistema il sospetto di evasione fiscale si radicherà nei confronti di quei contribuenti che lasceranno intatto il proprio deposito bancario, dimostrando così di avere contanti con cui vivere Dopo un anno di sperimentazioni rivolte alle grosse società, l’Agenzia delle Entrate ha confermato l’avvio delle procedure di controllo sui prelievi dal conto corrente anche per le persone fisiche. Ottenuto negli scorsi mesi il via libera dal Garante della privacy, tutto è pronto per mandare a regime la cosiddetta 'Super Anagrafe dei conti correnti'. La novità di questo nuovo strumento è un capovolgimento di filosofia rispetto a quella che, in passato, è stata utilizzata dalla Finanza e dagli uffici delle imposte: l’accertamento fiscale non è più mirato a chi esegue sostanziosi prelievi dalla banca, ma verso chi, invece, non ne effettua per nulla. In buona sostanza, il sospetto di evasione fiscale si radicherà nei confronti di quei contribuenti che lasceranno intatto il proprio deposito bancario, dimostrando così di avere contanti con cui vivere. Ed è proprio la lotta ai contanti che ha ispirato l’avvio di questa nuova era. Non a caso, il software in grado di calcolare i risparmi detenuti sul conto, parametrandoli al reddito percepito, è stato subito battezzato risparmiometro. Per capire di cosa si tratta faremo un esempio pratico. Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate rileverà un risparmio eccessivorispetto ai redditi dichiarati dal contribuente, potrà sospettare che ciò sia stato determinato dalla disponibilità di contanti sfuggita alla dichiarazione dei redditi e, quindi, presumibilmente, da un’evasione fiscale. Per cui l’ufficio delle imposte invierà al correntista un invito a presentarsi personalmente o a mezzo del suo difensore per chiarire – anche per iscritto – la propria posizione. Spetterà al contribuente dimostrare che i soldi con cui ha potuto mantenere la famiglia, lasciando così intonso il conto corrente, derivano da disponibilità lecite, percepite al netto delle tasse (ad esempio una vincita al gioco) o non tassabili e, quindi, da non indicare nella dichiarazione dei redditi (ad esempio un risarcimento o una eredità). A questo punto, viene la parte più difficile. Tale giustificazione che dovrà dare il contribuente deve essere necessariamente scritta e con data certa. È questa del resto l’unica prova che, in caso di accertamento, può essere accolta dinanzi a una commissione tributaria. Il nuovo meccanismo del redditometro si avvarrà anche della possibilità, per l’Agenzia delle Entrate, di controllare i saldi dei conti correnti di tutti i contribuenti, in modo da essere più incisivo e immediato nello stanare gli evasori.
Antistaminici nella diarrea idiopatica, possibile effetto favorevole.
Più della metà delle diagnosi di BPCO sono casi di sovradiagnosi
(da Univadis) Messaggi chiave A livello globale più della metà delle diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) sono falsi positivi, in quanto i pazienti non mostrano ostruzione del flusso alla spirometria. La frequenza della sovradiagnosi, che si associa a un uso inappropriato di farmaci respiratori, è alta in tutto il mondo, ma maggiore nei paesi ad alto reddito. Questo fenomeno è più comune in caso di donne, alto livello di istruzione, fumo e alcuni sintomi respiratori o comorbidità.
Descrizione dello studio Sono stati utilizzati i dati dello studio BOLD (Burden of Obstructive Lung Disease), raccolti, tra il 2003 e il 2012, in 23 siti in 20 paesi in tutto il mondo. Sovradiagnosi di BPCO (falso positivo): paziente senza ostruzione al flusso d’aria misurato tramite spirometria post-broncodilatatore (volume espiratorio massimo nel 1 secondo [FEV1]/capacità vitale forzata [FVC]>limiti inferiori della norma), ma che ha ricevuto una diagnosi di BPCO da parte di un medico. La BPCO diagnosticata è stata definita come una diagnosi auto-segnalata dal medico di BPCO, bronchite cronica o enfisema o una combinazione di una di queste. Fonti di finanziamento: enti privati e pubblici globali.
Risultati principali Su un totale di 16.177 partecipanti, 919 (5,7%) hanno riportato una diagnosi di BPCO.
La spirometria post-broncodilatatore ha mostrato che 569 pazienti (61,9%) non erano ostruiti, e quindi sono stati considerati casi di falso positivo. Quando è stato usato il rapporto fisso per definire la limitazione del flusso d’aria (FEV1/FVC<0,7), il tasso di sovradiagnosi è stato simile (55,3%). Dopo esclusione di coloro con diagnosi di bronchite cronica o enfisema (n=220), la limitazione del flusso d’aria non è stata rilevata nel 37,7% (n=83) dei pazienti rimasti. La prevalenza di falsi positivi è stata diversa tra i paesi e maggiore in quelli ad alto reddito (4,9%) e minore in quelli a basso e medio reddito (1,9%), così come il sovratrattamento (2,4% contro 0,7%, rispettivamente). L’analisi multivariata ha mostrato che la sovradiagnosi è stata più comune in caso di donne, alto livello di istruzione, fumatori o ex fumatori, e associata a sintomi respiratori (respiro sibilante, tosse e catarro) e comorbidità (asma, malattie cardiache). L’uso di farmaci respiratori è stato riportato da 260 pazienti (45,7%) con falso positivo, di cui 124 (21,8%) in modo regolare. Anche quando i pazienti con asma sono stati esclusi, l’uso di questi farmaci è stato riportato dal 34,4% dei partecipanti.
Limiti dello studio Possibile sovrastima di diagnosi di BPCO, vista la definizione di BPCO diagnosticata.
Perché è importante Ridurre il tasso di sovradiagnosi di BPCO, problema affrontato solo da un numero esiguo di studi, potrebbe ridurre le spese sanitarie, così come l’uso di farmaci respiratori e l’esposizione ai potenziali effetti avversi. Bisognerebbe fare ogni tipo di sforzo per incoraggiare l'uso di spirometria di alta qualità per supportare la diagnosi di BPCO e l'uso appropriato dei farmaci.
(Lea Sator, Andreas Horner et al. Overdiagnosis of COPD in Subjects With Unobstructed Spirometry A BOLD Analysis. Chest. 2019 Jan 31. pii: S0012-3692(19)30066-2. doi: 10.1016/j.chest.2019.01.015.)
Il colesterolo alto prima dei 40 anni è un rischio cardiovascolare per i successivi 30.
(da Doctor33) Secondo uno studio, pubblicato su 'JAAC', il monitoraggio dei lipidi tra i 25 e i 40 anni è un mezzo per misurare il futuro rischio cardiovascolare (CVD). «I risultati dimostrano che il monitoraggio precoce dei lipidi prima dei 40 anni identificherebbe la maggioranza dei soggetti con alta probabilità di elevati livelli lipidici nel corso della vita e alto rischio CVD a lungo termine» afferma il primo autore Karol Pencina, della Harvard Medical School, negli Stati Uniti. Sembra infatti che la maggior parte dei giovani adulti con elevati livelli di colesterolo non-HDL (non-HDL-C) continui ad averli alti anche nei successivi 25-30 anni. I ricercatori hanno modellato la progressione del non-HDL-C per più di 30 anni di circa 2.500 partecipanti (25-40 anni) allo studio Framingham Offspring. Durante il follow-up, le traiettorie dei livelli lipidici erano generalmente stabili. Le persone quindi potevano essere assegnate in modo affidabile al gruppo con non-HDL-C alto (≥160 mg/dL) o basso (<130 mg/dL) sulla base di 2 misurazioni effettuate tra i 25 e i 40 anni di età. Con 2 valori elevati, la probabilità di avere un valore di non-HDL-C alto nei successivi 3 decenni era dell'80%. Al contrario, con 2 valori bassi, la probabilità di avere il non-HDL-C ≤160 mg/dL era dell'88%. Inoltre, il rischio CVD nei successivi 25 anni era del 22,6% nei giovani adulti con non-HDL-C alto, contro il 6,4% in coloro con livelli bassi. Quando si calcola il rischio CVD, l'età è un fattore dominante, così i farmaci preventivi vengono prescritti solo per un numero esiguo di giovani anche nel caso di un profilo a rischio. Gli autori hanno calcolato che la terapia con statine avrebbe evitato 1 evento CVD ogni 8 individui trattati. I risultati, oltre a sottolineare l'importanza di monitorare i livelli di non-HDL-C prima dei 40 anni per prevenire il rischio CVD, identificano un sottogruppo di giovani adulti che beneficerebbe della terapia con statine nel lungo termine. «Queste informazioni potrebbero facilitare la discussione informata medico-paziente sui potenziali benefici degli sforzi preventivi di riduzione dei lipidi durante la mezza età» conclude Pencina. In un editoriale correlato Michael Miller, della University of Maryland School of Medicine, commenta: «Lo studio mette in risalto il ruolo del non-HDL-C come biomarker stabile in grado di prevedere eventi CVD che vanno oltre la giovane età adulta».
(J Am Coll Cardiol. 2019 Jul 9;74(1):70-79. doi: 10.1016/j.jacc.2019.04.047. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31272554
J Am Coll Cardiol. 2019 Jul 9;74(1):80-82. doi: 10.1016/j.jacc.2019.04.048. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31272555)
Vitamina D per rallentare il diabete di tipo 2
Consumo di bevande alcoliche: rischio di demenza a lungo termine
(da Univadis) Secondo lo studio 'Whitehall II' britannico, il rischio relativo (RR) di demenza a lungo termine nei soggetti di mezza età (35-55 anni) con un consumo tipicamente moderato di alcol (1-14 unità/settimana) è inferiore rispetto al rischio nei soggetti che non bevono alcool o che ne consumano molto. Lo studio ha arruolato 9.000 partecipanti dal 1985 al 1988 e ha osservato che, dopo un follow-up mediano di 23 anni, il rischio di demenza è maggiore nei casi di consumo di alcol >14 U/settimana (aumento RR lineare del 17% per ogni 7 U/settimana in più) e nei casi di astinenza totale (RR = 1,47), rispetto al consumo moderato. Tuttavia, il rischio accresciuto per i soggetti astemi era parzialmente spiegato dalla presenza simultanea di malattie cardiometaboliche.
Screening dell’abuso sessuale e domestico
(da Univadis) La US Preventive Services Task Force (USPSTF) ha valutato gli studi sullo screening per violenza sessuale e maltrattamenti nelle donne in età riproduttiva, stabilendo l’appropriatezza dell’intervento e dell’invio dei soggetti risultati positivi a servizi di assistenza specializzati (raccomandazione di grado B). Viceversa, lo screening dell’abuso domestico negli anziani e nelle persone fragili non appare supportato dalla letteratura disponibile, in gran parte per la mancanza di strumenti e studi adeguati.
Il sole: una terapia contro l’infarto
La luce del sole è vivificante, è un potente anti-depressivo, protegge le nostre ossa, fa crescere le piante. Nessuno però aveva mai sostenuto che l’esposizione ad una luce intensa potesse avere un effetto anti-infarto. Eppure è quanto suggeriscono i risultati di un singolare studio pubblicato su Cell Reports. La luce intensa aumenta l’espressione del gene PER2 e le concentrazioni di adenosina cardiaca, due condizioni che aumentano la cardio-protezione. Leggi l'articolo completo al LINK
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=76441&fr=n
Donazione organi, Grillo firma regolamento per silenzio-assenso
(da AdnKronos Salute) Via libera al regolamento per l'attuazione delle norme sul silenzio-assenso per la donazione degli organi. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto ministeriale sul Sistema informativo trapianti (Sit), "previsto dalla legge n. 91 del 1 aprile 1999, che regola il principio del silenzio-assenso sulla donazione di organi", si legge in una nota del dicastero. "Abbiamo finalmente sbloccato dopo vent'anni - dichiara Grillo - un passaggio fondamentale per l'applicazione del silenzio-assenso previsto dalla legge sulla donazione degli organi approvata nel 1999, ma rimasto lettera morta. Due decenni sono troppi per attuare una legge di civiltà di cui il Paese ha bisogno. Potranno così essere salvate molte più vite, ma per farlo i cittadini devono essere adeguatamente informati e consapevoli e per questo lanceremo una nuova campagna informativa". Il Sit, spiega il ministero, "regolamenta la tracciabilità e la trasparenza dell'intero processo di donazione-prelievo-trapianto di organi. Il decreto ministeriale contiene anche disposizioni relative al Registro nazionale dei donatori di cellule per la procreazione medicalmente assistita eterologa, prevista dalla legge 190 del 2014. Nei prossimi mesi inoltre saranno attuate le altre prescrizione della legge 91/1999, cioè l'adeguamento dell'Anagrafe nazionale degli assistiti (Ana) in tutte le aziende sanitarie".
Responsabilità medici, decreti attuativi in arrivo. Rischio rivalsa verso chi non è in regola con fabbisogno Ecm
(da Doctor33) Sono in arrivo i decreti attuativi della legge sulla sicurezza delle cure che rivede la responsabilità del medico e del sanitario dipendente e convenzionato - da contrattuale ad extracontrattuale - nonché l'onere della prova ponendolo a carico dell'accusa, e il periodo di prescrizione, da 10 a 5 anni. Sembra in particolare in dirittura il primo e più corposo dei quattro, che individua sia i requisiti minimi delle polizze, sia le regole per le strutture che si auto-assicurano, per le compagnie che subentrano nell'assicurare strutture o sanitari, e per la messa a bilancio dei fondi di rischio e di riserva per i risarcimenti. Altri tre decreti si attendono rispettivamente su: vigilanza dell'Ivass sulle compagnie assicuratrici; dati delle polizze, da conferire all'Osservatorio nazionale buone pratiche e sicurezza in sanità; fondo di solidarietà per ristorare i pazienti che non possono ottenere il risarcimento cui hanno diritto (per massimali non sufficienti o fallimento della compagnia) e coprire i liberi professionisti con problemi ad assicurarsi. Due anni dopo la scadenza prefissata, il Ministero dello Sviluppo ha recepito molte delle istanze di un tavolo tecnico di cui fanno parte assicuratori ANIA, broker, Fiaso e Federsanità per le aziende sanitarie pubbliche, Aris ed Aiop per l'ospedalità privata.
Sensibilità al glutine in assenza di celiachia
(da Univadis) Uno studio randomizzato, controllato, di crossover, in doppio cieco ha rilevato che nei soggetti che lamentano sintomi correlati al consumo di glutine e nei quali la celiachia sia stata formalmente esclusa, i punteggi relativi alla sindrome dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome, IBS) non sono significativamente alterati, durante la reintroduzione temporanea e consecutiva di glutine, fruttani e placebo. Tuttavia, il peggioramento dei punteggi gastrointestinali, così come quello dell’energia, era più marcato dopo la reintroduzione dei fruttani rispetto a quello del glutine.
(Fructan, Rather Than Gluten, Induces Symptoms in Patients With Self-Reported Non-Celiac Gluten Sensitivity https://www.gastrojournal.org/article/S0016-5085(17)36302-3/fulltext )
Gli alberi ad alto fusto aiutano a migliorare la salute mentale e fisica nelle città
(da Doctor33) Conservare e aumentare la quantità di alberi ad alto fusto e altri interventi che portino più verde nelle città potrebbero promuovere la salute mentale nelle comunità. Questo è quanto afferma uno studio pubblicato su JAMA Network Open, portato avanti a Sydney, Wollongong e Newcastle, in Australia. «Studi recenti indicano che vivere vicino a spazi verdi può favorire la salute mentale e la salute in generale, e può anche prevenire la depressione. Tuttavia, la maggior parte degli studi sull'argomento è trasversale e pochi hanno valutato se alcuni tipi di spazi verdi contano più di altri per la salute mentale» affermano Thomas Astell-Burt e Xiaoqi Feng, della University of Wollongong, New South Wales, Australia, autori dello studio. Per valutare se gli spazi verdi in generale e nello specifico alberi ad alto fusto, prati o vegetazione bassa siano effettivamente associati a una migliore salute mentale, gli esperti hanno studiato un campione di 46.786 partecipanti, misurando tre variabili al basale e sei anni dopo, ovvero il rischio di stress psicologico, la depressione e l'ansia diagnosticate da un medico e lo stato di salute generale auto-valutato, da discreto a scarso. L'analisi dei dati - aggiustata per età, sesso, reddito, stato economico, stato di coppia e livello di istruzione - ha indicato che le esposizioni del 30% o più al verde in generale, e ad alberi nello specifico, sono state associate a una minore incidenza di stress psicologico. Un'esposizione agli alberi del 30% o più, rispetto a esposizioni dello 0%-9%, è stata associata anche a una minore incidenza di condizioni generali di salute da discrete a cattive. Un'esposizione all'erba del 30% o più, rispetto a un'esposizione dello 0%-4%, è stata associata invece a maggiori probabilità di salute generale da sufficiente a cattiva e disagio psicologico prevalente. L'esposizione a vegetazione bassa non è stata invece correlata in maniera costante a nessun risultato. Limitazioni dello studio includono il fatto che gli stati di salute sono stati riferiti dalle persone stesse e che la disponibilità di spazi verdi possono essere diminuite nel tempo in alcune zone, il che può significare che i risultati sottostimano le associazioni. Sjerp de Vries, della Wageningen University & Research, nei Paesi Bassi, sostiene in un commento che questi risultati sembrano essere argomento interessante per ulteriori indagini. (JAMA Netw Open. 2019. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2019.8209 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31348510 JAMA Netw Open. 2019. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2019.8215 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31348502)
Almeno 30 patologie si associano a un alto indice di massa corporea
(da Univadis) Messaggi chiave Almeno 30 patologie potrebbero essere influenzate dalla presenza di un indice di massa corporea (IMC) elevato. Sono incluse tra queste patologie anche malattie circolatorie, endocrine, metaboliche digestive e neurologiche. I dati sottolineano ancora una volta l’importanza della prevenzione dell’obesità e della gestione delle comorbilità ad essa associate.
Descrizione dello studio È stato condotto uno studio di associazione phenome-wide (PheWAS). Utilizzando i dati genomici (genome-wide) presenti nalla UK Biobank è stato costruito un punteggio di rischio genetico su 76 varianti legate all’IMC. Gli esiti patologici dei partecipanti allo studio sono stati mappati con un codice fenotipico (phecode) e i soggetti con il codice di interesse sono stati classificati come casi.
