Ictus, più tempo a disposizione per il trattamento

(da Doctor33)  Più tempo a disposizione per il trattamento dell'ictus. Una novità scientifica di cui si è discusso al congresso dell'European Stroke Organisation (ESO) di Milano (22-24 maggio). In alcuni casi infatti la terapia trombolitica può essere somministrata fino a 9 ore dopo la comparsa dei sintomi dell'ictus, mentre oggi si interviene entro 4,5 ore con farmaco trombolitico o entro 6 con trombectomia meccanica al fine di aumentare le possibilità di recupero e limitare le conseguenze disabilitanti causate dall'ictus cerebrale. «L'efficacia della terapia dipende dal tempo. È stato dimostrato che la mortalità, il rischio di emorragie intracraniche e le disabilità permanenti diminuiscono in maniera significativa ogni 15 minuti giocati in anticipo sull'ictus» conferma Danilo Toni, del Policlinico Umberto I di Roma. Nel corso del congresso si è posta l'attenzione sui 7 campi inseriti nel Piano di Azione per l'Ictus in Europa 2018-2030: prevenzione primaria, organizzazione dei servizi, gestione dell'ictus acuto, prevenzione secondaria con follow-up organizzato, riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi, la vita dopo l'ictus. Si stima che nell'Unione Europea ci sarà un aumento del 34% del numero totale di eventi cerebrovascolari acuti entro il 2035. In Italia, l'ictus colpisce circa 150.000 persone e le donne sono le più colpite, soprattutto in caso di diabete o di presenza di fattori di rischio, come il fumo. Si calcola che una donna su 5 avrà un ictus nel corso della vita, mentre per gli uomini la proporzione è di uno su sei. Disuguaglianza di genere che si conferma per quanto riguarda l'accesso alle cure, la dimensione organizzativa nel post-ictus, ma anche nell'ambito lavorativo, peggiorando in caso di carriera accademica. Quest'ultimo è un argomento molto sentito dall'Osservatorio Ictus Italia, ma anche dall'ESO che nel 2014 ha eletto la prima Presidente donna della sua storia, Valeria Caso dell'Ospedale Misericordia di Perugia, la quale ha fatto sì che la percentuale di donne aderenti alla società aumentasse dal 31% nel 2014 al 40% nel 2017. Alla luce di tutto questo, è fondamentale fare in modo che ci siano informazioni sull'ictus specifiche per le donne in merito a prevenzione, fattori di rischio modificabili e cure, ma anche che si portino avanti tutte le azioni volte a sensibilizzare la popolazione.

Vaccini: Unicef contro i no vax: “Sfruttano i social per creare pericolosa disinformazione”

(da Quotidiano Sanità)   “La disinformazione sui vaccini è pericolosa come una malattia che si diffonde rapidamente e rappresenta una minaccia imminente per la salute pubblica”. È quanto ha dichiarato il direttore esecutivo dell'Unicef Henrietta Fore che ha lanciato in un evento Onu sui vaccini una forte accusa contro i gruppi no vax.  “Negli ultimi trent’anni – rileva l’Unicef -, il mondo ha visto miglioramenti significativi nella salute e nel benessere dei bambini, con le vaccinazioni che hanno contribuito a una drastica diminuzione dei decessi sotto i cinque anni. E ora, sull'orlo dell'eradicazione di malattie mortali che colpiscono milioni di bambini, stanno emergendo serie sfide”.   L’Unicef rileva come “nonostante le chiare prove del potere dei vaccini per salvare vite e controllare le malattie, milioni di bambini in tutto il mondo continuano a non essere coperti, mettendo a rischio le comunità di essere vittime epidemie mortali. L'accesso alla qualità dell'assistenza sanitaria di base, compresa l'immunizzazione, è fortemente minata da deboli sistemi sanitari, povertà e conflitti”. L'Unicef afferma senza mezzi termini che "i gruppi anti-vaccino hanno sfruttato efficacemente i social media, creando confusione e alimentando paure tra i genitori, potenzialmente minando i progressi nel raggiungere la copertura vaccinale di tutti i bambini".  "Le vaccinazioni fanno risparmiare fino a tre milioni di vite ogni anno, ovvero più di cinque vite salvate ogni minuto", ha affermato il capo dell'Unicef Tuttavia, ha osservato che occorre fare di più perché "mancano ancora 20 milioni di bambini".

 

Salute mentale, presentato rapporto Ministero. In aumento le persone con disturbi psichiatrici

(da Doctor33)   Le persone con disturbi psichiatrici assistite dai servizi specialistici nel 2017 sono state poco più di 851.000, in lieve aumento rispetto agli 805.000 del 2016 (quando però mancavano all'appello i pazienti della Val d'Aosta): si tratta nel 53% dei casi di donne e la loro età riflette l'invecchiamento della popolazione generale, con un'ampia percentuale di pazienti al di sopra dei 45 anni (67%). E' quanto emerge dal Rapporto sulla Salute Mentale 2017, presentato al Ministro della Salute. Rispetto alla popolazione generale si tratta di 169 persone in cura per 10.000 abitanti in Italia, ma con grandi differenze regionali: si va infatti dal 80 per 10.000 abitanti adulti in Sardegna fino a 230 nella regione Puglia. Nel 2017 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l'anno con i Dipartimenti di Salute Mentale sono stati 335.794. Quanto alle patologie, i disturbi schizofrenici, di personalità, da abuso di sostanze e il ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l'opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare, per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (29 per 10.000 abitanti nei maschi e 48 per 10.000 abitanti nelle femmine). Le prestazioni erogate nel 2017 dai servizi territoriali, secondo il Rapporto del Ministero, sono state quasi 11,5 milioni con una media di 15 prestazioni per utente. Ma complessivamente il 78% degli interventi è effettuato in sede, mentre solo il 7,9% a domicilio.

Diete per vivere 120 anni? ‘Nessuna prova’ per medici anti-bufale

(da AdnKronos Salute)   Esistono diete che permettono di vivere fino a 120 anni? Sui giornali e soprattutto in alcune trasmissioni televisive si è parlato molto di una dieta ormai popolare che si inserisce nell’ampio filone delle diete a basso consumo di carboidrati, identificati come causa di molte malattie. "La proposta raccomanda di eliminare i carboidrati e di assumere costosi integratori a base di spezie commercializzati tramite la società Life-120". Ebbene, "nessuna evidenza scientifica assicura di vivere fino a 120 anni seguendo lo stile di vita proposto da questi regimi alimentari". A fare chiarezza è il sito anti-fake news 'dottoremaeveroche' della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che dedica un articolo al tema.  "Va detto che la riconsiderazione del ruolo dei carboidrati nella dieta e la riduzione del loro consumo è una prospettiva interessante su cui, soprattutto negli Stati Uniti, si discute da tempo anche in ambienti scientificamente qualificati. Le perplessità nascono però quando queste indicazioni giungono da persone che non hanno alcuna specifica competenza in materia e, soprattutto, possono avere un interesse personale nel commercializzare i prodotti suggeriti", spiegano i dottori anti-bufale.

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Sangue. Sistema autosufficiente ma in sofferenza, mancano medici e i donatori sono sempre più vecchi

Le trasfusioni effettuate durante l’anno sono state quasi 3 milioni e nonostante il calo di donatori in aferesi sono stati raccolti 840mila chilogrammi di plasma, 4mila in più rispetto al 2017. Questi in sintesi i dati del Centro Nazionale Sangue, resi noti oggi al ministero della Salute, in occasione del World Blood Donor Day che si è celebrato il 14 giugno. Presentato il nuovo portale realizzato in collaborazione da ministero e Cns.  Leggi l'articolo completo al LINK 

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=74894&fr=n

 

Informazione sanitaria: i presidenti CAO hanno definito le Raccomandazioni, presto la loro divulgazione

(da Odontoiatria33)  Non Linee guida come precedentemente ipotizzato ma Raccomandazioni per guidare le CAO provinciali nel valutare la correttezza dei messaggi informativi. Raccomandazioni che saranno raccolte in un documento che la CAO Nazionale elaborerà e presenterà a breve (probabilmente già la prossima settimana), sulla base delle indicazioni ad un documento di base ricevute dai presidenti CAO riuniti in Assemblea lo scorso fine settimana a L’Aquila.   “La necessità di elaborare le Raccomandazioni è espressione della funzione di coordinamento attribuita alla CAO Nazionale al fine di assicurare, ove possibile, la corretta e uniforme interpretazione, da parte delle CAO territoriali della disciplina normativa in materia”, spiega il presidente della CAO nazionale, Raffaele Iandolo.  

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Fnomceo, con aumento posti a Medicina 21 mila laureati fermi tra 5 anni

(da AdnKronos Salute)   "Mancano gli specialisti e non i medici. C’è qualcuno nel Governo in grado di spiegare al ministro dell’istruzione Bussetti che gli ospedali chiudono, le liste di attesa si allungano, per la carenza di specialisti? Tra 5 anni ci saranno 21 mila laureati fermi nell'imbuto formativo". Ad affermarlo è Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), che commenta il decreto del Miur, firmato dal ministro Marco Bussetti, che aumenta i posti per l'accesso a Medicina e Odontoiatria.  "Soprattutto, chi spiegherà ai 10 mila medici fermi nel limbo prodotto dall’ignavia della politica e in attesa dell’aumento delle borse di specializzazione che i loro sogni, le loro speranze sono state infrante da un ministro della Repubblica che non ha capito che cosa bisognava fare? - aggiunge Anelli - L’aumento del numero di posti per Medicina aumenterà di conseguenza il numero dei medici laureati che rimarranno fermi in quel limbo frutto dell’incapacità politica di trovare soluzioni e renderà vano il meritorio tentativo di aumentare il numero delle borse, così come preannunciato dal ministro Grillo, perché parimenti un altro ministro, il professor Bussetti, sta aumentando il numero dei laureati".  "Chiediamo al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di intervenire per salvare il nostro servizio sanitario nazionale - conclude - Si utilizzino quelle risorse individuate per aumentare il numero dei posti a medicina per finanziare le borse di specializzazione e della Medicina generale, e si ponga fine a una politica che, inseguendo il consenso effimero, non risolve i reali problemi del Paese".

Due ore nella natura

(da Internazionale e Scientific Reports)   Trascorrere almeno due ore alla settimana nella natura è associato a una salute migliore e a un maggior benessere. Non importa se le due ore sono consecutive o frazionate. L'importante è passare da 120 a 300 minuti in un ambiente naturale, come un bosco, una spiaggia, lungo un fiume, in campagna o in un parco cittadino. Allo studio hanno partecipato quasi ventimila persone nel Regno Unito e, a quanto pare, l'effetto vale indipendentemente dall'età, dal genere, dalle condizioni di salute e da altre caratteristiche personali e socioeconomiche. E' ininfluente anche il tipo di esercizio svolto: se si fa sport immersi nella natura o ci si riposa il risultato è lo stesso. Non è ancora chiaro perché oltre la soglia dei 300 minuti non ci siano ulteriori benefici, ma lo studio è ancora parziale. La ricerca non considera il tempo passato nel proprio giardino, che potrebbe invece essere importante per il benessere delle persone. Inoltre, il campione dei partecipanti era piuttosto omogeneo e in altri contesti i risultati potrebbero essere diversi. Ma se lo studio fosse confermato, bisognerebbe rivedere la pianificazione dei centri urbani per dare a tutti la possibilità di avere un parco vicino a casa

Come ottenere 6 mesi di assicurazione sanitaria

‘Salutemia’ lancia un prodotto con scadenza 31 dicembre 2019 che, rispetto al piano sanitario integrativo annuale, garantisce una copertura a tariffe quasi dimezzate e massimali invariati. Ai piani sanitari della Società di mutuo soccorso dei medici e degli odontoiatri si può aderire tutto l’anno, ma chi lo fa nel secondo semestre beneficia di una riduzione del 60 per cento del contributo. In questo caso le coperture saranno operative per il periodo che decorre dal 1° del mese successivo a quello di pagamento del contributo, fino al 31 dicembre di quest’anno. Restano confermate la detraibilità dei contributi associativi, la fascia tariffaria per i giovanissimi e la possibilità di godere di prestazioni a tariffe agevolate in strutture convenzionate con UniSalute. Per aderire è necessario compilare il modulo disponibile sul sito www.salutemia.netLeggi l'articolo completo al LINK

 

Life120, Anelli (Fnomceo): non si può strumentalizzare scienza per sostenere false speranze

(da Doctor33)   «La tutela della salute dei cittadini da parte dello Stato passa anche attraverso un uso non distorto delle informazioni: per questo abbiamo subito segnalato l'evento 'Life120live", in programma a Roma il 30 giugno, alle autorità competenti. Non si può strumentalizzare la scienza medica per sostenere false speranze. Non si può giocare con la salute delle persone, specie se questo porta ad abbandonare le terapie per seguire un'illusione». Questo il commento del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli, che ha espresso la propria riflessione tramite nota in merito all'ultimo evento organizzato da Adriano Panzironi, giornalista autore di "Life120", regime alimentare a base di prodotti integrativi che prometterebbe di raggiungere i 120 anni di età e di sconfiggere molte patologie.  «La scienza, e, nello specifico, la medicina, si fondano su analisi di dati validati da conferenze di consenso, che vedono attorno ad un tavolo i migliori esperti al mondo rispetto ad ogni singolo argomento. Il medico, in virtù del suo sapere acquisito attraverso percorsi formativi validati, è l'unico cui la legge riconosce le competenze per garantire, attraverso l'anamnesi, la diagnosi, la prescrizione e la terapia, la tutela della salute dei cittadini». Un ruolo che deve essere ricoperto esclusivamente dai professionisti della salute, che hanno conoscenze e competenze per trattare il paziente con sicurezza ed efficacia. «Un ruolo talmente importante al punto che è ancora più grave quando è un medico a tradire il suo Giuramento e il suo Codice, sostenendo false notizie. Per questo abbiamo più volte segnalato le teorie e l'agire del giornalista Panzironi ai Nas e ai ministeri competenti e i colleghi medici che intervengono, a fini promozionali, nelle trasmissioni su canali di sua proprietà, agli Ordini d'iscrizione. Ora ci appelliamo ai cittadini, perché cum grano salis sappiano distinguere la relazione di cura con il proprio medico da facili e pericolose seduzioni, tanto più odiose quando giocano sulla fragilità che deriva dalla malattia».

Fascicolo sanitario elettronico e privacy

(da Quotidiano Sanità)   il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) in medicina generale deve avere un profilo rispettoso delle normative, della deontologia, della buona pratica medica e della Privacy ai fini della migliore tutela del cittadino. Il FSE è l’insieme dei dati e dei documenti digitali che riguardano la salute, prodotti in occasione di eventi sanitari come ad esempio i risultati degli esami e le ricette farmaceutiche. Dati sanitari sempre a disposizione del cittadino che ha avuto cura di attivare il proprio FSE. L'utente inoltre può stamparne i contenuti tra cui le ricette e le prescrizioni ivi presenti ai fini di archivio cartaceo, di studio o di altro. Stanno apparendo su alcuni siti istituzionali regionali dedicati alla sanità, i Portali Sanità Regionali, notizie sbagliate e fuorvianti per quanto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico.  Notizie scritte sui Portali regionali da chi? E chi ha stabilito che gli studi di medici di medicina generale diventino call center e far west?  Ad esempio il sito FSE del Portale Sanità dell’Emilia Romagna è scritto in maniera arbitraria e contro le norme vigenti: “A partire dal 1° luglio 2019 puoi fare a meno del promemoria cartaceo per le ricette dematerializzate per il ritiro dei farmaci prescritti dal tuo medico e visibili sul tuo FSE”. Invece per tutta Italia sono sempre vigenti le norme che tutelano la salute e la Privacy. 1) La stampa e la consegna del promemoria della ricetta dematerializzate (DEM) al paziente sono possibili solo da parte del medico prescrittore (Garante della privacy al Senato della Repubblica 28.06.2016) ai fini di spedizione in farmacia o di prenotazione ai CUP (centri unici prenotazione). Nuove modalità di fruizione del promemoria DEM da parte del medico prescrittore potranno essere individuate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e rese note sul sito del Ministero; attualmente ancora non sono state individuate tali modalità e pertanto l’unica possibilità resta la presenza sempre del promemoria cartaceo. 2) Oltre a non potere nessuno fare a meno del promemoria cartaceo perché previsto dal Garante della Privacy, il medico per “prescrivere farmaci” deve in ogni caso incontrare il richiedente nella sua accezione letterale, cioè vedersi tra persone. Al contrario di come sembra suggerire il sito, ovvero prescrittore in solitudine da una parte e utente che ritira promemoria altrove successivamente Invece bisogna considerare una grande opportunità per il cittadino richiedente salute il necessario incontro con il medico, per la migliore tutela della salute. Occasione inoltre per il medico per visitare il paziente, per aggiornare la cartella clinica e il FSE in sua presenza, per prescrivere, per stampare e consegnargli il promemoria come previsto. La corrente giurisprudenza infatti, ai fini della tutela della salute censura in maniera inequivocabile il medico che prescrive farmaci senza incontro con il paziente, pur in presenza di atti di ripetizione di prescrizioni di farmaci per patologie croniche, ipotizzando qualcuno la non necessità del controllo medico o, addirittura, perché atto “non clinico” un automatismo (Cassazione penale, sez. VI, sentenza 31/03/2011 n° 13315). L'incontro del cittadino con medico è il luogo di tutela della Salute e di tutela della Privacy. Gli studi dei medici di famiglia, come stabilisce l’accordo collettivo nazionale (ACN) forniscono: “(…) un accesso diretto ed illimitato ai suoi utenti, si occupano di tutti i problemi di salute, indipendentemente da età, sesso, e ogni altra caratteristica della persona”. Il cittadino sul territorio può essere certo di trovare nello studio del proprio medico di famiglia un punto di riferimento in cui viene garantita la tutela della Salute e della Privacy e con il suo medico di fiducia può stabilire, concordare e condividere anche le modalità più opportune per svolgere il contatto o ogni altra necessità di follow up. Massimo Calisi Medico di famiglia a Pescara. TDME Tribunale Diritti e Doveri dei medici

Miele di Manuka: una risposta all’antibiotico-resistenza?

ono osservazioni preliminari quelle scaturite da una ricerca della  Swansea University che, se confermate da un trial clinico attualmente in corso, potrebbero rappresentare una svolta nel trattamento delle infezioni respiratorie da batteri antibiotico-resistenti. Le proprietà antibatteriche del miele di Manuka sono note da tempo, ma questo studio dimostra che, in sinergia con gli antibiotici, è in grado di debellare il 90% dei germi resistenti, obiettivo raggiunto per il 39% dal solo miele e per il 29% dai soli antibiotici  Leggi l'articolo completo al LINK

Medicina di genere, cosa cambia con il nuovo Piano nazionale

(da Univadis)  Il 13 giugno 2019 è stato firmato dal ministro della Salute Giulia Grillo il decreto con cui viene adottato il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, previsto dall’articolo 3 della Legge 3/2018, approvato in Conferenza Stato-Regioni lo scorso 30 maggio.  Si tratta di una data molto importante che pone l’Italia all’avanguardia in Europa nel campo della Medicina di Genere.   L’esigenza di questo nuovo punto di vista, da includere in tutte le specialità mediche, nasce dalla crescente consapevolezza delle differenze associate al genere, con il fine ultimo di garantire ad ogni persona, sia uomo che donna, la migliore cura, rafforzando ulteriormente il concetto di “centralità del paziente” e di “personalizzazione delle terapie”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il “genere” come il risultato di criteri costruiti su parametri sociali circa il comportamento, le azioni e i ruoli attribuiti ad un sesso e come elemento portante per la promozione della salute. Pertanto, in base a tali indicazioni, si definisce "medicina di genere" lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.  Con l’approvazione di tale Piano per la prima volta in Italia viene inserito il concetto di “genere” nella medicina, al fine di garantire in modo omogeneo sul territorio nazionale la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. Nell’era della medicina personalizzata risulta quanto mai importante, anzi direi indispensabile, tenere conto delle numerose differenze osservate tra uomini e donne.  Il Piano è nato dall’impegno congiunto del Ministero della Salute e del Centro di riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione di un Tavolo tecnico-scientifico di esperti regionali in Medicina di Genere e dei referenti per la Medicina di Genere della rete degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) nonché di AIFA e AGENAS.  Oltre alla descrizione dello stato dell’arte della Medicina di Genere a livello nazionale e internazionale, il Piano indica gli obiettivi strategici, gli attori coinvolti e le azioni previste per una reale applicazione di un approccio di genere in sanità nelle quattro aree d’intervento previste dalla legge:

    Percorsi clinici di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione Ricerca e innovazione Formazione Comunicazione.

Allo scopo di assicurare l’avvio, il mantenimento nel tempo e il monitoraggio delle azioni previste dal Piano verrà costituito, presso l’Istituto Superiore di Sanità, un Osservatorio dedicato alla Medicina di Genere al fine di fornire al ministro della Salute i dati da presentare annualmente alle Camere.   (vedi il documento completo in formato PDF)

Piano Medicina di Genere 2019

Donne di mezza età. Scarsa forza negli arti collegata a depressione e ansia

(da Quotidiano Sanità e Reuters Health)    Secondo uno studio condotto a Singapore, le donne di mezza età con una scarsa forma fisica, in particolare negli arti superiori e inferiori, potrebbero essere più inclini a depressione e ansia. In particolare, una scarsa forza di presa della mano e la necessità di un lungo tempo per alzarsi da una sedia sono state associate nello studio a sintomi più marcati di depressione o ansia. Lo studio
   Eu- Leong Yong e colleghi, della National University of Singapore, hanno studiato oltre 1.100 donne, di età compresa tra i 45 e i 69 anni, che avevano appuntamenti ginecologici di routine presso il National University Hospital di Singapore. Duranti gli appuntamenti, i ricercatori hanno valutato la prestazione fisica della parte superiore del corpo in termini di forza di presa della mano, chiedendo alle donne di stringere più che potevano un dinamometro palmare.   Per valutare la prestazione fisica della parte inferiore del corpo gli studiosi hanno usato, come parametri la velocità, di andatura, l’equilibrio da ferme e un test chair stand ripetuto, che rileva il tempo speso per alzarsi da una posizione seduta cinque volte senza usare le braccia. Il team ha utilizzato questionari internazionalmente accettati per valutare se e quanto spesso le donne avevano accusato sintomi associati a ansia e depressione nella settimana precedente, tra cui tristezza, preoccupazione incontrollabile, perdita di interesse, affaticamento, problemi con il sonno e scarso appetito. Nel complesso, 180 donne, il 16%, presentavano sintomi di ansia e depressione. Le partecipanti tra i 45 e i 54 anni avevano più probabilità di segnalare sintomi.
I sintomi non erano legati alla menopausa, alle caratteristiche sociodemografiche o alle variabili inerenti allo stile di vita come fumo o consumo di alcool. Tuttavia, le caratteristiche fisiche e la prestazione fisica hanno fatto la differenza. Le donne con sintomi di ansia e depressione avevano più spesso una prestazione fisica da moderata a scarsa. La debolezza della presa della mano si associava a una probabilità aumentata dei 68% di manifestare sintomi più marcati. Il maggior tempo richiesto per alzarsi dalla sedia è stato correlato al 33% in più delle probabilità di presentare sintomi.     “Il nostro studio mostra un’interessante correlazione tra mente e corpo, indicando che la forza fisica è strettamente associata a quella mentale”, conclude Yong. “I futuri studi dovrebbero stabilire se gli esercizi di potenziamento che migliorano la prestazione fisica siano in grado di ridurre i sintomi di ansia e depressione”.

Placca e fumo mettono a rischio gli impianti, si devono sensibilizzare i pazienti

(da Odontoiatria33)   “La presenza di placca in un sito implantare determina un rischio aumentato di circa 14,3 volte di insorgenza e progressione di una perimplantite”, ad evidenziarlo è il vice presidente SIdP Nicola Sforza.  “E' evidente –dice- che il paziente che si sottopone a terapia implantare deve essere in grado di eseguire a casa le manovre corrette di igiene orale per rimuovere efficacemente la placca batterica che si deposita a livello della protesi e attorno all'impianto stesso”. Il dot. Sforsa sottolinea, anche, come al paziente si debba spiegare che il sanguinamento “è un importante segnale di allarme, così come la presenza di pus”.  Altro fattore che mette a rischio la sopravvivenza dell’impianto con conseguenze nefaste per la riabilitazione impianto protesica è il fumo.  Anche in questo caso motivare i pazienti soprattutto con impianti a smettere è determinante.  “Il fumatore ha un rischio aumentato di circa 4 volte di sviluppare complicanze perimplantari. Il rischio di perimplantite è molto alto nei pazienti (circa 40%) che hanno sofferto di parodontite e se quest'ultimi sono anche fumatori, il rischio sale al 70%. Ci sono inoltre altri fattori di rischio per il successo a lungo termine degli impianti, rappresentati dalla suscettibilità genetica, dal diabete, dallo stress e da alcune forme di gravi ipovitaminosi”.  Vice presidente SIdP che ricorda come “la prevenzione delle malattie perimplantari deve basarsi su un percorso diagnostico, terapeutico e di mantenimento individualizzato per ogni paziente”.  Il dott. Sforza ricorda, poi, come anche precisione della protesi implantare e la conformazione della stessa, che agevoli il paziente nelle operazioni di igiene domiciliare sonno basilari per mantenere efficiente la riabilitazione implantare.  Infine il motivare il paziente all'igiene orale professionale con controlli clinici periodici, con continua motivazione ed istruzione al paziente, conclude Sforza, sono passaggi “fondamentali per intercettare eventuali patologie perimplantari ancora iniziali e quindi facilmente trattabili”.

La legge Gelli si applica solo ai fatti accaduti successivamente alla sua pubblicazione

(da Doctor33)   Il principio generale di irretroattività della norma dettato dall'art. 11 delle c.d. preleggi, per quanto non previsto in costituzione e certamente derogabile dal legislatore, trova un limite invalicabile nel rispetto dei principi costituzionali di ragionevolezza e di tutela del legittimo affidamento nella certezza delle situazioni giuridiche nonché delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario. E ciò tanto più ove si considerino le conseguenze illogiche che deriverebbero alle situazioni pregresse e ancora non esaurite dall'adozione della diversa tesi ermeneutica, ad esempio in tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, ove si rischierebbe di arrivare all'assurda conseguenza per cui il termine più breve quinquennale, tipico della responsabilità aquiliana, verrebbe applicato retroattivamente a rapporti per i quali, prima della legge G.B., la giurisprudenza applicava un termine di prescrizione decennale, tipico della responsabilità da inadempimento ex art. 1218 c.c. (avv. Ennio Grassini -www.dirittosanitario.net)

Il medico non può essere sanzionato per eccesso di prescrizioni

(da DottNet)    Arriva una sentenza per certi versi rivoluzionaria tutta a favore dei medici prescrittori. Il magistrato del Tribunale di Lecce, competente per il lavoro, giustifica il lavoro dei medici di famiglia costretti a rimborsare presunti eccessi di farmaci che avrebbero danneggiato le casse dell’Asl. . Nel caso in questione il professionista si era vista tagliare lo stipendio 276 euro per 12 mensilità (per un totale di oltre 3 mila euro), per avere prescritto, tra il 2013 e il 2014, in favore di una sola paziente, su indicazione dell’Utic di Casarano, bombole di ossigeno gassoso oltre le prescrizioni previste nelle linee guida in materia. Ma i giudici hanno accolto il ricorso del medico, condannando la Asl a restituire l’importo oltre a interessi e rivalutazione.   "Al di là delle questioni relative al carattere cogente di tale linee guida e delle conseguenze derivanti da eventuali violazioni – si legge nella sentenza – si deve rilevare che essere sono finalizzate ad evitare sprechi, il che presuppone normalmente condotte reiterate e relative ad una pluralità di casi e di pazienti, apparendo invece difficilmente compatibile con prescrizioni nei confronti di un’unica paziente, tanto più ove si consideri che esse erano assistite da una espressa ‘autorizzazione utilizzo farmaco al di fuori delle indicazioni fornite dal ministero della Salute’". Dunque, per il giudice, "trattandosi di un unico episodio e dati gli importi certamente non elevati del presunto ‘spreco’, non vi sono elementi per ritenere che vi sia stato dolo o colpa grave". Piuttosto è un altro aspetto a preoccupare il giudice: "Il medico potrebbe essere costretto a dover scegliere di non prescrivere un farmaco, pure ritenuto necessario o comunque utile per la cura di un paziente, per evitare trattenute sullo stipendio (così correndo però il rischio di eventuali azioni di responsabilità da parte del paziente)".   Per il giudice "ne consegue che una interpretazione così rigida e rigorosa del valore delle "linee guida" e degli effetti di eventuali violazioni delle relative prescrizioni o indicazioni - scrive il giudice - appare pericolosa rispetto alle esigenze di tutela del diritto alla salute ex art. 32 Cost. , potendo porre il medico di fronte a dubbi di difficile soluzione tra il timore di responsabilità nei confronti dei pazienti (con la possibilità di eventuali eccessi della cd. "medicina difensiva") e rischi di trattenute sullo stipendio conseguenti a prescrizioni che egli ritiene necessarie nel caso di specie, ma non conformi alle linee guida". "È evidente quindi - afferma ancora il giudice - che un qualche margine di discrezionalità deve essere lasciato al medico e che la sua responsabilità personale può essere ravvisata solo in caso di dolo o di errore grave conclamato".
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