Parkinson, verso una diagnosi precoce con un esame del sangue
(da Doctor33) In uno studio pubblicato su 'Science Translational Medicine' è stato descritto un esame del sangue in grado di rilevare precocemente la malattia di Parkinson. «Attualmente, la malattia di Parkinson viene diagnosticata in gran parte sulla base di sintomi clinici, dopo che si è già verificato un danno neurologico significativo. Questo esame del sangue ci potrebbe consentire di diagnosticare la malattia e di iniziare le terapie molto prima» spiega Laurie Sanders, della Duke School of Medicine, negli Stati Uniti, autrice senior del lavoro.
I ricercatori si sono concentrati sul danno al DNA nei mitocondri come biomarcatore per il loro strumento diagnostico. Studi precedenti avevano associato il danno al DNA mitocondriale a un aumento del rischio di malattia di Parkinson, e gli esperti avevano precedentemente segnalato un accumulo di danno al DNA mitocondriale nel tessuto cerebrale di pazienti deceduti con Parkinson. Utilizzando la PCR (polymerase chain reaction), gli autori hanno sviluppato un test che ha quantificato con successo livelli più elevati di danno al DNA mitocondriale nelle cellule del sangue raccolte da pazienti con malattia di Parkinson rispetto a persone senza la malattia. Il nuovo esame ha identificato anche alti livelli di DNA danneggiato nei campioni di sangue di persone portatrici della mutazione genetica LRRK2, che è stata associata ad un aumentato rischio di malattia. Un'ulteriore analisi su cellule di pazienti affetti da morbo di Parkinson ha valutato se il test potesse determinare l'efficacia di una terapia mirata agli effetti associati alla mutazione LRRK2. In questi campioni, il test ha identificato un danno inferiore al DNA mitocondriale nelle cellule trattate con un inibitore di LRRK2 rispetto ai campioni di pazienti che non avevano ricevuto l'inibitore, e questo suggerisce che l'analisi potrebbe aiutare a individuare i pazienti potenzialmente in grado di trarre beneficio dai trattamenti con inibitori della chinasi LRRK2 anche se non hanno una mutazione LRRK2. «La nostra speranza è che questo test possa non solo aiutare a diagnosticare la malattia di Parkinson, ma anche identificare farmaci che invertono o arrestano il danno al DNA mitocondriale e il processo patologico» concludono gli autori.
(Science Translational Medicine 2023. Doi: 10.1126/scitranslmed.abo1557 http://doi.org/10.1126/scitranslmed.abo1557
Stress cronico e depressione collegati a deterioramento cognitivo lieve e malattia di Alzheimer
(da Quotidiano Sanità) Le persone di età compresa tra 18 e 65 anni che soffrono di stress cronico e/o di depressione hanno più probabilità, rispetto alla popolazione generale nella stessa fascia d’età, di ricevere una diagnosi di deterioramento cognitivo lieve o di Malattia di Alzheimer. È quanto emerge da una ricerca coordinata da un team del Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicata da 'Alzheimer’s Research & Therapy'.
Precedenti studi avevano già mostrato una possibile associazione tra stress cronico, depressione e demenza. Lo studio del Karolinska Institutet evidenzia, in particolare, che il rischio di malattia di Alzheimer è più del doppio nei pazienti con stress cronico e in quelli con depressione rispetto ai pazienti senza queste patologie psichiatriche; nei pazienti con entrambi i disturbi, il rischio è fino a quattro volte più alto.
Lo studio svedese è stato condotto utilizzando il database sanitario amministrativo della regione di Stoccolma. Il team ha preso in considerazione 44.447 persone tra 18 e 65 anni con una diagnosi di stress cronico e/o depressione e le hanno seguite per otto anni.
Rispetto agli individui di pari età, quasi 1,4 milioni, è emerso che un numero maggiore di persone con stress cronico o depressione aveva ricevuto anche una diagnosi di lieve deterioramento cognitivo o di malattia di Alzheimer. “Il rischio nella popolazione considerata è basso e la causalità è incerta, ma la scoperta è importante perché consente di migliorare gli sforzi preventivi e comprendere i collegamenti con gli altri fattori di rischio per la demenza”, conclude Axel Carlsson, autore senior della ricerca.
Fascicolo sanitario elettronico è in Gazzetta. Come cambiano le regole per Mmg e pediatri
(da Doctor33) Il fascicolo sanitario e il patient summary sono pronti a partire a tappeto. È uscito il 24 ottobre in Gazzetta Ufficiale il decreto 7 settembre 2023 “Fascicolo sanitario elettronico 2.0”. Frutto collegiale di Ministeri di Salute ed Economia e Presidenza del Consiglio (sottosegretario Innovazione Tecnologica), il testo ribadisce ed implementa i contenuti della documentazione sanitaria di ogni cittadino già dettati nel 2012 (dlgs 179). A fini di diagnosi, cura, prevenzione, profilassi internazionale, ricerca scientifica e valutazione della spesa, il fascicolo è alimentato ed aggiornato da Asl, regioni, strutture pubbliche del Ssn e dal Servizio naviganti Sasn, nonché dai privati accreditati od autorizzati dal Ssn e dai professionisti sanitari. E contiene: gli estremi dell’assistito, le esenzioni per reddito e patologia, contatti e delegati, referti, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, Patient summary (profilo sanitario sintetico), ricette specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione farmaci a carico SSN o meno (dossier farmaceutico), vaccinazioni, prestazioni specialistiche erogate, taccuino personale dell’assistito e lettere di invito per screening.
Patient Summary - Il profilo sanitario sintetico è redatto e aggiornato dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta e riassume la storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente conosciuta per favorire la continuità di cura, fermo restando il rispetto del diritto di oscuramento esercitato dall’assistito su specifici dati a lui attinenti. Contiene gli estremi del paziente e del medico curante (inclusa casella Pec), patologie croniche o rilevanti, organi mancanti, trapianti effettuati, protesi ed ausili, allergie, malformazioni, terapie farmacologiche croniche ed in atto, anamnesi familiare, fattori di rischio, vaccinazioni fatte, eventuali gravidanze, altezza peso e body mass index, pressione arteriosa, dati su eventuale assistenza domiciliare, esenzioni per patologia, possibile inserimento in reti di cura, piani terapeutici e riabilitativi, ricoveri avvenuti. È la regione o la ASL la titolare del trattamento in quanto detentrice dell’infrastruttura dove viaggiano i dati del FSE e responsabile delle misure di sicurezza e della conservazione del profilo. In caso di cambio di medico di fiducia, il nuovo redige un nuovo profilo sanitario sintetico.
Taccuino personale – Qui l’assistito od un suo delegato può inserire, modificare ed eliminare dati, anche generati dai dispositivi medici indossabili, e documenti personali relativi ai propri percorsi di cura. In ogni caso si tratterà di informazioni non certificate da rendere distinguibili da quelle inserite da medici e sanitari. La regione di assistenza è titolare del trattamento dati ma non li può consultare.
Dossier farmaceutico – Nell’allegato A per i contenuti relativi all’erogazione dei farmaci a carico Ssn o meno si rimanda al decreto 4 agosto 2017 dei ministeri di Economia e Salute che a sua volta fa riferimento a “modalità da definire”.
Diritti del cittadino - L’assistito accede al FSE con carta identità elettronica o carta nazionale dei servizi o con lo SPID, utilizzando il portale FSE della regione dove vive o il Portale nazionale FSE o il servizio di notifica gestito iNI-FSE previsto all’articolo 22 per chi non è nell’anagrafica di nessuna regione. In base all’articolo 64 ter del Codice dell’Amministrazione Digitale, assistiti non avvezzi a consultazioni online possono delegare per 3 anni familiari o persone specifiche. I dati sensibili di persone sieropositive, donne che si sottopongono a interruzione volontaria di gravidanza, vittime di violenza sessuale o pedofilia, persone che fanno uso di sostanze stupefacenti, psicotrope ed alcool, donne che decidono di partorire in anonimato, e i documenti dei consultori familiari, sono resi visibili solo all’assistito, che decide se renderli visibili a terzi previo consenso.
Il consenso - Entro 3 mesi dall’entrata in vigore del decreto, Ministero della Salute e Regioni gireranno all’assistito modello di informativa che espliciti i trattamenti nel FSE e comunichi come integrare, oscurare, modificare, aggiornare i dati. La consultazione da parte di terzi può avvenire solo quando l’assistito ha visionato l’informativa e dato l’ok alla consultazione. Per i minori i consensi sono espressi da chi esercita la potestà genitoriale e per i soggetti con deficit totale o parziale dall’amministratore di sostegno. I dati sul FSE sono definitivamente cancellati dopo 30 anni dal decesso dell’assistito.
Diritti del medico – Possono accedere al Fse a fini di cura e prevenzione medici di famiglia, pediatri di libera scelta e relatvi sostituti, medici ospedalieri e specialisti per visite/esami o per il ricovero limitatamente al tempo del processo di cura, infermiere od ostetrica, e farmacista. Il personale amministrativo legge le sole informazioni necessarie alle funzioni cui è preposto. L’accesso è sempre escluso per i soggetti che non perseguono fini di cura: periti, compagnie assicurative, datori di lavoro, società scientifiche, medici legali o del lavoro che accertano idoneità o per il rilascio di certificazioni necessarie al conferimento di permessi o abilitazioni.
Interoperabilità - Regioni e province autonome sono titolari dei trattamenti di verifica formale e semantica per i pazienti Sasn e il ministero della Salute per i naviganti. Tutte le regioni devono contribuire ad alimentare i fascicoli usando le soluzioni tecniche rese disponibili da Agenas.
Profilassi internazionale -La DG Prevenzione del Ministero della salute previo ok dell’assistito segnala alle Asl dati e documenti rilevanti circa la circolazione di nuovi patogeni o l’emergere di sintomatologie sconosciute o di fattori di rischio ambientale e/o alimentare; nuovi fattori di rischio legati a co-infezioni; lo sviluppo di nuovi casi di farmacoresistenza verso specifici gruppi di patogeni; possibili nuove complicanze non conosciute di malattie infettive che possono portare al decesso. Sempre la DG Prevenzione del Ministero della salute può accedere a dati e documenti del FSE la cui consultazione risulti necessaria per le vaccinazioni per soggetti diretti all’estero. Per gli stessi fini può altresì, definiti criteri di identificazione di gravi minacce per la salute, accedere a dati di soggetti provenienti dall’estero, da sottoporre a misure di quarantena o isolamento o a contact tracing internazionale e disporre misure di profilassi per soggetti espostisi a gravi patogeni usando mezzi di trasporto collettivi o soggiornando in comunità chiuse.
Medici, il 40% valuta di emigrare all’estero. I dati nell’indagine Fnomceo
(da Doctor33) Amano il camice bianco, ma vedono non poche difficoltà nell'esercizio della loro professione oggi in Italia. E il 40% dei medici italiani ammette di essere tentato dalla fuga all'estero. È uno dei dati che emerge dall'indagine condotta per la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, dall'Istituto Piepoli che ha interrogato opinione pubblica e personale medico. I risultati sono stati presentati a Roma, nell'ambito di un convegno dedicato al Servizio sanitario nazionale.
L'indagine - che si basa su interviste telefoniche e via web effettuate su un campione di 1.000 persone rappresentativo degli italiani di età tra i 15 e i 75 anni e un campione di 300 medici e odontoiatri - analizza non solo come viene percepita la sanità dai pazienti, ma anche il fronte dei medici del Belpaese. Emerge che i camici bianchi risultano essere ben coscienti dell'importanza del loro stesso lavoro - il 96% lo reputa molto o abbastanza importante - ma pensano che le istituzioni ne abbiano percezione minore, tanto da ritenere che l'importanza del ruolo del medico in Italia oggi sia minore rispetto al periodo pandemico, in cui invece molti sottolineavano la condizione eroica della professione sanitaria.
I medici vorrebbero avere maggior peso decisionale nel mondo sanitario e lanciano un allarme: a causa della troppa burocrazia, più di uno su 3 dichiara di non avere a disposizione tutto il tempo di cui avrebbe bisogno per occuparsi dei pazienti. Questa condizione di difficoltà spinge molti camici bianchi italiani (il 40% del campione, appunto) a valutare l'opportunità di andare all'estero, fuori dall'Italia, a svolgere la professione. Ciononostante, l'83% dei medici si conferma ancora attaccato al proprio lavoro, tanto da dichiarare che quello che fa ogni giorno, il rapporto con i pazienti, aiutare le persone, salvare vite corrisponde all'idea che aveva quando ha scelto di svolgere la professione sanitaria. Una professione che sembra rimanere attrattiva anche tra i giovani: il 57% del campione tra i 15 e i 24 anni ha preso in considerazione la possibilità di formarsi per essere un professionista della salute.
Per tre italiani su quattro la sanità deve essere pubblica, e i medici sono coscienti dell’importanza del loro lavoro
(da M.D.Digital - riproduzione parziale) Per oltre tre italiani su quattro la sanità deve essere pubblica. Di più: per il 90% dei cittadini deve essere una priorità del Governo nella Finanziaria. Per il 37%, merita addirittura il primo posto. Sono questi alcuni dei risultati dell’Indagine eseguita sull’opinione pubblica e sul personale medico dall’Istituto Piepoli per la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) e presentata a Roma nell’ambito del Convegno “Valore salute: Ssn volano di progresso del Paese. I 45 anni del Servizio Sanitario Nazionale, un’eccellenza italiana”.
Protagonista delle interviste telefoniche e via web - effettuate su un campione di 1.000 persone, rappresentativo degli italiani di età compresa tra 15 e 75 anni, con un oversampling di 200 interviste nella fascia d’età tra 15 e 19 anni, e un campione di 300 medici e odontoiatri – proprio il Servizio sanitario nazionale, come fattore determinante per unire il Paese e farlo crescere.
A quanto emerge dall’indagine, gli italiani tendono in maggioranza (54%) a promuovere il servizio sanitario regionale, ma con grandi distanze territoriali. Se, infatti, al nord si raggiungono picchi del 69% di soddisfazione, al sud e nelle isole ci si ferma a quota 41%.
Specularmente e di conseguenza, quando si chiede chi debba guidare la sanità tra Stato e Regioni, al nord prevale il modello concentrato sulle regioni mentre al sud si chiede un intervento statale, probabilmente proprio nella speranza che questo riequilibri la qualità percepita del servizio sanitario.
Quello che è chiaro, in ogni caso, è che la sanità per gli italiani deve essere prevalentemente pubblica. Così la pensano più di 3 italiani su 4, il 76%, in questo caso in modo trasversale nelle diverse aree del Paese.
Digitale in sanità benvenuto per il 73% degli italiani, che apprezzano e utilizzano ricette elettroniche e ritiro online dei referti, ma con giudizio: l’Intelligenza Artificiale va bene, ma solo come alleato e supporto al medico. A pensarla in questo modo, il 92% degli intervistati, che escludono di farsi curare, anziché dal medico, da una piattaforma di Intelligenza artificiale. Il rapporto diretto e fiduciario con il proprio medico, infatti, è talmente importante che il 75% degli italiani intervistati si dice non disponibile a rinunciare al diritto di scegliere il proprio medico di famiglia.
In media, ad oggi gli italiani risparmiano il 10% delle proprie entrate per le spese sanitarie, ma tanti (il 23%) purtroppo vorrebbero ma non riescono a farlo, tanto che ad oggi circa 3 milioni di italiani ammettono che, quando devono usufruire di prestazioni sanitarie a pagamento, rinunciano a curarsi.
Sempre più cittadini sono costretti a spostarsi in altre Regioni alla ricerca di centri di eccellenza: il 63% degli intervistati percepiscono questo problema con riferimento al loro territorio, con punte del 79% al Sud e nelle isole. La stragrande maggioranza degli italiani, il 93%, vorrebbe, per questa ragione, un aiuto dallo Stato: e oltre otto persone su dieci, trasversalmente su tutto il territorio nazionale, vorrebbero un’organizzazione sanitaria che porti l’eccellenza dove vive, senza per forza essere costretti a “viaggi della speranza”, costosi in termini di denaro, tempo ed energie.
Passando alla qualità dell’assistenza sanitaria, questa è largamente sufficiente per gli italiani (il 67% la reputa soddisfacente) che vedono in maggioranza la sanità come un settore in grado di generare ricchezza, dunque sul quale investire, e non come un semplice costo, mentre ritengono che, al contrario, la gestione dei servizi risponda più alle esigenze di bilancio che a quelle di salute.
Il 90% degli italiani è convinto in ogni caso che nella legge finanziaria la sanità debba essere al primo posto o tra le priorità principali del Governo. Tra gli interventi da mettere in atto per migliorare l’assistenza, il 55% di coloro che non ne sono soddisfatti propongono di agire sul personale, incrementandolo, il 42% vogliono aumentare i finanziamenti, il 38% migliorare le organizzazioni.
Passando ai medici italiani, loro sono ben coscienti dell’importanza del loro stesso lavoro – il 96% lo reputa molto o abbastanza importante - ma pensano che le istituzioni ne abbiano percezione minore, tanto da ritenere che l’importanza del ruolo del medico in Italia oggi sia minore rispetto al periodo pandemico, in cui invece molti sottolineavano la condizione eroica della professione sanitaria. I medici vorrebbero avere maggior peso decisionale nel mondo sanitario e lanciano un allarme: a causa della troppa burocrazia, più di un medico su tre dichiara di non avere a disposizione tutto il tempo di cui avrebbe bisogno per occuparsi dei pazienti.
Questa condizione di difficoltà spinge molti medici italiani (il 40% del nostro campione) a valutare l’opportunità di andare all’estero, fuori dall’Italia, a svolgere la professione medica.
Ciononostante, l’83% dei medici si conferma ancora attaccato alla propria professione, tanto da dichiarare che quello che fa ogni giorno, il rapporto con i pazienti, aiutare le persone, salvare vite corrisponde all’idea che aveva quando ha scelto di svolgere la professione sanitaria.
Una professione che resta fortemente attrattiva anche tra i giovani: il 57% del campione tra i 15 e i 24 anni ha preso in considerazione la possibilità di formarsi per essere un professionista della salute.
ENPAM: Obbligo Ecm, come salvarsi dalle sanzioni
Restano poco più di due mesi per mettersi in regola con la formazione obbligatoria. Le lancette corrono e il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ribadito che non ci saranno ulteriori proroghe per chiudere in regola il triennio 2020-2022. Per evitare le sanzioni, che arrivano sino alla sospensione dall’Ordine professionale, i ritardatari devono quindi conseguire i crediti ecm necessari entro il prossimo 31 dicembre.
RITARDATARI NON PIÙ COPERTI DALL’ASSICURAZIONE
Sulla riforma del sistema ecm è al lavoro la Commissione per la formazione continua in medicina, che in collaborazione con gli Ordini ha in programma di rendere il sistema più attrattivo e in linea con le esigenze dei professionisti.
Il fine è quello di convincere i professionisti sanitari a seguire i corsi di formazione e a conseguire i crediti necessari, anche perché per gli inadempienti si preannunciano nuove sanzioni.
L’annunciata, imminente approvazione dei decreti attuativi della legge Gelli-Bianco darà infatti piena operatività alla norma che lega l’assolvimento dell’obbligo ecm all’efficacia della copertura assicurativa.
In buona sostanza, medici e dentisti che non conseguiranno il 70 per cento degli ecm per il triennio 2023-2025, dal gennaio 2026 potranno avere problemi a trovare una polizza che li tuteli in ambito professionale. Potranno quindi rimanere senza copertura assicurativa e trovarsi esposti in caso di rivalse a loro carico.
“Il mondo è cambiato” e “le nuove tecnologie rappresentano un importante elemento di sviluppo del comparto della formazione in campo medico”, ha detto il ministro Schillaci a QuotidianoSanità. “Temi quali la simulazione, l’intelligenza artificiale e il metaverso – ha continuato il ministro – diventeranno centrali in tema di aggiornamento professionale di tutti i professionisti del comparto sanitario”.
METTERSI IN REGOLA CON TECH2DOC
Un aiuto per mettersi in regola con i crediti formativi arriva dalla piattaforma Tech2Doc. Il portale voluto dall’Enpam per promuovere l’adattamento alle nuove tecnologie dei medici e dei dentisti offre infatti 35 crediti ecm gratuiti sulla salute digitale.
Sulla piattaforma, il cui partner scientifico è Healthware e il provider Metis, sono aperte le iscrizioni a tutti i moduli del corso ecm sulla salute digitale.
Il primo modulo, da 5 crediti, è sull’ecosistema della salute digitale e i suoi strumenti. Gli altri riguardano lo sviluppo della salute digitale e la validazione (9 crediti ecm), la regolamentazione e i modelli di accesso (12 crediti) e il focus su applicazioni specifiche (9 crediti).
I vari moduli possono essere seguiti anche indipendentemente l’uno dall’altro.
Dai pediatri Fimp una guida per il digitale, fino ai 9 anni no a internet e social network
(da Fimmg.org - riproduzione parziale) Un utilizzo controllato, sicuro e consapevole degli strumenti digitali può aiutare i bambini a sviluppare la coordinazione visuo-motoria e a stimolare la creatività e la capacità di problem-solving. Ma non prima dei 9 anni, con moderazione ed evitando l’utilizzo dei social network: fino a quell’età, infatti, è fondamentale non privarli delle interazioni dirette con i genitori, i coetanei e il mondo che li circonda, indispensabili per un sano sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. Sono le raccomandazioni della Guida “Bambini e adolescenti in un mondo digitale”, realizzata dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e presentata in occasione del XVII Congresso Nazionale della FIMP “Ed io avrò cura di te. Il tuo Pediatra un approdo sicuro” in programma fino a domenica 15 ottobre a Giardini Naxos (ME).
Durante i lavori congressuali, grande rilievo é stato dato al corretto utilizzo delle tecnologie digitali. Al centro del programma scientifico, anche le sfide educative per la famiglia del terzo millennio e il delicato tema della prevenzione e del contrasto di maltrattamento e abuso sui minori. Sessioni specifiche riguarderanno, inoltre, le vaccinazioni in età pediatrica e, più in generale, il ruolo del Pediatra di Famiglia nelle attività di prevenzione, cura e assistenza globale nell’infanzia e nell’adolescenza. La Guida FIMP “Bambini e adolescenti in un mondo digitale” identifica specifiche tappe d’età rispetto alle quali si suggerisce ai genitori se, quando e come inserire l’utilizzo delle tecnologie digitali, con l’obiettivo di supportare una crescita sana e proteggere bambini e adolescenti dai rischi psico-sociali come il cyberbullismo. In questo contesto, infatti, il Pediatra di Famiglia, in virtù del rapporto fiduciario e continuativo instaurato con le famiglie, svolge l’importante compito di educare i genitori e di supportarli nella mediazione del rapporto dei propri figli con le tecnologie digitali.
Secondo la Guida, prima dei 3 anni il bambino ha l’esigenza di costruire i suoi riferimenti spazio-temporali, pertanto è opportuno evitare il più possibile l’utilizzo degli schermi; dai 3 ai 6 anni il bambino ha bisogno di scoprire tutte le sue possibilità sensoriali e manuali, dunque va incoraggiato il gioco con i coetanei, evitando smartphone o tablet personali; dai 6 ai 9 anni è l’età in cui si scoprono le regole del gioco sociale, pertanto è consigliabile disincentivare l’uso di internet; infine, dai 9 ai 12 anni, cioè l’età in cui il ragazzo inizia a rendersi autonomo dai riferimenti familiari, il web può rappresentare un valido strumento per esplorare nuovi contenuti adatti alla sua età, sotto l’occhio attento dei genitori, ma si suggerisce di evitare la partecipazione diretta ai social network. “La Guida messa a punto dalla FIMP vuole essere uno strumento di facile utilizzo per una corretta comunicazione con le famiglie, aiutandole a gestire in maniera consapevole il rapporto con gli strumenti digitali” commentano Osama Al Jamal e Giovanni Cerimoniale, promotori della guida FIMP all’uso del digitale. “Al contempo però, preme sottolineare che l’utilizzo di Internet e dei social network è diventato parte integrante del nostro modo di comunicare e di relazionarci con gli altri, ma non può sostituirsi alle interazioni dirette con coetanei e famiglie”.
Per questo motivo, i Pediatri suggeriscono ai genitori di porre domande ai propri figli per stimolare riflessioni su quello che hanno visto o letto online, il che contribuisce anche a instaurare un rapporto di maggiore confidenza e alleanza. I genitori, inoltre, hanno il compito di monitorare l’utilizzo dei dispositivi e verificare l’eventuale dipendenza dallo schermo, che è spesso il sintomo e non la causa di un malessere psicologico o sociale. Nella Guida, infine, vengono riportati gli indirizzi della Polizia Postale e i Centri per la gestione della dipendenza da Internet a cui potersi rivolgere. “Il Pediatra di Famiglia ha un ruolo importantissimo nell’educazione delle famiglie a un corretto utilizzo di Internet e degli strumenti digitali, che influiscono in maniera molto rilevante sullo sviluppo e sul benessere psico-fisico di bambini e adolescenti” aggiunge Giuseppe Di Mauro, segretario nazionale alle attività scientifiche ed etiche della FIMP. “È quindi essenziale stimolare la consapevolezza che l’online non è virtuale, e che è importante prendere sul serio la “vita digitale” e saper scindere verità e finzione”.
Nuove conferme che l’esercizio fisico riduce la mortalità da cancro
(da M.D.Digital) Una recente analisi, pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, ha dimostrato che il rispetto delle linee guida relative all’esercizio fisico si associa a una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause nei sopravvissuti al cancro a lungo termine. In uno studio che ha coinvolto 11.480 sopravvissuti, l’esercizio conforme alle linee guida è stato associato a un rischio ridotto del 25% di mortalità per tutte le cause rispetto all’assenza di esercizio (HR 0.75) in un follow-up mediano di 16 anni dalla diagnosi. Si è inoltre osservata una riduzione significativa della mortalità per cancro (HR 0.79) e di quella per altre cause (HR 0.72).
Questi risultati, commentano i ricercatori, mostrano che l'esercizio fisico è una strategia olistica che può integrare gli approcci gestionali contemporanei per ridurre ulteriormente la mortalità per cancro riducendo contemporaneamente il rischio di morte per altre cause concorrenti, che si combinano per migliorare la mortalità per tutte le cause. Il rispetto delle linee guida è stato definito come impegno in esercizi di intensità moderata ≥4 giorni a settimana, con ciascuna sessione della durata media ≥30 minuti, e/o esercizi di intensità intensa ≥2 giorni a settimana, con ciascuna sessione della durata media ≥20 minuti.
Durante il periodo di studio, si sono verificati 1.459 decessi totali tra i 4.374 partecipanti classificati come praticanti di attività fisica (33%), mentre ci sono stati 3.206 decessi tra i 7.106 classificati come non praticanti di esercizio fisico (45%). La sopravvivenza globale mediana dalla diagnosi è stata di 19 anni per gli atleti e di 14 anni per i non atleti.
(Lavery JA, et al. Pan-cancer analysis of postdiagnosis exercise and mortality. J Clin Oncol 2023; DOI: 10.1200/JCO.23.00058. )
Plastica, il vademecum di medici e pediatri per evitarne l’assorbimento
(da Fimmg.org) Come difenderci dalla plastica che assorbiamo? La "Campagna nazionale per la prevenzione dei rischi per la salute da esposizione alla plastica" punta a diffondere l''informazione tra medici e pazienti, mettendo a disposizione i documenti disponibili per ridurre l''esposizione alle sostanze tossiche rilasciate dalla plastica, e a conoscerne i relativi rischi, particolarmente alti nell''esposizione in utero e in età pediatrica, aiutando al contempo l''ambiente a liberarsi da rifiuti pericolosi per tutti gli ecosistemi. La campagna e condotta dall''Associazione Medici per l''Ambiente ISDE Italia e dalla Rete Italiana Medici Sentinella, in collaborazione con la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), l''Associazione Medici Endocrinologi (AME), l''Associazione Culturale Pediatri (ACP), la Federazione Italiana medici pediatri (FIMP), la Società Italiana di Pediatria (SIP), Choosing Wisely Italy e la Facoltà di Scienze dell''Alimentazione Università di Pollenzo (CN).
Consigli pratici
- Scegli oggetti non in materiale plastico e abolisci completamente quelli usa e getta, verifica che i prodotti che acquisti (vestiti, tessuti, cosmetici etc.) non contengano plastica. Ricordati che le microplastiche si assorbono anche attraverso la pelle.
- Elimina da subito l'acqua in bottiglie di plastica e bevi quella del rubinetto. In 1 litro di acqua in bottiglia si trovano circa 5 milioni di microplastiche.
- Cerca negozi che vendono prodotti alimentari e per l'igiene sfusi (https://www.sfusitalia.it/) e scegli confezionamenti green e riutilizzabili (carta, cartone, alluminio.). Potrai acquistare frutta e verdura dai contadini locali, ai mercati e dai gruppi di acquisto solidali che ormai sono presenti in moltissimi Comuni.
- Varia il più possibile la dieta giornaliera.
- Per lo smaltimento utilizza gli appositi contenitori per la plastica in casa e fuori. Non buttare mai la plastica nell'ambiente.
Il contatto con le sostanze tossiche rilasciate dalla plastica può determinare un danno per la salute, più grave se trasportato dalle microplastiche, che penetrano nell''organismo, soprattutto con gli alimenti che consumiamo, oppure con l''acqua e le bevande in bottiglia di plastica, per contatto con tessuti sintetici, creme e cosmetici che le contengono, detergenti, ma anche semplicemente per contatto con giocattoli in plastica. Le numerose sostanze chimiche contenute nelle microplastiche possono causare: Interferenza endocrina, con effetti negativi sulla fertilità maschile e femminile; Effetti sul neurosviluppo; Aumentato rischio di alcuni tipi di cancro; Criptorchidismo; Effetto "obesogeno" favorente la resistenza all''insulina e l''insorgenza di diabete di tipo 2; Effetti infiammatori con alterazione della microflora intestinale e possibile interferenza sull''assorbimento di nutrienti.
Ulteriori informazioni e materiali disponibili al LINK https://www.isde.it/progetto-plastica/
Ecm, stop proroghe per formazione professionisti. Ecco come cambia sistema sanzionatorio
(da Doctor33) Per medici e operatori sanitari non sarà più possibile prorogare il recupero dei crediti formativi Ecm per mettersi in regola con il triennio formativo 2020-2022. "La decisione l'ha annunciata il ministro della Salute" Orazio Schillaci "in questi giorni”, dichiara all'Adnkronos Salute Roberto Monaco, presidente del Consorzio gestione anagrafica delle professioni sanitarie (Cogeaps) e segretario della Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Per sanare le posizioni relative alla formazione dei medici del triennio precedente, secondo la legge, dunque, c'è tempo fino al 31 dicembre 2023. "La volta scorsa era stata data una proroga. Questa volta il ministro dice che le proroghe sono finite e noi non possiamo fare altro che prendere atto di una legge che già c'era. Il ministro ha ribadito quanto scritto in questa legge", afferma Monaco. Più che un'altra proroga, "secondo me va cambiato il sistema sanzionatorio. Dovremmo immaginare, cioè, un sistema che incentivi o penalizzi, piuttosto che sanzionare e basta”, dichiara Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, in vista della prima riunione della Commissione nazionale Ecm, in programma il 13 ottobre.
"Far insediare la Commissione nazionale Ecm è la prima cosa, e abbiamo un po' di ritardo su questo. Una volta insediata, dovremmo portare a termine una riforma del modello di formazione continua per i medici e affrontare il tema importante delle inadempienze. C'è stato il periodo del Covid che è stato molto difficile e per questo il Parlamento ha previsto un bonus che abbiamo applicato nel precedente triennio. Ma i carichi di lavoro attuali costituiscono anch'essi un grosso problema di adempimento, perché i colleghi sono sempre più stremati dal lavoro e questo non favorisce la formazione", spiega Anelli. “Il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi pone oggi il professionista nella condizione di essere censurato dal giudice laddove dovesse avere un problema di carattere medico-legale. La ricaduta già c'è ed è pesante e i professionisti devono pensarci. Non è la sanzione che può oggi spaventarli quando il mancato adempimento all'attività formativa può essere un'aggravante della situazione nel momento in cui ci sono problemi di carattere giudiziario", sostiene il presidente Fnomceo. Nella precedente consiliatura della Commissione Ecm, ricorda Anelli, "c'era stata la legge che prevedeva che i professionisti che rimangono sotto il 70%" dei crediti formativi obbligatori richiesti per il prossimo triennio 2023-2025 "non avrebbero più goduto delle assicurazioni. Un altro passaggio importante per favorire l'adempimento da parte dei professionisti - aggiunge - noi pensiamo che sia anche quello di intervenire sul lavoro quotidiano che si fa ogni giorno all'interno degli ospedali, relativo alla ricerca, gli audit, e così via. Insomma, bisogna completare il processo di riforma e nel frattempo si possono incentivare i colleghi a fare corsi di formazione.
“I numeri di quanti camici bianchi rischiano sanzioni per non aver assolto agli obblighi formativi non sono ancora disponibili”, precisa l'esperto. "Ma la situazione - osserva - è che rispetto ai precedenti trienni si era già evidenziato un incremento dei crediti Ecm da parte dei professionisti e questo triennio in corso sta facendo rilevare la stessa tendenza. Ci sono sempre più colleghi che si stanno accreditando e certificando. Inoltre, è vero che abbiamo tempo fino al 31 dicembre, ma bisogna anche considerare che il 31 dicembre 2023 è anche il termine della scadenza dei corsi Fad", di formazione a distanza. "E ci saranno 60-90 giorni che servono per l'inserimento di questi corsi nelle piattaforme da parte dei provider per far sì che il Cogeaps ne abbia contezza. Quindi il risultato definitivo del triennio in corso lo avremo a marzo prossimo. Le sanzioni potrebbero partire quando si ha un dato definitivo sui crediti". La legge prevede anche che “in Commissione nazionale Ecm verranno decise le misure per chi non avrà effettuato i crediti. Molto probabilmente ci sarà la possibilità – continua - di avere i crediti compensativi che il medico professionista sanitario dovrà effettuare per poter assolvere al compito" formativo. "La Commissione nazionale Ecm si convoca domani, e quindi da domani in poi tutto questo diventerà oggetto di discussione. Dobbiamo decidere insieme quali sono gli step, il percorso da seguire per essere aderenti alla legge. Noi siamo sereni, perché da una parte ci sono gli incrementi dei crediti rispetto al precedente triennio, che già aveva fatto registrare un aumento. E anche durante la pandemia si poteva pensare che i medici non avrebbero fatto crediti, invece non è andata così. Li hanno fatti cambiando il tipo di formazione, hanno lavorato molto sui corsi Fad", chiarisce Monaco.
Nottambuli, è alto il rischio di diabete di tipo 2
(da Quotidiano Sanità) Cattive notizie per i nottambuli: l’abitudine di andare tardi a letto e svegliarsi altrettanto tardi al mattino è associata a un aumento del rischio di diabete di tipo 2 del 19%. È quanto emerge da uno studio condotto da un team del Brigham and Women’s Hospital e pubblicato da 'Annals of Internal Medicine'.
Lo studio : I ricercatori hanno preso in esame i dati relativi a 63.676 infermieri dello studio Nurses’ Health Study II, raccogliendo informazioni auto riferite dai partecipanti sul cronotipo, sulla dieta, su peso e indice di massa corporea, sull’abitudine del sonno, sulla dipendenza dal fumo e sul consumo di alcool e su attività fisica ed eventuale storia familiare di diabete.
Dall’analisi è emerso che circa l’11% dei partecipanti si definiva di cronotipo ‘nottambulo’ e circa il 35% di cronotipo ‘mattiniero’, mentre tutti gli altri rientravano nel cronotipo ‘intermedio’. Agli appartenenti al cronotipo ‘nottambulo’ era associato a un aumento del rischio di diabete del 72%, prima di considerare i fattori legati allo stile di vita. Considerando anche questi aspetti, il rischio di avere il diabete era del 19% più alto rispetto a quello degli altri gruppi. Tra i partecipanti con uno stile di vita sano, solo il 6% apparteneva al cronotipo ‘notturno’, mentre tra coloro che conducevano stili di vita meno salutari, il 25% rientrava in questo cronotipo, con una maggiore probabilità di consumare alcoolici, fumare, dormire meno, e fare poca attività fisica.
L’obesità non è una sola, ne esistono 4 tipi
(da DottNet) Per l’Oms l'obesità è un’epidemia globale. La malattia cronica, recidivante, multifattoriale, eterogena, la cui prevalenza dal 1980 in tutto il mondo è più che raddoppiata, è al centro del VI congresso nazionale della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) dove si affronta l’argomento alla luce delle più recenti evidenze. Tra queste, la scoperta e la catalogazione di 4 principali ‘tipi’ di obesità: 'cervello affamato' (principalmente controllato dall'asse cervello-intestino e necessità di maggiori calorie per raggiungere la pienezza e la sazietà); 'fame emotiva' (desiderio di mangiare per far fronte a emozioni positive o negative, comportamento ‘edonico’); 'intestino affamato' (durata anormale della pienezza con svuotamento gastrico più rapido); 'combustione lenta' (diminuzione del tasso metabolico).
“L'eterogeneità tra i pazienti con obesità è particolarmente evidente nella risposta di perdita di peso agli interventi sull'obesità, come diete, farmaci, dispositivi e interventi chirurgici. È ormai assodato che l’approccio di diminuire l’apporto calorico e aumentare il movimento è inefficace e superato - spiega Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc - e non possiamo più ignorare che proprio l’eccesso di peso sia responsabile di circa 70mila morti evitabili l’anno solo nel nostro Paese”. La novità è aver "catalogato l'obesità in quattro ‘fenotipi’ - sottolinea Muscaritoli - ossia il complesso delle caratteristiche di un organismo che risultano dall'interazione fra la sua costituzione genetica e l'ambiente: cervello affamato (sazietà anormale), fame emotiva (mangiare edonico), intestino affamato (sazietà anormale) e combustione lenta (rallentamento del tasso metabolico)”.
Capire come e perché alcune persone accumulano peso - riferisce una nota Sinuc - è stato un obiettivo degli scienziati allo scopo di scardinare il meccanismo patologico e trovare strategie per riportare al peso considerato normale. In uno studio apparso su 'Obesity' in una coorte di pazienti a cui erano stati prescritti farmaci antiobesità, l'approccio terapeutico guidato dal fenotipo è stato associato a una maggiore perdita di peso di 1,75 volte dopo 1 anno e la percentuale di pazienti che hanno perso più del 10% a 1 anno è stata del 79% rispetto al 34% con il trattamento generico. Identificare i fenotipi di obesità basati sulla fisiopatologia e sul comportamento può portare a interventi mirati e più efficaci e migliorare i risultati di perdita di peso.
“L’obesità è una forma di malnutrizione per eccesso - afferma Alessio Molfino, professore associato di Medicina interna alla Sapienza di Roma - ma ha una origine che riconosce fattori alimentari, genetici, emotivi, sociali, per questo risulta così difficile intervenire. Esiste una stretta relazione tra sistema digestivo e sistema nervoso centrale chiamato asse intestino-cervello: l'equilibrio di questa via di comunicazione può essere alterata da numerosi fattori. Su questa complessità si innestano i fenotipi il cui riconoscimento permette una medicina sempre più personalizzata. I diversi fenotipi mostrano comportamenti peculiari”.
Proclami al posto di soldi
(di Antonio Panti - da Quotidiano Sanità) Gentile direttore,
nonostante le enormi difficoltà il servizio sanitario italiano è tuttora tra i migliori del mondo e lo dimostrano i risultati in termini di salute della popolazione. Come ciò accada è un mistero, cioè come riesca a funzionare la sanità pubblica con così pochi soldi e nella massima frammentazione del governo. Forse è soltanto la dedizione del personale che sostiene il servizio.
Ma la sanità non è un’isola felice, vive dentro la società ed è sottoposta alle decisioni politiche. Nel nostro paese un contesto oscuro e periglioso. Ma ormai, in questo inizio di autunno, il quadro si è ben delineato, come era previsto: non ci sono soldi e, per quel poco che il Governo è obbligato a fare, occorre aumentare il debito pubblico, uno dei più grandi del mondo, il più elevato d’Europa.
Da un lato gli esperti proseguono a discutere sul come possa sopravvivere un servizio sanitario pubblico fondato sull’universalità e sull’uguaglianza nella prevalenza dell’economia di mercato dominata dalla finanza, dall’altro sindacati e forze politiche propongono rimedi o auspicano soluzioni cercando di salvare il salvabile.
E’ positiva la conclusione dell’accordo dei dipendenti anche se è un tassello di un quadro più ampio: manca la convenzione dei medici generali e una politica del personale che risponda al disagio della professione. Però il povero Ministro seguita a slanciarsi in promesse mentre il resto del Governo è in tutt’altre faccende affaccendato.
In questo quadro deludente la premier ha espresso il suo pensiero sulla sanità alle Regioni riunite a Torino. “Priorità molte, risorse poche” ha riconosciuto Meloni affermando che “non basta aumentare le risorse, occorre un approccio più profondo” il che consiste nel “confrontarsi con coraggio e lealtà su come queste risorse sono spese”. Occorre più efficienza, sostiene la premier, mentre Fedriga afferma che le risorse si trovano nel ricorso al privato convenzionato.
Ma c’è un programma di Governo? E il PNRR, ci dite come volete usarlo? La Meloni ha indicato come principali problemi della sanità la questione del personale e le liste d’attesa. Non ha colto l’urgenza dei problemi del territorio e la necessità di riformare il sistema sanitario per affrontare le complesse e complicate sfide che ci attendono. Girano tante proposte; se il Governo non ne ha di proprie che almeno valuti queste.
L’opposizione accusa la Meloni di supplire alle carenze di governo additando nemici alla popolazione. In sanità invece la premier ricorre ai proclami. Basteranno, se la crisi del servizio pubblico si aggraverà come non può non accadere, se mancano i soldi anche per le bollette della luce?
Aspettare che la gente se ne accorga perché le prestazioni diminuiscono e si dovrà sempre più ricorrere al privato rappresenta un problema per tutti i professionisti della sanità: sempre meno soddisfazione professionale.
Il vero guaio è che non mancano soltanto i soldi che si potrebbero anche trovare. Manca la cultura di governo e manca un patrimonio ideale che guidi le azioni dei decisori politici. Nave senza nocchiero in gran tempesta.
Sempre di più resto convinto che occorra spiegare alla gente cosa sta per accadere. Ove mancano le idee contano i sondaggi e su questi si dovrebbe intervenire.
Antonio Panti