ENPAM: Contributi e adempimenti sospesi per medici e dentisti delle zone alluvionate
L’Enpam ha sospeso e rinviato fino a cinque mesi il termine per adempimenti e pagamento dei contributi previdenziali per i medici e dentisti delle zone di Emilia Romagna, Marche e Toscana colpite dall’alluvione del maggio scorso.
Il provvedimento dell’Ente di previdenza, in accordo con le disposizioni del ‘Decreto legge Alluvione’ (61/2023), riguarda tutti gli iscritti che al 1° maggio 2023 avevano residenza, sede legale o sede operativa nel territorio dei Comuni interessati dall’alluvione e riguarda gli adempimenti e i versamenti dovuti, con scadenze fino al 31 agosto 2023.
Nello specifico, sono rinviati i pagamenti delle rate dei contributi di Quota A 2023, Quota B 2022 (redditi 2021) e le rate dei provvedimenti di regolarizzazione contributiva. In termini pratici, agli iscritti Enpam interessati, che hanno attivato il pagamento automatico dei contributi direttamente sui loro conti correnti, non verranno addebitate le rate sospese.
Le rate sospese saranno poi recuperate, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione con scadenza 30 novembre 2023, secondo le modalità di pagamento che ciascun iscritto aveva scelto in precedenza.
Inoltre i medici agli odontoiatri delle aree alluvionate potranno dichiarare all’Enpam i redditi libero professionali (modello D) entro il 20 novembre, anziché entro il 31 luglio come tutti gli altri.
Nei prossimi giorni, gli iscritti Enpam interessati dalla sospensione degli adempimenti e dal pagamento dei contributi riceveranno una comunicazione via email con tutti i particolari.
Stop al rilascio delle certificazioni digitali Covid interoperabili dalla piattaforma nazionale del Ministero della Salute
(da DottNet) Dal primo luglio è scaduto il regolamento n 953/2021 che stabilisce il quadro per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificati interoperabili di vaccinazione test e guarigione da Covid (Eu Digital Covid Certificate - Eu Dcc). In ogni caso, la certificazione già emessa dalla piattaforma nazionale potrà essere ancora utilizzata anche se la loro interoperabilità potrebbe non essere garantita in caso di scadenze tecniche del certificato di firma. Ma, avverte il Ministero, tenuto conto che alcuni Paesi richiedono ancora per l’ingresso l’Eu Dcc o, in alternativa, la prova di avvenuta vaccinazione o guarigione o test negativo, il rilascio della relativa certificazione, su richiesta dell’interessato per i casi i cui sussiste questa necessità, dovrà avvenire anche il lingua inglese. In ogni caso tutte le informazioni sui prerequisiti di ingresso dei Paesi sono disponibili sul sito Viaggiare sicuri del ministero degli affari esteri e/o sui siti governativi dei paesi meta del viaggio.
Punture insetti, da Sima una guida pratica per difendersi
(da Doctor33) "Aumentano in Italia le specie di insetti che possono rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana e, a causa dei cambiamenti climatici, cresce la popolazione di zanzare e zecche presenti sul nostro territorio". Lo afferma la Società italiana di Medicina ambientale (Sima) che lancia oggi una guida pratica per difendersi da morsi e punture e aiutare i cittadini ad intervenire correttamente in caso di contatto.
"Il commercio globalizzato rappresenta il principale veicolo di trasporto di virus, batteri, insetti e animali, che viaggiano assieme a persone e cose da una parte all'altra del mondo - spiega il presidente Sima, Alessandro Miani -. Anche in Italia si assiste alla diffusione di nuove specie di insetti come imenotteri, cimici asiatiche, cavallette africane, scarabei giapponesi, introdotte sul nostro territorio grazie alle nuove frontiere del commercio. Al tempo stesso i cambiamenti climatici, caratterizzati da un innalzamento delle temperature associato ad una diversa distribuzione delle piogge, facilita il proliferare sul nostro territorio di insetti e animali''.
Con l'arrivo dell'estate, e per aiutare i cittadini a proteggere da morsi e punture, intervenendo correttamente in caso di contatto con insetti, la Società italiana di Medicina ambientale ha realizzato una guida utile. Si parte dalle zecche. "Il loro habitat è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva, dove il clima è fresco e umido. L'anidride carbonica - osservano gli esperti Sima - emessa dal corpo umano attira questi parassiti che possono attaccarsi alla nostra pelle per succhiare il sangue. Le zecche possono essere vettori di malattie trasmissibili all'uomo quali la borreliosi di Lyme, l'ehrlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q, la babesiosi, l'encefalite virale ed anche la febbre emorragica Crimea-Congo.
Come difendersi? "Indossare abiti chiari che rendono più facile l'individuazione delle zecche, coprire braccia e gambe, evitare di strusciare l'erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi nelle zone in cui l'erba è alta. Utilizzare prodotti contro le zecche sugli animali domestici", suggerisce Sima.
Cosa fare in caso di puntura. Non utilizzare mai alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati. La zecca- ricordano i medici Sima - deve essere rimossa dolcemente con una pinzetta, prestando la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. Dopo la rimozione disinfettare la zona, evitando di toccare a mani nude la zecca. In caso di comparsa di sintomi di malattia (febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni) rivolgersi subito al proprio medico curante".
Per quanto riguarda la zanzara tigre. "Nel nostro paese le specie di zanzare sono circa 60, a fronte delle oltre 3000 presenti in tutto il mondo - osserva la Sima - Tra queste la più temibile è la zanzara tigre, che prolifera nei luoghi dove vi sono raccolte d'acqua (secchi, annaffiatoi, sottovasi, caditoie, tombini). Tra le malattie trasmesse all'uomo da queste zanzare, ve ne sono alcune molto gravi, come i virus dengue, chikungunya e febbre gialla". Come difendersi? "Eliminare il loro habitat, evitando accumuli di acqua in sottovasi, annaffiatoi, bidoni - avvertono gli specialisti - innaffiare giardini e piante direttamente con le pompe; trattare ogni 7-10 giorni con prodotti specifici a uso domestico le parti esterne delle case dove si raccoglie l'acqua; utilizzare repellenti contro la zanzara tigre a base di principi attivi tra i quali deet e icaridina. Nei luoghi al chiuso usare vaporizzatori elettrici contro le zanzare, tenendo ben arieggiati i locali". Cosa fare in caso di puntura? Non grattarsi, in modo da evitare di espandere l'urticante presente attorno alla puntura iniettato dalla zanzara; utilizzare prodotti specifici che alleviano il prurito, facilmente reperibili in commercio; apporre un cubetto di ghiaccio sulla puntura. In caso di gonfiori particolarmente importanti, consultare il farmacista o il medico", spiegano.
Api, vespe e calabroni. "Le punture di api, vespe e calabroni provocano, nella maggior parte dei casi, una reazione locale dovuta al veleno iniettato dall'imenottero, con una manifestazione cutanea di pochi centimetri di diametro, dolore, rossore e gonfiore. Le più aggressive sono le vespe - avverte Sima - il cui habitat naturale è rappresentato da alberi, spazi del tetto, cataste di legna, ristagni d'acqua, cespugli, raccoglitori per i rifiuti. Circa il 10% delle persone punte da tali insetti ha importanti reazioni come orticaria generalizzata, nausea, vomito, dispnea e difficoltà respiratoria, calo di pressione. In alcuni casi può manifestarsi un vero e proprio shock anafilattico con grave calo della pressione arteriosa che può portare anche al decesso".
Come difendersi? "Installare zanzariere su porte e finestre; provvedere a una corretta gestione dei rifiuti e degli alimenti; evitare l'abbandono incontrollato di sostanze organiche (in particolare zuccheri, carni, e altre sostanze proteiche) fortemente attrattive per api, vespe e calabroni; mantenere la calma e non tentare mai di scacciarle con gesti bruschi della mano, che possono indurre l'insetto a pungere", suggeriscono i medici dell'ambiente. Cosa fare in caso di puntura? "Se d'ape è necessario togliere subito il pungiglione, aiutandosi con una pinzetta; per tutte le punture, applicare del ghiaccio per ridurre l'infiammazione prodotta dal veleno; non grattarsi per evitare di introdurre batteri che possono causare un'infezione; se la reazione è estesa utilizzare subito un cortisonico e un antistaminico - conclude Sima - Se la reazione è grave è necessario chiamare tempestivamente il pronto soccorso".
Malattia e infortuni, tutele per chi fa libera professione
(da enpam.it) I liberi professionisti hanno diritto all’indennità di malattia e infortunio dall’Enpam. La tutela copre anche i professionisti che lavorano in convenzione con il Ssn o sono dipendenti da un ospedale o da una clinica ma svolgono parallelamente la libera professione versando i contributi alla Quota B dell’Enpam.
L’indennità è agganciata al reddito libero professionale, è calcolato su base giornaliera e copre dal 31° giorno dalla data dell’infortunio e della malattia. Questa tutela spetta per un periodo massimo di 24 mesi (anche non continuativi nell’arco degli ultimi 48 mesi).
Possono chiedere l’assegno di malattia o infortunio gli iscritti che hanno tre anni solari (1° gennaio – 31 dicembre) di iscrizione e contribuzione alla Quota B, di cui uno nell’anno che precede la malattia o l’infortunio. Per i professionisti che versano la Quota B con l’aliquota intera del 19,5 per cento il sussidio è pari all’80 per cento del reddito dichiarato con il Modello D (al netto quindi dell’importo già assoggettato alla Quota A).
Per chi versa ridotto il sussidio viene rideterminato tenendo conto della percentuale versata, per esempio se si versa il 2 per cento l’indennità equivale a circa un decimo di quella prevista per i professionisti che versano l’aliquota piena. La base di calcolo tiene conto della media dei redditi dichiarati con il Modello D negli ultimi tre anni precedenti alla malattia o all’infortunio. Per esempio per la malattia del 2023 si considera la media dei redditi prodotti nel 2021, 2020, 2019, con un importo giornaliero massimo indennizzabile di 185 euro (la cifra viene aggiornata ogni anno).
Maggiori informazioni al LINK https://www.enpam.it/2023/malattia-e-infortuni-tutele-per-chi-fa-libera-professione/
Il Manifesto per la semplificazione dell’iter prescrittivo
(da M.D.Digital) Il “principale problema di sburocratizzazione in medicina è presente soprattutto nell’ambito dei piani terapeutici". Così Pierluigi Russo, Dirigente Ufficio Registri di Monitoraggio dell'AIFA ha concluso l'incontro svoltosi a maggio dal titolo: Registri e piani terapeutici: prescrizioni di Medicina Burocratizzata. Governance o limite per l’accesso alle cure per i cittadini? Parola d’ordine oggi: semplificazione”, organizzato dall’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori - Sviluppo e Tutela dei diritti.
Le istanze emerse dall'incontro sono state sintetizzate nel “Manifesto dei piani terapeutici e dei registri", elaborato e firmato da tutti i partecipanti al convegno. Attraverso il Manifesto l'Associazione G. Dossetti si fa portavoce con le Istituzioni delle istanze emerse nel corso del confronto tra i vari attori del sistema, al fine di contribuire a semplificare lo scenario attuale, puntando su obiettivi raggiungibili, per abbattere il muro di gomma della burocrazia e dell’indifferenza alle istanze primarie del cittadino.
Nel Manifesto, che sarà portato all’attenzione della classe politica e delle autorità sanitarie sono infatti proposti 10 punti di riflessione, da coniugare in azione, ai fini dell’erogazione delle cure e l’accesso ai servizi sanitari:
1. Uniformare le procedure al fine di garantire, su tutto il territorio nazionale, sulla base del dettato costituzionale, uguali opportunità agli assistiti nel percorso di cura;
2. Rimuovere gli appesantimenti burocratici che limitano l’‘azione’ dei medici prescrittori, garantendo accesso semplificato ai cittadini nel percorso di cura.
3. Operare sulla digitalizzazione delle procedure, uniformando i linguaggi tra i soggetti in campo – Aifa, regioni, Asl, specialisti, medici di famiglia – promuovendo l’‘interoperabilità’.
4. Garantire, con risorse del Pnrr dedicate, l’‘implementazione dei programmi, snellendo le procedure legate ai Piani terapeutici.
5. Superare, la parcellizzazione legata alla frammentazione di normative e disposizioni dei vari soggetti, promuovendo un unico linguaggio che si interfacci tra di essi.
6. Armonizzare i programmi, al fine di garantire la mobilità del paziente, con percorsi assistenziali garantiti anche a livello europeo.
7. Rivedere le note Aifa, sulla base delle nuove acquisizioni scientifiche e delle acquisite competenze dei prescrittori.
8. Armonizzare le esigenze di controllo della spesa alle evidenze cliniche, specie per quanto attiene ai farmaci innovativi.
9. Garantire la continuità terapeutica, favorendo la creazione di strutture per esami complessi in ogni Regione.
10. Promuovere la consultazione periodica tra Istituzioni, Società Scientifiche, specialisti e Mmg, associazioni di tutela dei pazienti, al fine di individuare criticità e proporre correttivi.
Alluvione, per medici e dentisti beni risarciti fino a 19mila euro
da enpam.it) L’Enpam potrà contribuire per i danni ai beni immobili (studio o prima casa) o mobili (come ad esempio automezzi, computer o attrezzature) appartenenti a medici e odontoiatri. Il rimborso del danno subìto può arrivare fino a circa 19mila euro è esente da tasse e non è vincolato a soglie di reddito. Sono rimborsati i danni ai beni immobili (prima abitazione o studio professionale) di proprietà e in comproprietà (in modo proporzionale alla quota di possesso). Per i sanitari che svolgono la libera professione sono previsti aiuti aggiuntivi.
L’Enpam elargisce loro un contributo di oltre 2.700 euro al mese (calcolati a giornate) per ogni giorno di interruzione forzata del lavoro, cioè nel caso in cui i danni provocati dalla calamità rendano impossibile al 100 per cento lo svolgimento della propria attività. Le domande di aiuto economico, complete della documentazione richiesta, possono essere presentate tramite gli Ordini provinciali dei medici e degli odontoiatri entro un anno dalla proclamazione dello stato di calamità per le aree colpite. Hanno diritto agli aiuti anche i pensionati Enpam e gli eventuali familiari superstiti
Tutte le informazioni su
https://www.enpam.it/moduli/sussidio-per-calamita-naturali
https://www.enpam.it/moduli/sussidi-aggiuntivi-liberi-professionisti-quota-b
Oltre ai sussidi dell’Enpam, i medici e gli odontoiatri – inclusi gli specializzandi – potranno chiedere i sussidi una tantum da 500 a 3mila euro decisi dal Governo. La domanda è disponibile dal 15 giugno 2023, accedendo alla sezione ‘Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche’ del sito web www.inps.it.
UNIBO: nuova Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative
Desideriamo informarvi che da anno scorso l'Università di Bologna è una delle sedi della nuova Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative. La nuova scuola può essere scelta tra tutte le scuole di specializzazione del concorso nazionale, e rende specialisti in Medicina e Cure Palliative, con la possibilità di esercitare la funzione di specialista in tutti gli assetti erogativi delle reti cure palliative: l’hospice, la assistenza domiciliare, l’ambulatorio, e le consulenze ospedaliere di cure palliative. Le cure palliative moderne prevedono presa in carico e continuità di cura, dalle cure palliative precoci a quelle di fine vita, all’interno dei percorsi delineati dai LEA. La formazione della Scuola di Specialità tocca tutti quindi gli aspetti clinici, psicologici, etici, di processo decisionale, di comunicazione e relazione atti a rispondere ai bisogni complessi di cure palliative sempre più diffusi e propri di pazienti affetti da patologie croniche inguaribili evolutive, oncologiche e non oncologiche. Lo specialista di cure palliative si integra con gli altri specialisti e con i medici di medicina generale, completando i due livelli coessenziali di intervento palliativo: quello di un approccio palliativo di primo livello diffuso e capillare, con quello specialistico per la assistenza complessa, la formazione, e la ricerca.
Per informazioni rivolgersi a:
Prof. Paolo Muratori, Direttore UO Medicina Forlì e Direttore della Scuola di Specialità
Prof. Marco Maltoni, Direttore UO Cure Palliative Romagna e Oncologo esperto in Cure Palliative
Adolescenti che usano lo smartphone per più di 3 ore al giorno soffrono maggiormente di mal di schiena
(da Quotidiano Sanità) A causa della sempre maggiore diffusione di smartphone e tablet, della moltiplicazione di canali video, giochi per computer e app educative, bambini e adolescenti trascorrono progressivamente più tempo davanti a uno schermo, solitamente con una postura scorretta. Una situazione che come noto può causare mal di schiena, tra gli altri problemi. Uno studio di scienziati brasiliani, pubblicato sulla rivista scientifica 'Healthcare', ha identificato quali sono i principali fattori di rischio per la salute della colonna vertebrale: in primis, utilizzare questi strumenti per più di 3 ore al giorno, porre gli occhi troppo vicini allo schermo, utilizzare i device da seduti o da sdraiati.
Lo studio si è concentrato sul dolore alla colonna vertebrale, a livello della parte posteriore del torace, principalmente tra le scapole, che si estende dalla parte inferiore del collo fino all'inizio della colonna lombare. Si tratta di un disturbo comune nei diversi gruppi di età della popolazione generale in tutto il mondo, con una prevalenza che va dal 15% al 35% negli adulti e dal 13% al 35% nei bambini e negli adolescenti. I dati analizzati provengono da sondaggi effettuati su studenti e studentesse di età compresa tra 14 e 18 anni del primo e del secondo anno di scuola superiore a Bauru, una città di medie dimensioni nello stato di San Paolo. Il questionario di riferimento è stato somministrato fra marzo e giugno 2017 da 1.628 partecipanti, di cui 1.393 hanno completato anche un questionario di follow-up nel 2018. L'analisi ha mostrato una prevalenza di questo tipo di dolore del 38,4% (la percentuale di partecipanti che riportava dolore sia nell'indagine iniziale che nel follow-up) e un'incidenza del 10,1% (nuovo dolore, riportato solo nell'indagine di follow-up). Più ragazze che ragazzi hanno segnalato mal di schiena. E ha individuato le situazioni che espongono al maggior rischio di questo problema: appunto, oltre 3 ore di utilizzo quotidiano di telefonino o tablet e posizioni non corrette nell'impiego. "Speriamo che questo studio possa essere utilizzato nei programmi di educazione sanitaria per studenti, insegnanti, personale e genitori", ha affermato Alberto de Vitta, primo autore dell'articolo
Per valutare l’obesità il BMI non è sufficiente
(da M.D.Digital) Per decenni è stato utilizzato l'indice di massa corporea (Bmi) come indicatore della salute di una persona. Ma questa equazione considera solo l'altezza e il peso e potrebbe non catturare un quadro accurato del rischio di una persona di incorrere in malattie legate all’eccesso ponderale, come le malattie cardiache, il diabete e alcuni tipi di cancro. Recentemente è stata pubblicata una serie di articoli su 'International Journal of Environmental Research and Public Health e Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases' che includono una serie di equazioni: aggiungendo semplici misurazioni della circonferenza è possibile una più accurata previsione della distribuzione del grasso corporeo, tenendo in considerazione le differenze già note relative a etnia e sesso.
Se la localizzazione del grasso prevale a livello di cavità viscerale, il rischio metabolico è aumentato. Ma va tenuto conto che la distribuzione del grasso appare diversa tra le diverse popolazioni etniche e tra donne e uomini e ciò si deve riflettere sugli interventi scegliendo quelli che meglio si rivelano utili nei diversi gruppi. Per generare le loro equazioni, il team di ricercatori ha esaminato i dati di 12.000 scansioni DXA di tutto il corpo registrate nel National Health Nutrition Examination Survey.
Una scoperta significativa è stata che gli individui ispanici corrono un rischio più elevato di avere una cattiva distribuzione del grasso con conseguente aumento del rischio di malattie associate. Inoltre, hanno scoperto che gli uomini classificati come sottopeso o obesi in base al criterio del Bmi avevano una distribuzione del tessuto adiposo più “rischiosa” di quanto si credesse, mentre per le donne era vero il contrario. Nelle donne con una elevata adiposità viscerale il rischio risulta minore rispetto al sesso maschile: le donne infatti, anche a livelli importanti di obesità, sembrano essere in grado di distribuire il grasso in modo più sano. I ricercatori si dicono fiduciosi che queste equazioni possano servire come strumento per medici e ricercatori che possono inserire semplici misurazioni dell'altezza, del peso e della circonferenza della vita e dell'anca di un paziente per avere un'idea di come il grasso di quel paziente è distribuito in base al sesso e all'etnia.
Ciò aiuterà i medici a valutare il rischio di un paziente di condizioni correlate all'obesità in modo più accurato rispetto all'utilizzo del solo Bmi che potrebbe etichettare erroneamente le persone e raccomandare interventi sullo stile di vita inappropriati. Ad esempio, un soggetto con peso elevato potrebbe essere classificato come obeso, ma il suo peso potrebbe essere dovuto alla massa muscolare e ossea e avere una distribuzione del grasso che è in realtà sana. Al contrario, soggetti definibili normopeso o sottopeso potrebbero avere una eccessiva adiposità viscerale e quindi raggiungere livelli elevati di rischio elevati. Il gruppo dei ricercatori sta anche lavorando con i dati ottenuti di recente dall'UConn Center on Aging e dal Pepper Center per studiare la distribuzione del grasso all'interno dei muscoli. Ma man mano che le persone invecchiano, il grasso presente all'interno dei muscoli diventa un elemento di preoccupazione.
I prossimi indirizzi delle ricerche saranno rivolti a esaminare le modalità per adattare le equazioni alle popolazioni con malattie croniche come il diabete e la Bpco che creano una distribuzione atipica del grasso.
(Furong Xu et al. The Sex and Race/Ethnicity-Specific Relationships of Abdominal Fat Distribution and Anthropometric Indices in US Adults. Int J Environ Res Public Health 2022; 19: 15521. doi: 10.3390/ijerph192315521. (2022). DOI: 10.3390/ijerph192315521
Furong Xu et al. Sex and race/ethnicity specific reference predictive equations for abdominal adiposity indices using anthropometry in US adults, Nutr Metab Cardiovasc Dis 2023. DOI: 10.1016/j.numecd.2023.03.001)
Antibiotico resistenza. Approvata dal Consiglio Europeo una nuova raccomandazione con l’obiettivo di ridurre del 20% i consumi umani e del 50% quelli animali entro il 2030
La raccomandazione si concentra su prevenzione e controllo delle infezioni, sorveglianza e monitoraggio, innovazione e disponibilità di antimicrobici efficienti, uso prudente degli antimicrobici e cooperazione tra gli Stati membri e a livello mondiale. Altri obiettivi: far sì che almeno il 65% del consumo sia concentrato nella classe di antibiotici “access”; riduzione delle infezioni provocate da 3 batteri chiave resistenti agli antibiotici; maggiore sensibilizzazione del pubblico e dei professionisti, formazione per gli operatori sanitari e campagne di comunicazione. Leggi L'articolo completo al LINK
https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=114619&fr=n
Ritornano i medici attori di Cesena: “La Locandiera” in scena a Sarsina il 16 Luglio
(riceviamo e volentieri divulghiamo) Domenica16 luglio, alle ore 21.30, all’Arena Plautina di Sarsina, andrà in scena “La locandiera” di Goldoni, recitata dalla compagnia teatrale “Dica 33”, composta da medici-attori.
Gli attori sono Davide Bruschi, oncologo; Donato Calista, dermatologo; Elisabetta Cicognani, medico di medicina generale; Filippo Collinelli, specializzando in medicina generale; Alessandra Foschi, pediatra; Elena Magnani, medico internista; Massimo Magnani, direttore UO otorino; Sandra Schianchi, dermatologa. La direzione artistica dello spettacolo è del regista Massimo Boncompagni.
Lo scopo è quello di raccogliere fondi a favore delle figlie della collega Silvia Ruscelli, tragicamente scomparsa la scorsa estate, assieme al marito, in un incidente in moto.
La compagnia aveva debuttato con una commedia di Moliere “Medico per forza”, nel maggio del 2018, al Teatro Bonci di Cesena, ottenendo il tutto esaurito e poi era ancata in scena una replica dello stesso spettacolo all’Arena Plautina di Sarsina a giugno dello stesso anno.
Tutti i colleghi sono invitati allo spettacolo
Come si può Salvare il SSN dalla privatocrazia ?
(da M.D.Digital) È in atto, da tempo, un processo di destrutturazione del SSN pubblico che, di fatto, ha minato la sostenibilità, l’equità e l’accesso alle cure, garantiti dall’art. 32 della Costituzione. Che fare? Su queste problematiche si sono interrogati gli esperti che hanno partecipato all'ottavo incontro, dal titolo evocativo: "Salve Lucrum: come si può salvare il SSN dalla privatocrazia, presso la sede milanese dell’Istituto Mario Negri, organizzato dal Centro Studi di Politica e Programmazione Socio-Sanitaria dell’Istituto. Incontri che hanno avuto come obiettivo quello di promuovere un confronto pragmatico per la riorganizzazione e il rilancio del SSN.
Punto di partenza della discussione è stato l’articolo 32 della Costituzione secondo cui è la Repubblica a dover tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. “Un diritto fondamentale che tuttavia nello stato attuale delle cose è disatteso, facendo emergere - spiega Giuseppe Remuzzi Direttore dell’Istituto Mario Negri - un problema culturale laddove si avvalla una società che fonda il benessere della popolazione sul libero mercato e dà sempre più credito e più potere a un sistema orientato al profitto, finendo per rispondere alle esigenze degli azionisti invece che ai bisogni degli ammalati”.
“Viene meno in questo modo anche un altro principio cardine, ovvero quello della democrazia – tiene a sottolineare Chiara Cordelli Professoressa presso l’Università di Chicago -. In un sistema di privatocrazia dove i privati agiscono come agenti dello Stato è inevitabile che si crei un conflitto irrisolvibile dove più si privatizza, più lo Stato perde controllo direttivo e accesso alle informazioni, aumentano le disuguaglianze economiche e si creano le condizioni affinché si indebolisca quel riconoscimento delle istituzioni alla base di un rapporto di fiducia tra stato e cittadini. Si perde in questo modo il valore della democrazia che è proprio quello di assicurare le condizioni di giustizia e libertà tramite un processo decisionale capace di eliminare, o almeno minimizzare, il dominio di alcuni su altri”.
L’unico modo per invertire questa deriva è avviare una quarta riforma che riparta, secondo Ivan Cavicchi, dalla legge 833 del 1978, correggendo gli squilibri causati dalle controriforme attuate negli anni ’90 e che ne hanno deviato l’evoluzione. Il primo squilibrio riguarda la rottura del rapporto tra economia e sanità, per cui oggi la sanità viene concepita come un costo in antitesi alla produzione di ricchezza del paese. Va trovata una nuova alleanza di compossibilità che li renda privi di contraddizione. Il secondo squilibrio riguarda la riduzione al minimo essenziale della spesa per la prevenzione. Il terzo squilibrio riguarda il rapporto tra pubblico e privato. In quarant’anni il pubblico è passato da una condizione di monopolio a una di gregario, dove il privato ha preso il sopravvento, annullando ogni forma di democrazia. La situazione è aggravata dal fatto che il privato è fortemente agevolato fiscalmente creando una concorrenza sleale verso il pubblico. Un altro sbilanciamento, grande errore della riforma sanitaria, è che sono stati riordinati i servizi senza modificare le prassi professionali che c’erano nel sistema mutualistico, danneggiando il sistema.
L’idea della quarta riforma tenta di rimettere in equilibrio questi aspetti per sanare la situazione con l’obiettivo, poi, di rimettere in pista una programmazione sanitaria vera, concepita per obiettivi piuttosto che seguendo logiche locali e regionali come accade oggi, in modo da facilitare un rapporto organico tra economia e sanità; di riaffermare il principio dell’art. 46 della 833 per cui le tutele integrative devono essere a carico del singolo e non compartecipate dal pubblico; di sollecitare un finanziamento straordinario alla sanità, per abbattere il tetto alle assunzioni, ma solo a patto che si sia disposti a superare gli squilibri del passato.
Schillaci, ‘mai più medici e infermieri sopraffatti dallo stress’
(da Adnkronos Salute) "La valorizzazione del personale sanitario è un tema che ho riportato al centro dell'agenda politica del Governo da subito. Le misure inserite nel cosiddetto Decreto Bollette costituiscono un primo passo in questa direzione e altri ne compiremo nel corso della legislatura. Ma l'impegno è quello di riuscire a far sì che tutto il nostro personale sanitario si senta gratificato nella sua professionalità. Che nessun medico, infermiere, operatore sociosanitario si senta sopraffatto dallo stress". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un videocollegamento con il Congresso nazionale della Fadoi (Federazione dei medici internisti ospedalieri), commentando l'indagine sul burnout dei sanitari presentata al meeting. "La survey che avete presentato - ricorda il ministro - rileva come il 50% di medici e infermieri che opera nei reparti di Medicina interna presenti uno stato di 'burnout' e una percentuale simile vorrebbe licenziarsi purtroppo entro l'anno. Ma c'è anche una larga maggioranza che dichiara di sentirsi gratificata dal proprio lavoro con i pazienti e di aver, nonostante tutto, realizzato molte cose buone nel corso della propria vita lavorativa".
Per Schillaci, "oltre alla valorizzazione economica, occorre rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale intervenendo sulla riorganizzazione dei modelli, lavorando a una maggiore appropriatezza prescrittiva e a un miglior utilizzo dei posti letto. Questa è una sfida importante che richiede il contributo di tutti. Sono certo di poter contare sul vostro qualificato aiuto e che tutti insieme - esorta il ministro - potremo difendere i nostri operatori e il nostro SSN".
Gli inquinanti atmosferici aumentano il rischio di glaucoma
(da Univadis) Una revisione sistematica e metanalisi ha confrontato l'incidenza delle patologie oculari legate all’età negli adulti esposti a alti e bassi livelli di inquinamento atmosferico. Una quantità più elevata di particolato 2,5 è risultata costantemente associata a glaucoma e glaucoma ad angolo aperto. Secondo gli studi, i livelli di particolato 2,5 sono fortemente correlati al glaucoma sia in modelli a inquinante singolo sia in modelli a inquinante multiplo. La ricerca riporta anche che il glaucoma non risulta collegato ad altri inquinanti atmosferici come l’ozono, il diossido di zolfo o il diossido di azoto in un modello a inquinante multiplo.
(Grant A, Leung G, Freeman EE. Ambient air pollution and age-related eye disease: a systematic review and meta-analysis. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2022;63:17.
Fonte: https://iovs.arvojournals.org/article.aspx?articleid=2783563)