Abbuono crediti ECM per i sanitari colpiti dall’alluvione

(da Odontoiatria33)   “I crediti formativi ECM del triennio 2023-2025, si intendono già maturati in ragione di un terzo di quelli previsti per tutti i professionisti sanitari che hanno svolto in maniera documentata la loro attività professionale nei territori dei Comuni durante il periodo dell'emergenza. Il conseguimento di tali crediti è computato proporzionalmente al periodo di attività svolta su base annua”. 
E’ questo uno dei provvedimenti contenuti nel Decreto sull’emergenza alluvione approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 maggio con il quale vengono stanziati oltre 2 miliardi di euro, al fine di garantire il soccorso e l’assistenza alle popolazioni e alle aziende colpite dall’alluvione e di procedere rapidamente al superamento della fase emergenziale. 

Selfie e smartphone al sole mettono a rischio gli occhi

(da DottNet)   Fissare direttamente il sole, anche per pochi secondi, alla ricerca dell'inquadratura perfetta per scattarsi un selfie può creare un danno, anche irreversibile, alla retina come quando si osserva un'eclissi solare senza specifici occhiali. Un danno alla retina può essere causato anche dall'uso prolungato di smartphone e tablet al sole: lo schermo, agisce infatti, da superficie riflettente indirizzando i raggi solari sugli occhi dove possono produrre un effetto degenerativo. È quanto segnalano gli esperti dalla Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (Siso), riuniti a Roma per il secondo congresso nazionale.    Casi di danni agli occhi correlati a un eccessivo uso di tablet o smartphone sotto un'intensa luce solare sono descritti in letteratura: di recente sul Journal of Medical Case Reports è stato presentato il caso di un uomo di trent'anni che ha riportato danni permanenti alla retina dopo avere trascorso tre ore a leggere sul tablet durante una gita in montagna; lo stesso era accaduto a una ragazza di venti anni che aveva trascorso due ore a guardare il telefono in spiaggia.   "Sono chiari esempi di maculopatia solare, una condizione determinata dall'assorbimento da parte della retina e dell'epitelio pigmentato di una elevata energia radiante", spiega Scipione Rossi, direttore dell'Oftalmologia all'ospedale San Carlo di Nancy di Roma e segretario tesoriere Siso.    "Nei casi più gravi le cellule nervose in pochi giorni possono formare uno scotoma, una macchia nera al centro dell'occhio. La lesione può essere permanente e causare una riduzione della visione centrale irreversibile", aggiunge l'esperto. "Per questo è opportuno evitare selfie sotto il sole senza specifiche protezioni perché gli occhiali da sole non sono sufficienti a filtrare in modo adeguato le radiazioni luminose. Va anche limitato l'uso prolungato di tablet e smartphone senza indossare occhiali da sole", conclude Rossi.

L’allenamento cardio protegge da mortalità per influenza o polmonite

(da M.D.Digital)   Secondo una ricerca statunitense pubblicata online sul 'British Journal of Sports Medicine', l'esercizio aerobico regolare, popolarmente noto come "cardio", è collegato a un rischio significativamente inferiore di morte per influenza o polmonite, anche a livelli settimanali inferiori a quelli raccomandati. Ma potrebbe esserci un livello al di sopra del quale gli effetti si stabilizzano o, nel caso delle attività di rafforzamento muscolare, diventano potenzialmente dannosi, suggeriscono ancora i risultati.
Per un soggetto adulto il consiglio che viene fornito è quello di un allenamento per almeno 150 minuti a settimana di intensità moderata o di 75 minuti di intensità vigorosa, con attività fisica aerobica o una combinazione equivalente più attività di rafforzamento muscolare di intensità moderata o maggiore almeno due volte a settimana.
L'esercizio aerobico sostenuto, che include camminata veloce/veloce, nuoto, corsa e salire le scale, aumenta la frequenza cardiaca e aumenta la sudorazione. Le attività di potenziamento muscolare prevedono l'utilizzo di pesi e bande di resistenza, esercizi come squat, affondi e flessioni ma anche attività di giardinaggio pesante.
Oltre al contributo per il mantenimento di una condizione di buona salute fisica, i nuovi dati indicano che l'attività fisica regolare può anche proteggere dalla morte per influenza o polmonite.
In questo lavoro i ricercatori hanno voluto scoprire se specifici tipi e quantità di attività fisica potessero essere associati a questa riduzione del rischio, utilizzando le risposte di 577.909 adulti che avevano preso parte al National Health Interview Survey (NHIS) tra il 1998 e il 2018.
Agli intervistati è stato chiesto quanto spesso hanno trascorso 10 o più minuti in attività aerobiche di intensità vigorosa e di intensità leggera o moderata e quanto spesso svolgessero attività di rafforzamento muscolare.
Ogni persona è stata quindi classificata in base al livello di attività aerobica raccomandata + obiettivi settimanali di rafforzamento muscolare: nessuno dei due; raggiungimento dell'obiettivo di attività aerobica; raggiungimento l'obiettivo di potenziamento muscolare; raggiungimento di entrambi gli obiettivi.
Sono stati definiti cinque livelli di attività fisica: inferiore a 10, 10–149, 150–300, 301–600 e più di 600 minuti/settimana di attività fisica da moderata a vigorosa; e meno di 2, 2, 3, 4-6 e 7 o più sessioni/settimana di attività di rafforzamento muscolare.
La metà degli intervistati (50.5%) non ha raggiunto nessuno degli obiettivi settimanali. Quanto bene lo hanno fatto differiva in modo significativo in base a fattori sociodemografici e di stile di vita, condizioni di salute coesistenti pregressa vaccinazione per influenza e/o polmonite.Un terzo (34%) era aerobicamente inattivo e più di tre quarti (78%) ha riportato meno di 2 sessioni settimanali di attività di rafforzamento muscolare.
Durante un periodo medio di monitoraggio di 9 anni, 81.431 partecipanti sono deceduti; 1516 di questi decessi sono stati attribuiti a influenza e polmonite. Coloro che hanno raggiunto entrambi gli obiettivi di attività fisica settimanale raccomandati avevano quasi la metà (48%) del rischio di morire di influenza o polmonite rispetto ai loro coetanei che non hanno raggiunto nessuno dei due, dopo aver tenuto conto di fattori potenzialmente confondenti. Raggiungere solo l'obiettivo di attività aerobica è stato associato a un rischio inferiore del 36%, dopo aver tenuto conto di fattori potenzialmente influenti, mentre raggiungere solo l'obiettivo di rafforzamento muscolare non è stato associato ad alcuna differenza significativa di rischio. In termini quantitativi, l'aumento di 10-149, 150-300 e 301-600 minuti/settimana di attività fisica aerobica era associato, rispettivamente, a rischi inferiori del 21%, 41% e 50%, rispetto a nessun aumento. Ma non è stato riscontrato alcun vantaggio aggiuntivo oltre i 600 minuti settimanali.
"Sebbene 10-150 minuti/settimana sia spesso etichettato come attività fisica 'insufficiente' perché al di sotto della durata raccomandata, può comunque conferire benefici per la salute rispetto all'inattività”, suggeriscono i ricercatori.
Quando si trattava di attività di rafforzamento muscolare, rispetto a meno di 2 sessioni settimanali, il raggiungimento dell'obiettivo settimanale di 2 era associato a un rischio inferiore del 47%, ma 7 o più sessioni erano associate a un rischio maggiore del 41%.
(Webber BJ, et al. Leisure-time physical activity and mortality from influenza and pneumonia: a cohort study of 577 909 US adults. Br J Sports Med 2023. doi:10.1136/ bjsports-2022-106644.)

Si ampliano gli obblighi per le aziende e l’attività del Medico Competente

(da DottNet - riproduzione parziale)   Sono importanti le novità contenute nel Decreto Legge n° 48/2023, "Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro", circa il Medico Competente e la sorveglianza sanitaria e che vanno a modificare alcuni punti del Decreto Legislativo n° 81/2008. Sul sito web dell’Anma, Associazione nazionale dei Medici d’Azienda e Competenti, www.anma.it, è stata anticipata la nota dell’avvocato Giovanni Scudier, giuslavorista componente del Comitato Scientifico Anma, che elenca e commenta le novità del Decreto Legge. Grande rilevanza per la modifica dell’articolo 18, comma 1, lettera a del D. Lgs. n° 81 del 2008: «La modifica – scrive l’avvocato Scudier nella sua nota – consiste in un ampliamento dei casi nei quali vige per il datore di lavoro l’obbligo di nomina del Medico Competente, ricollegato agli esiti della valutazione dei rischi». Viene superata «l'interpretazione che intende(va) la sorveglianza sanitaria come un insieme di atti medici da applicare nei (soli) "casi previsti dalla normativa vigente". Quindi ciò che la nuova norma vuole è che la sorveglianza sanitaria sia effettuata per tutti i rischi per i quali la valutazione dei rischi risulti richiederla, indipendentemente dal fatto che si tratti di rischi espressamente elencati dal legislatore». I Medici Competenti, anche quelli già nominati, potranno e dovranno effettuare la sorveglianza sanitaria per tutti ii rischi emersi.  Altre modifiche – questa volta all’articolo 25, comma 1, lettere e-bis ed n-bis – aggiungono l’obbligo per il Medico Competente di chiedere al lavoratore, in occasione delle viste di assunzione, la cartella sanitaria e di tenerne conto ai fini della formulazione del giudizio di idoneità; situazione questa di non facile applicazione soprattutto nel contesto della visita preventiva per l’assunzione che per sua natura richiede dinamiche veloci. Infine, si ammette la possibilità di sostituzione del Medico Competente, sebbene per motivi gravi e giustificati.  

Ecm gratuito sulla salute digitale

Da venerdì 19 maggio 2023 tutti i medici e i dentisti, accedendo alla piattaforma Tech2Doc dell’Enpam, potranno seguire un corso Ecm gratuito sulla salute digitale.

Il corso garantirà ai partecipanti il rilascio di 5 crediti formativi e sarà il primo di una serie di 4 appuntamenti che potranno essere seguiti anche indipendentemente uno dall’altro. “La sanità digitale non è di là da venire, ma è già tra noi e di fronte alla sfida delle continue innovazioni tecnologiche dobbiamo ripensare la nostra professione – ha commentato il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti -. Bisogna quindi fare in modo che l’intelligenza artificiale e tutti i nuovi strumenti digitali non arrivino a minacciare il lavoro di medici e odontoiatri, ma diventino un amplificatore delle loro competenze”. Tutti e quattro i corsi proposti attraverso il portale Tech2Doc.it avranno al centro lo sviluppo della sanità digitale e potranno contare su Healthware Group in qualità di partner scientifico e su Metis quale provider Ecm. Gli appuntamenti su Tech2Doc, tutti gratuiti, saranno organizzati in quattro distinti corsi di formazione a distanza (Fad), in ognuno dei quali verrà approfondito un aspetto diverso .Il primo corso, già disponibile, presenterà un focus sui cambiamenti che stanno avvenendo nel percorso di cura. Il secondo modulo, che verrà rilasciato a giugno, riguarderà invece lo sviluppo e la validazione degli strumenti di digitalizzazione sanitaria.I l terzo Fad, che sarà disponibile sul sito Tech2Doc da luglio, sarà dedicata alla regolamentazione e ai modelli di accesso.Infine, per agosto, è fissato il rilascio dell’ultimo corso che presenterà un approfondimento sulle applicazioni specifiche della salute digitale.

ANNULLATO INCONTRO ECM OMCEO FC DI SABATO 20/05/2023 RADIOPROTEZIONE

Si informano gli iscritti che in considerazione delle criticità presenti sul territorio della provincia di Forlì-Cesena e delle conseguenti difficoltà di percorribilità delle vie di comunicazione a causa delle perduranti avverse condizioni metereologiche l'incontro avente per titolo

"RADIOPROTEZIONE Decreto legislativo 101/2020: dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

alle recenti sentenze, le implicazioni sulla professione"

previsto per Sabato 20 maggio p.v. è stato ANNULLATO E RINVIATO A DATA DA DESTINARSI.

Maltempo, Enpam: «Aiuti a medici e odontoiatri colpiti»

L’Enpam manifesta vicinanza nei confronti della popolazione colpita dal disastro in Emilia-Romagna e nelle Marche e annuncia contributi economici per ripristinare gli studi medici e odontoiatrici danneggiati dall’alluvione.

L’ente di previdenza e assistenza potrà contribuire per i danni ai beni immobili (studio o prima casa) o mobili (come ad esempio automezzi, computer o attrezzature) appartenenti a medici e odontoiatri. Per i sanitari che svolgono la libera professione sono previsti aiuti aggiuntivi.

“Staremo accanto ai colleghi sia per quanto riguarda i danni alle loro abitazioni sia per le spese necessarie a rendere di nuovo accessibili ai cittadini i loro studi privati o convenzionati”, dice il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti, che esprime “a tutti i cittadini delle aree colpite la solidarietà dell’ente dei medici e dei dentisti”.

Le domande di aiuto economico, complete della documentazione richiesta, potranno essere presentate tramite gli Ordini provinciali dei medici e degli odontoiatri appena verrà proclamato formalmente lo stato di calamità per le aree colpite. Avranno diritto ad aiuti anche i pensionati Enpam e gli eventuali familiari superstiti.

Pericoli per il cuore con la dieta chetogenica

(da Nutrienti e Supplementi)   La dieta chetogenica mette a rischio la salute cardiovascolare. A segnalarlo, uno studio presentato a New Orleans nel corso del recente congresso annuale dell’American College of Cardiology, organizzato contestualmente al Congresso mondiale di cardiologia.

I ricercatori, guidati da Iulia Iatan, del St. Paul’s Hospital and University of British Columbia’s Centre for Heart Lung Innovation di Vancouver, hanno analizzato i dati contenuti nella Uk Biobank, un database con informazioni sulla salute di oltre mezzo milione cittadini britannici seguiti da almeno dieci anni. Di circa 71 mila era disponibili informazioni su dieta e colesterolemia. Tra questi, ne sono stati selezionati 305 la cui dieta incrociava una simil-chetogenica: non più del 25% di calorie da carboidrati e oltre il 45% da grassi., valori meno rigidi di una chetogenica stretta (10% di carboidrati, 60-80% di grassi e al 20-30% di proteine).

Questo gruppo è stato messo a confronto con 1.220 soggetti, analoghi per sesso ed età, che, invece, sono risultati seguire una più bilanciata, definita standard. Nell’insieme, il 73% dei partecipanti era costituito da donne di 54 anni di età in media. L’indice di massa corporea medio nel gruppo “chetogenica” era di 27,7 e 26,7 negli altri.

Rispetto a chi seguiva una dieta standard, quelli che seguivano la simil-chetogenica avevano livelli significativamente più alti sia di colesterolo Ldl che di apolipoproteina B (apoB), un predittore di rischio cardiovascolare ritenuto ancora più affidabile del c-Ldl. Dopo una media di 11,8 anni di follow-up e dopo aggiustamento per altri fattori di rischio cardiovascolare quali diabete, ipertensione, obesità e fumo, le persone che seguivano una dieta chetogenica presentavano un rischio più che doppio (9,8% vs 4,3%) di incorrere in un evento cardiovascolare maggiore, da occlusione arteriosa con necessità di angioplastica, a infarto, ictus e arteriopatia periferica.

Il tutto sembra legato a un aumento dei livelli di colesterolemia, anche se i ricercatori hanno notato come vi sia una variabilità individuale nella capacità di accumulo di grassi nel sangue rispetto alla quantità introdotta con la dieta. In alcuni casi, addirittura, si è notato che i valori di c-Ldl diminuiscono, un aspetto che i ricercatori si ripromettono di indagare con ulteriori studi.

Queste le loro conclusioni: “I nostri risultati suggeriscono che le persone che stanno pensando di seguire una dieta chetogenica dovrebbero sapere che ciò potrebbe portare a un aumento dei loro livelli di colesterolo Ldl. Prima di iniziare, dovrebbero consultare un medico. Durante la dieta, si raccomanda di monitorare i livelli di colesterolo e di tener conto di eventuali altri fattori di rischio cardiovascolari concomitanti quali diabete, ipertensione, inattività fisica e fumo”.

Covid: «È boom disinfettanti ma fanno male alla salute»

(da Fimmg.org)    È boom di prodotti disinfettanti nelle scuole, a casa, nei luoghi di lavoro. È uno degli effetti del contrasto al Covid, che può procurarci altri danni alla salute. Gli scienziati del 'Green Science Policy Institute', in un articolo appena pubblicato sulla rivista ‘Environmental Science & Technology’ invitano infatti alla cautela nell’utilizzo di questi prodotti perché alcuni possono avere effetti collaterali sulla salute anche gravi come dermatiti, asma e infertilità. In una revisione critica, i ricercatori descrivono in particolare i composti di ammonio quaternario (QAC) molto diffusi in diversi prodotti.

“La nostra revisione scientifica suggerisce che la disinfezione con queste sostanze chimiche in molti casi è inutile o addirittura dannosa. Raccomandiamo una pulizia regolare con acqua e sapone e la disinfezione solo se necessario con prodotti più sicuri”, ha affermato Courtney Carignan, coautrice e assistente professore presso la Michigan State University. I ricercatori avvertono che diversi studi sull’uomo hanno trovato associazioni tra QAC e asma, dermatite e infiammazioni. Gli studi sugli animali da laboratorio sollevano anche preoccupazioni sui potenziali collegamenti con infertilità, difetti alla nascita e altro. Inoltre, ci sono state prove risalenti già agli anni Cinquanta che i QAC contribuiscono alla resistenza antimicrobica, rendendo alcune specie di batteri resistenti sia ai QAC stessi che agli antibiotici critici. I QAC sono sempre più utilizzati in soluzioni disinfettanti, salviette, disinfettanti per le mani, spray e nebulizzatori e vengono incorporati anche in prodotti per la cura personale, tessuti, vernici, strumenti medici e altro ancora. Dalla pandemia, i livelli di queste sostanze chimiche nell’ambiente e nei nostri corpi sono aumentati. Uno dei QAC più comuni è il cloruro di benzalconio, ma altri possono essere identificati sulle etichette degli ingredienti con nomi che terminano con “cloruro di ammonio” o simili.

I ricercatori avvertono che molti QAC non sono regolamentati, né sono stati sottoposti a test completi per i rischi per la salute. Per questi motivi, gli esperti raccomandano di limitare l’uso di prodotti disinfettati solo in casi strettamente necessari. Ad esempio, nella maggior parte dei casi, la disinfezione con QAC spesso non ha alcun vantaggio rispetto alla pulizia con semplice acqua e sapone, dicono i ricercatori. Inoltre, gli scienziati chiedono una divulgazione completa dei QAC in tutti i prodotti e il monitoraggio attento dei loro livelli nelle persone e nell’ambiente.

CHIUSURA UFFICI 17 MAGGIO 2023

Si informano gli iscritti che in considerazione della ulteriore allerta rossa per la giornata di oggi e delle conseguenti difficoltà di percorribilità delle vie di comunicazione a causa delle perduranti avverse condizioni metereologici gli uffici resteranno chiusi.

Medici e infermieri, oltre la metà colpiti da burnout

(da M.D.Digital e Ansa.it)   Soffre di sindrome da burnout, quell'insieme di sintomi determinati da uno stato di stress permanente con il quale devono vivere il proprio lavoro, il 52% dei medici e il 45% degli infermieri che prestano la loro opera nei reparti ospedalieri di medicina interna, quelli che da soli assorbono un quinto di tutti i ricoveri in Italia.
Una minaccia per la loro salute ma anche per quella degli assistiti, visto che lavorare quando si è in burnout significa alzare di molto le possibilità di commettere un errore sanitario, che in Italia sarebbero in tutto circa 100mila l'anno.
A fornire la fotografia di medici e infermieri è la survey condotta da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, su un campione rappresentativo di oltre duemila professionisti sanitari e presentata a Milano al 28esimo Congresso Nazionale della Federazione.
In totale a dichiararsi in "burnout" è il 49,6% del campione ma la percentuale sale al 52% quando si parla di medici, per ridiscendere al 45% nel caso degli infermieri. E in entrambi i casi l'incidenza è più del doppio tra le donne, dove permane la difficoltà di coniugare il tempo di lavoro con quello assorbito dai figli e la famiglia in genere.
Ad influire sullo stato di stress cronico è anche il fattore età, visto che sotto i trent'anni la percentuale di chi è in burnout cala al 30,5%. Fatto è che proiettando i dati più che significativi delle medicine interne sull'universo mondo dei professionisti della nostra sanità pubblica abbiamo oltre 56mila medici e 125.500 infermieri che lavorano in burnout. E che per questo motivo incappano in qualche inevitabile errore. Uno studio condotto dalla Johns Hopkins University School of Medicine e dalla Mayo Clinic del Minnesota ha rilevato almeno un errore grave nel corso dell'anno nel 36% dei camici bianchi in burnout. Percentuale che proiettata sul totale dei nostri medici da un totale di oltre 20mila errori gravi.
Discorso analogo per gli infermieri. Qui una serie di studi internazionali raccolti dalla Fnopi, la Federazione degli ordini infermieristici, stima siano addirittura il 57% gli errori clinici più o meno gravi commessi nell'arco di un anno. Dato che applicato sul numero degli infermieri pubblici operanti in Italia in burnout da altri 71.500 errori in fase di assistenza per un totale di almeno di 92mila, sicuramente qualcuno in più considerando che uno stesso operatore può essere incappato in più di un errore nel corso dell'anno.
"L'influenza del burnout sulle malattie professionali è un fatto oramai acclarato dalla letteratura scientifica", afferma Francesco Dentali, Presidente Fadoi. "Il rischio di infarto del miocardio e di altri eventi avversi coronarici è infatti circa due volte e mezzo superiore in chi è in burnout, mentre le minacce di aborto vanno dal 20% quando l'orario di lavoro non supera le 40 ore settimanali salendo via via al 35% quando si arriva a farne 70. Evento sempre meno raro con il cronico sottodimensionamento delle piante organiche ospedaliere", aggiunge Dentali. E quasi il 50% di medici e infermieri in burnout pensa di licenziarsi entro l'anno.
 La ricerca Fadoi contiene però anche un positivo e inedito rovescio della medaglia: la stragrande maggioranza dei medici che quella degli infermieri "sente di aver affrontato efficacemente i problemi dei propri pazienti".
"Il lavoro sanitario ai tempi del burnout nuoce tanto alla salute dei cittadini che a quella di medici e infermieri", commenta a sua volta il presidente della Fondazione Fadoi, Dario Manfellotto. "Un problema - prosegue - tanto più sentito nei reparti di medicina interna, che una anacronistica e vetusta classificazione ministeriale con il codice 26 definisce ancora a bassa intensità di cura, quando basta scorrere l'elenco delle cartelle cliniche per capire che i nostri sono pazienti complessi che necessitano di medio-alta intensità di cura".

Nuovi mutui Enpam per molti più medici e dentisti

(da enpam.it)   Comprare o ristrutturare casa e studio professionale adesso è un’opportunità a disposizione di molti più medici e dentisti. L’Enpam ha infatti ampliato la platea di quanti potranno fare domanda per i mutui ad accesso agevolato erogati in favore dei propri iscritti, che altrimenti – come nel caso dei più giovani – non avrebbero i requisiti per accedere al finanziamento da parte di una banca.   Nei giorni scorsi, il Consiglio di amministrazione della Fondazione ha stanziato un budget di 40 milioni di euro, per finanziare la misura di sostegno che nel nuovo bando 2023 includerà anche i medici e i dentisti al di sopra dei 40 anni.

PORTE APERTE ANCHE AGLI OVER 40     Come accennato, la novità del bando 2023, che verrà pubblicato a breve sul sito dell’Enpam, è la possibilità di partecipare anche per i medici e dentisti over 40 e non più solo per i gli iscritti con meno di 40 anni, come era stato negli anni precedenti.  In questo modo la Fondazione è venuta incontro alle esigenze di chi negli anni scorsi non rientrava nel limite di età. Il nuovo bando sarà quindi aperto ai molti medici e dentisti che hanno esigenza di stipulare un mutuo per comprare o ristrutturare la prima casa e ai liberi professionisti e medici convenzionati che hanno il progetto di acquistare o sistemare lo studio professionale.

FINO A 300MILA EURO    I prestiti messi a disposizione dall’Enpam sono fino a 300mila euro e comunque fino all’80 per cento del valore dell’immobile, che possono essere utilizzati per l’acquisto della prima casa o di uno studio professionale, oppure per la sostituzione di un mutuo ipotecario esistente contratto in precedenza. Per l’esecuzione di lavori di ristrutturazione o ampliamento dell’abitazione di proprietà o dell’immobile utilizzato per l’attività lavorativa si possono chiedere fino a 150mila euro.  Per quanto riguarda il tasso di interesse, nel bando 2023 la parte applicata dall’Enpam rimane invariata ed è di 1,95 punti percentuali, che vanno poi sommati al tasso di riferimento stabilito dalla Banca centrale europea, che ad ora è del 3,75 per cento. Quindi il tasso fisso annuo dei mutui erogati dall’Enpam al momento è del 5,7 per cento (ma farà fede il tasso ufficiale Bce in vigore al momento della stipula dell’atto notarile).   Qualora successivamente alla concessione del mutuo l’iscritto trovasse condizioni migliori, potrà sempre chiedere di trasferirlo a una banca con lo strumento della surroga.

CHI PUÒ PARTECIPARE    I 40 milioni di euro stanziati dall’Enpam sono divisi in varie tranche, destinate per fasce d’età e per tipologia di immobile.   La metà dello stanziamento, pari a 20 milioni di euro, è destinato a finanziare mutui per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa o per la sostituzione di un mutuo già stipulato, da parte dei giovani medici e dentisti, che quindi non abbiano superato i 40 anni di età.  L’accesso ad altri 10 milioni di euro non prevede limiti di età. La cifra è destinata a sostenere l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa, oppure la sostituzione di un mutuo esistente.  Allo stesso modo, ai restanti 10 milioni di euro del budget possono accedere tutti gli iscritti all’Enpam per comprare o ristrutturare lo studio professionale, oppure per sostituire un mutuo esistente. La domanda di mutuo per l’acquisto dello studio professionale può essere presentata anche dai medici o dentisti riuniti in associazione o in società di professionisti.

I REQUISITI     I mutui erogati dall’Enpam, come accennato, sono pensati per sostenere gli iscritti che rimangono esclusi dal circuito bancario. Per fare domanda bisogna avere come requisito un reddito lordo annuo medio degli ultimi tre anni non inferiore a 34.149,70 euro.   Gli iscritti fino a 40 anni, titolari di partita Iva che aderiscono al regime fiscale agevolato, possono invece accedere ai mutui se hanno un reddito lordo medio annuo da lavoro personale degli ultimi due o tre anni non inferiore a 20mila euro. I medici specializzandi e i corsisti in medicina generale, sempre under 40, possono accedere al bando dimostrando mediante la dichiarazione dei redditi, la retribuzione relativa alla loro borsa o al contratto di formazione.  In ogni caso, tutti gli iscritti che vogliono fare domanda non devono avere in corso alcun finanziamento o mutuo erogato dalla Fondazione a proprio favore, compresa la rateizzazione dei contributi previdenziali pregressi non versati.  Devono inoltre avere almeno un anno di anzianità minima d’iscrizione ed effettiva contribuzione ed essere in regola con gli adempimenti in materia di iscrizione e contribuzione.

COME FARE DOMANDA     La richiesta di mutuo deve essere presentata esclusivamente attraverso la procedura informatica, tramite l'area riservata del sito della Fondazione, a partire da mezzogiorno del prossimo 31 maggio e fino a mezzogiorno dell’11 settembre 2023.

Ddl Semplificazioni, dentisti possono fare medicina estetica viso

(da Adnkronos Salute, modificato)  Non solo la ricetta elettronica resa permanente. Il Ddl Semplificazioni, approvato dal Consiglio dei ministri, prevede una serie di importanti novità. Tra queste ci sono interventi sulla sulla disabilità, dalle misure per accelerare l'abbattimento delle barriere architettoniche a quelle per ridurre le visite per l'accertamento dell'handicap. Ma non solo: secondo la nuova normativa, infatti, gli odontoiatri potranno effettuare anche le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva, relative a specifiche parti del viso.

1 45 46 47 48 49 169