Linee guide nella pratica clinica: perché sono inattendibili

(da DottNet)   Quando medici e pazienti devono prendere decisioni riguardo la salute, dovrebbero tenere conto dei potenziali benefici e danni delle procedure diagnostiche e degli interventi, così come dei valori e delle preferenze dei pazienti stessi.1 Ma nei tempi attuali, in piena infodemia, come è possibile facilitare questo processo decisionale per pazienti e medici? Le linee guida per la pratica clinica (clinical practice guidelines, CPG) - documenti che includono raccomandazioni il cui obiettivo è quello di ottimizzare la cura del paziente mediante review sistematica delle evidenze e valutazione dei benefici e dei rischi delle opzioni alternative di cura - possono essere la soluzione ma non sono prive di limitazioni.

Il buono delle CPG. È innegabile che i medici debbano tenere il passo su un numero sempre crescente di evidenze in più campi della clinica, ma le CPG possono essere molto utili perché riassumono un ampio range di prove su di uno specifico topic ed agevolano così il medico nel prendere decisioni evidence-based per aiutare i propri pazienti in un modo efficiente e veloce.2 Parlare delle CPG come semplice sommario di prove è però riduttivo: queste si costruiscono su sommari di prove e incorporano la clinical expertise ed i valori dei pazienti, divenendo il pinnacolo della evidence-based medicine (medicina basata sull’evidenza).2     Le CPG, quindi, possono migliorare la coerenza delle cure, responsabilizzare i pazienti, influenzare la public policy, guidare lo sviluppo di misure e valutazioni delle prestazioni della malattia, e dirigere la pianificazione degli interventi di alto valore.2 

Il cattivo delle CPG. Nonostante i tentativi messi in atto per produrre delle linee guida affidabili, sono stati recentemente sollevati diversi dubbi sulla loro attendibilità, sia essa metodologica o di contenuto.2   Se da un lato, viene infatti spesso trascurata la personalizzazione delle terapie, dall’altro non si tiene altrettanto conto della possibile multimorbilità dei pazienti, con la maggior parte delle linee guida che basano le raccomandazioni su determinati gruppi di pazienti e su singole condizioni.2 Questo aspetto può portare alla necessità di applicare raccomandazioni da differenti linee guida in parallelo e risultati recenti hanno mostrato che questa applicazione simultanea potrebbe essere associata a gravi reazioni avverse da interazioni farmaco-farmaco o farmaco-malattia.2     Inoltre, raccomandazioni provenienti da differenti CPG che valutano le stesse evidenze sulla stessa condizione ma che differiscono tra loro nei risultati, possono generare confusione e un potenziale pericolo per i pazienti.2 Sono quindi necessarie iniziative di collaborazione in modo da evitare raccomandazioni contrastanti da differenti società professionali.2 Ma la collaborazione non si deve fermare ai soli professionisti: il coinvolgimento dei valori e delle preferenze dei pazienti è altrettanto importante e può essere fatto incorporando rappresentanti dei pazienti nel gruppo di esperti e rivedendo studi qualitativi, tra gli altri.2

Il brutto delle CPG. Il più grande e "brutto" problema delle CPG è che sono sviluppate da differenti gruppi (specialisti, agenzie governative, organizzazioni private, ecc.), ognuno dei quali ha la sua prospettiva, obiettivi e usi previsti.2 Troppe linee guida attuali appaiono più come marketing industriale e articoli basati su un’opinione personale, che forniscono direttive industriali piuttosto che dichiarazioni di assistenza medica.2 Da qui, l’intervento dell’Institute of Medicine del 2009 nel quale si affermava che "i conflitti di interesse possono minare l’integrità di una ricerca scientifica, l’oggettività dell’educazione medica, la qualità delle cure offerte ai pazienti e la fiducia pubblica nella medicina".2 I conflitti di interesse influiscono quindi sulle raccomandazioni degli esperti che dovrebbero divulgarli nelle CPG e che dovrebbero limitarsi a votare sulle raccomandazioni.2

In conclusione, le linee guida per la pratica clinica non sono dei libri di ricette e possono avere dei limiti nella disponibilità e nell’applicabilità in contesti locali: è quindi di grande importanza che le agenzie sanitarie promuovano lo sviluppo e l’adattamento di linee guida cliniche adeguate alla pratica del professionista sanitario e alla realtà locale dei pazienti in termini di valori, preferenze e presenza di multimorbilità.2   Possiamo aspettarci che il futuro porterà CPG di migliore qualità e che questo si tradurrà in un processo decisionale condiviso, in scelte basate sull’evidenza più semplici da parte dei medici ed in migliori outcome per i pazienti.2  

(1. Ferreira JC, et al. Clinical practice guidelines: how do they help clinicians and patients make important decisions about health? Jornal Brasileiro de Pneumologia [online]. 2019, v. 45, n. 05. Disponibile al link: https://doi.org/10.1590/1806-3713/e20190321

2. Guerra-Farfan E, et al. Clinical practice guidelines: The good, the bad, and the ugly. Injury. 2022 Feb 1:S0020-1383(22)00077-8.

3. Cartabellotta A. Standard internazionali per la produzione delle linee guida. Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia. 2016;42:376-383. Disponibile al link: https://www.giot.it/wp-content/uploads/2016/12/04_Art_FOCUS_-Cartabellotta-1.pdf)

Arriva il fascicolo sanitario elettronico europeo. Commissione Ue lancia l’European Health Data Space. Risparmi fino a 11 miliardi

Lanciata oggi una proposta di regolamento per creare uno spazio comune di tutti i dati sanitari per fare in modo che ogni cittadino possa gestire e controllare il proprio fascicolo sanitario elettronico in un formato comune e accessibile in qualsiasi stato membro. Ma non solo, l’idea avrà risvolti anche nella ricerca e per l’elaborazione di politiche sanitarie.Leggi L'articolo completo e il documento al LINK

Continuare a esercitare dopo la pensione è possibile. Ecco i vincoli

(da Doctor33)   I tanti "ingaggi" di medici pensionati in corsia e negli hub per vaccinare in tempo di Covid ce lo hanno ricordato: continuare ad esercitare dopo essere andati in pensione è possibile, i vincoli ci sono e vanno conosciuti, ma sono contenuti sia per chi è stato dipendente e si è pensionato in Inps sia soprattutto per chi è stato convenzionato o libero professionista, contribuendo solo ad Enpam.
In ambito Inps dal 2008 il decreto legge 112 concede il cumulo senza limiti di pensione e reddito professionale se ci si è pensionati con il sistema di calcolo retributivo (antecedente alla riforma del '95) o misto, oppure con 40 anni di contributi e 65 anni d'età gli uomini e 60 le donne se si è maturato il montante con il sistema contributivo. Siccome l'età pensionabile con le successive riforme è aumentata rispetto a quei limiti, la possibilità di cumulo totale, lasciata intatta, c'è per tutti. Non c'è invece se si è andati in pensione con quota 100 (da 62 anni d'età e 38 di contributi) o con la quota 102 che c'è da quest'anno: in questo caso di "anticipo" è possibile sommare all'assegno un reddito -ma di solo lavoro occasionale- fino a 5000 euro annui fino ai 67 anni, cioè fino a quando decorre l'età per la pensione di vecchiaia: allora scatta la chance di cumulare totalmente reddito e pensione. Non c'è un analogo sistema dissuasivo invece per un'altra pensione anticipata, quella di "opzione donna", che consente di andare via a 58 anni ma con il ricalcolo dell'assegno interamente con il sistema contributivo: un assegno già "frenato" che non dà luogo ad ulteriori vincoli. Quanto alla pensione di reversibilità, l'assegno Inps viene decurtato del 25% nelle pensioni superiori a 3 volte il minimo Inps (che è di euro 524 al mese), del 40% nelle pensioni superiori a 4 volte e del 50% nelle pensioni superiori a 5 volte ma la riduzione non si applica se nello stesso nucleo familiare ci sono minori di 18 anni, studenti, inabili maggiorenni.
In ambito Enpam? «Non ci sono divieti o limiti di cumulo per chi percepisce un assegno di quota A e B o dai fondi speciali», spiega Claudio Testuzza, esperto di previdenza e medico di estrazione ospedaliera. «C'è un principio giuridico che consente al professionista di esercitare mantenendo l'iscrizione all'Albo, sulla cui base è consentito continuare a svolgere la professione senza vincoli dopo essersi pensionati. L'iscrizione automatica all'Enpam insieme a quella all'ordine, che a qualche giovane collega può sembrare solo un onere, in realtà offre vantaggi all'iscritto, e non scontati: per altri professionisti diversi dai medici odontoiatri i vincoli al cumulo, pur discussi, ci sono». Per pensionarsi in Enpam i limiti sono: i 68 anni dai quali decorre il diritto alla pensione di vecchiaia e i 62 a partire dai quali ci si può pensionare in anticipo se si hanno 35 anni di contributi e 30 di anzianità di laurea. Pur avendo diritto a pensionarsi molti medici continuano a lavorare, ad esempio la convenzione con il Servizio sanitario si può tenere fino a 70 anni, e si continua intanto a contribuire. Altri medici si pensionano e continuano in libera professione. Convenzioni come quella degli specialisti ambulatoriali hanno consentito a medici pensionati da altre convenzioni o dalla stessa di rilevare ore in alcuni territori. «Anche dipendenti pensionati dai 65 anni in su possono aspirare ad una convenzione. Ci sono pediatri passati dall'ospedale al territorio, in questi casi aspettare la pensione prima di convenzionarsi consente poi di cumulare due redditi, pensione Inps e convenzione. Del resto, la convenzione è comunque un rapporto del libero professionista. Altro esempio di cumulo (ma non in tutte le regioni è stato consentito ndr): medici in pensione sono stati richiamati da strutture Ssn durante la pandemia con contratti a termine». Infine, «non viene in alcun modo tagliato l'assegno Enpam ai superstiti. Sul taglio dell'assegno Inps -aggiunge Testuzza - e in generale sulle tagliole poste dall'Inps alla pensione di reversibilità quando il coniuge superstite a sua volta percepisce un reddito, ci sarebbe tanto da dire. Sono stato promotore di disegni di legge per abolire una penalizzazione che colpisce un vedovo o una vedova in età in cui più ha bisogno di supporti. Credo che i tagli del 30-40% dell'assegno alla perdita del coniuge titolare per l'ente pensionistico si risolvano alla fine in un risparmio, di poche centinaia di milioni, irrisorio, a danno di una spesa che sarebbe ed è di importante valore sociale».

Miocardite più frequente con il Covid che con vaccino

(da DottNet)    Nei bambini e ragazzi il rischio di sviluppare una miocardite o pericardite a causa di Covid-19 (anche lieve) è molto più alto rispetto a quello a cui si va incontro sottoponendosi alla vaccinazione. È il risultato che emerge da un'ampia ricerca coordinata dall'Harvard Medical School e pubblicata sul bollettino settimanale dei Centers for Disease Control and Prevention americani. Lo studio ha analizzato i dati afferenti da 40 network sanitari americani prendendo in considerazione un totale di oltre 15mila cittadini che si erano ammalati di Covid o si erano vaccinati. Oltre 3 milioni avevano tra i 5 e i 29 anni, la fascia di età in cui sono state osservate più frequentemente le miocarditi o pericarditi associate a Covid o alla vaccinazione.    Queste complicanze, emerge dallo studio, sono piuttosto rare. E in ogni caso molto più frequenti dopo l'infezione che dopo la vaccinazione, seppure con un'ampia variabilità tra generi e fasce di età. La ricerca conferma che i casi di miocardite o pericardite dopo la vaccinazione nel sesso femminile sono sporadici e completamente assenti sotto gli 11 anni: il picco massimo si ha tra i 12 e i 17 casi con un valore compreso tra 4,6 e 10,9 casi ogni 100 mila persone. Tuttavia in quella fascia di età il rischio derivante dall'infezione è di 33,6 casi per mille.    Più frequenti, invece, i casi tra i maschi: tra 4 e 6,5 casi per 100 mila tra i 5 e gli 11 anni; tra 3,3 e 35,9 casi per 100mila tra 12 e 17 anni; tra 8,1 e 27,8 casi per 100 mila tra 18 e 29 anni. Tuttavia, scrivono i ricercatori, "anche tra i maschi con età compresa tra i 12 e i 17 anni, il gruppo con la più ampia incidenza di complicanze cardiache dopo aver ricevuto una seconda dose di vaccino a mRNA, il rischio è 1,8-5,6 volte più alto dopo l'infezione da SarsCoV2 che dopo la vaccinazione".

Via libera dalla Conferenza Stato Regioni al Bonus psicologo

Via libera dalla Conferenza Stato Regioni al Bonus psicologo

Nel documento approvato ieri, stabilite le modalità di presentazione della domanda per accedere al contributo, la sua entità e i requisiti, anche reddituali, per la sua assegnazione nel limite complessivo di 10 milioni di euro per il 2022. Possono usufruire del Bonus le persone che, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica, si trovano in una condizione di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica.  Leggi L'articolo completo e il documento al LINK

Telemedicina e assistenza domiciliare. Dalle visite on line col medico al controllo dei pazienti da remoto. Ecco le nuove linee guida

Come funzionerà la visita on line col medico, tutto sul monitoraggio da remoto delle terapie e il controllo dei parametri vitali e clinici dei pazienti attraverso dei sensori ma anche la valutazione a distanza del corretto utilizzo di ausili, ortesi e protesi durante le normali attività di vita condotte all'interno dell'ambiente domestico o lavorativo. Ecco cosa prevede il decreto     Leggi L'articolo completo al LINK

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=104258&fr=n

“Management delle infezioni addominali complesse”, Mercoledì 18 maggio, Forlì. “Le infezioni del sito chirurgico hanno incidenza tra l’8 e il 16% e sono causa di un significativo prolungamento della degenza post-operatoria”

Si terrà mercoledì 18 maggio, presso il Campus Universitario di Forlì, viale Filippo Corridoni 20, Aula 3, Teaching hub, l’evento formativo dal titolo "Management delle infezioni addominali complesse". Direttori del Corso: prof. Giorgio Ercolani, direttore del Dipartimento Chirurgico di Forlì e docente ordinario dell’Università di Bologna e il dottor Francesco Cristini, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive di Forlì.

“Le infezioni del sito chirurgico – spiega il professor Ercolani - rappresentano un ventaglio di situazioni cliniche classificate in base al livello di coinvolgimento dei tessuti, dalle più superficiali, di gestione più semplice, sino a quelle più profonde che coinvolgono organi e spazi, che per livello di complessità gestionale richiedono spesso un approccio multi-specialistico. Queste infezioni, denominate “infezioni addominali complesse” sono l’argomento trattato nell’ambito di questo convegno.

In generale le infezioni del sito chirurgico hanno incidenza tra l’8 e il 16% a seconda del tipo di intervento, più bassa per interventi puliti come le resezioni epatiche, maggiore negli interventi di chirurgia colo-rettale. Esse sono causa di un significativo prolungamento della degenza post-operatoria, che spesso raddoppia rispetto alle degenze dei pazienti che non si complicano con infezione e che si correla anche ad un aumento dei costi. Negli USA, dove sono molto attenti all’aspetto economico delle cure, è stato calcolato un incremento dei costi di circa 20.000 dollari per ogni paziente con infezione post-chirurgica, ed un aumento delle complicanze e della mortalità operatoria, che si stima passi dal 1-3% nei pazienti non complicati ad una mortalità superiore al 10% per i pazienti con infezioni post-operatoria.”

“Le infezioni addominali “complesse” – chiarisce il dottor Cristini - rappresentano l’ambito infettivologico multidisciplinare per antonomasia. Poche altre condizioni di infezione sono altrettanto rappresentative della necessità di approccio combinato ad opera di diversi professionisti. Se la maggior parte delle patologie da infezione vedono nella corretta terapia antibiotica il momento gestionale fondamentale e spesso esclusivo, nelle infezioni addominali complesse si associa il tassello fondamentale del cosiddetto controllo della fonte di infezione, operativamente a carico di chirurghi o altri professionisti che possono intervenire con metodiche non chirurgiche. La bonifica del focolaio di infezione intra-addominale è infatti elemento imprescindibile per la prognosi del paziente.”

Il convegno vuole affrontare la tematica in due sessioni, partendo dagli aspetti generali della patologia nella prima sessione, ossia la diagnosi clinica e microbiologica e la complessità dell’approccio terapeutico antibiotico, fino ad approfondire le tematiche più specifiche del controllo chirurgico ed interventistico della fonte di infezione addominale nella seconda sessione. Una faculty di grande spessore (vedi programma in allegato) ha accettato l’invito dei responsabili dell’evento a partecipare in qualità di relatori, per approfondire un tema clinico sempre attuale, difficile ed in evoluzione, caratterizzato da complessità gestionali sfidanti, in cui i patogeni multiresistenti, l’utilizzo ragionato e moderno degli antibiotici e l’evoluzione delle tecniche operative rappresentano gli elementi fondamentali passati in rassegna. Segreteria scientifica: Davide Cavaliere, Carlo Alberto Pacilio, Raffaella Signani.

Tiziana Rambelli

Per essere più felici bisogna spegnere lo smartphone

(da AGI)   Spegnere il cellulare per vivere meglio e più felici. A confermarlo, è una ricerca condotta dal team di psicologi ed altri esperti della Ruhr-Universitat Bochum (RUB) in Germania, appena pubblicata su 'Journal of Experimental Psychology'. L'uso (e l'abuso) di cellulari è un tema sempre più discusso tra gli scienziati, considerato l'aumento vertiginoso negli ultimi decenni. Navighiamo su Google, cerchiamo indicazioni stradali, controlliamo la posta elettronica o il meteo, acquistiamo, leggiamo le notizie, guardiamo film in media ogni persona trascorre almeno tre ore al giorno sui social media.   Ma quanto influisce questo sul nostro benessere? A questa domanda ha cercato di rispondere il gruppo tedesco di ricerca. Il team guidato dalla dott.ssa Julia Brailovskaia del Centro di ricerca e trattamento sulla salute mentale della Ruhr-Universitat Bochum (RUB) ha reclutato 619 persone per il loro studio e le ha divise casualmente in tre gruppi: 200 persone hanno messo completamente da parte il proprio smartphone per una settimana, 226 hanno ridotto di un'ora al giorno la quantità di tempo in cui hanno utilizzato il dispositivo, 193 persone non hanno cambiato nulla nel loro comportamento.   "Abbiamo scoperto che sia rinunciare completamente allo smartphone sia ridurne l'uso quotidiano di un'ora hanno avuto effetti positivi sullo stile di vita e sul benessere dei partecipanti", riassume Julia Brailovskaia. "Nel gruppo che ha ridotto l'uso, questi effetti sono durati anche più a lungo ed erano quindi più stabili rispetto al gruppo dell'astinenza".    L'intervento già solo di una settimana ha cambiato le abitudini di utilizzo dei partecipanti a lungo termine: anche quattro mesi dopo la fine dell'esperimento, i membri del gruppo di astinenza hanno utilizzato il proprio smartphone in media 38 minuti in meno al giorno rispetto a prima. Il gruppo che aveva trascorso un'ora in meno al giorno con lo smartphone durante l'esperimento lo ha utilizzato fino a 45 minuti in meno al giorno dopo quattro mesi rispetto a prima. Allo stesso tempo, aumentavano la soddisfazione per la vita e il tempo dedicato all'attività fisica. I sintomi di depressione e ansia e il consumo di nicotina sono diminuiti. "Non è necessario rinunciare completamente allo smartphone per sentirsi meglio. Potrebbe esserci un tempo di utilizzo giornaliero ottimale", conclude Brailovskaia.

QUESTIONARIO LIBERA PROFESSIONE: SCADENZA 15 MAGGIO p.v.

AI PRESIDENTI DEGLI OMCEO
LORO E-MAIL
Egregi Presidenti,
il Comitato Centrale della FNOMCeO ha ritenuto di particolare rilevanza attivare un’Area strategica sulla Libera Professione il cui referente è l’amico Presidente dell’OMCeO di Imperia, Francesco Alberti, al fine di un approfondimento su questa specifico ambito di esercizio professionale sia riguardo all’entità dei colleghi impegnati che delle peculiarità dello specifico ambito giuridico professionale interessato.
In tal senso il collega Alberti e l’Area strategica di riferimento hanno ritenuto di predisporre un breve questionario, del quale si allega link, da diffondere per il tramite dei Vostri canali di comunicazione al fine di una disamina della situazione attuale della Libera Professione attraverso la raccolta delle risposte fornite dai colleghi.
I dati raccolti potranno costituire una base di partenza per proseguire nel lavoro di definizione di strategie volte al miglioramento assistenziale a tutela della salute dei cittadini.


Sono certo di poter contare sulla Vostra collaborazione.
Cordiali saluti
Filippo Anelli

Oliveti: monitoriamo pensionamenti. Ma motivazione passa dalla fiducia nel medico della persona

(da enpam.it)   L’Enpam monitora il malessere da burnout manifestato dai medici italiani.  “L’attuale situazione sta portando a molti prepensionamenti che vanno a impattare anche sulla cosiddetta gobba previdenziale che avevamo già scontato nei nostri interventi di riforma.  Stiamo quindi tenendo sotto controllo questa tendenza”, ha detto il presidente dell’ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri Alberto Oliveti, intervenendo oggi alla conferenza nazionale sulla Questione medica della Fnomceo. Nel suo intervento “Gobba pensionistica-prepensionamento”, Oliveti ha commentato i dati della ricerca condotta dall’Istituto Piepoli che denuncia la sofferenza di una categoria in cui il burnout incide pesantemente, con un terzo dei medici ­– giovani compresi – che vorrebbe andare in pensione.   “Il capitale umano – ha proseguito Oliveti – è la risorsa più importante, strategica ed è una leva di sviluppo anche dei modelli organizzativi. La nuova sanità si sta centrando sul nuovo modello organizzativo di assistenza sanitaria di base, perché i sistemi sanitari funzionano quando funziona l’assistenza di base. Questa deve essere capillare nei servizi erogati per rispondere ai bisogni di salute della popolazione tramite un’adeguata presa in carico della comunità di riferimento con modelli organizzativi basati su team multidisciplinari e multiprofessionali, supportati da tutta la tecnologia che si può avere”.  “I modelli organizzativi sono fondamentali, ma il medico della persona, della famiglia, della comunità, non può essere sostituito dalla medicina della famiglia e della comunità – ha affermato il presidente dell’Enpam – . Se chiediamo ai cittadini di optare per un difensore di fiducia oppure per un difensore d’ufficio è evidente quale sarebbe la scelta. E qui stiamo parlando di difesa della salute, di un diritto costituzionale individuale oltre che un interesse collettivo. Il diritto alla scelta del medico di fiducia da parte del cittadino credo quindi sia fondamentale nel momento in cui stiamo valutando anche ottiche di sistema – ha aggiunto Oliveti – . Dal canto suo, il medico porta con sé professionalità, un bagaglio di conoscenze, competenze, attitudini, abilità sostanzia la finalità della salute della persona con un esercizio indipendente della professione. Per questo deve essere incentivato professionalmente, perché come l’acqua per una pianta, anche per la componente umana ci vuole la motivazione”.

Incombe la minaccia di una ipocondria da Covid

(da DottNet)   Incombe la minaccia di una nuova forma di ipocondria, quella da Covid. Per combatterla, unitamente a un percorso di cura specialistico nei casi più gravi, "alcuni accorgimenti possono concorrere a disinnescare l'escalation nelle manifestazioni compulsive dei sintomi e a ridimensionarne il peso: basta fare riferimento ai grandi fenomeni del passato come la peste, la Spagnola o la prima guerra mondiale: questo modo di parlare agli italiani rischia di rendere le persone più sensibili invece di responsabilizzare e rendere più attivi i comportamenti che possono limitare la diffusione del virus".     A lanciare l'allarme sono gli esperti della Società italiana di psichiatria (Sip). Gli psichiatri sottolineano poi che è "fondamentale anche evitare di parlare solo di malattie e timori, perché ciò non fa altro che alimentare l'ansia, e ridurre i controlli diagnostici superflui e ingiustificati". "Tanto la prenderemo tutti": questo è il refrain che si sente ripetere. "Dire che il Covid ci sta trasformando in una società di malati non è vero - evidenziano in una nota Massimo di Giannantonio, ed Enrico Zanalda, co-presidenti Sip - ma di ipocondriaci è un pericolo concreto.  Il fatto che ogni giorno possiamo scontrarci con un problema sanitario che ci riguarda personalmente o indirettamente, è ormai presente nel vissuto di tutti noi e rischia di alterare e condizionare la percezione della malattia, interpretando in modo esagerato sensazioni di pericolo e malessere, con importanti ripercussioni dal punto di vista psichico". Gli esperti mettono quindi in guardia sull'impatto che la quarta ondata da variante Omicron rischia di avere sulla salute psicofisica degli italiani.

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