Le mille facce della sanità privata e la sua inarrestabile marcia di conquista

È “accreditata” con il SSN, è “classificata” (ospedali religiosi) in accreditamento in base ai “Patti Lateranensi” tra Stato della Chiesa e Stato Italiano, è in “outsourcing” nella gestione di servizi e strutture ed è “integrativa” in base al “Jobs Act”. Poi abbiamo la sanità privata “privata”. La sommatoria di queste diverse presenze fa già sì che in diverse Regioni importanti sia maggioritaria nel panorama di offerta dei servizi sanitari ai cittadini residenti. E la tendenza è che la presenza “privata” in sanità diventerà prevalente. Spero di sbagliarmi, ma quello che si vede è preoccupante …. Leggi L'articolo completo al LINK

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Covid-19, epidemie intermittenti saranno la nuova normalità? L’ipotesi in uno studio

(da Doctor33)  La pandemia di Sars-CoV-2 è stata caratterizzata «dall'emergere regolare di varianti». Con l'immunità della popolazione naturale e indotta dal vaccino a livelli elevati, la pressione evolutiva «favorisce le varianti che sono meglio in grado di eludere gli anticorpi neutralizzanti». La variante Omicron ha mostrato un alto grado di evasione immunitaria, portando a un aumento dei tassi di infezione in tutto il mondo». «Supponendo l'emergere di ulteriori varianti distinte, epidemie intermittenti di entità simile potrebbero diventare la 'nuova normalità'». È quanto viene prospettato da un gruppo di scienziati dell'Imperial College London in uno studio pubblicato su 'Nature Communications', in cui hanno analizzato e stimato la dinamica dell'ondata di Omicron dal 9 settembre 2021 al 1 marzo 2022, utilizzando i dati dello studio React-1, una serie di indagini trasversali che valutano la prevalenza dell'infezione da Sars-CoV-2 in Inghilterra.
Gli autori del lavoro hanno stimato un picco iniziale nella prevalenza nazionale di Omicron del 6,89% (5,34%-10,61%) nel gennaio 2022, seguito da una recrudescenza delle infezioni da Sars-CoV-2 quando il sottolignaggio Omicron più trasmissibile BA.2 ha sostituito BA.1 e BA.1.1. Nel mese di febbraio 2022, invece, gli scienziati hanno osservato che la prevalenza di Omicron 2 (BA.2) è aumentata costantemente, mentre la prevalenza di Omicron non BA.2 è diminuita. Gli esperti ragionano sul fatto che, «poiché l'incidenza cumulativa e la copertura vaccinale continuano ad aumentare, il virus Sars-CoV-2 si troverà a competere con un panorama immunitario diversificato e complesso all'interno della popolazione umana. Di conseguenza, la dinamica evolutiva del virus sarà dominata dall'evasione immunitaria».

Dato l'emergere regolare di varianti di preoccupazione (Voc) durante i primi 2 anni della pandemia di Covid, dunque, «non ci sono ragioni per credere che questa tendenza non continuerà», affermano gli scienziati, ricordando che «altre infezioni respiratorie come l'influenza portano epidemie annuali dovute all'emergere di nuovi ceppi in grado di navigare meglio nel panorama immunitario. Se vediamo una tendenza simile per Sars-CoV-2, allora le onde intermittenti di infezione di entità simile a Omicron rientrano nei limiti delle possibilità».

La sorveglianza continua, i richiami vaccinali e gli aggiornamenti dei vaccini, elencano gli autori, «saranno cruciali per ridurre al minimo gli effetti dannosi di questo nuovo paradigma di salute pubblica». E «una maggiore equità nell'accesso ai vaccini a livello mondiale può aiutare a ridurre il tasso di comparsa di queste varianti dannose».
Il virus, intanto, inizia a frenare. Nel mondo si registra una diminuzione dei contagi dell'ultima settimana anche se resta stabile il numero delle vittime. E anche in Italia calano i casi quotidiani segnalati ma sono ancora molti i decessi, mentre i medici sono di nuovo bersaglio di attacchi da parte dei 'no vax'.

Quante tasse paghiamo

(da enpam.it)   Conto fiscale ‘salato’ per gli Enti di previdenza privati, cui sono iscritti oltre 1,6 milioni di professionisti: “ogni anno”, infatti, versano all’Erario, complessivamente, “circa 765 milioni di imposte“.   A fare i calcoli, annunciando la somma (che si scopre essere ben più elevata di quella stimata in precedenza, che era di oltre 500 milioni), è stato il presidente dell’Associazione delle Casse pensionistiche Alberto Oliveti, dal palco di un convegno promosso a Roma, dalla Cassa del Notariato.  I maggiori pagatori di tasse sono i medici e i dentisti, tramite l’Enpam che – da solo – sborsa circa il 30% dei 765 milioni versati annualmente all’erario.   “Mentre i trasferimenti statali alle Casse sono vietati – ha commentato Alberto Oliveti, nella doppia veste di presidente di Enpam e dell’associazione del comprato Adepp –  ogni anno nell’altro senso diamo allo Stato tre quarti di miliardo di euro. Un contributo che di certo non si ferma qui, visto che il valore costruito dagli enti è a disposizione del Paese, con un patrimonio che è al 75% nell’area Euro e che sostiene le professioni, a loro volta motori di sviluppo e di crescita.”

A sfatare il mito che le Casse dei professionisti abbiano troppi immobili, è arrivata l’analisi sull’origine della tassazione: oltre 9 euro su 10 pagati, infatti, derivano dalla gestione del patrimonio mobiliare (cioè dai proventi degl investimenti finanziari), mentre il mattone tradizionale incide per meno di 1 euro ogni 10.    “Noi versiamo nelle casse dello Stato oltre 23 milioni all’anno”, ha detto il presidente della Cassa dei notai, Vincenzo Pappa Monteforte, ricordando la “imposizione fiscale che non ha eguali in Europa. Ricordo, infatti, che siamo tassati come speculatori e siamo sottoposti ad una doppia tassazione, un’imposizione che penalizza sia i professionisti sia gli investimenti”, ha aggiunto.   Durante il convegno il tema dell’eccessiva tassazione è stato affrontato anche dal segretario della Commissione Finanze del Senato Andrea de Bertoldi di FdI: “L’imposizione fiscale sulle Casse va rivista. Non è possibile che vengano tassate al 26 per cento (sui rendimenti finanziari, ndr), mentre i fondi pensione, che non erogano previdenza di primo pilastro e welfare assistenziale e lavorativo, sono tassati al 20 per cento.   Oltretutto, le Casse si sono sempre rese disponibili a reinvestire i risparmi ottenuti da una tassazione più equa nel sostegno ai propri professionisti iscritti”, ha chiuso il parlamentare.

Il presidente dell’Adepp ha anche ripercorso l’evoluzione degli enti di previdenza privati.   “Siamo convinti di aver degnamente onorato l’autonomia che ci è stata assegnata dalla legge delega di privatizzazione. In tutti questi anni abbiamo regolarmente pagato le pensioni promesse, abbiamo erogato assistenza anche straordinaria e abbiamo costruito un considerevole patrimonio di garanzia”, ha detto Oliveti.  Ai 765 milioni di euro pagati direttamente dalle Casse di previdenza va sommato anche l’importo della tassazione che grava sui pensionati delle Casse, che si aggira intorno a un miliardo, secondo una prima stima prudenziale dell’Adepp

È la pelle la nuova sentinella di inquinamento ambientale

(da Sanità Informazione)    Skin to skin, ovvero pelle a pelle, fin dai primi minuti di vita. È così che il neonato sperimenta il suo iniziale contatto con il mondo, attraverso la sua cute vicina a quella della sua mamma. La pelle ci permette di conoscere più a fondo le persone e le cose che ci circondano, facendocene percepire consistenza e temperatura e, nello stesso tempo, è la prima barriera che ci protegge dall’esterno. Essendo la parte del nostro corpo più direttamente esposta all’ambiente ne assorbe anche tutto l’inquinamento, tanto che la medicina ambientale l’ha candidata a diventare una delle sentinelle più accurate ed attendibili.  

L’ambiente si specchia sulla nostra pelle   «Analizzando la cute di un individuo sarà possibile identificare il grado di inquinamento del luogo in cui vive o ha vissuto, non solo quando la pelle sarà invecchiata ed avrà prodotto radicali liberi, spesso conseguenza proprio di una marcata esposizione a fonti inquinanti, ma anche prima che i risultati dell’eventuale contaminazione siano visibili agli occhi – spiega Paolo Mezzana, responsabile SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) Lazio, medico ambientale e specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica -. Anche i capelli sono attendibili sentinelle ambientali. Anzi, a differenza della pelle, soprattutto se molto lunghi, ci conducono ancora più indietro negli anni».

Effetti a lungo termine   In altre parole, da un’accurata analisi del tessuto epiteliale di una sola persona, non solo potranno essere messi in evidenzia i rischi per la salute individuale, partendo dalle conseguenze a breve e lungo termine, conosciute o prevedibili, degli inquinanti a cui è stata esposta, ma anche quelli del benessere collettivo, ovvero di tutti coloro che vivono o hanno vissuto nel medesimo luogo. «Laddove fossero ravvisati dei potenziali e seri rischi per la salute umana, non solo sarà possibile intervenire immediatamente sottoponendo la popolazione locale a screening mirati, così da individuare e curare precocemente eventuali patologie, ma potranno essere pianificate e messe in atto delle azioni correttive che abbassino il livello di inquinamento ambientale, lasciando in eredità alle generazioni future un ambiente salubre», aggiunge Mezzana.

L’ausilio delle nuove tecnologie    Per ottenere tali risultati non sarà necessaria un’analisi invasiva della pelle, attraverso ad esempio una biopsia cutanea, ma sarà possibile eseguire test non invasivi con l’ausilio delle nuove tecnologie. «Grazie allo sviluppo delle nanotecnologie oggi disponiamo di sensori cutanei in grado di rilevare i parametri della cute, in profondità e in tempo reale. Il microscopio elettronico confocale ci rivela a cosa è stata esposta la pelle che stiamo analizzando, così da poter suggerire al soggetto in questione cosa evitare per il futuro e individuare le correzioni ambientali necessarieaffinché altre persone che vivranno nello stesso luogo possano evitare di subire nuovamente gli stessi danni», spiega lo specialista.

Effetti a breve termine     Tuttavia, accanto agli effetti dell'inquinamento visibili solo a lungo termine sulla nostra pelle, sulla cute stessa o attraverso l’insorgenza di patologie, comprese quelle oncologiche, a carico degli organi più svariati, ce ne sono altri, individuabili fin da subito. «Innanzitutto – dice il responsabile SIMA Lazio -, la nostra pelle può subire un danno immediato ed acuto da contatto con sostanze tossiche che possono scatenare una reazione infiammatoria. In questa stagione, poi, attenzione massima al sole: le conseguenze che scaturiscono da un’inappropriata esposizione, nelle ore centrali della giornata e senza protezione, possono dare origine ad eritema e vesciche, che compaiono subito, o a manifestazioni croniche che, come tali, si protraggono nel tempo. Sono i raggi ultravioletti ad essere nocivi per la nostra salute: il sole di oggi non è quello di trent’anni fa e nemmeno le temperature sono le stesse di quelle percepite alla fine del secolo scorso. Per questo, oggi più di ieri, è urgente porre grande attenzione alla salute dell’ambiente, inscindibile – conclude Mezzana – da quella umana».

Un medico su 5 in ospedale per più di 48 ore a settimana

(da DottNet)  «Riceviamo ormai quotidianamente denunce di medici che sono costretti a lavorare per più di 48 ore a settimana, senza rispettare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Una situazione intollerabile, con medici sempre più stressati e in burnout, su cui occorre intervenire immediatamente: ogni richiesta di aiuto indirizzata alla Federazione CIMO-FESMED sarà immediatamente inoltrata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, richiedendo un intervento ispettivo in tutte quelle aziende ospedaliere dove l’organizzazione del lavoro è fondata esclusivamente sugli straordinari del personale, su medici tappabuchi e su diritti ignorati. Invitiamo pertanto tutti i medici vittima di tale sistema a segnalare la propria situazione al segretario aziendale o alla sede nazionale. Sono certo che purtroppo saremo costretti a inondare l’Ispettorato del Lavoro di richieste», dichiara in una nota Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED.     «In uno degli ultimi sondaggi promossi dalla Federazione CIMO-FESMED – prosegue – è emerso che un medico su cinque rimane in ospedale per più di 48 ore a settimana, con tutte le conseguenze che un tale impegno ha sulla salute psico-fisica dei professionisti e sulla qualità delle cure fornite ai pazienti: la stanchezza, infatti, aumenta notevolmente la possibilità di commettere degli errori. Inoltre, il burnout e lo stress lavoro-correlato sono tra le principali motivazioni che spingono sempre più medici a dimettersi dalle strutture pubbliche». «Eliminare il tetto alla spesa del personale, in modo da poter colmare i vuoti di organico che costringono le Direzioni a trovare le soluzioni più fantasiose per assicurare i servizi, è la priorità numero uno per salvare il Servizio sanitario nazionale», conclude Quici.

Formazione Ecm. Per il triennio 2020-2022 obbligo formativo ridotto di un terzo. Cogeaps autorizzato ad applicare misura

Arriva la delibera della Commissione nazionale per la formazione continua che ha dato mandato al Cogeaps di applicare dal 31 luglio 2022 la misura inserita prima nel Decreto Scuola e successivamente nel Decreto Rilancio il bonus ECM. .  Leggi L'articolo completo al LINKhttps://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=106634&fr=n

Fascicolo sanitario elettronico. Le nuove linee guida in Gazzetta. Ecco come funzionerà

Sono operative le nuove indicazioni tecniche per il nuovo FSE dove si potranno consultare i propri dati clinici, prenotare e pagare le prestazioni, accedere ai servizi di Telemedicina, ricevere informazioni sulla propria patologia. Ma non sarà utile solo per i cittadini: i medici potranno accedere ed utilizzare i dati clinici degli assistiti e consultarsi con altri professionisti. I farmacisti potranno consultare in tempo reale il foglio informativo della terapia e verificare la terapia erogata al paziente. Ma pure gli infermieri gli altri Professionisti Sanitari potranno accedere ai dati clinici degli assistiti che seguono. Leggi L'articolo completo al LINK

Covid. Nuove linee guida per gli odontoiatri. Stop al triage telefonico preliminare e al controllo della temperatura. Ma restano mascherina e triage in accettazione

Covid. Nuove linee guida per gli odontoiatri. Stop al triage telefonico preliminare e al controllo della temperatura. Ma restano mascherina e triage in accettazione

Nel documento realizzato dal Tavolo tecnico del ministero della Salute guidato da Enrico Gherlone (San Raffaele), presenti tutte le indicazioni aggiornate per la protezione di operatori e pazienti: dall'uso di mascherine e guanti ai protocolli operativi per studi e strutture al fine di ridurre al minimo il rischio di trasmissione di infezione in ambito odontoiatrico, “poiché ogni paziente va considerato come potenzialmente contagioso”  Leggi L'articolo completo al LINK

AXA Italia si scusa con i medici italiani per la campagna pubblicitaria

(da portale.fnomceo.it)   “Prendiamo atto delle scuse formali di AXA Italia, già anticipate per le vie brevi, per la trovata pubblicitaria quantomeno infelice. Apprezziamo il fatto che, dopo la nostra segnalazione, la campagna sia stata immediatamente ritirata dalle pagine social della compagnia. Chiediamo anche che siano eliminati i post condivisi da profili privati che hanno rimesso in circolazione lo spot”. Così il Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli.

Al link successivo la lettera di scuse, a firma dell’Amministratore delegato Giacomo Gigantiello.   https://portale.fnomceo.it/axa-italia-si-scusa-con-i-medici-italiani-per-la-campagna/

Commento del Dott GG Pascucci:le scuse si accettano sempre, e il nostro Presidente ha fatto bene, ma ricordiamo tutti la pubblicità, offensiva e crudele in un momento in cui quasi nessun MMG riesce a prendersi qualche giorno di ferie, in cui campeggiava una foto di un mare blu e tre persone impegnate in un affascinante snorkeling. (Vedi anche https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=106520)   La pubblicità voleva presentare un prodotto assicurativo del ramo salute, ma così AXA si è guadagnata comunque il disprezzo dei medici di medicina generale italiani. Certe cose non si possono dimenticare. E tanti colleghi stanno già disdicendo polizze con questa compagnia  

COVID-19 – Impatto dei vaccini, arrivano nuove stime dagli USA

(da Univadis)   Secondo le stime, la vaccinazione contro COVID-19 ha permesso di prevenire negli Stati Uniti milioni di infezioni e ricoveri in ospedale e oltre 200.000 decessi in meno di un anno.   “La vaccinazione è un intervento di salute pubblica efficace, con un impatto dimostrabile e che, in combinazione con misure di intervento non farmacologiche, sarà fondamentale per mitigare la pandemia di COVID-19”.    Sono le conclusioni di uno studio statunitense pubblicato su 'JAMA Network Open', nel quale sono stati stimati gli effetti della vaccinazione anti-COVID-19 in termini di prevenzione di infezioni, ricoveri in ospedale e decessi nella prima fase di attuazione del programma vaccinale negli Stati Uniti, ovvero tra dicembre 2020 e settembre 2021. “Il numero di infezioni da SARS-CoV-2 e di ricoveri o decessi associati a COVID-19 tra i vaccinati, indipendentemente dall’effetto di una ridotta trasmissione del virus, rappresenta una misura chiave per valutare l’impatto del vaccino” scrivono gli autori, guidati da Molly K. Steele, dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, primo nome dell’articolo.

Per arrivare a stimare l’impatto della vaccinazione, Steele e colleghi hanno portato a termine uno studio di modelling, effettuando anche stratificazioni per stato, mese e gruppo di età (18-49 anni, 50-64 anni, maggiore o uguale a 65 anni). Le procedure utilizzate, che giustificano almeno in parte le differenze con altri studi sullo stesso tema, sono descritte in dettaglio nell’articolo, nel quale si precisa anche che nella “popolazione vaccinata” sono stati inclusi tutti i soggetti di età uguale o superiore a 18 anni che avevano completato il ciclo di due vaccinazioni con vaccino a mRNA (Pfizer, Moderna) oppure una vaccinazione con il vaccino Janssen.   E i numeri non lasciano dubbi sul valore della vaccinazione.    In un periodo di 10 mesi, tra inizio dicembre 2020 e fine settembre 2021, le stime parlano infatti di 27 milioni di infezioni, 1,6 di ricoveri in ospedale e 235.000 decessi prevenuti nella popolazione adulta statunitense vaccinata.    In termini percentuali, nello stesso periodo si stima che la vaccinazione sia riuscita a prevenire il 30% di tutte le infezioni attese, il 33% di tutti i ricoveri attesi e il 34% di tutti i decessi attesi nella popolazione adulta vaccinata. Stime che aumentano con l’aumentare della copertura vaccinale e che nel mese di settembre 2021 si sono attestate, rispettivamente, a 52%, 56% e 58%.    “Difficilmente riusciremo a definire il numero esatto di vite salvate grazie alla campagna vaccinale, ma le stime ci dicono comunque che c’è ancora spazio per migliorare. La domanda è come possiamo fare per ottenere questo miglioramento” si legge in un editoriale di commento pubblicato sulla stessa rivista.

Gli adulti non si vaccinano. Ricciardi: servono campagne capillari e una comunicazione pubblica efficace

(da Doctor33)   Perché le strategie vaccinali diano copertura efficace nel complesso mondo contemporaneo, c'è bisogno di campagne condotte in modo capillare attraverso medici di famiglia, di agenzie regolatorie coraggiose e di una comunicazione pubblica efficace. L'indicazione giunge da Walter Ricciardi, ordinario di Igiene all'Università del Sacro Cuore, consigliere scientifico del Ministro della Salute al novantennale di Glaxo Smith Kline. Con Rino Rappuoli, chief scientist GSK Vaccines, Ricciardi commenta un paradosso: se l'aumento della spesa totale per i vaccini nel 2020 in Italia è stato di 562,5 milioni di euro, per le vaccinazioni dell'adulto - antinfluenzale, pneumococco 23valente, Herpes zoster- sono stati spesi solo 108 milioni. L'antinfluenzale per gli over 65 enni ha raggiunto il 63%, a fronte di un target del 75% del Piano di prevenzione vaccinale 2017-19. Nella stessa fascia di età, l'antipmeunococcico ha raggiunto solo il 3% a fronte di un indice previsto del 75%; l'anti herpes zoster riguarda solto l'1% del target-adulti, contro un obiettivo del 50%. Come dimostra l'esperienza Covid, vaccinare gli adulti è difficile, e le agenzie regolatorie sembrano saperlo. «Dopo la decisione della Food & Drug Administration USA che aveva autorizzato la vaccinazione anti-Covid per gli over 60 malgrado avessimo gli stessi dati su anziani e fragili, in Europa abbiamo atteso 2 mesi per fare la stessa cosa». Di fatto la campagna vaccinale è rimasta sospesa. «Ora l'EMA ha dato l'ok e gli stati membri la seguono in fretta e furia. È mancata un'agenzia nazionale che avesse il coraggio di confermare le decisioni da prendere sulla base degli studi scientifici, con rapidità. Servono agenzie regolatorie competenti, rapide, trasparenti ed efficaci. Inoltre -prosegue Ricciardi- le istituzioni pubbliche devono fare comunicazione scegliendo bene i canali, la tv per gli anziani, i social per giovani». Lo spot, insomma, non è uguali per tutti, e il mezzo che lo comunica va presidiato. «I no-vax hanno usato i social in modo mirato, le istituzioni pubbliche devono ancora ingaggiarsi attivamente, ad oggi siamo in un limbo».
Secondo uno studio della John Hopkins University ogni dollaro speso in vaccini genera un risparmio di 44 dollari di cui 16 di spese mediche e 28 di costi indiretti legati alla produttività del lavoro. Come convincere gli adulti che vaccinarsi è il primo gesto per costruire una sanità meno povera e tendenzialmente migliore? «Attorno al vaccino va costruito un sistema organizzato, ovunque», dice Ricciardi. «La campagna contro il Covid ci ha insegnato che neanche nei paesi più poveri c'è fiducia nei vaccini. Se in quei paesi le mamme sanno che vaccinando i figli li proteggono da malattie causa di morte e disabilità, negli adulti per il Covid-19 c'è stata grande diffidenza: sono scadute centinaia di migliaia di dosi donate perché culture locali lamentavano la sperimentalità dei vaccini, la scarsa sicurezza, quando non il sospetto di "una trappola dell'Occidente"». In Italia non cambia molto. «Da tempo contro il Covid abbiamo a disposizione la vaccinazione per gli over 80 e da questa settimana c'è per gli over 60, ma fin qui si è vaccinato un anziano su 4. Anche chi dovrebbe sapere che il vaccino gli salva la vita è riluttante. Accanto all' innovazione nella ricerca per portare i vaccini a destinazione servono una logistica, un'attività culturale e di informazione. Introdurre un obbligo vaccinale per gli adulti non è pensabile».
Rappuoli ricorda come i nuovi vaccini debbano molto all'arrivo di nuove tecnologie. Il vaccino anti-Covid è stato una grande conquista della tecnologia a RNA. Presto toccherà al vaccino contro il virus sinciziale: «Abbiamo avuto fallimenti dal 1967 al 2019. Ma un mese fa abbiamo potuto annunciare che un vaccino sperimentale funziona sugli anziani; ora è in fase di ammissione regolatoria, in meno di 2 anni potremmo avere un vaccino sognato 60 anni. Lavoriamo inoltre a vaccini contro l'antibiotico-resistenza, altra pandemia in arrivo. Gli antibiotici hanno salvato tantissime vite ma ne abbiamo abusato, e nel mondo i batteri stanno diventando resistenti. I vaccini possono essere un'alternativa che non dà resistenze: a differenza dei farmaci funzionano per sempre». A Siena GSK ha dato vita ad un Vaccines Institute for Global Health che usa le conoscenze usate nei vaccini commerciali per produrre vaccini su cui non investirebbe nessuno. «Abbiamo prodotto un vaccino per bambini contro il tifo in Asia e lavoriamo su salmonella e shigella contro le resistenze», dice Rappuoli. «Infine, stiamo lavorando su vaccini contro il cancro, terapeutici».

Diabete e attività fisica: un legame profondo

(da Univadis)   Messaggi chiave:  a) L’attività fisica si associa a una riduzione importante dell’incidenza di diabete di tipo 2.  b) Il profilo dei metaboliti ha mostrato differenze significative nei partecipanti in base alla presenza o assenza di attività fisica.     Le persone che svolgono attività fisica regolarmente hanno un profilo di espressione dei metaboliti più sano e hanno un rischio ridotto di diabete di tipo 2 rispetto a chi è sedentario. Lo scrivono sulle pagine della rivista Metabolites, i ricercatori guidati da Susanna Maria Kemppainen, dell’Università della Finlandia Orientale di Kuopio.  “Il diabete di tipo 2 ha assunto ormai il carattere di una epidemia a livello globale” esordiscono gli autori, ricordando che dieta e attività fisica sono tra i fattori modificabili e legati allo stile di vita che più influenzano il rischio di sviluppare la malattia. Per comprendere a fondo i meccanismi alla base dell’associazione tra attività fisica e diabete di tipo 2, Kemppainen e colleghi hanno coinvolto nella loro ricerca un totale di oltre 8.700 uomini finlandesi senza diabete al basale, reclutandoli dalla coorte Metabolic Syndrome in Men (METSIM) e raccogliendo informazioni sul livello di attività fisica attraverso un questionario validato.   “Abbiamo inoltre misurato l’associazione di 1.260 metaboliti con l’attività fisica in 7.271 partecipanti” aggiungono gli autori. In base ai livelli di attività fisica, i partecipanti sono stati suddivisi in 4 gruppi: attività fisica scarsa o assente, attività fisica occasionale o legata a qualche hobby, attività fisica regolare ≤2 volte a settimana (almeno 30 minuti alla volta) e attività fisica regolare ≥3 volte a settimana (almeno 30 minuti alla volta). Ebbene, le analisi hanno mostrato una riduzione del 39% nel passaggio a diabete di tipo 2 nei partecipanti del gruppo che svolgeva maggiore attività fisica. Questo beneficio, seppur di misura minore (30%) era visibile anche in chi svolgeva attività fisica ≤ 2 volte a settimana.   L’effetto dell’attività fisica si è fatto sentire anche sul profilo dei metaboliti. “Abbiamo identificato 198 metaboliti associati in maniera significativa all’attività fisica” dicono gli esperti, sottolineando che questa è la più ampia analisi sul profilo di metaboliti associato all’attività fisica. “Alcuni di questi metaboliti erano già noti, ma molti sono nuovi e tra questi sono inclusi steroidi, aminoacidi, imidazoli e acidi carbossilici” aggiungono. Come fanno notare gli autori della ricerca, molti dei metaboliti associati ad alti livelli di attività fisica sono anche stati associati a una dieta sana in precedenti studi, per esempio i carotenoidi o gli acidi biliari.   “Il nostro studio mostra che l’attività fisica si associa a numerosi cambiamenti a livello di metaboliti e a una migliore aderenza a stili di vita sani” concludono Kemppainen e colleghi.

(Kemppainen SM, Silva LF, et al. Metabolite Signature of Physical Activity and the Risk of Type 2 Diabetes in 7271 Men. Metabolites 2022. Doi: 10.3390/metabo12010069)

Le condizioni di salute in Europa stanno peggiorando

(da M.D. Digital)  La soddisfazione nei confronti dei servizi forniti dai Sistemi Sanitari è in calo; un cittadino europeo su sei si sente sul punto di un tracollo emotivo e psicologico; i livelli di stress sono in aumento, così come si registra un peggioramento della qualità del sonno e difficoltà a prendere appuntamenti dal medico. Sotto molti aspetti l'Europa sembra essere sull'orlo di una sorta di “corto circuito” sanitario. D’altro canto, però, più della metà della popolazione in Europa sta cercando di mangiare in modo più sano e circa un terzo della collettività è favorevole a fare uso di integratori per migliorare la propria dieta. La maggioranza delle persone, comunque, continua a ritenere che la propria salute mentale sia buona e tre europei su cinque ritengono che il Sistema Sanitario del proprio Paese durante la Pandemia sia stato soddisfacente. Questi sono solo alcuni dei risultati dello STADA Health Report, un’indagine pan-europea giunta al quarto anno, due dei quali quasi del tutto oscurati da Covid-19.    L'edizione dello scorso anno aveva offerto una prima fotografia dei pensieri e dei sentimenti dei cittadini europei a un anno dalla pandemia sanitaria.
Dopo l'iniziale fermento suscitato dalle restrizioni imposte e dall’obbligo di indossare le mascherine, lo STADA Health Report 2022 - condotto su circa 30.000 europei in 15 Paesi - porta alla luce alcune delle implicazioni di fondo relative a questo difficile periodo per i sistemi sanitari del Vecchio Continente.
Gli ultimi due anni sono stati difficili non solo per la popolazione europea, ma soprattutto per i Sistemi Sanitari. Eppure, a due anni dall’esordio della Pandemia poche persone in Europa sembrano avere fiducia nei confronti dei propri Sistemi Sanitari. Negli ultimi anni, la soddisfazione è diminuita in modo incredibile, complessivamente del 14% - dal 78% nel 2020 e 74% nel 2021 fino al 64% nel 2022. Più di un terzo delle persone in Repubblica Ceca, Romania e Italia ha dichiarato di aver posticipato o annullato gli appuntamenti medici a causa della paura dei contagi durante la pandemia così come ottenere un appuntamento dal Medico di Medicina Generale è stato segnalato come problematico in diversi Paesi.
“Attraverso lo STADA Health Report, ci proponiamo di fornire dati per stimolare un dibattito sulle tendenze relative all'assistenza sanitaria e alle azioni necessarie per sostenere ulteriormente il prezioso lavoro svolto ogni giorno dai nostri partner di fiducia, quali medici, ospedali, farmacisti che si adoperano quotidianamente a favore dei pazienti”, dichiara Peter Goldschmidt, CEO di STADA.

Bassetti, 4 dose? no a vaccino sotto ombrellone

(da AGI)   "Vaccino a settembre/ottobre assolutamente sì, ma ora non ha senso inseguire gli over 60 sotto l'ombrellone: parliamo, in alcuni casi, di persone che hanno fatto già 3 dosi e il Covid e gli studi internazionali ci dicono che l'immunità ibrida è la migliore". Così all'AGI l'infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, in relazione alla decisione dell'Aifa che ha allargato a tutti gli over 60 la possibilità di ricevere il nuovo booster.   "Ieri ho sentito il ministro della Salute parlare di 'linee guida', ma bisognerebbe parlare di raccomandazioni più che altro - dice Bassetti -. Il primo a conoscere il significato di 'linee guida' dovrebbe essere il ministro e il fatto che non lo sappia, mi rende perplesso". Le 'linee guida', spiega l'infettivologo, "sono una di quelle cose da fare con le società scientifiche e sulle quarte dosi non esistono dati così solidi per la somministrazione a un 60enne sano che non è un 90enne: metterli sullo stesso piano è un errore clamoroso".

A parere di Bassetti il ministero della Salute non ascolta i medici sul campo. "La linea è di totale contrasto con quella del 2021 dove Figliuolo parlava con tutti - aggiunge- Io come presidente della società italiana di terapia antinfettiva e come primario del mio ospedale non appoggio questa posizione: continuiamo a considerare tutti uguali, ma è sbagliato". "Bisognerebbe capire anche perché il 75% degli over 80 non hanno fatto la quarta dose - dice Bassetti - Io non ce l'ho con il ministro, ma con l'ignoranza di alcuni. A settembre darò una mano per convincere le persone, ma oggi no". E in ospedale come vanno le cose? "A marzo 2022 ho utilizzato l'ultimo casco su un paziente Covid, oggi ho due ricoverati in reparto: una 90enne con una polmonite, ma non da Covid; e un 87enne che domani andrà a casa. Gli altri 48 hanno tutt'altro".

Vaccini Covid. Il sesso e lo stile di vita influenzano la risposta immunitaria acquisita

Lo studio, pubblicato sul Journal of Personalized Medicine, è stato promosso dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I. Dai risultati è emerso, tra l’altro, una diminuzione mediana del 72% del livello anticorpale a 5 mesi dalla vaccinazione, che però è meno evidente nelle donne e nei soggetti con infezione pregressa, mentre era più alta nei fumatori, negli ipertesi e nei meno giovani. Anche i single o conviventi avevano un migliore mantenimento della risposta anticorpale rispetto a sposati, divorziati o vedovi.  Leggi L'articolo completo al LINKhttps://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=106169&fr=n

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