FNOMCEO: CORSO FAD radioprotezione ai sensi del D.Lgs. 101/2020 per medici e odontoiatri
ID 353910 – Un altro corso FAD della FNOMCeO è online sulla piattaforma FadInMed: si tratta de “La radioprotezione ai sensi del D.Lgs. 101/2020 per medici e odontoiatri”. Il corso illustra nei dettagli le novità legate all’introduzione della nuova normativa sulla radioprotezione, di grande interesse per tutta la classe medica ed odontoiatrica, anche perché ha determinato un obbligo formativo ECM in materia di radioprotezione (“i crediti specifici in materia di radioprotezione devono rappresentare almeno il 10% dei crediti complessivi previsti nel triennio per i medici specialisti, i medici di medicina generale, i pediatri di famiglia…, e almeno il 15% per i medici specialisti e gli odontoiatri che svolgono attività complementare”).
L’opera è particolarmente utile per gli esercenti l’attività radiodiagnostica complementare: odontoiatri e medici non specialisti in radiologia o medicina nucleare che utilizzano radiazioni ionizzanti per la pratica clinica quotidiana.
Il corso si articola in 4 moduli con videolezioni e questionari ECM e ogni unità didattica si compone di una prima parte tecnico normativa, a cui segue un recap/applicativo per riepilogare, anche con l’utilizzo di mappe concettuali, gli argomenti trattati.
Il corso (ID 353910) eroga 8 crediti ECM e sarà fruibile online fino al 31 dicembre 2022.
Come accedere al corso
Il corso è disponibile gratuitamente sulla piattaforma FadInMed https://www.fadinmed.it/
per medici e odontoiatri.
Si ricorda che l’accesso a FadInMed è possibile solo attraverso SPID, carta d’identità elettronica (CE) o carta nazionale dei servizi (CNS). Non sono più valide le precedenti password (ID e PIN)
Fascicolo sanitario elettronico, al via l’implementazione in tutta Italia dopo il test in sei Regioni.
(da IlSole24Ore Sanità) Il ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, ha presentato alla Conferenza Stato-Regioni i risultati raggiunti sull'alimentazione e la portabilità dei documenti nel Fascicolo sanitario elettronico (Fse). Lo comunica il ministero, spiegando che "parte ora la fase che vedrà gli interventi interessare tutto il territorio nazionale grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza". Alla prima fase, che ha coinvolto sei Regioni pilota per incrementare l'alimentazione dei fascicoli e la portabilità tra Regioni per i cittadini che si trasferiscono, hanno partecipato Basilicata, Campania e Piemonte (incremento alimentazione) ed Emilia-Romagna, Lombardia e Puglia (trasferibilità automatica). "L'esito del lavoro congiunto delle Regioni, del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, del ministero della Salute, del ministero dell'Economia e delle Finanze e di Sogei è stato ampiamente positivo - rilevano ancora dal ministero guidato da Vittorio Colao -. Per quanto riguarda l'alimentazione, in appena sette mesi, la Regione Basilicata è passata dal 27% dei documenti disponibili sull'Fse al 95%; la Regione Campania dal 1,5% al 53%; e la Regione Piemonte dal 50% al 80%. Sulla portabilità interregionale, la percentuale di successo nella migrazione dei documenti tra le Regioni pilota è passata dal 14% al 93% nel periodo ottobre 2021-giugno 2022; allo stesso tempo è stata riscontrata la riduzione degli errori rispetto alla migrazione, passati dal 5% al 0,60% dei documenti interessati nello stesso periodo di riferimento. Questi risultati sono stati raggiunti grazie all'impegno di tutti gli operatori del sistema sanitario e dei fornitori coinvolti", aggiungono dal Mitd. "Parte ora - sottolineano ancora dal ministero - la seconda fase del progetto finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, componente 2.1.3 - Missione 6, che vedrà gli interventi interessare tutte le Regioni del Paese e beneficiare anche di quanto appreso durante i programmi pilota. Per sostenere le Regioni e le Province Autonome in questo percorso, il Governo ha già stanziato 610 milioni, sanciti con il Decreto interministeriale pubblicato in Gazzetta il 4 ottobre 2022, e destinati al potenziamento dell’infrastruttura digitale dei sistemi e all’incremento delle competenze dei professionisti del sistema sanitario".
Due nuove incombenze burocratiche molto discutibili per i medici di famiglia
(da Doctor33) Arrivano due nuove incombenze per i medici di famiglia. La prima è relativa alle procedure per l'invalidità Inps, il cittadino che chiede al medico di inoltrare domanda potrà chiedergli di scansionare ed inviare i referti. Il secondo è la vigilanza sui dispositivi medici su richiesta dei pazienti: segnalare ai fabbricanti (e non solo) guasti connessi ad incidenti verificatisi usando un medical device. Vediamo i due provvedimenti implicanti le novità.
Il primo è la circolare Inps 3574 sull'invalidità civile che estende ai medici certificatori (oltre ai patronati) il servizio di allegazione di documentazione sanitaria. Inps invierà una lettera in cui informa il cittadino di poterne fruire. Oggi è l'utente ad inoltrare online all'Inps i documenti ai fini dell'accertamento medico legale per tutte le domande che passano per le commissioni mediche Inps locali o di revisione di invalidità, cecità, sordità, handicap e disabilità ex Dl 90/2014. A brevissimo, anche il medico, autenticatosi con le credenziali di identità digitale e scansionati i referti, potrà essere chiamato dal paziente, al pari del patronato, ad inviare tale documentazione alla Commissione Medica Inps accedendo all'applicativo nel sito dell'Istituto. Al termine del processo di allegazione sarà prodotta una ricevuta, stampabile e consegnabile al cittadino, con l'elenco di tutti i documenti e con un identificativo digitale (Hash) per ogni file. Sono accettati solo allegati in PDF e massimo 2 Mb a documento. Medici e Patronati si impegnano ad adottare tutte le misure di sicurezza affinché la documentazione sanitaria sia trattata con la massima discrezione e riservatezza e non sia accessibile a soggetti diversi da quelli autorizzati al trattamento dei dati ivi contenuti. Il solo operatore di Patronato dovrà inoltre garantire che a fine processo di allegazione non resti copia digitale dei documenti trasmessi né sia realizzata e poi custodita copia cartacea: a fine "lavori", tutta la documentazione va resa al cittadino.
E veniamo alla circolare dell'Ufficio 5 Ministero della Salute sui Dispositivi medici: sulla base del regolamento UE 745 del 2017 convertito dal Dlgs 101/2022, essa indica agli operatori sanitari che constatino un incidente grave, anche solo sospetto, da un medical device di segnalarlo entro 10 giorni al link http://www.salute.gov.it/DispoVigilancePortaleRapportoOperatoreWeb/ su apposito modulo DVO, disponibile al sito ministeriale. Al termine della procedura si genera un file .PDF da inviare all'Ufficio 5 Direzione dispositivi medici all'indirizzo PEC:dgfdm@postacert.sanita.it L'operatore sanitario dovrà segnalare inoltre l'incidente al fabbricante, o al suo mandatario, ed al distributore del dispositivo entro 10 giorni. Invece il paziente informerà di ciò che gli è capitato la struttura sanitaria (Asl) oppure il farmacista od il medico di famiglia che, a loro volta, segnaleranno al ministero della Salute entro 10 giorni con identica procedura attribuita agli operatori sanitari. Per incidente grave si indica evento che causi morte, conseguenze permanenti a paziente o a terzi, o minaccia per la salute pubblica. In caso di incidente non grave non ci sono limiti temporali, ma la procedura è analoga, almeno finché non entra in funzione la rete nazionale della dispositivo-vigilanza. Ma per la segnalazione al fabbricante (o mandatario o distributore) il medico, o farmacista, farà bene a comunicare l'incidente comunque entro 30 giorni.
INCONTRO OMCEO/ENPAM SABATO 5 NOVEMBRE 2022 ORE 9-12
Caro Collega,
siamo giunti all’annuale incontro di aggiornamento sul sistema previdenziale sanitario organizzato in collaborazione con la Fondazione Enpam, che avrà luogo
SABATO 5 NOVEMBRE p.v. dalle ore 9.00 alle ore 12.00
presso la Sala Conferenze dell’Ordine in V.le Italia 153 scala C a Forlì con il titolo
“IL FUTURO E L’ENPAM”
Sarà presente in qualità di Relatore il Presidente della Fondazione Enpam
Dott. Alberto Oliveti
Vi attendo numerosi per un’occasione importante che si svolgerà in presenza e Vi invito ad iscrivervi al Convegno anche per l’ottenimento dei crediti ECM seguendo le istruzioni sul nostro sito alla pagina
Saranno presenti anche i Funzionari ENPAM a disposizione dei Colleghi per ogni informazione previo appuntamento orario, contattando da oggi la segreteria al nr. 0543/27157, fino ad esaurimento posti.
Il Presidente
Dott. Michele Gaudio
Esami preoperatori: spesso inutili, a volte dannosi, sempre costosi
Esami preoperatori: spesso inutili, a volte dannosi, sempre costosi
(da Univadis) Pazienti a basso rischio che devono sottoporsi a interventi di chirurgia minore o intermedia non dovrebbero essere sottoposti a esami preoperatori di routine. Non ci sono evidenze che tali esami offrano un beneficio clinico, mentre possono innescare una cascata di eventi dannosi per il paziente e far levitare i costi sanitari. Un articolo appena pubblicato sul British Journal of Medicine spiega in modo molto efficace perché e come andrebbe ridotto il numero degli esami preoperatori, per il bene dei pazienti e della collettività. Gli autori dello studio sottolineano che i troppi test eseguiti oggi dipendono dall’idea sbagliata che lo screening medico non faccia male, laddove invece esami ingiustificati portano a visite specialistiche non necessarie e a interventi diagnostici e terapeutici invasivi, ritardano l’intervento chirurgico, causano costi al paziente e al sistema sanitario e, se ci si pensa, risultano dannosi anche per l’ambiente.
Le linee guida del NICE (UK National Institute for Health and Care Excellence) e la campagna internazionale Choosing Wisely promuovono questo approccio, ovviamente a condizione che le caratteristiche del paziente e il tipo di intervento lo consentano: pazienti in buone condizioni di salute generale (categorie di rischio ASA 1 o 2 secondo la valutazione anestesiologica) che devono affrontare interventi elettivi a basso rischio (es. interventi oculistici, interventi odontoiatrici, rimozione di lesioni cutanee) e a medio rischio (es. artroscopia del ginocchio, ernia inguinale) non vanno sottoposti a nessun esame preoperatorio, compresi gli esami di laboratorio (test di coagulazione inclusi), l’elettrocardiogramma e la radiografia del torace. Diverse revisioni sistematiche dimostrano che i risultati degli esami preoperatori influiscono quasi in meno del 2% dei casi sulla gestione del paziente e non hanno effetto sull’esito dell’intervento. Non solo tali esami sono inutili, ma sono dannosi, come dimostra uno studio su pazienti per cui è stato richiesto un elettrocardiogramma prima dell’intervento di cataratta: il 25% è andato incontro a quattro o più eventi a cascata (es. esami di approfondimento, visite, ricoveri) e il 35% ha dovuto aspettare più di un mese prima della chirurgia (l’8% addirittura tre mesi), con un aumento del 40% nel numero di cadute dovute alla cattiva visione.
Con i test aumentano le spese sanitarie: si stima che negli Stati Uniti per gli esami preoperatori non necessari e per gli eventi a cascata da questi innescati si spendano ogni anno 18 miliardi di dollari. Anche il paziente si trova ad affrontare costi non indifferenti, se non per gli esami (da noi rimborsati dal Sistema Sanitario) per le giornate di lavoro perso e per le spese di viaggio. Adottare un approccio diverso può essere reso complicato dal fatto che “si è sempre fatto così”. Alcuni studi hanno dimostrato che chirurghi e anestesisti pur sapendo che test di basso valore non sono necessari li ordinano ugualmente perché pensano che il collega li vorrà vedere. I medici sono portati a pensare, in fin dei conti erroneamente, che il rischio di non richiedere gli esami sia più grande delle conseguenze della richiesta di tali esami.
Per ridurre gli esami non necessari si possono usare diverse strategie agendo a più livelli: 1) a livello del medico, attraverso campagne di educazione, ma anche mediante audit e feedback; 2) a livello di organizzazione, creando cliniche dedicate alla chirurgia a basso rischio, sviluppando linee guida adattate al contesto locale, abolendo le prescrizioni in automatico; 3) a livello di sistema sanitario, disincentivando i test non necessari. “Introdurre strategie per ridurre gli esami preoperatori non necessari è responsabilità di chi controlla il team operatorio multidisciplinare – concludono gli autori dell’articolo – Tuttavia ogni medico può verificare le proprie convinzioni e pratiche he sono in contrasto con le raccomandazioni internazionali per ridurre i test preoperatori inutili nella propria unità”.
(Dossett LA, Edelman AL, et al. Reducing unnecessary preoperative testing. BMJ 2022;379:e070118 doi:10.1136/bmj-2022-070118 )
Odontoiatri. Pubblicità sanitaria all’estero. Il Cao scrive a Agcom e Fieg: “Aiutateci a bloccare i messaggi ingannevoli”
Per il presidente Iandolo “La selvaggia divulgazione di messaggi promozionali a scopo commerciale piuttosto che informativo-sanitario sortisce l’inevitabile effetto di fuorviare in maniera ingannevole la libera determinazione del cittadino/paziente, che, convinto di ottenere cure migliori a prezzi più convenienti, corre all’estero mettendo eventualmente a rischio la propria salute” Leggi L'articolo completo al LINK
Eventi imprevisti e difficoltà economiche, Enpam aiuta i suoi iscritti
(da enpam.it e Sanitainformazione.it) La Fondazione Enpam prevede degli importanti sostegni in caso di difficoltà personali e familiari. In particolare, gli iscritti che si trovano in difficoltà economiche possono chiedere un aiuto all’Enpam per quanto riguarda:
- le spese di interventi chirurgici, anche se sono stati fatti all’estero, e le spese accessorie che non siano state rimborsate a qualsiasi altro titolo;
- le malattie che hanno richiesto cure sanitarie o fisioterapiche non a carico del Servizio sanitario nazionale;
- le spese di assistenza per anziani, malati non autosufficienti e portatori di handicap che fanno parte del nucleo familiare;
- le spese sostenute dal nucleo familiare per la malattia o il decesso dell’iscritto/a entro i dodici mesi successivi all’evento;
- le spese funerarie per il decesso di un familiare convivente;
- le spese straordinarie per eventi imprevisti.
Chi può chiedere il sussidio Questo sussidio può essere richiesto, oltre che da medici e odontoiatri in attività, anche dai pensionati con un’anzianità di iscrizione all’Albo precedente al pensionamento di almeno dieci anni, ma anche dagli studenti iscritti all’Enpam, e dal familiare titolare di una pensione indiretta o di reversibilità a carico dell’Enpam indicato dagli altri componenti della famiglia aventi diritto.
Requisiti per il sussidio Per ottenere il sussidio, è necessario avere un reddito che non superi di 6 volte il trattamento minimo Inps. Questo limite è aumentato di 1/6 per ogni componente del nucleo, escluso chi fa la domanda. L’incremento raddoppia per ogni componente riconosciuto invalido all’80% (o con una percentuale più alta). Per determinare l’importo – come si legge sul sito della Fondazione – devono comunque essere dedotte dal reddito complessivo del nucleo familiare le spese eventualmente sostenute per i casi per cui è previsto il sussidio. Solo in casi eccezionali, per eventi particolarmente gravi, l’Enpam può concedere con un provvedimento motivato un aiuto economico indipendentemente del requisito del reddito e del limite massimo di rimborso previsto.
Importi e tempistiche Il sussidio, che comunque non può mai superare gli 8.000 euro circa, viene concesso una volta all’anno. Tuttavia, per particolari eventi che abbiano effetti duraturi nel tempo, la Fondazione può prevedere un ulteriore sussidio.
AVVISO PUBBLICO PER IL CONFERIMENTO DI UN INCARICO LIBERO PROFESSIONALE DI DIRETTORE SANITARIO DELL’HOSPICE TERRITORIALE PRESSO LA STRUTTURA “O.P.SPEDALE G. ZAULI DA MONTEPOLO” DI DOVADOLA
I candidati devono presentare domanda entro le ore 12,00 di giovedì 27 ottobre 2022.
Probabile che obesità sia una malattia neurologica
Probabile che obesità sia una malattia neurologica
(da AGI) I meccanismi molecolari dello sviluppo del cervello durante i primi anni di vita potrebbero essere un fattore determinante per l’obesità. Lo dimostra uno studio, pubblicato sulla rivista 'Science Advances', condotto dagli scienziati del Baylor College of Medicine. Il team, guidato da Robert Waterland, ha proposto una nuova prospettiva sull’obesità. Negli ultimi decenni, affermano gli autori, il problema dell’obesità è aumentato notevolmente, tanto che oggi si contano circa due miliardi di casi a livello globale. Nonostante decenni di ricerche sulla dieta e sull’esercizio fisico, molte persone continuano a lottare per perdere peso. Lavori precedenti hanno mostrato che i geni più fortemente associati all’obesità sono espressi durante la fase di sviluppo neurologico. I ricercatori del Baylor College hanno utilizzato un modello murino per esaminare l’epigenetica e i meccanismi molecolari che guidano l’uso dei geni nei vari tipi cellulari.
“La letteratura scientifica – afferma Waterland – mostra come le influenze ambientali durante i periodi critici di sviluppo possano avere un impatto significativo a lungo termine sulla salute e sulle malattie. La regolazione del peso corporeo è molto sensibile alla programmazione dello sviluppo”. “Nel nostro lavoro – aggiunge Harry MacKay, collega e coautore di Waterland – abbiamo esaminato una regione del cervello chiamata nucleo arcuato dell’ipotalamo, che regola l’assunzione di cibo, dell’attività fisica e del metabolismo. Abbiamo scoperto che questa struttura subisce un’ampia maturazione epigenetica durante l’inizio della vita postnatale. Abbiamo riscontrato notevoli differenze in base al genere sessuale, con le femmine che sembravano sviluppare questi cambiamenti in tempi anticipati rispetto ai maschi”. I ricercatori hanno infine confrontato i dati epigenetici raccolti grazie ai modelli murini con delle informazioni provenienti da ampi studi di associazione sull’intero genoma umano. Questo approccio ha permesso agli esperti di riconoscere una forte sovrapposizione tra le regioni genomiche mirate alla maturazione epigenetica nel nucleo arcuato umano e murino. “Questi risultati – conclude MacKay – suggeriscono che il rischio di obesità potrebbe essere in parte collegato allo sviluppo epigenetico nel nucleo arcuato. Sforzi di prevenzione mirati a questi processi di sviluppo potrebbero essere la chiave per contrastare l’eccesso di peso”.
Carie. Il fardello che dovre(m)mo portare
(da Odontoiatria33) Il termine anglosassone 'burden' può essere associato, come spesso accade, a vari vocaboli italiani: quello che meglio lo rappresenta è fardello, ovvero carico da sopportare. Questo peso, del quale dovrem(m)o farci carico è quello legato alla carie, entità nosologica in via d’estinzione nella nostra civiltà europea, ma elemento tutt’altro che indifferente nelle altre popolazioni mondiali. La carie è problematica cogente in numerosi “mondi” diversi dal nostro, è fortemente connessa con le condizioni sociali delle persone e colpisce la parte più giovane delle popolazioni, generando un carico di patologia e di terapia progressivamente crescente nel corso degli anni. Tutto notorio, ma lo ri-afferma uno studio meta-analitico pubblicato sul 'Journal of Dental Research', che si rifà a lavori degli anni scorsi, ma che conserva intatta la propria validità. Questo significa – particolarmente in Italia, luogo di consistenti migrazioni – avere un fardello di possibile terapia in persone che svolgono lavori umili, con una capacità di spesa ridotta e una necessità di cura non facilmente rinvenibile nelle realtà cliniche nazionali.
Recentemente, un gruppo di ricercatori italiani, facente capo a Guglielmo Campus e Maria Grazia Cagetti, coscienza storica dell’epidemiologia nazionale – ha esaminato un campione di bambini attorno ai quattro anni, sul territorio italiano, per saggiare la relazione tra prevalenza di carie e il contesto sociale in cui i bambini crescevano, rilevando una correlazione molto significativa con il grado di istruzione dei genitori e le disponibilità economiche degli stessi. Al diminuire di questi due valori si associava un graduale e importante aumento della prevalenza di carie; certamente non una sorpresa, ma un dato che fa comprendere quanto, ancor oggi, sia voluminoso il carico che spetterà alle nuove generazioni di odontoiatri. Questi, volenti o nolenti, non potranno risolvere queste situazioni con comportamenti al di fuori della coscienza clinica. Egualmente, i sistemi sanitari dovranno adoperarsi per fornire soluzioni adeguate a quella fascia di popolazione, sia essa nativa o migrante, che chiede risposte a questo male che ha radici culturali, ancor oggi, ben più profonde di quanto possa apparire.
Un problema formativo, prima che clinico, che richiederà interazioni molto complesse con modalità di comunicazione che siano adeguate alle nuove generazioni e a soggetti con formazioni cognitive molto distanti dalle nostre. E qui il problema culturale sarà anche dei clinici e non solo dei potenziali pazienti. Al fine di codificare al meglio queste condotte preventive, Paesi illuminati potrebbero mettere a punto programmi formativi esportabili, da regione a regione, da nazione a nazione; poca cosa se pensiamo alla guerra nucleare incombente, molto se si riflette quanto dissimile da noi sia la cognizione di questo problema, per noi ormai derubricato a eccezione, per altri, purtroppo, dolorosa regola.
Telemedicina. Dalle visite al monitoraggio. Arrivano le linee d’indirizzo per le Regioni
Telemedicina. Dalle visite al monitoraggio. Arrivano le linee d’indirizzo per le Regioni
Elaborate da Agenas le indicazioni hanno lo scopo di supportare Regioni e Province Autonome nella definizione e composizione delle iniziative progettuali sui servizi di telemedicina finanziate con 1 mld dal Pnrr. Sarà compito della stessa Agenzia di valutare le proposte progettuali regionali, monitorare le procedure e verificare i report regionali trasmessi durante la fase di attuazione dei progetti Leggi L'articolo completo al LINK