Medici di medicina generale ‘vittime’ predilette della burocrazia
(da M.D. Digital) Il carico burocratico e la condizione economica da un lato, lo stress e il bilanciamento con la vita privata dall'altro: su questi fattori sembra giocarsi oggi, a due anni e mezzo dall’inizio della pandemia, la situazione professionale dei medici italiani. A indagare il loro vissuto, lo studio svolto da 'MioDottore' – piattaforma leader nella prenotazione online di visite mediche e parte della Unicorn Docplanner. Alla survey, svolta nel periodo di luglio-agosto 2022 in collaborazione con PKE, azienda leader nella gestione dei database della Sanità e nelle strategie di marketing per le aziende farmaceutiche, hanno partecipato complessivamente 694 medici, tra specialisti e medici di famiglia, e i risultati offrono una istantanea delle criticità vissute, dei desideri e delle prospettive sul futuro della professione.
I medici di medicina generale non sono appagati dalla professione. Medici specialisti e medici di medicina generale sembrano vivere in modo quasi opposto la propria condizione professionale. Se il 72% degli specialisti si dichiara soddisfatto dal proprio lavoro, lo stesso non vale per i medici di famiglia: solo 3 su 7 si dicono appagati dalla professione (29%). Tra le cause di questo malcontento, in primis, il carico burocratico, ritenuto il fattore meno soddisfacente da più della metà dei rispondenti (56%), seguito da un trattamento economico non adeguato (18%). Più nel dettaglio, la burocrazia impatta negativamente sul vissuto dei medici di medicina generale: per il 77% di loro è proprio questo il fattore più frustrante, contro il 41% degli specialisti. Questi ultimi lamentano, invece, in maniera maggiore l’aspetto economico: per il 23% dei medici specialisti lo stipendio non è adeguato (aspetto riportato da solo 1 medico di medicina generale su 10). Meglio invece la comunicazione con i pazienti, ritenuta buona dal 58% degli intervistati. Particolarmente appagati dalla relazione con i propri assistiti sono gli specialisti (69%), mentre circa la metà (55%) dei medici di famiglia intravedono un margine di miglioramento anche nell’aspetto comunicativo.
FNOMCEO:EVENTO VIRTUALE CIPOMODAY 2022 IN MODALITA’ VIDEOCONFERENZA SABATO 12 NOVEMBRE 2022
Spett.li Ordini,
in riferimento all'evento virtuale CIPOMODAY 2022, che si svolgerà in modalità videoconferenza sabato 12 novembre p.v. a partire dalle ore 11.30, si trasmette in allegato il programma definitivo dei lavori.
Si chiede cortesemente di diffondere ai propri iscritti l'invito a partecipare all'evento.
Si ricorda che ai fini della partecipazione è necessario iscriversi al seguente link
ISCRIZIONE
ECM Crediti assegnati: 4,5
L'evento rivolto a:
Professioni: Medico Chirurgo, Infermiere, Psicologo, Biologo, Farmacista Discipline per Medico Chirurgo:
Oncologia, Medicina Generale, Anatomia Patologica, Direzione Medica di Presidio Ospedaliero, Ematologia, Igiene epidemiologia e sanità pubblica, Medicina Interna, Radiodiagnostica, Radioterapia; Psicoterapia.
L'occasione è gradita per porgere cordiali saluti
Ufficio Presidenza FNOMCeO
via Ferdinando di Savoia,1- ROMA
Tel. 06.36203219 -211 -252 -210
Long Covid, da depressione a insonnia ecco i sintomi psichiatrici che durano di più
(da Doctor33) Covid-19 fa aumentare di oltre il 10% i sintomi di disturbi psichiatrici nei dodici mesi successivi alla malattia. E del 20% altri segnali come mancanza di concentrazione e attenzione. Anche in caso di Long Covid, gli altri sintomi scompaiono, ma non depressione, ansia e insonnia. Lo rivela una ricerca tutta italiana, condotta all'ospedale universitario di Udine per dodici mesi su un campione di 472 pazienti dimostrando che dopo l'infezione da coronavirus aumentano i sintomi tipici dei disturbi psichiatrici e si manifestano dopo la malattia, per protrarsi a lungo, a scapito della qualità della vita.
Un dato preoccupante, sottolinea la Società italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf), in uno dei "momenti storici più difficili per la psichiatria italiana, alle prese con un 'cedimento strutturale' di molte delle articolazioni territoriali e ospedaliere della salute mentale, un calo dei dipartimenti di salute mentale (da 183 a 141), una drammatica fuga del personale medico (nel 2025 mancheranno mille psichiatri e novemila professionisti sanitari) e risorse a disposizione di un terzo rispetto a quelle degli altri principali paesi europei (3% invece del 10%)". Per la Sinpf, insomma, "la psichiatria è completamente dimenticata dal Pnrr". Gli psichiatri ribadiscono la "necessità di istituire una Agenzia nazionale per la salute mentale che possa, a 44 anni dalla riforma, rivedere tutto il settore a 360 gradi".
Il lavoro, dal titolo 'Mental health symptoms one year after acute Covid-19 infection: Prevalence and risk factors' e pubblicato sulla rivista spagnola di Psichiatria e salute mentale, è stato condotto tra marzo e maggio 2020, con l'obiettivo di esaminare in tutti i pazienti (ricoverati e ambulatoriali) i sintomi di salute mentale associati a Covid-19, con le relative cause, per dodici mesi dall'esordio della malattia. Dei 479 pazienti seguiti, con una leggera prevalenza di donne (52,6%), dopo un anno il 47,2% presentava ancora almeno un sintomo.
"L'aspetto più nuovo e sorprendente di questi dati - spiega Matteo Balestrieri, professore di psichiatria all'università di Udine, direttore della Clinica psichiatrica dell'azienda ospedaliero-universitaria della città e co-presidente nazionale della Sinpf - è che mentre la maggior parte dei sintomi (neurologici, respiratori, gastrointestinali e reumatologici) era diminuita rispetto all'esordio del Covid, quelli psichiatrici erano significativamente aumentati (+10%) così come la mancanza di concentrazione e attenzione (+20%). Da notare anche come coloro che presentavano al follow-up sintomi di tipo neurologico, reumatologico e gastrointestinale, avevano maggiori probabilità di soffrire anche di sintomi di disturbi psichiatrici un anno dopo l'infezione. Inoltre, lo studio ha potuto riscontrare un rischio maggiore di presentare mancanza di concentrazione e di attenzione in chi lamentava sintomi psichiatrici al momento dell'esordio del Covid-19".
Enpam apre le domande di bonus per gli specializzandi
Enpam apre le domande di bonus per gli specializzandi
(da Enpam.it) Accogliendo una sollecitazione del proprio Osservatorio giovani, l’Enpam ha aperto oggi a tutti gli specializzandi la possibilità di chiedere i bonus da 200 euro e 150 euro. L’Ente raccoglierà le domande con riserva in attesa di chiarimenti da parte del ministero del Lavoro. Il problema si è posto perché un decreto ministeriale stabilisce che chi, come gli specializzandi, è iscritto sia alla previdenza privata sia alla previdenza pubblica deve fare domanda esclusivamente all’Inps; l’Inps tuttavia ha fatto sapere che non accetterà le domande presentate dagli iscritti ai corsi di specializzazione medica poiché non appartengono alle categorie per le quali può farlo (gli specializzandi non sono né dottorandi, né assegnisti di ricerca né contribuenti alla gestione separata in qualità di co.co.co.). L’Enpam invita i medici e gli odontoiatri specializzandi a fare al più presto domanda dei bonus nella loro area riservata su www.enpam.it in modo da avere un quadro il più possibile completo della situazione. Sempre con riserva, potranno fare richiesta anche gli specializzandi privi di partita iva.
I dati sulle domande ricevute verranno quindi trasmessi al ministero vigilante per ottenere il via libera all’eventuale pagamento.
Il chewing gum che potrebbe bloccare SARS-CoV-2 passa alla sperimentazione clinica
(da Odontoiatria33) Uno studio clinico lanciato di recente dall'Università della Pennsylvania valuterà una nuova gomma da masticare studiata da Henry Daniell del Penn Dental Medicine’s, professore presso il Department of Basic & Translational Sciences La caratteristica di questa gomma da masticare è quella di intrappolare SARS-CoV-2 – il virus causa del Covid-19 – nella saliva, potenzialmente bloccandone la trasmissione da una persona all'altra. I partecipanti allo studio saranno selezionati tra un pool di dipendenti del Penn Dental Medicine’s, La gomma è stata creata per intrappolare e neutralizzare SARS-CoV-2 nella saliva e, idealmente, diminuire la quantità di virus che permane in bocca. I ricercatori ipotizzano che la presenza di una minore quantità di virus possa corrispondere a una minore probabilità di trasmettere l'infezione ad altri. I risultati di uno studio preclinico sull'efficacia della gomma nel neutralizzare SARS-CoV-2 e il virus dell'influenza in campioni di pazienti – pubblicati sulla rivista 'Biomaterials' nel settembre 2022 – hanno mostrato che la gomma potrebbe ridurre la carica virale a livelli quasi impercettibili. Visti i risultati, è stata avanzata un’application alla Food and Drug Administration degli Stati Uniti per un nuovo farmaco sperimentale, che è entrata in vigore a maggio e ha aperto la strada al lancio della sperimentazione clinica. “Questa tecnologia potrebbe avere la capacità di ridurre la diffusione di Covid-19 e dell'influenza, oltre a rendere più sicuro per i dentisti e altri operatori sanitari fornire assistenza a pazienti che sappiamo essere infetti” ha affermato il dottor Mark Wolff, Morton Amsterdam Dean of Penn Dental Medicine, anche coautore dello studio pubblicato su 'Biomaterials'.
Ordine medici Roma, adeguare stipendi al resto d’Europa
Ordine medici Roma, adeguare stipendi al resto d'Europa
(da Adnkronos Salute) - "Siamo il terzultimo Paese in Europa sul fronte delle remunerazioni dei medici, davanti solo a Portogallo e Grecia. La Spagna, quartultimo Paese della classifica, offre ai propri professionisti ben 35.000 euro lordi in più all'anno. E' necessario che l'Italia si adegui agli stipendi del resto d'Europa". E' questo l'appello lanciato da Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, nel corso del congresso 'La sanità europea del futuro' svoltosi a Bruxelles. "E' chiaro - ha spiegato Magi - che molti giovani medici italiani decidano di andare all'estero: hanno offerte economicamente più allettanti e contratti stabili che gli consentono di crearsi una famiglia. Un medico inizia a lavorare intorno ai 30 anni, dopo 11 anni di formazione - ha ricordato - e nel nostro Paese, oltre a remunerazioni basse, gli vengono offerti contratti a tempo determinato, ossia precariato. Andando avanti così, la fuga verso gli altri Paesi è inevitabile e andrà ad aumentare la carenza, già grande, di specialisti. E' necessario dunque intervenire per dare serenità ai nostri giovani e farli restare nel nostro Paese". Sul fronte della riorganizzazione, Magi ha poi messo in evidenza l'importanza di uniformare l'assistenza sanitaria. "E' necessario creare delle regole, un Codice deontologico per i medici, che sia uguale in tutta Europa e, allo stesso tempo, offrire un'assistenza sanitaria il più equa possibile in tutti i paesi in modo da consentire la libera circolazione dei pazienti". Un progetto a cui si sta lavorando. "Oggi la Comunità europea sta discutendo per arrivare a delle linee guida comuni a tutti i medici europei - ha concluso Magi - cercando di superare le differenze che possono esistere tra i paesi sia dal punto di vista delle regolamentazioni, sia da quello etico e bioetico".
Pubblicazione ulteriori incarichi vacanti del ruolo unico di assistenza primaria e ambiti territoriali carenti Pediatria di Libera Scelta anno 2022. Incarichi vacanti Emergenza Sanitaria Territoriale (2° semestre 2022).
Il termine per la presentazione delle domande è il 17 novembre 2022
La Medicina Generale, i Codici Bianchi e i falsi miti
(da Quotidiano Sanità) Un collega medico di Medicina Generale della nostra regione discute molto efficacemente di accessi in PS e del ruolo "reale" del Medico di Medicina Generale in questa lettera pubblicata il 10 Ottobre
Gentile Direttore ,
spesso il Medico di Medicina Generale viene additato come la principale causa di elevato numero di accessi cosiddetti impropri in P.S. ( i famosi Codici Bianchi ), su questo mi permetto di sollevare alcune osservazioni. L’uso e l’abuso del Pronto Soccorso è in parte un problema culturale tutto italiano, che si potrà risolvere solo con un lungo ed instancabile lavoro di informazione e formazione della popolazione.
Il problema è notevolmente sovrastimato in quanto il Codice Colore viene rivisto ed attribuito in uscita dal P.S. spesso dopo esami del sangue , accertamenti radiologici e talvolta anche consulenze specialistica: è ovvio che un dolore toracico che in P.S. ha eseguito ECG , Rx torace ed esami ematici con curva della troponina risultati tutti normali viene dimesso come codice bianco ma è altrettanto ovvio che quella tipologia di dolore necessità di una diagnosi rapida e che il P.S. è il luogo preferenziale dove poterlo gestire.
Un numero non trascurabile di cittadini non ha effettuato la scelta del Medico Curante oppure ha il medico di fiducia dove risiede ma non dove lavora o studia. Almeno per quanto concerne la mia realtà territoriale non mi pare che i dati di questi accessi “forse evitabili” siano stati valutati dal punto di vista qualitativo: nessuno si è preso la briga di capire quali siano le tipologie di codici bianchi più frequenti : senza un’analisi di questo tipo qualsiasi soluzione proposta o attuata rischia di essere pura demagogia.
Un altro grande capitolo che a mio parere dovrebbe entrare nella discussione è l’appropriatezza. Siamo sicuri che compito fondamentale e prioritario della Medicina Generale sia valutare le urgenze entro pochi minuti/ore o piuttosto il Core della Medicina Generale è la gestione della Cronicità , della Complessità e della Prevenzione?
Siamo sicuri che 100 accessi “forse evitabili” in P.S. valgano economicamente ed eticamente più di un ictus che lasci il paziente non autonomo per anni e che il Medico di Medicina Generale può e deve , avendone il tempo, tentare di prevenire? Ma se le energie della Medicina Generale sono utilizzate per gestire le urgenze come può gestire bene anche il resto? Un paziente con un dolore acuto non sopportabile e di rapida insorgenza può essere gestito anche dal P.S ma per un paziente fragile e comorbido solo il suo medico curante può intercettare i bisogni e le criticità prima che sfocino in acuzie talvolta foriere di ulteriore perdita di autonomia .
Parimenti i pazienti con alcune tipologie di malessere di lieve-media entità dovrebbero essere educati anche ad attendere qualche ora in più ed essere gestiti dal proprio medico curante senza pretendere il tutto e subito.
Forse la soluzione per il problema dei cosiddetti accessi impropri in PS è aumentare il personale di P.S,. educare la popolazione anche all’attesa (per i sintomi minori) e lasciare al Medico di Medicina Generale il compito più arduo e complesso ovvero la gestione della cronicità, della fragilità e della coborbidità.
Dr. Marco Cupardo
Medico di Medicina Generale
Coordinatore parte teorica CFSMG Bologna
Membro Consiglio Didattico Regionale per la Medicina Generale
Malattie del sangue, scoperto un nuovo gruppo sanguigno.
(da Doctor33) È stato scoperto un nuovo gruppo sanguigno, si chiama 'Er'. Lo rileva uno studio del National Health Service Blood and Transplant (Nhsbt) inglese pubblicato sulla rivista 'Blood'. Secondo lo studio il gruppo sanguigno può indurre le cellule immunitarie ad attaccare le cellule non corrispondenti, cosa che accade quando i gruppi sanguigni sono incompatibili. Gli esperti ritengono che questo potrebbe essere molto utile per medici e infermieri quando hanno difficoltà a diagnosticare il loro paziente.
La morte di due neonati aveva incoraggiato gli scienziati a fare ricerche su un raro gruppo sanguigno individuato per la prima volta nell'uomo 40 anni fa. La scoperta riguarda più in particolare un sottogruppo specifico di Er che apre ora nuove porte alla prevenzione di tragedie simili in un futuro prossimo. I medici si concentrano sui sistemi di gruppo sanguigno ABO e sul fattore Rh, un particolare antigene che alcuni hanno ed altri no. Nel primo caso si parla di Rh positivo, nel secondo di Rh negativo. La familiarità dei sistemi di gruppo sanguigno e del fattore Rh sono cruciali nel caso di trasfusioni di sangue. Tuttavia, l'ampia varietà di antigeni di superficie cellulare e loro varianti, rendono la situazione molto più complessa, mentre poco si sa ancora sul loro impatto clinico. Gran parte dei principali antigeni è stata identificata all'inizio del XX secolo, Er è stato identificato solo nel 1982. Nel 1988 veniva scoperta la versione denominata Erb. Il codice Er3 è stato utilizzato per descrivere l'assenza di Era ed Erb. Quando un globulo è in presenza di un antigene che il nostro corpo non ha classificato come nostro, il nostro sistema immunitario si attiva, inviando anticorpi per segnalare la distruzione delle cellule che contengono l'antigene sospetto. In rari casi, in gravidanza può accadere che i tessuti del feto vengano riconosciuti come estranei e quindi aggrediti. Gli anticorpi generati passano attraverso la placenta, portando alla malattia emolitica nel nascituro. Oggigiorno diversi metodi vengono implementati per prevenire o trattare la malattia emolitica nei neonati.
La manifestazione sporadica di questi rari anticorpi ha reso elusiva la comprensione medica fino ad ora. Il team di ricercatori guidati dalla sierologa Nicole Thornton del National Health Service Blood and Transplant (NHSBT) del Regno Unito ha analizzato il sangue di 13 pazienti con gli antigeni sospetti. Hanno identificato cinque variazioni negli antigeni Er: le varianti conosciute Era, Erb, Er3 e due nuove Er4 ed Er5. Sequenziando i codici genetici dei pazienti, l'equipaggio e il team sono stati in grado di individuare il gene che codifica per le proteine della superficie cellulare. Sorprendentemente si trattava di un gene già familiare alla scienza medica: PIEZO1. Il gene è già associato a diverse malattie conosciute. L'equipaggio e il team hanno confermato i loro risultati eliminando PIEZO1 in una linea cellulare di eritroblasti, un precursore dei globuli rossi, e testando gli antigeni. PIEZO1 è necessario per aggiungere l'antigene Er alla superficie della cellula. Questo studio mette davvero in evidenza la potenziale antigenicità anche di proteine molto poco espresse e la loro rilevanza per la medicina trasfusionale.
POR (Programma Operativo Regionale ) – FESR 2021-2027 (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale)
Comitato Unitario degli ordini Professionali
dell'Emilia-Romagna
(CUP -ER)
Bologna, lì 26 Ottobre 2022
Cari Colleghi,
riteniamo opportuno informare gli Ordini e Collegi della Regione Emilia-Romagna che è in fase di attivazione il POR (Programma Operativo Regionale ) - FESR 2021-2027 (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), che prevede importanti contributi a supporto del tessuto produttivo della Regione Emilia-Romagna tra cui anche i professionisti. Il CUP ER sta seguendo da tempo la concertazione per la predisposizione degli strumenti preliminari e i prossimi bandi in corso di preparazione.
E' previsto in tempi ragionevolmente brevi (probabilmente entro la fine del 2022) un bando di sostegno per progetti rivolti all'innovazione, la digitalizzazione, l'informatizzazione delle attività professionali. Si informano pertanto tutti gli Ordini e Collegi al fine di sensibilizzare gli iscritti per la preparazione di progetti di sviluppo dei propri studi che possano beneficiare degli aiuti previsti dal bando. L'ipotesi è di domande " a sportello" ossia con finanziamento in ordine di presentazione e contributo a fondo perduto.
Trattasi di informazioni indicative che saranno perfezionate man mano avranno valore di ufficialità.
Il CUP ER continuerà nel lavoro serrato con la Regione a fine di ottimizzare le risorse comunitarie a favore di tutti i professionisti del territorio.
Il Presidente
Alberto Talamo
Salute: i medici imparino a “de-prescrivere” farmaci
da AGI) I progressi della medicina non si registrano solo in base al numero di pillole prescritte. A volte, per il bene del paziente, è necessario fare marcia indietro, sfoltendo la loro “polifarmacia” e imparare a “de-prescrivere”. Questo è uno dei temi al centro del 123esimo congresso nazionale della Società italiana di medicina interna (Simi) che si è aperto oggi a Roma. “Alcuni studi, condotti nell’ambito del programma REPOSI (REgistroPOliterapie della Società Italiana di Medicina Interna), un network di reparti di medicina interna e geriatria italiani – ricorda Giorgio Sesti, presidente della Simi – hanno messo ben in evidenza il fenomeno della polipharmacy e le sue ricadute.
A rischio di effetti indesiderati sono soprattutto le persone con una ridotta funzionalità renale, condizione comune tra gli anziani”. Uno studio condotto su oltre 5 mila pazienti over 65 del registro REPOSI, ha evidenziato che almeno la metà mostrava una compromissione moderata della funzionalità renale; il 14 per cento una compromissione funzionale grave e infine il 3 per cento molto grave. Tra i pazienti con ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, coronaropatia e scompenso, all’11 per cento veniva prescritto un dosaggio di farmaci inappropriato rispetto alla funzionalità renale. E nel follow up, un’inappropriatezza prescrittiva si associava ad un aumentato rischio di mortalità per tutte le cause del 50 per cento. “Il 66 per cento dei pazienti adulti assume 5 o più farmaci e un anziano su tre assume oltre 10 farmaci in un anno (dati OsMed) – ricorda Gerardo Mancuso, vicepresidente nazionale della SIMI – e questa percentuale si è consolidata negli ultimi anni, provocando un aumento delle cause di ricovero per eventi avversi per interazioni farmacologiche. La prescrizione multipla di farmaci talvolta mitiga o annulla i benefeci ed aumenta le complicanze e la mortalità. Nei pazienti anziani il delirium, le cadute, la ipotensione, l’emorragia ed altre condizioni, riconoscono come causa la politerapia. De-prescrivere le molecole farmacologiche è una attività che l’internista deve fare in tutti i pazienti, ma soprattutto negli anziani”. Continua Sesti: “È necessario invertire questa tendenza e inaugurare l’era del ‘deprescribing’. Ma perché questo avvenga, dobbiamo aumentare la consapevolezza di pazienti e medici, in particolare quelli di famiglia e gli internisti, invitandoli, dopo un’anamnesi farmacologica accurata, a ‘sfoltire’ le prescrizioni a cominciare dai loro pazienti più anziani”.
Contratto sanità, no a task shifting da medici a personale sanitario. I sindacati medici protestano
(da Doctor33) Compiti dei medici dirottati ad infermieri ed altre figure non mediche? I due principali sindacati dei medici ospedalieri, Anaao Assomed e Cimo-Fesmed in un comunicato congiunto dicono no. Il task shifting, "devoluzione" di competenze dal medico a professionisti in genere di costo minore, è sempre più frequente nelle Asl. Ma si sarebbe insinuato nel nuovo contratto del comparto, che include proprio infermieri ed altre 22 professioni sanitarie. In un comunicato congiunto, le due sigle ribadiscono come il personale del ruolo sanitario non possa gestire processi clinico-assistenziali e diagnostici rientranti per legge nel solo alveo delle competenze dei laureati in Medicina e Chirurgia. Eppure, il testo siglato da Aran e sindacati di categoria (in particolare Cgil-Cisl-Uil) e vistato dalla Presidenza del Consiglio per il triennio 2019-21, "introduce nuove tipologie di incarichi di funzione organizzativa e professionale che comportano per il personale del ruolo sanitario anche l'assunzione di specifiche responsabilità" su processi fin qui di pertinenza medica. "Inoltre -recita il comunicato congiunto dei due sindacati- l'eccessiva genericità e ambiguità del testo potrebbe alimentare un conflitto di competenze e di ruoli tra diverse categorie di personale, con possibili ricadute in termini di responsabilità professionale e quindi di contenziosi".
Il contratto del comparto è ancora in attesa della certificazione della Corte dei Conti e a quest'ultima si indirizzano i due sindacati della dirigenza medica, tenuto conto del fatto che i magistrati contabili, che si pronunciano su "guasti" normativi capaci produrre danno erariale. I due sindacati intendono inoltre rivolgersi all'agenzia per la contrattazione Aran (che cura pure il loro contratto e ne è controparte) attraverso un interpello. «I professionisti sanitari - dichiarano in una nota Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, e Guido Quici, Presidente Nazionale Cimo Fesmed - sono fondamentali per assicurare un'adeguata assistenza al paziente nella quale la professionalità degli infermieri ha acquisito nel tempo sempre maggiore rilevanza. Tuttavia, non possiamo rimanere silenti dinanzi all'ennesimo tentativo di affidare attività mediche a figure non mediche, che non hanno le competenze necessarie per effettuare una diagnosi o gestire gli aspetti clinici di una malattia garantendo la sicurezza delle cure. Il fine ultimo del percorso di cura - proseguono i leader sindacali - rimane la salvaguardia della sua qualità e della sua sicurezza che non può prescindere dai ruoli che la legge riserva alle singole figure professionali e dalle rispettive competenze senza che per questo nessuno si possa considerare un attore secondario». «Attendiamo il riscontro della Corte dei Conti e dell'ARAN, ma in ogni caso siamo pronti a ricorrere ad ogni strumento di natura sindacale a nostra disposizione per tutelare le prerogative dei medici e la salute dei pazienti», concludono Di Silverio e Quici.