Vaccini Covid pediatrici.Negli Usa su 8,7 milioni di dosi somministrate ai bambini tra i 5 e gli 11 anni gli eventi avversi segnalati sono solo 4.249 (0,05%), nel 97,6% dei casi non gravi

Dagli Stati Uniti arrivano le prime analisi sulla sicurezza del vaccino per i bambini che mostrano una bassissima percentuale (0,05%) di eventi avversi che tra l’altro per la maggior parte riguardano errori nella somministrazione del vaccino (errata preparazione nel 22% e dose errata nel 16%). Tra i sintomi lievi più frequenti febbre e vomito. Solo 100 in tutto i casi "gravi" con nessuna conseguenza permanente. Tra questi anche 11 casi di miocardite tutti risolti o in via di risoluzione.   Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=101384&fr=n

Il vaccino riduce il rischio di effetti del long Covid

(da DottNet)   La vaccinazione può avere un effetto protettivo contro le conseguenze del long Covid. A dirlo è uno studio israeliano dell'Università di Bar-Ilan ora in corso di pubblicazione. La ricerca è stata realizzata tra marzo 2020 e giugno 2021.  I ricercatori avevano come obiettivo quello di analizzare gli effetti del mancato recupero dalla malattia settimane o mesi dopo l'episodio acuto. Tra i sintomi che sono stati riportati con maggiore frequenza proprio nel post-malattia, ci sono stati l'affaticamento (22%), il mal di testa (20%), la debolezza (13%) e il dolore muscolare persistente (10%). E grazie a questa ricerca hanno potuto notare che le persone completamente vaccinate (con due o più dosi) avevano meno probabilità di riportare uno di questi sintomi. La riduzione è stata del 64% per l'affaticamento, del 54% per il mal di testa, del 57% per la debolezza e del 68% per il dolore muscolare persistente.

Omceo Firenze, ‘siamo vicini al disastro organizzativo’

(da Adnkronos Salute) - "Siamo di fronte ad un disastro organizzativo a tutti i livelli, europeo, nazionale e regionale. Due anni di pandemia non ci hanno insegnato niente e ci ritroviamo in un momento di difficoltà enormi, ancor maggiori se possibile di quelle del passato. Le assunzioni sono state poche. L'obbligo vaccinale è stato imposto tardi. La medicina del territorio abbandonata". Così Piero Dattolo, presidente dell'Ordine dei Medici di Firenze.  "Basta andare negli ospedali per capire la gravità della situazione: reparti pieni, pronto soccorso al limite della capienza. Il tutto complicato e aggravato dai contagi dei medici e degli infermieri che riducono ancora di più il personale - spiega Dattolo - Per fortuna la malattia è virata, è difficile trovare quadri gravi come quelli di un anno fa. E i quadri più gravi, quelli che vanno in rianimazione, sono no vax o persone con pluripatologie. Allora la prima domanda è: perché queste persone non sono curate a casa? Perché la medicina del territorio non esiste, i medici di famiglia sono stati abbandonati a sé stessi. Io ricevo telefonate di medici di famiglia disperati, che devono rispondere a 300 telefonate al giorno di persone che chiedono anche se l'unghia incarnita del figlio ha a che fare col Covid e quindi rischiano di non poter rispondere e visitare chi ha realmente bisogno. Aspettiamo questo Pnrr ma ho molti dubbi che la situazione possa migliorare".

E' la rete territoriale la grande sconfitta di questa fase per il presidente dell'Ordine dei medici fiorentini: “medicina del territorio abbandonata, medici di famiglia disperati,veramente eroi salvo qualche eccezione che non fa che confermare la regola. E quindi cittadini che non sanno cosa fare e vanno al pronto soccorso. Che è in difficoltà grave: i medici non ci vogliono più stare, gli infermieri sono oberati e preoccupati. Inoltre il pronto soccorso non può far altro che ricoverare le persone, perchè sul territorio non ci sono strutture idonee e capaci di accogliere - fa presente Dattolo - Gli ospedali sono pieni di ricoveri spesso anche evitabili, di persone che potrebbero essere curate altrove. E i ricoveri di persone che senza l'assistenza ospedaliera rischiano di morire, si rischia di non poterli fare. In 30 anni che faccio il nefrologo è la prima volta che sto vedendo persone morire di insufficienza renale, non mi era mai capitato. E così via. L'infarto del miocardio è aumentato, gli ictus sono aumentati, si muore molto di più per patologie no Covid".

Il ritardo delle assunzioni è il problema più grave, denuncia Dattolo: "Abbiamo avuto due anni per assumere medici e infermieri e non lo abbiamo fatto se non in maniera parziale. Il governo ha messo pochi soldi per le assunzioni dei medici e quindi la Regione aveva detto che non si poteva assumere e che l'organico doveva rimanere quello del 2019. Per questo devo ringraziare, sia personalmente sia professionalmente, Federico Gelli che, in data 4 gennaio, ha emanato una direttiva che sbloccherebbe le assunzioni 'ove necessario', per tutte le Asl sottolineando fra l’altro che le assunzioni per il Covid e quelle per garantire i servizi essenziali ai cittadini, non fanno parte del bilancio corrente, sono extra. Speriamo che su assunzioni e riorganizzazione si vada avanti. Questo è fondamentale per continuare ad avere un sistema sanitario nazionale e regionale universale e gratuito per tutti. Che curi chi ha bisogno".

"In una situazione del genere ci si mette anche la burocrazia: il Dl 172 del 26 novembre del 2021, scritto in maniera a dir poco confusa ha messo in mano agli ordini provinciali la verifica ed eventuale sospensione delle inosservanze vaccinali dei propri iscritti, dopo che Regioni e Asl avevano fallito - sostiene Dattolo - E' un problema enorme. Ci sono arrivate segnalazioni su 914 medici che non avrebbero ottemperato agli obblighi e in realtà sono quasi tutti in regola. La rigidità dei sistemi informatici è un grosso problema, ci costringe a mandare delle diffide a persone che non risultano in regola con l’obbligo vaccinale, ma solo per problemi nei database".

COVID-19: aspetti certi e incerti della pandemia

(da Univadis) Dopo due anni dalla sua scoperta SARS-COV-2 è un virus molto studiato, ma con aspetti ancora da scoprire. Partendo dall’inizio, da tempo il virus ancestrale presente nei pipistrelli era ben noto agli esperti, ma il progenitore di SARS-CoV-2, ossia il virus che ha permesso lo spillover nell’uomo, è ancora sconosciuto (1).   La pandemia continua a sorprenderci e procede in modo imprevedibile, così come non sono ancora ben definiti alcuni aspetti correlati a SARS-CoV-2 quali le caratteristiche dell’immunità dopo l’infezione naturale o la vaccinazione, la disponibilità dei vaccini e l’emergenza di nuove varianti virali (1). 

Come evolverà SARS-CoV-2?

Il modo in cui SARS-CoV-2 si evolverà nei prossimi mesi e anni determinerà l’andamento di questa crisi globale. Non sappiamo con certezza se il virus si trasformerà in un altro raffreddore comune o in qualcosa di più minaccioso come l'influenza o qualcosa di peggiore. Nel mondo sono state erogate quasi 8 miliardi di dosi di vaccino che stanno cambiando il panorama evolutivo del virus, ma non è chiaro l’esito di questa sfida (2).   Nell’estate 2021, quando diversi paesi hanno revocato le restrizioni per controllare la diffusione virale, sono aumentate le opportunità per SARS-CoV-2 di evolversi. In queste ultime settimane sono stati monitorizzati gli effetti delle mutazioni nelle varianti emerse finora e gli esperti hanno posto l’attenzione su quelle nuove emergenti, per cercare di prevedere le prossime mosse del virus. L’orientamento di questi studi è coerente con un’evoluzione del virus in due direzioni: la prima che tende a renderlo più infettivo o trasmissibile, attraverso una replicazione più rapida in modo da rendere più facile la diffusione attraverso tosse e starnuti; l'altra che gli consente di eludere la risposta immunitaria dell'ospite (2). 

Dinamiche e impatto delle varianti

Alfa è entrata in scena nel Regno Unito a novembre del 2020 durante il lockdown e ha sostenuto il misterioso aumento dei casi nel sud-est dell'Inghilterra avvenuto in quel periodo.  Nello stesso periodo in Sud Africa hanno collegato un'altra variante carica di mutazioni chiamata B.1.351, ora nota come Beta, a una seconda ondata locale. Non molto tempo dopo, una variante ad elevata trasmissibilità, chiamata Gamma, è stata rilevata nello stato di Amazonas in Brasile. Tutte e tre le varianti erano più contagiose dei ceppi che avevano sostituito, ma Beta e Gamma contenevano anche mutazioni in grado di attenuare la potenza degli anticorpi "neutralizzanti", ossia quelli che bloccano l'infezione ed innescati da precedenti infezioni o vaccinazioni. Alfa sembrava essere la più infettiva, ma pur con tutte le premesse di efficacia nell’eludere le risposte immunitarie dell’ospite è stata spiazzata da Delta. Questa variante, individuata in India nella primavera del 2021, era circa il 60% più trasmissibile di Alfa e si è moltiplicata più velocemente, con concentrazioni più elevate nelle vie aeree degli individui infetti, superando le risposte immunitarie iniziali contro il virus (2). L’R0  di Delta è risultato superiore a quello dei coronavirus stagionali e dell'influenza, ma comunque è risultato inferiore a quello della poliomielite o del morbillo. Quando alla fine del 2021 Delta e i suoi discendenti rappresentava la stragrande maggioranza dei casi di COVID-19 in tutto il mondo, contro la maggior parte delle previsioni è arrivata Omicron. In questa variante con circa 30 mutazioni della  proteina spike l'infettività ha dimostrato valori molto più elevati di Delta, ma non era l'unica ragione della sua rapida crescita. I dati epidemiologici disponibili, a partire dal focolaio nella provincia sudafricana di Gauteng, hanno supportato l’ipotesi che l'aumento di Omicron fosse in gran parte dovuto alla sua capacità di infettare le persone immuni a Delta attraverso la vaccinazione o una precedente infezione (2). Un percorso che porterebbe Omicron verso l'evasione immunitaria oltre l'infettività, rendendo la sua traiettoria evolutiva simile ad altri virus respiratori come quello dell'influenza. Sicuramente il modo in cui SARS-CoV-2 si evolverà in risposta all'immunità avrà forti implicazioni per la sua transizione a virus endemico (2). 

Strategie vaccinali: obiettivo su malattia grave ed equità

Sebbene vi siano rapporti contrastanti sul fatto che i vaccini COVID-19 abbiano costantemente mantenuto un'elevata efficacia per ciascuna delle quattro varianti preoccupanti che hanno preceduto Omicron, gli studi clinici hanno riportato una minore efficacia per alcuni vaccini in contesti di trasmissione in cui la variante Beta era dominante (3). Comunque finora la maggior parte dei vaccini COVID-19 è rimasta efficace nel prevenire COVID-19 grave, ospedalizzazione e morte, per tutte le varianti precedenti, perché questa efficacia potrebbe dipendere più dalle risposte immunitarie delle cellule T che dagli anticorpi (3).  Quindi i vaccini contro COVID-119 si stanno dimostrando estremamente sicuri e, nel breve termine, tutti dovrebbero vaccinarsi. E’ certo che le aree con tassi di vaccinazione più bassi pagano per i maggiori oneri di malattia severa e tassi di mortalità più elevati (1). Le strategie vaccinali che daranno la priorità alla somministrazione delle prime dosi avranno un impatto massimo sulla malattia grave in contesti dove la fornitura dei vaccini è vincolata e a bassa copertura, e dove un'elevata siero-prevalenza spesso coesiste con vincoli di somministrazione. Comunque il contrasto efficace di una prima dose di vaccino è plausibile perchè: nelle persone naive all'infezione, l'efficacia di una singola dose contro una malattia grave è elevata a breve termine (4); nelle persone con una precedente infezione da SARS-CoV-2 documentata, le prove dimostrano una protezione contro la reinfezione, che è sostanzialmente aumentata dopo una singola dose di vaccino COVID-19 (4); la sieroprevalenza è elevata nei paesi con una sostanziale trasmissione nella comunità e una bassa copertura vaccinale a causa di vincoli di fornitura (4). Da quando è comparso SARS-CoV-2 continua a sorprendere il mondo scientifico lasciando alcuni interrogativi aperti per un’agenda di ricerca 2022. In quali popolazioni si verificheranno nuove varianti? Qual’è la suscettibilità all’infezione dei vaccinati rispetto a quella delle persone non vaccinate? Le infezioni breakthrough sono meno trasmissibili e che caratteristiche fenotipiche hanno? E’ possibile che si verifichino infezioni per diversi profili immunitari, a seconda della precedente infezione naturale, per vaccinazione specifica e ceppi virali specifici? Quanto dura l'immunità naturale e vaccinale, in termini di protezione clinica e di infezione?

1. May M. Eight unanswered questions about the COVID-19 pandemic. Nat Med 27, 2058–2061 (2021). https://doi.org/10.1038/s41591-021-01598-x

2. Callaway E. Beyond Omicron: what’s next for COVID’s viral evolution Nature 2021;600:204-207

3. Karim SSA et al. Omicron SARS-CoV-2 variant: a new chapter in the COVID-19 pandemic. Lancet. 2021;398:2126-2128. doi:10.1016/S0140-6736(21)02758-6

4. McIntyre PB et al. COVID-19 vaccine strategies must focus on severe disease and global equity Lancet December 16, 2021 https://doi.org/10.1016/ S0140-6736(21)02835-X

Ecm, niente assicurazione per rischio professionale se non si è in regola con il 70% del credito formativo

(da DottNet)   La Camera ha dato il via libera alla fiducia al Governo sul Decreto relativo alle disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Nel provvedimento si introducono diverse novità per la sanità. Senza dubbio la più rilevante riguarda i crediti formativi: per poter godere della copertura assicurativa delle polizze di rischio professionale, i sanitari dovranno essere in regola con almeno il 70% degli obblighi formativi previsti dal piano di formazione continua dell’ultimo triennio.     Nel dettaglio, l'articolo 38-bis spiega che per il personale sanitario, a decorrere dal triennio formativo 2023-2025, l’efficacia delle polizze assicurative è condizionata all’assolvimento in misura non inferiore al 70% dell’obbligo formativo individuale dell’ultimo triennio utile in materia di formazione continua in medicina. Il riferimento è alle polizze per la responsabilità civile verso terzi e per la responsabilità civile verso prestatori d'opera contratte obbligatoriamente dalle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private in base alla legge "Gelli" sulla responsabilità professionale nonché per i professionisti sanitari che operino privatamente al di fuori delle strutture o all'interno di esse in regime di libera professione.

Variante Omicron, rischio burn-out per gli studi dei medici di famiglia

(da DottNet)   «Mentre tutti guardano agli ospedali e ai tassi di occupazione delle terapie intensive e dei posti nei reparti ordinari, il territorio, che è il cuore dell’assistenza sanitaria, rischia di saltare. I nostri studi sono come le terapie intensive nel corso della prima ondata». A lanciare un allarme sul rischio ormai concreto che gli studi di medicina generale vadano in burn-out a causa del dilagare della variante Omicron sono i medici di famiglia della FIMMG. La sezione campana della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale chiede attenzione su un problema che in questi giorni rischia di passare sotto silenzio, ma che nelle prossime settimane potrebbe esplodere in tutta la sua drammaticità. «Senza alcun supporto da parte dei Distretti e dei Dipartimenti di prevenzione anch'essi in evidente sovraccarico - dice Luigi Sparano (Fimmg) - non saremo in condizione di reggere ancora a lungo l’impatto della variante Omicron, che non porta ad un numero elevato di ospedalizzazioni, ma che ricade invece completamente sulla gestione assistenziale del medico di famiglia». Tra positività, quarantene, terapie domiciliari e consulti telefonici, sono centinaia le richieste che quotidianamente arrivano ai singoli medici di medicina genare, richieste di assistenza che si sommano a quelle in presenza negli studi.

«Reggere quest’onda d’urto - spiega Corrado Calamaro (Fimmg) - non è possibile. La minore gravità dei pazienti affetti da Covid si traduce in un carico impossibile da sostenere, anche perché al medico di medicina generale viene demandata anche tutta la burocrazia legata alla gestione della malattia». Comprensibilmente, chi si ammala di Covid teme che la propria situazione possa aggravarsi, e richiede al proprio medico di famiglia un’attenzione enorme. Dal canto loro, i medici di medicina generale stanno rispondendo a tutte le chiamate, rassicurando i propri assistiti monitorandone le condizioni. Uno sforzo enorme che non sarebbe mai possibile in un contesto di dipendenza, perché va ben oltre il canonico orario di lavoro, e l’ennesima constatazione dei limiti di sistemi che non trovino nel rapporto fiduciario la risposta tempestiva e convincente alle richieste degli assistiti. «Parliamo - conclude Sparano - di migliaia di persone che hanno il Covid o che hanno sintomi influenzali. Numeri che aumentano in modo esponenziale e che ci portano a credere che nelle prossime settimane la situazione possa rischiare di diventare ingestibile, servono decisioni immediate su obbligo vaccinale, limitazioni più strette agli assembramenti e modelli di relazione e comunicazione diretta efficaci ed efficienti tra i medici di medicina generale e i sistemi di sanità pubblica che hanno la responsabilità delle quarantene e degli isolamenti, come dell'accesso ai tamponi molecolari nel pubblico». Dalla FIMMG arriva anche un invito a tutti affinché si guardi con attenzione alle nuove regole definite dal Governo che prevedono, tra l’altro, che un’eventuale quarantena non si si applichi ai soggetti con dose booster (se sintomatici al 5 giorno devono effettuare tampone antigienico). Mentre se si ha la doppia dose dopo, dopo 4 mesi dall’inoculazione, solo 5 giorni di quarantena e rientro con tampone o antigenico o molecolare ed entro i 4 mesi  nessuna quarantena. Le "vecchie" regole di quarantena, insomma, restano valide solo per i cittadino che hanno scelto di non vaccinarsi.

Obbligo vaccinale per Covid-19, il parere di un esperto in diritto e bioetica

(da Univadis - Sabine Verschelde -MediQuality)       Secondo l'Istituto federale per la protezione e la promozione dei diritti umani (IFDH), i cittadini vaccinati contribuiscono alla tutela del diritto alla vita e alla salute della società nel suo insieme. Per questo motivo l'obbligo di vaccinazione rispetta i diritti umani. Sempre secondo l'IFDH, anche uno scenario secondo il quale solo gli operatori sanitari siano obbligati a farsi vaccinare è conforme ai diritti umani. La distinzione tra questi e il resto della popolazione può essere ragionevolmente giustificata, in quanto gli operatori sanitari sono quotidianamente in contatto con un gruppo di persone molto vulnerabile.  Tuttavia, sempre secondo l’IFDH, il licenziamento del personale non vaccinato può essere solo l'ultima spiaggia. In primo luogo dovrebbero essere imposte sanzioni meno drastiche e più proporzionate. Un sistema per fasi (prima misure cautelari, poi cambio di funzione, poi sospensione e solo successivamente licenziamento con mantenimento del diritto al sussidio di disoccupazione) previsto dalla maggior parte dei progetti di legge e delle leggi riguardanti la vaccinazione obbligatoria nei Paesi europei risponde a questa necessità di gradualità della sanzione.

Una pratica difficile    Per il professor emerito Herman Nys, specialista in diritto medico ed etica medica, “una vaccinazione obbligatoria generale contro il Covid-19 è infatti difendibile e non viola i diritti umani. In questo caso particolare, il diritto alla libertà individuale e alla privacy può essere limitato al fine di proteggere gli altri. Possiamo disegnare una legge che renda obbligatoria la vaccinazione. In linea di principio è possibile : ma come la applicheremo nella pratica? I politici non sembrano prestare attenzione a questo punto. Questa è però una domanda cruciale, perché riguarda un ampio gruppo di individui. Infliggeremo una multa o addirittura una pena detentiva? Se si tratta di un piccolo gruppo, la situazione è più semplice. Prendiamo l'esempio di un piccolo gruppo di genitori che rifiutano di far vaccinare il proprio figlio contro la poliomielite. Possono essere multati e citati in tribunale. Questo è impensabile nel caso della vaccinazione obbligatoria per l'intera popolazione".

Un'obbligazione indiretta è più efficace    “I decisori politici lo sanno, e questo è anche il motivo per cui questo obbligo di vaccino non è stato introdotto fino a oggi in Europa, ad eccezione dell'Austria" continua Nys. « I politici non vogliono imporre un obbligo che non possono far rispettare. In Europa, infatti, la maggior parte dei governi ha optato per obblighi indiretti, come il Green Pass.In Francia (ma anche in Vallonia, la regione francofona del Belgio, e in Italia, n.d.r.), il tasso di vaccinazione è aumentato enormemente quando l'accesso alla vita sociale è stato limitato dalla necessità di Geeen Pass. Un obbligo indiretto è, a mio avviso, molto più efficace di una vaccinazione obbligatoria contro il coronavirus".

Misure proporzionali, ma niente licenziamento   La vaccinazione obbligatoria di un piccolo gruppo di individui, come il personale sanitario, è invece possibile, continua Nys riferendosi al Belgio, dove la misura è ancora oggetto di discussione, contrariamente all’Italia dove è già stata implementata. “Il ministro Vandenbroucke l’ha annunciata sui media ad agosto, ma quattro mesi dopo non è ancora successo. Ho potuto vedere il disegno di legge un mese fa, ma deve ancora passare al Consiglio di Stato, e questo avverrà solo all'inizio di gennaio. Penso che il Consiglio di Stato belga non si pronuncerà contro la vaccinazione obbligatoria del personale sanitario. Alcune persone si opporranno, è normale. Per quel che riguarda il personale infermieristico con contratto di lavoro dipendente, il datore di lavoro può, se possibile, offrire un'alternativa temporanea. Per esempio, un'infermiera può essere assegnata temporaneamente all'elaborazione dei dati del paziente. Assegnare una persona ad altri compiti è una misura proporzionata, licenziarla è troppo e non sarebbe saggio vista la carenza di personale infermieristico. Credo ancora che in questo modo si possa convincere un certo numero di refrattari e che si possa sperare di raggiungere un alto livello di immunità in Belgio".

Certificati MMG di esonero/differimento vaccinale

Un attento controllo di quanto è per ora disponibile sul "portale Regionale SOLE" ci ha fatto scoprire con rammarico che lo stesso non è ancora stato aggiornato ai sensi del nuovo DL 172/2021, sia nel menu a tendina in cui si può imputare il motivo della certificazione di esenzione vaccinale, sia nella durata della esenzione medesima, che rimane fissata al 31/12/2021 e non è modificabile.

Pertanto, nelle more di un intervento regionale, che si spera sia urgente e faccia tempestivamente trovare ai medici di medicina generale il corretto strumento telematico per interagire con la Anagrafe Nazionale Green Pass, consigliamo a tutti i medici curanti dei colleghi iscritti che ricevono comunicazione di non essere in regola con il percorso vaccinale prescritto dal DL 172, di  STILARE CERTIFICAZIONI CARTACEE, di esonero o differimento vaccinale rilasciate ai sensi del comma 2 art. 1 del DL 172 del 26/11/2021.

Tali certificazioni saranno accettate dai nostri uffici temporaneamente, e a tutti sarà data comunicazione tempestiva non appena la certificazione sarà possibile anche in forma telematica sul "portale regionale SOLE" .

A che punto siamo con la digitalizzazione in sanità?

La macchina è avviata ma di strada da fare ce n'è ancora molta. Soprattutto per colmare il gap culturale che ancora oggi vede i nostri medici curiosi ma non del tutto convinti e partecipi della svolta digitale. Del resto i dubbi e le perplessità sono tanti, tra lenteza attuativa delle norme, privacy e necessità di mantenere comunque al centro il paziente. Senza rinunciare al rapporto e contatto umano   Leggi L'articolo completo al LINK

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