Gli inquinanti atmosferici aumentano il rischio di glaucoma
(da Univadis) Una revisione sistematica e metanalisi ha confrontato l’incidenza delle patologie oculari legate all’età negli adulti esposti a alti e bassi livelli di inquinamento atmosferico. Una quantità più elevata di particolato 2,5 è risultata costantemente associata a glaucoma e glaucoma ad angolo aperto. Secondo gli studi, i livelli di particolato 2,5 sono fortemente correlati al glaucoma sia in modelli a inquinante singolo sia in modelli a inquinante multiplo. La ricerca riporta anche che il glaucoma non risulta collegato ad altri inquinanti atmosferici come l’ozono, il diossido di zolfo o il diossido di azoto in un modello a inquinante multiplo.
(Grant A, Leung G, Freeman EE. Ambient air pollution and age-related eye disease: a systematic review and meta-analysis. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2022;63:17.
Fonte: https://iovs.arvojournals.org/article.aspx?articleid=2783563)
L’attività fisica aiuta a sentire meno dolore
(da DottNet) L’attività fisica regolare aiuta a sentire meno il dolore e potrebbe rappresentare un ottimo rimedio per controllare il dolore cronico: lo rivela una ampia analisi su oltre 10.000 adulti da cui emerge che le persone fisicamente attive hanno una maggiore tolleranza al dolore rispetto a quelle sedentarie e che quelle con un livello di attività più elevato hanno un livello più alto di tolleranza al dolore. Condotto da Anders Årnes dell’Università della Norvegia Settentrionale a Tromso, il lavoro è stato pubblicato sulla rivista ‘Plos One’. Ricerche precedenti hanno suggerito la possibilità che l’abitudine di praticare un livello elevato di attività fisica possa aiutare ad alleviare o prevenire il dolore cronico aumentando la tolleranza al dolore. a questo è il primo studio esaustivo su un ampio campione di individui. Gli esperti hanno analizzato i dati di 10.732 adulti coinvolti nel Troms› Study – condotto periodicamente in Norvegia. I ricercatori hanno utilizzato i dati di due cicli del Troms› Study, uno condotto dal 2007 al 2008 e l’altro dal 2015 al 2016. I dati comprendevano i livelli di attività fisica auto-riferiti dai partecipanti e i loro livelli di tolleranza al dolore, valutati con un test che prevedeva l’immersione della mano in acqua fredda. È emerso chiaramente che i partecipanti che hanno dichiarato di essere fisicamente attivi in entrambi i cicli dello Studio di Troms› avevano una maggiore tolleranza al dolore rispetto a coloro che hanno dichiarato uno stile di vita sedentario in entrambi i cicli. I partecipanti con livelli di attività totale più elevati avevano una maggiore tolleranza al dolore e coloro che avevano un’attività più intensa nel 2015/2016 rispetto al 2007/2008 avevano un livello complessivo di tolleranza al dolore più elevato. Lo studiosuggerisce anche che rimanere fisicamente attivi, diventare attivi o aumentare l’attività è legato a una maggiore tolleranza al dolore. Quindi, rilevano gli esperti, l’aumento dell’attività fisica potrebbe essere una potenziale strategia per alleviare o contrastare il dolore cronico.
Medicina estetica e odontoiatria: il punto di Carlo Ghirlanda
(da andi.it) Alla domanda “chi sono i titolari del sorriso?” il Presidente nazionale ANDI, Carlo Ghirlanda, risponde senza esitazioni: “Noi”, replicando indirettamente ai medici estetici rappresentati dal Collegio delle società scientifiche che riunisce Agorà, SIME e SIES. Come riportato nell’articolo del Corriere della Sera del 1° giugno u.s., il Presidente ANDI, plaude all’approvazione del Decreto Legge marzo 2023, n. 34, che ha confermato la competenza degli odontoiatri per determinati distretti del volto e definisce “un vero e proprio riordino”, il testo della legge.
Nel corso dell’intervista, Ghirlanda ha altresì ribadito la propria soddisfazione per le altre due norme contenute nel c.d. Decreto bollette: la possibilità di partecipare ai bandi pubblici del SSN per tutti i laureati in Odontoiatria, senza ulteriore specializzazione e la possibilità, per chi ha conseguito la doppia laurea, di iscriversi ad entrambi gli Albi professionali.
Questo l’articolo approvato:
Articolo 15-ter.
(Disposizioni in materia di accesso ai concorsi pubblici per dirigente medico odontoiatra e alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale nonchè di attività di medicina estetica)
1. Per i laureati in odontoiatria e protesi dentaria e per i laureati in medicina e chirurgia abilitati all’esercizio della professione di odontoiatra, è abolito il requisito della specializzazione ai fini della partecipazione ai concorsi pubblici per dirigente medico odontoiatra e ai fini dell’accesso alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale.
2. La lettera b) del comma 1 e il comma 2 dell’articolo 28 del regolamento recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483, sono abrogati.
3. All’articolo 8, comma 1, lettera h-ter), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «Il requisito della specializzazione non è richiesto per l’accesso alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale».
4. Alla legge 24 luglio 1985, n. 409, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e possono esercitare le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso»;
b) all’articolo 4, il terzo comma è abrogato.
Il prezzo della sedentarietà sulla salute. Il report OMS/OCSE per invertirne la tendenza
(da MSD Salute)Evitare oltre tre milioni di casi di malattie cardiovascolari e depressione, quasi 1 milione di casi di diabete di tipo 2 e più di 400.000 casi di tumori. Obiettivi che sarebbe possibile raggiungere in Europa ed entro il 2050, aumentando la pratica di attività fisica da parte della popolazione. È quanto risulta dal report Step up! Affrontare il peso dell’insufficiente attività fisica in Europa, a cura di OMS e OCSE, secondo il quale per ottenere questi risultati sarebbe sufficiente aumentare i livelli di attività fisica almeno fino ai minimi raccomandati dall’OMS, pari a 150 minuti alla settimana. Raggiungere l’obiettivo di 300 minuti a settimana, invece, eviterebbe altri 16 milioni di casi di malattie non trasmissibili, con ingenti risparmi per la spesa sanitaria. Ma, in base ai risultati dell’ultimo sondaggio di Eurobarometro, il 45% dei soggetti intervistati dichiara di non praticare alcun tipo di esercizio fisico o sport, mentre per una persona su tre il grado di attività è ritenuto insufficiente. Donne, anziani e individui appartenenti alle classi socio-economiche più svantaggiate sono le categorie che meno rispondono alle raccomandazioni delle autorità sanitarie. Il documento si compone quindi di più parti: oltre a evidenziare i benefici generali dell’attività fisica, vengono messe in luce le stime dei risparmi associati alla diffusione dell’attività fisica, e le iniziative che a livello politico potrebbero essere intraprese per indurre la popolazione ad abbandonare la sedentarietà.
Cronicità e attività fisica
In Europa le malattie croniche non trasmissibili sono la principale cause di morte e negli Stati membri la somma dei decessi per malattia cardiovascolari e per tumore ammonta al 60% del totale. Circa il 40% degli over 65 presenta, inoltre, almeno due condizioni croniche, e circa il 30% almeno una limitazione nell’attività quotidiana che potrebbe richiedere un’assistenza sanitaria a lungo termine. La maggioranza delle più comuni malattie croniche non trasmissibili è, tuttavia, favorevolmente influenzata dalla pratica di regolare esercizio fisico. Anche una singola sessione di attività da moderata a vigorosa, nel giorno in cui viene praticata, può ridurre la pressione sanguigna, migliorare la sensibilità all’insulina e il sonno, diminuire i sintomi ansiosi e migliorare alcuni aspetti cognitivi, come attenzione e memoria. La maggior parte di questi miglioramenti aumenta progressivamente quando l’attività è praticata regolarmente. Altri benefici, come la riduzione del rischio di malattia e la migliore funzionalità fisica, sono invece il risultato di giorni o settimane di allenamento.
I benefici sulla salute
La pratica regolare di attività fisica è uno dei più importanti mezzi per migliorare il proprio stato di salute fisica e mentale, e il proprio benessere. I benefici dell’attività fisica riguardano, infatti, sonno, salute mentale e salute cognitiva, prevenzione delle malattie, peso corporeo, fitness, equilibrio e coordinamento, forza funzionale. Nel dettaglio, con l’esercizio fisico si possono ottenere i seguenti vantaggi:
-miglioramento della qualità del sonno
-riduzione dei sintomi di depressione e ansia
-aumento delle capacità di giudizio, pensiero e apprendimento
-prevenzione delle malattie croniche, cardiovascolari, tumori e diabete
-controllo del peso corporeo
-miglioramento dello stato cardiorespiratorio e della forma muscolare
-riduzione del rischio di cadute
-miglioramento della salute dei tessuti ossei.
Aumentare i livelli di attività fisica della popolazione sarebbe, inoltre, di supporto alla ripresa dopo il Covid-19, creando una popolazione più sana, più resiliente e con una maggior salute mentale, e avrebbe ricadute positive sull’ambiente, riducendo le emissioni e aumentando gli spazi verdi. La messa in pratica delle indicazioni dell’OMS, con 150 minuti di attività fisica di grado moderato-intenso ogni settimana da parte di tutta la popolazione, permetterebbe:
– di prevenire più di 10.000 decessi prematuri in soggetti tra i 30 e 70 anni
– di aumentare l’aspettativa di vita delle persone che non sono sufficientemente attive di 7,5 mesi, e del totale della popolazione di circa 2 mesi
un risparmio per gli Stati membri dell’Unione Europea pari in media allo 0,6% del proprio budget di assistenza sanitaria. Questo si tradurrebbe in un totale di circa 8 miliardi di euro PPP (parità di potere d’acquisto, calcolata per uniformare il potere di acquisto delle diverse valute, al netto delle differenze di prezzo tra paesi) per anno risparmiati.
Politiche pubbliche
Nell’ambito dei paesi europei, Italia Francia e Germania sono quelli caratterizzati dal maggior carico di attività fisica insufficiente sulla spesa sanitaria. Secondo le stime contenute nel report, da oggi al 2050, la spesa per il trattamento delle patologie conseguenti alla mancanza di attività fisica sarà di 1,3 miliardi di euro PPA, 1 miliardo e 2 miliardi rispettivamente. Varie le opzioni politiche per indurre la popolazione ad aumentare i propri livelli di attività fisica, e ridurre i costi sanitari. Alcune sono indirizzate a target specifici, e quindi prevedono, per esempio, interventi nella scuola, sui luoghi di lavoro, in contesti di assistenza sanitaria. Altre mirano ad aumentare l’accesso allo sport, o a intervenire sul contesto ambientale per incoraggiare le attività outdoor e le politiche dei trasporti. Vista la complessità del fenomeno, viene ribadita la necessità di attuare un pacchetto di misure da indirizzare a tutti i drivers, contemporaneamente. L’investimento e l’allocazione di risorse per un fine tanto articolato porterà così ritorni maggiori, rispetto a quanto accadrebbe se venissero attuate delle misure politiche isolate.
(OECD/WHO (2023). Step Up! Tackling the Burden of Insufficient Physical Activity in Europe. OECD Publishing, Paris
https://doi.org/10.1787/500a9601-en)