Uno sprint contro il panico
(da internazionale.it) Secondo uno studio pubblicato in 'Frontiers in Psychiatry' un'attività fisica intensa di breve durata, come gli sprint di corsa veloce, potrebbe aiutare le persone che soffrono di attacchi di panico. I ricercatori hanno visto che ricreare alcune sensazioni fisiche del panico (battito accelerato, respiro corto, sudorazione) attraverso sforzi fisici intensi riduce l'intensità e la frequenza degli attacchi d'ansia perché aiuterebbe i pazienti a "reinterpretarle come non pericolose". I risultati sono superiori a quelli di un training relazionale ha spiegato Ricardo William Muotri dell'Università di Sao Paulo, autore principale dello studio
(https://www.frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2025.1739639/full)
La “prescrizione” di arte può avere un ruolo nella medicina di base?
(da Univadis - Álvaro de la Serna) Negli ultimi anni, l’integrazione di interventi non farmacologici con un impatto sulla salute mentale e il benessere ha acquisito sempre maggiore importanza, parallelamente alla necessità di modelli assistenziali integrati. In questo contesto, la Società di Medicina di Famiglia e di Comunità di Madrid (SoMaMFyC) ha lanciato il primo gruppo strutturato in Spagna per la Prescrizione di Arte e Cultura nell'Assistenza Primaria (PA-AP), un'iniziativa che mira a trasferire in ambito clinico un approccio finora frammentato e poco sistematico.
Il punto di partenza si basa su un progressivo cambiamento di paradigma.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva sottolineato già nel 2019 il potenziale dell'arte come risorsa terapeutica, e più recentemente è stato formalizzato in Spagna un accordo tra i Ministeri della Salute e della Cultura per integrare le arti nell'assistenza sanitaria, con particolare attenzione alla salute mentale e all'umanizzazione dell'assistenza. Tuttavia, il valore distintivo di questa proposta risiede nella sua applicazione nell'ambito dell'assistenza primaria.
Cinema e musica nel ricettario del medico di famiglia
Il gruppo nasce come evoluzione di un'esperienza avviata presso il Centro sanitario universitario Santa Hortensia (Madrid), dove per anni sono state organizzate attività artistiche nella sala d'attesa con la partecipazione dei pazienti. Come spiega a Univadis Spagna María José Álvarez Pasquín, medico di famiglia e partecipante al progetto, quelle prime iniziative — incentrate sull'opera, il cinema o la musica — hanno permesso di esplorare “il rapporto tra diverse forme d'arte e la salute nella letteratura scientifica” e di verificarne l'accettazione sia da parte dei pazienti sia dei professionisti. In questo contesto, il nuovo gruppo adotta un approccio più strutturato. Si tratta di un team multidisciplinare che riunisce operatori sanitari, artisti e pazienti, con l’obiettivo di passare dall’esperienza comunitaria alla prescrizione formale. Come afferma Álvarez Pasquín, l'iniziativa mira a "promuovere l'integrazione della prescrizione di arte e cultura nella pratica della medicina di famiglia come strumento complementare per migliorare la salute, il benessere e l'equità". Questo cambio di prospettiva è significativo, poiché non si limita a introdurre attività culturali in ambito sanitario, ma mira a definire criteri clinici, indicazioni e profili dei pazienti nei quali tali interventi possano svolgere un ruolo terapeutico.
Per quali malattie?
Uno degli elementi centrali del progetto è il suo inserimento in un modello di cure primarie che integra determinanti sociali, emotivi e culturali. Come sottolinea Álvarez Pasquín, "prescrivere" arte e cultura "costituisce una strategia innovativa basata su dati scientifici che integra l’assistenza clinica convenzionale". L'interesse clinico si concentra in particolare su contesti quali le malattie croniche, il disagio emotivo o la solitudine involontaria, in cui gli interventi biomedici tradizionali mostrano limiti. In questo senso, il progetto non mira solo a potenziali benefici per i pazienti, ma anche a un impatto sugli stessi professionisti e sul contesto assistenziale. Tuttavia, l'evoluzione stessa del gruppo evidenzia che i dati disponibili sono ancora limitati ed eterogenei. Alcune linee di ricerca — come gli studi pilota sull'ansia e la depressione nei giovani o gli interventi comunitari legati alla violenza di genere — suggeriscono benefici, ma necessitano di una convalida attraverso studi più ampi e con un maggiore rigore metodologico.
Medicina ribelle
Al di là dei risultati preliminari, l’iniziativa stimola una riflessione fondamentale sul ruolo dell’assistenza primaria. La stessa responsabile lo afferma in modo esplicito: "Prescrivere arte e cultura nell’assistenza primaria è una forma di ribellione che umanizza l’assistenza sanitaria". Questa affermazione sintetizza l'approccio del progetto, ma anche le sue principali sfide. L'effettiva attuazione di questo tipo di interventi richiede risorse comunitarie accessibili, una formazione specifica, tempo a disposizione e, soprattutto, una base di dati scientifici che consenta di individuare in quali pazienti e in quali condizioni possano rivelarsi utili. In questo senso, la proposta della Società Madrilena di Medicina di Famiglia e Comunitaria apre una linea di lavoro promettente, ma ancora in fase di consolidamento. Il suo futuro dipenderà, in larga misura, dalla sua capacità di tradurre un'idea concettualmente valida in uno strumento utilizzabile e valutabile nella pratica clinica quotidiana.
FNOMCEO COMUNICAZIONE NR. 69 SU EBOLA
Circolare Ministero della Salute 4258-29/05/2026-DPRES-DPRES-P recante “Malattia da Virus Ebola (MVE) causata dal virus Bundibugyo (Bundibugyo virus disease - BVD; Orthoebolavirus bundibugyoense) - Indicazioni operative per l’attuazione dell’Ordinanza del Ministro della salute “Procedure operative e misure di sorveglianza sanitaria relative alla Malattia da Virus Ebola (MVE)” del 29 maggio 2026 in materia di autosegnalazione, sorveglianza sanitaria, stratificazione del rischio e gestione dei casi, dei contatti di caso e dei soggetti in arrivo dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda”
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Cefalea da iperconnessione: schermi sotto osservazione per il mal di testa tra bambini e adolescenti
(da DottNet) L’utilizzo intensivo di smartphone, tablet e altri dispositivi digitali potrebbe contribuire all’aumento degli episodi di L’utilizzo intensivo di smartphone, tablet e altri dispositivi digitali potrebbe contribuire all’aumento degli episodi di cefalea tra bambini e adolescenti.
A suggerirlo sono dati scientifici sempre più consistenti che collegano il tempo trascorso davanti agli schermi a disturbi neurologici nei più giovani, tra cui forme di emicrania e mal di testa tensivo. Il tema è stato approfondito nel corso del Congresso Italiano di Pediatria in svolgimento a Padova.
La cefalea rappresenta una delle problematiche più frequenti osservate negli ambulatori pediatrici e interessa fino al 15% della popolazione in età scolare. In questo scenario prende forma quella che gli specialisti definiscono “cefalea digitale”, una condizione associata a esposizione prolungata ai device elettronici, alterazioni del riposo notturno, stress visivo e sovrastimolazione mentale.
A rafforzare il quadro è una review pubblicata sulla rivista Headache, che ha esaminato 48 studi internazionali rilevando un’associazione tra aumento del tempo davanti agli schermi e maggiore incidenza di cefalea nei giovanissimi. Risultati analoghi emergono anche da uno studio pubblicato sul Boletín Médico del Hospital Infantil de México, secondo cui nei bambini con mal di testa risultava più comune un impiego di smartphone e tablet superiore alle tre ore quotidiane. Lo studio ha inoltre osservato un miglioramento dei sintomi in seguito alla riduzione dell’esposizione digitale.
Tra i fattori coinvolti figurano l’affaticamento oculare legato alla fissazione prolungata dello schermo e l’interferenza con il ritmo sonno-veglia causata dalla luce blu, che può incidere sulla produzione di melatonina. Anche la postura mantenuta a lungo con il capo inclinato verso lo smartphone, nota come text neck, può aumentare la tensione muscolare cervicale favorendo dolore irradiato alla testa.
Un ulteriore elemento di rischio è il sovraccarico cognitivo generato da notifiche continue, consumo incessante di contenuti e timore di perdere aggiornamenti online, fenomeno noto come Fomo (Fear of Missing Out). Per questo i pediatri invitano a introdurre regole di igiene digitale: limitare l’uso serale dei device, evitare schermi in camera da letto e prevedere pause frequenti durante la giornata.
Spettacolo teatrale “Ritorno”, 23 giugno 2026 alle ore 21.00 presso l’Auditorium Conad – Città di Forlì
La Nostos APS – Associazione Nazionale Anti-Mobbing organizza lo spettacolo teatrale "Ritorno", che si terrà il prossimo 23 giugno 2026 alle ore 21.00 presso l'Auditorium Conad – Città di Forlì.
Scritto e diretto da Gianni Guardigli, con Arianna Ninchi nei panni di Antonia e le musiche eseguite dal vivo da Alessandro Maltoni, "Ritorno" è un'opera che nasce da una profonda riflessione sul rapporto tra coscienza, responsabilità e silenzio, ispirata anche alla vicenda di Sara Pedri e alle tante storie di sofferenza che chiedono ancora ascolto e consapevolezza.
Attraverso il linguaggio del teatro, lo spettacolo invita il pubblico a interrogarsi sul valore delle proprie scelte e sull'importanza di non voltarsi dall'altra parte di fronte al disagio e all'ingiustizia.
Il ricavato dell'evento sarà interamente destinato a sostenere le attività di Nostos APS e i progetti di supporto e sensibilizzazione che l'associazione realizza sul territorio nazionale.
I biglietti sono acquistabili online al seguente link:
🎟️ https://www.ticketsms.it/event/Ritorno-Forli-Auditorium-Conad-Citta-Di-Forl-23-06-2026


Fine vita, 7 italiani su 10 favorevoli all’eutanasia: boom tra i giovani
(da Sanitainformazione.it) Gli italiani sembrano sempre più favorevoli alla possibilità di scegliere sul proprio fine vita. Negli ultimi anni il consenso verso eutanasia, testamento biologico e suicidio assistito è cresciuto in modo significativo, segnando un cambiamento culturale che coinvolge soprattutto le generazioni più giovani. A fotografare questa evoluzione è il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, che ha analizzato le opinioni degli italiani sui principali temi etici e bioetici. I dati mostrano che il 70,2% degli italiani si dichiara favorevole all’eutanasia, mentre oltre l’80% approva il testamento biologico. In aumento anche il consenso verso il suicidio assistito, passato dal 39,4% del 2019 al 54,3% del 2026. Le percentuali più alte si registrano tra under 45 e giovani adulti, mentre il sostegno cala nelle fasce più anziane della popolazione.
Eutanasia, il consenso cresce soprattutto tra giovani e adulti
Il tema dell’eutanasia continua a dividere il dibattito pubblico e politico, ma il consenso degli italiani appare ormai consolidato. Secondo i dati raccolti nel rapporto, oltre sette italiani su dieci ritengono giusto consentire l’eutanasia in determinate condizioni cliniche e personali. A sostenere maggiormente questa possibilità sono soprattutto i cittadini tra i 35 e i 44 anni, con percentuali vicine all’80%, seguiti dai 25-34enni e dai più giovani tra 18 e 24 anni. Il consenso diminuisce invece progressivamente tra gli over 64, pur restando maggioritario. Il dato conferma una trasformazione culturale già osservata negli ultimi anni: sempre più persone chiedono il diritto di decidere autonomamente sulle cure e sul fine vita, soprattutto nei casi di sofferenza irreversibile o perdita totale dell’autonomia.
Testamento biologico, oltre l’80% degli italiani è favorevole
Ancora più alto il consenso verso il testamento biologico, cioè la possibilità di lasciare disposizioni anticipate sui trattamenti sanitari da ricevere o rifiutare in futuro. Entrata nell’ordinamento italiano nel 2018, questa pratica appare oggi ampiamente accettata dalla popolazione. Oltre l’80% degli italiani si dichiara favorevole alla possibilità di aderire alle Dat, le disposizioni anticipate di trattamento. Anche in questo caso il sostegno più forte arriva dalle fasce più giovani e istruite della popolazione, mentre il consenso si riduce con l’aumentare dell’età. Per molti cittadini il testamento biologico rappresenta uno strumento di autodeterminazione e tutela della dignità personale nei momenti più delicati della malattia.
Suicidio assistito, consenso in forte crescita dal 2019
Più complesso resta il tema del suicidio assistito, cioè la possibilità di ricevere assistenza medica per porre fine alla propria vita. Nonostante le resistenze ancora presenti nel dibattito pubblico, il consenso è cresciuto in modo netto negli ultimi anni. Nel 2019 meno del 40% degli italiani si dichiarava favorevole. Oggi la quota supera il 54%, segnale di una società che appare sempre più aperta alla discussione sul diritto alla scelta individuale anche nelle fasi terminali della vita. Il sostegno più elevato si registra ancora una volta tra i giovani, dove quasi sette ragazzi su dieci si dichiarano favorevoli, mentre tra gli over 64 prevalgono ancora posizioni più prudenti o contrarie.
Demenza e disposizioni anticipate: italiani favorevoli alla scelta personale
Un altro tema affrontato riguarda la possibilità di ricorrere all’eutanasia nei casi di demenza senile avanzata, quando questa volontà sia stata espressa in precedenza attraverso le disposizioni anticipate. Anche su questo fronte il consenso resta alto e supera il 67%, con percentuali particolarmente elevate tra i più giovani. Il dato evidenzia quanto il principio dell’autodeterminazione sanitaria stia diventando centrale nella percezione degli italiani, soprattutto quando si parla di qualità della vita, perdita di coscienza e malattie neurodegenerative.
Fine vita, un tema sempre più centrale nel dibattito italiano
I numeri mostrano come il fine vita non sia più considerato un tema marginale o esclusivamente etico-religioso, ma una questione sociale, sanitaria e culturale sempre più presente nel dibattito pubblico. L’aumento del consenso verso eutanasia, suicidio assistito e testamento biologico riflette una maggiore attenzione verso il diritto alla scelta individuale, la dignità del paziente e il controllo sulle decisioni sanitarie nelle fasi più delicate dell’esistenza. Allo stesso tempo, il tema continua a sollevare interrogativi giuridici, politici e morali che restano al centro del confronto in Italia e in molti altri Paesi europei.