Anelli (Fnomceo): Sconcertati e delusi per emendamento su medici radiati

(da fimmgnotizie.org)    Si riaprono le porte dell'albo ai medici radiati per avere diffuso terapie antiscientifiche durante la pandemia. È polemica in commissione Affari sociali alla Camera, dove è in corso la discussione sulla riforma delle professioni sanitarie. La norma, promossa da FdI e approvata dalla maggioranza, consentirà ai sanitari radiati di chiedere la reiscrizione entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Critico il presidente dell'Ordine dei medici, Filippo Anelli: "Siamo sconcertati, amareggiati e delusi. Aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali. Ed è un affronto alle vittime e a tutti i professionisti della salute che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare".

L’atto medico deve restare un atto di cura

(da M.D.Digital)  La tutela della salute delle persone migranti è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano. È il principio riaffermato dalla Fnomceo con un Ordine del giorno approvato all'unanimità dal Comitato centrale della Federazione nel corso della tre giorni che, a partire dall'8 luglio, ha riunito a Roma i presidenti degli Ordini territoriali dei medici e degli odontoiatri, conclusasi con il Consiglio nazionale. Il documento nasce dall'appello internazionale promosso dal mondo sanitario e civile sul diritto alla salute delle persone migranti nell'ambito del Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e richiama la necessità di preservare l'autonomia della professione medica, senza entrare nel merito delle politiche migratorie, di competenza delle istituzioni. "L'atto medico deve restare un atto di cura, fondato su scienza, coscienza e deontologia, e non può essere piegato a finalità estranee alla tutela della salute", si legge nell'Ordine del giorno, che richiama anche il documento approvato all'unanimità dal Consiglio nazionale della Fnomceo il 20 febbraio 2026. A ribadire il significato dell'iniziativa è il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli: "La tutela della salute delle persone migranti non è una variabile dell'ordine pubblico: è un dovere costituzionale, professionale, deontologico e umano. Proprio nei contesti più difficili si misura la fedeltà della professione medica alla sua missione: curare, proteggere, riconoscere e tutelare la dignità di ogni persona". Nel documento la Federazione sottolinea che le attività di screening, valutazione e presa in carico delle persone migranti devono perseguire esclusivamente obiettivi clinici: individuare bisogni di salute, condizioni di vulnerabilità, fragilità fisiche e psichiche e definire i percorsi assistenziali più appropriati. Per questo, evidenzia la Fnomceo, tali attività devono essere svolte in ambiente sanitario, con il coinvolgimento delle competenze professionali necessarie, e restare nettamente distinte dalle funzioni di controllo amministrativo, di pubblica sicurezza, di trattenimento o di rimpatrio. Il medico non è un ausiliario dell'ordine pubblico. L'Ordine del giorno ribadisce inoltre che il medico "non può essere trasformato in un ausiliario dell'ordine pubblico". Il suo compito resta quello di tutelare la salute della persona, indipendentemente dalla condizione giuridica, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi del Codice di deontologia medica. Da qui la richiesta di sostenere i professionisti impegnati nei contesti di frontiera, nei centri di accoglienza e nei luoghi di trattenimento, affinché possano esercitare la propria autonomia professionale senza pressioni improprie e senza ambiguità di ruolo. Con questo documento la Fnomceo conferma la propria posizione a tutela dell'indipendenza dell'atto medico, riaffermando che la cura deve rimanere il riferimento esclusivo dell'attività professionale anche nei contesti più complessi, dove le esigenze sanitarie devono restare chiaramente separate da quelle di ordine pubblico.

Negli USA chatbot può rinnovare ricette mediche senza la necessità di un dottore

(da fimmgnotizie.org)   Un chatbot basato sull'intelligenza artificiale che rinnova le prescrizioni mediche senza la necessità di un dottore. Si chiama Doctronic e l'iniziativa ed è una sperimentazione intrapresa dallo Utah, resa possibile da un programma pilota che deroga temporaneamente le leggi dello stato sulle licenze mediche. Come riporta il sito di Abc News, è il primo stato ad adottare questa iniziativa, in generale le normative statali e federali degli Stati Uniti limitano la prescrizione ai soli medici abilitati. Doctronic permette agli utenti di richiedere i farmaci online: il chatbot raccoglie i dati clinici, consulta il database farmaceutico nazionale e processa la domanda. Un medico può sempre intervenire nel corso della procedura. L'implementazione del sistema - riporta la testata - ha registrato l'opposizione del comitato statale per le licenze mediche. Già ad aprile, undici membri del comitato avevano formalmente richiesto l'interruzione per ragioni di sicurezza, segnalando i rischi associati alla prescrizione automatizzata di circa 190 farmaci, inclusi gli anticoagulanti. L'amministrazione statale ha respinto la sospensione e ora il progetto è monitorato da un consiglio operativo composto da esperti di intelligenza artificiale. La procedura ha evidenziato un disallineamento normativo tra le giurisdizioni statali e federali in materia di tecnologie sanitarie. La Food and Drug Administration ha comunicato all'Associated Press di non aver autorizzato alcun chatbot basato sull'intelligenza artificiale ma di voler incoraggiare l'innovazione. Associazioni di categoria, inclusa l'American Medical Association, hanno richiesto che le applicazioni di intelligenza artificiale in ambito clinico siano assoggettate ai medesimi standard di verifica e sicurezza dei professionisti sanitari.

Enpam: oltre 600 borse per figli e orfani di medici e odontoiatri

(da enpam.it)    Enpam ha aperto le domande per oltre 600 borse di studio per orfani e figli dei medici e degli odontoiatri. L’Ente di previdenza e assistenza ha finanziato sussidi, per i quali sono previsti requisiti di merito e di reddito, che formano uno stanziamento complessivo di circa 2,4 milioni di euro.  Il bando appena pubblicato, stanzia un totale di 635 borse di studio. Di queste, 335 sono rivolte agli orfani di medici e odontoiatri, per accompagnarli dalla scuola primaria all’università. Altre 300 borse di studio sono per i figli degli iscritti attivi – inclusi i pensionati – che fanno libera professione e versano la Quota B.  Nei prossimi giorni è prevista la pubblicazione di un altro bando, rivolto agli studenti universitari che frequentano un collegio d’eccellenza.  I sussidi sono accessibili attraverso i nuovi bandi 2026 (https://www.enpam.it/comefareper/chiedere-un-aiuto-economico/borse-di-studio/) AGLI ORFANI FINO A 4.650 EURO IN UN ANNO Il bando per i sussidi di studio per gli orfani di medici e odontoiatri ha stanziato 295 borse di studio.  Di queste, 50 borse da 600 euro sono riservate agli scolari che nell’anno scolastico 2025/2026 hanno frequentato con profitto la scuola primaria.  Altri 40 sussidi da 900 euro sono rivolti a chi ha frequentato la scuola media nell’anno scolastico appena concluso, mentre 60 sussidi da 1.600 euro sono dedicati agli studenti che hanno appena frequentato un anno delle superiori.  Per 25 ragazzi appena diplomati, con un titolo utile per l’iscrizione all’università, è invece prevista una borsa di 2.100 euro, che diventa di 3.150 euro per chi è uscito con il massimo dei voti. Lo stesso meccanismo di premialità è previsto per gli universitari: in 120 avranno un sussidio da 3.100 euro, che sarà aumentato fino a 4.650 euro per chi si è laureato con 110 e lode.   Il bando prevede requisiti di reddito, che sono più favorevoli all’aumentare del numero di componenti del nucleo familiare del richiedente e nel caso siano presenti familiari con invalidità.  Le domande per le borse di studio possono essere trasmesse all’Enpam fino al 29 ottobre, esclusivamente con la procedura online tramite l’area riservata dal sito www.enpam.it. LA RETTA ONAOSI LA PAGA ENPAM Come ogni anno, l’Enpam stanzia anche 40 borse di studio per il pagamento delle rette Onaosi. I sussidi sono finalizzati alla copertura dei costi per frequentare il convitto di Perugia – per gli studenti delle scuole medie e superiori – e i collegi e i centri formativi universitari di Perugia, Padova, Bologna, Torino, Pavia, Napoli e Messina.   La domanda può essere inoltrata fino al 31 agosto, inviando il modulo presente sul sito dell’Enpam, sia alla Fondazione, tramite posta elettronica certificata, sia alla sede Onaosi di Perugia, per posta.

Diagnosi complesse: la comunicazione clinica diventa parte integrante del percorso di cura

(da DottNet)    La comunicazione di una diagnosi complessa costituisce uno dei momenti più delicati dell'assistenza sanitaria. Informare un paziente della presenza di una patologia oncologica, di una malattia rara o di una condizione cronica ad alto impatto richiede competenze che vanno oltre la trasmissione di dati clinici, coinvolgendo aspetti relazionali, emotivi ed etici.  Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), una comunicazione efficace rappresenta un elemento fondamentale dell'assistenza centrata sulla persona. La comprensione delle informazioni ricevute influisce infatti sulla capacità del paziente di partecipare alle decisioni terapeutiche e di orientarsi all'interno del percorso assistenziale. Le principali società scientifiche internazionali sottolineano l'importanza di adottare un approccio strutturato nella comunicazione delle cosiddette “bad news”, ovvero informazioni che modificano in modo significativo le aspettative di vita o lo stato di salute dell'individuo. Tra le raccomandazioni più diffuse figurano la preparazione del colloquio, la valutazione delle conoscenze pregresse del paziente, l'utilizzo di un linguaggio chiaro e la verifica della corretta comprensione dei contenuti comunicati. Le evidenze pubblicate in letteratura indicano che una comunicazione inadeguata può generare confusione, sfiducia e difficoltà nell'adesione ai trattamenti. Al contrario, un confronto trasparente e personalizzato favorisce una maggiore partecipazione alle decisioni cliniche e contribuisce a migliorare la soddisfazione del paziente e dei caregiver.  Particolare attenzione viene dedicata al concetto di decisione condivisa, promosso da organismi come l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dalla Commissione europea. Questo modello prevede il coinvolgimento attivo del paziente nella valutazione delle opzioni terapeutiche, tenendo conto non solo delle evidenze scientifiche disponibili, ma anche delle preferenze individuali e del contesto di vita della persona. Anche la dimensione emotiva assume un ruolo rilevante. Le linee guida internazionali raccomandano ai professionisti sanitari di riconoscere le reazioni psicologiche associate alla diagnosi, offrendo tempo adeguato per l'elaborazione delle informazioni e garantendo, quando necessario, il supporto di figure specialistiche dedicate.  Con l'aumento delle patologie croniche e l'evoluzione della medicina personalizzata, la comunicazione della diagnosi sta assumendo una funzione sempre più strategica. Non si tratta soltanto di trasferire informazioni cliniche, ma di costruire le condizioni affinché il paziente possa comprendere la propria situazione, partecipare consapevolmente alle scelte terapeutiche e affrontare il percorso di cura con strumenti adeguati