Confini professionali: perché il dibattito è destinato a continuare

(da DottNet)  Il confronto sui confini delle professioni sanitarie difficilmente si esaurirà nel breve periodo. L'invecchiamento della popolazione, la crescente prevalenza delle patologie croniche, la riorganizzazione dell'assistenza territoriale e l'evoluzione delle competenze professionali continueranno a porre nuove domande sull'organizzazione dei percorsi di cura. Più che individuare vincitori o vinti, il dibattito non potrà fare altro che riguardare il modo in cui professionisti diversi possano contribuire alla presa in carico del paziente cercando di mantenere chiari ruoli, responsabilità e modalità di collaborazione. Dalla ridefinizione delle competenze alle nuove esigenze del sistema Negli ultimi anni il legislatore ha accompagnato un progressivo ampliamento dell'autonomia riconosciuta a diverse professioni sanitarie. Parallelamente, il Servizio sanitario nazionale è chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi, che richiedono un maggiore coinvolgimento del territorio e una gestione multidisciplinare dei pazienti.  In questo scenario - su cui grava anche la carenza di medici e di risorse da destinare alla sanità nel suo complesso - il dibattito non riguarda soltanto le attribuzioni delle singole professioni, ma anche la capacità del sistema di costruire percorsi assistenziali nei quali ciascun operatore possa esercitare le proprie competenze in modo coordinato con gli altri professionisti coinvolti. Le risposte non possono essere uguali per tutti Le questioni affrontate nel dossier dimostrano come non esista un'unica soluzione applicabile a tutti gli ambiti. Il confronto sul ruolo della farmacia dei servizi presenta caratteristiche diverse rispetto a quello sull'Infermiere di famiglia e di comunità. Analogamente, i rapporti tra medico e fisioterapista, tra medico e biologo nutrizionista o tra ostetrica e ginecologo rispondono a esigenze organizzative e professionali differenti.  Pur nelle loro specificità, questi esempi mostrano un elemento comune: ogni evoluzione richiede una definizione chiara delle competenze, dei momenti di collaborazione e delle responsabilità connesse alle decisioni che incidono sul percorso del paziente. Il confronto riguarda soprattutto l'organizzazione delle cure Ridurre il dibattito a una redistribuzione di attività tra categorie professionali rischia di semplificare un tema molto più articolato. La crescita dell'autonomia delle professioni sanitarie impone infatti di ripensare anche gli strumenti di comunicazione tra operatori, la condivisione delle informazioni cliniche e le modalità con cui viene garantita la continuità della presa in carico.  La qualità dell'assistenza dipende sempre più dalla capacità di integrare competenze diverse all'interno di percorsi organizzativi coerenti, evitando sia sovrapposizioni sia vuoti decisionali. Un confronto destinato ad accompagnare l'evoluzione del SSN Il dibattito sui confini professionali è destinato a evolversi insieme al Servizio sanitario nazionale. Le trasformazioni demografiche, epidemiologiche e organizzative renderanno sempre più frequente il coinvolgimento di professionisti diversi nella gestione dello stesso paziente.  In questo contesto, il tema centrale non sarà tanto stabilire quali competenze possano essere ampliate, quanto individuare modelli di collaborazione che garantiscano appropriatezza, continuità assistenziale e responsabilità chiaramente definite. È su questo terreno che il confronto tra le professioni sanitarie è destinato a proseguire nei prossimi anni.  

AI Act, nuovi obblighi per i sanitari: formazione IA nell’ECM

(da Doctor33)   La formazione sull’intelligenza artificiale sarà inserita obbligatoriamente nel programma di Educazione continua in medicina. Lo prevede uno dei due decreti legislativi approvati in esame definitivo dal Consiglio dei ministri del 4 agosto 2026 per adeguare la normativa italiana all’AI Act europeo.   Il provvedimento disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale nella sanità, nelle professioni, nel lavoro, nella formazione e nella Pubblica amministrazione. Il comunicato del Governo non precisa ancora tempi, numero di crediti, modalità di accreditamento dei corsi o categorie professionali interessate dalle singole attività formative. I decreti attuano il regolamento (UE) 2024/1689, entrato in vigore il 1° agosto 2024 e applicabile, per la maggior parte delle disposizioni, dal 2 agosto 2026. Dalla stessa data sono diventati operativi anche gli obblighi europei di trasparenza previsti per determinati sistemi di intelligenza artificiale. Questi comprendono l’informazione alle persone che interagiscono direttamente con un sistema di IA e la riconoscibilità, nei casi previsti, di contenuti generati o manipolati artificialmente.  Il decreto italiano definisce inoltre la governance nazionale. L’Agenzia per l’Italia digitale assume il ruolo di autorità di notifica, mentre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale svolge le funzioni di autorità di vigilanza del mercato. Sono previste competenze specifiche anche per il Garante per la protezione dei dati personali e, nei rispettivi settori, per Banca d’Italia, Consob e Ivass. Il quadro sanzionatorio sarà graduato e proporzionato. Il decreto prevede limiti massimi inferiori a quelli stabiliti dal regolamento europeo e ammette misure non pecuniarie per le violazioni considerate meno offensive. L’entrata in vigore delle sanzioni resta collegata all’effettiva applicazione dei corrispondenti obblighi e divieti europei.  Il Consiglio dei ministri ha approvato anche un secondo decreto dedicato all’impiego dell’IA nelle attività di polizia e alla responsabilità civile e penale. Il testo conferma il principio della sorveglianza umana: le decisioni restano affidate all’operatore e non possono produrre effetti giuridici negativi sulla sola base di un’elaborazione automatizzata. Per i sistemi ad alto rischio, il decreto introduce inoltre una specifica responsabilità per l’utilizzatore professionale che ometta intenzionalmente le misure di sorveglianza umana. È previsto anche l’accesso alla documentazione tecnica del sistema da parte della persona danneggiata.   Le disposizioni approvate definiscono il quadro nazionale, ma per conoscere l’applicazione concreta dell’obbligo formativo nell’ECM saranno necessari il testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale e gli eventuali provvedimenti attuativi.