Rapporto OsMed 2018: il consumo di farmaci in Italia

(da http://www.agenziafarmaco.gov.it)  Secondo i dati pubblicati nell’ultimo Rapporto Osmed, nel 2018 in Italia sono state consumate complessivamente 1.571,5 dosi di medicinali al giorno ogni 1000 abitanti, il 72,3% delle quali erogate a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), mentre il restante 27,3% è relativo a dosi di medicinali acquistate dal cittadino (acquisto privato di classe A, classe C con ricetta e automedicazione).   Per quanto riguarda l’assistenza territoriale pubblica e privata, sono state erogate quasi 2 miliardi di confezioni di farmaci, in riduzione del -2,5% rispetto all’anno precedente. I farmaci per il sistema cardiovascolare si confermano al primo posto per consumi (487,4 DDD/1000 abitanti die) e rappresentano la seconda categoria terapeutica a maggior spesa farmaceutica pubblica per il 2018 (3.241 milioni di euro), con una spesa pro capite SSN pari a 53,6 euro. I farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo rappresentano invece la seconda categoria in termini di consumi (181,8 DDD/1000 abitanti die) e la quarta in termini di spesa farmaceutica pubblica (2.835 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 46,9 euro, in aumento del +3,2% rispetto all’anno precedente.   Al terzo posto in termini di consumo seguono i farmaci del sangue e organi emopoietici (129,9 DDD/1000 abitanti die), al quinto in termini di spesa farmaceutica pubblica (2.082 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 34,4 euro.   I farmaci del sistema nervoso centrale si posizionano al quarto posto in termini di consumi (89,4 DDD/1000 abitanti die) e al sesto in termini di spesa farmaceutica pubblica complessiva (1.782 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 29,5 euro.  Al quinto posto in termini di consumi seguono i farmaci dell’apparato respiratorio (43,6 DDD/1000 abitanti die), al settimo in termini di spesa farmaceutica pubblica (1.166 milioni di euro). La spesa pro capite SSN è stata pari a 19,3 euro, in aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente.    Per maggiori informazioni, vai al LINK   https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/rapporto-osmed-20-1

ATTENZIONE!!!!!!! AVVISI VIA PEC CON RICHIESTE DI PAGAMENTO

Su segnalazione di alcuni Colleghi siamo venuti a conoscenza dell’invio tramite PEC di assurde richieste di pagamento da parte di svariati enti che in realtà potrebbero contenere virus informatici. Si consiglia la massima attenzione e nel dubbio di non aprire gli allegati ed eliminare il messaggio PEC.

La differenza tra tariffa e compenso e quando pretendere quello equo serve per tutelare la professione

(da Odontoiatria33)   Tra i temi di stretta attualità su cui il Governo (o parte di esso) dice di voler intervenire -comunque lo annuncia- c’è quello del salario minimo. Che è di fatto la copia dell’annuncio dell’aprile scorso a favore dell’equo compenso.   Ad aprile l’obbiettivo tutela era verso i liberi professionisti (non tutti ma ne parleremo più avanti), con il nuovo annuncio ora si dice di voler tutelare i lavoratori dipendenti.  “Esamineremo quanto prima la norma sull’equo compenso, partendo dall’aggiornamento dei parametri giudiziali fino a un compenso dignitoso per tutti i professionisti”, diceva ad aprile il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio al presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, durante un colloquio svoltosi a Palazzo Chigi, a margine del lancio della petizione di Confprofessioni e di altre sigle del lavoro autonomo (tra cui ANDI), per chiedere l’immediata attuazione della norma sull’equo compenso.  

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Agopuntura negli acufeni ?

(da Fimmg.org)   Gli studi riguardanti l’agopuntura negli acufeni sono limitati. I ricercatori di Taiwan hanno impostato una revisione retrospettiva dei dati di 107 pazienti con acufene idiopatico soggettivo, sottoposti ad agopuntura tra il maggio 2012 e l’agosto 2017. Sono stati registrati e analizzati dati demografici dei pazienti, caratteristiche dell'acufene, malattie associate, audiogrammi, sessioni di agopuntura e i punti terapeutici. Una scala analogica visiva (VAS loudness) è stata utilizzata per misurare il volume dell'acufene e la scala Clinical Global Impression-Improvement (CGI-I) è stata utilizzata per valutare la sofferenza dei pazienti. La combinazione di punti terapeutici e numero di sedute di agopuntura ha raggiunto differenze statisticamente significative. Analizzando ulteriormente questi due fattori, la combinazione di agopuntura periauricolare e distale da 17 a 24 sedute, ha contribuito a un risultato considerevolmente migliore. Questo risultato potrebbe servire come riferimento agli agopuntori clinici per utilizzare l’agopuntura nel trattamento degli acufeni.

(Tung-Yi Lin et al. Evid Based Complement Alternat Med. 2019; 2019: 1318639.)

Certificati medici sportivi: sanzionati cento camici bianchi

(da DottNet)   La legge c'è ed è anche molto rigida. Così come lo sono i controlli da parte dei Nas. Nel mirino i certificati sportivi compilati non dai medici di base o da medici sportivi  (come vuole la legge) ma da ginecologi, otorini, dentisti, oculisti, ortopedici e psichiatri. Documenti stilati, forse, in amicizia per risparmiare le poche decine di euro che servono per le attestazioni di idoneità non agonistica e che sono obbligatorie per i tesserati degli enti di promozione sportiva.  I controlli dei Nas, durati quasi un anno, hanno portato a sanzionare amministrativamente cento medici tra Firenze (60) e Prato (40), come riporta il quotidiano La Nazione.  Multe salate: duemila euro a dottore che saranno riscossi dai Comuni. A breve partiranno le segnalazioni ai rispettivi Ordini. Gli accertamenti dei militari sono stati svolti in associazioni dilettantistiche partendo dagli elenchi degli iscritti all’Uisp. Le discipline interessate sono state le più svariate: calcio, nuoto, danza, arti marziali, pattinaggio, pallavolo, basket. E le irregolarità riscontrate sono state tante. I controlli a campione sono partiti nell’ambito di una campagna ministeriale a tutela della salute degli atleti a cui si è aggiunto un esposto anonimo arrivato alla procura di Prato dopo la morte sul campo di un calciatore amatoriale che partecipava a un torneo di dilettanti senza avere il certificato. La procura ha incaricato i Nas di eseguire verifiche. E così sono saltate fuori le grane.    In una palestra di arti marziali, ad esempio, 500 bambini sono stati rimandati a casa con le tessere sospese perché privi dell’idoneità. In un’altra palestra a Firenze, gli atleti sono stati spediti a uno a uno negli spogliatoi nel momento in cui i carabinieri hanno chiesto loro di mostrare il certificato. Le associazioni sono state sanzionate per 600 euro. Sono scattate, inoltre, cinque denunce penali (due a Firenze e tre a Prato) per falso. I diretti interessati avevano modificato i certificati cancellando col bianchetto il testo della ricetta. Nel mezzo è finito un centro di medicina sportiva di Prato dove i Nas hanno sequestrato 200 cartelle cliniche per l’agonismo. Nel 96% dei casi, sembra, che le attestazioni siano state rilasciate senza l’indispensabile esame delle urine. Il titolare è stato denunciato. Il dato più eloquente è che i medici  hanno continuato a sfornare certificati fasulli nonostante l’Ordine di Firenze li avesse messi in guardia tramite una comunicazione su internet: "Attenzione ai certificati, ci sono i Nas in giro".

Il trapianto fecale non sembra efficace nella sindrome dell’intestino irritabile

(da Univadis)   Messaggi chiave    Le evidenze ricavate da 4 studi randomizzati controllati suggeriscono che il trapianto fecale (fecal microbiota transplantation, FMT) non migliora i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile (irritable bowel syndrome, IBS).  Sono necessari altri studi per spiegare le discrepanze di efficacia osservate nei vari studi che potrebbero dipendere dalla via di somministrazione, dalla frequenza dell’FMT e dal tipo di placebo.

Descrizione dello studio    Una revisione sistematica della letteratura ha permesso di identificare 4 studi randomizzati controllati in cui è stata confrontata l’efficacia dell’FMT contro placebo (soli eccipienti o FMT autologo) in pazienti con IBS. L’esito primario della metanalisi era il miglioramento complessivo nei sintomi dell’IBS a 12 settimane.  Fonte di finanziamento: National Institutes of Health.

Risultati principali    Gli studi analizzati, pubblicati nel 2017 (n=1) e nel 2018 (n=3) avevano interessato complessivamente 254 pazienti.  Non è stata osservata nessuna differenza nel miglioramento dei sintomi tra FMT e placebo (RR 0,93; IC 95% 0,48-1,79).  L’eterogeneità tra gli studi era significativa (I2 79%).  L’analisi dei sottogruppi ha mostrato un possibile beneficio dell’FMT in singola dose somministrata mediante colonscopia e sondino naso-digiunale rispetto all’FMT autologo (number needed to treat [NNT] 5; RR 1,59; IC 95% 1,06-2,39; I2 5,0%) e un potenziale danno dell’FMT in capsule multi-dose rispetto alla capsula con i soli eccipienti (number needed to harm [NNH] 3; RR 0,54; IC 95%0,34-0,85; I2 13%).   La risposta al placebo era 33,7% negli studi con FMT non-orale e 67,8% negli studi con FMT in capsule.  La qualità delle prove era molto bassa.

Limiti dello studio   Gli studi inclusi nella metanalisi erano pochi e avevano coinvolto pochi pazienti.  Non si può escludere un bias di pubblicazione.

Perché è importante    Una disbiosi intestinale potrebbe contribuire alla patogenesi della sindrome dell’intestino irritabile. Sulla base di alcuni studi osservazionali, l’FMT è stato proposto come terapia per l’IBS.   Questa è la prima metanalisi ad analizzare gli studi randomizzati controllati su FMT e IBS.  L’FMT in singola dose non-orale sembra la metodologia più promettente.

(Xu D, Chen VL, et al. Efficacy of fecal microbiota transplantation in irritable bowel syndrome: a systematic review and meta-analysis. Am J Gastroenterol. 2019;114:1043–1050.  doi:10.14309/ajg.0000000000000198)

In assenza di prova dei danni subiti, la mancata informazione non giustifica il risarcimento

(da Doctor33)   Ove si alleghi la violazione dell'obbligo di informazione da parte del medico, si ha l'onere di provare che, ove l'informazione fosse stata fornita, il paziente avrebbe rifiutato il trattamento sanitario. Tali conclusioni si collocano nella scia degli orientamenti ermeneutici delle note Sentenze di San Martino (Cass. Civ., SS.UU., del 11 Novembre 2008 nn. 26972/3/4/5) che qualificano il danno non patrimoniale quale "conseguenza" e non quale evento; quindi, non è sufficiente, a fini risarcitori, la mera violazione del consenso, ma occorre anche la prova del danno subito dal paziente che non può più essere individuato in re ipsa nella mera violazione dell'interesse leso, in quanto il danno, quale componente dell'illecito, è una conseguenza meramente eventuale dell'evento lesivo, potendo anche configurarsi illeciti non produttivi di danni.  In sostanza, seppure in caso di mancata informazione in astratto sussiste sempre l'illecito, in base al diritto a scegliere in ordine alla propria esistenza, tuttavia se manca il pregiudizio in concreto non sussistono i presupposti per il risarcimento del danno. (avv. Ennio Grassini www.dirittosanitario.net)

Gli Odontoiatri italiani al Ministro Grillo: “la laurea in Odontoiatria abbia valenza specialistica”

(da Odontoiatria33)   Riconoscere, per legge, una valenza specialistica alla Laurea in Odontoiatria, in modo che i laureati possano partecipare ai concorsi per i ruoli dirigenziali di competenza nel Servizio Sanitario Nazionale, senza doversi ulteriormente specializzare. A chiederlo, in maniera unitaria, le componenti ordinistica e associativa dell’Odontoiatria italiana.   La necessità di un intervento normativo era infatti stata anticipata ieri dal presidente della CAO nazionale, Raffaele Iandolo, durante l’incontro della FNOMCeO (vedi foto) con il Ministro Giulia Grillo e, venerdì scorso, in una nota congiunta, dal segretario del Sumai -Assoprof, il sindacato che riunisce i medici della specialistica ambulatoriale, Antonio Magi, e dal presidente ANDI Carlo Ghirlanda.  

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Il 58% delle nuove medicine non è più efficace di quelle vecchie

(da DottNet)   Oltre metà dei farmaci introdotti sul mercato in Germania negli ultimi anni, quasi tutti approvati dall'autorità europea, non hanno prove di maggiori benefici per i pazienti rispetto alle terapie 'vecchie'. Lo afferma uno studio dell'agenzia tedesca IQWiG (Institute for Quality and Efficiency in Health Care), secondo cui le regole usate per l'approvazione andrebbero cambiate.  I ricercatori hanno valutato 216 farmaci che sono entrati sul mercato tra il 2011 e il 2017. Solo per 54 di queste, scrivono gli autori, ci sono prove evidenti di maggiori benefici rispetto alle terapie tradizionali, mentre in 35 casi il beneficio è risultato maggiore ma di poco o non quantificabile. Per 125 farmaci, il 58%, non ci sono invece prove di maggiori benefici.  In particolare i farmaci neurologici o psichiatrici sono migliori dei precedenti solo in un caso su 18, mentre quelli per il diabete in 4 su 24. "Gli enti regolatori dovrebbero diventare meno tolleranti sui programmi di sviluppo accelerato dei farmaci - concludono -, e invece chiedere prove robuste da test clinici di lungo termine e sufficientemente grandi per provare sicurezza ed efficacia. Le decisioni sul rimborso e sul prezzo dovrebbero evitare inoltre di incentivare benefici marginali o basati su evidenze incerte per i pazienti".