Italia: primato di longevità, ma…

(da M.D.Digital)   L’Italia si conferma uno dei Paesi più longevi dell’Unione europea, con un’aspettativa di vita che nel 2024 ha raggiunto gli 84,1 anni, superando di sei mesi i livelli pre-pandemia. Questo successo è frutto di un sistema che eccelle nella prevenzione delle morti premature e che vanta i tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche più bassi dell’Ue, grazie proprio alla forza storica della sua assistenza primaria. Tuttavia, i dati Ocse 2025 mettono in guardia: il pilastro della Medicina generale (Mg) sta vacillando sotto il peso di una crisi strutturale senza precedenti. Fotografia della Medicina generale: numeri e criticità L'attuale scenario della Mg in Italia mostra una contrazione preoccupante: mentre la densità totale dei medici è cresciuta, quella dei Medici di medicina generale (Mmg) è diminuita del 13% nell'ultimo decennio. Questa riduzione ha generato una pressione assistenziale critica, con il 52% dei Mmg che nel 2023 assisteva oltre 1.500 pazienti, superando il limite massimo previsto dal contratto collettivo. La carenza non è uniforme sul territorio, ma colpisce con estrema durezza il Nord: nella sola Lombardia, per rientrare nei parametri di un rapporto sostenibile (1.350 pazienti per medico), servirebbe un incremento del 20% del personale. A livello nazionale, il deficit stimato oscilla tra i 2.910 e i 5.897 medici di base. A peggiorare il quadro è il profilo anagrafico della categoria: il 68% dei Mmg in attività si è laureato più di 27 anni fa, una quota che sale al 75% nelle regioni meridionali, prefigurando un'ondata di pensionamenti che colpirà duramente soprattutto Campania, Puglia e Sicilia nei prossimi cinque anni. Le sfide per il futuro dei Mmg Il documento Ocse individua chiaramente le sfide che la professione deve affrontare per non soccombere: Disincentivi formativi e professionali. La formazione dei Mmg, storicamente gestita a livello regionale ed extra-universitario, offre borse di studio inferiori del 50% rispetto alle specializzazioni universitarie. Questo ha creato un "effetto sostituzione", spingendo i giovani laureati verso altre carriere. Carico amministrativo e mancanza di integrazione. L'alto carico di pratiche burocratiche limita drasticamente il tempo dedicato alla clinica. Inoltre, la carenza di personale infermieristico (inferiore del 20% alla media Ue) impedisce la transizione verso modelli di assistenza integrata più efficaci. Equivalenza formale. Una sfida cruciale è il riconoscimento del diploma di Mmg come scuola di specializzazione universitaria. Le riforme legislative in corso mirano a risolvere questa lacuna, garantendo una retribuzione adeguata ai tirocinanti e una maggiore integrazione nei servizi locali. Digitalizzazione e competenze. Nonostante gli investimenti del Pnrr per strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico (Fse 2.0), la telemedicina rimane frammentata e condizionata da un persistente divario regionale e da una scarsa alfabetizzazione digitale sia dei pazienti che di parte del personale. Un sistema a due velocità Se da un lato l'Italia brilla per l'efficacia delle cure ospedaliere (finanziate al 96% dallo Stato), dall'altro il cittadino è costretto a una spesa privata (out-of-pocket) elevata per la specialistica ambulatoriale e l'odontoiatria, spesso a causa delle lunghe liste d'attesa. Nel 2023, oltre il 7% della popolazione ha rinunciato a cure necessarie principalmente per i tempi di attesa. In conclusione, la sfida per i Mmg e per il decisore politico è garantire che la Medicina generale torni a essere una scelta attrattiva per i giovani medici. Senza un intervento deciso su organici e modelli organizzativi, il primato di longevità dell'Italia rischia di essere messo a repentaglio da un'assistenza territoriale sempre più sguarnita e affaticata.  

Pillon: «L’AI non va acquistata e messa lì, ma usata per ripensare i processi»

Pillon: «L’AI non va acquistata e messa lì, ma usata per ripensare i processi» Governance, competenze manageriali, redesign dei processi e nuove responsabilità organizzative: secondo Sergio Pillon, vicepresidente di Associazione Italiana Sanità Digitale e Telemedicina (Aisdet), sono questi i fattori chiave per rendere l’intelligenza artificiale una leva concreta di trasformazione, oltre la logica dei progetti pilota.   Leggi L'articolo completo al LINK  

PROCLAMATI I PRIMI MEDICI CHIRURGHI FORMATI AL CAMPUS DI FORLÌ

Lunedì 11 maggio, presso l’Aula Campostrino di Forlì, si è tenuta la sessione di laurea che ha visto la proclamazione dei primi Medici Chirurghi formatisi presso il Campus. La discussione delle tesi ha avuto inizio alle ore 9.00 ed è proseguita per l’intera giornata con due commissioni di laurea formate da professori dell’Università e, in base alla nota 9758/2020 del MUR, da un rappresentante dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Forlì-Cesena, il Presidente Dott. Michele Gaudio in quella della mattina e il Vice Presidente Dott. Gian Galeazzo Pascucci in quella del pomeriggio. In totale sono 27 i candidati che hanno portato a termine il percorso magistrale a ciclo unico. Il primo studente a discutere la tesi è stato il forlivese Francesco Di Lorenzo, che fu anche il primo iscritto in assoluto all'attivazione del corso. All’apertura dell’evento hanno partecipato per i saluti istituzionali: Michele De Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Emanuele Menegatti, Presidente del Campus di Forlì, Gian Luca Zattini, Sindaco di Forlì, Gaetano La Manna, Direttore Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Francesca Bravi, Direttrice sanitaria AUSL Romagna, Gianfranco Brunelli, Vicepresidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. A fare gli onori di casa è stato il Coordinatore del corso di laurea in Medicina e Chirurgia di Forlì, Prof. Franco Stella. Attivato nell’anno accademico 2020/2021 con 95 studenti, il corso di Medicina e Chirurgia di Forlì ha rappresentato un significativo ampliamento dell’offerta formativa dell’Università di Bologna nel campus romagnolo. Fin dai primi anni, il corso si è distinto per l’elevata attrattività, richiamando studenti provenienti principalmente dal territorio e da diverse regioni italiane, con risultati di accesso particolarmente qualificati nelle graduatorie nazionali e con ottimi risultati di percorso. Ad oggi, il corso conta 180 iscritti all’anno per un totale di 710 iscritti distribuiti sui sei anni di corso. Il progetto è frutto di una sinergia tra l’Ateneo, la Regione, l’AUSL Romagna e numerosi partner locali. Fondamentale il supporto della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, del Comune di Forlì e di Ser.In.Ar., insieme ai contributi di privati e realtà associative come lo IOR e GVM Care & Research. Il percorso formativo si distingue per gli ottimi risultati ottenuti dagli studenti e per un modello didattico fortemente integrato tra lezioni frontali, attività laboratoriali e pratica clinica. L’attività didattica si svolge tra il Teaching Hub del Campus e le strutture dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, consentendo agli studenti di entrare fin dai primi anni in contatto con l’ambiente ospedaliero e con le diverse realtà assistenziali. Particolare valore aggiunto del corso è rappresentato dall’ampia rete di tirocini curriculari garantita grazie all’AUSL Romagna, che permette agli studenti di svolgere esperienze formative in numerosi contesti clinici e specialistici dell’intero territorio romagnolo, integrando la formazione teorica con un’intensa attività pratica sul campo.