Ecm, verifica crediti e copertura assicurativa: cosa controllare

(da Doctor33)   Con la chiusura del triennio di formazione continua 2023-2025, i medici sono chiamati a verificare la propria posizione in materia di crediti ECM e le conseguenze sulla validità delle polizze di responsabilità civile professionale, a illustrarlo un approfondimento del Sole 24 Ore.

Il termine per il raggiungimento dei 150 crediti ECM previsti per il triennio è scaduto il 31 dicembre 2025. Per controllare il rispetto dell’obbligo formativo individuale, i professionisti possono accedere alla propria area riservata sul portale Co.Ge.A.P.S., (https://application.cogeaps.it/login) tramite identità digitale.

Nel triennio 2023-2025 ogni medico e odontoiatra deve aver maturato, in qualità di discente, almeno il 40% del proprio fabbisogno formativo triennale, che può essere inferiore ai 150 crediti in presenza di bonus o riduzioni. La quota residua del 60% può essere acquisita anche attraverso attività di docenza, tutoraggio, moderazione, responsabilità scientifica negli eventi ECM o tramite formazione individuale.

Un aspetto rilevante riguarda il collegamento tra formazione e copertura assicurativa. Dal triennio appena concluso, è necessario aver conseguito almeno il 70% dei crediti ECM, pari a circa 105 crediti, affinché le polizze di responsabilità civile professionale risultino efficaci. Il mancato raggiungimento di questa soglia comporta l’inefficacia della copertura assicurativa, trasformando l’ECM da requisito deontologico a condizione operativa per la tutela professionale.

In Italia l’educazione continua in medicina costituisce un obbligo legale e deontologico per tutta la durata dell’attività professionale, a partire dall’anno successivo all’iscrizione all’Albo. L’obbligo formativo è previsto anche in altri Paesi europei, ma solo in Italia e in Francia sono contemplate sanzioni in caso di inadempienza, anche se, secondo quanto riportato dal quotidiano economico, tali sanzioni non risultano ad oggi applicate in modo sistematico.

Il mancato conseguimento dei crediti può inoltre esporre il professionista a provvedimenti disciplinari da parte dell’Ordine di appartenenza, inclusa la sospensione. Per questo motivo viene raccomandata la verifica puntuale della propria posizione formativa e l’eventuale attivazione delle procedure necessarie per l’aggiornamento dei dati registrati.

Intelligenza artificiale in sanità, al via la sperimentazione nazionale con Agenas

(da DottNet)   L’intelligenza artificiale in sanità entra in una nuova fase operativa. È stato infatti approvato l’accordo con Agenas che avvia la sperimentazione nazionale di piattaforme di IA a supporto delle attività di diagnosi, cura e prevenzione nell’assistenza primaria. Il progetto coinvolgerà almeno 1.500 medici di medicina generale su scala nazionale e rientra nel PNRR, Missione 6 Salute, sub-investimento 1.2.2.4.  L’obiettivo non è quello di introdurre singoli strumenti tecnologici, ma accompagnare una trasformazione dell’ecosistema sanitario, sempre più orientato al digitale, attraverso l’integrazione dei dati e perseguendo il fine di giungere quanto più prossimi alla medicina personalizzata.

Intelligenza artificiale sanità: dalla tecnologia al sistema

La sperimentazione punta a utilizzare l’IA come strumento di supporto decisionale e non sostitutivo del ruolo clinico del medico. Le piattaforme saranno impiegate per rafforzare la capacità di presa in carico, migliorare l’appropriatezza dei percorsi di cura e rendere più tempestivi gli interventi, soprattutto nella gestione delle cronicità.  Il progetto si articola in tre fasi: analisi e progettazione della piattaforma, sperimentazione sul campo e successiva gestione e manutenzione. L’avvio è previsto per gennaio 2026, con una durata iniziale di un anno.

Dalla diagnosi alla prevenzione: i casi d’uso

Nel concreto, l’intelligenza artificiale in sanità sarà applicata a tre ambiti chiave dell’assistenza primaria. Il primo riguarda l’inquadramento diagnostico di base, con un supporto al medico nella valutazione iniziale e nell’individuazione del percorso di cura più appropriato. Il secondo ambito è la gestione della cronicità, attraverso strumenti di monitoraggio e rivalutazione dei pazienti con patologie croniche note. Il terzo riguarda la prevenzione e la promozione della salute, con il supporto alle attività informative e di counselling rivolte ai cittadini.

Formazione e adesione volontaria dei medici

I medici di medicina generale saranno coinvolti su base volontaria, secondo criteri di inclusione definiti da Agenas. È prevista un’attività strutturata di formazione iniziale e continua, un elemento essenziale per garantire un utilizzo consapevole e appropriato delle tecnologie.   L’accordo rappresenta un passaggio rilevante non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello culturale e organizzativo: l’intelligenza artificiale in sanità viene quindi sperimentata all’interno di un percorso governato a livello nazionale, con l’obiettivo di accompagnare l’evoluzione dell’assistenza primaria verso il modello digitale, destinato a diventare lo standard per l’assistenza ai bisogni dei cittadini.

RENTRI, la Manovra esclude l’obbligo per i medici e gli odontoiatri liberi professionisti e i medici convenzionati

(da Odontoiatria33)     Saranno esclusi dall’obbligo di iscrizione al RENTRI, il Registro elettronico nazionale di tracciabilità dei rifiuti, i Medici e gli Odontoiatri liberi professionisti e i Medici convenzionati, tra cui i Medici di famiglia.A prevederlo, il testo bollinato della Manovra 2026, così come emendato per intervento del Gruppo Autonomie, testo su cui il Governo ha posto la questione di fiducia al Senato.

(vedi anche https://www.ordinemedicifc.it/2026/01/08/comunicazione-n-01-disposizioni-concernenti-lobbligo-di-iscrizione-al-rentri-registro-elettronico-nazionale-per-la-tracciabilita-dei-rifiuti-a-seguito-della-legge-di-bilancio-2026-studi-medi/)

Soddisfazione” viene espressa dal Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, e dal Presidente nazionale della Commissione Albo odontoiatri, Andrea Senna.

Il provvedimento – spiega Senna – va nella direzione auspicata dalla FNOMCeO e dalla CAO nazionale, e allinea finalmente gli obblighi di iscrizione alla piattaforma digitale con le deroghe già previste dal Testo Unico Ambientali, risolvendo un disallineamento normativo che era in atto da anni e prevedendo, per le attività professionali non organizzate in forma di impresa, come gli studi dentistici monoprofessionali, la conservazione dei formulari o dei documenti di conferimento per almeno tre anni”.

Alla mole di burocrazia – conclude Anelli – cui sono sottoposti i medici e gli odontoiatri liberi professionisti e i medici di medicina generale non si aggiunge questa nuova incombenza. La tutela della salute e dell’ambiente restano garantite in quanto l’iscrizione è in capo ai gestori della raccolta e smaltimento dei rifiuti”.

Il Covid resta il 76% più letale dell’influenza

Il Covid resta il 76% più letale dell’influenza

(da DottNet)   Il Covid-19, nonostante le varianti meno dannose degli ultimi anni, i vaccini e le terapie, continua ad essere un virus pericoloso che comporta un rischio di morte di almeno il 76% più alto rispetto all’influenza stagionale. Questo è quanto rilevato dalle conclusioni di uno studio eseguito da ricercatori del Korea University College of Medicine, di Ansan, in Corea del Sud e pubblicato sull”International Journal of Infectious Diseases’.

Confronto tra Covid-19 e influenza stagionale     Lo scopo dei ricercatori era quello di mettere a confronto l’influenza e Covid-19 per capire se la presenza di quest’ultimo in fase endemica, ne avesse rallentato la letalità. Dalle ricerche sono stati evidenziati circa 13 milioni di casi Covid tra l’estate 2022 e la fine del 2023 e circa 3 milioni di casi di influenza stagionale.  Nel complesso i pazienti con Covid presentavano una mortalità a 30 giorni dello 0,20% rispetto allo 0,016% di quelli affetti da influenza: una differenza di 12,5 volte. A giustificare una differenza così elevata sono state soprattutto le diverse caratteristiche dei malati, con i pazienti Covid che avevano un’età media di 20 anni più alta rispetto a quelli affetti da influenza.

Differenze di mortalità e ruolo della vaccinazione    Nonostante la parità di caratteristiche però, la differenza era notevole: i pazienti Covid presentavano una mortalità media del 76% più alta, che era più che doppia in alcune categorie come i pazienti più giovani, quelli ricoverati o con pregresso infarto.   La forbice, invece, si è dimostrata più stretta tra gli anziani. I ricercatori hanno evidenziato che: “Una possibile spiegazione di queste differenze specifiche per età è la strategia vaccinale implementata in Corea.  Dalla stagione invernale 2022-2023, nella vaccinazione contro il Covid-19 è stata data priorità agli anziani e ad altri gruppi ad alto rischio. Ciò potrebbe aver attenuato l’eccesso di mortalità, portando a una differenza minore in questa fascia d’età rispetto a quella tra i giovani adulti”.

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