Telemedicina, Fnomceo a Regioni: rinviare esame del provvedimento. Serve Tavolo congiunto

da Doctor33)    “Erogazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale a distanza – servizi di Telemedicina”: è questo il tema al centro del documento messo a punto dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Un documento che, pur riguardando questioni di pertinenza professionale del medico, tanto da essere oggetto di articoli del Codice di Deontologia, è stato scritto «senza consultare in alcun modo la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo)». Lo afferma il presidente della stessa Fnomceo, Filippo Anelli, che ha quindi scritto una lettera al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e al coordinatore della Commissione Salute, Luigi Icardi. Anelli chiede il rinvio dell’esame del provvedimento, in maniera da poter convocare il tavolo di confronto permanente istituito tra la Fnomceo e la Conferenza delle Regioni.
“Riteniamo che il contributo della Fnomceo, ente di circa 445.000 professionisti, possa essere fondamentale per raggiungere l’obiettivo comune di migliorare la qualità dell’assistenza al cittadino – scrive Anelli -. Si sottolinea che l’art. 78 del Codice di deontologia medica (Tecnologie informatiche) e i relativi indirizzi applicativi facenti parte integrante dello stesso codice trattano questa materia, prevendo che ‘il medico, facendo uso dei sistemi telematici, non può sostituire la visita medica che si sostanzia nella relazione diretta con il paziente, con una relazione esclusivamente virtuale; può invece utilizzare gli strumenti di telemedicina per le attività di rilevazione o monitoraggio a distanza, dei parametri biologici e di sorveglianza clinica’”. «Si rileva inoltre che l’art. 24 dello stesso Codice – prosegue Anelli – recita che “il medico è tenuto a rilasciare alla persona assistita certificazioni relative allo stato di salute che attestino in modo puntuale e diligente i dati anamnestici raccolti e/o i rilievi clinici direttamente constatati od oggettivamente documentati”». È dunque evidente, afferma, che il medico “può e deve rifiutarsi di certificare fatti che non abbia constatato personalmente (“direttamente”) o che non siano supportati da riscontri oggettivi e deve rifiutarsi di certificare fatti che non corrispondano al vero. In conclusione, in considerazione della delicatezza della materia che presenta ricadute rilevanti per i professionisti e i cittadini, chiediamo di rinviare l’esame del provvedimento e di procedere alla convocazione del Tavolo di Lavoro permanente previsto dal protocollo».

I sei tipi distinti di Covid-19 in base ai sintomi

(da DottNet)   Sulla base dei sintomi e della gravità si possono distinguere ‘sei tipi’ di Covid-19, in base ai quali si può prevedere l’andamento della malattia. Lo afferma uno studio, ancora non sottoposto ad una rivista accademica, messo a punto con i dati di un’app in cui i pazienti dovevano inserire i sintomi accusati. I ricercatori hanno analizzato con un algoritmo i dati forniti dalla applicazione, ricavando sei differenti tipologie di pazienti. Il primo è stato denominato ‘simil influenza senza febbre’, caratterizzato oltre che dai sintomi classici influenzali anche dalla perdita del senso del gusto. Il secondo tipo è ‘similinfluenzale con febbre’ e si distingue dal precedente per la presenza di raucedine e perdita di appetito. Poi c’è il Covid ‘gastrointestinale’, che non ha tosse ma ha sintomi come la diarrea. Oltre a queste tipologie ce ne sono poi tre gravi: quella di livello uno, oltre a molti dei sintomi delle altre, è contraddistinta dalla fatica cronica, la seconda dallo stato confusionale e la terza da sintomi gravi respiratori e addominali. Solo l’1,5% dei pazienti del primo tipo ha bisogno del supporto respiratorio, che serve invece al 20% di quelli del gruppo 6. “Questa scoperta ha implicazioni importanti per la terapia e per il monitoraggio delle persone più vulnerabili al Covid-19 – spiega Claire Steves del King’s College di Londra, l’autrice principale – Se si può predire al quinto giorno di malattia di che tipo di paziente si tratta c’è tempo per un supporto precoce, come il monitoraggio dell’ossigeno nel sangue e dei livelli di zuccheri”.

OBBLIGO DI COMUNICAZIONE DEL DOMICILIO DIGITALE.

Si informano gli iscritti che già da anni è divenuto obbligatorio per tutti i professionisti iscritti negli Albi comunicare all’Ordine il proprio domicilio digitale (indirizzo p.e.c.).

Recentemente è entrato in vigore il Decreto Legge n. 76/2020, che all’art. 37 ha stabilito di sanzionare con la sospensione dall’esercizio professionale chi, dopo essere stato diffidato dall’Ordine, si renda inadempiente all’obbligo sopra indicato.

Si invitano tutti gli iscritti che non vi abbiano ancora provveduto a dotarsi quanto prima di un domicilio digitale (indirizzo p.e.c.) ed a darne comunicazione agli uffici, per gli adempimenti previsti dalla legge.

 

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/07/16/20G00096/sg

Nessun legame tra geloni nei bimbi e infezione da covid

(da DottNet)   Non c’è nessuna correlazione tra la comparsa dei geloni nei bambini e l’infezione Coronavirus: lo ha stabilito uno studio effettuato dal Policlinico di Bari e pubblicato sulla rivista scientifica inglese ‘British Journal of Dermatology’. La ricerca ha riguardato la comparsa di lesioni alla pelle tipo “geloni” sui bambini durante l’emergenza Covid-19 e i suoi risultati sono stati considerati assolutamente innovativi. Il fenomeno dei geloni, segnalato dai pediatri di libera scelta durante la pandemia, è apparso del tutto nuovo ed è stato subito oggetti di attenzione. Si era diffusa, infatti, la convinzione che queste lesioni fossero una manifestazione di Covid-19.   A Bari i bambini che presentavano geloni sono stati valutati dal dermatologo e dal pediatra infettivologo dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII. Il gruppo di lavoro, guidato dal direttore del reparto Malattie Infettive, Desirèe Caselli, e dall’igienista nonché Responsabile del Laboratorio Epidemiologia molecolare e sanità pubblica del Policlinico di Bari, Maria Chironna, ha preparato un progetto di ricerca, approvato dal Comitato Etico. In collaborazione con i pediatri di libera scelta, guidati dal dottor Luigi Nigri, sono stati esaminati 38 bambini e ragazzi con queste alterazioni della pelle e sottoposti alla ricerca del virus SARS-Cov-2 mediante tampone naso faringeo, e di anticorpi specifici su campione di sangue. I risultati, ottenuti nel giro di pochi giorni, dicono che in tutti i casi il tampone è risultato negativo e non si sono trovati anticorpi nel siero.

La malattia parodontale aumenta il rischio di cancro gastrico ed esofageo

(da Doctor33)   Le persone che hanno una malattia parodontale possono essere a rischio più elevato di sviluppare cancro esofageo e gastrico, secondo una lettera di ricerca pubblicata su Gut. «Gli studi precedenti sulla relazione tra malattia parodontale, perdita dei denti e carcinoma esofageo e gastrico sono stati incoerenti. Per questo abbiamo voluto approfondire la questione» spiega Chun-Han Lo, della Harvard T.H. Chan School of Public Health, a Boston, che ha diretto il gruppo di lavoro.

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Covid. l’effetto del lockdown sul picco è stato immediato

(da DottNet)   I Big Data lo confermano, il lockdown ha interrotto la catena di contagi da Covid-19, e l’effetto si è visto in tempi immediati. La prova arriva da uno studio italiano che ha utilizzato i dati di telefonia mobile per analizzare gli spostamenti delle persone nelle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Ne è emerso che, tra lo stop a movimenti e l’inizio del calo dei contagi, sono passati dai 9 ai 25 giorni.  Lo studio, pubblicato su ‘EClinicalMedicine’, rivista open access del gruppo Lancet, rappresenta il primo mai effettuato sull’adesione al lockdown in un paese occidentale e il primo in assoluto a stimarne l’effettiva efficacia nell’accorciare il picco epidemico.  I ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore hanno analizzato, su base spaziale e temporale, l’intero patrimonio informativo dei movimenti dei telefoni cellulari, superiori ai 2 km, nelle tre regioni più colpite dal Covid-19. Il tempo trascorso dall’adozione del lockdown dell’8 marzo al picco dell’infezione è stato tanto più breve quanto più radicale è stato l’abbattimento della mobilità: ha oscillato tra 9 giorni nelle province più fortemente colpite, come Cremona o Bergamo, a 25 giorni nelle aree con minor diffusione dell’infezione. Tenuto conto del periodo di incubazione del Sars-Cov-2 (circa 5 giorni) e del ritardo ‘diagnostico’ medio nella comunicazione ufficiale dell’esito del tampone, si può affermare come l’effetto del lockdown sull’interruzione della catena dei contagi sia stato praticamente immediato. “Abbiamo verificato – spiega Marco Vinceti docente di Igiene e Sanità Pubblica presso la Facoltà di Medicina di Unimore – come l’efficacia del lockdown sia stata di fatto istantanea nelle aree più colpite e dove la popolazione ha rispettato in misura maggiore il messaggio ‘state a casa’”.

Moduli per accessi a strutture ospedaliere e nuovi controlli per prevenzione covid

L’Ausl Romagna è al lavoro per recepire e dare applicazione alle indicazioni dell’ultima ordinanza della Regione Emilia Romagna mirata a prevenire e limitare al massimo la diffusione del contagio da Covid 19.

L’ordinanza regionale prevede che le visite ai degenti in ospedale e agli ospiti di strutture residenziali per anziani e disabili, da parte di familiari o altri soggetti, richiedano la presentazione di un’autodichiarazione che attesti di non essere sottoposti al regime della quarantena o dell’isolamento fiduciario, né di essere rientrati da meno di 14 giorni da Paesi esteri di cui sopra. Ciò a tutela della sicurezza sai di chi è accolto in una struttura e dei relativi operatori, sia di chi vi entra.

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