Coronavirus: effetto Covid, italiani più attenti a salute e Ssn
(da AGI) Il livello di consapevolezza degli italiani sui temi della loro salute, di quella dei propri cari, dei comportamenti utili alla minimizzazione di possibili trasmissioni di malattie e della disponibilità del nostro sistema sanitario, è profondamento cambiato attraverso il periodo della pandemia di Covid-19 in Italia. Per questo GSK Consumer Healthcare (CH), azienda leader nel settore Consumer Healthcare in Italia, ha commissionato uno studio internazionale all’istituto di ricerca Ipsos MORI per approfondire questo tema, con un focus sull’Italia.
ENPAM: Aperte le dichiarazioni online per i redditi libero-professionali
(da www.enpam.it) Per tutti i medici e i dentisti si è aperta la procedura per dichiarare il reddito libero professionale prodotto nel 2019. La scadenza per l’invio del modello D è stata posticipata al 30 settembre a causa della pandemia. Stesso rinvio anche per chiedere l’addebito diretto dei contributi e scegliere di pagare a rate. Da quest’anno il modello personalizzato sarà reperibile solo online e non verrà spedito per posta. Il consiglio quindi, per chi non fosse iscritto all’area riservata, è di affrettarsi a registrarsi al sito Enpam per evitare di trovarsi a ridosso delle scadenze.
La salute dipende dal reddito, ma anche dal Paese in cui si vive
(da Univadis) Sia in Europa che negli Stati Uniti sono state evidenziate differenze negli esiti di salute di adulti tra i 55 e i 64 anni in relazione alle disparità socio-economiche, con esiti migliori per i redditi più elevati. Il reddito potrebbe essere associato a salute e accesso alle cure, soprattutto in contesti nei quali la copertura sanitaria pubblica è limitata. Tali differenze sono infatti significativamente più ampie negli USA che in Inghilterra per la maggior parte degli esiti analizzati. Tra le persone con redditi bassi, gli statunitensi hanno esiti di salute peggiori rispetto agli inglesi. Politiche e interventi sanitari volti a ridurre queste differenze dovrebbero essere la priorità negli Stati Uniti.
Specializzazioni mediche. Via il limite di scelta di 3 scuole.
Chi si iscrive ai corsi di formazione in medicina generale può partecipare ai bandi solo al termine del corso. Mur cambia il regolamento. Leggi l’articolo ed il nuovo Regolamento al LINK
http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=87267&fr=n
Osteoartrite del ginocchio: la riabilitazione è più efficace delle iniezioni di glucocorticoidi
(da Univadis) Una sperimentazione randomizzata ha arruolato 156 pazienti con osteoartrite del ginocchio (età media 56 anni) e ha riscontrato una riduzione significativamente superiore del punteggio del dolore e della disabilità funzionale WOMAC, associato al trattamento mediante riabilitazione (in media 12 sessioni) rispetto a quello con iniezioni di glucocorticoidi (da 2 a 3 iniezioni). Dopo un anno, nel gruppo della riabilitazione rispetto al gruppo delle iniezioni di glucocorticoidi la variazione del punteggio WOMAC è maggiore (riduzione rispettivamente da 107 a 35 e da 108 a 55), dimostrando un beneficio superiore.
(Physical Therapy versus Glucocorticoid Injection for Osteoarthritis of the Knee https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1905877)
Dolore lombare, la risonanza magnetica può aspettare
(da Univadis) Un’analisi del Veteran Affairs (VA) Health System, il più grande sistema sanitario degli Stati Uniti, mostra che alcuni medici non si attengono alle linee guida dell’American College of Physicians e dell’American Pain Society che raccomandano di non prescrivere la risonanza magnetica nelle prime 6 settimane di un episodio di dolore lombare in assenza di red flag. Anche se nel VA Health System questa percentuale è più bassa che in altre realtà gestite tramite assicurazione sanitaria, l’uso inappropriato dell’imaging comporta costi diretti e indiretti, dovuti a interventi associati a esiti simili o persino peggiori per i pazienti.
Il funzionamento della dieta dipende dai primi giorni
(da DottNet) La reazione metabolica nei primi giorni di dieta rivela se dimagriremo e quanto. Lo ha scoperto l’Università di Pisa e il National Institutes of Health statunitense il cui studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica ‘Metabolism Clinical and Experimental’. Secondo lo studio è la risposta metabolica all’inizio della dieta a determinare la perdita di peso a lungo termine. Dal punto di vista quantitativo, se il metabolismo si riduce di 100 kcal al giorno questo si traduce in media in 2 kg di peso non perso dopo sei settimane di dieta. “Ognuno di noi possiede uno specifico profilo metabolico – spiega Paolo Piaggi, bioingegnere dell’Ateneo pisano e autore senior dello studio ‘Cervello di ritorno’ presso l’Università di Pisa grazie al programma Rita Levi Montalcini – alcuni soggetti hanno un metabolismo più ‘risparmiatore’ rispetto ad altri, ossia riducono maggiormente il loro consumo energetico giornaliero quando diminuiscono il loro introito calorico come, ad esempio, durante una dieta ipocalorica. Questi soggetti tendono quindi a perdere meno peso nel tempo dato che il loro organismo riduce molto il suo consumo energetico, pertanto la dieta ipocalorica in questi soggetti perde la sua efficacia in termini di calo di peso corporeo nel corso del tempo”. La ricerca è stata condotta nella clinica del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (Niddk) a Phoenix e ha riguardato 11 individui sani ma in sovrappeso o con obesità di cui è stata misurata la spesa energetica per 24 ore in una camera metabolica durante una dieta ipocalorica di sei settimane che riduceva del 50% il fabbisogno energetico giornaliero individuale. “L’efficacia della dieta ipocalorica per perdere peso dipende strettamente dal nostro specifico profilo metabolico – afferma Piaggi – sapere se rientriamo più nella tipologia di metabolismo più ‘risparmiatore’ o più ‘dispendioso’ può aiutarci a identificare i soggetti in cui la dieta ipocalorica avrà un maggior effetto sulla perdita di peso rispetto ad altri che devono invece supplementare la dieta con, a esempio, un’aumentata attività fisica per innalzare il loro dispendio energetico e poter efficacemente perdere peso”.