Neo-natalità, dall’Enpam un sostegno per padri e madri medico

(da enpam.it)    Si è aperto il bando 2025 per i sussidi dell’Enpam, l’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri, a supporto della neo-natalità. I sussidi, che possono arrivare fino a 8mila euro a figlio, servono per sostenere le spese per il primo anno di vita dei nuovi nati (ad esempio per baby-sitting e asilo nido), o per i primi 12 mesi di ingresso nel nucleo familiare, nel caso di affidamenti e adozioni.  Possono fare domanda non solo le dottoresse neomamme, ma anche i medici e i dentisti padri e gli studenti dei corsi di laurea in Medicina e in Odontoiatria che si sono iscritti facoltativamente all’Enpam. La tutela è infatti estesa anche ai padri, ormai da due anni. E, visti i numeri, la novità è piaciuta se si considera che le domande presentate dai padri medico in un anno sono quintuplicate passando da 150 a 783.

FINO A 8 MILA EURO PER FIGLIO

Inoltre, se entrambi i genitori sono iscritti Enpam, il sussidio, che è di 2mila euro, raddoppia e si cumula.  In più, un ulteriore raddoppio dell’importo scatta nel caso a fare domanda sia una coppia di iscritti Enpam, liberi professionisti, con 3 anni di anzianità nella gestione di Quota B.  Il sussidio spetta per ogni figlio nato. Quindi, per fare un esempio, nel caso entrambi i genitori siano iscritti alla Quota B e abbiano due gemelli, l’aiuto totale alla fine sarà di 16mila euro.

REQUISITI

Per il sussidio Enpam bisogna essere in regola con il pagamento dei contributi e rispettare dei requisiti di reddito. Quest’anno, il limite di reddito per una mamma o un papà single con un figlio è di 62.255,44 euro, per una coppia alle prese con il primo figlio 70.037,37 euro, oppure 77.819,30 euro per una coppia con due figli.  Il limite è di 101.165,09 euro se la coppia ha un disabile in famiglia, oltre a due figli. Da ricordare che il sussidio a supporto della neo-natalità della Fondazione è cumulabile con altre misure che sono garantite a tutti, come il bonus asilo nido che lo Stato distribuisce tramite l’Inps (minimo 1.500 euro fino ai tre anni d’età).

DA 1,5 A 12 MILIONI DI EURO

Per la statistica, sono stati 3.025 i sussidi riconosciuti nel 2024, di cui 18 sono andati a studentesse del V o VI anno di Medicina che si sono iscritte all’Enpam.  Più in generale, dal 2017 – quando lo stanziamento a copertura delle misure a supporto della neo-natalità era di 1,5 milioni di euro – Enpam ha supportato la nascita e i primi mesi di vita di 11.242 bebè.  Per il bando 2025, l’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri quest’anno ha confermato i 12 milioni di euro stanziati l’anno scorso.  Curiosità: i parti gemellari negli ultimi otto anni sono stati 249, quelli trigemellari 6.

FARE DOMANDA

Fino alle 12 del 26 giugno, attraverso l’area riservata di Enpam.it, si può fare domanda del sussidio per tutti i bambini che sono nati nel corso del 2024 e fino alla scadenza del bando. Per le nascite o gli arrivi in famiglia dopo il 26 giugno, si potrà far domanda l’anno prossimo.

La Assemblea del nostro Ordine approva il bilancio Consuntivo 2024

La Assemblea dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Forlì-Cesena, tenutasi il 15 Aprile, ha approvato all’unanimità sia il Bilancio Consuntivo delle entrate e delle spese per l’anno finanziario 2024, sia l’Assestamento al Bilancio 2025 presentati dal Tesoriere dott. Fabio Balistreri.  

La situazione amministrativa 2024 termina con un avanzo di amministrazione di oltre 165 mila euro (per l’esattezza 165.370,54 €)  che saranno molto utili per coprire eventuali aumenti di spese per l’anno in corso, ma soprattutto per deliberare una diminuzione della quota di iscrizione a partire del 2026

Rischio di cancro triplicato per chi si fa un tatuaggio

(da DottNet)   Farsi un tatuaggio potrebbe quasi triplicare il rischio di alcuni tipi di cancro: lo suggerisce un affascinante studio condotto su migliaia di persone e guidato dall’Università della Danimarca Meridionale. La ricerca è stata pubblicata su BMC Public Health. Scienziati danesi e finlandesi hanno analizzato i dati di oltre 2.000 gemelli, confrontando i tassi di cancro tra coloro che si erano tatuati e coloro che non lo avevano fatto. Hanno scoperto che i partecipanti con un tatuaggio avevano fino al 62 per cento di probabilità in più di ricevere una diagnosi di cancro della pelle. Ma per coloro che avevano tatuaggi più grandi del palmo di una mano, il rischio di cancro alla pelle aumentava del 137 per cento, mentre per il linfoma, un tipo di tumore del sangue, il rischio saliva al 173 per cento.

Popolarità dei tatuaggi e rischi

I ricercatori hanno affermato che i loro risultati sono preoccupanti, data la crescente popolarità dei tatuaggi nei paesi europei, in particolare tra le generazioni più giovani. Hanno spiegato che i tatuaggi potrebbero aumentare il rischio di cancro perché l’inchiostro entra nel flusso sanguigno e si accumula nei linfonodi, ghiandole che svolgono un ruolo fondamentale nel sistema immunitario dell’organismo. Secondo i ricercatori, il colorante potrebbe scatenare un’infiammazione cronica, portando a una crescita cellulare anomala e a un aumento del rischio di cancro.

Accumulo di inchiostro nei linfonodi

Il professor Henrik Frederiksen, esperto di malattie del sangue presso l’Università della Danimarca meridionale e uno degli autori dello studio, ha spiegato: “Osserviamo che le particelle di inchiostro si accumulano nei linfonodi e sospettiamo che il corpo percepisca l’inchiostro come una sostanza estranea. Ciò potrebbe significare che il sistema immunitario cerca costantemente di rispondere all’inchiostro e non sappiamo ancora se questo ceppo persistente potrebbe indebolire la funzionalità dei linfonodi o avere altre conseguenze sulla salute”.

Diagnosi tardiva e cancro della pelle

Pur sottolineando che i loro dati suggerivano che farsi un tatuaggio aumenta il rischio di cancro, i ricercatori hanno riconosciuto che, per quanto riguarda il cancro della pelle, potrebbero essere altri i fattori da considerare. Hanno affermato che potrebbe essere che i tatuaggi non causino direttamente la malattia, ma piuttosto la nascondano, portando a una diagnosi tardiva. “L’inchiostro dei tatuaggi – hanno scritto – potrebbe non causare il cancro, ma ‘semplicemente’ portare a una diagnosi tardiva e quindi essere potenzialmente associato a stadi più gravi del cancro della pelle. Si tratta di un aspetto su cui intendiamo concentrarci in modo più approfondito in futuro”.

Longevità, le raccomandazioni ISS per guadagnare 15 anni di vita

(da Doctor33)   Vivere 15 anni di più adottando uno stile di vita sano quando di anni se ne hanno 50 è possibile. Per prima cosa bisogna dire ‘no’ al fumo e controllare la pressione arteriosa. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ con il contributo dei dati Iss – Progetto Cuore sugli effetti dei 5 principali fattori di rischio sull’aspettativa di vita. “Pressione e fumo sono i fattori che singolarmente fanno guadagnare di più in termini di aspettativa di vita senza malattia – sottolinea l’Istituto superiore di sanità – Sia gli uomini che le donne che a 50 anni non fumano, hanno una pressione arteriosa normale, mantengono livelli di colesterolo entro i limiti, sono liberi dal diabete e sono normopeso vivono di più e rimangono anche liberi più a lungo dalle malattie cardiovascolari. Ma anche chi posticipa scelte salutari a dopo i 55 anni trae vantaggi in termini di aspettativa di vita. A dimostrazione che per fare scelte di salute non è mai troppo tardi”.

All’indagine, condotta dai ricercatori del Global Cardiovascular Risk Consortium su un campione di oltre 2 milioni di partecipanti distribuiti in 133 coorti, 39 Paesi e 6 continenti – spiega l’Iss – hanno contribuito anche i ricercatori Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco del Dipartimento Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Iss con i dati delle coorti di Cuore, progetto che indaga lo stato di salute della popolazione italiana adulta. I 5 fattori di rischio classici, modificabili – vale a dire fumo, pressione arteriosa alta, livelli elevati di colesterolo, diabete e sottopeso o sovrappeso/obesità – rappresentano circa il 50% del carico globale delle malattie cardiovascolari; il che significa che circa la metà di tutti i casi di malattie cardiovascolari potrebbero essere potenzialmente prevenuti attraverso un’efficace gestione dei fattori di rischio. Lo scopo dello studio, una delle indagini più complete fino ad oggi sull’effetto dei fattori di rischio sull’aspettativa di vita, era capire in che modo e in che misura l’assenza o il controllo di questi 5 fattori influenzi l’aspettativa di vita.

Dallo studio emerge che le donne prive dei 5 fattori di rischio all’età di 50 anni sviluppano malattie cardiovascolari 13,3 anni dopo e muoiono 14,5 anni più tardi di quelle con tutti e 5 i fattori di rischio. Gli uomini cinquantenni senza questi fattori di rischio vivono 10,6 anni in più senza malattie cardiovascolari e muoiono 11,8 anni dopo rispetto agli uomini con questi fattori di rischio.

Un’altra scoperta significativa emersa dallo studio – prosegue l’Iss – è che anche mettere in atto comportamenti sani in età più avanzata è utile, e che tra tutti e 5 i fattori di rischio il controllo della pressione arteriosa è associato al maggior numero di anni di vita sani aggiuntivi. Le persone che riescono a controllare la pressione alta o a smettere di fumare tra i 55 e i 60 anni vivono più a lungo e rimangono più a lungo libere da malattie cardiovascolari rispetto a coloro che non apportano cambiamenti al proprio stile di vita: 2,4 anni di aspettativa di vita in più senza malattie cardiovascolari per le donne non ipertese e 1,2 anni per gli uomini non ipertesi; 1,7 anni in più per le donne non fumatrici e 1 anno in più per i non fumatori. Quindi, pressione arteriosa, in particolare, e fumo sono i 2 fattori di rischio che, singolarmente, consentono di avere un maggior guadagno in termini di aspettativa di vita senza malattia. L’adozione di stili di vita sani (alimentazione povera di sale e ricca di frutta e verdura, attività fisica regolare, non fumare) consente di influire positivamente sui principali fattori di rischio cardiovascolare. Dai dati preliminari della ultima Italian Health Examination Survey 2023-2025 – Progetto Cuore emerge che, ad esempio nella popolazione generale di età 35-74 anni, solo il 24% delle donne e il 10% degli uomini ha un adeguato consumo di sale (meno di 5 grammi al giorno).

 

Tre geni potrebbero prevenire gli effetti collaterali farmaci

(da AGI)  Testare i pazienti per soli tre geni potrebbe aiutare a prevenire tre quarti degli effetti collaterali evitabili di alcuni farmaci. Lo rivela uno studio condotto dalla Queen Mary University di Londra, pubblicato su ‘PLOS Medicine’. I risultati hanno rivelato che il 9% delle reazioni avverse ai farmaci, ADR, segnalate nel Regno Unito è associato a farmaci il cui rischio di effetti collaterali dipende in parte dal patrimonio genetico del paziente. In particolare, il 75% di queste ADR è legato a soli tre geni: CYP2C19, CYP2D6 e SLCO1B1. Lo studio suggerisce che i test genetici per questi geni potrebbero aiutare a prevenire tre quarti degli effetti collaterali evitabili di alcuni farmaci, migliorando la sicurezza e l”efficacia delle terapie. Le reazioni avverse ai farmaci, ADR, rappresentano una sfida significativa per la salute pubblica, con un costo stimato di oltre 2 miliardi di sterline all”anno per il sistema sanitario nazionale britannico, NHS. La farmacogenomica, che combina la farmacologia con la genomica, offre un approccio promettente per personalizzare le prescrizioni farmacologiche in base al patrimonio genetico individuale, riducendo così il rischio di effetti collaterali. Lo studio ha analizzato oltre 1,3 milioni di segnalazioni di ADR inviate al programma MHRA Yellow Card, identificando 115.789 casi associati a farmaci per i quali il rischio di effetti collaterali può essere modificato utilizzando informazioni di farmacogenomica. I dati hanno mostrato che il 75% di queste ADR è legato ai geni CYP2C19, CYP2D6 e SLCO1B1. I trattamenti per disturbi psichiatrici e problemi cardiovascolari sono stati i più coinvolti nelle ADR che potevano essere prevenute con informazioni genetiche. I pazienti con ADR prevenibili erano più spesso maschi, anziani e sperimentavano effetti collaterali gravi ma non fatali. Lo studio evidenzia il potenziale dell”integrazione dei test farmacogenomici nella pratica clinica per rendere i medicinali più sicuri ed efficaci. L”adozione di test preventivi per i geni noti che interagiscono con i farmaci potrebbe migliorare significativamente la sicurezza dei pazienti. I risultati dimostrano che i test genetici per pochi geni chiave potrebbero prevenire una significativa percentuale di effetti collaterali evitabili, sottolineando l”importanza della farmacogenomica nella pratica clinica moderna.

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