Aumentare gli investimenti pubblici per la sanità, a chiederlo sono gli italiani
(da M.D. Digital) ll 69% dei cittadini intervistati da IPSOS per il sondaggio d’opinione “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn” mette gli investimenti in salute al primo posto, davanti a lavoro e costi per l’energia: un dato in crescita rispetto agli ultimi due anni. Pronto Soccorso, Assistenza Ospedaliera e Prevenzione le aree su cui intervenire con maggiore urgenza. Quasi 9 italiani su 10 ritengono che la Sanità pubblica rappresenti una priorità strategica per il Paese e che sia necessario un aumento del suo finanziamento.
Alto il riconoscimento dello sforzo di Ricerca&Sviluppo messo in campo dalle aziende farmaceutiche. Quasi 7 italiani su 10 ritengono che il settore farmaceutico possa rappresentare uno stimolo per la ripresa dell’economia italiana e il 73% della popolazione ritiene che lo Stato debba investire di più nell’assistenza farmaceutica pubblica.
Quasi 8 italiani su 10 sono convinti che i vaccini salvino le vite e sostengono che essi siano importanti per proteggere anche chi non può vaccinarsi. Nettamente in maggioranza la quota di italiani favorevole a un maggior coinvolgimento delle farmacie nelle vaccinazioni (78%). Diminuisce la quota di italiani che ritiene utili la telemedicina, la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale nel campo sanitario (da 79% a 68%).
Il sondaggio è stato presentato a Roma nel corso della sesta edizione di “Inventing for Life Health Summit” organizzato da MSD Italia e dedicato al tema “Investing for Life: la Salute conta” https://shorturl.at/eosR2
L’indagine IPSOS completa è nel documento qui sotto
Senza il dentista che cura le persone, lo studio non può stare aperto
(da Odontoiatria33 – di Norberto Maccagno) Sembra una ovvietà ma non credo che questa affermazione sia un percepito di voi dentisti quando si parla di società odontoiatriche, di “Catene”. Invece l’aveva chiaro il legislatore quanto nel 2017, con la Legge sulla Concorrenza, ha messo ulteriori “paletti” per l’imprenditore proprietario dello studio, ribadendo che la cura la può fare solo un iscritto all’Albo degli odontoiatri ed a vigilare che tutto si svolga nella tutela del paziente deve essere un altro iscritto all’Albo degli odontoiatri che decide di assumere l’incarico di direttore sanitario.
Se una di queste due figure viene meno, lo studio non può svolgere le funzioni per cui è stato autorizzato: curare le persone. Quindi, se il dentista o il direttore sanitario non accettano le regole che impone il “padrone” dello studio (imprenditore odontoiatria o imprenditore esterno poco cambia), se ne vanno e se nessuno accetta di lavorare a quelle regole, lo studio è costretto a chiudere.
Da sempre quando sento i vostri rappresentanti sindacali invocare il rischio che l’imprenditore punti solo al profitto imponendo al dentista di scegliere e indicare al paziente le terapie più convenienti all’impresa-studio e non alla salute (ed al portafogli) del paziente penso: ma se il dentista non è convinto, se ne vada, senza di lui lo studio non può esistere e se rimane diventa connivente. Ed invocare il “tengo famiglia”, il “sono costretto perché se non accetto arriva un altro al mio posto”, non mi sembra una scusante valida, oltre a dimostrare di avere una bassa considerazione dell’etica e della deontologia dei propri colleghi.
Il coltello dalla parte del manico l’avete voi dentisti. Se tutti i dentisti decidessero che le “catene” sono il male, e nessuno va più a lavorarci, queste chiudono. “Ma dai”, direte voi con tono ironico ricordandomi che questo è reale solo sulla carta. Certo, e forse anche perché in molte “catene” vi trovate bene ed il rapporto è onesto e deontologicamente corretto.
Ma la prova che il mio ragionamento è realistico, arriva da Oristano dove un centro odontoiatrico, appartenente ad una società veneta proprietaria di alcuni studi, ha chiuso. Le motivazioni che Odontoiatria33 ha raccolto sono che lo studio era in vendita, i tre dentisti che ci lavoravano non sembra abbiano più voluto comprarlo e se ne sono andati. L’altra voce dice che i dentisti se ne sono andati perché non venivano pagati, magari in realtà le indagini faranno emergere che lo studio era in sofferenza economica, non rendeva, e non rendeva neppure per i dentisti che ci lavoravano probabilmente a percentuale. Ma qualsiasi sia la motivazione che ha spinto i dentisti a lasciare, e non ha invogliato altri a collaborare, non fa differenza, lo studio ha chiuso perché non c’erano dentisti che potevano curare i pazienti.
Come sempre ad avere i problemi sono però i pazienti, lasciati con le cure iniziate, gli acconti versati ed i finanziamenti attivati da onorare ogni mese. Il caso Dentix ha dimostrato che anche i dentisti che ci lavoravano potrebbero venire chiamati in giudizio, ma questa è un’altra storia.
Quindi, a mio parere ma l’ho già scritto più volte, la questione da normare è come tutelare il paziente da improvvise chiusure e non tanto il rispetto del Codice di deontologia medica da parte degli imprenditori, obbligo già normato dal legislatore indicando nel direttore sanitario il responsabile se le regole non sono rispettate e demandando all’Ordine il controllo e gli eventuali atti sanzionatori nei suoi confronti.
Una questione, quella della necessità di garantire che venga portata a termine la cura che è molto odontoiatrica e difficilmente paragonabile ad altri ambiti della sanità privata.
Il paziente malato entra in una casa di cura privata e ne esce quando ha terminato di usufruire dei servizi, delle cure. La clinica, prima di chiudere, dovrà ovviamente terminare le cure e dimettere i pazienti, anche perché questi sono degenti, fisicamente all’interno della clinica. Ad essere penalizzati saranno dipendenti, collaboratori, creditori, ma difficilmente i pazienti. Così come capita quando fallisce qualsiasi società in qualsiasi ambito.
Ma i pazienti di una società odontoiatrica, come tutti i pazienti odontoiatrici, cominciano una cura che si protrae per un arco di tempo molto ampio: almeno per mesi, spesso anche per anni.
Il paziente non ha nessuna garanzia che quella cura iniziata verrà terminata e neppure che i soldi che man mano vengono spesi (o finanziati) gli possano essere restituiti, soprattutto se fallisce.
Una soluzione, ne ho già scritto più volte e lo riscrivo, potrebbe essere una norma che obbliga le società a versare un fondo di garanzia (o una assicurazione obbligatoria che garantisca), magari sulla base del fatturato annuo, da utilizzare per rimborsare i pazienti qualora rimanessero con le cure interrotte in caso di fallimento o chiusura improvvisa.
Soluzione che permetterebbe anche di evitare di porci un altro quesito: ma i dentisti che stanno curando i pazienti che si sono rivolti al centro odontoiatrico di Oristano sono legittimati ad abbandonarli e non terminare le cure perché il “padrone del centro” non li paga o per qualsiasi altro motivo?
SaluteMia aumenta la protezione in caso di malattia per i medici, gli odontoiatri e le loro famiglie
Anche a 2024 inoltrato è possibile aderire a SaluteMia, la società di mutuo soccorso fatta dai medici per i medici, che ha ampliato nuovamente le tutele per i propri iscritti. Infatti, alla miriade di garanzie offerte, SaluteMia ha aggiunto una copertura infortuni gratuita per tutti i soci.
Tutta la famiglia sotto l’ombrello di SaluteMia
Tutelarsi con SaluteMia è un gesto di cura nei propri confronti e nei confronti dei propri cari. Per garantire a se stessi e al proprio nucleo, ma anche ai familiari non conviventi, la serenità di poter accedere alle migliori opportunità di cura, in tempi ridotti.
Copertura a misura per le tue esigenze
SaluteMia offre 6 Piani sanitari che garantiscono copertura dalle spese mediche per un ampio ventaglio di prestazioni ospedaliere ed extraospedaliere: dagli esami diagnostici ai grandi interventi. Ogni socio può in questo modo costruire la propria copertura sanitaria su misura per sé e per i propri familiari.
Ad esempio, tra le moltissime tutele offerte, ci sono la possibilità di avviare programmi di prevenzione e di miglior controllo e stabilizzazione di patologie croniche; beneficiare di un programma di assistenza nel periodo della maternità e di un sostegno economico per quando si diventa genitori. Nelle garanzie mutualistiche gratuite è compresa anche la copertura “critical illness”, che garantisce almeno 4.000 euro in caso di patologie gravi.
C’è inoltre la possibilità di adesione diretta per gli universitari, con piani dedicati e scontati, oltre a borse di studio per i più meritevoli.
Con questo, SaluteMia non vuole sostituirsi al Sistema sanitario nazionale, ma offrire un’ulteriore opportunità, una “rete di protezione aggiuntiva”, con efficienza e qualità.
Da quest’anno ancora più tutele e opportunità
Per il biennio 2024-2025, SaluteMia ha deciso di offrire gratuitamente a tutti i Soci una copertura infortuni, valida per eventi sia in ambito lavorativo che extraprofessionale, in Italia o all’estero.
Inoltre sul sito www.salutemia.net è stata aperta una pagina dedicata alle Convenzioni, dove i soci trovano agevolazioni su servizi di Medicina dello sport, apparecchi acustici e lenti, occhiali, finanziamenti e prestiti.
Meglio di una semplice polizza
SaluteMia rientra nel progetto di assistenza voluto da Enpam per gli Iscritti, è un ente del terzo settore, senza scopo di lucro ed offre numerosi vantaggi rispetto alle polizze assicurative sulla malattia proposte dalle società di assicurazione.
Con SaluteMia, infatti, non esistono barriere di età o salute per aderire e la mutua non può rescindere il contratto anche in caso di gravi patologie.
Un’opportunità anche per abbassare le tasse
Uno o più piani sanitari di SaluteMia aiutano anche a pagare meno tasse. Infatti, il contributo versato è fiscalmente detraibile fino all’importo di 1.300 euro l’anno.
Come iscriversi o rinnovare
Per iscriversi (o per rinnovare l’adesione, così da non perdere la continuità nelle tutele acquisite) bisogna compilare il modulo che si può scaricare direttamente da www.salutemia.net. Sul sito di SaluteMia è anche possibile aderire ai piani sanitari, trovare il dettaglio di offerte e novità, oltre alle guide e alle regole di accesso ai sussidi.
Il personale di SaluteMia è a disposizione di medici e odontoiatri, per assisterli nel costruire il sistema aggiuntivo di garanzie più adeguato alle loro esigenze e aspettative. Per qualsiasi chiarimento, aiuto o informazione, è possibile contattare SaluteMia presso gli uffici di Roma, in via della Mercede 33, e telefonicamente al numero 06.21.011.350.
Incremento pensionistico per i MMG post 68 anni
(da fimmg.org) Nell’attesa di misure strutturali che risolvano il problema della carenza di medici, la fondazione Enpam interviene con un ‘provvedimento tampone’ per incentivare i camici bianchi vicini alla pensione a restare al lavoro più a lungo.
Per effetto di due delibere dell’Enpam entrate in vigore il 1° marzo 2024, i medici di medicina generale che decideranno di andare in pensione dopo i 68 anni matureranno una pensione significativamente più alta.
Visualizza l’incremento QUI SOTTO
Responsabilità professionale. Pronto il decreto con requisiti polizze assicurative per strutture e esercenti la professione sanitaria
l testo ‘bollinato’ e firmato da Schillaci, Giorgetti e Urso, oltre a dettagliare i massimali minimi di garanzia per strutture e operatori sanitari, prevede la variazione in aumento o diminuzione del premio di tariffa in relazione al verificarsi o meno di sinistri, con specifico riferimento alla tipologia e al numero di sinistri chiusi con accoglimento della richiesta. E gli assicuratori avranno due anni di tempo per adeguare i contratti ai nuovi requisiti minimi.
Leggi L’articolo completo al LINK
Schillaci: lo scudo penale per i medici deve diventare strutturale
(da Ansa.it) «Tra un mese circa la cosiddetta commissione Nordio terminerà i propri lavori. Credo che sia necessario rendere strutturale il provvedimento dello scudo penale per la responsabilità penale dell’atto medico, che ora è esteso a tutto il 2024, anche sulla base delle conclusioni della commissione». Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo alle domande in audizione in commissione Affari sociali alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla Medicina di emergenza ed i Pronto soccorso. Rispetto alle cause temerarie, ovvero senza fondamenti effettivi, «sono uno degli aspetti su cui la commissiona sta lavorando per cercare di disincentivare appunto il ricorso alle cause», ha sottolineato Schillaci. Tutto questo, ha concluso, «va a favore dei cittadini. Oggi, per la medicina difensiva, si fanno troppi esami spesso inutili».