Comunicazione agli iscritti: le novità fiscali del 2024

Con l’approssimarsi del nuovo anno lo Studio Bertoni&Partners ci comunica che può essere utile ricordare agli iscritti le novità fiscali che interessano anche il nostro settore.

Dal 1/1/2024 l’obbligo di fatturazione elettronica viene estesa a tutti i contribuenti (salvo unicamente le sole fatture sanitarie verso pazienti persone fisiche private), inclusi:

– contribuenti in regime dei minimi

– contribuenti in regime forfettario

– associazioni che hanno optato per il regime forfettario di cui alla legge 398/1991 

Si potranno utilizzare i servizi gratuiti messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate nel sito “fatture e corrispettivi” accedendo alla propria area riservata, oppure ci si potrà dotare di uno dei numerosi software presenti sul mercato.

Per chi necessitasse ricordiamo che sul nostro sito:

Consulenza fiscale

si possono trovare le proposte di convenzione pervenute a vantaggio di tutti gli iscritti per la consulenza contabile, fiscale e societaria. 

Addio alla ricetta cartacea. Che cosa cambia con il decreto semplificazioni

(da Doctor33)  Addio per sempre alla ricetta di carta e prolungata la validità ad un anno delle ricette per i malati cronici. Queste alcune delle principali novità previste per la farmaceutica dal decreto legislativo su “Razionalizzazione e semplificazione delle norme in materia di adempimenti tributari”, approvato dal Consiglio dei ministri il 19 Dicembre. ”Ad iter concluso e ratifica delle norme, ci avvieremo verso la prima vera semplificazione per la medicina generale iniziando ad erodere la montagna di burocrazia, poco consona al nostro ruolo, che ci assilla ogni giorno. La semplificazione sulle ricette nel prescrivere una terapia cronica una sola volta all’anno, darà più tempo al medico di svolgere il suo lavoro e semplificherà la vita al cittadino che non sarà costretto ad andare ogni due mesi dal proprio medico curante”. Commenta così il decreto Angelo Testa, presidente nazionale del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani (Snami).

Le prescrizioni saranno in formato elettronico, e non più cartaceo, sia per i farmaci a carico del Ssn sia per quelli a pagamento. Inoltre, “nella prescrizione di medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale per la cura di patologie croniche – si legge nella bozza del provvedimento – il medico prescrittore può indicare nella ricetta dematerializzata ripetibile, sulla base del protocollo terapeutico individuale, la posologia e il numero di confezioni dispensabili nell’arco temporale massimo di dodici mesi”. Una novità che semplifica non poco la vita di chi fa i conti con una malattia cronica. “Il medico prescrittore, qualora lo richiedano ragioni di appropriatezza prescrittiva – si precisa – può sospendere, in ogni momento, la ripetibilità della prescrizione ovvero modificare la terapia”. Le prescrizioni – si legge in una nota – saranno quindi ripetibili in modo illimitato, garantendo una maggiore flessibilità per i pazienti mentre tutte le ricette elettroniche, introdotte durante la pandemia e prorogate fino al 31 dicembre 2024, diventeranno strutturali. È il farmacista a informare “l’assistito sulle corrette modalità di assunzione dei medicinali prescritti” consegnando “un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia, in relazione alla posologia indicata”. Sempre il farmacista, “nel monitoraggio dell’aderenza alla terapia farmacologica, qualora rilevi difficoltà da parte dell’assistito nella corretta assunzione dei medicinali prescritti, segnala le criticità al medico prescrittore per le valutazioni di competenza”. Il ministro della salute, di concerto con il ministro dell’Economia, dovrà adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto per definire “le ulteriori modalità applicative e le procedure informatiche necessarie”.

”La norma va nella direzione chiesta più volte alla politica dal nostro sindacato – puntualizza Gianfranco Breccia, segretario nazionale Snami- ma non basta, ora bisogna approvare l’abolizione della certificazione per i primi 3 giorni di malattia. Ogni cittadino dovrà auto dichiarare malattia se la patologia rientra nelle prime 72 ore di assenza”. A tale proposito, ”Ricordiamo – aggiunge Gennaro Caiffa, vicesegretario nazionale Snami – che la stragrande maggioranza dei certificati emessi sono inferiori ai 3 giorni, un obbligo per il medico di medicina generale che aumenta la burocrazia, che toglie tempo alla clinica ed abbassa notevolmente la qualità di cure fornite ai pazienti”. ”Chiediamo alla politica – conclude Testa – di licenziare l’iter di tutto ciò nel più breve tempo possibile perché il tutto sia solo l’inizio verso una vera semplificazione burocratica, soprattutto quella a ‘costo zero’, cavallo di battaglia dello Snami”. Nel decreto semplificazioni sono previste misure anche contro la carenza dei farmaci: in caso di interruzione, temporanea o definitiva, della commercializzazione di una confezione di medicinale, il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) deve comunicarlo all’Aifa entro i 2 prima dell’interruzione della commercializzazione del prodotto, e non più 4 mesi come avveniva precedentemente. La comunicazione “è rinnovata in caso di prolungamento del periodo di interruzione”.

I dolori articolari colpiscono più le donne, forte impatto su corpo e mente

(da Sanitainformazione.it – riproduzione parziale)    Le donne hanno maggiori probabilità di soffrire di problemi articolari rispetto agli uomini. A scoprirlo è una ricerca condotta da ‘Nutfield Health’ (https://www.nuffieldhealth.com/) il più grande ente di beneficenza sanitario del Regno Unito, su oltre 8mila persone di età superiore ai 16 anni. Dai risultati è emerso che ben 8 donne su 10 sperimentano dolori articolari a un certo punto della loro vita. Non solo. La ricerca ha evidenziato che quasi la metà (47%) delle donne con dolori articolari soffre così tanto da perdere il sonno e il 40% ha riferito di un peggioramento della propria salute mentale.

I dati mostrano la portata scioccante dell’impatto del dolore articolare.  Il 44% delle donne ha anche affermato che il dolore articolare influisce sul proprio benessere emotivo, rispetto solo al 34% degli uomini. Secondo gli esperti, a determinare questa differenza di impatto potrebbero essere sia fattori fisiologici che l’aumento di peso durante la menopausa. Nella ricerca la metà di tutte le persone con dolori articolari, uomini e donne, ha affermato che la salute fisica è peggiorata nell’ultimo anno. Mentre il 40% ha segnalato un peggioramento della salute mentale. Il sonno è peggiorato nell’ultimo anno rispetto al 37% delle persone che affermano di non aver mai sofferto di dolori articolari. «Il dolore articolare è stato ignorato per troppo tempo e i nostri dati mostrano la portata scioccante del suo impatto sulla nazione», commenta Marc Holl, responsabile delle cure primarie presso Nuffield Health. «Colpisce tutto: lavorare, dormire, camminare, fare esercizio e persino riposare. Se guardiamo al numero preoccupante di persone, e in particolare di donne, queste cose – aggiunge – non possono che peggiorare».

Più di 1 italiano su 2 soffre di dolori articolari – Si stima che i dolori articolari colpiscono circa il 60% degli italiani, di età pari o superiore a 65 anni. Ciononostante, sono sempre di più i giovani che iniziano a manifestare questo fastidioso problema, che potrebbe essere alla base di una patologia reumatica. I soggetti maggiormente esposti sono in particolare gli sportivi, che mettono le articolazioni sotto sforzo, senza dedicare la giusta attenzione a eventuali dolori. Quando si tratta di articolazioni, infatti, la cosa peggiore che si possa fare è ignorare il problema e aspettare che passi, senza chiedersi a cosa sia legato e se sia il caso di approfondire. Tra le malattie reumatiche più comuni ci sono borsite, tendinite, fibromialgia, artrite e artrosi. Alcune di queste hanno carattere infiammatorio, come l’artrite, mentre altre hanno carattere degenerativo, come l’artrosi.

A puntare sui riflettori sul ‘Gender Pain Gap’ , il fenomeno per cui il dolore, quando riferito e percepito dalle donne, viene sottovalutato e sotto-trattato, è stato anche il Comitato Fibromialgici Uniti – Italia. «Un report inglese pubblicato nel 2022 ha evidenziato che il 28% delle donne che sperimenta dolore si rivolge al medico solo quando diventa grave, mentre il 62% si auto somministra farmaci da banco», racconta a Sanità Informazione Barbara Suzzi, presidente di CFU Italia. «Le donne sono convinte che il loro dolore non meriti attenzione – continua – ma questo ha un impatto su altri ambiti dell’esistenza: il 41% infatti ha riferito disturbi del sonno e il 24% depressione a causa della sofferenza, rispetto al 18% degli uomini».

Covid-19, nuove raccomandazioni Ecdc per mitigare l’impatto del virus.

(da Doctor33)     Per mitigare l’impatto di Covid, influenza e virus respiratorio sinciziale (Rsv), ma anche di altri agenti patogeni come il Mycoplasma pneumoniae, l’Ecdc, Centro europeo per il controllo delle malattie, ha rivolto agli Stati membri di Unione europea e Spazio economico europeo (Ue/See) delle raccomandazioni sulla base di un aggiornamento epidemiologico pubblicato oggi.

Ecco, nel dettaglio, i consigli dell’Ecdc contro i virus respiratori invernali, tra i quali spicca la raccomandazione all’”uso della mascherina negli spazi pubblici affollati alle persone ad alto rischio di patologie gravi”. Oltre al capitolo mascherina, l’agenzia europea sollecita a “vaccinare i più vulnerabili contro Sars-CoV-2 e influenza, nonché contro l’Rsv nei Paesi che stanno introducendo questo vaccino, al fine di prevenire la progressione dell’infezione verso una malattia grave; aumentare la capacità dei pronto soccorso e delle unità di terapia intensiva (secondo le necessità, in termini di personale e posti letto) sia negli ospedali per adulti sia in quelli pediatrici; garantire che il personale sanitario sia formato per implementare adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni, così da contribuire a ridurre il carico nelle strutture sanitarie ed evitare epidemie all’interno delle stesse, comprese quelle di assistenza a lungo termine; sensibilizzare gli operatori sanitari per garantire una diagnosi tempestiva dei casi e migliorare la preparazione degli ospedali nel gestire l’aumento di pazienti nelle unità di emergenza e di terapia intensiva, sia negli ospedali pediatrici sia in quelli per adulti”.

Ancora, l’Ecdc invita all'”esecuzione di test rapidi per facilitare la diagnosi precoce e le decisioni organizzative, il trattamento appropriato e l’attuazione di misure di sanità pubblica quando necessario”. Si raccomanda poi di “ricordare ai medici che, quando indicato, l’uso precoce di trattamenti antivirali per Covid-19 e influenza può prevenire la progressione verso la malattia grave nei gruppi vulnerabili e che può essere presa in considerazione la profilassi Rsv per i neonati, in conformità con le linee guida nazionali. L’uso di antibiotici per le infezioni respiratorie batteriche dovrebbe seguire una valutazione medica – precisano gli esperti – poiché gli antibiotici non trattano le infezioni virali”.

L’Ecdc esorta i Paesi a “implementare attività di comunicazione del rischio per il pubblico, incluso il rafforzamento della promozione della vaccinazione contro influenza stagionale, Covid-19 e Rsv secondo le raccomandazioni nazionali. La messaggistica dovrebbe anche promuovere una buona igiene delle mani e delle vie respiratorie, incoraggiare le persone a rimanere a casa quando sono malate e garantire un’adeguata ventilazione degli spazi interni”. Infine, “considerare l’uso del ‘modello diagnostico 5C per la vaccinazione’ dell’Ecdc, per una promozione più efficace dei vaccini raccomandati”. Le 5C stanno per Confidence, Complacency, Constraints, Collective Responsibility and Calculation: fiducia, soddisfazione, condizioni limitanti, responsabilità collettiva e calcolo attraverso le attività di comunicazione del rischio.

Ridurre il sale ha lo stesso effetto di un farmaco contro l’ipertensione

(da DottNet)    Eliminare un cucchiaino di sale al giorno dalla alimentazione funziona contro l’ ipertensione quanto i farmaci ed anche sulle persone che sono gia’ sotto terapia medicinale per la pressione alta. Lo afferma un nuovo studio americano pubblicato su JAMA, che ha analizzato un gruppo di circa 250 persone tra i 50 ed i 75 anni.  Gli scienziati hanno scelto un gruppo composito proprio per verificare l’ effetto di una semplice riduzione di sodio nella dieta: tra i volontari figuravano persone ipertese che non prendevano medicine, altre sotto terapia farmacologica che funzionava nel mantenere la pressione nei limiti, altri partecipanti ancora non avevano problemi di pressione, mentre per alcuni la pressione rimaneva fuori norma anche coi farmaci. I volontari hanno seguito a settimane alterne una dieta ad alto contenuto di sodio ed una a basso contenuto di sodio, con l’obiettivo di non consumare piu’ di 500 mg di sale al di’.

Un solo cucchiaino di sale ne contiene 2.300 mg. “Cio’ che abbiamo osservato e’ una riduzione della pressione in tutti gli ipertesi che sono riusciti ad eliminare un cucchiaino di sale al di’ sia che prendessero medicine o no – ha dichiarato l’autrice principale dello studio, Norrina Allen, della Northwestern university – e questa e’ la prima indagine a dimostrare che anche i pazienti gia’ trattati possono ottenere una ulteriore diminuzione dei valori della pressione agendo sulla quantita’ di sale assunta”. “Nei giorni della dieta iposodica – ha precisato Allen – la pressione e’ diminuita in media di 6 mm di mercurio, un dato comparabile a quello ottenuti dalle medicine”.

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