Neonatalità, sussidi fino a 10.000 euro: aperto bando 2026

(da enpam.it)  La Fondazione Enpam ha dato il via libera al nuovo bando 2026 per i sussidi a sostegno della neonatalità, con 13 milioni di euro a disposizione per accompagnare medici e odontoiatri iscritti all’Ente nei primi mesi di vita o di ingresso in famiglia dei figli.  “Questa misura conferma il nostro impegno a sostegno della conciliazione vita-lavoro dei medici e degli odontoiatri, compresi i futuri laureati – dice il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Vogliamo favorire una genitorialità serena, per fare in modo che madri e padri possano proseguire nel loro percorso professionale con meno problemi possibili. Un obiettivo ancora più importante in quest’epoca in cui la neonatalità è una sfida per l’intera società”. LE PRESTAZIONI PREVISTE Il bando prevede diverse forme di sostegno. Per gli iscritti alla gestione Quota A è riconosciuto un sussidio una tantum di 2.000 euro per permettere ai neogenitori di coprire i costi di baby-sitting e dei servizi per l’infanzia nei primi dodici mesi di vita del bambino o dall’ingresso del minore in famiglia. Possono accedere al beneficio anche i genitori adottivi o affidatari.   È inoltre previsto un ulteriore sostegno economico destinato agli studenti di medicina e di odontoiatria, dal quinto anno di corso fino all’iscrizione all’albo, sotto forma di indennità in caso di maternità, adozione, affidamento o interruzione di gravidanza.    Gli iscritti che possiedono anche i requisiti della gestione dei medici e odontoiatri liberi professionisti (Quota B) possono ottenere un sussidio aggiuntivo di 3.000 euro, cumulabile con quello di Quota A. I contributi sono riconosciuti una sola volta per ciascun figlio e possono essere richiesti da entrambi i genitori se entrambi iscritti all’Enpam. Ad esempio, una coppia di iscritti Enpam liberi professionisti può ricevere fino a 10mila euro per bebè. REQUISITI Possono partecipare al bando tutti gli iscritti in regola con iscrizione e contribuzione. In fase di domanda verrà richiesto di dichiarare il reddito familiare in ciascuno degli ultimi tre anni e di specificare la composizione del nucleo. Il limite di reddito medio viene calcolato dal sistema partendo da un minimo di 62.753,60 euro per un iscritto single negli anni in cui non era ancora genitore, e prevede aumenti per la presenza di ulteriori componenti del nucleo familiare, con maggiorazioni in presenza di invalidità pari o superiore all’80%.  Per il sussidio legato alla Quota B è inoltre necessario aver maturato almeno tre anni di contribuzione negli ultimi dieci anni, di cui uno nel triennio 2022-2024. I benefici riguardano nascite, adozioni o ingressi in famiglia avvenuti nel corso del 2025 e fino alla scadenza del bando. QUANDO Le domande potranno essere presentate esclusivamente online, tramite l’area riservata del sito Enpam fino alle ore 12 del 10 settembre 2026. L’esito sarà comunicato via mail entro 60 giorni dalla presentazione della domanda completa.

Verso l’addio al termine pre-diabete, in arrivo riclassificazione del tipo 2

(da ADNKronos Salute - riproduzione parziale)  Addio al termine 'pre-diabete'? La Società italiana di diabetologia (Sid) segue con grande attenzione il dibattito scientifico internazionale, di recente rilanciato anche sulle pagine di 'The Lancet Diabetes & Endocrinology', che propone di superare la definizione per passare a una classificazione in stadi del diabete di tipo 2 (T2D). Cos'è il pre-diabete: perché nasce il termine e perché va superato -   Introdotto per identificare una condizione intermedia, una sorta di 'limbo' tra la normalità glicemica e il diabete, il termine pre-diabete, coniato nel 2011 dall'American diabetes association (Ada), nasceva con l'obiettivo di stimolare interventi correttivi sullo stile di vita. Tuttavia, le evidenze accumulate negli ultimi anni descrivono una realtà più complessa: la condizione di pre-diabete è già associata a un aumento significativo del rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale cronica, demenza precoce e di alcuni tipi di tumore (in particolare colon-retto, mammella e pancreas). Definire questa fase come 'pre' rischia dunque di banalizzarne l'importanza e di ritardare interventi potenzialmente decisivi (correzione degli stili di vita e farmacologici) per la riduzione del rischio. Diabete, la proposta sui 3 nuovi stadi: quali sono -  La nuova proposta di classificazione a stadi per il diabete di tipo 2, avanzata dai leader della diabetologia mondiale, descrive con maggior fedeltà la malattia come un processo continuo, legato al progressivo declino della funzione delle cellule beta pancreatiche (produttrici di insulina) e all'aumento della resistenza insulinica. In questo contesto, vengono identificati 3 nuovi stadi. Stadio 1: include soggetti con rischio aumentato di sviluppare 'disglicemia' sulla base di score di rischio specifici per il proprio Paese, ma con glicemia ancora nei limiti normali, sebbene con un lieve declino della funzione beta-cellulare e di conseguenza un progressivo incremento della glicemia (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno minore di 101 mg/dl, glicemia alla 1° ora nella curva da carico glucidico minore 155 mg/dl e alla 2° ora 140 mg/dl, emoglobina glicata minore di 5,7%, Titr - Time in tight range maggiore di 90-95%). Stadio 2: include soggetti con alterazioni glicemiche, oggi definite 'disglicemia' o 'pre-diabete' (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno 101-124 mg/dl; glicemia a 1 ora dal carico glucidico maggiore o uguale a 155 mg/dl e a 2 ore 140-198 mg/dl, emoglobina glicata 5,7-6,4%, Titr maggiore di 80-90%), con ulteriore sotto-stadiazione tra progressione lenta (stadio 2a) e rapida (stadio 2b). Stadio 3: include soggetti con diabete conclamato (i valori che lo descrivono sono: glicemia a digiuno maggiore uguale 126 mg/dl, glicemia a 1 ora nella curva da carico 208.8 mg/dl e a 2 ore maggiore 200 mg/dl, emoglobina glicata maggiore o uguale a 6,5%, Titr minore di 80%). Non solo un cambio di nome -  "Un elemento innovativo fondamentale - commenta la presidente Sid, Raffaella Buzzetti - è la distinzione tra soggetti a progressione rapida (più giovani, con obesità, elevata insulino-resistenza o specifici marker metabolici) e soggetti a progressione lenta, spesso più anziani. Questo consente di personalizzare l'intensità degli interventi, evitando sia l'eccesso di trattamento, in particolare negli anziani, sia il sotto-trattamento, in particolare nei giovani, fondamentale per minimizzazione le complicanze del diabete. Il rischio di sviluppare diabete non è un interruttore 'on-off', ma è un processo continuo e graduale, e rafforza la necessità di avvalersi di strumenti diagnostici più sofisticati e di nuove strategie di trattamento". "Riconoscere gli stadi iniziali come parte della malattia - sottolinea Buzzetti - significa poter intervenire precocemente, innanzitutto con modifiche importanti nello stile di vita, quali incremento del movimento e dieta adeguata. Ad oggi non vi sono indicazioni regolatorie specifiche circa l'utilizzo di terapie farmacologiche, sebbene molte (tra cui metformina, pioglitazone e agonisti del recettore Glp-1) abbiano dimostrato un'efficacia nel rallentare la progressione dal 'pre-diabete' al diabete e di ridurre il rischio cardiovascolare, anche in questi stadi iniziali di malattia. L'adozione di questo nuovo modello potrebbe tradursi in: diagnosi più precoci e mirate, interventi personalizzati in base al rischio reale, maggior accesso alle terapie nelle fasi iniziali, riduzione delle complicanze gravi (infarto, ictus, insufficienza renale), migliore sostenibilità del sistema sanitario, grazie alla prevenzione.

Burnout e lavoro, nei medici di famiglia cresce il rischio di lasciare la professione

Burnout e lavoro, nei medici di famiglia cresce il rischio di lasciare la professione (da Doctor33 - di Alessandra Romano)  Il burnout aumenta del 50% il rischio di abbandono o cambio struttura tra i medici di famiglia, secondo uno studio della Weill Cornell Medicine pubblicato su 'JAMA Internal Medicine'. Nello studio, il burnout riguarda il 43,5% dei professionisti. I ricercatori, guidati dal professor Dhruv Khullar, hanno analizzato i dati dei sondaggi dell’American Board of Family Medicine raccolti tra il 2016 e il 2020, compilati da circa 20.000 medici. Per stimare il turnover sono stati utilizzati anche i dati del sistema Medicare relativi al periodo 2015–2022. Quasi la metà dei partecipanti ha riferito di soffrire di esaurimento emotivo o distacco dal lavoro, con una prevalenza maggiore tra le donne e al di sotto dei 55 anni. Tra i medici con burnout, circa il 5% ha cambiato studio o ha smesso di esercitare, rispetto al 3,5% di quelli senza burnout. «Questi dati evidenziano l’urgente necessità di affrontare le condizioni di lavoro e la soddisfazione professionale, per tutelare sia la stabilità del personale medico sia il benessere dei pazienti», ha affermato Khullar. Tuttavia, lo studio presenta alcune limitazioni, tra cui l’utilizzo di dati precedenti alla pandemia di COVID-19. Infine, non è stato possibile identificare i medici che hanno cessato l’attività con Medicare pur continuando a esercitare. (Khullar D, Casalino LP, Kronick RG, et al. Turnover and Burnout Among Family Physicians. JAMA Intern Med. Published online March 30, 2026. doi:10.1001/jamainternmed.2026.0271)

Webinar fiscale Aggiornamento sugli adempimenti fiscali e previdenziali per i liberi professionisti, strategie di pianificazione per ottimizzare il carico fiscale dei liberi professionisti. 22/04/2026

Gentili Colleghi,

in collaborazione con lo Studio Bertoni & Partners, é stato organizzato un incontro formativo in data 22/04/2026 dalle ore 17:00 alle ore 19:00: “Aggiornamento sugli adempimenti fiscali e previdenziali per i liberi professionisti, strategie di pianificazione per ottimizzare il carico fiscale dei liberi professionisti” al seguente link: https://kmeet.infomaniak.com/fi7bqepkf4ws1ojfxfdov7xc   Il webinar è pensato sia per chi sta valutando l’apertura della partita IVA, sia per chi esercita già la libera professione e desidera approfondire i principali aspetti fiscali e previdenziali, con particolare attenzione alla pianificazione fiscale e alla corretta gestione degli adempimenti. Resto a disposizione per eventuali integrazioni o necessità organizzative e ringrazio sin d’ora per la collaborazione e la consueta disponibilità. Cordiali saluti, Dr. Jacopo Pieri Coordinatore Gruppo Giovani Medici Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Forlì-Cesena

Epidemia obesità, sono responsabili le calorie in eccesso, non la sedentarietà

(da DottNet)   L'obesità è causata da un eccessivo introito calorico più che dalla sedentarietà: è il verdetto di un lavoro apparso sui Proceedings of the National Academy of Sciences, che potrebbe porre fine all'annoso dibattito se la causa principale dell'obesità sia l'alimentazione o la mancanza di esercizio fisico.   È emerso chiaramente che la colpa dell'obesità è da attribuire a un maggiore consumo di alimenti ultra-trasformati (UPF), come wurstel e altri preparati di carne, piatti pronti e snack dolci, osservando che "la percentuale di UPF nella dieta era correlata positivamente alla percentuale di grasso corporeo"; mentre il dispendio energetico e quindi l'attività fisica c'entrano solo marginalmente. Condotto da Amanda McGrosky, il lavoro si basa sui dati di 4.213 adulti di 18-60 anni, appartenenti a 34 popolazioni in sei continenti. I ricercatori hanno esaminato il dispendio energetico totale (TEE), il dispendio energetico da attività (AEE), il dispendio energetico basale (BEE) e due misure dell'obesità: la percentuale di grasso corporeo e l'indice di massa corporea (BMI). I risultati sono stati classificati in gruppi in base al livello di sviluppo economico, a causa delle differenze generali nello stile di vita e nell'alimentazione tra i gruppi con diversi livelli di sviluppo economico. E' emerso che sia il dispendio energetico totale sia il basale sono diminuiti leggermente, di circa il 6-11%, con lo sviluppo economico. È però anche emerso che l'energia bruciata con l'attività fisica risultava ancora complessivamente più alto nelle popolazioni economicamente più sviluppate, indicando che non è probabile che sia la mancanza di esercizio fisico a causare un BMI o un grasso corporeo più elevati.     I ricercatori hanno inoltre scoperto che il dispendio energetico totale è solo debolmente associato all'obesità, rappresentando circa il 10% dell'aumento dell'incidenza dell'obesità nei paesi economicamente più sviluppati.   Nonostante l'esercizio fisico non sia il principale fattore determinante dell'obesità, gli autori dello studio incoraggiano a praticarlo regolarmente, poiché è comunque fondamentale per prevenire le malattie e mantenere una migliore salute mentale.    Lo studio sottolinea anche la necessità di porre l'accento sulla riduzione delle calorie provenienti dagli alimenti altamente trasformati per contribuire ad affrontare la crisi dell'obesità.  

Dieci milioni di italiani convivono con dolore cronico, cure migliori ma non uniformi

(da fimmg.org)   Sono dieci milioni gli italiani che convivono ogni giorno con il dolore cronico, una condizione sempre più trattabile, ma ancora non affrontata in modo uniforme dal sistema sanitario. A fare il punto il 25esimo Congresso Area culturale Dolore e Cure Palliative organizzato dalla Società scientifica di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) tenutori a Riccione con la partecipazione di oltre 400 specialisti da tutta Italia.  Il programma delle tre giornate ha spaziato dall'intelligenza artificiale nella clinica del dolore alla medicina rigenerativa per articolazioni e tendini, fino al rapporto tra microbiota intestinale e dolore cronico. Tra i temi al centro del congresso, ricorda la presidente Siaarti Elena Bignami, anche l'impiego dei farmaci oppiacei nel dolore oncologico, con un focus sul fentanyl, oggi supportato da dispositivi spray nasali di nuova generazione in grado di rafforzare i livelli di sicurezza e appropriatezza. Ma anche la fibromialgia con le sue sfide diagnostiche e l'utilizzo della cannabis terapeutica. "Occuparsi del dolore - commenta Ilenia Malavasi, deputata della Commissione Affari sociali della Camera - significa restituire dignità e qualità di vita a chi, troppo spesso, rischia di sentirsi invisibile proprio nel momento della sofferenza e del maggior bisogno".

Enpam: al via il bando mutui 2026 da 30 milioni di euro per medici e odontoiatri

(da Enpam.it)  La Fondazione Enpam mette a disposizione 30 milioni di euro per i mutui destinati a medici e odontoiatri iscritti. È online dal 13 aprile la procedura per accedere ai finanziamenti, finalizzati all'acquisto della prima casa o dello studio professionale, oltre che a interventi di ristrutturazione, ampliamento e sostituzione di mutui esistenti. Le domande saranno esaminate progressivamente, mano a mano che perverranno. Nel 2025, il tempo medio tra la presentazione della domanda e la stipula davanti al notaio è stato di circa tre mesi, salvo ritardi legati a documentazione incompleta. Possono accedere alla misura gli iscritti Enpam da almeno un anno, in regola con i contributi e senza altri finanziamenti attivi con la Fondazione; l'anzianità di iscrizione è riconosciuta anche per i periodi maturati durante gli studi, consentendo l'accesso anche agli studenti degli ultimi anni dei corsi di laurea in medicina e odontoiatria. Particolare attenzione è rivolta ai giovani professionisti under 40 - medici e odontoiatri - tra cui iscritti ai corsi di formazione in medicina generale, specializzandi e titolari di partita Iva forfettaria o contratti a termine, che spesso, nelle fasi iniziali della carriera, possono incontrare maggiori difficoltà a soddisfare i requisiti richiesti dal mercato del credito. "Con questa iniziativa - dichiara il presidente dell'Enpam, Alberto Oliveti - continuiamo a sostenere concretamente i nostri iscritti nei momenti più importanti della loro vita professionale e personale. Per molti giovani medici e odontoiatri si tratta di un'opportunità decisiva: consente di anticipare l'accesso alla casa o allo studio anche in una fase iniziale della carriera, quando i requisiti richiesti dal mercato del credito possono risultare più difficili da soddisfare. In questo modo si evita di rinviare progetti di vita e professionali, con la possibilità, nel tempo, di trasferire il mutuo sul mercato alle condizioni più favorevoli." Il tasso applicato sarà fisso per tutta la durata del mutuo ed è determinato sulla base del tasso di riferimento della Banca centrale europea alla data di stipula (attualmente al 2,15%), maggiorato di 1,5 punti percentuali. Le domande possono essere presentate esclusivamente online, tramite l'area riservata del sito Enpam, dalle ore 12 del 13 aprile, fino alle ore 12 del 10 settembre 2026, nell'ambito delle risorse stanziate. L'esito della richiesta sarà comunicato via email entro 60 giorni lavorativi. Gli uffici della Fondazione sono disponibili per supportare gli iscritti nella gestione delle pratiche.

L’assistenza agli anziani può far saltare il welfare. Ocse: la vera emergenza dei prossimi 25 anni

La spesa per la long-term care è destinata a raddoppiare entro il 2050 nei Paesi OCSE, arrivando al 2,8% del PIL. Una dinamica che non dipende solo dall’invecchiamento, ma da scelte politiche, organizzative e sociali. Tra carenza di personale, declino della cura familiare e bassa produttività, la sostenibilità dei sistemi di assistenza si giocherà sulle riforme dei prossimi anni Leggi L'articolo completo e il documento OCSE a questo LINK  

Infarto e ictus, piccoli cambiamenti nello stile di vita riducono rischio

Infarto e ictus, piccoli cambiamenti nello stile di vita riducono rischio (da Sanitainformazione.it)    Bastano pochi minuti in più di sonno, qualche passo in più e un po’ più di verdure ogni giorno per proteggere il cuore. Un nuovo studio dimostra che modifiche minime ma combinate nello stile di vita possono ridurre in modo significativo il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca. La ricerca, pubblicata sulla rivista 'European Journal of Preventive Cardiology', è stata guidata da Nicholas Koemel, dell’University of Sydney. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 53mila adulti della coorte UK Biobank, seguiti per circa otto anni. I risultati mostrano come anche piccoli aggiustamenti combinati in sonno, attività fisica e alimentazione siano associati a benefici concreti e clinicamente rilevanti per la salute cardiovascolare. Piccoli cambiamenti, grandi risultati - Dormire 11 minuti in più a notte, dedicare 4,5 minuti in più all’attività fisica moderata-intensa e consumare un quarto di tazza in più di verdure al giorno è stato collegato a una riduzione del 10% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori. L’attività fisica considerata comprende anche gesti quotidiani come salire le scale, camminare a passo sostenuto o trasportare oggetti pesanti, rendendo questi cambiamenti realistici e facilmente applicabili alla vita di tutti i giorni. I ricercatori hanno identificato un profilo di comportamento ideale: - Dormire tra 8 e 9 ore a notte - Svolgere almeno 42 minuti al giorno di attività fisica moderata-intensa - Mantenere una qualità della dieta moderatamente buona Chi segue questo modello ha un rischio di eventi cardiovascolari ridotto del 57% rispetto alle persone con abitudini meno salutari. L’importanza della sostenibilità -  “I piccoli cambiamenti combinati in diverse aree della vita possono avere un impatto sorprendentemente grande sulla salute del cuore – spiega Koemel -. Sono più facili da mantenere nel tempo rispetto a modifiche radicali su un singolo comportamento”. Sonno, attività fisica e alimentazione sono strettamente collegati: dormire poco altera gli ormoni dell’appetito e le scelte alimentari, la stanchezza riduce l’attività fisica e la dieta influenza energia e concentrazione. Il team di ricerca punta ora a sviluppare strumenti digitali per supportare le persone nell’adozione di abitudini più sane e sostenibili, collaborando con le comunità per superare le difficoltà pratiche del cambiamento. Gli autori sottolineano che, essendo uno studio osservazionale, non è possibile stabilire un legame causale definitivo, ma i dati evidenziano chiaramente una forte associazione tra piccoli cambiamenti nello stile di vita e riduzione del rischio cardiovascolare. (https://www.escardio.org/news/press/press-releases/combining-small/?_gl=1*1jq0xx6*_up*MQ..*_gs*MQ..&gbraid=0AAAAAD4VFqbD9jZtUQDP5AkRmoeDMrgDt)

Elezioni SaluteMia, Prada confermato presidente

Gianfranco Prada è stato confermato alla presidenza di SaluteMia. Lassemblea ordinaria dei soci della Società di mutuo soccorso dei medici e degli odontoiatri ha inoltre rinnovato, per il mandato 2026-2031, lincarico a tutti i membri uscenti del Consiglio di amministrazione.

 

IL PRESIDENTE

Gianfranco Prada, medico odontoiatra, è laureato in Odontoiatria e protesi dentaria nel 1985 all’Università di Milano. È alla presidenza di SaluteMia dall’anno di fondazione dell’organismo attivo nel campo della Sanità integrativa, che opera in favore dei medici, degli odontoiatri e dei loro familiari. Nel corso della propria carriera, Prada ha ricoperto incarichi di vertice nell’ambito sindacale (Presidenza ANDI Nazionale), e ordinistico ed è stato vicepresidente della Fondazione Enpam, l’ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri.

Sotto la sua guida, SaluteMia è cresciuta costantemente. Sia nei numeri, con gli iscritti che hanno quasi raggiunto quota 14mila, sia nell’offerta di tutele in favore dei Soci. Infatti, nel corso degli anni, sono state progressivamente incrementate le riserve economiche a disposizione dei Soci della Mutua ed è cresciuto il numero dei sussidi erogati. Nel solo 2025, SaluteMia ha ricevuto circa 22mila richieste di sostegno e assegnato quasi 12 milioni di euro a tutela della salute degli iscritti.

 

IL VICEPRESIDENTE E IL CDA

Maurizio Scassola, medico di medicina generale, è stato riconfermato dal Consiglio di Amministrazione alla vicepresidenza di SaluteMia. Ha ricoperto incarichi di vertice nell’ambito della rappresentanza sindacale e ordinistica. È stato, inoltre, vicepresidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Gli altri componenti del Consiglio di amministrazione riconfermati dall’assemblea di SaluteMia sono: Sergio Barbieri, medico neurologo, Giampietro Chiamenti, medico pediatra, Mario Antonio Lavecchia, medico pneumologo, Luigi Sodano, medico otorinolaringoiatra.

L’assemblea ha inoltre riconfermato, in qualità di revisore unico,  Ugo Venanzio Gaspari, dottore commercialista.

 

PRADA: PRONTI A PROSEGUIRE IL LAVORO

“Siamo lieti di avere ricevuto il sostegno dell’assemblea, per garantire continuità e stabilità alla Mutua, che è patrimonio di tutti i medici e di tutti gli odontoiatri”, commenta il presidente di SaluteMia, Gianfranco Prada.

“Tutta la squadra del Consiglio di amministrazione, i dipendenti di SaluteMia e i nostri collaboratori, – aggiunge Prada – sono pronti a proseguire il percorso intrapreso, a beneficio dei nostri colleghi, medici e odontoiatri e dei loro familiari. Il nostro impegno continua, in piena sintonia con i valori e gli obiettivi da sempre condivisi con la Fondazione Enpam, per incrementare l’offerta di SaluteMia e fornire ai nostri Soci le migliori opportunità di tutela della loro salute”.

 

INAIL – Semplificazione Certificati medici di infortunio – Nuova versione del servizio telematico dal 13 maggio 2026

A partire dal 13 maggio 2026 sarà operativa una nuova versione semplificata del servizio per la compilazione e l'invio dei certificati di infortunio. L'intervento è stato realizzato con l'obiettivo di semplificare la redazione del certificato facilitando la compilazione da parte dei medici, attraverso una revisione complessiva dei dati richiesti e delle modalità di compilazione. In particolare, sono state introdotte le seguenti modifiche: riduzione dei campi obbligatori, introduzione dell'obbligo di fornire almeno un recapito di contatto del lavoratore per agevolare le comunicazioni relative alla pratica, eliminazione di campi non essenziali e razionalizzazione delle tipologie e delle diciture del certificato. La nuova versione sarà operativa nelle tre modalità di trasmissione già in uso: servizio online, invio offline tramite file, cooperazione applicativa/interoperabilità. Per gli utenti che utilizzano la modalità online, l'aggiornamento sarà disponibile direttamente nel servizio, senza necessità di interventi. Gli utenti che trasmettono i certificati in modalità offline, ovvero tramite il file in formato .xml, dovranno invece adeguare i propri sistemi entro il 13 maggio 2026 facendo riferimento alla documentazione tecnica aggiornata disponibile nella sezione del portale Inail di supporto al servizio online - https://www.inail.it/portale/it/atti-e-documenti/moduli-e-modelli/assicurazione/moduli-prestazioni/certificati-medici/certificato-medico-di-infortunio---supporto-al-servizio-online.html - (manuale utente, cronologia versioni, XML schema e specifiche tecniche). Gli utenti che operano in interoperabilità/cooperazione applicativa dovranno anch'essi adeguare i propri sistemi consultando la documentazione, disponibile nel "Catalogo Servizi per l'Interoperabilità e la Cooperazione Applicativa", relativa al servizio Rest "CMI-CertificatoMedicoInfortunio" (https://www.inail.it/onecatalog/#!/pdd/coll/CMI-CertificatoMedicoInfortunio, sezioni "Specifiche servizio" e "Risorse"). Si segnala che il mancato adeguamento dei sistemi potrà determinare errori bloccanti in fase di invio, in particolare per quanto riguarda: la corretta gestione del nuovo obbligo relativo a uno dei recapiti di contatto; l'aggiornamento dei campi non più previsti o non più obbligatori. In caso di necessità, è possibile usufruire del servizio "Inail risponde", presente nella sezione "Assistenza e supporto" del portale istituzionale, per avere chiarimenti o chiedere una verifica del file da trasmettere allegandolo alla richiesta di supporto. Nel form da compilare per "Inail risponde" è necessario valorizzare i seguenti campi obbligatori con i valori indicati: Categoria con 'Prestazioni'; Sottocategoria con 'Assistenza Servizi Online'; Oggetto con 'Certificato medico per infortunio'. È inoltre possibile far riferimento al numero telefonico 06.6001 del Contact Center Inail. Il servizio è disponibile sia da rete fissa che mobile, secondo il piano tariffario del gestore telefonico dell'utente.

L’80% di chi soffre di schizofrenia ha deficit cognitivi

(da fimmg.org)   In Italia si stima che la schizofrenia interessi circa 300 mila persone, con una prevalenza intorno allo 0,6% della popolazione adulta. Tra queste, oltre l'80% presenta un deficit cognitivo che incide in modo significativo sulla capacità di lavorare, mantenere relazioni sociali e gestire la vita quotidiana, ed è uno dei principali fattori che determinano la qualità della vita quotidiana, anche più dei sintomi psicotici. Ma non tutto il deficit cognitivo è direttamente espressione della malattia. Una parte, almeno un terzo, può essere infatti legata a fattori esterni e potenzialmente modificabili. Questo approccio segna un cambio di prospettiva nella gestione della schizofrenia, spostando l'attenzione dal solo controllo dei sintomi psicotici alla valutazione sistematica dei fattori che possono influenzare il funzionamento cognitivo. I dati dello studio italiano, condotto dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Università di Brescia diretto da Antonio Vita, presidente della Società italiana di psichiatria, sono stati presentati durante il Congresso Europeo di psichiatria (Epa 2026) tenutosi a Praga. "Una quota significativa dei deficit cognitivi, almeno un terzo, osservati nelle persone con schizofrenia è riconducibile a fattori secondari e quindi, almeno in parte, modificabile. Si tratta di un aspetto cruciale, perché apre a margini concreti di intervento", spiega Vita. Il contributo del gruppo dell'Università di Brescia introduce una distinzione chiave tra deficit cognitivo 'primario' e 'secondario. Il primo riflette la componente neuroevolutiva intrinseca della schizofrenia e coinvolge diverse funzioni - dalla memoria all'attenzione, fino alle funzioni esecutive e alla cognizione sociale - spesso già prima dell'esordio della psicosi, con un andamento relativamente stabile nel tempo. Il deficit cognitivo secondario, invece, è determinato da fattori che possono peggiorare ulteriormente le prestazioni cognitive. Tra questi rientrano il carico di farmaci con effetti anticolinergici, l'utilizzo di antipsicotici di prima generazione e benzodiazepine, la sindrome metabolica, i disturbi del sonno, la sedentarietà, l'uso di sostanze - in particolare la cannabis - e la deprivazione sociale. "Distinguere queste due componenti - prosegue Vita - è fondamentale nella pratica clinica. Se il deficit primario richiede interventi strutturati come la riabilitazione cognitiva e una gestione ottimizzata della terapia, quello secondario impone un lavoro sistematico di identificazione e riduzione dei fattori che lo determinano". In questa prospettiva, la gestione della schizofrenia si amplia oltre il controllo dei sintomi psicotici, includendo la revisione delle terapie in funzione dell'impatto cognitivo, la gestione delle comorbidità metaboliche, la promozione dell'attività fisica, il trattamento dei disturbi del sonno, il contrasto all'uso di sostanze e programmi di inclusione sociale e lavorativa. Un approccio che può tradursi in un miglioramento concreto del funzionamento quotidiano e della qualità della vita delle persone con schizofrenia.

Convenzione tra UNIBO e OMCeO Forlì-Cesena per il tirocinio pratico valutativo del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia sede di Forlì

Nel corso della seduta consiliare di Martedì 14 Gennaio è stata presentata la Convenzione firmata tra il nostro Ordine e la Alma Mater Studiorum - Università di Bologna per la attivazione del tirocinio pratico valutativo di tutti gli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia - Sede di Forlì. Il documento è consultabile in allegato. Ogni tirocinio pratico valutativo si svolge per un periodo anche non consecutivo di tre mesi: il laureando è impegnato un mese in Area Ospedaliera Chirurgica, un mese in Area Ospedaliera Medica, un mese, da svolgersi non prima del sesto anno di corso, nello specifico ambito della Medicina Generale. Il mese svolto nell’ambito della Medicina Generale deve tenersi presso l’ambulatorio di un medico di Medicina Generale avente i seguenti requisiti: almeno cinque anni di attività convenzionale, numero di assistiti nella misura almeno pari alla metà del massimale vigente, disponibilità di almeno tre mesi all'anno per la attività di tutoraggio. Ai fini dell’individuazione delle sedi di tirocinio (ambulatori di Medicina Generale), il nostro Ordine deve predisporre un elenco di medici di Medicina Generale disponibili alla attività di tutoraggio, che sarà tempestivamente comunicato alla Segreteria della Università di Bologna - Facoltà di Medicina e Chirurgia - Sede di Forlì, per iniziare le assegnazioni degli studenti tirocinanti. Invitiamo tutti i colleghi iscritti Medici di Medicina Generale a considerare attentamente la proposta della Università di Bologna e ad accettare l'inserimento nell'elenco dei medici tirocinanti, se possibile inviando l'adesione all'Ordine entro la fine del mese di Gennaio via email: info@ordinemedicifc.it
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