Diabete di tipo 2, il luogo in cui viviamo può aumentarne il rischio
(da Sanitainformazione.it) Il luogo in cui viviamo influenza più aspetti della nostra salute di quanto siamo abituati a pensare. Non si tratta solo della qualità dell’aria o della disponibilità dei servizi: le condizioni climatiche, lo stato delle abitazioni, l’accesso alle cure e la stabilità economica creano un ecosistema di esposizioni che, nel tempo, può orientare il rischio di malattie croniche. Lo conferma uno studio pubblicato su JAMA Network Open, che indaga il legame tra vulnerabilità climatica e incidenza del diabete di tipo 2.
Cos’è il Climate Vulnerability Index e perché è cruciale - Il Climate Vulnerability Index (CVI) è un indicatore composito che misura quanto un quartiere sia vulnerabile agli impatti del cambiamento climatico e alle fragilità strutturali che lo accompagnano. Il CVI combina variabili ambientali come calore estremo, inquinamento e intensità delle tempeste, con fattori socioeconomici come povertà, qualità delle abitazioni, presenza di infrastrutture adeguate e accesso ai servizi sanitari. In sintesi, rappresenta una fotografia integrata della fragilità di una comunità e del potenziale impatto sulla salute dei suoi residenti.
Lo studio: oltre un milione di adulti seguiti per sette anni - Il gruppo di ricerca guidato da Jad Ardakani e Sadeer Al-Kindi, del Houston Methodist Research Institute, ha analizzato i dati del registro Houston Methodist Learning Health System. Sono stati inclusi 1.003.526 adulti senza una diagnosi pregressa di diabete, tutti con almeno una visita ambulatoriale tra il 2016 e il 2023. Ogni partecipante è stato associato al CVI del quartiere di residenza e seguito fino a sette anni per osservare l’eventuale insorgenza di diabete di tipo 2, identificato tramite diagnosi cliniche, prescrizioni farmacologiche o valori di glicemia elevati.
I risultati: vivere in aree vulnerabili aumenta il rischio del 23% - L’esito è inequivocabile: chi vive nei quartieri con il più alto CVI ha un rischio del 23% più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto alle persone che abitano nelle zone meno vulnerabili. Al termine dei sette anni di follow-up, l’incidenza cumulativa era del 14,1% nelle aree ad alta vulnerabilità contro l’8,6% dei quartieri più protetti. Il dato sorprendente è che l’associazione tra vulnerabilità climatica e diabete rimane solida anche dopo aver aggiustato per età, sesso, razza ed etnia, BMI, ipertensione, colesterolo, reddito, assicurazione sanitaria e valori basali di glicemia. È come se la vulnerabilità climatica aggiungesse un nuovo livello di rischio, indipendente dai fattori clinici tradizionali.
Perché la vulnerabilità climatica incide sul rischio metabolico - Gli effetti della vulnerabilità climatica sul metabolismo non derivano da un unico elemento, ma da un insieme di pressioni che si sommano. Il calore prolungato può alterare la sensibilità insulinica, l’inquinamento favorisce infiammazione sistemica, la disponibilità limitata di alimenti sani aumenta il rischio di sovrappeso, condizioni socioeconomiche difficili amplificano lo stress cronico e infrastrutture insufficienti limitano la possibilità di praticare attività fisica o accedere a cure tempestive. È un mosaico di esposizioni che, nel tempo, contribuisce ad aumentare in modo tangibile la probabilità di sviluppare diabete.
Verso una prevenzione più equa: il ruolo del CVI nella pratica clinica - Secondo gli autori, integrare il CVI nei sistemi di valutazione del rischio potrebbe migliorare la capacità dei clinici di individuare i pazienti più vulnerabili e indirizzare interventi preventivi più mirati. Lo strumento può aiutare a identificare territori che richiedono investimenti sanitari, programmi di educazione e screening più intensivi, contribuendo a ridurre le disuguaglianze che il cambiamento climatico rischia di amplificare. Come osserva Khurram Nasir, co-autore senior dello studio, “comprendere come clima e condizioni comunitarie influenzino la malattia ci permette di costruire sistemi sanitari più intelligenti ed equi”.
Convegno Bologna DISTRUZIONE DI UN SISTEMA SANITARIO, GENOCIDIO DI UN POPOLO
Gentile Presidente,
Gentili membri del Direttivo,
vi scriviamo in qualità di professioniste e professionisti della salute per invitarvi a partecipare e a diffondere il convegno promosso dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, che si terrà sabato 31 gennaio a Bologna, dal titolo «Distruzione di un sistema sanitario, genocidio di un popolo. Evidenze, priorità e testimonianze dalla Striscia di Gaza», di cui alleghiamo la locandina con il programma (tutte le informazioni al link https://www.digiunogaza.it/distruzione-di-un-sistema-sanitario/).
Il convegno nasce dall’esigenza di condividere, in uno spazio rigoroso e documentato, dati, testimonianze dirette ed evidenze che mostrano come a Gaza strutture sanitarie, ambulanze e personale sanitario siano stati colpiti in modo ripetuto e deliberato, e come il blocco la distruzione da parte dell'esercito israeliano del sistema sanitario di Gaza rappresenti una strategia che incide direttamente sulla sopravvivenza della popolazione civile.
Riteniamo che le società scientifiche sanitarie abbiano una responsabilità specifica in questo contesto: non solo come luoghi di produzione e diffusione del sapere, ma come soggetti etici chiamati a prendere parola quando il diritto alla cura viene negato, ostacolato o reso impossibile e quando l’esercizio stesso delle professioni sanitarie viene criminalizzato o colpito.
Il riferimento all’appello “Break the Selective Silence”, pubblicato su The Lancet, è per noi esplicito: la comunità sanitaria internazionale non può applicare un silenzio selettivo quando ospedali, ambulanze e personale sanitario vengono colpiti, perché l’attacco alla sanità costituisce una grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.
Vi chiediamo pertanto, se lo riterrete opportuno, di:
- diffondere il convegno attraverso i vostri canali istituzionali (newsletter, mailing list, sito, social);
- valutare una partecipazione, anche come presenza di ascolto e attenzione istituzionale;
- valutare la concessione del patrocinio scientifico al convegno, come segno di attenzione istituzionale e di responsabilità scientifica rispetto ai temi affrontati;
- contribuire, con la vostra autorevolezza scientifica e professionale, a mantenere aperto uno spazio di riflessione critica, etica e basata sulle evidenze.
Siamo convinti che il silenzio non sia neutrale e che, per chi opera nella sanità, difendere il sistema di cura significhi difendere la vita, la dignità delle persone e i fondamenti stessi delle nostre professioni.
Ringraziandovi per l’attenzione e per il lavoro che quotidianamente svolgete a tutela della salute, restiamo a disposizione per ogni ulteriore informazione.
Cordiali saluti
Coordinamento nazionale della rete #DigiunoGaza
#DigiunoGaza
Rete di personale della sanità contro il genocidio palestinese
www.digiunogaza.it
Locandina-31-gennaio
Locandina-31-gennaioFascicolo sanitario elettronico, che cosa cambia dal 30 marzo per i medici
(da Doctor33) Dal 30 marzo il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) entra a regime su scala nazionale, secondo il cronoprogramma del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). La piattaforma digitale raccoglie la storia clinica dei cittadini e rende disponibili fino a ventuno tipologie di documenti, tra cui referti di laboratorio e radiologia, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, esenzioni e dati vaccinali.
L’operatività del sistema è però condizionata dall’adesione dei cittadini. Secondo gli ultimi monitoraggi riportati da Il Sole 24 Ore, solo circa un italiano su quattro (27%) ha effettuato almeno un accesso recente al proprio fascicolo e meno della metà (44%) ha espresso il consenso alla consultazione da parte dei sanitari. In assenza di consenso, i documenti restano visibili solo al cittadino e al medico che li ha prodotti, ma non possono essere utilizzati da altri professionisti per finalità di diagnosi, cura e prevenzione.
Cosa è consultabile nel Fse Il fascicolo integra progressivamente le principali informazioni cliniche generate dal Servizio sanitario: esami, referti, dimissioni ospedaliere, accessi in pronto soccorso, prescrizioni farmaceutiche e specialistiche. È presente anche il profilo sintetico del paziente (patient summary), che riassume condizioni cliniche rilevanti, terapie in corso e allergie.
Il nodo del consenso La normativa prevede che il cittadino debba autorizzare esplicitamente la consultazione dei propri dati. Senza questa autorizzazione, il fascicolo non è utilizzabile dal personale sanitario, pur restando attivi i diritti di accesso alle prestazioni. La gestione del consenso avviene online tramite identità digitale (Spid, Cie o Cns) sui portali regionali o nazionali, con possibilità di modifica o revoca in qualsiasi momento.
Accesso in emergenza Il decreto ministeriale del 7 settembre 2023 disciplina l’accesso in situazioni di emergenza. In pronto soccorso è consultabile almeno il patient summary, anche in presenza di limiti al consenso. La compilazione e l’aggiornamento di questo profilo sono in capo al medico di medicina generale, con scadenza fissata al 30 marzo.
Cosa cambia nella pratica clinica Per i medici l’entrata a regime del Fse implica:
- integrazione dei flussi informativi nella gestione ambulatoriale e ospedaliera;
- verifica della disponibilità effettiva dei documenti, che può variare tra Regioni;
- maggiore attenzione all’informazione dei pazienti sul tema del consenso;
- aggiornamento sistematico del patient summary per garantire la fruibilità in emergenza.
Correlazione tra numero di passi e depressione
(da AGI) Più si cammina, più diminuisce il rischio di manifestare sintomi depressivi. Sono le conclusioni di una revisione sistematica e meta-analisi di 33 studi osservazionali (27 trasversali e 6 longitudinali) di studi pubblicati dall''inizio fino al 18 maggio 2024, selezionati tramite i principali database (PubMed, PsycINFO, Scopus, SPORTDiscus e Web of Science). L''analisi di studi trasversali e longitudinali pubblicata su JAMA Network Open, che ha coinvolto 96.000 adulti, di età pari o superiore a 18 anni, mostra che il numero di passi compiuti nel corso della giornata si associa, con una relazione direttamente proporzionale al di rischio di comparsa di disturbi dell''umore, di depressione in particolare, nella popolazione adulta. Saranno necessari ulteriori studi di coorte prospettici per chiarire il potenziale ruolo protettivo e proattivo dei passi giornalieri nell''attenuazione del rischio di depressione in questa fascia di popolazione, ma le premesse sono interessanti. Dagli studi trasversali, cioè ricerche osservazionali che analizzano i dati delle variabili raccolti in un determinato momento su un campione di popolazione o su un sottoinsieme predefinito, emerge ad esempio che rispetto a un valore soglia di 5.000 passi, il raggiungimento o il superamento di questo target correla alla riduzione di sintomi depressivi nella popolazione adulta generale. Mentre studi prospettici, che valutano gli effetti di un intervento (in questo caso il numero di passi giornalieri effettuati) calcolato dall''inizio alla conclusione dello studio, evidenziano 7.000 passi giornalieri o più come indicativi di un rischio inferiore di comparsa di depressione nell''adulto. Inoltre l''aumento di 1000 passi al giorno diminuirebbe ulteriormente le probabilità di comparsa di patologia. Dunque, la costante e regolare pratica fisica sembra confermarsi ancora una volta una strategia a basso costo, ma di altissima efficaci in termini di salute pubblica, per il contenimento di un fenomeno a larga diffusione nella società contemporanea. Le stime parlano di oltre 3,5 milioni di persone che soffrono di disturbi depressivi, con un incremento di diagnosi di circa il 30% negli ultimi anni, tanto che l''Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato la depressione come la principale causa di disabilità nel mondo, prevedendo che entro il 2030, possa diventare la malattia mentale più diffusa.
Caregiver familiari, approvato il disegno di legge dal Consiglio dei Ministri
Tutele, riconoscimento e risorse per chi si prende cura dei propri cari. Nel progetto viene istituito un contributo mensile erogato dall’INPS, fino a 400 euro, destinato ai caregiver familiari di persone con disabilità gravissima e con ISEE inferiore a 3.000 euro annui. Il disegno di legge introduce una procedura di riconoscimento formale della figura del caregiver, con iscrizione presso l’INPS. Il nominativo del caregiver dovrà essere inserito obbligatoriamente nel Progetto di vita e nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona con disabilità. Leggi L'articolo completo al LINK
https://www.sanitainformazione.it/caregiver-familiari-approvato-il-disegno-di-legge-dal-consiglio-dei-ministri/
Ufficializzato il progetto FAD CAO: sarà attivo già nei primi mesi del 2026
(da Odontoiatria33) L’obiettivo del progetto FAD della CAO nazionale è quello di sostenere una formazione di qualità che abbia un obiettivo preciso: analizzare le interconnessioni tra salute generale ed orale valorizzando l'obiettivo terapeutico e il risultato, rafforzando le capacità cliniche esistenti e favorendo l'acquisizione di nuove. La mission del progetto è quello di non subire, ma essere compartecipi della progettazione del futuro. Il progetto, già annunciato qualche mese fa è stato dettagliato dal prof. Giuseppe Lo Giudice - che insieme al presidente Mario Marrone segue il progetto- ai 106 presidenti provinciali CAO riuniti in Assemblea a Roma venerdì scorso.
Il progetto FAD (Formazione a Distanza) è aperto a tutti (medici e odontoiatri), gratuito, non vuole essere alternativo ad altri ma integrarsi in una offerta formativa soprattutto con quella proposta dalle CAO territoriali. L'organizzazione di percorsi comuni mira ed enfatizzare la cura della persona. Le tematiche, analizzate in ottica interdisciplinare integrata per ottenere una visione globale della salute della persona, previste per l’anno 2026 includono patologie orali dei pazienti special needs, patologie cardiovascolari, medicina del lavoro, odontoiatria di genere/medicina personalizzata e malattie virali/vaccinazioni. La progettualità si articola in FAD gratuite aperte a tutti, meeting informativi per i presidenti CAO e un congresso annuale. Il primo corso FAD sarà disponibile già nei primi mesi del 2026, non appena attiva la nuova piattaforma FAD FNOMCeO
Questi i primi argomenti oggetto di corso FAD che verranno attivati:
1) Patologie orali nei pazienti special needs.
2) Patologie cardiovascolari e implicazioni odontoiatriche.
3) Medicina del lavoro e odontoiatria.
4) Odontoiatria di genere e medicina personalizzata.
5) Malattie virali e vaccinazioni in odontoiatria.
Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitari, questionario su Monitoraggio degli episodi di violenza commessi ai danni degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni – anno 2025
la legge 14 agosto 2020, n. 113, ha previsto la costituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie (ONSEPS), istituito presso il Ministero della salute anche al fine di acquisire i dati relativi all’entità del fenomeno della violenza nei confronti dei colleghi medici e odontoiatri, troppo spesso vittime di aggressioni da parte dei cittadini.
L’ONSEPS, nell’ottica della fattiva collaborazione e al fine di procedere alla rilevazione dei dati utili alla stesura della Relazione ONSEPS 2025, ha predisposto un apposito questionario che ciascun Ordine territoriale dovrà somministrare ai rispettivi iscritti.
ONSEPS_LETTERA_OMCEO
Troppi energy drink aumentano il rischio di ictus
(da Univadis) Il consumo regolare e in forti quantità di bevande energetiche (in inglese energy drink, ED) è un fattore di rischio di ictus potenzialmente sottovalutato. Queste bevande sono state messe sotto accusa principalmente per via dell’alto apporto di zuccheri che può favorire diabete e obesità. La loro potenziale pericolosità per il sistema cardiovascolare non è però ancora riconosciuta appieno dalla classe medica, affermano in un articolo pubblicato sulla rivista 'BMJ Case Reports' Martha Coyle e Sunil Munshi del Nottingham University Hospitals NHS Trust (UK). Partendo da un caso clinico gestito dalla Stroke Unit dell’ospedale, i due ricercatori analizzano i meccanismi con cui gli ED possono contribuire al rischio di ictus.
Mancava un’informazione chiave Il caso riportato è quello di un uomo di 50 anni precedentemente sano con improvviso intorpidimento e instabilità dell'emisoma sinistro. All’ammissione in ospedale la pressione arteriosa (PA) era 254/150 mm Hg. La valutazione neurologica ha portato alla diagnosi di un ictus lieve (National Institutes of Health Stroke Scale = 4). Il paziente è stato dimesso 3 giorni dopo con la prescrizione della terapia antiaggregante piastrinica, di una statina e della terapia antipertensiva (losartan e amlodipina). Dopo le dimissioni, la PA è aumentata di nuovo ed è rimasta persistentemente alta nonostante l'intensificazione della terapia (fino a cinque farmaci antipertensivi). Coyle e Munshi riferiscono che al momento dell’ictus era stato chiesto al paziente se fumasse, consumasse alcol o facesse uso di sostanze, ottenendo risposte negative. Solo dopo 3 mesi di follow-up e in virtù della difficoltà a controllare l’ipertensione erano state esaminate in maniera più approfondita le abitudini del paziente ed era emerso che beveva mediamente 8 lattine di ED al giorno: ogni lattina conteneva 160 mg di caffeina, pari a un’assunzione giornaliera di 1,2-1,3 g di caffeina, laddove le linee guida del NICE raccomandano di non superare i 400 mg/die. Una settimana dopo aver abbandonato completamente il consumo di ED, i valori della PA si erano normalizzati e nel giro di 3 settimane il paziente aveva sospeso tutti i farmaci antipertensivi mantenendo valori pressori adeguati. “Si è quindi ritenuto probabile che il consumo di bevande energetiche ad alta potenza da parte del paziente fosse, almeno in parte, un fattore che aveva contribuito all'ipertensione secondaria e, di conseguenza, all'ictus”, scrivono gli autori dell’articolo.
Tanti effetti e una raccomandazione Le bevande energetiche possono aumentare il rischio di ictus attraverso numerosi meccanismi:
- causando ipertensione (mediata dalla caffeina e potenziata da ingredienti inotropi come taurina e guaranà);
- contribuendo alla disfunzione endoteliale (mediata dagli zuccheri);
- favorendo le aritmie, inclusa la fibrillazione atriale (mediata dalla caffeina);
- aumentando l'aggregazione piastrinica (legata all’iperglicemia, ma osservabile anche nei drink sugar-free in quanto caffeina e taurina sembrano favorire uno stato di iperaggregazione piastrinica transiente);
- inducendo la Sindrome da Vasocostrizione Cerebrale Reversibile (RCVS), una condizione neurologica che si manifesta con cefalee improvvise inusuali (attribuibile primariamente alla caffeina, con un potenziale contributo della taurina).
“È possibile che sia l'assunzione acuta che cronica di ED possa aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e ictus e, cosa importante, questo potrebbe essere reversibile”, sottolineano Coyle e Munshi, auspicando un maggiore controllo da parte delle autorità sulle campagne pubblicitarie e di vendita di questi prodotti, spesso rivolte a fasce d'età più giovani. “Inoltre, gli operatori sanitari dovrebbero considerare domande specifiche relative al consumo di ED nei pazienti giovani che presentano ictus o ipertensione inspiegabile”.
(https://casereports.bmj.com/content/18/12/e267441)
L’App Enpam si rinnova, più servizi per gli iscritti
(da enpam.it) Compilare e trasmettere la dichiarazione dei redditi libero professionali direttamente dal tuo smartphone, delegare una o più persone di fiducia (o il tuo commercialista), presentare domanda per versare una contribuzione ridotta. Sono alcune delle funzioni della nuova App Enpam, da oggi disponibile gratuitamente su Google Play Store e Apple App Store per gli iscritti all’ente di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri.
L’ENPAM SEMPRE IN TASCA Lo strumento, lanciato nel 2019, è stato aggiornato e arricchito di funzioni, rinnovato sotto il profilo dell’interfaccia, dell’esperienza d’uso e dell’integrazione con i servizi dell’Area Riservata, con cui interagiscono oltre 590mila tra medici e odontoiatri, attivi e pensionati. Con il semplice tocco di un dito, l’app Enpam permette di navigare nella area riservata e scaricare i documenti di cui hai bisogno, verificare le tue informazioni, e da oggi, come detto, anche compilare e trasmettere documenti o richiedere modifiche alla propria posizione previdenziale. Soprattutto, tramite la nuova applicazione, oggi l’iscritto può conferire la delega direttamente a commercialisti, consulenti del lavoro, o a una persona di fiducia, che potranno poi operare sulla posizione previdenziale tramite l’Area riservata del sito www.enpam.it.
NUOVI SERVIZI PER I LIBERI PROFESSIONISTI Ad esempio, un libero professionista può ora compilare e trasmettere il modello D, quello per intenderci che serve a dichiarare i redditi da attività lavorativa, con il suo smartphone. E se non ha tempo per farlo, può conferire la delega a qualcuno di sua fiducia o al suo commercialista. O chiedere di versare i contributi beneficiando dell’aliquota ridotta. Tra le altre novità, ci sono la possibilità di verificare la regolarità contributiva e di visualizzare l’estratto conto contributivo integrato, quindi anche i contributi nelle gestioni Inps, oltre a tutte le funzioni già disponibili nella versione originale.
PER TUTTI Servizi che si vanno ad aggiungere a quelli già disponibili e che servono tanto ai pensionati che desiderano consultare e scaricare le certificazioni fiscali in vista della dichiarazione dei redditi, quanto alle dottoresse che hanno percepito l’indennità per una gravidanza o agli iscritti che hanno ricevuto sussidi soggetti a tassazione o che vogliono conoscere l’ammontare dei contributi previdenziali da indicare nella dichiarazione dei redditi per ottenere uno sconto fiscale. Sempre per i pensionati, grazie all’app è possibile visualizzare l’importo esatto della pensione e la data in cui viene accreditata. E tra i servizi disponibili non bisogna dimenticare la cosiddetta “busta arancione”, attivo per la Quota A, la Quota B, la gestione della Medicina generale, specialisti ambulatoriali e per gli ex convenzionati transitati a rapporto di dipendenza, che consente di ottenere la propria ipotesi di pensione. Ci sono anche una sezione per restare aggiornati sulle scadenze e un’altra sulle ultime notizie. L’applicazione, infine, permette di conoscere anche tutte le convenzioni stipulate da Enpam per ottenere sconti e promozioni.
DOVE SCARICARLA La app, che è stata interamente sviluppata dalla struttura dei Sistemi informativi di Enpam, è scaricabile gratuitamente sia dall’App Store disponibile su iPhone e iPad sia su Google Play, per chi ha un telefono o un tablet Android.
COME ACCEDERE L’applicazione consente l’accesso con identità digitale tramite SPID, CIE secondo le linee guida di sicurezza. Per qualsiasi problema di accesso è possibile consultare la pagina web www.enpam.it/app-enpam-iscritti/
Uso abituale dolcificanti legato a effetti su cuore e cervello
(da Fimmmg.org) I dolcificanti, anche a piccole dosi, possono avere effetti negativi sulla salute degli organi, dal cuore al cervello. Lo suggerisce uno studio su animali condotto con uno dei dolcificanti più usati, l'aspartame. La ricerca si è svolta presso il Centro de Investigación Biomédica en Red de Enfermedades Respiratorias (CIBERES) a Madrid ed è stata pubblicata sulla rivista 'Biomedicine and Pharmacology'. L'aspartame è ampiamente utilizzato in dolci, bibite dietetiche, prodotti da forno, gomme da masticare. Produce un gusto dolce 200 volte superiore a quello del saccarosio (lo zucchero da cucina), per cui il suo valore calorico è relativamente basso. Numerosi studi hanno esaminato gli effetti dell'aspartame; ma questo lavoro ne ha valutato gli effetti metabolici e comportamentali a lungo termine, esponendo animali per un anno a una dose equivalente a un sesto della dose massima giornaliera raccomandata per l'uomo. Gli esperti hanno quindi valutato dosi molto più basse di quelle normalmente usate. Lo studio ha concluso che "l'aspartame riduce effettivamente i depositi di grasso del 20% nei topi, ma lo fa al costo di una lieve ipertrofia cardiaca (ovvero l'ingrandimento delle camere del cuore) e di una riduzione delle prestazioni cognitive", ha scritto il team spagnolo. Questi risultati indicano che "sebbene questo dolcificante possa favorire la perdita di peso nei topi, ciò è accompagnato da cambiamenti fisiopatologici a livello del cuore e del cervello", hanno aggiunto. Secondo gli scienziati questo studio suggerisce la necessità di nuove ricerche per valutare la sicurezza dei dolcificanti sull'uomo.