Diabetologi: “Stop al cibo che ammala”. Appello di Amd all’industria alimentare

(da Nutrienti e Supplementi)    L'Associazione medici diabetologi (Amd) ha lanciato un monito senza precedenti all’industria alimentare, chiedendo un radicale cambio di rotta verso la produzione di cibi più salutari. L’appello, presentato di recente in occasione dell'apertura del XXV Congresso nazionale Amd a Bologna, mira a fermare un modello produttivo che è ritenuto corresponsabile nel favorire patologie croniche dilaganti come il diabete e l'obesità. Per la prima volta, specialisti quotidianamente impegnati nel fronteggiare il diabete non si limitano a fornire consigli ai pazienti, ma rivolgono il loro sguardo e la loro richiesta di assunzione di responsabilità concreta direttamente a chi produce il cibo.  Le richieste - L'appello, firmato da Amd, Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e da Slow Food Italia, chiede poche e semplici modifiche essenziali:

- ridurre il grado di processazione degli alimenti;

- limitare l'uso di additivi superflui;

- contenere l’uso di zuccheri aggiunti e di sale;

- rivedere i sistemi di conservazione dei prodotti;

- promuovere un marketing più veritiero e trasparente.

In sintesi, i diabetologi chiedono etichette più comprensibili, caratterizzate da liste ingredienti più corte e chiare.

Il Presidente Amd, Riccardo Candido, ha sottolineato che numerosi studi epidemiologici dimostrano come le attuali abitudini alimentari dominanti siano strettamente associate a patologie croniche gravi, tra cui obesità, diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e alcuni tumori. A destare particolare preoccupazione sono l’eccesso di zuccheri, specialmente nelle bevande, l’elevata densità calorica dei cibi pronti, l’uso di grassi idrogenati e sale per migliorarne il gusto e l’abuso di additivi per prolungarne la conservazione. “L’allarme, sia scientifico che sanitario, è chiaro: riguarda il benessere delle generazioni presenti e future,” ha dichiarato Candido. “Con questo appello chiediamo all’industria alimentare di essere alleata della prevenzione, perché il cibo può e deve diventare un veicolo di salute”.

Innovazione e responsabilità sociale -  L’industria alimentare, secondo l'appello, deve orientare l’innovazione verso prodotti più sani. Silvio Barbero dell’Università di Pollenzo ha rilanciato questa sfida, sostenendo che per l’industria è il momento di assumersi responsabilità concrete, privilegiando ingredienti naturali e processi produttivi e distributivi sostenibili. “Il cambiamento è possibile,” ha aggiunto Barbero. “Salute e competitività possono andare di pari passo. Non si tratta di tornare indietro, ma di guardare avanti”.

L’Assemblea del nostro Ordine approva il bilancio di Previsione

L'Assemblea dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Forlì-Cesena, tenutasi il 18 Novembre, ha approvato all’unanimità sia le variazioni del Bilancio Consuntivo 2025 che il Bilancio di Previsione delle entrate e delle spese per l’anno finanziario 2026, presentate e commentate dal Tesoriere Fabio Balistreri.   Nel bilancio di esercizio 2025 sono previsti quasi 135 mila euro di avanzo di amministrazione (per l’esattezza 134.984 €)  che saranno utilizzati a vantaggio dei colleghi e della nostra attrezzatura tecnica, come da Relazione del Presidente allegata sotto.  In conclusione della assemblea, il collega Luigi Ceccaroni ha illustrato come il nostro Ordine applica al suo interno le norme della trasparenza amministrativa e contabile. Relazione programmatica Presidente 2026

Paracetamolo in gravidanza, un nuovo studio smentisce l’allarme: “Nessuna prova di legame con autismo o ADHD

(da Sanitainformazione.it)   Nessuna evidenza robusta collega l’assunzione di paracetamolo in gravidanza allo sviluppo di disturbi del neurosviluppo nei figli, come autismo o ADHD. A ribadirlo è un gruppo internazionale di ricercatori provenienti da Regno Unito, Spagna e Australia, in un’ampia revisione pubblicata sul 'British Medical Journal'. Lo studio è nato come risposta diretta alle dichiarazione del presidente USA Donald Trump che a settembre aveva invitato le donne in gravidanza a non usare l’acetaminofene, sostenendo rischi di autismo nei bambini esposti al farmaco in utero. L’annuncio aveva suscitato forte preoccupazione tra le gestanti e tra i genitori di bambini con autismo. Gli autori della revisione hanno però chiarito che “le prove oggi disponibili non dimostrano un legame chiaro tra esposizione al paracetamolo in utero e autismo o ADHD nei bambini”. Al contrario, sospendere il trattamento in caso di febbre alta può avere conseguenze dannose per la gravidanza. Una revisione delle revisioni -  Per fare chiarezza, i ricercatori hanno condotto una ‘umbrella review’, ovvero una revisione generale delle revisioni sistematiche già pubblicate, con l’obiettivo di valutare la qualità e la solidità complessiva delle evidenze disponibili. L’analisi si basa su un protocollo registrato su PROSPERO e ha seguito le linee guida PRIOR (Preferred Reporting Items for Overviews of Reviews). Sono stati consultati i principali database scientifici, da Medline a Cochrane, fino alla letteratura grigia, senza limiti linguistici. In totale, sono state individuate nove revisioni sistematiche che includevano 40 studi osservazionali (37 coorti, 2 studi caso-controllo e 1 studio ecologico). Quattro revisioni contenevano anche meta-analisi. Per garantire la qualità metodologica, gli autori hanno utilizzato lo strumento AMSTAR 2, che valuta elementi critici come la registrazione del protocollo, la strategia di ricerca, la gestione dei bias e l’uso corretto dei metodi statistici. Risultato? L’affidabilità complessiva delle prove è stata classificata da bassa a criticamente bassa. Effetti apparenti spiegati da fattori familiari -  Tutte le revisioni analizzate hanno segnalato un’associazione – da possibile a forte – tra assunzione di paracetamolo e rischio di autismo o ADHD. Tuttavia, sette su nove hanno invitato alla cautela: le correlazioni osservate potrebbero riflettere fattori genetici e ambientali condivisi nelle famiglie, piuttosto che un vero effetto del farmaco. Quando gli studi hanno tenuto conto di variabili come la salute mentale dei genitori, il loro stile di vita o la predisposizione genetica, l’associazione è scomparsa o si è ridotta significativamente. In altre parole, gran parte del rischio apparente può dipendere da confondenti non controllati, come condizioni mediche preesistenti o fattori socio-economici. Il paracetamolo resta raccomandato in gravidanza -  Il paracetamolo, o acetaminofene, resta il trattamento di riferimento per febbre e dolore in gravidanza, raccomandato da tutte le principali agenzie regolatorie, tra cui l’Agenzia europea dei medicinali (EMA), la UK MHRA e la Therapeutic Goods Administration australiana. A seguito delle dichiarazioni di Trump, gli enti regolatori e le società scientifiche internazionali hanno rinnovato l’invito alle donne in gravidanza a consultare il proprio medico e a basarsi su informazioni scientifiche e aggiornate. “Le donne devono essere rassicurate — sottolineano gli autori — e incoraggiate a utilizzare il paracetamolo quando necessario, alle dosi più basse efficaci e per il minor tempo possibile”. Servono studi di qualità più elevata -  Gli studiosi riconoscono alcuni limiti: le revisioni differivano per metodi, criteri e qualità dei dati, e non è stato possibile analizzare nel dettaglio il ruolo di dosi e tempi di esposizione. Inoltre, le analisi si sono concentrate soltanto su autismo e ADHD, senza includere altri possibili esiti neurologici. Nonostante ciò, gli autori concludono che le prove attuali non supportano un nesso causale tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e lo sviluppo di disturbi del neurosviluppo. “L’attuale base di evidenze è insufficiente per collegare definitivamente l’esposizione in utero al paracetamolo con autismo o ADHD”, si legge nell’articolo. “Servono studi di alta qualità, capaci di controllare in modo rigoroso i fattori confondenti familiari e ambientali”. In sintesi: il paracetamolo resta un farmaco sicuro, se usato responsabilmente e sotto indicazione medica, anche in gravidanza. (https://www.bmj.com/content/391/bmj-2025-088141?utm)

Capelli bianchi: non solo un segno del tempo, ma un meccanismo di difesa contro il cancro

(da Sanitainformazione.it)   I capelli bianchi non sono semplicemente un segno estetico dell’invecchiamento. Le cellule staminali che risiedono nel bulbo pilifero e che danno origine ai melanociti, responsabili della pigmentazione di pelle e capelli, possono attivare un meccanismo di difesa contro il cancro. Lo studio, pubblicato su 'Nature Cell Biology' e condotto dai ricercatori Emi Nishimura e Yasuaki Mohri ha dimostrato che, quando queste staminali rilevano danni gravi al DNA, come le rotture del doppio filamento, si differenziano irreversibilmente e vengono eliminate. Questo processo, mediato dalle molecole segnale p53 e p21, determina l’ingrigimento dei capelli e allo stesso tempo riduce il rischio di sviluppare melanoma. Stress cellulare e destini opposti - Non tutti gli stress cellulari conducono allo stesso esito. L’esposizione a agenti cancerogeni, come i raggi ultravioletti B, può invece bloccare questo processo di “autoeliminazione” e mantenere la capacità delle staminali di autorinnovarsi e proliferare. Tale effetto è mediato dalla molecola Kit, prodotta dall’epidermide, che guida le staminali verso un destino potenzialmente tumorale. “La stessa popolazione di cellule staminali può seguire destini opposti, tra esaurimento o espansione, a seconda del tipo di stress e dei segnali del microambiente – spiega Nishimura -. Questo ridefinisce l’ingrigimento dei capelli e lo sviluppo del melanoma non come eventi separati, ma come esiti divergenti della risposta delle staminali allo stress”. Il ruolo dell’exposome - Come descritto dai ricercatori nell’abstract della pubblicazione, il destino delle cellule staminali dei melanociti è influenzato non solo dalla genetica e dai danni al DNA, ma anche dall’insieme delle esposizioni ambientali vissute durante la vita, definito exposome. Questa interazione tra fattori genetici e ambientali determina se le staminali seguiranno un percorso di esaurimento, con capelli bianchi come manifestazione, o di espansione, con un aumento del rischio tumorale. Implicazioni per prevenzione e terapie - Comprendere i meccanismi che regolano le scelte delle staminali potrebbe offrire nuove strategie per prevenire e curare il melanoma, uno dei tumori cutanei più aggressivi. L’ingrigimento dei capelli, quindi, può essere interpretato non solo come segnale estetico o anagrafico, ma anche come indice del corretto funzionamento dei sistemi di difesa cellulare contro i danni genetici e le esposizioni ambientali dannose.

Plastica e cardiotossicità, è confermato il legame

(da M.D.Digital)   L’annosa domanda se la plastica abbia o meno effetti tossici sul cuore ha trovato una risposta significativa in una recente ricerca condotta dal College of Medicine dell'Università di Cincinnati. Lo studio ha rivelato che l’esposizione quotidiana al bisfenolo A (Bpa), una sostanza chimica ampiamente diffusa nella plastica e nei prodotti per la cura personale, è legata a cambiamenti nel sistema elettrico del cuore.  Il contesto è preoccupante: studi precedenti hanno dimostrato che quasi il 90% degli americani presenta livelli rilevabili di Bpa nel proprio organismo.  Il Bpa rientra nella categoria dei fenoli ambientali, un’ampia varietà di sostanze chimiche presenti nei prodotti che tocchiamo ogni giorno. Come spiegato da Hong-Sheng Wang, professore presso il Dipartimento di Farmacologia, Fisiologia e Neurobiologia, il Bpa è l'esempio più noto di questi fenoli.  Il Bpa è incredibilmente pervasivo. Lo si può trovare nelle bottiglie d'acqua, nei rivestimenti delle lattine di cibo, nelle ricevute dei registratori di cassa, nelle lenti degli occhiali e persino nei biberon e nel trucco. Per condurre questa indagine, i ricercatori hanno studiato un campione di 600 persone. Attraverso l'analisi dei test delle urine e degli Ecg hanno stabilito che una maggiore esposizione al Bpa era associata a modifiche nei ritmi cardiaci. Rischio immediato e popolazioni vulnerabili  - Jack Rubinstein, cardiologo UC Health e professore presso la Divisione di Salute e Malattia Cardiovascolare, ha sottolineato come la conduzione elettrica ci mantenga "letteralmente in vita". Tuttavia, il Dr. Rubinstein ha anche rassicurato che gli individui sani non dovrebbero essere influenzati da questo fenomeno. Il rischio potenziale di cambiamenti significativi si concentra su persone che sono geneticamente predisposte o che sono più anziane. Il primato dello studio e le prospettive future -  Questo è il primo grande studio condotto sull’uomo che stabilisce un collegamento tra sostanze chimiche comuni, come il Bpa, e le alterazioni nel funzionamento del sistema elettrico cardiaco. I ricercatori hanno già delineato i passi successivi: la priorità sarà studiare in maniera più approfondita chi potrebbe essere maggiormente a rischio e, soprattutto, come poter ridurre l'esposizione quotidiana a queste sostanze pervasive.

Adolescenti italiani, meno cannabis e sigarette tradizionali, ma è boom di nicotina elettronica e psicofarmaci. I risultati del rapporto Espad

Online il nuovo report coordinato dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, con i dati raccolti nel 2024 su un campione di oltre 20.000 studenti delle scuole superiori. Cala l’uso di sostanze illegali classiche, ma crescono nuove abitudini e dipendenze. Il consumo di psicofarmaci senza ricetta è quasi ai massimi storici, soprattutto tra le ragazze. Il gioco d’azzardo non è mai stato così diffuso. Permangono forti differenze territoriali   Leggi L'articolo completo al LINK  

Bonus mamme da 480 euro, ecco come fare domanda

(da Enpam.it)   Anche le dottoresse iscritte all’Enpam possono presentare domanda entro il 9 dicembre per il nuovo bonus mamme pagato dallo Stato. La modalità e i termini per richiedere il bonus sono stati precisati nella circolare 139 dell’Inps, che è l’ente incaricato a gestire questo beneficio pubblico. CHI HA DIRITTO AL BONUS  - Hanno diritto ai 40 euro per ogni mese lavorato nel 2025, le professioniste iscritte all’Enpam con almeno due figli, con reddito libero professionale o da lavoro dipendente fino a 40mila euro annui.  Chi ha due figli ha diritto al bonus solo se il più piccolo ha meno di 10 anni, mentre per le lavoratrici con tre o più figli è sufficiente che uno sia minorenne.  L’unica eccezione riguarda le dipendenti assunte a tempo indeterminato che hanno tre o più figli, le quali non possono chiedere il bonus perché hanno diritto alla misura più favorevole della decontribuzione. COME FARE DOMANDA  - Secondo le indicazioni fornite da Inps nel messaggio 3289 dello scorso 31 ottobre, la domanda può essere fatta tramite il sito web dell’istituto pubblico www.inps.it, accedendo tramite identità digitale.  Dalla pagina web dell’Inps, il percorso da seguire è: Sostegni, Sussidi e Indennità > Esplora Sostegni, Sussidi e Indennità > Per genitori > Vedi tutti i servizi > Nuovo Bonus mamme. In alternativa è sufficiente digitare “Nuovo bonus mamme” nel campo di ricerca che si trova già nella homepage.  La domanda può essere presentata anche tramite il Contact center dell’Inps (telefono 06.164.164)oppure tramite patronato.  Il termine per la presentazione delle domande, come accennato, è il 9 dicembre 2025.  Per chi matura i requisiti per accedere al bonus dopo tale data ed entro la fine del 2025, il termine per la presentazione della domanda diventa il 31 gennaio 2026.

MAUSE. Multicentro Area Urbana per la Sostenibilità e l’Educazione Ambientale del Comune di Forlì

Il MAUSE è un Multicentro Area Urbana per la Sostenibilità e l’Educazione Ambientale del Comune di Forlì e offre momenti formativi dedicati agli alunni e ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado del Comune di Forlì. La sinergica collaborazione tra MAUSE, Unità Ambiente ed Unità Supporto all’Innovazione Educativa – SIE del Comune di Forlì consente ogni anni la realizzazione del Catalogo Formativo, dando continuità all’intento dell’assessorato all’istruzione di racchiudere in un unico documento molte delle proposte formative rivolte alle scuole e agli istituti comprensivi forlivesi. Il MAUSE di Forlì rientra tra i 38 Centri di educazione alla sostenibilità (Ceas) coordinati dal CTR Arpae della Regione Emilia-Romagna. Il Catalogo, patrocinato dall’Ufficio Scolastico Regionale e dalla Provincia di Forlì, e rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado del territorio comunale, propone 100 percorsi educativi offerti dallo Sportello MAUSE e da altre 44 realtà locali e nazionali (associazioni, enti, servizi comunali e professionisti). L’obiettivo è quello di rafforzare negli studenti e nelle studentesse il legame con l’ambiente, le risorse naturali, le diversità ecologiche e culturali del territorio, oltre a trasmettere la consapevolezza delle sfide globali e delle loro interconnessioni, così da favorire comportamenti più responsabili nella vita quotidiana. Il catalogo è organizzato in macroaree tematiche e sotto-aree, che rappresentano le priorità del Comune di Forlì in materia di educazione ambientale e sostenibilità. Esse si inseriscono nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, con particolare attenzione al traguardo 4.7 dell’Obiettivo 4, “Garantire che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, inclusi lo stile di vita sostenibile, i diritti umani, la parità di genere, la promozione di una cultura pacifica e non violenta, la cittadinanza globale e la valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”.  Nel Catalogo sono inoltre presenti indicazioni relative al programma “Scuole che promuovono salute”, che mira ad integrare l’educazione alla salute nei curricoli scolastici. A supporto di questo percorso sono coinvolti anche referenti dell’AUSL Romagna, disponibili a collaborare nella progettazione di interventi formativi. Sebbene nel piano nazione 2020-2025 non viene fatta menzione della partecipazione diretta dell’Ordine dei Medici, da quest' anno, anche l' OMCEO di Forlì-Cesena è inserito del catalogo formativo. Questo perchè l’OMCEO della provincia di Forlì-Cesena che è da sempre sensibile ai temi della salute ambientale e degli stili di vita, attraverso la Commissione Salute e Ambiente fa opera di informazione ed aggiornamento in primis a tutti gli iscritti all’Ordine ma è pronta alla collaborazione con le Scuole per promuovere tutte quelle pratiche di miglioramento per il rispetto dell’Ambiente e della Salute come progetto innovativo. L' OMCEO di Forlì-Cesena ha il suo spazio nel catalogo nella sezione FORMAZIONE DEI DOCENTI- PROGETTI SPECIALI a pag 116. Questa prima collaborazione  sarà l' inizio di una proficua e lunga collaborazione perchè l' educazione in ogni sua forma ha origine dall' informazione che è la base della formazione culturale di ognuno di noi.

L’acquisto degli antibiotici senza ricetta è un malcostume italiano

(da DottNet)   "L’Organizzazione mondiale della sanità indica l’antibiotico-resistenza come una delle principali cause di morte del futuro. È un tema essenziale e un allarme vero, che deve essere affrontato con determinazione per ridurre l’utilizzo degli antibiotici e salvaguardare la salute delle persone". Lo ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), intervendo alla conferenza stampa "Antibiotico-resistenze in Urologia" di Roma.   "Il problema – spiega Anelli – non riguarda soltanto i medici, ma anche il mondo veterinario e alimentare, dove gli antibiotici vengono impiegati negli allevamenti.  È dunque una sfida complessa, che coinvolge sanità, agricoltura e alimentazione". Il presidente della Fnomceo ha poi sottolineato come il "ministero della Salute stia mostrando grande attenzione, in particolare grazie all’impegno del sottosegretario Gemmato, che ha più volte richiamato l’importanza della regolamentazione e, soprattutto, della formazione. Solo formando i professionisti sanitari si possono ridurre le prescrizioni inappropriate e favorire una valutazione clinica caso per caso".

Anelli ha infine richiamato la necessità di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini: "In Italia esiste ancora il malcostume di acquistare antibiotici senza ricetta. È fondamentale sensibilizzare la popolazione a utilizzare questi farmaci solo dietro prescrizione medica e rendere tutti gli attori del sistema – medici, farmacisti e pazienti – responsabili di un uso corretto e consapevole".

Oms Europa, allarme carenza di personale: mancano 800mila operatori sanitari

(da Doctor33)   Durante la 75ª sessione del Comitato regionale per l’Europa dell’Oms, tenutasi il 28 ottobre, il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha lanciato un forte richiamo sulla carenza di personale sanitario nel continente, stimata in oltre 800mila operatori.  Nel suo intervento, collegato da New York, Tedros ha sottolineato che “la carenza strutturale di medici, infermieri e altri professionisti rappresenta una delle principali minacce per la sostenibilità dei sistemi sanitari europei”. Il divario, ha precisato, riguarda in particolare l’assistenza territoriale, la medicina d’urgenza e i servizi di prevenzione. Il direttore generale ha invitato gli Stati membri a investire in formazione, retention e condizioni di lavoro più attrattive, ricordando che il fabbisogno di personale è aggravato dall’invecchiamento della forza lavoro sanitaria e dal crescente peso delle malattie croniche e non trasmissibili.  La sessione ha evidenziato anche altre priorità per la Regione europea: la promozione della salute di bambini e adolescenti, la definizione di una nuova strategia sull’invecchiamento in buona salute e l’adozione di un piano per sfruttare l’innovazione digitale in sanità pubblica. Sul piano globale, Tedros ha ricordato l’avanzamento del Pandemic Agreement, il nuovo trattato internazionale per la gestione delle emergenze sanitarie, e l’obiettivo di raggiungere entro il 2031 un finanziamento stabile del 50% del bilancio OMS tramite contributi obbligatori degli Stati membri.  “Rafforzare la forza lavoro sanitaria europea è essenziale per garantire la copertura universale e la resilienza dei sistemi nazionali” ha concluso il direttore generale.

Cure palliative: nasce l’Associazione assistenti spirituali nella cura

(da Sanitainformazione.it) Circa il 70% delle persone affette da malattie croniche o in fase terminale riferisce bisogni spirituali — quali ricerca di senso, riconciliazione, speranza, pace interiore — che rimangono troppo spesso insoddisfatti. Per colmare questa lacuna, la Federazione Cure Palliative (FCP) e la Società Italiana di Cure Palliative (SICP), annunciano la nascita dell’Associazione Nazionale “Assistenti Spirituali nella Cura”, una nuova realtà associativa nata per rappresentare, valorizzare e promuovere la figura dell’assistente spirituale nei contesti delle cure palliative e delle situazioni di fragilità. La cura del bisogno spirituale in Europa è trascurata - In Europa, da una recente revisione di letteratura, la cura del bisogno spirituale — pur riconosciuta come dimensione chiave della cura palliativa — risulta “la meno sviluppata e la più trascurata”. In Italia nel contesto ospedaliero e in ambito di cure palliative, le varie religioni offrono già i loro percorsi, ma è necessario, come avviene in molti paesi europei e in America, giungere alla piena integrazione nei percorsi assistenziali di membri dell’équipe sanitaria con le competenze professionali necessarie. I bisogni spirituali sono comuni nei pazienti con malattie croniche o in fase avanzata. In una revisione di 35 studi condotti su 1.374 persone con malattia in fase avanzata, emergeva il desiderio di significato, perdono, riconciliazione, relazione e pace interiore. Un passo verso la cultura della cura - La nascita dell’Associazione Nazionale “Assistenti Spirituali nella Cura” segna “un passo fondamentale verso una cultura della cura davvero integrale”, commenta Tania Piccione, presidente FCP – Federazione Cure Palliative. “Medici, infermieri e psicologi, per quanto competenti, non possono rispondere da soli ai bisogni spirituali dei pazienti e delle famiglie. Servono figure preparate, con formazione specifica e riconosciuta, che possano operare in sinergia con le equipe. È un tassello indispensabile per costruire una rete di cure palliative più completa e più giusta”, aggiunge. “La cura palliativa non è completa se non include la dimensione spirituale”, spiega Giampaolo Fortini, presidente SICP – Società Italiana di Cure Palliative. “Ogni persona, davanti alla malattia e alla fragilità, cerca senso, relazione e riconciliazione”, aggiunge. Finalità e obiettivi dell’Associazione - La neonata Associazione ha come missione: - Definire e proporre standard formativi qualificanti per gli assistenti spirituali, in collaborazione con enti accademici, sanitari e del terzo settore. - Promuovere percorsi di riconoscimento professionale che consentano una piena integrazione della figura dell’assistente spirituale nei team di cura interdisciplinari. - Favorire la collaborazione interdisciplinare con professionisti sanitari, sociali e del volontariato, affinché la cura della persona non si limiti agli aspetti clinici, ma comprenda la dimensione relazionale, emotiva e spirituale. Definire standard formativi per l’assistente spirituale - “Iniziamo questo percorso – spiega Barbara Carrai, presidente dell’Associazione Assistenti Spirituali nella Cura – per dare voce e riconoscimento a una professione che opera spesso nell’ombra, ma che accompagna con discrezione e profondità le persone nei momenti più delicati della vita. L’assistenza spirituale non è un accessorio, ma una necessità umana universale. Il nostro impegno sarà definire standard formativi, etici e professionali affinché ogni paziente, in qualunque contesto, possa ricevere anche questa parte essenziale della cura”. Un nuovo orizzonte per la cura integrale della persona - La nascita della nuova organizzazione sancisce una svolta culturale e professionale. Con l’avvio dell’Associazione Nazionale Assistenti Spirituali nella Cura, si apre un passaggio rilevante per il sistema delle cure in Italia, in cui la dimensione spirituale è finalmente concepita come componente imprescindibile della qualità di vita del malato e della sua famiglia. Secondo la definizione elaborata dal European Association for Palliative Care (EAPC) la spiritualità è “la dimensione dinamica della vita umana che riguarda il modo in cui le persone vivono, esprimono e/o cercano significato, scopo e trascendenza, e il modo in cui si connettono con il momento, con se stesse, con gli altri, con la natura, con ciò che è significativo o il sacro”.

Prendersi pausa dallo smartphone fa bene e rende felici

(da AGI)  Uno studio pubblicato su 'PNAS Nexus' della durata di un mese conferma che ridurre il tempo trascorso su uno smartphone per accedere a Internet rende le persone più felici e concentrate. In media, gli americani trascorrono quasi cinque ore al giorno utilizzando i loro smartphone e metà degli americani che usano smartphone si preoccupa di utilizzare troppo i propri dispositivi. Noah Castelo e colleghi Università dell''Alberta hanno cercato di determinare se l''accesso costante a Internet tramite smartphone danneggi le funzioni cognitive e la salute mentale. Gli autori hanno reclutato 467 partecipanti da Prolific.co, un pool di lavoro online, per installare un''app sui loro iPhone che bloccasse tutto l''accesso a Internet sui loro telefoni per due settimane. Metà dei partecipanti ha avuto i propri telefoni bloccati per le prime due settimane, durante le quali l''altra metà dei partecipanti ha funzionato come controllo. I gruppi hanno cambiato trattamento per il secondo periodo di due settimane. I partecipanti hanno trovato l''esperimento difficile. Dei 467 che hanno accettato di installare l''app, solo 266 lo hanno fatto e solo 119 hanno avuto il blocco attivo per almeno 10 giorni. Il blocco di Internet ha ridotto il tempo trascorso davanti allo schermo da una media di 314 minuti al giorno a 161 minuti al giorno e ha creato miglioramenti significativi nel benessere soggettivo, nella salute mentale e nella capacità di attenzione sostenuta misurata oggettivamente. Il cambiamento nella capacità di attenzione sostenuta è stato equivalente alla cancellazione di 10 anni di declino correlato all''età e il miglioramento dei sintomi della depressione è stato maggiore dell''effetto medio degli antidepressivi farmaceutici. In particolare, per il gruppo che ha bloccato Internet per le prime due settimane, il benessere soggettivo e la salute mentale sono rimasti significativamente più alti al traguardo delle quattro settimane, anche dopo due settimane di ritorno online. Gli autori attribuiscono gli effetti positivi della disconnessione all''aumento del tempo trascorso nel mondo offline, alla riduzione del tempo trascorso a consumare media, all''aumento della connettività sociale, al miglioramento della sensazione di autocontrollo e all''aumento del sonno. Secondo gli autori, trascorrere meno tempo con un dispositivo connesso può essere utile a molte persone.

Cassazione: sono illegittimi troppi turni reperibilità per medici e infermieri

(da DottNet)   Illegittimo sottoporre personale sanitario a eccessivi turni di reperibilità: lo annuncia il Codacons riportando un’ordinanza della Corte di Cassazione che riconosce i diritti di medici e infermieri. I giudici hanno accolto il ricorso proposto da un infermiere, assistito dall’avvocato Salvatore Raciti dell’Ufficio legale Codacons - ma il principio vale anche per i medici, precisa l’associazione - contro l’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa che aveva chiesto al lavoratore turni di reperibilità in numero maggiore di quello previsto dal contratto collettivo nazionale   In particolare, la Corte di Cassazione ha affermato che “il concreto atteggiarsi della mancata fruizione piena dei riposi … può far prospettare l’insorgenza del diritto al risarcimento, in ragione del carattere usurante e della lesione della personalità morale”. Dunque, se risulta provato che il limite dei 6 turni è stato superato in modo significativo, compromettendo di fatto la vita personale del lavoratore, il Tribunale dovrà tener conto di tale condotta travalicante le regole di buona fede e ritenere “illegittimo il ricorso in forma smodata a quella turnistica … al di fuori da ogni tollerabile dimensione quantitativa”. Pertanto, spiega Raciti, il personale sanitario potrà fare causa all’ASP di appartenenza e ottenere un risarcimento danni, qualora si sia ecceduto il limite dei 6 turni di reperibilità. D’altra parte, la Corte ha anche affermato che, al di là dello sfociare del pregiudizio (danno-conseguenza) in condizioni di patologia psicofisica, “qualora venga in gioco la violazione del diritto al riposo e dunque della personalità del lavoratore, il danno è in re ipsa”. Ne deriva che, se il ricorso smodato alla richiesta di turni di reperibilità ha illecitamente condizionato la vita personale del lavoratore impedendogli di godere appieno del riposo, non occorrerà fornire alcuna prova specifica del pregiudizio, ma dovrà ritenersi esistente un danno da lesione alla vita personale dell’infermiere (e/o del medico); in conseguenza di ciò il lavoratore avrà diritto al relativo risarcimento per il solo fatto di essersi verificata in concreto un’interferenza nella vita privata di quest’ultimo. .  

Più lavori seduto meno dormi

(da AGI)  Le persone con lavori molto sedentari (circa l''80% della forza lavoro moderna) hanno un rischio molto più elevato di sviluppare sintomi di insonnia, secondo un nuovo studio condotto dalla psicologa Claire Smith dell''Università della Florida del Sud. I risultati, recentemente pubblicati sul 'Journal of Occupational Health Psychology', dimostrano che, tra gli oltre 1.000 dipendenti intervistati nell''arco di un decennio, il lavoro sedentario e gli orari di lavoro non standard rappresentano minacce significative per la salute del sonno. Questi due fattori, accelerati dai cambiamenti tecnologici come l''aumento del lavoro al computer, sono collegati a un aumento del 37% dei sintomi di insonnia tra i lavoratori sedentari e a un rischio maggiore del 66% di aver bisogno di "recupero del sonno" - definito come frequenti pisolini o dormire fino a tardi nei fine settimana - per coloro che mantengono orari di lavoro non tradizionali. "Il modo in cui stiamo progettando il lavoro pone gravi minacce a lungo termine per un sonno sano", ha affermato Smith. "Un sonno sano non implica solo dormire otto ore. Significa anche addormentarsi facilmente, dormire tutta la notte e avere un programma di sonno regolare. Le aziende dovrebbero essere consapevoli dei rischi specifici del sonno della propria forza lavoro per migliorare il rilevamento e l''intervento". La ricerca, basata sui dati dello studio nazionale Midlife in the United States , ha individuato tre categorie di salute del sonno tra i lavoratori in un periodo di 10 anni: chi dorme bene, chi recupera il sonno e chi soffre di insonnia. Lo studio ha scoperto che il lavoro sedentario è fortemente legato alla categoria dei dormienti insonni, caratterizzata da sintomi come difficoltà ad addormentarsi, sonno interrotto e frequente stanchezza diurna.  

Dalle visite online al controllo dei parametri vitali da casa. Da Agenas arrivano le regole per televisita, telemonitoraggio e telecontrollo

(da Quotidiano Sanità)  Dalla visita specialistica in videochiamata al monitoraggio continuo dei parametri vitali per i pazienti cronici o fragili. Prende forma il sistema nazionale di telemedicina con la pubblicazione da parte di Agenas dei modelli operativi per Televisita, Telemonitoraggio e Telecontrollo. Documenti che definiscono regole, responsabilità e percorsi per garantire uniformità, sicurezza e interoperabilità su tutto il territorio, finanziati dall'Ue con il Pnrr. Leggi L'articolo completo al LINK

Circonferenza del polpaccio sotto i 30 cm predice un alto rischio di mortalità negli anziani

(da DottNet)    Il polpaccio è il nuovo indicatore di buona salute. Negli anziani, la sua misura può predire la mortalità a 10 anni per tutte le cause: se la circonferenza è meno di 30 cm negli uomini e 28 cm nelle donne, il rischio è triplicato. A dimostrarlo i dati di nuovi studi presentati in occasione del 69° Congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), tenutosi a Firenze. La perdita di massa muscolare legata all'invecchiamento, spiegano i geriatri, ha infatti ripercussioni negative sulle capacità cognitive, la funzione cardiovascolare e respiratoria e una corretta risposta immunitaria, con un maggior rischio di mortalità, di cui la misura del polpaccio è appunto un nuovo indicatore.

Gli esperti hanno inoltre evidenziato un'associazione negli over 65 tra carenza di tessuto muscolare e insonnia che, riducendo la sintesi proteica, comporta un indebolimento del muscolo. «La perdita di massa muscolare è un processo inevitabile con l'avanzare dell'età. A partire dai 45 anni si verifica una perdita della forza muscolare pari all'8% ogni 10 anni, che può attestarsi al 60% superati i 75 anni - sottolinea Andrea Ungar, presidente Sigg e ordinario di Geriatria all'Università di Firenze -. Un ritmo di depauperamento del patrimonio muscolare che è possibile arginare grazie a un corretto e costante esercizio fisico e a una adeguata alimentazione».

Tatuaggi: un inchiostro non molto simpatico

(da Univadis)    Negli ultimi anni, i tatuaggi sono diventati sempre più popolari, arrivando a interessare fino al 20-25% della popolazione in alcuni Paesi, e addirittura il doppio tra le giovani generazioni. Tuttavia, la crescente popolarità dei tatuaggi solleva domande sulla loro sicurezza e sull'impatto a lungo termine sulla salute. A oggi, solo 3 studi hanno cercato di identificare un potenziale legame tra l'inchiostro dei tatuaggi e un aumento del rischio di cancro, in particolare linfoma, mieloma multiplo e carcinoma basocellulare. Gli studi hanno incontrato difficoltà metodologiche, non da ultimo a causa del gran numero di possibili fattori confondenti. Dalla pelle ai linfonodi  -  Quando si applica un tatuaggio, parte dell'inchiostro migra dalla pelle al flusso sanguigno e si accumula nei linfonodi regionali. Le particelle contenute nell'inchiostro possono quindi essere trasportate dalla circolazione generale ad altri organi.   L'inchiostro nero, in particolare, contiene nerofumo e idrocarburi policiclici aromatici, tra cui il benzo(a)pirene, classificato come cancerogeno dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Vale quindi la pena di informarsi sugli effetti nocivi dei tatuaggi sulla pelle, sul sistema immunitario e su altri organi.  Inoltre, l'inchiostro utilizzato produce infiammazione nel punto di iniezione, portando a un'infiammazione cronica che potrebbe aumentare il rischio di proliferazione cellulare anomala, in particolare di cancro della pelle e linfoma.  Per migliorare il controllo dei fattori confondenti, un team nordico ha condotto due studi sui gemelli, che condividono un gran numero di fattori genetici e ambientali. Il primo è uno studio di coorte su oltre 2.300 gemelli, mentre il secondo è uno studio caso-controllo su 316 gemelli. Aumento del rischio di cancro -  Nello studio caso-controllo, l'analisi individuale ha mostrato un aumento del rischio di cancro della pelle indipendentemente dalla superficie coperta dal tatuaggio. Rispetto alle persone senza tatuaggi, il rischio di cancro della pelle (di tutti i tipi, tranne il carcinoma basocellulare) aumenta del 62% nelle persone con tatuaggi (HR 1,62 [95% IC: 1,08-2,41]). Il rischio appare ancora più elevato quando il tatuaggio è più grande della dimensione di una mano (HR 2,37 [da 1,11 a 5,06]).  Anche nello studio caso-controllo, il rischio di linfoma sembra dipendere dalle dimensioni del tatuaggio. Non è stato riscontrato nelle analisi che non tenevano conto delle dimensioni del tatuaggio, ma il rischio aumentava con una superficie superiore al palmo di una mano (HR 2,73 [da 1,33 a 5,60]). L'esiguo numero di casi di cancro alla vescica o al tratto urinario non ha permesso di studiare il legame tra tatuaggi e questi tipi di cancro.  Nello studio di coorte, il rischio di cancro della pelle (escluso il carcinoma basocellulare) è aumentato di quasi 4 volte rispetto all'assenza di tatuaggi (HR 3,91 [1,42-10,8]). Il rischio di carcinoma basocellulare è stimato a 2,83 [da 1,30 a 6,16]. In questa analisi non è possibile stimare gli effetti dei tatuaggi sul rischio di linfoma. I responsabili sono solo i pigmenti?  - In questo studio, gli autori sviluppano l'ipotesi che i depositi di inchiostro interagiscano con i tessuti vicini, causando un aumento della proliferazione cellulare e aumentando così il rischio di cancro.  Il meccanismo coinvolge una risposta immunologica, già studiata, per esempio, nel caso del linfoma anaplastico a grandi cellule, un raro tipo di linfoma a cellule T che può comparire dopo le protesi mammarie. Gli autori osservano che questa via non coinvolge necessariamente agenti specifici contenuti nell'inchiostro, anche se la presenza di una sostanza cancerogena aggiunge un elemento di rischio.  Ritengono quindi che gli effetti preventivi delle restrizioni europee (REACH), c he vietano l'uso di alcuni pigmenti e sostanze potenzialmente cancerogene e che sono state concepite per ridurre l'esposizione a un lungo elenco di composti cancerogeni noti o sospetti, possano essere meno efficaci di quanto si pensasse inizialmente. Oltre al meccanismo preciso del potenziale legame tra tatuaggi e cancro, restano da chiarire altre questioni, come la sicurezza delle procedure laser utilizzate per "cancellare" i tatuaggi: la riduzione delle dimensioni delle particelle di inchiostro aumenta ulteriormente il loro potenziale migratorio e ci si chiede dove finiscano queste particelle.  Per gli autori, è ora necessario informare le persone sui rischi associati all'inchiostro dei tatuaggi. (Clemmensen SB, Mengel-From J, Kaprio J, et al. Tattoo ink exposure is associated with lymphoma and skin cancers - a Danish study of twins. BMC Public Health. 2025 Jan 15;25(1):170. doi: 10.1186/s12889-025-21413-3.)    

Dolcificanti e pubertà precoce: un rischio emergente

(da M.D.Digital) Il consumo di alcuni dolcificanti, spesso presenti in cibi e bevande comuni, potrebbe aumentare il rischio di pubertà precoce nei bambini, specialmente in quelli geneticamente predisposti. Questo è quanto emerge da uno studio presentato al meeting annuale Endo 2025 e pubblicato sul Journal of Endocrinological Investigation. I ricercatori hanno scoperto che l'assunzione di aspartame, sucralosio, glicirrizina e zuccheri aggiunti è significativamente associata a un rischio maggiore di pubertà precoce centrale. È stato rilevato che maggiore è il consumo di questi dolcificanti, maggiore è il rischio. Il più vasto studio su dieta, geni e sviluppo Questo studio è "uno dei primi a collegare le moderne abitudini alimentari – in particolare l'assunzione di dolcificanti – con i fattori genetici e lo sviluppo precoce della pubertà in una vasta coorte del mondo reale". Lo ha affermato Yang Ching Chen, di Taipei. La ricerca evidenzia anche differenze di genere nell'influenza dei dolcificanti su ragazzi e ragazze. La pubertà precoce centrale è in aumento e può portare a disagio emotivo, altezza adulta ridotta e un maggiore rischio di disturbi metabolici e riproduttivi futuri. I dati provengono dal Taiwan Pubertal Longitudinal Study (Tpls), che ha coinvolto 1.407 adolescenti dal 2018, diagnosticando la pubertà precoce in 481 di essi. La predisposizione genetica è stata quantificata tramite punteggi di rischio poligenico basati su 19 geni. Ricerche precedenti del Dr. Chen hanno mostrato che alcuni dolcificanti possono influenzare direttamente gli ormoni e i batteri intestinali legati alla pubertà. Ad esempio, l'acesulfame potassio (AceK) è stato dimostrato attivare i percorsi del "gusto dolce" nelle cellule cerebrali, aumentando le molecole legate allo stress e scatenando il rilascio di ormoni legati alla pubertà. La glicirrizina, presente nella liquirizia, è stata collegata a cambiamenti nell'equilibrio dei batteri intestinali e a una riduzione dell'attività dei geni che innescano la pubertà. "Ciò suggerisce che ciò che i bambini mangiano e bevono, specialmente prodotti con dolcificanti, può avere un impatto sorprendente e potente sul loro sviluppo", ha affermato Chen. Differenze di genere e ripercussioni sulla salute Lo studio ha rivelato specifiche differenze di genere: il consumo di sucralosio è stato collegato a un rischio più elevato di pubertà precoce centrale nei ragazzi. Nelle ragazze, il consumo di glicirrizina, sucralosio e zuccheri aggiunti è stato associato a un rischio maggiore. Le conseguenze a lungo termine della pubertà precoce includono, come già menzionato, disagio emotivo, una statura adulta inferiore e un aumento del rischio di disturbi metabolici e riproduttivi in futuro. Verso nuove linee guida dietetiche e prevenzione "I risultati sono direttamente rilevanti per famiglie, pediatri e autorità di sanità pubblica", ha sottolineato Chen. La ricerca suggerisce che uno screening del rischio genetico e una moderazione dell'assunzione di dolcificanti potrebbero contribuire a prevenire la pubertà precoce e le sue conseguenze sulla salute a lungo termine. Questo potrebbe portare all'introduzione di nuove linee guida dietetiche o strumenti di valutazione del rischio specifici per i bambini, promuovendo uno sviluppo più sano. (Tsai YJ, et al. Sweeteners and puberty: investigating genetic and dietary influences on central precocious puberty. J Endocrinol Invest 2025. doi: 10.1007/s40618-025-02677-3.)
1 9 10 11 12 13 171