Forti pressioni sul lavoro sembrano predisporre le donne ad aumentare di peso
(da Fimmg.org) Stress lavorativi portano le donne ad aumentare di peso, come dimostra uno studio svedese su oltre 3.800 persone. "Abbiamo notato che le elevate richieste di lavoro hanno contribuito all'aumento di peso nelle donne, mentre per gli uomini non c'era alcuna associazione tra elevate esigenze lavorative e aumento di peso", dice Sofia Klingberg, ricercatrice della Sahlgrenska Academy, Göteborg University. La base dello studio era il Västerbotten Intervention Program, uno studio svedese di popolazione, comprendente 3.872 soggetti. Sono stati esaminati peso corporeo e attività lavorativa di uomini e donne dai 30 ai 50 anni e dai 40 ai 60, per tre volte in un periodo di 20 anni.
L’uso di PPI a lungo termine aumenta il rischio di mortalità
(da Univadis) L’uso prolungato (per 5-6 anni) degli inibitori della pompa protonica (PPI) può essere associato a un significativo aumento della mortalità per tutte le cause. E' il risultato di una coorte prospettica del Department of Veterans Affairs che ha incluso dati di quasi 6,5 milioni di pazienti e ha osservato, dopo un follow-up mediano di 5,7 anni, un aumento significativo (nell’ordine di 15-25%) nel rischio relativo di mortalità per tutte le cause nei consumatori di PPI, a prescindere dal prodotto di confronto usato, tra H2 bloccanti o antiacidi. Questo studio osservazionale non conferma la causalità ma sarebbe prudente limitare la prescrizione di PPI e la loro durata in conformità con le indicazioni approvate.
(Risk of death among users of Proton Pump Inhibitors: a longitudinal observational cohort study of United States veterans
Cambiamenti climatici, Isde: principale problema sanitario globale
(da Doctor33) Mentre un rapporto presentato dall'Onu a Nairobi attribuisce un quarto delle morti premature e delle malattie in tutto il mondo all'inquinamento e ai danni all'ambiente causati dall'uomo, per venerdì 15 marzo è stata indetta la giornata di protesta 'Global climate strike' per chiedere impegni concreti ai capi di stato e di governo contro i cambiamenti climatici. Alla giornata ha aderito anche Slow Medicine che, per l'occasione, ha ricordato le cinque raccomandazioni definite dall'associazione Medici per l'ambiente Isde nell'ambito della campagna "Fare di più non significa fare meglio - Choosing Wisely Italy" a tutela dell'ambiente e del clima.
Reni a rischio per 17% dei giovani che fa ‘binge drinking’
(da AGI) Bevono per divertirsi, sballare e ubriacarsi. Sono giovanissimi e giovani, sino a 24 anni, che ignorano quanto il 'binge drinking' possa mettere a rischio la loro salute, specialmente quella dei reni. E' l'allarme lanciato al Congresso Cardionefrologia 2019 che si apre a Roma il 12 marzo. "Tra i vari comportamenti, quello che preoccupa maggiormente la popolazione dei nefrologi sono i nuovi modelli del consumo di alcol diffusi tra i giovani, con in testa il cosiddetto 'binge drinking': le 'abbuffate' di alcol del fine settimana", racconta Luca di Lullo, responsabile scientifico dell'evento e tra i promotori dell'iniziativa. "Sei o piu' bicchieri assunti in una sola serata per cercare lo 'sballo' e la perdita di controllo ma trovando talora stati di intossicazione alcolica (più precisamente un consumo pari mediamente a 60 grammi di alcol, 5-6 Unità Alcoliche (UA) in cui una UA equivale a 12 grammi di alcol puro)", aggiunge. Il fenomeno come sottolinea il ministero della Salute nella relazione annuale al Parlamento, interessa circa 8,6 milioni di italiani che hanno una modalità di bere a rischio. Nel 2017 riguardava il 17 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni con una prevalenza del sesso maschile e 800mila minorenni (il 22,9 per cento dei maschi e il 17,9 per cento delle femmine) che non si limitano piu' a consumare vino o birra ma si sono spostati verso cocktail, liquori e distillati ad elevata gradazione alcolica.
Privacy: nuove indicazioni del Garante per medici e strutture sanitarie
(da fimmgroma.org) Il Garante Privacy con provvedimento n. 55 del 7 marzo 2019 (https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9091942) ha fornito indicazioni per il trattamento dei dati sanitari dopo l'introduzione del regolamento Ue. Non è necessario il DPO (responsabile della protezione dei dati) per il medico singolo e non serve il consenso per il per le finalità di cura in virtù del segreto professionale, indipendentemente dal fatto che operi in uno studio medico o in una struttura sanitaria pubblica o privata. Servirà invece per tutte le attività telematiche refertazione online, fascicolo e dossier sanitario elettronico per le le app mediche; i trattamenti di dati delle farmacie per fidelizzare la clientela campagne promozionali e commerciali nei programmi di screening, fornitura di servizi amministrativi, alberghieri di degenza; trattamenti effettuati da professionisti sanitari per finalità commerciali o elettorali ovvero tutti quei trattamenti che non rientrano in senso lato nella diagnosi o cura. Toccherà ai medici, alle farmacie e alle aziende sanitarie la compilazione del registro dei trattamenti (GDPR). Il registro dovrà essere compilato dai singoli professionisti sanitari, i medici di medicina generale e i medici pediatri, gli ospedali privati, le case di cura, le Rsa, le aziende del servizio sanitario, le farmacie, le parafarmacie e le aziende ortopediche. Il registro non va trasmesso al garante, ma conservato per eventuali controlli.
Chirurgia, negli Usa si apre il dibattito sull’età giusta per smettere di operare
(da Doctor33) Quando un chirurgo è troppo anziano per operare? È il titolo di un lungo articolo comparso sul New York Times, che propone molte voci e argomenti, a favore o contro una maggiore regolamentazione del periodo di fine carriera di un chirurgo. Nel 2015, secondo la 'American Medical Association', quasi un quarto dei medici praticanti negli Stati Uniti aveva 65 anni o più, e nel 2017 più di 122mila medici in quella fascia di età erano impegnati in prima linea, nel trattamento dei pazienti.
NY, presto nelle scuole pubbliche i “lunedì senza carne”
(da AGI) Dal prossimo autunno le scuole pubbliche newyorchesi inaugureranno i "Meatless Mondays", ovvero i lunedì senza carne. Dopo un programma pilota sperimentato in 15 istituti, il sistema scolastico della Grande Mela è pronto ad offrire a tutti gli studenti pasti privi di carne una volta a settimana. I genitori contrari al programma alimentare del lunedì potranno comunque scegliere di fornire ai loro figli un pranzo che contenga carne. A presentare l'iniziativa e' stato il sindaco Bill de Blasio che ha sottolineato come un ridotto consumo di carni migliori le condizioni di salute e al tempo stesso riduca le emissioni di gas serra. I benefici di una dieta povera di carne sono noti in quanto si riduce il rischio di obesità, ipertensione, problemi cardiaci, diabete e cancro. Ma non solo. Il comitato che ha lavorato alla proposta ha puntato anche alla ricaduta positiva che ha sull'ambiente la riduzione degli allevamenti e della produzione a base animale, responsabili del 78% delle emissioni prodotte in agricoltura.
Lo studio su ‘Lancet’: un italiano di 75 anni ne dimostra biologicamente non più di 65
(da Quotidiano Sanità) A 65 anni ci si può sentire come un cinquantenne o come un ottuagenario. Il ‘fenomeno’ è sotto gli occhi di tutti e dipende sicuramente dai geni, ma anche dal contesto ambientale. La differenza tra età anagrafica ed età biologica è stata oggetto di uno studio scientifico condotto in varie nazioni del mondo e pubblicato su 'Lancet Public Health'.L’analisi ha rivelato un gap di trent’anni tra le nazioni che si portano meglio gli anni e quelle che se li portano peggio: un 76enne giapponese presenta lo stesso livello di problemi di salute ‘tipici’ di un 65enne; ‘traguardo’ raggiunto ad appena 46 anni da un abitante di Papua Nuova Guinea.
Giornata Mondiale del Sonno. Anche l’odontoiatra in prima linea per prevenire e migliorare la qualità di vita dei pazienti
(da Odontoiatria33) La Giornata Mondiale del Sonno, giunta alla dodicesima edizione, è un evento che ogni anno (il venerdì prima dell’equinozio di primavera, 15 marzo) World Association of Sleep Medicine organizza per sensibilizzare popolazione ed istituzioni sui problemi legati alla gestione dei disturbi del sonno, e tra questi c’è l’OSAS. I ricercatori stimano che il 45% della popolazione mondiale sarà interessata a un qualche disturbo del sonno, che nella maggior parte dei casi si chiama insonnia (circa il 30% dei problemi) ma anche OSAS. La SIMSO, la Società Italiana Medicina del Sonno Odontoiatrica ha messo a disposizione, sul proprio sito, un iter diagnostico per i pazienti affetti da OSAS. “Il percorso diagnostico odontoiatrico parte dalla valutazione del quadro clinico del paziente per essere seguito poi da successivi esami strumentali, se necessari”, ricordano da SIMSO indicando come il “clinico deve valutare la presenza di fattori predisponenti o di comorbilità”.
Legame tra vaccino MPR e autismo: la smentita definitiva
(da Univadis) Un grande studio di popolazione condotto in Danimarca non ha trovato un maggior rischio di autismo nei bambini vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) rispetto ai non vaccinati. Non è stata trovata alcuna correlazione nemmeno restringendo l’analisi ai bambini con fratelli autistici o con altri fattori di rischio, considerando altre vaccinazioni o restringendo il campo a periodi specifici successivi alla vaccinazione.
Reazioni avverse da farmaci nello studio odontoiatrico. I consigli della specialista in allergologia
(da Odontoiatria33) Le reazioni avverse ai farmaci sono in aumento, e spesso l’Odontoiatra si trova ad eseguire interventi e somministrare o prescrivere farmaci a pazienti allergici senza preoccuparsene o senza che venga informato. Conoscere le reazioni ai farmaci e saper intervenire adeguatamente in tali circostanze diventa quindi fondamentale. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alice Vignoli, contrattista presso Azienda Ospedaliero- Universitaria Sant’Orsola – Bologna per attività di Medico Specialista in Allergologia che recentemente ha affrontato l’argomento in un corso organizzato alla CAO di Reggio Emilia.
Restare seduti a lungo aumenta il rischio di malattie cardiovascolari nelle donne anziane
da Doctor33) Secondo uno studio pubblicato sulla rivista 'Circulation', stare seduti o stesi per lunghi periodi di tempo aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nelle donne anziane. I dati mostrano che, quando il periodo sedentario totale si riduce anche solo di un'ora al giorno, il rischio diminuisce del 12%. Inoltre, quando il periodo sedentario è lungo e ininterrotto, rispetto a uno composto da sessioni brevi e regolarmente interrotte anche se solo da un'attività fisica moderata, il rischio è più alto del 52%. «Questa è la prima volta che un periodo di comportamento sedentario, e non solo la media nel corso dell'intera giornata, è associato al rischio» osserva Joseph Hill, della University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, sottolineando cosi l'importanza della scoperta per la comunità cardiologica.
Trapianti da vivente, la generosità è donna
(da Univadis) In Italia le donne che donano i propri organi per un trapianto da vivente sono il doppio degli uomini: è il dato emerso da una rilevazione del Centro nazionale trapianti sulle differenze di genere nelle donazioni in vita. Dal 2001 al 2017 sono state 3487 le persone che hanno scelto di donare un rene o una porzione del fegato: 2322 donne (il 66,6%) e 1165 uomini (33,4%). Un divario ancora più accentuato per quanto riguarda il solo trapianto di rene: in questo caso la percentuale di donatrici sale al 68,9% (2151 donne contro 973 uomini).
ITALIANE PRIME IN EUROPA
Il dato italiano rappresenta un primato anche a livello europeo. Secondo EDQM, che prende in analisi l’attività trapiantologica dei paesi membri del Consiglio d’Europa, nel 2017 le donazioni di rene da vivente effettuate da donne sono state in media il 58% del totale, mentre in Italia rappresentano il 70%: una percentuale superiore a quella di tutti gli stati con un volume di trapianti comparabile al nostro come Spagna (65%), Gran Bretagna, Turchia (55%) e Francia (48%).
I tratti della personalità possono incidere sul diabete 2
(da DottNet) I tratti positivi della personalità, come l'ottimismo, possono aiutare a ridurre il rischio di sviluppare il diabete 2. Fattori come obesità, una storia familiare di malattia, inattività fisica possono avere un ruolo nello sviluppo della patologia, ma non sono gli unici determinanti. Anche cinismo e depressione sono associati a un aumentato rischio di diabete. Lo rileva una ricerca Usa, di diverse realtà tra le quali l'Indiana University Bloomington e la Harvard Medical School, pubblicata sulla rivista 'Menopause'. L'obiettivo dello studio era esaminare se i tratti della personalità, tra cui l'ottimismo, la negatività e l'ostilità, fossero associati al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nelle donne in menopausa. La ricerca ha proseguito interrogandosi sul fatto se l'associazione potesse essere mediata da percorsi comportamentali, come dieta, attività fisica, fumo o forte consumo di alcol. Lo studio ha seguito 139.924 donne in menopausa della Women's Health Initiative, una ricerca sulla salute femminile, che all'inizio del monitoraggio non avevano il diabete. Durante i 14 anni nei quali sono state seguite, sono stati identificati invece 19.240 casi della malattia. Rispetto alle donne collocate nel gruppo con minori livelli di ottimismo quelle che invece che erano nel gruppo con livelli più elevati avevano un rischio di incidenza del diabete il 12% inferiore. Le partecipanti allo studio che si collocavano invece al livello più alto per l'espressività emotiva negativa o l'ostilità, avevano un rischio di sviluppare la malattia del 9% e del 17% più alto.L'associazione di ostilità con il rischio di diabete era più forte nelle donne che non erano obese. Dai risultati dello studio è possibile secondo i ricercatori concludere che il basso ottimismo, l'alta negatività e l'ostilità sono associati a un aumento del rischio di diabete nelle donne in menopausa.
Facebook lancia offensiva contro disinformazione sui vaccini
(da AGI/AFP) Facebook lancia un'offensiva per bloccare l'onda di disinformazione sul tema dei vaccini. L'annuncio arriva dopo che il social network nelle scorse settimane aveva ricevuto molte pressioni dopo l'esplosione di nuovi casi di morbillo negli Usa attribuita al fatto che un numero sempre crescente di genitori rifiutano di far vaccinare i loro figli. Monika Bickert, vicepresidente di Facebook, ha affermato che la compagnia prendera' misure per ridurre la diffusione di "dati falsi" cercando di fornire agli utenti informazioni sui vaccini verificate scientificamente. "Ridurremo il ranking di gruppi e pagine che diffondono disinformazioni sui vaccini nei newsfeed e nei motori di ricerca", ha detto Bickert. L'Organizzazione mondiale della sanita' e i Centri per la prevenzione delle malattie negli Usa hanno identificato "dei falsi sui vaccini", e se questi "apparriranno su Facebook noi prenderemo delle misure". L'Oms il mese scorso ha identificato la resistenza a ricorrere ai vaccino come una delle dieci maggiori minacce alla salute nel 2019.
Deprescrizione e riconciliazione terapeutica, al via il primo ambulatorio a Torino
(da M.D.Digital) Dopo i primi esperimenti in Emilia-Romagna e Toscana sbarca anche in Piemonte la “deprescrizione”, ossia la revisione critica dei trattamenti farmacologici seguiti da anziani e cronici per sfoltire la lista dei medicinali assunti. Il merito va all’Asl 3 di Torino, che nella Casa della salute di Torre Pellice ha aperto il primo ambulatorio per la Deprescrizione e riconciliazione terapeutica (Dert). Inaugurato di recente sulla base di un progetto-pilota proposto dai medici di famiglia che operano nella struttura, il Dert accoglie i pazienti inviati dai loro curanti per rivalutare le terapie in corso e migliorare l’aderenza terapeutica.
Medici con dolore muscolo-scheletrico
(da Univadis) In base a una recente metanalisi pubblicata su JAMA, quasi il 60% di 5828 medici con un’età media di 46 anni hanno segnalato dolore muscolo-scheletrico e il 12% ha fatto ricorso a giorni di assenza dal lavoro, limitazioni sul lavoro o pensionamento anticipato a causa del dolore. Queste percentuali inseriscono i professionisti sanitari nella stessa categoria degli operai edili e altri lavoratori ad alto rischio in termini di disturbi muscolo-scheletrici associati al lavoro.
(Epstein S, et al. JAMA Surg. 27 dic 2017 [Pubblicazione online prima della stampa]. doi:
10.1001/jamasurg.2017.4947. https://jamanetwork.com/journals/jamasurgery/article-abstract/2666200 )
Salute: boom di disturbi all’udito, la metà si possono prevenire
(da AGI) In parte è colpa degli stili di vita, come l'abitudine ad ascoltare la musica ad alto volume nelle cuffie. In parte è perché si ha la tendenza a trascurare i primi campanelli d'allarme. Fatto sta che le persone con problemi all'udito sono sempre più numerose nel mondo, e l'Italia non fa eccezione. Con conseguenze pesanti per qualità della vita. Per questo il 3 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell'udito, promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità. Lo slogan di quest'anno è "Controlla il tuo udito", un messaggio che intende richiamare l'attenzione sull'importanza di identificare precocemente un'eventuale perdita dell'udito e intervenire in tempi brevi. Molte sono infatti le persone che vivono con un abbassamento dell'udito non identificato mentre controllarsi è il primo passo per affrontare il problema. Secondo l'Oms oltre il 5 per cento della popolazione mondiale, circa 466 milioni di persone, ha una riduzione dell'udito che incide sulla qualità della vita. Le stime indicano che entro il 2050 oltre 900 milioni di persone (ovvero 1 su 10) avrà una perdita uditiva disabilitante. Nel nostro Paese, in particolare, si stima che una persona su 10 abbia problemi d'udito. Il 37 per cento dei soggetti con problemi ha più di 74 anni d'età. Ma sono aumentati i casi di ipoacusia nei giovani fra i 15 e i 24 anni: si è passati dal 3 per cento del 2012 al 4,2 per cento del 2015. Si stima che ben 5 milioni di italiani con ipoacusia non utilizzino un apparecchio acustico, condizione che puo' far aumentare del 28 per cento il rischio di non riuscire a svolgere le attività quotidiane più semplici oltre che esporre al rischio di perdita di autonomia e indipendenza. Inoltre, il mancato uso di protesi acustiche come soluzione all'ipoacusia accresce la probabilità di demenza (+21 per cento) e, negli uomini, di depressione (+43 per cento). La buona notizia è che, secondo l'Oms, la metà di tutti i casi di ipoacusia può essere prevenuta, attraverso misure di sanità pubblica. In primis, si sottolinea l'importanza di controllare di tanto in tanto l'udito, specialmente le persone più a rischio, come gli adulti sopra i 50 anni, quelli che lavorano in luoghi rumorosi, quelli che ascoltano musica ad alto volume per lunghi periodi di tempo e quelli che hanno già problemi all'orecchio. Inoltre, l'Oms raccomanda che i servizi per l'identificazione e l'intervento precoce su patologie all'orecchio vengano essere resi disponibili attraverso il sistema sanitario.
I batteri che popolano l’intestino possono influenzare la salute mentale
(da Doctor33) Secondo uno studio pubblicato su Nature Microbiology, esiste un legame tra i batteri che popolano l'intestino e la salute mentale. «L'idea che i metaboliti microbici possano interagire con il nostro cervello e, quindi, con il comportamento e le sensazioni, è intrigante, ma la comunicazione tra microbiota intestinale e cervello è stata per lo più esplorata in modelli animali» spiega Jeroen Raes, della University of Leuven e del VIB Center for Microbiology, in Belgio, autore senior dello studio. «Nel nostro studio però abbiamo identificato diversi gruppi di batteri che si differenziavano in base alla depressione e alla qualità della vita a livello di popolazione» prosegue. I ricercatori hanno analizzato i dati di 1.054 individui arruolati nel Flemish Gut Flora Project (FGFP), e hanno rilevato che due gruppi di batteri, coprococcus e dialister, erano scarsi in persone con diagnosi di depressione, a prescindere dal trattamento antidepressivo. Hanno quindi convalidato i loro risultati esaminando una coorte indipendente di 1.063 individui dello studio Dutch LifeLines DEEP e in un gruppo di pazienti con disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento. Gli esperti hanno notato anche che batteri delle famiglie faecalibacterium e coprococcus sono risultati costantemente associati a indicatori di una maggiore qualità della vita. Entrambi i batteri producono butirrato, un acido grasso a catena corta che rinforza la barriera epiteliale e riduce l'infiammazione intestinale, e di entrambi è stata notata una certa scarsità in concomitanza con malattie infiammatorie intestinali e depressione. I ricercatori hanno quindi creato il primo catalogo dei batteri intestinali umani che hanno potenziale neuroattivo. «Questo è un primo tentativo di collegare la composizione della flora batterica dell'intestino con la depressione in un ampio studio di popolazione. I dati mostrano che nelle persone depresse potrebbe esserci una riduzione di specifici batteri che producono determinate sostanze chimiche» conclude John Cryan, dello University College Cork, autore senior dello studio. (Nat Microbiol. 2019. doi: 10.1038/s41564-018-0337-x https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30718848 )
Tumori: al via nuovo studio su agopuntura per controllare dolore
(da AGI) L'Istituto Europeo di Oncologia ha avviato un nuovo studio clinico sui benefici dell'agopuntura nel controllo del dolore, dell'ansia e degli altri effetti avversi che, in varia misura, insorgono dopo ogni intervento chirurgico. La ricerca e' stata presentata e accolta con grande interesse al congresso internazionale "Dolore e Agopuntura", che si e' concluso ieri a Milano, organizzato dalla Societa' italiana di Agopuntura e dalla Scuola di agopuntura So Wen. Lo studio confronta l'efficacia nel controllo del dolore tra l'agopuntura e la terapia antidolorifica standard post-operatoria nelle pazienti con tumore del seno di piccole dimensioni, sottoposte a intervento chirurgico conservativo in regime di day surgery. Parteciperanno in totale 124 pazienti, di cui 62 riceveranno la terapia antidolorifica standard e 62 la sola agopuntura. I risultati preliminari su un gruppo di 15 pazienti hanno dimostrato che l'agopuntura da sola ottiene un ottimo controllo del dolore, dell'ansia e degli altri disturbi correlati all'intervento. "Ogni anno in IEO circa 1.300 pazienti vengono operate presso l'unita' di Day Surgery Senologico, dove ricevono una terapia completa, senza una sola notte di ricovero in ospedale", dichiara Mattia Intra, Direttore Day Surgery Senologia IEO. "Il nostro obiettivo e', ove possibile, ridurre l'impatto dell'intervento oncologico al seno sulla vita delle pazienti. Quasi tutte, il 99 per cento, riceve - continua - un trattamento chirurgico conservativo, e tutte sono sottoposte a terapia del dolore post-intervento, in dosi standard. Il 30 per cento pero' richiede una dose aggiuntiva di antidolorifici nelle ore successive alla prima somministrazione. Dunque possiamo fare di piu' per ridurre l'invasivita' globale della chirurgia. Il nostro obiettivo e' la riduzione massima possibile delle dosi di farmaci, da un lato, e del dolore e gli effetti collaterali dall'altro. Per questo abbiamo pensato all'agopuntura, uno strumento utilizzato quotidianamente da molti Cancer Center americani, per esempio il Memorial Sloan Kettering, ed europei, come il Gustave Roussy, per contrastare il dolore gli altri effetti avversi delle terapie oncologiche".
