Nella barba degli uomini più germi che nel pelo dei cani

(da DottNet)   Cattive notizie per gli hipster: gli uomini con la barba nascondono più germi di quanti se ne annidino nel pelo dei cani. A lanciare il curioso avvertimento, da cui deriva il consiglio di usare più spesso uno shampoo per barbe, è uno studio svizzero, dell'Hirslanden Klinik, pubblicato su 'European Radiology'. Gli studiosi hanno voluto scoprire se c'era il rischio che gli uomini potessero contrarre una malattia trasmessa dai cani da uno scanner per la risonanza magnetica utilizzato anche per gli esami da parte dei veterinari.  Hanno prelevato dei tamponi dalla barba di 18 uomini, tutti di età compresa fra 18 e 76 anni, e dal collo di 30 cani, di varie razze, confrontando i risultati.  È stato riscontrato così che vi era un carico batterico significativamente più alto in campioni prelevati dalla barba maschile rispetto a quelli che provenivano dal pelo dei cani.  Tutti gli uomini hanno mostrato una conta batterica elevata, mentre tra gli animali ad averla erano 23 su 30, gli altri si attestavano su livelli moderati.  In sette campioni prelevati da uomini, in più, sono stati trovati microbi che rappresentano una potenziale minaccia per la salute umana.  Dopo esami di risonanza magnetica dei cani, gli scanner sono stati disinfettati e gli studiosi hanno osservato un numero di batteri significativamente inferiore rispetto ai livelli osservati quando gli stessi macchinari erano stati utilizzati dagli uomini.  Sulla base di questi risultati, concludono gli studiosi, "i cani possono essere considerati puliti rispetto agli uomini barbuti".

Nasce il comitato dei medici vessati dai pazienti: “Arroganti e maleducati, pretendono le diagnosi via Whatsapp”

(da TGCom24)  Nasce il comitato dei medici vessati. Un dottore di Treviso, Gianfranco Aretini, e alcuni suoi colleghi - per ora una decina - hanno deciso di unire le forze e fondare un comitato che tuteli i professionisti e promuova iniziative volte a ricostruire il rapporto medico-paziente. "Ormai i pazienti vengono da noi e chiedono farmaci come al supermercato ordinano un etto di prosciutto. L’atmosfera è sempre più tesa, siamo in prima linea, vessati e maltrattati. I nostri pazienti sono sempre più arroganti, maleducati, pretenziosi. Pretendono di sapere già tutto perché lo hanno letto su Internet, vogliono una diagnosi su due piedi e via Whatsapp", spiega il medico di famiglia Aretini a 'La Tribuna di Treviso'.  "Partiamo da un dato di fatto imprescindibile. Se un medico sbaglia, è giusto che paghi. La mia non è una difesa di categoria, sia chiaro. E non sono iscritto a nessun partito. Ma non si può stare in silenzio di fronte a ciò che accade nei nostri ambulatori", spiega il medico. Tra gli esempi riportati da Aretini al quotidiano di Treviso un paziente che ha fatto irruzione nel suo studio mentre stava visitando perché non voleva aspettare, uno che minaccia denunce di continuo. E ancora quello che ha chiesto una diagnosi dermatologica via Whatsapp. "Poi ci sono i colleghi ospedalieri, che subiscono l’ira dei parenti, denunce continue. Lavorano in condizioni sempre più difficili e non c’è mai un grazie, solo pretese", continua il dottore.  "È un problema grave, profondo, che va risolto. Tanti miei colleghi hanno scelto di lasciare il lavoro grazie a Quota 100 perché non ce la fanno più. La professione medica sta diventando sempre più difficile da svolgere. Eppure gli strumenti sono sempre più precisi, raffinati. Il problema vero è il rapporto con il paziente. È una questione che va affrontata. Non ha senso spendere milioni di euro per realizzare un nuovo ospedale se poi nessuno vi lavorerà. Le istituzioni sanitarie devono intervenire quanto prima, anche se in realtà è già troppo tardi. Lo fa capire il fatto che la professione medica ha perso appeal tra i giovani, il fatto che i pazienti non abbiano più alcun rispetto per noi professionisti. Il comitato nasce proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la stampa, ma anche la politica e le istituzioni", spiega ancora Aretini.  "Non c’è tempo da perdere - conclude - Gli ospedali rischiano di svuotarsi di professionisti e anche la medicina generale non se la passa bene. Chi curerà quando nessuno vorrà più fare il medico?".

Direttore sanitario ed obbligo di iscrizione all’Ordine dove esercita la struttura, finito il periodo transitorio

(da Odontoiatria33)   A prevedere l’obbligo per il direttore sanitario di iscrizione all’OMCeO della provincia dove il centro odontoiatrico esercita, è una norma inserita nella Legge di Bilancio del 2019 entrata in vigore il primo gennaio. Il provvedimento prevedeva un periodo di transizione di 120 giorni che è terminato il primo maggio.  Da giovedì 2 maggio, quindi, tutte le strutture odontoiatriche per cui è previsto l’obbligo di direttore sanitario dovranno rispettare quanto imposto dalla Legge ovvero: direttore sanitario esclusivo (previsto dalla legge Concorrenza 2017) iscritto all’Ordine della provincia dove la struttura esercita.   Sanzioni     La Legge non prevede sanzioni specifiche ma in caso di controllo, se la struttura ha affidato la direzione sanitaria ad un iscritto ad un Albo di una provincia differente da quella di esercizio, risulterebbe come se fosse “senza direttore sanitario”, spiegano ad Odontoiatria33 alcuni presidenti provinciali CAO. Quindi, ci dice l’avvocato Silvia Stefanelli, “è ipotizzabile che venga intimato alla proprietà una data entro la quale adeguarsi prima di vedersi sospesa l’autorizzazione sanitaria”. Per l’iscritto che assume la direzione sanitaria, o continua a mantenerla senza effettuare il trasferimento dell’iscrizione, potrà incorrere in sanzioni deontologiche in quanto non rispetta una norma. “Sarà il proprio Ordine a convocare l’iscritto e valutare la situazione ed eventualmente a decidere l’entità della sanzione”, ci hanno spiegato alcuni presidenti CAO. Ma da giovedì chi non ha ottenuto o richiesto il trasferimento sarà passibile di sanzione?   A ricordare come “l’importante è aver presentato domanda” era stato il presidente nazionale CAO Raffaele Iandolo  chiarendo come “c’è bisogno di un periodo di transizione. Certamente gli OMCeO provinciali non saranno dal primo maggio a sollecitare i controlli nelle strutture e saremo sicuramente disponibili a valutare ogni singola questione e criticità”.   Possono richiedere il trasferimento ad un altro Ordine tutti gli iscritti in regola con il pagamento della quota di iscrizione e con il versamento dei contributi ENPAM e che non abbiano un procedimento disciplinare in corso (compreso quelli per cui si è proposto ricorso alla CCEPS).  Sui tempi necessari per evadere le domande di trasferimento questi possono sfiorare anche i 60 giorni per via delle verifiche da effettuare e perché le domande devono essere vagliate dal Consiglio dell’Ordine di uscita e da quello in entrata, che solitamente si riunisce una volta al mese. Va anche detto che i direttori sanitari che, alla data di entrata in vigore della Norma, avevano già assunto l’incarico, e non erano iscritti nell’Ordine provinciale dove opera la struttura, hanno avuto 120 giorni per presentare la domanda di trasferimento.  E comunque il direttore sanitario che ha trasferito l’iscrizione presso l’Ordine della provincia dove la struttura opera, può esercitare la professione come libero professionista in qualsiasi parte d’Italia.

Medici italiani emigranti, tra gli europei sono il 52%

(da Ansa.it)   Medici italiani con la valigia. Secondo i dati della Commissione Ue, tra i camici bianchi europei che lasciano il loro Paese, il 52% è costituito da italiani, seguono i tedeschi con il 19%. La regione con il maggior numero di medici che espatriano è il Veneto, con 80 professionisti sui 1.500 che emigrano ogni anno. Proprio in questi giorni, raccontano dall'Azienda sanitaria di Padova, gli Emirati Arabi stanno contattando medici italiani e offrono dai 14 ai 20 mila euro al mese, interprete, casa, scuola, e autista.

Non svolge aggiornamento ECM, CCEPS conferma sanzione ad iscritto di Aosta

(da Odontoiatria33)   Siamo nel 2012 quando, a seguito di una segnalazione di una paziente all’OMCeO di Aosta che lamentava di aver subito una lesione a seguito “di condotta colposa per un intervento” svolto qualche mese prima, l’Ordine apriva un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Dalle verifiche, spiega ad Odontoiatria33 il presidente CAO di Aosta Massimo Ferrero, era emerso “che quanto denunciato era riconducibile, tra l'altro, a mancanze professionali dovute all'omesso aggiornamento professionale e di conseguenza alla violazione degli obblighi deontologici oltre a quelli di Legge in tema di ECM”.  L’iscritto avrebbe prodotto documentazione che certificava, negli anni interessati dalla verifica, il conseguimento di 89,5 crediti ECM. Per questi motivi l’OMCeO di Aosta, comminava all’iscritto la sospensione dall’esercizio alla professione per 6 mesi, così come previsto dal Codice deontologico. 

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Sospensione servizi telematici giovedì 2 maggio

Giovedì 2 maggio la Segreteria dell'Ordine sarà aperta ma non sarà possibile usufruire dei servizi telematici (ad esempio: lettura ed invio email, download modulistica ENPAM, consultazione anagrafica iscritti, rilascio attestati pagamento Ordine, verifica posizione ECM, rilascio credenziali certificati INPS ecc...) per sostuzione server e apparecchiature elettroniche.

OMS, niente tv e smartphone ai bimbi sotto i 2 anni

(da AGI)  I neonati e i bambini non dovrebbero essere lasciati a guardare passivamente la televisione, lo smartphone, il tablet o il computer. Lo stabiliscono le nuove linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo le quali prima dei due anni d'età i bambini non dovrebbero mai trascorrere del tempo stando seduti passivamente davanti a uno schermo. Il limite, invece, per i bambini dai 2 ai 4 anni d'età è di un'ora al giorno, ma in generale sarebbe meglio meno tempo ancora. Le nuove linee guida si concentrano sulla visione passiva e mirano a contrastare l'inattività nell'infanzia, un importante fattore di rischio per la mortalità globale e le malattie legate all'obesità. È la prima volta che l'Oms ha formulato raccomandazioni su attività fisica, comportamento sedentario e sonno per i bambini sotto i cinque anni. Nelle linee guida, che verranno presentate al Congresso europeo sull'obesità a Glasgow, l'Oms raccomanda che bambini siano fisicamente attivi più volte al giorno; che i neonati dormano 14-17 ore, compresi i sonnellini, e 1216 ore dai 4 ai due anni d'età. Per i bambini di 1 e 2 anni d'età, secondo l'Oms, dovrebbero fare almeno 3 ore di attività fisica al giorno e dormire 11-14 ore al giorno. Per i bambini di 4 e 4 anni le linee guida consigliano almeno 3 ore di movimento fisico al giorno, di cui almeno un'ora di intensità moderata o vigorosa; dormire 10-13 ore al giorno; e non rimanere seduto per più di un'ora.

Lo sport allunga la vita, anche se si inizia a 50 anni

(da Quotidiano Santità e Reuters Health  Anche cominciare ad allenarsi quando si ha più di 50 anni età produce benefici in termini di longevità. È quanto emerge da uno studio condotto dal National Cancer Institute di Bethesda, negli USA. Le linee guida nazionali per la forma fisica raccomandano che gli adulti facciano almeno 150 minuti di attività aerobica a intensità moderata o 75 minuti di esercizio fisico vigoroso a settimana. Lo studio
 I ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda hanno analizzato i dati relativi a 315.059 adulti, di età compresa tra 50 e 71 anni, che hanno partecipato a indagini sulle loro abitudini di esercizio fisico dall’adolescenza al decennio più recente. Durante un follow-up medio di quasi 14 anni, sono decedute 71.377 persone, tra cui 22.219 per cardiopatia e 16.388 per cancro.

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“Prevenire, proteggere, immunizzare”: Settimana europea dell’Immunizzazione 2019

(da http://www.aifa.gov.it)  È in corso, fino al 30 aprile, la Settimana Europea dell’Immunizzazione (European Immunization Week, EIW) promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare la collettività sull’importanza delle vaccinazioni.   L’iniziativa – il cui slogan è “Prevenire, proteggere, immunizzare” – richiama l'attenzione non solo sui progressi già compiuti nel ridurre la minaccia delle malattie prevenibili con vaccinazione, ma anche sul numero elevato di persone che nella regione europea non si avvalgono ancora dei benefici protettivi dei vaccini. L’OMS invita a uno sforzo maggiore per colmare le lacune nella copertura vaccinale in modo che nessuno rimanga indietro.  La settimana sarà anche un’opportunità per celebrare “gli eroi di tutti i giorni dei vaccini” – coloro che contribuiscono a proteggere vite attraverso la vaccinazione in diversi modi – compresi i ricercatori che sviluppano vaccini sicuri ed efficaci, i responsabili delle politiche pubbliche che assicurano che ogni bambino abbia un accesso equo ai vaccini, gli operatori sanitari che somministrano i vaccini, i genitori che scelgono di vaccinare i loro figli, così come tutti coloro che ricercano e condividono informazioni sui vaccini basate sulle evidenze.  

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Sanità digitale. Arrivano le linee guida Oms: ecco i dieci ambiti dove i problemi di salute si possono risolvere anche con uno smarthphone

Sono dieci gli interventi raccomandati nelle linee guida per migliorare la salute delle persone e rinforzare i servizi essenziali. In particolare l’Oms raccomanda l’uso della sanità digitale come supporto agli operatori sanitari nelle operazioni di decision-making, come metodo di gestione dello stoccaggio dei prodotti farmaceutici per evitare buchi e carenze, per rinforzare i servizi di Telemedicina e aumentare la comunicazione con pazienti target particolarmente fragili. Ma anche per il semplice invio di certificati di nascita e morte. Leggi l'articolo completo al LINK 

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=73290&fr=n

L’odontoiatra attento alla salute del paziente ma anche all’ambiente. Come diventare un “ver-dentista”

(da Odontoiatria33)   Ieri 22 aprile si è celebrata la Giornata Mondiale della Terra. In queste settimane i temi della tutela dell’ambiente hanno attirato l’attenzione dei media italiani anche grazie alla presenza nel nostro Paese di Greta Thunberg, la sedicenne diventata un'icona della lotta contro i cambiamenti climatici. Anche la FNOMCeO, in occasione “Friday for future”, la manifestazione organizzata venerdì a Roma, a pochi passi dalla sede della Federazione, ha ricordato l’impegno dei medici verso l’abbiente postando sulla propria pagina Facebook l’articolo 5 del codice di deontologia medica:

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Giovani medici, più tempo davanti a un computer che davanti ai pazienti

(da Doctor33)  Negli Stati Uniti gli specializzandi in medicina interna, durante il loro primo anno, impegnano solo una minima quantità di tempo nella cura diretta dei pazienti. Questo almeno è quanto hanno concluso Krisda Chaiyachati, della University of Pennsylvania, e il suo gruppo di lavoro, in uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine. «La nostra panoramica obiettiva su come gli specializzandi passano il loro tempo durante la giornata di lavoro rivela un quadro di come i giovani medici sono formati e la realtà della pratica medica odierna» afferma Chaiyachati.

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Il Servizio sanitario nazionale è un miracolo, nonostante i politici

tratto da "L'Espresso" on line, di Letizia Taroni)   La sanità pubblica, nata quasi distrattamente nel 1978, resta un motivo di orgoglio per il nostro Paese. Perché investiamo nella salute meno di Germania e Francia, ma otteniamo comunque risultati eccellenti. Parla Francesco Taroni, professore di Medicina Sociale. Leggi l'articolo completo al LINK 

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2018/01/22/news/il-servizio-sanitario-nazionale-e-un-miracolo-nonostante-i-politici-1.317355

Batteriuria asintomatica, nuove raccomandazioni indicano in quali casi è possibile non trattarla

(da Doctor33)  Sono state pubblicate su Clinical Infectious Diseases le raccomandazioni aggiornate per la gestione della batteriuria asintomatica della Infectious Diseases Society of America. «Abbiamo provveduto ad aggiornare la linea guida del 2005 per la gestione della batteriuria asintomatica tenendo conto anche delle popolazioni non incluse nelle precedenti raccomandazioni. Queste linee guida non sono destinate a sostituire il giudizio clinico nella gestione dei singoli pazienti, ma sicuramente possono essere utili per evitare di trattare inutilmente alcuni gruppi di pazienti» spiega Lindsay Nicolle, della University of Manitoba a Winnipeg, in Canada, prima autrice dello studio.

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Allarme epatologi europei, epidemia di fegato grasso nei giovani

(da AdnKronos Salute)   Epidemia di fegato grasso nei giovani. A lanciare l'allarme sono gli esperti intervenuti all'International 'Liver Congress 2019' in corso a Vienna, che paventano una potenziale crisi di salute pubblica, legata a doppio filo all'obesità. Il fegato grasso non alcolico (steatosi) è rilevabile in circa un quarto della popolazione, ma uno studio presentato al meeting dell'Easl (Associazione europea per lo studio del fegato) ha messo in luce che ad esserne colpiti è anche un'importante percentuale di 24enni, a rischio di gravi problemi di salute con l'aumentare degli anni: una bomba a orologeria che potrebbe portarli dalla cirrosi al cancro del fegato.   

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Mutui Enpam tutto l’anno. La Fondazione estende i termini per richiedere un finanziamento sull’acquisto della prima casa o dello studio professionale. Accesso al credito facilitato per i giovani camici bianchi

(da www.enpam.it)    Da quest’anno diventa più semplice chiedere un mutuo all’Enpam. Il nuovo bando, al via dal 15 aprile, estende a quasi tutto il 2019 il periodo in cui si potrà presentare la propria domanda di finanziamento, con l’obiettivo di avvicinarsi alle necessità di medici e odontoiatri interessati all’acquisto di un’abitazione o di un ambulatorio.  Il consiglio di amministrazione della Fondazione ha infatti deliberato di estendere fino a mezzogiorno del prossimo 29 novembre la scadenza per presentare la documentazione necessaria a stipulare un mutuo con Enpam.  L’esclusione del mese di dicembre permetterà agli uffici di gestire entro l’anno le ultime pratiche arrivate in novembre. Nei fatti, il servizio dei mutui erogati dalla Fondazione cambia volto, e si trasforma in una modalità “a sportello” che migliora la fruibilità da parte degli iscritti.

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Congedo per malattia in assenza di certificazione le visite di controllo non rientrano nell’assenza

(da Doctor33)    Si considera malattia tutelabile l'alterazione dello stato di salute ("infermità") che abbia come conseguenza un'assoluta o parziale incapacità al lavoro, e la tutela va riferita ad ogni fase del fenomeno morboso, dalla manifestazione iniziale dell'evento alla cura dello stesso (esempio: ricoveri ospedalieri svincolati dall'esistenza di uno stato patologico o predisposti per accertamenti diagnostici o per esami di laboratorio necessari per la cura di una patologia). Oltre alla malattia comune sono considerati eventi protetti l'interruzione di gravidanza (art. 19 d.lvo 151/2001, risp. Interpello ministro lavoro 19.8.2008, n. 132), le esigenze profilattiche (Circ. I.n.p.s. n.134381/1981), i ricoveri giornalieri in luoghi di cura (Circ. I.n.p.s. n. 136/2003), i ricoveri per donazione di organi ( Circ. I.n.p.s. n. 192/1996), la chirurgia estetica (e nei liti di cui Circ. I.n.p.s. 63/1991). Ciò premesso, le visite di controllo per patologia ipertensiva, per le quali non sia stata attivata la procedura di cui all'art. 55 septies, comma 2, TUPI (comunicazione e certificazione dell'assenza) non possono rientrare nel congedo per malattia. (avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

La valutazione dello stile di vita dovrebbe essere parte integrante della cura del diabete

(da Doctor33)   L'attività fisica contribuisce in modo significativo a migliorare la prognosi del diabete, ma questo aspetto risulta ad oggi sottovalutato anziché essere parte integrante del trattamento. Ecco le conclusioni di uno studio, primo autore William Kraus, del Duke Clinical Research Institute alla Duke University School of Medicine di Durham in North Carolina, appena pubblicato su 'BMJ Open'. «L'attività fisica è strettamente legata a numerose complicanze del diabete, tra cui la mortalità per tutte le cause, la malattia cardiovascolare (CVD), l'ictus, legame che persiste inalterato anche dopo i necessari aggiustamenti in base all'indice di massa corporea. Inoltre, l'attività fisica è componente essenziale di una serie di studi sullo stile di vita in pazienti con CVD e diabete, ma i suoi effetti sono stati studiati raramente in studi clinici prospettici e randomizzati in soggetti ad alto rischio di diabete o CVD.  Per approfondire l'argomento i ricercatori hanno condotto un'analisi post-hoc dei dati dello studio NAVIGATOR, Nateglinide and Valsartan in Impaired Glucose Tolerance Outcomes Research, in cui 9.306 soggetti con ridotta tolleranza al glucosio e malattie cardiovascolari o fattori di rischio cardiovascolare, provenienti da 40 paesi, sono stati randomizzati a ricevere nateglinide o placebo oppure valsartan o placebo. A tutti i pazienti sono state raccomandate modifiche dello stile di vita: riduzione del peso corporeo, limitazione dei grassi saturi, e aumento dell'attività fisica. Il follow-up medio è stato di 6,4 anni con la progressione verso il diabete tra gli indicatori di efficacia del trattamento. «La nostra analisi era mirata a valutare se la quantità di attività fisica svolta fosse correlata al successivo sviluppo di diabete nei soggetti con ridotta tolleranza al glucosio» scrivono gli autori, che hanno valutato i dati del pedometro di 7.118 partecipanti, il 35% dei quali ha successivamente sviluppato diabete. E i risultati parlano chiaro: ogni incremento di 2.000 nel numero medio di passi giornalieri si associa a una riduzione del rischio di progressione verso il diabete pari al 5,5%, riduzione che supera il 6% dopo gli opportuni aggiustamenti statistici. «Questi dati non solo dimostrano l'utilità di misure oggettive dell'attività fisica negli studi clinici, ma suggeriscono che la valutazione dello stile di vita, con metodi anche molto semplici come il pedometro, dovrebbe essere parte integrante della pratica clinica nella cura del diabete» conclude Kraus. (BMJ Open Diab Res Care 2018. doi:10.1136/bmjdrc-2018-000523  https://drc.bmj.com/content/6/1/e000523)

Rischi di Curcuma e Piperina

(da Fitoterapia33)    Curcumina e piperina, consigliate talvolta in miracolistici prodotti dimagranti, pur in assenza di evidenze, in realtà sono due sostanze che, insieme, presentano alcuni rischi più o meno significativi dal punto di vista clinico, di interazione con numerosi farmaci. Consigliamo a questo proposito di leggere uno dei più recenti lavori sperimentali comparsi in letteratura, che dimostra un rischio non banale: la possibile riduzione di efficacia del tamoxifene in circa un terzo dei soggetti che assumano il farmaco contemporaneamente a curcumina e piperina. Questo meccanismo è dovuto alla modulazione dell'attività del CYP2D6, anche se con gradualità diversa relativamente alla genetica del paziente. Ma il problema rimane.  E sarebbe certo spiacevole esporre pazienti oncologiche a rischi di inefficacia della terapia antiestrogenica per la sola assunzione di un prodotto naturale probabilmente inutile.  Buona lettura dell'articolo originale al LINK  

Certificati invalidità, non inclusi nei Lea e assenti dalla Convenzione. Ecco perché

(da Doctor33)     Il medico che redige il certificato introduttivo per il riconoscimento della condizione d'invalidità o handicap non svolge alcuna funzione di accertamento delle patologie invalidanti. Pertanto, quel certificato è fuori dei livelli essenziali di assistenza e non si può contrattare in convenzione con le Regioni come fosse una prestazione del Servizio sanitario: resta prestazione libero-professionale. E' il senso della nota inviata dal Segretario Nazionale Fimmg Silvestro Scotti al Direttore Generale del Ministero della Salute Andrea Urbani, dopo che la Regione Lombardia con l'assessore Giulio Gallera ha annunciato di voler contrattare con i medici di famiglia l'inserimento dei certificati di invalidità nell'accordo regionale con i medici di base. L'interpretazione della Regione nasce da una lettura del decreto presidenziale sui Lea di inizio 2017 che all'allegato 1 punto G inserisce tra le prestazioni di prevenzione tutti gli accertamenti medico legali per riconoscere invalidità, sordità, cecità civili o volte a far riconoscere la condizione di handicap per fruire dei benefici della legge 104. Già il presidente dell'Omceo Milano Roberto Carlo Rossi aveva fatto presente che all'allegato sono citati visite ed esami specialistici interni all'iter di riconoscimento, e non il certificato che dà il via. Ma restava un dubbio: se nella parola "accertamenti" fosse sottinteso tutto l'iter? La lettera di Scotti, che raccoglie le considerazioni di Fimmg sulla natura giuridica del certificato, osserva che l'avvio della procedura di accertamento segue la presentazione della domanda di invalidità o pro benefici 104. A quest'ultima va allegato il certificato medico attestante la natura dell'infermità invalidante, redatto da Mmg o da professionista abilitato e inviato online all'Inps (che rilascia una ricevuta contenente un numero di codice e copia del documento stesso). Dei due documenti, è la domanda che può essere riconosciuta o rigettata, mentre il certificato a supporto -contenente anamnesi, obiettività, diagnosi, codice ICD, terapia seguita, funzione dell'attività certificatoria - è considerato dalle commissioni Inps o Asl (l'iter differisce su base provinciale) per le informazioni che riporta. Esso attesta di volta in volta: l'impossibilità del soggetto a deambulare senza accompagnatore; l'incapacità a compiere atti di vita quotidiana senza assistenza continua; un tumore o una patologia grave in atto; una patologia Anffas (da disabilità intellettiva o relazionale); una controindicazione a spostarsi da casa. Le informazioni nel certificato sono funzionali all'avvio della procedura e cristallizzano per 90 giorni -dunque con validità dimezzata rispetto agli altri certificati medici- la descrizione clinica del richiedente trattamento. Spetta alle commissioni l'accertamento della qualifica invalidante delle patologie indicate dal medico. «Nulla esclude, peraltro, che, nel lasso temporale tra l'invio online del certificato medico introduttivo e lo svolgimento effettivo dell'accertamento sanitario (...) l'interessato possa essere colpito da ulteriori eventi morbosi aventi portata invalidante; come pure, in tale ultima ipotesi, potrebbe verificarsi anche il caso per il quale gli organi preposti all'effettivo accertamento considerino le patologie indicate nel certificato medito introduttivo non rilevanti ai fini del riconoscimento della condizione invalidante e, all'opposto, accertino come invalidanti patologie intervenute dopo l'invio del certificato medico introduttivo di cui l'interessato sia in grado di fornire la prova». In ogni caso, da solo, il certificato è privo di effetti giuridici ai fini del riconoscimento dell'invalidità. Una riprova è il fatto che al suo rilascio possa non seguire l'invio della domanda all'Inps, ad esempio per scelta dell'interessato. Si potrebbe dire, utilizzando una metafora estranea alla lettera, che il medico certificatore rilascia al paziente la chiave di un motorino d'avviamento (elettrico), mentre la benzina per il motore che porterà l'auto -cioè la pratica - a fine viaggio la paga la sanità pubblica. Due momenti ben diversi tra loro.
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