Scoperto dopo 30 anni un nuovo antibiotico

(da Quotidiano Sanità)  Da campioni di terreno potrebbe arrivare un'arma contro una delle più temute minacce alla salute globale, l'antibiotico-resistenza. Scienziati canadesi hanno scoperto un microrganismo che produce naturalmente un nuovo potente antibiotico chiamato lariocidina, promettente non solo perché ha un meccanismo d'azione del tutto nuovo, ma anche perché ai primi test di laboratorio è risultato efficace contro batteri resistenti e non tossico. Resa nota sulla rivista 'Nature', la scoperta arriva da un cortile di Hamilton e si deve ad esperti della McMaster University guidati da Gerry Wright. Si tratta di una ventata di novità dopo anni di vuoto, infatti l'ultima volta che una nuova classe di antibiotici ha raggiunto il mercato è stato quasi tre decenni fa. La lariocidina è prodotta da un tipo di batterio del suolo chiamato Paenibacillus. Wright ha spiegato che la molecola, un peptide, è un candidato forte per sfidare anche alcuni dei batteri più resistenti del pianeta, perché attacca i germi in modo diverso dagli altri antibiotici, legandosi direttamente al macchinario di sintesi proteica degli agenti infettivi e inibendone la capacità di crescere e sopravvivere. La scoperta di questa nuovissima classe di antibiotici risponde a un'esigenza critica di nuovi farmaci antimicrobici, poiché i batteri e altri microrganismi si evolvono in nuovi modi per resistere ai farmaci esistenti. Questo fenomeno è chiamato resistenza antimicrobica (o AMR) ed è una delle principali minacce alla salute pubblica globale, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. E proprio secondo un recente rapporto Oms sulle armi contro le infezioni sono 32 gli antibiotici in fase di sviluppo in tutto il mondo, ma solo 12 possono essere considerati innovativi. E appena 4 sono attivi contro almeno un patogeno "critico", cioè quelli indicati nella lista nera dell'Oms per le antibiotico-resistenze. Secondo dati della Fondazione Gimbe le percentuali di resistenza agli antibiotici sono sempre superiori al 30%, in particolar modo su quegli agenti patogeni che, anche a livello europeo, sono direttamente o indirettamente responsabili di oltre 35mila decessi all'anno. Di questi un terzo avviene in Italia. “Ogni anno muoiono circa 4,5 milioni di persone a causa di infezioni resistenti agli antibiotici e la situazione non fa che peggiorare”, spiega Wright. Per arrivare alla lariocidina il team di ricerca ha lasciato crescere in laboratorio per circa un anno i batteri raccolti dal suolo - un metodo che ha permesso di rivelare anche le specie a crescita lenta che altrimenti sarebbero potute sfuggire. Uno di questi batteri, il Paenibacillus, produceva una nuova sostanza che aveva una forte attività contro altri batteri, compresi quelli tipicamente resistenti agli antibiotici. La lariocidina, inoltre, non è suscettibile ai meccanismi di resistenza agli antibiotici esistenti e funziona bene anche in un modello animale di infezione. Il prossimo passo sarà produrre la molecola in quantità sufficienti per consentire lo sviluppo clinico. “Saranno necessari molto tempo e risorse prima che la lariocidina sia pronta per il mercato”, conclude l'esperto. (https://www.nature.com/articles/s41586-025-08723-7)

Covid, uno studio italiano identifica i pazienti più a rischio

(da DottNet)   Uno studio condotto da un gruppo multidisciplinare di scienziati guidato da Antonio Giordano (nella foto), direttore dell'Istituto Sbarro di Philadelphia, e composto da epidemiologi, patologi, immunologi e oncologi, ha individuato un metodo statistico per identificare i pazienti più a rischio o, al contrario, quelli più protetti dal Covid-19, partendo dallo studio delle molecole HLA, quelle responsabili del rigetto dei trapianti in un individuo.    "E' dalla qualità di queste molecole - spiega all'ANSA Pierpaolo Correale, capo dell'Unità di Oncologia Medica dell'ospedale Grande Metropolitano 'Bianchi Melacrino Morelli' di Reggio Calabria - che dipende la capacità del nostro sistema immunitario di fornire una risposta immunitaria efficace, o al contrario di soccombere alla malattia". In sostanza, spiegano, è questione di corredo genetico. Chi ha molecole HLA di maggiore qualità, rileva lo studio, avrà più chance di contrastare il Covid o altri virus pandemici.   Dallo studio - pubblicato sul 'Journal of  Translational Medicine' e brevettato dai suoi autori, emerge anche che questi "alleli" non presentano la stessa distribuzione sul territorio nazionale e ciò spiegherebbe le differenza nella diffusione di malattia durante le prime ondate di Covid19, con il Sud Italia meno esposto alla pandemia delle regioni del Nord. Il metodo - si sottolinea - è applicabile anche in altre condizioni infettivologiche, oncologiche e autoimmunitarie. Lo studio ha preso in esame nella sua parte epidemiologica tutti i casi di Covid registrati in Italia nella Banca dati dell'Istituto Superiore di Sanità. E successivamente 75 malati di Covid tra l'ospedale di Reggio Calabria e il Cotugno di Napoli e 450 pazienti registrati tra i donatori sani.

Comunicato Ausl Romagna “L’ospedale di Forlì al Tg1” (Domenica 6 aprile, ore 8)

Domenica 6 aprile, nel Tg1 delle ore 8, durante la Rubrica di “Medicina”, andrà in onda un servizio girato all’Ospedale “Morgagni – Pierantoni” di Forlì sul sistema automatizzato di gestione dei farmaci in monodose, trasporto automatizzato del cibo nei reparti e sul distributore automatizzato delle divise. Le riprese sono state girate nel reparto di Chirurgia Senologica dell’Ospedale di Forlì, diretto dalla dottoressa Annalisa Curcio (prescrizione, ritiro e somministrazione farmaci) e negli ambienti dove operano il sistema automatizzato di gestione del farmaco in dose unitaria e della distribuzione di divise. Sono stati intervistati il dottor Fabio Pieraccini, Direttore della Direzione Assistenza Farmaceutica Ospedaliera Forlì–Cesena e della Direzione Tecnica Assistenza Farmaceutica di Ausl Romagna e il dottor Francesco Sintoni, direttore del Presidio Ospedaliero “Morgagni – Pierantoni” di Forlì. Da tempo l’Ospedale  di Forlì ha introdotto e perfezionato sistemi informatici avanzati per supportare la gestione delle terapie in Dose Unitaria, con l’obiettivo di ridurre i rischi associati agli errori di somministrazione e migliorare la sicurezza dei pazienti. L’adozione della prescrizione informatizzata è stato un passaggio cruciale, che ha permesso di intercettare potenziali errori terapeutici e garantire la tracciabilità dei farmaci, dalla prescrizione alla somministrazione al letto del paziente.

10° CONCORSO LETTERARIO 2025

Il Consiglio Direttivo del nostro Ordine, riunitosi il 25 marzo 2025, ha confermato il regolamento del Concorso Letterario, giunto quest’anno alla sua decima edizione. Possono partecipare gli iscritti agli Ordini di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. L’elaborato ed il modulo di partecipazione dovranno essere inviati attraverso un’unica PEC, al seguente indirizzo PEC: segreteria.fc@pec.omceo.it entro il 20 giugno 2025 ore 24.00.   Modulo di partecipazione concorso letterario 2025 Regolamento concorso letterario 2025

Attenzione alla corretta formulazione dell’indirizzo nei certificato INPS

Riceviamo e volentieri pubblichiamo Gentile Presidente, Le chiedo cortesemente di  girare ai colleghi iscritti presso il Suo Ordine questo comunicato dell' Associazione per la tutela dei medici fiscali, in un' ottica di collaborazione tra colleghi, per la tutela dei PZ. La presenza di indirizzi irreperibili comporta il 90% dei ricorsi. Irreperibile viene considerato quando non sono sufficienti le informazioni della via e il numero civico ma occorrono  informazioni e le precisazioni nalla casella reperibilità sul certificato, che consentono al medico fiscale di adire al PZ da visitare, come la Corte di Cassazione ha ribadito più volte.   Il MMG conosce le difficoltà logistiche per accedere alle abitazioni dei suoi PZ ( numeri civici inesistenti, diverse scale nel palazzo, strade in campagna senza numeri civici e addirittura senza la via...contrade......) Un pz irreperibile viene sanzionato senza possibilità di giustificazione, decurtando 10 giorni di malattia alla prima assenza, alla seconda il 50% e poi non viene pagato nulla più. Ricordiamo che il pz può in autonomia cambiare o completare la reperibilità sul sito Inps e sull' App IO. La ringrazio infinitamente per la cortesia. Dott Rossella Cascetta Presidente della Associazione per la tutela dei medici fiscali e amministratrice gruppo facebook di 215 MF Inps Tel 3888771167 "Assenze immotivate visita fiscale: la Corte di Cassazione ha ribadito più volte che: IL LAVORATORE DEVE GARANTIRE LA MASSIMA DILIGENZA NEL FORNIRE AL MEDICO TUTTI GLI ELEMENTI UTILI NEL DETTAGLIO PER CONSENTIRE IL SUO REPERIMENTO CIÓ RISULTA DETERMINANTE SOPRATUTTO NEI CASI IN CUI L’INDIRIZZO PER LA REPERIBILITÀ ,SEPPUR CORRETTO, SIA INSUFFICIENTE A CONSENTIRE AL MEDICO FISCALE LA POSSIBILITÀ DI RINTRACCIARE IL LAVORATORE. Per ulteriori informazioni consulta sito INPS: "FAQ sulle visite fiscali aggiornate al 22 dicembre 2023"  

Concentrare l’apporto calorico dopo le 17:00 nuoce alla salute

(da Nutrienti e Supplementi)       Si è sempre detto che è meglio cenare presto e fare un pasto leggero. Ora, uno studio dell'Universitat Oberta de Catalunya e della Columbia University fornisce le basi scientifiche per questa tesi.  Secondo l’analisi, pubblicata su 'Nutrition & Diabetes', consumare più del 45% dell’apporto calorico giornaliero dopo le 17:00 si associa a un aumento dei livelli di glucosio, con le conseguenze dannose che questo ha per la salute, indipendentemente dal peso e dal grasso corporeo dell'individuo.   Lo studio è stato condotto presso l'Irving Medical Center della Columbia University di New York, da un team guidato da Diana Díaz Rizzolo, ricercatrice post-dottorato e membro della Facoltà di Scienze della Salute presso l'UOC.  "Mantenere alti livelli glicemici per lunghi periodi di tempo può avere implicazioni, tra cui un rischio più elevato di progredire verso il diabete di tipo 2, un aumento del rischio cardiovascolare a causa del danno a carico dei vasi sanguigni e un aumento dell'infiammazione cronica, che aggrava il danno cardiovascolare e metabolico", sottolinea Díaz Rizzolo.  Gli esperti ritenevano che la conseguenza principale di un pasto troppo ricco a fine giornata fosse l'aumento di peso, in relazione a scelte dietetiche più povere per il pasto serale, quali, per esempio, consumare più cibi ultra-elaborati, dal momento che gli ormoni che regolano la fame e la sazietà sono alterati quando le persone non mangiano durante le ore diurne.  L'importanza dello studio risiede nel fatto che dimostra che l'ora del giorno in cui si consumano i pasti può di per sé avere un impatto negativo sul metabolismo del glucosio, indipendentemente dalla quantità di calorie consumate durante la giornata e dal peso e dal grasso corporeo dell'individuo. Mangiatori tardivi contro mangiatori mattinieri Lo studio ha incluso un piccolo gruppo di soggetti di età compresa tra 50 e 70 anni che erano in sovrappeso o obesi e avevano prediabete o diabete di tipo 2. I livelli di tolleranza al glucosio dei partecipanti sono stati confrontati e sono stati divisi in due gruppi: i mangiatori mattinieri, che consumavano la maggior parte delle loro calorie giornaliere prima della sera, e quelli tardivi, che consumavano il 45% o più delle loro calorie dopo le 17:00.  I due gruppi hanno consumato la stessa quantità di calorie e gli stessi alimenti durante il giorno, ma in momenti diversi. I partecipanti hanno utilizzato un'app mobile per registrare i loro pasti in tempo reale.   Il risultato principale dello studio è che i mangiatori tardivi avevano una tolleranza più scarsa al glucosio, indipendentemente dal loro peso o dalla composizione della dieta. È anche emerso che tendevano a mangiare maggiori quantità di carboidrati e grassi nelle ore serali.   Díaz Rizzolo, esperto di questioni legate all'obesità, al diabete e all'invecchiamento, ha spiegato che "la capacità del corpo di metabolizzare il glucosio è limitata di notte, perché la secrezione di insulina è ridotta e la sensibilità delle nostre cellule a questo ormone diminuisce a causa del ritmo circadiano".  Lo studio suggerisce importanti implicazioni per la salute. "Finora, le decisioni personali in materia di nutrizione si sono basate su due domande principali: quanto mangiamo e quali alimenti scegliere. Con questo studio, un nuovo fattore nella salute cardiometabolica sta iniziando a diventare sempre più importante: quando mangiamo", ha detto Díaz Rizzolo.   Alla luce dei risultati dello studio, e considerandoli con le dovute cautele, poiché saranno necessarie ulteriori ricerche per ottenere una maggiore comprensione dell'argomento, gli alimenti dovrebbero essere consumati principalmente durante le ore diurne, e i livelli più alti di apporto calorico durante la giornata dovrebbero essere a colazione e a pranzo, invece che all'ora del tè e della cena. Altra raccomandazione: evitare di mangiare prodotti ultra-elaborati, fast food e cibi ricchi di carboidrati, soprattutto di notte. (https://www.nature.com/articles/s41387-024-00347-6)

SURVEY ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’. Compilazione questionario

il Centro Nazionale Clinical Governance ed Eccellenza delle cure dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha recentemente condotto una survey conoscitiva sull'utilizzo dei "care bundles" tra il personale medico italiano. Dopo aver completato l'indagine pilota su un campione di professionisti sanitari selezionati con metodo randomizzato, l’ISS intende avviare la fase definitiva dello studio coinvolgendo tutti gli iscritti agli Albi degli OMCeO. I risultati di questa indagine potrebbero fornire utili indicazioni per migliorare la conoscenza e l’utilizzo dei care bundles tra i medici, supportando lo sviluppo di programmi formativi mirati e politiche sanitarie che ne favoriscano la diffusione e l'implementazione in tutti i sistemi sanitari regionali e locali. Il link di seguito riportato serve per la compilazione della survey: https://forms.office.com/e/mBDYKexGK5 L’indagine è completamente anonima e richiede circa 5 minuti per la compilazione.

Droga: da acque reflue spicca aumento MDMA e coca, giù cannabis

(da AGI) - Roma, 19 mar. - In Europa aumenta il consumo di MDMA, cocaina e anfetamine, diminuisce quello della cannabis. Il gruppo europeo SCORE (Sewage Analysis CORe group Europe) in collaborazione con l'EUDA (European Union Drugs Agency) ha appena pubblicato lo studio Wastewater analysis and drugs - a European multi-city study, che rileva, tramite l'analisi delle acque reflue, il consumo delle principali droghe d''abuso in 128 città Europee, a cui si aggiungono Turchia e Norvegia. Lo studio ha analizzato i campioni giornalieri di acque reflue nei bacini di raccolta dei depuratori per un periodo di una settimana tra marzo e maggio 2024. Sono stati analizzati campioni provenienti da circa 68,8 milioni di persone alla ricerca di tracce di sei sostanze stimolanti: anfetamine, cocaina, metanfetamina, MDMA/ecstasy, ketamina e cannabis. Nonostante i risultati varino notevolmente tra i luoghi dello studio, va sottolineato che tutte e sei le droghe illegali sono state trovate in quasi tutte le città partecipanti. Per alcune droghe si osserva una minore divergenza nelle abitudini di assunzione tra grandi e piccole città. Il gruppo SCORE ha condotto campagne di monitoraggio delle acque reflue a partire dal 2011: all''inizio le città monitorate erano 19, in 10 paesi diversi, mentre le droghe d''abuso monitorate erano 4. Grazie alla partecipazione costante di 76 città, per almeno 5 anni, è stato possibile analizzare il trend dei consumi. A livello italiano le città analizzate storicamente sono Milano e Bolzano. Nel 2024 è stato possibile aggiungere le città di Bologna e Roma grazie al finanziamento e alla collaborazione del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri che supporta uno studio a livello nazionale. Le analisi per Milano, Bologna e Roma sono state condotte dal Laboratorio di Epidemiologia delle acque reflue, parte del Dipartimento di Ambiente e Salute dell''Istituto Mario Negri.

Dimmi quanto veloce cammini e ti dirò quanto sei in salute

Dimmi quanto veloce cammini e ti dirò quanto sei in salute (da DottNet)   Il ritmo con cui si cammina può rivelare molto sullo stato generale di salute di una persona. La walking speed (ws), ovvero la velocità di camminata, è infatti considerata dai medici uno dei 'segni vitali', al pari del battito cardiaco e della pressione sanguigna. Strettamente correlata a fattori come forza muscolare, funzione cardiaca e polmonare, coordinazione neuromuscolare, può variare in base a fattori come l'età o il sesso. Per la maggior parte degli adulti sani è di circa 5 chilometri orari (km/h), ma se al di sotto di questi parametri può indicare problemi come artrite, malattie cardiache o persino declino cognitivo. "La velocità di camminata può essere utilizzata per valutare la probabilità di sopravvivenza di un individuo, permettendo di stratificare la popolazione in base a questo parametro tanto semplice quanto significativo - spiega il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), Dario Leosco - nel caso degli anziani, quando si scende al di sotto a 0,8 chilometri all'ora, chiaramente è già un indice negativo". Un test specifico utilizzato dai geriatri è quello dei 400 metri. "Si tratta di una prova semplice ma altamente indicativa - continua- che consiste nel misurare il tempo impiegato da una persona per percorrere questa distanza a passo sostenuto. Permette di valutare resistenza fisica, capacità cardiovascolare e muscolare, oltre a fornire indicazioni sul rischio di fragilità e mortalità. Partendo da questo parametro, guardando soltanto una persona, in questo caso un anziano come cammina, noi ci possiamo rendere conto di quale è la sua performance e quale sarà il suo futuro in salute". Se la velocità del passo può segnalare eventuali problemi di salute, tuttavia camminare regolarmente aiuta a prevenire condizioni future, come la sarcopenia. "È caratterizzata dalla perdita di massa e forza muscolare e strettamente legata a un invecchiamento non sano, aumentando il rischio di disabilità e perdita dell'autosufficienza. Valutare e monitorare questi parametri è fondamentale per prevenire il declino funzionale e promuovere un invecchiamento più attivo e in salute". Uno studio inglese pubblicato su Communications Biology, che ha esaminato la correlazione tra la camminata veloce e lunghezza dei telomeri dei leucociti (Ltl), le estremità protettive dei cromosomi, ha rilevato che camminare velocemente e regolarmente riduce l'età biologica di una media di 16 anni una volta raggiunta la mezza età. Ma cercare di camminare più velocemente non è l'obiettivo finale. Piuttosto, si dovrebbe dare priorità all'esercizio per farlo diventare un'abitudine. Nel caso degli anziani, "il nostro consiglio è quello di camminare tra i 4 e i 5 chilometri al giorno a passo moderato", conclude Leosco.

Ecm 2025, ecco le nuove metodologie di formazione e le priorità

(da Doctor33)   Con il Programma nazionale 2025 pubblicato dall'Agenas, la Commissione Nazionale ECM ha delineato le tematiche di interesse strategico per il triennio, confermando la crescente attenzione verso la formazione continua nel settore sanitario. Tra le priorità individuate emergono ambiti cruciali come il Piano pandemico, l'Health Technology Assessment (HTA), l'innovazione digitale e la sicurezza degli operatori sanitari, segnalando una chiara volontà di adattare il sistema sanitario alle sfide attuali e future. Il Programma 2025 introduce un incremento di 0,3 crediti ECM per ogni ora di formazione erogata su specifici temi di interesse nazionale, incentivando gli operatori sanitari a partecipare ad aggiornamenti su settori ritenuti essenziali. In particolare, le priorità identificate includono:
  • Innovazione digitale e sanità connessa: con un focus su telemedicina, intelligenza artificiale e digitalizzazione dei processi assistenziali. • One Health: un approccio integrato che considera la salute umana, animale e ambientale in un’unica prospettiva di prevenzione e risposta alle emergenze sanitarie. • DM77 e sviluppo dell’assistenza territoriale: modelli organizzativi per potenziare la medicina del territorio, riducendo la pressione sugli ospedali. • Formazione sulle infezioni ospedaliere: con l’obiettivo di ridurre i casi di infezioni correlate all’assistenza sanitaria. • Piano pandemico nazionale: strategie di preparazione e risposta a emergenze sanitarie su larga scala. • HTA (Health Technology Assessment): valutazione delle tecnologie sanitarie per migliorare la qualità delle cure e l’efficienza delle risorse. • Sicurezza per gli operatori sanitari e socio-sanitari: prevenzione delle aggressioni e tutela della salute mentale degli operatori.
La Commissione Nazionale ECM ha anche posto l’accento sulla necessità di adottare metodologie formative innovative. La modalità "ibrida", che prevede eventi in presenza combinati con formazione a distanza (FAD) sincrona, diventerà uno standard, rispondendo alla crescente esigenza di flessibilità nell’aggiornamento professionale. Inoltre, strumenti avanzati come il metaverso, i simulatori di realtà virtuale e la gamification saranno progressivamente integrati nei percorsi formativi, garantendo un apprendimento più coinvolgente ed efficace. Uno degli obiettivi cardine del nuovo programma ECM è la promozione della formazione multidisciplinare, incentivando la collaborazione tra diverse professionalità sanitarie. Questo approccio consente di migliorare la qualità dell’assistenza, favorendo il confronto tra esperti di settori diversi e ottimizzando l’applicazione delle conoscenze acquisite

Compilazione corretta nuovo Certificato per Disabilità, una segnalazione da INPS

Avvisiamo tutti i colleghi certificatori che nel corso della compilazione del nuovo Certificato Introduttivo per la Domanda di Disabilità, quando si arriva al campo "Diagnosi" è controindicato barrare - Affetto da Sordità -Legge 381/1970 se il paziente per cui si certifica non è completamente sordo e si tratta invece di una ipoacusia parziale, certificata con esame audiometrico.   Allo stesso modo è controindicato barrare - Affetto da Cecità -Legge 382/1970 se il paziente per cui si certifica non è completamente cieco, ma solo ipovedente, situazione certificata da visita oculistica o da esame campimetrico. In entrambi i casi è sufficiente annotare "ipoacusia" e/o "ipovisione" nel campo in fondo alla videata dedicato alla Diagnosi. INPS Regionale ha segnalato la criticità nel corso dell'incontro con le autorità provinciali in data 18/03, e il comportamento corretto è raccomandato per evitare ritardi nella valutazione dei soggetti, dovuti alla necessaria presenza in commissione di specialisti oculisti ed otorini se si sono barrati "Sordità" e/o "Cecità". Gian Galeazzo Pascucci

Il matrimonio triplica il rischio obesità negli uomini

(da AGI)  Il matrimonio triplica il rischio di obesità per gli uomini, ma non per le donne. È quanto emerge da uno studio guidato dall''Istituto nazionale di cardiologia di Varsavia, in Polonia e presentato al Congresso europeo sull''obesità di quest''anno a Malaga, in Spagna. I tassi di obesità globale sono più che raddoppiati dal 1990, con oltre 2,5 miliardi di adulti e bambini classificati come in sovrappeso o obesi. In tutto il mondo, si prevede che più della metà degli adulti e un terzo dei bambini saranno in sovrappeso o obesi entro il 2050. Gli autori del nuovo studio hanno esaminato i dati medici e sanitari generali di 2.405 persone con un''età media di 50 anni. L''analisi statistica è stata utilizzata per accertare i collegamenti tra aumento del peso corporeo ed età, stato civile, salute mentale e altri fattori. La ricerca ha scoperto che gli uomini sposati avevano 3,2 volte più probabilità di essere obesi rispetto agli uomini non sposati, ma non c''era alcun aumento del rischio di obesità per le donne sposate. Il matrimonio ha anche aumentato le probabilità di essere sovrappeso del 62 per cento negli uomini e del 39 per cento nelle donne. I risultati sono arrivati dopo che uno studio condotto in Cina nel 2024 ha scoperto che l''indice di massa corporea maschile aumenta nei primi cinque anni dopo il matrimonio, a causa di un maggiore apporto calorico e di un minor esercizio fisico e che essere sposati era associato a un aumento del 5,2 per cento degli uomini in sovrappeso e a un aumento del 2,5 per cento degli uomini obesi. Uno studio precedente dell''Università di Bath ha scoperto che, in media, gli uomini sposati pesano 1,4 kg in più rispetto ai loro coetanei non sposati. La ricerca di Varsavia ha scoperto che anche l''età è un fattore che influisce sull''aumento di peso: ogni anno di età in più aumenta il rischio di sovrappeso del 3 per cento negli uomini e del 4 per cento nelle donne, e il rischio di obesità del 4 per cento negli uomini e del 6 per cento nelle donne. Alcuni fattori sembrano influenzare le probabilità di obesità solo nelle donne, hanno affermato gli scienziati. Essere depressi raddoppia il rischio di obesità nelle donne e un''inadeguata alfabetizzazione sanitaria lo aumenta del 43 per cento, mentre l''obesità è più comune tra le donne che vivono in comunità più piccole. Nessuno di questi fattori aumenta il rischio negli uomini.  

AMMP ODV: consegnato a Maurizio Nizzoli e Marco Chilosi l’Ottavo Premio Morgagni

Il prestigioso riconoscimento, istituito per onorare i contributi straordinari nella ricerca e nella cura delle malattie polmonari, è stato assegnato a due figure di rilievo internazionale. Forlì, 13 marzo 2025 – L’Associazione Morgagni Malattie Polmonari (AMMP) ODV ha conferito l’Ottavo Premio Morgagni al Dott. Maurizio Nizzoli, Fondatore della Endocrinologia nella Azienda USL Romagna, e al Prof. Marco Chilosi, Professore Emerito di Anatomia Patologica dell’Università di Verona. La cerimonia di premiazione si è svolta nell’ambito del convegno IPF & FRIENDS, presso il Padiglione Valsalva dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Il prestigioso riconoscimento, nato per celebrare gli straordinari contributi nel campo delle malattie polmonari, è stato consegnato dal Prof. Venerino Poletti, Professore Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni, che ha dichiarato: "È un onore assegnare l’ottavo Premio Morgagni a due professionisti di altissimo livello. Maurizio Nizzoli si distingue per la sua eccellenza clinica e per l’impegno quotidiano nella cura dei pazienti affetti da patologie complesse. Marco Chilosi ha dato un contributo determinante alla comprensione dei meccanismi patogenetici delle interstiziopatie polmonari. Entrambi rappresentano un esempio di eccellenza scientifica e clinica a livello nazionale/internazionale". Alla premiazione è intervenuto Matteo Buccioli, Presidente di AMMP ODV, che ha sottolineato: "Il Premio Morgagni è nato per valorizzare coloro che, attraverso la ricerca e la pratica clinica, contribuiscono concretamente a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie polmonari. Quest’anno il riconoscimento va a due figure che incarnano perfettamente questa missione. Siamo orgogliosi di poter rendere omaggio al loro straordinario impegno e ai risultati raggiunti". Il convegno IPF & FRIENDS si conferma un appuntamento di riferimento per il confronto e lo scambio di conoscenze tra specialisti, ricercatori e pazienti, promuovendo la consapevolezza e il progresso nella diagnosi e nel trattamento delle patologie polmonari. Per ulteriori informazioni sull’Associazione Morgagni Malattie Polmonari e sul Premio Morgagni è possibile contattare la segreteria AMMP ODV. Albo d’oro Premio Morgagni 1ª edizione: Prof. Ulrich Costabel 2ª edizione: Prof. Athol Wells 3ª edizione: Prof. Giampaolo Gavelli 4ª edizione: Prof. Giancarlo Agnelli 5ª edizione: Prof. Roberto Battiston 6ª edizione: Prof.ssa Katerina Antoniou 7ª edizione: Prof. Naftali Kaminski 8ª edizione: Prof. Marco Chilosi e Dott. Maurizio Nizzoli

Salute mentale. La riduzione uso telefonini ha effetto più marcato degli antidepressivi

(da Quoitidiano Sanità)   Una pausa dal telefonino può portare a un concreto miglioramento del proprio benessere. Lo conferma uno studio, condotto da ricercatori delle Università di Alberta, Georgetown, Texas, Boston e British Columbia, pubblicato su PNAS Nexus, che ha evidenziato come la riduzione dell'uso dello smartphone porti a effetti positivi paragonabili a quelli di terapie consolidate per la salute mentale. In media, gli americani trascorrono quasi 5 ore al giorno utilizzando i loro smartphone e metà di loro si preoccupa di utilizzare troppo i propri dispositivi. L'indagine ha coinvolto 467 partecipanti suddivisi in due gruppi: uno che ha bloccato completamente l'accesso a Internet mobile per due settimane e un altro che ha mantenuto l'uso regolare dello smartphone. La ricerca ha utilizzato un'applicazione per monitorare la conformità degli utenti alle ‘regole del gioco’ e misurare l'impatto della privazione di Internet su diverse variabili psicologiche. Come prima cosa si è notato che tutti i partecipanti hanno trovato l'esperimento difficile: dei 467 che hanno accettato di installare l'app ‘blocca web’, solo 266 lo hanno fatto e solo 119 hanno avuto il blocco attivo per almeno 10 giorni. Il blocco di Internet ha ridotto il tempo trascorso davanti allo schermo da una media di 314 minuti al giorno a 161 minuti al giorno e ha creato miglioramenti significativi nel benessere soggettivo, nella salute mentale e nella capacità di attenzione sostenuta misurata oggettivamente: i risultati hanno mostrato che il 91% dei partecipanti ha registrato miglioramenti in almeno una delle aree analizzate. In particolare, il gruppo che ha spento i telefoni ha riportato livelli più elevati di soddisfazione della vita, riduzione dei sintomi depressivi e miglioramenti nella concentrazione. Questi benefici sono stati attribuiti alla maggiore socializzazione in persona, all'aumento dell'attività fisica e a un maggiore tempo trascorso nella natura. Secondo i ricercatori, il miglioramento della salute mentale osservato nello studio è stato più marcato rispetto all'efficacia media degli antidepressivi. Inoltre, il miglioramento dell'attenzione sostenuta risultava equivalente a un'inversione di 10 anni nel declino cognitivo legato all'età. Oltre alla riduzione del tempo passato sugli schermi, i partecipanti hanno riferito un aumento del senso di controllo personale, un miglioramento della qualità del sonno e una maggiore connessione con le persone nel mondo reale. Ma nonostante i risultati incoraggianti, la ricerca ha evidenziato alcune difficoltà nell'aderire alla disconnessione totale. Solo il 25,5% dei partecipanti ha rispettato completamente il blocco di Internet per l'intero periodo di due settimane. Tuttavia, anche coloro che non hanno aderito perfettamente hanno riportato miglioramenti significativi, suggerendo che anche una riduzione parziale dell'uso di Internet possa essere benefica. Gli autori dello studio suggeriscono che strategie di disconnessione parziale, come la limitazione dell'accesso ai social media o l'impostazione di periodi di utilizzo offline, potrebbero essere più facili da adottare nella vita quotidiana senza sacrificare i vantaggi della connettività digitale.

ATTENZIONE !! Non è ancora in funzione la certificazione attraverso la televisita !!

Avvisiamo tutti i nostri iscritti che negli scorsi giorni l'emendamento al DL Professioni Sanitarie (n. 1241) a firma Zullo, Satta, Mancini, intitolato "Proposta di modifica n. 10-0-6 al DDL n.1241" e recante la possibilità di utilizzare lo strumento della telemedicina per la certificazione di malattia, è stato solamente approvato in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, e quindi NON ANCORA ESAMINATO DALLA PRIMA DELLE DUE CAMERE che eventualmente lo potranno convertire il legge. Pertanto, non è assolutamente legale, per ora, stilare certificazioni di malattia in cui si sostenga o si apponga in calce "visita in telemedicina" come è stato sostenuto da diverse fonti la settimana scorsa. Lo stato normativo attuale permarrà fintanto che non saranno approvate le modifiche proposte dall'emendamento da tutte e due le camere, con tanto di Decreti attuativi ministeriali che permetteranno la esecutività della norma Il Consiglio Direttivo OMCeO Forlì-Cesena

Uso precoce dello smartphone impatta negativamente sui risultati a scuola

(da DottNet)    Usare precocemente i social network incide negativamente sulle competenze relative alla lingua italiana e alla matematica degli adolescenti. Gli studenti che aprono un profilo social in prima media ottengono punteggi mediamente più bassi nelle prove standardizzate di italiano e matematica rispetto a chi aspetta i 14 anni. Lo rivela la ricerca Eyes Up (EarlY Exposure to Screens and Unequal Performance), condotta dall'Università di Milano-Bicocca con l'Università di Brescia, l'associazione Sloworking e il Centro Studi Socialis, con il finanziamento della Fondazione Cariplo.  I risultati della ricerca sono stati diffusi in occasione di un convegno all'Università degli Studi di Milano-Bicocca.  L'indagine ha coinvolto 6.609 studenti del secondo e terzo anno delle superiori lombarde (Milano, Monza e Brianza, Brescia, Cremona e Mantova) e ha combinato i dati raccolti con un questionario con quelli scolastici ufficiali dei test Invalsi. L'impatto negativo dei social, pur essendo trasversale, è più forte per gli studenti maschi. L'indagine ha messo in evidenza anche la pervasività dell'uso dello smartphone: oltre il 50% dei ragazzi lo utilizza spesso o sempre appena sveglio, il 22% lo consulta con la stessa frequenza anche durante la notte, interrompendo il riposo. Inoltre, il 51% ammette di usarlo durante i pasti in famiglia.    “Dobbiamo ora lavorare per capire come favorire un uso più consapevole delle tecnologie digitali, attraverso nuove norme sociali, strumenti educativi efficaci e policy mirate" ha dettto Marco Gui, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Milano-Bicocca, oltre che coordinatore della ricerca. Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda il fenomeno della cosiddetta "disuguaglianza di iperconnessione": i ragazzi con meno risorse socio-culturali tendono a essere più esposti a un uso intensivo e meno regolato degli strumenti digitali. I dati mostrano infatti che gli studenti con genitori meno istruiti ricevono il primo smartphone prima rispetto ai coetanei con background più privilegiati. “Gli studenti che iniziano prima ottengono risultati peggiori a fine ciclo rispetto a chi aspetta i 14 anni. Il fenomeno è più diffuso tra figli di migranti e di famiglie meno istruite, e questo suggerisce che stiamo osservando un meccanismo che amplifica le disuguaglianze educative" ha commentato Giovanni Abbiati, professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro dell’Università degli Studi di Brescia. . Per quanto riguarda le attività digitali, la ricerca ha evidenziato che il 94% degli studenti utilizza Internet per cercare informazioni di interesse personale, mentre l’83% legge notizie. Praticamente tutti  ascoltano  musica online (99%) e  guardano video brevi su piattaforme come TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts (98%). E, se le ragazze usano di più i social network, (come Instagram e TikTok) per condividere contenuti e interagire con i coetanei, i ragazzi invece usano di più lo smartphone per giocare ai videogiochi o guardare contenuti di lunga durata in streaming.
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