Ticket farmaci. Ogni anno gli italiani spendono 1 miliardo di euro per avere il medicinale di marca anche in presenza dell’equivalente
(da Quotidiano Sanità) In questi giorni tra i temi principali che riguardano la sanità vi è quello sulla carenza dei farmaci. Tra allarmi, tavoli ministeriali, polemiche e interrogazioni parlamentari il dibattito incalza e il messaggio che è arrivato dal Ministero della Salute è quello di incentivare le prescrizioni di farmaci equivalenti. “Emerge che le difficoltà di approvvigionamento in molti casi non dipendono dalla carenza di farmaci, quanto piuttosto da un limitato ricorso ai medicinali equivalenti, ampiamente disponibili sul mercato”, ha spiegato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci in Parlamento.
Ma quella d'incentivare i farmaci equivalenti è davvero una bella sfida dato che gli italiani sono parecchio affezionati ai prodotti cosiddetti ‘branded’ o di marca anche in presenza di un equivalente rimborsato dallo Stato. Ogni anno in media i cittadini mettono mano al portafoglio e spendono 1 miliardo per pagare la differenza di prezzo tra l’equivalente rimborsato dallo Stato e quello di marca. E il fenomeno si ripete con costanza: nel 2017 è stato speso 1,050 mld, 1,126 mld nel 2018, 1,122 mld nel 2019 e 1,077 mld nel 2020.
E anche nel 2021 l’affezione degli italiani, soprattutto del centro sud a dire il vero, verso il prodotto di marca non è stata smentita: hanno speso infatti quasi 1,083 mld. Una scelta giustamente libera ma analizzando gli ultimi dati Aifa pubblicati anche dalla Corte dei conti emergono differenze tra Nord e Sud che fanno quantomeno riflettere sul fenomeno.
L’esame dei valori pro capite mensili, segnala che le Regioni che spendono di più per l’acquisto di farmaci a brevetto scaduto sono, oltre al Lazio (2,1 euro), soprattutto quelle meridionali e, in particolare, la Campania (2,1 euro), la Calabria (2,1 euro), la Sicilia (2 euro) e la Basilicata (1,9 euro), mentre i valori più bassi si registrano nelle Regioni centro-settentrionali e settentrionali, come la Toscana (1,1 euro), le Province autonome di Trento (1,1 euro) e di Bolzano (1 euro), la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna (1,1 euro).
Per fare un esempio i cittadini del Lazio che sono quasi la metà di quelli della Lombardia hanno speso per pagarsi la differenza di prezzo con l’equivalente e acquistare il branded 141,6 mln mentre i lombardi 137,3 mln. Tra chi ha speso di più ci sono anche i campani (131,6 mln), i siciliani (111,7 mln) e i pugliesi (85 mln).
Inquinamento ambientale e mortalità per cancro in Italia, le rivelazioni dell’AI
(da Univadis) Dove l’aria è inquinata si muore di più per cancro: questa affermazione è vera anche in Italia. Sono passate solo due settimane da quando Charles Swanton del Francis Crick Institute di Londra ha presentato al congresso annuale dell’ESMO i risultati di uno studio che dimostra la relazione causale tra esposizione al particolato atmosferico e cancro del polmone ed ecco che viene pubblicato uno studio nazionale coerente con tale scenario.
Lo studio – a cui hanno collaborato l’Università di Bologna, il Centro Nazionale delle Ricerche di Roma e l’Università degli Studi di Bari “A. Moro” – è il primo ad analizzare in dettaglio i legami tra mortalità per cancro, fattori socio-economici e fonti di inquinamento in Italia sfruttando l’intelligenza artificiale. “Complessivamente abbiamo riscontrato che la mortalità per cancro non ha una distribuzione casuale e supera la media nazionale principalmente quando l’inquinamento ambientale è più alto, anche se gli stili di vita sono più sani – scrivono gli autori della ricerca, pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment – La nostra analisi, basata sul machine learning, di 35 sorgenti ambientali di inquinamento ha mostrato che la qualità dell’aria è al primo posto per importanza per il tasso di mortalità medio per cancro, seguita dalla presenza di siti da bonificare, di aree urbane e di un elevato traffico veicolare”.
Gli autori dello studio hanno utilizzato i dati di mortalità contenuti nell’Italian Standardized Mortality Ratio (SMR) database*. Partendo da varie fonti (Epicentro, ISTAT e simili) hanno quindi individuato, su base regionale, le informazioni relative ai fattori socio-economici (es. anzianità, reddito) e agli stili di vita (es. fumo, obesità). Infine, hanno raccolto informazioni, su base provinciale, relative a 35 variabili legate all’inquinamento ambientale (es. densità veicolare, siti da bonificare). Tutti questi dati sono stati usati per generare un algoritmo di machine learning.
“Sono emersi due risultati principali. Primo, su scala regionale, le regioni he hanno un tasso di mortalità per cancro relativamente alto sono caratterizzate da un elevato livello di inquinamento nonostante un’incidenza relativamente bassa di fattori generalmente associati al rischio di tumore (per esempio, percentuale di obesi e fumatori, basso reddito, elevato consumo di carne e basso consumo di frutta e vegetali). Secondo, 16 dei 23 tipi di tumore hanno mostrato un’associazione spaziale su scala provinciale, confermando che nella maggior parte dei casi l’esposizione all’inquinamento ambientale in Italia influisce sulla mortalità per cancro, a differenza di quanto sostenuto da altri studi in altri Paesi – sintetizzano gli autori, che concludono – Sulla base dei nostri risultati lanciamo un appello per un riesame delle priorità della ricerca e della cura del cancro che veda la riduzione e la prevenzione della contaminazione ambientale come una delle azioni più urgenti nella strenua lotta contro i tumori”.
Enpam: pronti ad attuare norma per medici convenzionati fino a 72 anni
(da Enpam.it) L’Enpam è pronta a recepire l’eventuale norma che permetterà, ai medici convenzionati disponibili, di restare in servizio fino a 72 anni nell’attesa che arrivino giovani a sostituirli.
“Questa misura straordinaria sembra inevitabile per il Servizio sanitario nazionale e, per quanto questo possa essere controintuitivo, è nell’interesse dei giovani medici – dice il presidente dell’ente di previdenza dei camici bianchi Alberto Oliveti –. Data l’attuale carenza, senza un prolungamento provvisorio per i convenzionati anziani, infatti, tanti cittadini rischierebbero di restare senza servizio pubblico, mentre i futuri medici di famiglia vedrebbero scomparire i loro spazi professionali poiché nel frattempo, come abbiamo già visto accadere, verrebbero occupati da medici importati da Paesi extra-europei se non addirittura cancellati da riorganizzazioni forzate dell’assistenza primaria. I danni per le prospettive lavorative e previdenziali dei giovani sarebbero evidenti”.
“Il pensionamento massivo di medici di famiglia e di pediatri era ampiamente previsto, tanto che l’Enpam lancia l’allarme da più di 10 anni – ricorda il presidente dell’ente previdenziale –. Oggi questa misura d’emergenza, spostando il limite d’età per il pensionamento dei convenzionati, consentirebbe di dare maggiore solidità al sistema previdenziale della categoria senza togliere lavoro ai giovani. È anzi fondamentale che nei prossimi tre anni vengano formati tutti i nuovi medici di medicina generale e i pediatri di cui c’è bisogno, recuperando il tempo perso”. Nel frattempo Enpam può contribuire a tamponare la situazione permettendo ai convenzionati con determinati requisiti di anzianità di continuare a lavorare fino a 72 anni, ma riducendo il carico di attività e venendo affiancati, per la restante parte, da giovani medici già formati o ancora in formazione.
“Chi ha decenni di carriera alle spalle ha un bagaglio prezioso di competenze da poter trasmettere – dice Oliveti –. Allo stesso tempo è difficile che a settant’anni o più, un professionista possa sostenere tutta la pressione burocratica e i carichi che si sono via via sempre più aggravati”. In questi casi l’Enpam può intervenire con l’APP, l’anticipazione di prestazione previdenziale, che permette al medico di rinunciare a una quota di introiti, iniziando però a ricevere una parte di pensione. Ad esempio chi continuasse a svolgere il 60 per cento dell’attività professionale, comincerebbe a percepire il 40 per cento dell’assegno pensionistico.
Sanità, spesa italiana ai minimi: -52% sulla Germania
(da IlSole24Ore) Le crisi si pagano. E ci sono modi concreti per misurarne il prezzo. Una via efficace può essere quella di spulciare le tabelle che la Corte dei conti ha elaborato nelle 256 pagine del nuovo referto al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali (delibera 19/2022 della sezione Autonomie, pubblicata ieri). I passaggi più significativi mettono a confronto la spesa pubblica italiana con quella dei principali Paesi europei: e disegnano i contorni di una distanza siderale.
La spesa sanitaria pro capite in Italia si ferma a 2.851 dollari all'anno (2.637 euro). A parità di potere d'acquisto, si tratta del 51,7% in meno dei 5.905 dollari pro capite spesi in Germania e del 38,4% in meno dei 4.632 dollari a testa utilizzati dai francesi, mentre rispetto al Regno Unito (4.158 dollari) la distanza è del 31,4%.
Abissi. Scavati da un problema che, si diceva, è strutturale, e non è stato generato dal Covid che ha solo esacerbato in termini di mancate cure e di liste d'attesa bibliche lo stress di un sistema in carenza cronica di risorse umane e finanziarie. La pandemia ha prodotto anche da noi un'accelerazione della spesa, che per esempio nel 2020, anno di debutto del virus, è cresciuta dell'8,4%: un po' meno che in Regno Unito (+20,2%), Germania (+9,7%) e Spagna (+9,5%) e un po' più che in Francia (+5%), ma tutto sommato all'interno di un'oscillazione "europea". Il fossato è stato scavato in tempi più lunghi, e precedenti alla pandemia: rispetto al 2008, l'Italia ha fatto crescere nel 2019 il proprio impegno pubblico in sanità del 15,4%, mentre la spesa cresceva del 34,5% in Francia, del 40,1% nel Regno unito e dell'81,4% in Germania.
Certo, si dirà: il confronto è macchiato dal fatto che in Germania, Francia o Regno Unito anche il Pil è più robusto del nostro. Ma l'obiezione non coglie nel segno. Perché anche in rapporto al Pil il dato italiano scompare nel paragone con gli altri Paesi europei: da noi la spesa sanitaria vale il 7,1% del prodotto, una quota superiore solo al 5,9% greco, mentre in Spagna sale al 7,8%, nel Regno Unito è al 9,9% e in Francia e Germania vola rispettivamente al 10,3% e al 10,9%.
Che cosa contraddistingue l'Italia, allora? Due fattori, che incrociano in modo esplosivo la stagnazione ventennale del Paese e le scelte di policy, con cui l'Italia ha raggiunto altri primati (mondiali) come quello della spesa previdenziale in rapporto al Pil. In sintesi estrema: nell'ultimo quindicennio un'Italia con margini fiscali sclerotizzati dalla stagnazione rinunciava all'aumento della spesa sanitaria reso necessario dall'evoluzione delle cure e dall'invecchiamento della popolazione, mentre gli altri Paesi con le loro economie in crescita seguivano questi stessi fenomeni con fondi in aumento.
E come tutte le crisi, anche quella della spesa sanitaria alimenta le disuguaglianze, che in Italia sono prima di tutto territoriali. Lo dimostra la griglia dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, che riassume in un punteggio sintetico i risultati regionali in 22 indicatori. I 125 punti raggranellati dalla Calabria, la regione peggiore, mostrano che gli italiani a Catanzaro o Crotone hanno diritto a poco più della metà della sanità disponibile in Veneto e Toscana, le regioni migliori, con 222 punti, seguite a ruota da Emilia Romagna (221) e Lombardia (215). In una forbice che il Pnrr può solo provare a scalfire.
Frequentare spazi verdi riduce il bisogno di farmaci
(da M.D.Digital) Secondo una ricerca pubblicata su 'Occupational & Environmental Medicine', frequentare spesso gli spazi verdi urbani, come parchi e orti comunitari può essere collegato a un minor uso di alcuni farmaci soggetti a prescrizione medica. Le associazioni osservate tra frequenti visite agli spazi verdi e minor uso di farmaci per la depressione, l'ansia, l'insonnia, l'ipertensione e l'asma non dipendevano dalla posizione socio-economica.
Si ritiene che l'esposizione agli ambienti naturali faccia bene alla salute, ma, affermano i ricercatori, mancano risposte coerenti e validate. Nel tentativo di colmare questa lacuna si sono posti l’obiettivo di indagare se la quantità di spazio residenziale verde e blu (corpi d'acqua), la frequenza delle visite agli spazi verdi e la vista da casa di spazi verdi e blu potessero essere associate all'uso di determinati medicinali soggetti a prescrizione medica.
Hanno scelto i farmaci da prescrizione come proxy per la cattiva salute e quelli per l'ansia e l'insonnia, la depressione, l'ipertensione e l'asma, perché sono usati per trattare problemi di salute comuni e potenzialmente gravi.
Hanno attinto alle risposte di 16.000 residenti (selezionati a caso) di tre città che costituiscono la più grande area urbana della Finlandia. Il sondaggio ha raccolto informazioni su come gli abitanti delle città, di almeno 25 anni, vivono gli spazi residenziali verdi e blu entro un raggio di 1 km da casa.
Agli intervistati è stato anche chiesto di segnalare il loro uso di farmaci prescritti: farmaci per l'ansia, l'insonnia e la depressione; farmaci per l'ipertensione e l'asma per periodi che vanno dall'ultima settimana fino a più di un anno fa o mai. È stato anche chiesto loro quanto spesso trascorrevano del tempo, o si esercitavano all'aperto, in spazi verdi, nei mesi di maggio e settembre, con opzioni che andavano da mai a 5 o più volte a settimana. A loro è stato chiesto se riuscivano a vedere spazi verdi o blu da una qualsiasi delle loro finestre di casa e, in tal caso, con quale frequenza hanno osservato queste viste, con opzioni da raramente a spesso.
Le aree verdi sono state definite come foreste, giardini, parchi, parchi di castelli, cimiteri, giardini zoologici, associazioni di vegetazione erbacea come praterie e brughiere naturali e zone umide. Le aree blu sono state definite come mare, laghi e fiumi. Sono stati presi in considerazione anche fattori potenzialmente influenti, tra cui i comportamenti legati alla salute, l'inquinamento dell'aria esterna e il rumore, il reddito familiare e il livello di istruzione.
L'analisi finale ha incluso circa 6000 partecipanti che hanno fornito informazioni complete. Ed è emerso che la quantità di spazi verdi e blu residenziali, o le viste da casa, non erano associati all'uso di farmaci da prescrizione per la salute mentale, l'insonnia, l'ipertensione o l'asma.
Le visite 3-4 volte alla settimana sono state associate a probabilità inferiori del 33% di utilizzare farmaci per la salute mentale, probabilità inferiori del 36% di utilizzare farmaci per la pressione arteriosa e probabilità inferiori del 26% di utilizzare farmaci per l'asma.
Le cifre equivalenti per le visite almeno 5 volte a settimana erano, rispettivamente, inferiori del 22%, 41% e 24%.
Queste associazioni osservate sono state indebolite quando è stato preso in considerazione il peso (BMI), in particolare per i farmaci per l'asma, poiché, sottolineano i ricercatori, l'obesità è un noto fattore di rischio per l'asma. Nel complesso, le associazioni trovate non dipendevano dal reddito familiare e dal livello di istruzione.
Gli autori concludono affermando che “l'aumento delle prove scientifiche a sostegno dei benefici per la salute dell'esposizione alla natura potrebbe aumentare l'offerta di spazi verdi di alta qualità negli ambienti urbani, diventando una strategia per migliorare la salute e il benessere nelle città”.
(Turunen AW, et al. Cross-sectional associations of different types of nature exposure with psychotropic, antihypertensive and asthma medication Occup Environ Med 2022. doi:10.1136/ oemed-2022-108491.)
Anziani. Arrivano i progetti assistenziali individuali e le cure palliative a domicilio e in hospice. Approvato dal Cdm il Ddl delega
Via libera dal Governo al disegno di legge delega previsto dal Pnrr in favore delle persone anziane. Saranno anche istituiti dei “punti unici di accesso” (PUA) diffusi sul territorio, si potrà effettuare, in una sede unica, una valutazione multidimensionale finalizzata a definire un “progetto assistenziale individualizzato” (PAI) che indicherà tutte le prestazioni sanitarie, sociali e assistenziali necessarie per la persona anziana. Meloni: “Sigliamo un Patto per la Terza età” Leggi L'articolo completo al LINK
https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=110397&fr=n
Curava tumori con ultrasuoni e terapie alternative. Ergastolo per una dottoressa della Sardegna
La pm aveva chiesto per l'imputata 24 anni di carcere, ma la decisione della Corte di Assiste di Cagliari in primo grado è stata durissima: ergastolo con sei mesi di isolamento diurno. Il medico è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato, circonvenzione di incapace e truffa. L’inchiesta era partita dal decesso di tre pazienti, a cui il programma di cura con terapie alternative - ultrasuoni, radiofrequenze e rivitalizzazioni del sangue - avrebbero ridotto l'aspettativa di vita e accelerato la morte. Leggi L'articolo completo al LINK
https://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=110403&fr=n
Cioccolato, ecco perché ci piace tanto
(da Quotidiano Sanità) E’ la lubrificazione dei grassi a determinare la sensazione di piacere che si ha quando si mangia il cioccolato. A evidenziarlo è una ricerca condotta un team dell’Università di Leeds, nel Regno Unito e pubblicata da 'ACS Applied Materials and Interface'.
I ricercatori sono riusciti a decodificare, analizzando ciascuna fase, il processo fisico che avviene nella bocca quando si mangia un pezzo di cioccolato, che passa dalla forma solida a quella emulsionata. In particolare, durante i primi momenti, la sensazione del cioccolato si ha in base al modo in cui questo alimento viene lubrificato, sia dagli ingredienti del cioccolato stesso che dalla saliva o dalla combinazione di questi due fattori.
Il grasso, dunque, gioca un ruolo chiave quando un pezzo di cioccolato entra in contatto con la lingua. Dopo questo primo impatto, le particelle di cacao solide vengono rilasciate e diventano importanti in termini di sensazione tattile.
I ricercatori si sono focalizzati sulla sensazione e sulla consistenza del cioccolato, analizzando quello fondente, rispetto all’interazione con una superficie che richiama la lingua in 3D. Per condurre lo studio, il team ha usato, oltre l’imaging in situ, tecniche analitiche della tribologia, la scienza che analizza il modo in cui superfici e fluidi interagiscono tra loro, i livelli di frizione tra questi e il ruolo della lubrificazione, in questo caso saliva o liquidi dal cioccolato. Dall’analisi è emerso che quando il cioccolato entra in contatto con la lingua rilascia un film grasso che ricopre la lingua e le altre superfici nella bocca. Ed è questo film a dare la sensazione di piacevolezza quando il cioccolato. Grazie ai risultati di questo studio, il team spera di sviluppare una nuova generazione di cioccolato più salutare, con ridotto contenuto di grasso.
La musica come parte della terapia
La presenza da qualche mese di un pianoforte a coda nell'atrio dell'Ospedale Morgagni, dono del Rotary club di Forlì, ha permesso a chiunque voglia suonare di fungere da "adiuvante" del processo di cura di tutti coloro che frequentano i reparti e gli ambulatori del Padiglione centrale del nostro ospedale. Grazie alla musica, la sensazione di serenità e calma che si prova appena entrati nel'ambiente dell'atrio è impagabile. L'iniziativa ha destato l'attenzione della stampa locale e della Rai Regionale, come si può vedere a questi LINK
Sistemi sanitari sotto stress: smarrimento e rabbia tra gli operatori sanitari europei
Sistemi sanitari sotto stress: smarrimento e rabbia tra gli operatori sanitari europei
(da Univadis - Vincent Richeux - riproduzione parziale) In un contesto di inflazione record dopo due anni di sforzi per combattere l'epidemia di Covid-19, monta la rabbia degli operatori sanitari europei che si trovano ad affrontare difficoltà crescenti a causa della diminuzione del personale, di un carico di lavoro diventato insostenibile e di una retribuzione ritenuta insufficiente. Mentre i sistemi sanitari sembrano più che mai allo stremo, in diversi Paesi si osservano movimenti di protesta senza precedenti da parte del personale medico e paramedico. Per comprendere queste richieste, Univadis Medscape presenta una panoramica basata sulle pubblicazioni delle sue edizioni internazionali, concentrandosi su cinque Paesi europei: Regno Unito, Spagna, Francia, Germania e Italia.
100.000 infermieri in piazza nel Regno Unito Nel Regno Unito, la rabbia degli operatori sanitari è illustrata in modo eccezionale da uno storico sciopero degli infermieri. A novembre, per la prima volta da più di un secolo, il loro sindacato, il Royal College of Nursing (RCN), ha indetto uno sciopero nazionale per chiedere un aumento salariale del 5% al di sopra dell'inflazione, mentre si stima che i salari reali degli infermieri siano diminuiti del 20% dal 2010, dopo anni di austerità e a causa di un'inflazione record, che attualmente supera l'11%. Il 15 dicembre, il primo giorno di sciopero, quasi 100.000 infermieri del servizio pubblico hanno interrotto il lavoro. Mentre l'RCN ha garantito che l'assistenza di emergenza è continuata, lo sciopero ha comportato la cancellazione di diverse migliaia di appuntamenti e interventi.
Situazione precaria per i paramedici del Regno Unito Lo sciopero degli infermieri fa parte di una serie eccezionale di azioni sindacali in tutto il settore pubblico e privato del Regno Unito, in risposta all'aumento del costo della vita. Per gli infermieri e i paramedici britannici in generale, la situazione sta diventando drammatica. Secondo un recente sondaggio, quasi due terzi degli infermieri e dei paramedici del Regno Unito hanno dichiarato di dover scegliere tra l'acquisto di cibo e il risparmio per pagare le bollette energetiche. Un altro 14% si è rivolto ai banchi alimentari per far fronte alle proprie necessità. Più di un quarto sta pensando di lasciare il proprio lavoro per cercare un impiego meglio retribuito.
Aumenta il numero di scioperi in Francia In Francia gli operatori sanitari sono sempre più "stanchi, stressati e insoddisfatti", secondo un recente sondaggio che evidenzia ancora una volta le difficoltà fisiche e psicologiche legate alla professione sanitaria. Tra gli operatori sanitari intervistati, la maggior parte dei quali sono infermieri, un quarto ritiene che la propria salute sia compromessa, una percentuale quasi doppia rispetto alla popolazione lavorativa francese. Di conseguenza si moltiplicano le minacce di sciopero. Lo scorso ottobre il personale infermieristico dei servizi e delle emergenze pediatriche, descrivendo un sistema allo stremo, ha lanciato l'allarme attraverso il quotidiano Sud-Ouest sulla mancanza di mezzi e di personale nei servizi ospedalieri, allora saturi di fronte a un'epidemia di bronchiolite.
Germania: sciopero nel più grande ospedale europeo In Germania, dove un'epidemia di bronchiolite sta colpendo i reparti di terapia intensiva pediatrica, la situazione è molto tesa. Quest'autunno, per la prima volta in 15 anni, 2.700 medici del più grande ospedale universitario d'Europa, l'ospedale Charité di Berlino, hanno scioperato a causa di trattative salariali insoddisfacenti. Lo sciopero è avvenuto in un momento in cui i medici di base del Brandeburgo protestavano contro i piani del governo federale di limitare il loro orario di lavoro. Più recentemente, gli operatori sanitari della regione del Baden-Württemberg hanno scioperato dal 28 novembre all’1 dicembre, sempre a causa di discussioni sui salari. L'azione si è svolta negli ospedali universitari di Heidelberg, Tubingen, Ulm e Friburgo. Secondo la Società Ospedaliera Tedesca (DGK), è necessario un aumento dei mezzi finanziari per tenere a galla il settore ospedaliero, al fine di contribuire al rafforzamento delle équipe, ma anche per far fronte all'aumento delle spese energetiche legate all'inflazione, dato che la stragrande maggioranza degli ospedali tedeschi è riscaldata a gas.
Italia: una bomba a orologeria In Italia non sono state annunciate manifestazioni o scioperi, ma anche gli operatori sanitari italiani stanno subendo le conseguenze della carenza di personale e di un'organizzazione assistenziale ormai inadeguata. Secondo un recente sondaggio, il 65% dei professionisti denuncia il burnout, che sta portando molti operatori sanitari a voltare le spalle al servizio pubblico. "Ogni giorno, sette medici lasciano il Servizio sanitario nazionale", ha dichiarato il segretario generale del principale sindacato degli ospedali pubblici, l’ANAAO-ASSOMED. La situazione è destinata a peggiorare rapidamente con i prossimi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede che 40.000 medici ospedalieri lasceranno l'Italia.
L’OMCeO di Roma contro i carichi impropri
(da M.D.Digital) "È un compito squisitamente ordinistico quello di preoccuparsi della qualità e della dignità del lavoro e della professione dei medici. Cosa c'è di più deontologicamente scorretto che gravare i medici con centinaia di compiti prettamente burocratici? Cosa c'è di meno idoneo alla loro professione?" Pone questo interrogativo Cristina Patrizi, segretario dell'Ordine dei Medici di Roma.
"Quando parlo di medici - precisa - mi riferisco a qualunque tipologia essi appartengano, ovviamente a quelli che hanno un rapporto diretto con il Ssn, sia esso di convenzione, quindi medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, che i medici dipendenti. I medici devono fare i medici ovvero prendersi cura dei pazienti, visitarli, ascoltarli. Tutto ciò è reso difficilissimo, quasi fosse un percorso a ostacoli, artatamente messo lì di proposito. I medici risultano dunque ostacolati nel proprio lavoro".
"Tutto il tempo che viene sottratto alla cura, all diagnosi, alla terapia, alla capacità di trovare diagnosi e terapie corrette - sottolinea Patrizi - viene buttato alle ortiche e questo non è ammissibile. È un vero e proprio guazzabuglio di note e limitazioni prescrittive Aifa. Comprendo perfettamente che queste note abbiano una funzione regolatoria ma chi ha responsabilità di governo deve dichiarare cosa è sostenibile dal Ssn e cosa, invece, non lo è".
"I medici di famiglia - afferma inoltre il segretario dell'OMCeO Roma - sono purtroppo ancora quelli che dematerializzano ed effettuano la maggior parte delle prescrizioni in convenzione con il Ssn. Sono dunque loro i più esposti a questa vera e propria iattura della burocrazia estrema e che si trovano a dover prescrivere un farmaco che necessita di una consapevolezza, una presa di conoscenza accurata ma purtroppo anche una pedissequa osservazione di pagine e pagine di regole restrittive. Pagine e pagine di schede terapeutiche, piani terapeutici da digitalizzare, più o meno, su sistemi informatici".
"Quanto tutto questo ci allontana dal paziente - dice ancora l'esponente dell'Ordine - dal mettere le nostre mani e il nostro orecchio per auscultare i ritmi cardiaci, i toni polmonari o palpare l'addome? Dobbiamo fare questo o guardare solo carta, computer e disposizioni regolatorie? Come rappresentante dell'Ordine di Roma mi sento di lanciare un grido di allarme: liberateci dai carichi impropri, semplificate le norme prescrittive".
Ma come si esce da questa situazione? Secondo Patrizi "è piuttosto complesso, perché in Italia sembra che si vogliano complicare le cose semplici. Noi riteniamo che sia necessario un Tavolo di concertazione reale e concreto con gli Ordini dei Medici e con chi rappresenta davvero tutti i medici che lavorano negli ambulatori, negli studi medici e negli ospedali. Un Tavolo di concertazione permanente nel quale tutti dobbiamo essere d'accordo sulle disposizioni, che devono essere semplici".
"Noi auspichiamo che il governo si faccia carico di questo - spiega Patrizi - per venire incontro alle esigenze dei medici e affinché il loro lavoro sia conforme alla nostra mission deontologica, che è quella di curare e fare diagnosi e terapia. Tutto ciò che aggrava questo lavoro va contro il nostro dovere deontologico di cura, assistenza e terapia e complica anche il rapporto con il paziente, che poco comprende questa cosa".
"Questa macchina burocratica e regolatoria, intricata e complicata, aggrava il rapporto tra medico e paziente- conclude il segretario dell'OMCeO di Roma - e, anzi, favorisce un odioso contenzioso. Siamo molto preoccupati e speriamo che a questo Tavolo di concertazione siano presenti gli Ordini, in rappresentanza della professione pura, quella nobile, alla quale vogliamo tendere. E ci auguriamo che tutte le parti si possano confrontare. Speriamo".
Interessante documento ricevuto da OMCeO Ravenna
Abbiamo ricevuto e pubblichiamo volentieri questo interessante sommario di norme professionali e deontologiche realizzato per i colleghi dell'OMCeO di Ravenna, il cui Presidente, Stefano Falcinelli ha autorizzato la riproduzione sul nostro sito web. Se ne raccomanda la consultazione de parte di tutti i nostri iscritti, soprattutto da parte dei colleghi più giovani e operanti sul territorio