Odontoiatra che redige certificati di malattia: alcune precisazioni

(da Odontoiatria33)  In merito alla notizia della possibilità per l’odontoiatra di redigere un certificato di malattia, ne termini previsti, il presidente della CAO di Firenze Alexander Peirano evidenza per i lettori di Odontoiatria33 alcune indicazioni certamente utili:  

1) Il medico odontoiatra, all'atto del rilascio del certificato, attesta in scienza e coscienza l'incapacità all'attività lavorativa del proprio assistito dovuta a infermità direttamente constatata e non la malattia. Si ricorda in proposito che all'articolo 7, decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 26 marzo 2008, si intende per “certificato di malattia”: «l'attestazione scritta di un fatto di natura tecnica destinata a provare la verità di fatti direttamente rilevabili dal medico curante nell'esercizio della professione, che attesti l'incapacità temporanea al lavoro, con l'indicazione della diagnosi e della prognosi, di cui all'articolo 2, comma 1, decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito con modificazioni dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33». Appare utile ricordare che la giurisprudenza consolidata della Corte di legittimità penale afferma che «risponde di falso ideologico il medico che attesti una malattia senza aver compiuto la visita, anche se di essa non abbia fatto esplicita menzione nel certificato» (Corte di Cassazione V sezione penale 29 gennaio 2008, n. 4451). 

2) La trasmissione del certificato deve essere fatta telematicamente attraverso il Sistema Tessera Sanitaria accreditandosi presso il proprio Ordine. A seguito del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 convertito con modificazioni nella legge 17 dicembre 2012, n. 221 è stato introdotto l'obbligo della certificazione telematica di malattia anche per i dipendenti del settore pubblico precedentemente esonerati con la sola esclusione del personale delle Forze armate, dei corpi armati dello Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. In assenza di accesso telematico per la trasmissione del certificato, il medico redige il certificato in modalità cartacea.  

3) Entro due giorni dalla data del rilascio, il lavoratore deve trasmettere l'attestato alla propria azienda e, se assicurato INPS, il certificato all'Istituto previdenziale. 

4) Il medico non può rifiutarsi di rilasciare direttamente al cittadino certificati relativi al suo stato di salute. Il medico, nel redigere certificazioni, deve valutare e attestare soltanto dati clinici che abbia direttamente constatato. 

5) Il medico non può rilasciare il certificato sulla base di quanto riferitogli da terzi o su quanto egli non abbia constatato. Pertanto se a seguito di un intervento odontoiatrico riteniamo che il paziente necessiti di due giorni di cure e di astensione dal lavoro, si deve essere in grado di rispondere della richiesta di relativa certificazione e non rimandarla al medico di medicina generale per la relativa compilazione.  

6) La certificazione è, dunque, in capo al medico e/o all’odontoiatra che visita il paziente e questo è anche un dettato del Codice deontologico che rileva art. 22  24 e 78 “Il medico non può rifiutarsi di rilasciare direttamente al cittadino certificati relativi al suo stato di salute. Il medico, nel redigere certificazioni, deve valutare e attestare soltanto dati clinici che abbia direttamente constatato”. 
Pertanto l’inosservanza della regola può comportare anche sanzioni disciplinari.   

N.B. per fare certificazioni di malattia, un iscritto deve avere la password di accesso al Sistema TS, che è la medesima con la quale vengono inviate le fatture alla fine di ogni anno

Health Staging – Spazi empatici per la salute

Questo progetto nasce con l’intenzione di rendere gli ambienti medico-sanitari facilitatori del benessere per tutte le persone coinvolte: pazienti, accompagnatori, medici, operatori, professionisti della salute ecc.., sfruttando la millenaria conoscenza del Feng Shui e dell'Architettura del Benessere, quale ponte antico tra Architettura, Visione Integrata della Salute e Neuroscienze in sinergia con le preziose strategie della pratica dello Staging.

La cura inizia dalla sala d'attesa.

Le fondatrici del progetto Diana Borsari e Silvia Ruffilli

www.healthstaging.it

Il sale ha un impatto negativo sul sistema immunitario

(da M.D.Digital - riproduzione parziale)   Mangiare troppo sale, cosa comune in molte società occidentali, non solo fa male alla pressione arteriosa e al sistema cardiovascolare, ma potrebbe anche avere un impatto negativo sul sistema immunitario. Un gruppo di ricerca internazionale, coordinato dagli scienziati del VIB Center for Inflammation Research e dell'Università di Hasselt in Belgio, e dal Max Delbrück Center in Germania, ha pubblicato su Cell Metabolism dati che indicano che il sale può interrompere le funzioni delle cellule T regolatorie compromettendone il metabolismo energetico. I risultati possono aprire nuove strade per esplorare lo sviluppo di malattie autoimmuni e cardiovascolari. Precedenti ricerche avevano rivelato che troppo sale nella dieta può influenzare negativamente il metabolismo e l'equilibrio energetico in alcuni tipi di cellule immunitarie innate (monociti e macrofagi) impedendone il corretto funzionamento.   I ricercatori hanno inoltre dimostrato che il sale innesca malfunzionamenti nei mitocondri, le centrali elettriche delle cellule. Ispirati da questi risultati, i gruppi di ricerca si sono chiesti se un'eccessiva assunzione di sale potesse anche creare un problema simile nelle cellule immunitarie adattative come le cellule T regolatorie.

Le cellule T regolatorie, note anche come Treg, sono una parte essenziale del sistema immunitario adattativo. Sono responsabili del mantenimento dell'equilibrio tra la normale funzione e l'eccessiva infiammazione indesiderata. Le Treg sono talvolta chiamate "polizia immunitaria" perché tengono a bada le cellule immunitarie autoreattive e assicurano che le risposte immunitarie avvengano in modo controllato senza danneggiare l'organismo ospite.   Gli scienziati ritengono che la deregolamentazione delle Treg sia collegata allo sviluppo di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla. Ricerche recenti hanno identificato problemi nella funzione mitocondriale di Treg da pazienti con autoimmunità, ma i fattori che contribuiscono rimangono ancora indefiniti.

Considerando le precedenti scoperte sul sale che influenza la funzione mitocondriale di monociti e macrofagi, nonché le nuove osservazioni sui mitocondri nelle Treg di pazienti autoimmuni, i ricercatori si sono chiesti se il sodio potesse suscitare problemi simili nelle Treg di volontari sani.  Un eccesso di sale potrebbe influire sulla funzione Treg inducendo un fenotipo simile all'autoimmunità. In altre parole, troppo sale renderebbe le cellule Treg simili a quelle che si osservano nelle condizioni di autoimmunità.

(Côrte-Real BF, et al. Sodium perturbs mitochondrial respiration and induces dysfunctional Tregs. Cell Metabolism 2023. DOI: 10.1016/j.cmet.2023.01.009)

Mmg e pediatri: al via la pensione part-time

(da Enpam.it)  L’APP-Anticipo della Prestazione Previdenziale Enpam è diventata operativa per i medici di famiglia e per i pediatri di libera scelta. I medici che hanno maturato i requisiti per la pensione potranno cioè scegliere di continuare a lavorare part time cominciando a percepire una pensione parziale dall’Enpam.   Il meccanismo consente infatti di ridurre l’impegno lavorativo fino al 70%, conservando il compenso da convenzionato per l’attività che si continuerà a svolgere, e ricevendo una pensione per la restante parte. Condizione perché ciò avvenga è che il medico anziano venga affiancato da un collega più giovane che si farà carico dell’attività lasciata scoperta, percependo la relativa retribuzione e ottenendo subito una convenzione a tempo indeterminato.  L’APP è stata inventata dall’Enpam nel 2015 ma solo lo scorso mese è stata approvata definitivamente dai ministeri vigilanti.

“Avevamo pensato l’App per incentivare il ricambio generazionale negli studi medici – ricorda il presidente Enpam Alberto Oliveti –, mentre ora può essere uno strumento concreto per fronteggiare la carenza di nuove leve. Speriamo che anche grazie a questa possibilità molti colleghi decidano di andare in pensione più tardi.  Il numero di giovani titolati a entrare in convenzione è infatti largamente inferiore al numero dei pensionamenti previsti nei prossimi anni e milioni di cittadini rischiano di trovarsi senza un medico di propria scelta. Nel frattempo speriamo che lo Stato e le Regioni moltiplichino le borse di formazione in medicina generale e di specializzazione in pediatria”. “C’è un tema anche salariale e di sostenibilità previdenziale: la cattiva programmazione nazionale, infatti, a causa dei troppi pensionamenti e dei pochi rimpiazzi rischia di portare alla cancellazione di posti di lavoro, con riduzione del monte compensi nel settore della medicina generale – aggiunge Oliveti –. Questo significa che nei prossimi anni rischiano di entrare contributi previdenziali insufficienti per pagare le pensioni previste.”

I medici anziani interessati possono entrare nell'area riservata del sito Enpam nella pagina Anticipo della Prestazione Previdenziale, per chiedere la certificazione dei requisiti per la pensione.

Questo documento andrà presentato alla propria azienda sanitaria insieme al modulo B predisposto dalla Sisac e disponibile a questo Link per i medici di famiglia (https://www.sisac.info/anteprimaNewsHome.do?tipo=WEB&idArea=201011221610481056&idNews=20220428142843635)a a quest'altro Link per i pediatri   (https://www.sisac.info/anteprimaNewsHome.do?tipo=WEB&idArea=201011221610481056&idNews=20220428143637328&tit=&cat=&ddal=&dal=29/04/2022)

I giovani che intendono candidarsi per affiancare i colleghi, invece, devono compilare il modello C (Domanda di ammissione alla procedura di ricambio generazionale – APP), presente nelle stesse pagine del sito web della Sisac indicate sopra. 

In prima applicazione, sia i medici titolari sia i giovani medici che si candidano ad affiancarli, dovranno inviare i moduli entro il 30 aprile 2023.

Abbassare la pressione senza farmaci

(da Univadis)  La denervazione renale con ultrasuoni sembra efficace e sicura secondo uno studio pubblicato su JAMA. A 2 mesi di follow-up, questo tipo di denervazione ha ridotto, rispetto a una procedura di controllo, la pressione sistolica diurna di persone di mezza età con ipertensione che avevano interrotto i farmaci antipertensivi, senza che fossero riscontrati eventi avversi maggiori.

Perché è importante     Molti pazienti con ipertensione non sono trattati in maniera adeguata nonostante i due capisaldi della terapia antipertensiva, cambiamenti dello stile di vita e farmacoterapia, siano molto diffusi.  In studi precedenti la denervazione renale con ultrasuoni ha abbassato la pressione di pazienti con ipertensione da lieve a moderata o resistente al trattamento.

Come è stato condotto lo studio      Lo studio RADIANCE II, condotto presso 37 centri statunitensi e 24 europei, ha incluso pazienti con età media di 55 anni con ipertensione incontrollata nonostante l’assunzione di farmaci antipertensivi (fino a 2) e filtrazione glomerulare stimata di almeno 40 mL/min/1,73 m2.    I pazienti eligibili che dopo 4 settimane di washout dai farmaci presentavano PS/PD ambulatoriale di almeno 135/85 e PS/PD inferiore a 170/105 sono stati randomizzati a sottoporsi alla denervazione (150) o a un’angiografia renale (procedura sham, 74).   I partecipanti non dovevano prendere i farmaci per i 2 mesi di follow-up, tranne che in casi particolari.

Risultati principali      A 2 mesi la PS ambulatoriale diurna si è ridotta in misura maggiore con la denervazione (media: -7,9 mmHg) che con la procedura di controllo (media: -1,8 mmHg).  L’effetto è risultato coerente durante il ciclo circadiano di 24 ore con diminuzioni di pressione simili durante il giorno, la notte e la mattina presto.  La denervazione ha migliorato anche 6 dei 7 outcome pressori secondari (tra cui la PS nelle 24 ore).  L’effetto sulla PS diurna è stato omogeneo in tutti i sottogruppi.  Non sono stati rilevati eventi avversi maggiori in nessuno dei due gruppi.

(Azizi M, Saxena M et al. Endovascular Ultrasound Renal Denervation to Treat Hypertension. The RADIANCE II Randomized Clinical Trial. JAMA 2023;329(8):651-661. Doi: 10.1001/jama.2023.0713.)

Prevenzione, il ministero lancia numeri verdi di pubblica utilità

(da Doctor33)   "Torniamo a parlare di prevenzione", del suo ruolo cruciale, "con il lancio di Numeri verdi di utilità pubblica in occasione delle quattro giornate di salute pubblica che si celebrano in questo mese e che riguardano il 9 il rene, il 14 il cuore, il 23 l'oftalmologia e il 28 l'endometriosi". Si tratta di "strumenti importanti. Dobbiamo darne pubblicità attraverso i media, i canali social, ma anche attraverso il passaparola, sensibilizzando i familiari e gli amici". È l'invito lanciato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, a Roma nel suo intervento alla presentazione dei Numeri verdi di pubblica utilità attribuiti alle società scientifiche Sin (nefrologia), Sigo (ginecologia e ostetricia), Anmco (cardiologia ospedaliera) e Soi (oftalmologia), accreditate presso il ministero della Salute e affiliate alla Federazione delle società medico scientifiche italiane (Fism).
"Informare in modo adeguato i cittadini sui corretti stili di vita è importante - ha ribadito Schillaci - Spesso le persone non hanno una conoscenza approfondita su questi temi, a volte può esserci anche diffidenza o scarsa attenzione alla cura della propria salute. Grazie ai Numeri verdi di pubblica utilità, alla disponibilità del sistema delle società scientifiche, i cittadini potranno avvalersi di un ulteriore strumento per avere risposte e supporto sui temi legati alla nefrologia, alla cardiologia, all'oftalmologia e all'endometriosi. Ed è importante che se ne parli e che se ne dia pubblicità".
"A volte basta poco - ha sottolineato il ministro - anche un esame di routine come la rilevazione della pressione arteriosa, un esame delle urine, per ricevere un alert e intercettare per tempo eventuali patologie. Non rinunciamo ad avere cura del nostro stato di salute e di benessere psicofisico".

Obesità. “Attività fisica diventi un Lea e sia promossa anche attraverso la prescrizione del medico”. Schillaci al lavoro su un Piano ad hoc

Obesità. “Attività fisica diventi un Lea e sia promossa anche attraverso la prescrizione del medico”. Schillaci al lavoro su un Piano ad hoc

Il Ministro della Salute annuncia: “Si sta lavorando alla definizione di un Programma Nazionale di Promozione dell'attività fisica che comprende anche la definizione delle modalità di prescrizione dell'esercizio fisico e di erogazione sul territorio nazionale. Ci troviamo di fronte ad una sfida importante, da affrontare insieme  e la chiave di volta è la prevenzione incoraggiando l'adozione di stili di vita salutari a partire da una corretta e sana alimentazione e dal contrasto alla sedentarietà”.   Leggi L'articolo completo al LINK.

Covid-19, Fadoi: tsunami imprevedibile. Assurdo indagare chi sapeva di agire in scienza e coscienza

(da Doctor33)  «Ma ci siamo dimenticati che la pandemia ha colpito tutto il mondo e che l'Italia è stato il primo paese ad essere travolto? Se è così allora è inutile nascondersi dietro ad un dito: siamo tutti colpevoli». I medici internisti ospedalieri di Fadoi in una nota prendono posizione di fronte agli esiti dell'indagine della Procura di Bergamo sulla mancata chiusura della Val Seriana a marzo 2020 nella prima fase di pandemia, indagine che ha portato ad avvisi di garanzia non solo per l'ex premer Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza, il governatore lombardo Attilio Fontana e i presidenti di Istituto superiore di sanità e Consiglio superiore di sanità.
Per il presidente della società scientifica Francesco Dentali ed il Presidente della Fondazione Fadoi Dario Manfellotto, le risultanze a chiusura indagini -dove si evocano reati come omicidio colposo ed epidemia colposa -appaiono "incredibili", coinvolgendo «alcuni tra i massimi esperti e clinici della sanità italiana la cui professionalità è riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo ed ai quali va la nostra totale solidarietà». Ci sono filoni di indagine che investono anche chiusure e riaperture degli ospedali, criteri di ricovero dei pazienti Covid-19, situazioni che, come ha evidenziato parte della dottrina, rappresentano responsabilità diverse a seconda se la conoscenza di determinati sviluppi del virus si era consolidata o meno.
«Ma allora siamo tutti colpevoli, incapaci e negligenti perché noi tutti, non solo i decisori, abbiamo agito in base a quel che scienza, coscienza e conoscenza fornivano in quei momenti drammatici", si chiedono Dentali e Manfellotto, che nei loro reparti hanno preso in carico il 70% dei pazienti Covid nel corso della pandemia. «In tre anni e ancora di più nel 2020, in quelle prime settimane in cui scoppiò la pandemia in Italia - affermano Dentali e Manfellotto - navigando al buio di fronte a una emergenza sconosciuta abbiamo dedicato tutta la nostra attività senza limiti d'orario, con un impegno totalizzante e con centinaia di morti tra medici e operatori sanitari». I due internisti sottolineano come solo in Italia ci sia un'iniziativa giudiziaria di questo tipo, quando lo tsunami-Covid ci ha travolti per p. Siamo allora noi più intelligenti, più puri, più corretti? La magistratura italiana è la migliore al mondo perché è l'unica che ha scoperto degli errori? Gli internisti italiani sono colpevoli di aver lavorato 24 ore al giorno per affrontare la pandemia con le armi che avevamo a disposizione".

Prorogati i termini di trasmissione al sistema tessera sanitaria: ecco le nuove scadenze

da DottNet)    Sulla Gazzetta Ufficiale n. 46 del 23 febbraio scorso è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 16 febbraio 2023 che proroga i termini di trasmissione al Sistema tessera sanitaria dei dati delle spese sanitarie per l’anno 2022. Prima della modifica introdotta dal DM 27 dicembre 2022 era previsto il passaggio, a decorrere dal 1° gennaio 2023, alla periodicità mensile di trasmissione delle comunicazioni al sistema TS. L’art. 1 del suddetto DM, modificando l’art. 7 del decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze 19 ottobre 2020, ha però differito di un altro anno la decorrenza dell’applicazione della periodicità mensile, stabilendo che la trasmissione dei dati relativi al 2023 sia effettuata:

-    entro il 30 settembre 2023, per le spese sostenute nel primo semestre (gennaio-giugno) 2023;

-    entro il 31 gennaio 2024, per le spese sostenute nel secondo semestre (luglio-dicembre) 2023.

L’invio dei dati avverrà entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale a decorrere dalle spese sostenute dal 1° gennaio 2024. Giova ricordare che con il provvedimento del 15 febbraio 2023, l'Agenzia delle Entrate aveva disposto inoltre la proroga al 22 febbraio 2023 del termine per la trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria delle spese relative all’anno 2022.

Pertanto, la scadenza per la trasmissione dei dati è stata rinviata - dal 31 gennaio al 22 febbraio 2023 - anche per quanto riguarda le spese sanitarie sostenute nel secondo semestre 2022. Con il provvedimento in commento è stato anche spostato dal 9 marzo 2023 al 31 marzo 2023, il termine a partire dal quale il Sistema Tessera Sanitaria mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie 2022 e dei relativi rimborsi. Si ricorda che in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati si applica la sanzione di 100 euro per ogni comunicazione, con un massimo di 50.000 euro. Nei casi di errata comunicazione dei dati, la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti è effettuata entro 5 giorni successivi alla scadenza.

Le deroghe ai termini individuati dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n.115304 del 6 maggio 2019, consentono agli assistiti di esercitare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie per l’elaborazione della dichiarazione precompilata 2023

Congedo mestruale, a che punto siamo e cosa pensano i ginecologi

(da sanitainformazione.it - riproduzione parziale)  Circa una donna su quattro soffre di dismenorrea, ovvero un ciclo mestruale particolarmente doloroso tanto da diventare invalidante. Una condizione patologica tipicamente “di genere”, che però, in ambito lavorativo, non viene riconosciuta tra le cause di assenza retribuita, come invece accade in caso di malattia. A meno di non vivere in uno di quei (pochissimi) Stati in cui il congedo mestruale è riconosciuto dalla legge.

Il dibattito sul congedo mestruale

Il tema del congedo mestruale è ritornato recentemente alla ribalta a causa di una concomitanza di fattori. Da un lato la promulgazione in Spagna di una legge che per la prima volta nel mondo occidentale lo istituisce. Dall’altro, alcune iniziative intraprese in Italia da parte di scuole ed aziende che, autoregolamentandosi in materia di congedo mestruale per studentesse e dipendenti, sulla scorta della legge spagnola, lanciano un segnale forte al governo italiano e al ministro Schillaci: l’assenza di una regolamentazione sul congedo mestruale è un vulnus da colmare, nel rispetto di un’istanza sociale sempre più sentita. Un appello a cui, in verità, il mondo politico sta iniziando a rispondere: è di ieri la notizia di un disegno di legge in materia presentato da Alleanza Verdi e Sinistra.

Il caso di Ravenna e dell’azienda veneta

A Ravenna, gli studenti e le studentesse del Liceo artistico Nervi Severini hanno ottenuto una modifica del regolamento scolastico 2023, che permetterà alle studentesse affette da dismenorrea di avvalersi di due giorni al mese di assenze giustificate, in deroga al vincolo di frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale previsto dalla legge. Queste assenze, in sostanza, saranno assimilate alle assenze per malattia, e non incideranno quindi sul monte ore massimo di quelle consentite ai fini di validità dell’anno scolastico e dell’ammissione agli scrutini. Per avvalersi del congedo mestruale, le studentesse dovranno presentare all’inizio dell’anno un certificato medico che attesti la presenza di dismenorrea. Si tratta di un grande risultato portato a casa grazie all’impegno della rappresentanza studentesca dell’istituto, che ha presentato ai docenti e alla presidenza la testimonianza di 16 compagne affette da dismenorrea, i cui dolori invalidanti rendono gravosa la partecipazione alle normali attività scolastiche determinando, di fatto, una discriminazione. Il caso di Ravenna non è l’unico in Italia in cui si è cercato di sopperire con regolamenti interni alla lacuna dell’ordinamento. Da settembre 2022, anche l’azienda veneta Ormesani riconosce il congedo mestruale alle sue oltre cinquanta dipendenti, consentendo loro di beneficiare di un giorno di riposo al mese retribuito e senza bisogno di certificato medico.

Il congedo mestruale nel mondo

A livello mondiale, è lampante come il diritto al congedo mestruale abbia trovato, almeno a livello istituzionale, terreno fertile esclusivamente nel continente asiatico. Il primo Stato a introdurlo è stato, nel lontano 1947, il Giappone, dove una donna lavoratrice può chiedere ogni mese i giorni che le servono, senza un limite esplicito. L’anno successivo, nel 1948 quindi, anche l’Indonesia introduce il congedo mestruale prevedendo la possibilità di beneficiare di due giorni retribuiti di astensione dal lavoro. Nel 2001 la Corea del Sud sancisce la possibilità per le lavoratrici affette da forti dolori mestruali di avvalersi di un giorno di permesso al mese. Mentre nel 2013 anche Taiwan istituisce il congedo mestruale, ma solo per tre giorni (giustificati) all’anno.

La legge spagnola e il ddl italiano (con un precedente)

Nel mondo occidentale è la Spagna ad essere pioniera del congedo mestruale: il 16 febbraio 2023 il Parlamento spagnolo ha infatti approvato in via definitiva la ‘Legge organica per la tutela dei diritti sessuali e riproduttivi e la garanzia dell’interruzione volontaria della gravidanza’, in cui, tra le altre cose, viene introdotto il congedo mestruale sovvenzionato dallo Stato, previo certificato medico, per le donne che soffrono di mestruazioni dolorose. E in Italia? Qualcosa si muove. Già nel 2016 quattro deputate del PD presentarono alla Camera il primo disegno di legge per introdurre il congedo mestruale, che prevedeva la possibilità per le donne affette da dismenorrea di assentarsi dal lavoro per tre giorni al mese senza usufruire dei giorni di ferie o di malattia, previo certificato medico da rinnovare annualmente. L’iter di approvazione del disegno di legge, però, si arenò ben presto per il carattere di “non urgenza” della norma. Oggi, a ritornare alla carica in Parlamento, è Alleanza di Verdi e Sinistra, che ha appena presentato un nuovo disegno di legge per introdurre il congedo mestruale in ambito scolastico e lavorativo, prevedendo rispettivamente fino a due giorni di assenza al mese giustificate previa presentazione di certificato medico, e due assenze al mese retribuite al 100% non equiparabili ad altre cause di assenza dal lavoro.

Il parere dei ginecologi sul congedo mestruale

Il mondo della ginecologia, tuttavia, accoglie con riserva l’eventuale istituzione del congedo mestruale in Italia. «È vero che ci sono donne per cui è problematico anche solo uscire di casa nei giorni di picco delle mestruazioni – commenta ai nostri microfoni la ginecologa Manuela Farris, consigliere della SIC (Società Italiana per la Contraccezione) -. Ma è anche vero che oggi abbiamo molti strumenti terapeutici per ridurre gli effetti negativi di un ciclo non fisiologico, motivo per cui non ravviso l’effettiva necessità di introdurre il congedo mestruale». «È sicuramente giusto – osserva ai microfoni di Sanità Informazione il prof. Nicola Colacurci, presidente della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) – che le donne, in presenza di una reale e certificata patologia, come l'endometriosi responsabile di cicli mestruali dolorosamente invalidanti, possano beneficiare di questa agevolazione. Il punto è che deve esserci certezza e competenza nella diagnosi, per accertare che la mestruazione dolorosa sia realmente l’epifenomeno di una patologia. E se le certificazioni necessarie per il congedo mestruale serviranno ad indirizzare le donne verso percorsi diagnostico-terapeutici ben precisi, non può che essere un vantaggio».

8° CONCORSO LETTERARIO 2023

Il Consiglio Direttivo del nostro Ordine, riunitosi il 21 Febbraio 2023, ha confermato il regolamento del  Concorso  Letterario,  giunto quest'anno alla sua ottava edizione.  Anche quest'anno possono partecipare gli iscritti agli Ordini di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.  Il regolamento ed il modulo di partecipazione sono consultabili QUI SOTTO.

L’elaborato ed il modulo di partecipazione dovranno essere inviati attraverso un’unica PEC, al
seguente indirizzo PEC: segreteria.fc@pec.omceo.it entro il 23 giugno 2023 ore 24.00.

Pedagogia e Odontoiatria – sinergie all’avanguardia nel trattamento del paziente autistico in età evolutiva

(da Dental Tribune)   I disturbi dello spettro autistico (DSA) sono un sottogruppo dei disturbi pervasivi dello sviluppo. In Italia, gli osservatori indicano una prevalenza minima di 4,5 casi per 10000, mentre per la fascia corrispondente alla scuola elementare il dato sale sopra il 7 su 10000. Inoltre le statistiche mostrano che i tassi di incidenza sono aumentati dal 10 al 17% ogni anno e sono caratterizzati in larga misura da deficit nelle abilità sociali e comunicative, quali l’imitazione, la pragmatica della comunicazione, la teoria della mente e l’empatia, così come dalla presenza di modalità di comportamento, interessi e attività ristrette, ripetitive e stereotipate.

Fornire cure orali a persone con disabilità intellettiva richiede un adattamento delle competenze di uso quotidiano, ma in realtà molte persone con lieve o moderata disabilità intellettiva possono essere trattati con successo nella pratica grazie ad una impostazione generale. Le persone con disabilità intellettiva imparano lentamente e spesso con difficoltà. Attività ordinarie della vita quotidiana, come lavarsi i denti e vestirsi e la comprensione del comportamento degli altri come pure i loro, può rappresentare una vera e propria sfida per se stessi e soprattutto per i loro parenti. Mentre la maggior parte delle persone con disabilità intellettiva non pongono problemi di comportamento significativi che complicano trattamenti odontoiatrici, l’ansia per il trattamento di questi soggetti si verifica spesso.

Chi non conosce uno studio dentistico le sue attrezzature e strumenti, potrebbe mostrare paura. Alcuni reagiscono con un comportamento non cooperativo, come il pianto, calci, linguaggio aggressivo, o qualsiasi cosa che li aiuta ad evitare i trattamenti, nei bambini con autismo è più difficile interpretare i segni di paura e quindi intercettarli prima di perdere la collaborazione. È possibile effettuare le cure orali in una migliore esperienza di comforting per i pazienti sapendo riconoscere la loro ansia. In generale, le persone con disabilità intellettuale presentano una scarsa salute orale ed igiene orale rispetto a quelli senza questa condizione. I dati indicano che hanno più carie non trattate e una maggiore prevalenza di malattie parodontali e gengiviti rispetto alla popolazione generale.

Il primo caso giunto all’osservazione nella U.O.C. di Odontoiatria Pediatrica del Policlinico Umberto I, nel 2008, è stato un paziente autistico di 12 anni, che presentava una lesione cariosa destruente del 3.6. Per lui il ricorso alla sala operatoria è stato inevitabile, in quanto la terapia canalare richiede tempi di esecuzione e di gestione alla poltrona troppo lunghi per un soggetto autistico. Il dato rilevante però è che l’utilizzo del metodo educativo sensoriale ha permesso di effettuare una prima medicazione e, dopo l’intervento in sala operatoria, il paziente ha mantenuto una buon livello di collaborazione durante le visite successive, fino ad oggi, ad 8 anni dopo il primo intervento.

Questo primo risultato positivo ha motivato l’équipe pedagogica-odontoiatrica a stendere un Protocollo di ricerca che non fosse un “diktat” metodologico, ma una linea guida nel rispetto della disabilità e delle sue diverse manifestazioni. Si è visto che nonostante una diagnosi di autismo, comune ad ogni singolo soggetto esaminato esistono molteplici sfaccettature nel modo di manifestarsi della patologia. Infatti non si parla più di autismo al singolare, ma di autismi o di casi che rientrano nello spettro autistico. Questo passaggio è fondamentale in quanto l’odontoiatra, realizzando che l’autismo non è che un’etichetta sotto cui si può uniformare una categoria di pazienti, deve adottare modalità di approccio diversificate, flessibili e adattabili ad ogni singolo caso.

Nel 2008, presso l’Unità Operativa Complessa (UOC) di Pedodonzia del Policlinico Umberto I di Roma, si è costituita un’équipe pedagogica-odontoiatrica, composta da un educatore-pedagogista, due igienisti e tre odontoiatri, con l’obiettivo di realizzare un modello innovativo di approccio per migliorare le condizioni in poltrona dei pazienti autistici e in genere di tutti quelli che rientrano nella categoria dei “non collaboranti”. Pazienti in età dello sviluppo con deficit “seri” di tipo cognitivo-comportamentale, con modalità relazionali problematiche e difficoltà verbali.

Tale studio ha visto nell’educazione la possibilità di perfezionare il trattamento odontoiatrico, sia per limitare esperienze traumatiche nel paziente autistico e consentirgli una continuità nelle cure, sia per migliorare il suo livello di collaborazione, evitando così la sala operatoria e conseguente anestesia generale per piccoli interventi (lesioni cariose minimali, sigillature e ablazioni tartaro, oltre che per il follow-up). Il progetto di ricerca ha condotto l’équipe a realizzare in anni di intenso lavoro svolto nel reparto di Odontoiatria Pediatrica, un metodo educativo-sensoriale in grado di modificare e intercettare atteggiamenti particolari e singolari di ciascun paziente, che possono ostacolare le manovre odontoiatriche e non consentire la gestione e il mantenimento di una corretta igiene orale domiciliare, il tutto attraverso il prezioso apporto delle famiglie. Per condurre tale lavoro ci si è avvalsi dell’esperienza di gruppi di ricerca che in letteratura hanno prodotto linee guida di comportamento per la gestione del paziente autistico e delle sue problematiche in ambito sanitario.

Tale ricerca si è posta due obiettivi:
1. Dimostrare la possibilità, attraverso un intervento educativo, di poter eseguire trattamenti odontoiatrici di minimal intervention, quali ablazioni tartaro, lesioni cariose minimali e nonché visite di controllo e terapie preventive, senza ricorrere alla sala operatoria in anestesia generale.
2. Valutare l’efficacia di una collaborazione sinergica tra Pedagogia, Psichiatria e Odontoiatria, per perfezionare la terapia odontoiatrica sul piccolo paziente special-need.

U.O.C. Di Odontoiatria Pediatrica, Sapienza Università di Roma.

Medici vittima del Covid-19, via libera a 15 milioni di euro: Enpam aiuta i familiari a fare domanda

da Sanitainformazione.it e enpam.it)   Via libera alle erogazioni delle quote dal fondo speciale di 15 milioni di euro messo a disposizione dallo Stato in favore dei familiari dei medici deceduti per Covid-19. A renderlo noto è l’Enpam attraverso la sua pagina web. Nella stessa sede, l’ente non manca di garantire agli aventi diritto il suo supporto nell’acquisizione della documentazione necessarie per esperire la domanda all’Inail, e ricorda che il termine ultimo di presentazione della domanda scade il 4 marzo 2023.

Requisiti e aventi diritto   Il fondo statale, si legge sul sito Enpam, è destinato ad una platea più ampia rispetto ad altri tipi di aiuti, perché riguarda non solo i coniugi superstiti e gli orfani, ma anche i coniugi da unione civile, ai figli senza limiti di età e, in mancanza di coniugi o prole, ai genitori del sanitario deceduto, senza limiti di reddito. Per aver diritto alla quota del fondo è necessario che il professionista sia deceduto dopo aver contratto il Covid-19 mentre era in attività durante il periodo di emergenza pandemica (31 gennaio 2020 – 31 marzo 2022), anche nel caso in cui la morte sia avvenuta dopo, ma comunque entro il 28 dicembre 2022.  Sarà necessario dichiarare esplicitamente che “il decesso è avvenuto per effetto diretto/concausa del contagio da Covid-19”.

L’importo del sussidio      L’importo del sussidio sarà calcolato dividendo i 15 milioni di euro del fondo per il numero delle domande accolte. Si tratterà di una somma esentasse, che non concorrerà quindi alla formazione del reddito complessivo, e che sarà cumulabile con eventuali altri sussidi o aiuti.

Come fare domanda      La domanda, che deve essere corredata di documentazione che attesti il titolo professionale, lo svolgimento dell’attività durante il periodo di emergenza sopra citato, e il contagio da Covid-19, deve essere effettuata entro il 4 marzo 2023 dal sito Inail attraverso il servizio online denominato ““Speciali elargizioni familiari vittime Covid-19”.  Al servizio, spiega Enpam, è possibile accedere solo con Spid, Carta d’identità elettronica o Cns (Carta nazionale dei servizi), ma la domanda può essere fatta anche da un delegato. Per ricevere assistenza da Enpam in merito alla documentazione necessaria è possibile scrivere a info.iscritti@enpam.it.

Il sostegno di Enpam     «Questa misura è un atto di giustizia per tutti i colleghi deceduti combattendo il Covid a mani nude – afferma il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti -. Lo Stato si era fatto carico solo di una parte dei caduti sul lavoro e oggi pone rimedio, almeno simbolicamente, includendo non solo i familiari dei dipendenti scomparsi ma anche dei liberi professionisti e dei convenzionati. Resta fermo il nostro sostegno a ulteriori iniziative per riconoscere un giusto ristoro anche a tutti i medici che pur sopravvissuti al Covid hanno subito conseguenze di lungo periodo – conclude Oliveti – e per risarcire in modo più adeguato diversi familiari superstiti ancora poco aiutati».

Due o tre caffè al giorno per abbassare la pressione

Due o tre caffè al giorno per abbassare la pressione

(da Nutrienti e Supplementi)  Bere due o tre caffè al giorno aiuta a mantenere bassa la pressione, sia a livello periferico che dell’aorta centrale, prossima al cuore. Questi i risultati di uno studio pubblicato di recente su 'Nutrients', realizzato da ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Irccs Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna - Policlinico di Sant'Orsola.   L’indagine ha preso in considerazione un campione di 720 uomini e 783 donne a partire da una sub-coorte del Brisighella heart study, uno studio osservazionale coordinato da Claudio Borghi, del dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Bologna.  Per ognuna delle persone individuate, sono stati confrontati i livelli della pressione sanguigna e le abitudini di consumo del caffè, insieme a una serie di altri dati clinici.

“I risultati sono molto chiari: la pressione arteriosa periferica è risultata decisamente più bassa nei soggetti che consumano da una fino a tre tazze di caffè al giorno rispetto ai non consumatori di caffè”, spiega Arrigo Cicero, professore al dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna e primo autore dello studio. “Per la prima volta, inoltre, abbiamo potuto confermare questi effetti anche rispetto alla pressione aortica centrale, quella vicina al cuore, dove si osserva un fenomeno quasi identico, con valori del tutto simili per chi beve abitualmente caffè rispetto ai non consumatori”.

Il caffè è una delle bevande più diffuse in Italia e al mondo: si stima che tra il 2020 e il 2021 ne siano stati consumati quasi 10 milioni di tonnellate a livello globale. Nonostante si sia temuto a lungo che potesse avere conseguenze negative per la salute, sono emersi invece da tempo diversi effetti benefici: tra chi ne beve abitualmente è stato osservato un minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e alcune malattie neurodegenerative e del fegato. Non è ancora chiaro però a che cosa siano dovuti questi effetti, e non sembra siano legati direttamente al ruolo della caffeina. 

“La caffeina è solo uno dei diversi componenti del caffè e certamente non è l’unico che ha un ruolo attivo: effetti positivi per la salute umana sono stati registrati infatti anche tra chi consuma caffè decaffeinato”, prosegue Cicero. “Sappiamo che la caffeina può contribuire ad aumentare la pressione sanguigna, ma altri componenti bioattivi nel caffè sembrano controbilanciare questo effetto, con un risultato finale positivo rispetto ai livelli della pressione”.  Per Claudio Borghi, responsabile della ricerca, “si tratta del primo studio a osservare questa associazione sulla popolazione italiana e i dati confermano l’effetto positivo del consumo di caffè rispetto al rischio cardiovascolare”.

1 49 50 51 52 53 169