Recensione Libro “ Il volto moderno della Medicina e la Salute delle famiglie” di Claudio Tosi, Edito da Paolo Emilio Persiani- 2022
Il libro in oggetto costituisce un'opera divulgativa che prende in esame la salute della popolazione e gli stili di vita ad essa associati, le cause delle malattie e le soluzioni che il nostro Servizio Sanitario Nazionale offre a tutti i cittadini. Pone in particolare rilievo l'importanza della prevenzione e del rapporto medico paziente che, alla luce dei cambiamenti socio culturali avvenuti, deve maggiormente tenere conto del vissuto emozionale di ogni singolo individuo per potere proporre così una tipologia d'intervento sempre di più personalizzata. Il tutto rammentando al paziente che comunque esistono diritti ma anche doveri. Uno sguardo infine ai progressi della medicina ed alle future sfide che ci attendono.
Covid, Ema: “Europa si prepari a nuova ondata”
complici altre varianti che potrebbero emergere dopo Omicron 5. Riflettori puntati, in particolare, sulla variante Centaurus e sulla variante BA.4.6. "I dati raccolti dall'Ecdc", Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, "mostrano che nelle ultime settimane c'è stata una diminuzione nel numero complessivo di casi e morti Covid in Europa", è il quadro tracciato da Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici Covid-19 dell'Agenzia europea del farmaco Ema, durante il briefing periodico con la stampa. "Tuttavia, abbiamo bisogno di prepararci a una nuova ondata di infezioni, in linea con il trend seguito dal virus nei 2 anni passati. Omicron 5 (BA.5) è ancora la variante dominante che sta circolando in Europa, ma dobbiamo sempre stare all'erta su altre varianti. Per esempio, c'è la variante BA.4.6 che si sta diffondendo velocemente negli Stati Uniti ed è già stata rilevata in Europa e c'è anche la BA.2.75", battezzata Centaurus sui social, "che l'Ecdc sta monitorando come variante di preoccupazione". Negli Stati Uniti, secondo il presidente Joe Biden, la fine della pandemia è vicina. "Non posso ovviamente rispondere sul perché il presidente Usa Joe Biden sia arrivato a questa conclusione", dice Steffen Thirstrup, Chief Medical Officer dell'Agenzia europea del farmaco Ema. "Quello che è chiaro è che qui in Europa noi consideriamo la pandemia ancora in corso ed è importante che gli Stati membri si preparino per lanciare i vaccini e specialmente i vaccini adattati per prevenire la diffusione di questa malattia" nell'area. Nei giorni scorsi anche l'Organizzazione mondiale della sanità aveva sottolineato, sebbene in forma più prudente e invitando a non abbassare la guardia, come oggi si veda la fine della pandemia Covid più vicina che mai.
Il 9 ottobre porte aperte in 17 ospedali storici d’Italia
(da Adnkronos Salute) Gli antichi ospedali d'Italia aprono le porte al grande pubblico per farsi ammirare. Le strutture presenti in 12 città, da Venezia a Napoli, da Firenze a Milano, da Brescia a Roma, il 9 ottobre saranno visitabili grazie al progetto dell'Associazione culturale ospedali storici italiani (Acosi), che riunisce gli antichi ospedali dove tuttora si svolge attività sanitaria. L'associazione presenterà venerdì a Firenze alla Fondazione Santa Maria Nuova, in piazza Santa Maria Nuova a Firenze, il programma che prevede visite guidate, itinerari riservati, convegni, concerti e pubblicazioni.
Nell'occasione, oltre alle attività che saranno organizzate durante tutta la giornata del 9 ottobre, con la programmazione di visite guidate su itinerari riservati in 17 siti ospedalieri storici, saranno presentati in anteprima il volume 'Lo splendore della cura. Viaggio negli ospedali storici italiani' e il primo Calendario 2023 di Acosi. Sarà inoltre presentato il programma di concerti che saranno eseguiti nel corso del 9 ottobre, grazie al progetto dell'Accademia nazionale Santa Cecilia di Roma realizzato con un finanziamento del ministero della Cultura. La presidenza dell'Acosi, infine, annuncerà l'importante protocollo d'intesa sottoscritto recentemente tra l'associazione, il ministero della Cultura e il ministero della Salute.
A Firenze saranno presenti il presidente di Acosi, Edgardo Contato, direttore generale dell'Azienda sanitaria di Venezia; Paolo Marchese Morello, direttore generale Usl Toscana Centro, Firenze; Angelo Tanese, vicepresidente Acosi e direttore generale Asl Roma 1; Giancarlo Landini, presidente Fondazione Santa Maria Nuova, Firenze; Gennaro Rispoli, presidente de Il Faro di Ippocrate Museo Arti sanitarie Ospedale degli Incurabili; Giancarlo Giacchetti, presidente Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano con Paolo Galimberti, consigliere Acosi; Mario Po', direttore del Polo culturale e museale della Scuola Grande di San Marco di Venezia.
È ora di stanziare l’8% del Pil per la sanità pubblica
da Fimmg.org e IlSole24Ore) Assente. Nel dibattito politico preelettorale, la sanità sembra scomparsa. Come se la lezione imparata in due anni di pandemia fosse stata archiviata. Occorre, invece, ribadire la centralità delle politiche sanitarie pubbliche per il Paese e, in una logica di assunzione piena di responsabilità per il ruolo che la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) riveste, vogliamo cominciare a proporre qualche elemento di riflessione, partendo da tre cose da fare nella prossima legislatura.
Le fasi più dure della pandemia sono state per l'opinione pubblica l'occasione per scoprire gli effetti di anni di definanziamento del Ssn. L'Italia si è mantenuta, in termini di risorse destinate alla sanità, stabilmente al di sotto di molti altri Paesi europei. La copertura pubblica della spesa sanitaria attualmente è ancora elevata (73,9%) ma ha registrato nel corso del decennio 2010-2019 una riduzione significativa (- 4,5%). Nonostante nella Nadef 2021 si annunci che con la prossima legge di Bilancio sarà rafforzato il sistema sanitario nazionale e che «risorse aggiuntive saranno destinate ai rinnovi dei contratti pubblici», le previsioni sull'andamento della spesa sanitaria rispetto al Pil per i prossimi anni, contenuti nello stesso documento, non lasciano spazio all'ottimismo. Si prevede che a legislazione vigente la spesa sanitaria scenda al 6,7% nel 2022, al 6,3% nel 2023, al 6,1% nel 2024, tornando a percentuali pre-pandemia.
Che il Paese tenda a dimenticare in fretta quanto è stato condiviso in editoriali, indagini sui magazine, talk televisivi, prese di posizione in Parlamento e che nei giorni della santificazione dell'eroismo di medici e infermieri sembrava un punto di non ritorno, non stupisce. Ma non è detto che ci si debba rassegnare. La strada è attestare il nostro Paese su uno stanziamento dell'8% del Pil dedicato al Fondo sanitario nazionale. Si tratta di un valore superiore al 7,3% del 2021 e al 7,5% del 2020, ma che terrebbe conto di situazioni congiunturali alle quali il Ssn dovrà fare fronte, come i rincari del costo della energia, delle tante questioni ancora in sospeso, come per esempio la stabilizzazione del personale, per le quali saranno necessari ulteriori fondi.
Una spesa sanitaria attestata sul valore dell'8% del Pil, inoltre, ci riporterebbe in linea con la media dei Paesi europei più avanzati e significherebbe per i cittadini più personale e meno liste d'attesa.
È arrivato il momento di lasciarsi definitivamente alle spalle la stagione dei blocchi e dei tetti di spesa, puntando con determinazione su investimenti, programmazione e formazione per ridisegnare servizi, ripensare profili e mix di competenze professionali, riallocare risorse e allineare il Ssn ai bisogni di salute, utilizzando al meglio la spinta della innovazione tecnologica ed organizzativa. Nel decennio successivo all'avvio della crisi finanziaria del 2008, le Aziende sanitarie hanno potuto contare su finanziamenti ridotti, disponendo di risorse tra le più basse tra i Paesi occidentali avanzati. Eppure sono riuscite ad affrontare quella congiuntura lunga e impegnativa senza mettere in discussione i livelli essenziali di assistenza. Tuttavia, in quel decennio si è accumulato di fatto tutto il deficit di personale, quasi 40mila unità in meno.
A partire dagli effetti dei provvedimenti della legge di bilancio 2010, con il tetto alla spesa del personale ancorato al costo del 2004 (-1,4% ogni anno) e il blocco del turnover che hanno pesato non poco sul quadro odierno.
Quelle misure hanno consentito di ottenere più agevolmente il contenimento della spesa, ma sono state tra le cause dell'incremento dell'età media del personale, per cui più della metà dei medici del Ssn ha oggi più di 55 anni, la percentuale più elevata d'Europa, superiore di oltre 16 punti alla media Ocse. Il tetto di spesa sul personale mal si concilia con la necessità di tornare a programmare di quali e quante unità di personale, così come di quali profili professionali ci sia necessità per garantire i servizi sanitari a breve, medio e lungo termine.
L'eliminazione del tetto sul personale consentirebbe alle Aziende di poter programmare senza i vincoli dell'ultimo decennio, guardando come riferimento prioritario alle necessità dei servizi per rispondere ai bisogni di cura e di assistenza dei cittadini.
In attesa di una riforma strutturale che consenta il superamento dei tetti di spesa, occorre fronteggiare l'emergenza dovuta alla carenza di personale che manda in crisi soprattutto gli ospedali di provincia e apre a svariate iniziative di reclutamento. Si consenta, con un provvedimento legislativo straordinario per un periodo di tempo di 24-36 mesi, l'assunzione dei laureati in medicina abilitati all'esercizio della professione e anche degli specializzandi durante il loro percorso formativo con contratti libero-professionali. Si tratta di una soluzione temporanea, necessaria per tamponare le carenze di organico, nell'attesa che l'incremento delle borse di studio per le specializzazioni mediche produca i suoi effetti tra 4-5 anni.
Covid-19, variante Centaurus a confronto con Omicron 5 su contagio e pericolosità. Ecco le differenze
(da Doctor33) La variante del Sars-Cov-2 detta Centaurus, non è più resistente agli anticorpi rispetto alla variante omicron 5 attualmente dominante, "il che è una notizia positiva". Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista 'The Lancet Infectious Diseases', che ha caratterizzato la nuova variante di omicron BA.2.75, confrontando la sua capacità di eludere gli anticorpi contro le varianti attuali e precedenti.
Nel maggio 2022 è stata rilevata una nuova variante di omicron, BA.2.75, che sta guidando un'ondata di infezioni in India e si è diffusa a livello internazionale. Nelle ultime settimane la variante BA.2.75 è stata rilevata anche in Svezia.
"Identificare quanto sia vulnerabile la popolazione, in questo momento, alle varianti emergenti è fondamentale", afferma Daniel Sheward, ricercatore presso il Dipartimento di microbiologia, biologia dei tumori e delle cellule, Karolinska Institutet, e primo autore dello studio. "Producendo uno pseudovirus per BA.2.75, - aggiunge - siamo stati in grado di testarne la sensibilità agli anticorpi presenti nei donatori di sangue".
I test sono stati effettuati utilizzando 40 campioni di sangue prelevati a caso a Stoccolma, sia prima che dopo la prima ondata da omicron. "Il nostro studio mostra che omicron BA.2.75 ha approssimativamente lo stesso livello di resistenza agli anticorpi della variante dominante BA.5, il che è una notizia rassicurante, qualora dovessimo subire un'onda BA.2.75 in Svezia", afferma Ben Murrell, assistente professore presso il Dipartimento di microbiologia, del Karolinska Institutet, e autore senior dello studio. I ricercatori hanno anche studiato se gli anticorpi monoclonali antivirali, che sono usati clinicamente per trattare pazienti già infetti, perdono il loro effetto contro omicron BA.2.75, rispetto a BA.5. Anche qui i ricercatori non hanno riscontrato differenze allarmanti.
Gli endocrinologi contro ipotesi ora legale tutto l’anno: “20% in più rischio diabete e obesità”
Secondo i dati dell’American Time Use Survey spostando le lancette in avanti di un’ora per tutti i 12 mesi, può determinare ripercussioni sulla salute anche negative: comporterebbe un ‘taglio’ alle ore di sonno di 115 ore in meno all’anno, con un maggior rischio di obesità, sovrappeso e patologie metaboliche come il diabete. Colao (Sie): “Ulteriori studi aiuteranno a comprendere se sia meglio per la salute scegliere l’ora solare o quella legale” Leggi L'articolo completo al LINK
Stili di vita errati contribuiscono a circa la metà dei decessi per tumore a livello globale
(da Doctor 33) Circa la metà dei decessi per cancro nel mondo sarebbero dovuti a stili di vita errati (fattori di rischio), come, ad esempio, l'alcolismo e il tabagismo. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul 'Lancet', che ha preso in considerazione a livello globale i tassi di mortalità generale combinati con i DALYs del WHO. Questi nello specifico indicano il carico complessivo della malattia utilizzando l'anno di vita aggiustato per la disabilità (DALY), una misura basata sul tempo che combina gli anni di vita persi a causa della mortalità prematura (YLL), gli anni di vita persi a causa del tempo vissuto in stati di non piena salute o gli anni di vita in buona salute persi a causa di disabilità (YLD). Un DALY rappresenta la perdita dell'equivalente di un anno di piena salute. Utilizzando i DALY, l'impatto delle malattie che causano morte prematura, ma scarsa disabilità (ad esempio come l'annegamento o il morbillo), può essere paragonato a quello delle malattie che non causano la morte, ma causano disabilità (come ad esempio la cataratta che causa cecità).
In sintesi, lo studio ha analizzato i risultati del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2019, che sono stati utilizzati per stimare il carico dei tumori attribuibili a fattori di rischio comportamentali, metabolici, ambientali e occupazionali tra il 2010 e il 2019. I risultati hanno mostrato che nel 2019 il numero totale di decessi per cancro a livello globale attribuibili a tutti i fattori di rischio stimati è stato di 4,45 milioni. Il numero totale di DALY per tumore a livello globale, attribuibili ai fattori di rischio stimati dallo studio, è stato di 105 milioni solo nel 2019, rappresentando il 42% di tutti i DALY per cancro. Gli autori dello studio hanno sottolineato che I principali fattori di rischio nel 2019 sono stati comportamentali, mentre i fattori di rischio metabolico (obesità) hanno registrato i maggiori aumenti tra il 2010 e il 2019. Come fattore di rischio, sia per il genere maschile che femminile, il tabacco risulta al primo posto. Per il genere maschile, altri fattori di rischio principali sono risultati l'uso di alcool, l'errata alimentazione e l'inquinamento atmosferico. Invece, per il genere femminile altri fattori di rischio principali sono risultati l'attività sessuale non sicura, rischi dietetici, sovrappeso e glicemia elevati. Gli autori hanno inoltre sottolineato quanto questi risultati potrebbero aiutare i responsabili politici e i ricercatori a identificare nuove strategie di salute pubblica per diminuire i decessi e i problemi dovuti al cancro a livello globale.
Anche l'Unione Europea sta guardando con attenzione sempre maggiore alla prevenzione dei tumori nelle nostre regioni e per questo è stato istituito un piano europeo contro il cancro nel 2021. In UE nel 2020, a circa 2,7 milioni di persone è stato diagnosticato un cancro. Di questi, circa 1,3 milioni di persone sono decedute. Ad oggi l'Europa rappresenta circa un decimo della popolazione mondiale, ma un quarto dei casi di cancro nel mondo. Dal piano si evince che oltre il 40% dei casi di tumore può essere prevenuto. Senza invertire le attuali tendenze, il cancro potrebbe diventare la principale causa di morte nell'UE. Il piano europeo di lotta contro il cancro punta a ridurre l'onere che i tumori impongono ai pazienti, alle loro famiglie e ai sistemi sanitari. Affronterà le disuguaglianze in materia di salute tra le varie regioni europee e al loro interno con azioni di sostegno, coordinamento e integrazione degli sforzi degli Stati membri.
(https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(22)01438-6/fulltext
https://www.who.int/data/gho/indicator-metadata-registry/imr-details/158
https://health.ec.europa.eu/system/files/2022-02/eu_cancer-plan_en_0.pdf)
“Wellness week 2022”: torna la settimana dedicata al benessere
Nell'ambito della collaborazione che il nostro Ordine mantiene da anni con la 'Wellness Foundation' di Cesena, desideriamo informare tutti i nostri iscritti, e soprattutto coloro che risiedono nel territorio cesenate che dal aal 17 al 24 settembre torna in tutta la Romagna la Wellness Week, la settimana del movimento e dei sani stili di vita promossa dalla stessa 'Wellness Foundation' e dalla Regione Emilia-Romagna con il patrocinio dell’Università di Bologna.
La settimana presenta un vasto calendario di iniziative gratuite e aperte alla popolazione che comprendono camminate rigenerative in spiaggia lungo i fiumi e sugli Appennini, tour in e-bike, trekking, percorsi vita nei parchi, attività sportive per bambini e adulti in tutte le discipline (squash, pattinaggio, ciclismo, rugby, basket, vela, calcio, nuoto subacqueo, running, mountain bike, skate, basket, beach tennis, padel, beach volley, arti marziali).
Protagonisti di questa settima edizione saranno i centri fitness e wellness della Romagna, una vasta rete di strutture di professionisti dell’esercizio fisico e laureati in scienze motorie pronti ad accogliere la popolazione per una settimana open di corsi e prove gratuite.
Tra i principali eventi in programma da segnalare “Cesena in Wellness” dal 14 al 18 settembre al Club Ippodromo di Cesena che richiama ogni anno migliaia di persone per una immersione completa nello sport fitness e nel benessere grazie alle attività organizzate dalle palestre e centri sportivi sul territorio.
Sul fronte della salute, sabato 24 settembre il Prime Center, il nuovo centro dell’Istituto Oncologico Romagnolo dedicato alla medicina integrativa, invita tutti all’evento “Be in your Prime”: i partecipanti saranno coinvolti in testa circuito per verificare la propria condizione fisica con rilascio di attestato con votazione sul livello di fitness e wellness.
LEGGI IL PROGRAMMA COMPLETO DEGLI EVENTI AL LINK https://www.wellnessvalley.it/it/main-events/la-wellness-week/
Cimo-Fesmed: in 10 anni chiusi 111 ospedali, tagliati 37 mila posti letto e -2,5 milioni di ricoveri
(da DottNet) Tra il 2010 e il 2020, in Italia sono stati chiusi 111 ospedali e 113 Pronto soccorso. Sono stati tagliati 37 mila posti letto e, nonostante le assunzioni per far fronte al Covid-19, nelle strutture ospedaliere mancano all’appello ancora oltre 29 mila professionisti, di cui 4.311 medici. Numeri che, a cascata, hanno comportato una riduzione drastica dell’attività sanitaria: gli accessi in Pronto soccorso risultano in calo, ma il tasso di mortalità è aumentato dell’85%; tra il 2010 e il 2019 si sono registrati 1,36 milioni di ricoveri ordinari in meno (dato che scende a -2,13 milioni nel 2020, primo anno di emergenza sanitaria).
Un calo che non viene compensato – come si potrebbe immaginare - da un aumento di ricoveri di day hospital e day surgery: anch’essi infatti risultano diminuiti, rispetto al 2010, di 1,27 milioni nel 2019 e di 1,73 milioni nel 2020. Sul territorio la situazione è altrettanto critica, considerato che nel 2020 sono state erogate 282,8 milioni di prestazioni in meno rispetto a dieci anni prima: -19% di indagini di laboratorio, -30% di attività di radiologia diagnostica e -32% di attività clinica ambulatoriale. Sono solo alcuni dei numeri che emergono dall’analisi condotta dal sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED (aderente a CIDA e a cui aderiscono le sigle ANPO-ASCOTI, CIMO, CIMOP e FESMED), confluita nel dossier “Sanità: allarme rosso. Gli effetti sul Servizio Sanitario Nazionale di dieci anni di tagli”: dall’analisi delle strutture, dei posti letto e delle risorse umane del SSN, il documento passa in rassegna l’offerta sanitaria degli ultimi 10 anni e analizza rapidamente i cambiamenti registrati in termini di risorse economiche.
Nonostante il taglio delle attività, delle strutture e del personale, i costi del SSN infatti sono aumentati, rispetto al 2010, del 9% nel 2019 e del 13,7% nel 2020, a fronte di entrate incrementate dell’11% fino al 2019 e del 16,2% nel 2020. Ma tutto questo che effetto ha sulla salute della popolazione? Oltre ai disservizi che quotidianamente i pazienti subiscono negli ospedali di tutta Italia a causa della carenza di personale sanitario, l’Istat inizia anche a rilevare segnali che, seppur lievi, dovrebbero far riflettere: la mortalità per tumori è aumentata, così come quella per diabete mellito, malattie del sangue e disturbi immunitari, malattie del sistema nervoso e del sistema circolatorio, polmonite e influenza. Nel 2010, il 38,6% della popolazione aveva almeno una malattia cronica e il 20,1% ne aveva almeno due. Nel 2020, entrambi i dati risultavano aumentati rispettivamente fino al 40,9% e al 20,8%.
Un trend di crescita destinato a proseguire nei prossimi anni, che renderà necessario un livello maggiore di assistenza sanitaria. «Sono questi i numeri drammatici che dovrà affrontare il prossimo Ministro della Salute – commenta Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED e Vicepresidente CIDA -. Dispiace, invece, che questi temi non siano nemmeno stati sfiorati in campagna elettorale, tutta incentrata, per quanto riguarda la sanità, su slogan vuoti, dall’abolizione del numero chiuso a Medicina alla promessa di risolvere le liste d’attesa con non si sa quale metodo miracoloso, senza affrontare l’argomento in modo sistematico. Ci auguriamo, in queste ultime settimane che ci separano dal voto, un cambio di passo», conclude.