Un medico su 5 in ospedale per più di 48 ore a settimana

(da DottNet)  «Riceviamo ormai quotidianamente denunce di medici che sono costretti a lavorare per più di 48 ore a settimana, senza rispettare le 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, violando la normativa europea sull’orario di lavoro. Una situazione intollerabile, con medici sempre più stressati e in burnout, su cui occorre intervenire immediatamente: ogni richiesta di aiuto indirizzata alla Federazione CIMO-FESMED sarà immediatamente inoltrata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, richiedendo un intervento ispettivo in tutte quelle aziende ospedaliere dove l’organizzazione del lavoro è fondata esclusivamente sugli straordinari del personale, su medici tappabuchi e su diritti ignorati. Invitiamo pertanto tutti i medici vittima di tale sistema a segnalare la propria situazione al segretario aziendale o alla sede nazionale. Sono certo che purtroppo saremo costretti a inondare l’Ispettorato del Lavoro di richieste», dichiara in una nota Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED.     «In uno degli ultimi sondaggi promossi dalla Federazione CIMO-FESMED – prosegue – è emerso che un medico su cinque rimane in ospedale per più di 48 ore a settimana, con tutte le conseguenze che un tale impegno ha sulla salute psico-fisica dei professionisti e sulla qualità delle cure fornite ai pazienti: la stanchezza, infatti, aumenta notevolmente la possibilità di commettere degli errori. Inoltre, il burnout e lo stress lavoro-correlato sono tra le principali motivazioni che spingono sempre più medici a dimettersi dalle strutture pubbliche». «Eliminare il tetto alla spesa del personale, in modo da poter colmare i vuoti di organico che costringono le Direzioni a trovare le soluzioni più fantasiose per assicurare i servizi, è la priorità numero uno per salvare il Servizio sanitario nazionale», conclude Quici.

Formazione Ecm. Per il triennio 2020-2022 obbligo formativo ridotto di un terzo. Cogeaps autorizzato ad applicare misura

Arriva la delibera della Commissione nazionale per la formazione continua che ha dato mandato al Cogeaps di applicare dal 31 luglio 2022 la misura inserita prima nel Decreto Scuola e successivamente nel Decreto Rilancio il bonus ECM. .  Leggi L'articolo completo al LINKhttps://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=106634&fr=n

Fascicolo sanitario elettronico. Le nuove linee guida in Gazzetta. Ecco come funzionerà

Sono operative le nuove indicazioni tecniche per il nuovo FSE dove si potranno consultare i propri dati clinici, prenotare e pagare le prestazioni, accedere ai servizi di Telemedicina, ricevere informazioni sulla propria patologia. Ma non sarà utile solo per i cittadini: i medici potranno accedere ed utilizzare i dati clinici degli assistiti e consultarsi con altri professionisti. I farmacisti potranno consultare in tempo reale il foglio informativo della terapia e verificare la terapia erogata al paziente. Ma pure gli infermieri gli altri Professionisti Sanitari potranno accedere ai dati clinici degli assistiti che seguono. Leggi L'articolo completo al LINK

Covid. Nuove linee guida per gli odontoiatri. Stop al triage telefonico preliminare e al controllo della temperatura. Ma restano mascherina e triage in accettazione

Covid. Nuove linee guida per gli odontoiatri. Stop al triage telefonico preliminare e al controllo della temperatura. Ma restano mascherina e triage in accettazione

Nel documento realizzato dal Tavolo tecnico del ministero della Salute guidato da Enrico Gherlone (San Raffaele), presenti tutte le indicazioni aggiornate per la protezione di operatori e pazienti: dall'uso di mascherine e guanti ai protocolli operativi per studi e strutture al fine di ridurre al minimo il rischio di trasmissione di infezione in ambito odontoiatrico, “poiché ogni paziente va considerato come potenzialmente contagioso”  Leggi L'articolo completo al LINK

AXA Italia si scusa con i medici italiani per la campagna pubblicitaria

(da portale.fnomceo.it)   “Prendiamo atto delle scuse formali di AXA Italia, già anticipate per le vie brevi, per la trovata pubblicitaria quantomeno infelice. Apprezziamo il fatto che, dopo la nostra segnalazione, la campagna sia stata immediatamente ritirata dalle pagine social della compagnia. Chiediamo anche che siano eliminati i post condivisi da profili privati che hanno rimesso in circolazione lo spot”. Così il Presidente della FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli.

Al link successivo la lettera di scuse, a firma dell’Amministratore delegato Giacomo Gigantiello.   https://portale.fnomceo.it/axa-italia-si-scusa-con-i-medici-italiani-per-la-campagna/

Commento del Dott GG Pascucci:le scuse si accettano sempre, e il nostro Presidente ha fatto bene, ma ricordiamo tutti la pubblicità, offensiva e crudele in un momento in cui quasi nessun MMG riesce a prendersi qualche giorno di ferie, in cui campeggiava una foto di un mare blu e tre persone impegnate in un affascinante snorkeling. (Vedi anche https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=106520)   La pubblicità voleva presentare un prodotto assicurativo del ramo salute, ma così AXA si è guadagnata comunque il disprezzo dei medici di medicina generale italiani. Certe cose non si possono dimenticare. E tanti colleghi stanno già disdicendo polizze con questa compagnia  

COVID-19 – Impatto dei vaccini, arrivano nuove stime dagli USA

(da Univadis)   Secondo le stime, la vaccinazione contro COVID-19 ha permesso di prevenire negli Stati Uniti milioni di infezioni e ricoveri in ospedale e oltre 200.000 decessi in meno di un anno.   “La vaccinazione è un intervento di salute pubblica efficace, con un impatto dimostrabile e che, in combinazione con misure di intervento non farmacologiche, sarà fondamentale per mitigare la pandemia di COVID-19”.    Sono le conclusioni di uno studio statunitense pubblicato su 'JAMA Network Open', nel quale sono stati stimati gli effetti della vaccinazione anti-COVID-19 in termini di prevenzione di infezioni, ricoveri in ospedale e decessi nella prima fase di attuazione del programma vaccinale negli Stati Uniti, ovvero tra dicembre 2020 e settembre 2021. “Il numero di infezioni da SARS-CoV-2 e di ricoveri o decessi associati a COVID-19 tra i vaccinati, indipendentemente dall’effetto di una ridotta trasmissione del virus, rappresenta una misura chiave per valutare l’impatto del vaccino” scrivono gli autori, guidati da Molly K. Steele, dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, primo nome dell’articolo.

Per arrivare a stimare l’impatto della vaccinazione, Steele e colleghi hanno portato a termine uno studio di modelling, effettuando anche stratificazioni per stato, mese e gruppo di età (18-49 anni, 50-64 anni, maggiore o uguale a 65 anni). Le procedure utilizzate, che giustificano almeno in parte le differenze con altri studi sullo stesso tema, sono descritte in dettaglio nell’articolo, nel quale si precisa anche che nella “popolazione vaccinata” sono stati inclusi tutti i soggetti di età uguale o superiore a 18 anni che avevano completato il ciclo di due vaccinazioni con vaccino a mRNA (Pfizer, Moderna) oppure una vaccinazione con il vaccino Janssen.   E i numeri non lasciano dubbi sul valore della vaccinazione.    In un periodo di 10 mesi, tra inizio dicembre 2020 e fine settembre 2021, le stime parlano infatti di 27 milioni di infezioni, 1,6 di ricoveri in ospedale e 235.000 decessi prevenuti nella popolazione adulta statunitense vaccinata.    In termini percentuali, nello stesso periodo si stima che la vaccinazione sia riuscita a prevenire il 30% di tutte le infezioni attese, il 33% di tutti i ricoveri attesi e il 34% di tutti i decessi attesi nella popolazione adulta vaccinata. Stime che aumentano con l’aumentare della copertura vaccinale e che nel mese di settembre 2021 si sono attestate, rispettivamente, a 52%, 56% e 58%.    “Difficilmente riusciremo a definire il numero esatto di vite salvate grazie alla campagna vaccinale, ma le stime ci dicono comunque che c’è ancora spazio per migliorare. La domanda è come possiamo fare per ottenere questo miglioramento” si legge in un editoriale di commento pubblicato sulla stessa rivista.

Gli adulti non si vaccinano. Ricciardi: servono campagne capillari e una comunicazione pubblica efficace

(da Doctor33)   Perché le strategie vaccinali diano copertura efficace nel complesso mondo contemporaneo, c'è bisogno di campagne condotte in modo capillare attraverso medici di famiglia, di agenzie regolatorie coraggiose e di una comunicazione pubblica efficace. L'indicazione giunge da Walter Ricciardi, ordinario di Igiene all'Università del Sacro Cuore, consigliere scientifico del Ministro della Salute al novantennale di Glaxo Smith Kline. Con Rino Rappuoli, chief scientist GSK Vaccines, Ricciardi commenta un paradosso: se l'aumento della spesa totale per i vaccini nel 2020 in Italia è stato di 562,5 milioni di euro, per le vaccinazioni dell'adulto - antinfluenzale, pneumococco 23valente, Herpes zoster- sono stati spesi solo 108 milioni. L'antinfluenzale per gli over 65 enni ha raggiunto il 63%, a fronte di un target del 75% del Piano di prevenzione vaccinale 2017-19. Nella stessa fascia di età, l'antipmeunococcico ha raggiunto solo il 3% a fronte di un indice previsto del 75%; l'anti herpes zoster riguarda solto l'1% del target-adulti, contro un obiettivo del 50%. Come dimostra l'esperienza Covid, vaccinare gli adulti è difficile, e le agenzie regolatorie sembrano saperlo. «Dopo la decisione della Food & Drug Administration USA che aveva autorizzato la vaccinazione anti-Covid per gli over 60 malgrado avessimo gli stessi dati su anziani e fragili, in Europa abbiamo atteso 2 mesi per fare la stessa cosa». Di fatto la campagna vaccinale è rimasta sospesa. «Ora l'EMA ha dato l'ok e gli stati membri la seguono in fretta e furia. È mancata un'agenzia nazionale che avesse il coraggio di confermare le decisioni da prendere sulla base degli studi scientifici, con rapidità. Servono agenzie regolatorie competenti, rapide, trasparenti ed efficaci. Inoltre -prosegue Ricciardi- le istituzioni pubbliche devono fare comunicazione scegliendo bene i canali, la tv per gli anziani, i social per giovani». Lo spot, insomma, non è uguali per tutti, e il mezzo che lo comunica va presidiato. «I no-vax hanno usato i social in modo mirato, le istituzioni pubbliche devono ancora ingaggiarsi attivamente, ad oggi siamo in un limbo».
Secondo uno studio della John Hopkins University ogni dollaro speso in vaccini genera un risparmio di 44 dollari di cui 16 di spese mediche e 28 di costi indiretti legati alla produttività del lavoro. Come convincere gli adulti che vaccinarsi è il primo gesto per costruire una sanità meno povera e tendenzialmente migliore? «Attorno al vaccino va costruito un sistema organizzato, ovunque», dice Ricciardi. «La campagna contro il Covid ci ha insegnato che neanche nei paesi più poveri c'è fiducia nei vaccini. Se in quei paesi le mamme sanno che vaccinando i figli li proteggono da malattie causa di morte e disabilità, negli adulti per il Covid-19 c'è stata grande diffidenza: sono scadute centinaia di migliaia di dosi donate perché culture locali lamentavano la sperimentalità dei vaccini, la scarsa sicurezza, quando non il sospetto di "una trappola dell'Occidente"». In Italia non cambia molto. «Da tempo contro il Covid abbiamo a disposizione la vaccinazione per gli over 80 e da questa settimana c'è per gli over 60, ma fin qui si è vaccinato un anziano su 4. Anche chi dovrebbe sapere che il vaccino gli salva la vita è riluttante. Accanto all' innovazione nella ricerca per portare i vaccini a destinazione servono una logistica, un'attività culturale e di informazione. Introdurre un obbligo vaccinale per gli adulti non è pensabile».
Rappuoli ricorda come i nuovi vaccini debbano molto all'arrivo di nuove tecnologie. Il vaccino anti-Covid è stato una grande conquista della tecnologia a RNA. Presto toccherà al vaccino contro il virus sinciziale: «Abbiamo avuto fallimenti dal 1967 al 2019. Ma un mese fa abbiamo potuto annunciare che un vaccino sperimentale funziona sugli anziani; ora è in fase di ammissione regolatoria, in meno di 2 anni potremmo avere un vaccino sognato 60 anni. Lavoriamo inoltre a vaccini contro l'antibiotico-resistenza, altra pandemia in arrivo. Gli antibiotici hanno salvato tantissime vite ma ne abbiamo abusato, e nel mondo i batteri stanno diventando resistenti. I vaccini possono essere un'alternativa che non dà resistenze: a differenza dei farmaci funzionano per sempre». A Siena GSK ha dato vita ad un Vaccines Institute for Global Health che usa le conoscenze usate nei vaccini commerciali per produrre vaccini su cui non investirebbe nessuno. «Abbiamo prodotto un vaccino per bambini contro il tifo in Asia e lavoriamo su salmonella e shigella contro le resistenze», dice Rappuoli. «Infine, stiamo lavorando su vaccini contro il cancro, terapeutici».

Diabete e attività fisica: un legame profondo

(da Univadis)   Messaggi chiave:  a) L’attività fisica si associa a una riduzione importante dell’incidenza di diabete di tipo 2.  b) Il profilo dei metaboliti ha mostrato differenze significative nei partecipanti in base alla presenza o assenza di attività fisica.     Le persone che svolgono attività fisica regolarmente hanno un profilo di espressione dei metaboliti più sano e hanno un rischio ridotto di diabete di tipo 2 rispetto a chi è sedentario. Lo scrivono sulle pagine della rivista Metabolites, i ricercatori guidati da Susanna Maria Kemppainen, dell’Università della Finlandia Orientale di Kuopio.  “Il diabete di tipo 2 ha assunto ormai il carattere di una epidemia a livello globale” esordiscono gli autori, ricordando che dieta e attività fisica sono tra i fattori modificabili e legati allo stile di vita che più influenzano il rischio di sviluppare la malattia. Per comprendere a fondo i meccanismi alla base dell’associazione tra attività fisica e diabete di tipo 2, Kemppainen e colleghi hanno coinvolto nella loro ricerca un totale di oltre 8.700 uomini finlandesi senza diabete al basale, reclutandoli dalla coorte Metabolic Syndrome in Men (METSIM) e raccogliendo informazioni sul livello di attività fisica attraverso un questionario validato.   “Abbiamo inoltre misurato l’associazione di 1.260 metaboliti con l’attività fisica in 7.271 partecipanti” aggiungono gli autori. In base ai livelli di attività fisica, i partecipanti sono stati suddivisi in 4 gruppi: attività fisica scarsa o assente, attività fisica occasionale o legata a qualche hobby, attività fisica regolare ≤2 volte a settimana (almeno 30 minuti alla volta) e attività fisica regolare ≥3 volte a settimana (almeno 30 minuti alla volta). Ebbene, le analisi hanno mostrato una riduzione del 39% nel passaggio a diabete di tipo 2 nei partecipanti del gruppo che svolgeva maggiore attività fisica. Questo beneficio, seppur di misura minore (30%) era visibile anche in chi svolgeva attività fisica ≤ 2 volte a settimana.   L’effetto dell’attività fisica si è fatto sentire anche sul profilo dei metaboliti. “Abbiamo identificato 198 metaboliti associati in maniera significativa all’attività fisica” dicono gli esperti, sottolineando che questa è la più ampia analisi sul profilo di metaboliti associato all’attività fisica. “Alcuni di questi metaboliti erano già noti, ma molti sono nuovi e tra questi sono inclusi steroidi, aminoacidi, imidazoli e acidi carbossilici” aggiungono. Come fanno notare gli autori della ricerca, molti dei metaboliti associati ad alti livelli di attività fisica sono anche stati associati a una dieta sana in precedenti studi, per esempio i carotenoidi o gli acidi biliari.   “Il nostro studio mostra che l’attività fisica si associa a numerosi cambiamenti a livello di metaboliti e a una migliore aderenza a stili di vita sani” concludono Kemppainen e colleghi.

(Kemppainen SM, Silva LF, et al. Metabolite Signature of Physical Activity and the Risk of Type 2 Diabetes in 7271 Men. Metabolites 2022. Doi: 10.3390/metabo12010069)

Le condizioni di salute in Europa stanno peggiorando

(da M.D. Digital)  La soddisfazione nei confronti dei servizi forniti dai Sistemi Sanitari è in calo; un cittadino europeo su sei si sente sul punto di un tracollo emotivo e psicologico; i livelli di stress sono in aumento, così come si registra un peggioramento della qualità del sonno e difficoltà a prendere appuntamenti dal medico. Sotto molti aspetti l'Europa sembra essere sull'orlo di una sorta di “corto circuito” sanitario. D’altro canto, però, più della metà della popolazione in Europa sta cercando di mangiare in modo più sano e circa un terzo della collettività è favorevole a fare uso di integratori per migliorare la propria dieta. La maggioranza delle persone, comunque, continua a ritenere che la propria salute mentale sia buona e tre europei su cinque ritengono che il Sistema Sanitario del proprio Paese durante la Pandemia sia stato soddisfacente. Questi sono solo alcuni dei risultati dello STADA Health Report, un’indagine pan-europea giunta al quarto anno, due dei quali quasi del tutto oscurati da Covid-19.    L'edizione dello scorso anno aveva offerto una prima fotografia dei pensieri e dei sentimenti dei cittadini europei a un anno dalla pandemia sanitaria.
Dopo l'iniziale fermento suscitato dalle restrizioni imposte e dall’obbligo di indossare le mascherine, lo STADA Health Report 2022 - condotto su circa 30.000 europei in 15 Paesi - porta alla luce alcune delle implicazioni di fondo relative a questo difficile periodo per i sistemi sanitari del Vecchio Continente.
Gli ultimi due anni sono stati difficili non solo per la popolazione europea, ma soprattutto per i Sistemi Sanitari. Eppure, a due anni dall’esordio della Pandemia poche persone in Europa sembrano avere fiducia nei confronti dei propri Sistemi Sanitari. Negli ultimi anni, la soddisfazione è diminuita in modo incredibile, complessivamente del 14% - dal 78% nel 2020 e 74% nel 2021 fino al 64% nel 2022. Più di un terzo delle persone in Repubblica Ceca, Romania e Italia ha dichiarato di aver posticipato o annullato gli appuntamenti medici a causa della paura dei contagi durante la pandemia così come ottenere un appuntamento dal Medico di Medicina Generale è stato segnalato come problematico in diversi Paesi.
“Attraverso lo STADA Health Report, ci proponiamo di fornire dati per stimolare un dibattito sulle tendenze relative all'assistenza sanitaria e alle azioni necessarie per sostenere ulteriormente il prezioso lavoro svolto ogni giorno dai nostri partner di fiducia, quali medici, ospedali, farmacisti che si adoperano quotidianamente a favore dei pazienti”, dichiara Peter Goldschmidt, CEO di STADA.

Bassetti, 4 dose? no a vaccino sotto ombrellone

(da AGI)   "Vaccino a settembre/ottobre assolutamente sì, ma ora non ha senso inseguire gli over 60 sotto l'ombrellone: parliamo, in alcuni casi, di persone che hanno fatto già 3 dosi e il Covid e gli studi internazionali ci dicono che l'immunità ibrida è la migliore". Così all'AGI l'infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, in relazione alla decisione dell'Aifa che ha allargato a tutti gli over 60 la possibilità di ricevere il nuovo booster.   "Ieri ho sentito il ministro della Salute parlare di 'linee guida', ma bisognerebbe parlare di raccomandazioni più che altro - dice Bassetti -. Il primo a conoscere il significato di 'linee guida' dovrebbe essere il ministro e il fatto che non lo sappia, mi rende perplesso". Le 'linee guida', spiega l'infettivologo, "sono una di quelle cose da fare con le società scientifiche e sulle quarte dosi non esistono dati così solidi per la somministrazione a un 60enne sano che non è un 90enne: metterli sullo stesso piano è un errore clamoroso".

A parere di Bassetti il ministero della Salute non ascolta i medici sul campo. "La linea è di totale contrasto con quella del 2021 dove Figliuolo parlava con tutti - aggiunge- Io come presidente della società italiana di terapia antinfettiva e come primario del mio ospedale non appoggio questa posizione: continuiamo a considerare tutti uguali, ma è sbagliato". "Bisognerebbe capire anche perché il 75% degli over 80 non hanno fatto la quarta dose - dice Bassetti - Io non ce l'ho con il ministro, ma con l'ignoranza di alcuni. A settembre darò una mano per convincere le persone, ma oggi no". E in ospedale come vanno le cose? "A marzo 2022 ho utilizzato l'ultimo casco su un paziente Covid, oggi ho due ricoverati in reparto: una 90enne con una polmonite, ma non da Covid; e un 87enne che domani andrà a casa. Gli altri 48 hanno tutt'altro".

Vaccini Covid. Il sesso e lo stile di vita influenzano la risposta immunitaria acquisita

Lo studio, pubblicato sul Journal of Personalized Medicine, è stato promosso dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I. Dai risultati è emerso, tra l’altro, una diminuzione mediana del 72% del livello anticorpale a 5 mesi dalla vaccinazione, che però è meno evidente nelle donne e nei soggetti con infezione pregressa, mentre era più alta nei fumatori, negli ipertesi e nei meno giovani. Anche i single o conviventi avevano un migliore mantenimento della risposta anticorpale rispetto a sposati, divorziati o vedovi.  Leggi L'articolo completo al LINKhttps://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=106169&fr=n

Pregliasco, ‘chiusura Usca terribile, rischio affollamento ospedali’

(da Adnkronos Salute)  "E' terribile la chiusura delle Usca in questa fase, perché" senza il contributo delle Unità speciali di continuità assistenziale nella gestione del territorio, in questo momento di ondata estiva di Covid-19 c'è un "rischio di affollamento ospedali". Una possibilità reale secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano e docente UniMi. Lo smantellamento anticipato delle Usca, spiega all'Adnkronos Salute, alla luce del rialzo dei numeri della pandemia in Italia, è un problema nel problema.    "Le Usca - afferma il medico - rappresentano l'anello di congiunzione tra ospedale e territorio, in quella che deve essere la 'filiera' dell'assistenza ai pazienti Covid. Vanno assolutamente riattivate", anzi di più: "Questo tipo di intervento va proprio strutturato", mantenuto stabilmente, esorta Pregliasco. "Se vogliamo, possiamo modificarlo nell'organizzazione in base al contesto e alle esigenze. Ma è davvero necessario", assicura, per fortificare la 'trincea' del territorio e proteggere gli ospedali che devono poter garantire cure anche a tutti gli altri malati e recuperare i ritardi accumulati nelle fasi emergenziali.

Medici liberi professionisti: come e cosa denunciare all’Enpam

(da DottNet)   Ogni anno si ripete l’obbligo di dichiarare all'Enpam il reddito da libera professione prodotto nell'anno precedente. Per farlo occorre compilare online il modello D che si trova nell'area riservata e inviarlo entro il 31 luglio. Per aiutare quanti non si sono ancora iscritti all’Area Riservata, o incontrano difficoltà nell’accedervi (password dimenticata, nome utente non riconosciuto, ecc.), è attivo l’indirizzo email supporto.areariservata@enpam.it , che fornisce un sostegno qualificato entro 48 ore lavorative dall’invio della richiesta.

Come funziona il calcolo di quanto dovuto come contributo previdenziale sulla Libera Professione? Il pagamento del contributo minimo obbligatorio alla QUOTA A FONDO GENERALE copre:

-  Per gli ULTRA 40ENNI la parte di reddito libero professionale annuo netto fino a € 8.076,21;

-  SOTTO I 40 ANNI fino ad un reddito annuo di € 4.373,03.

Nel MODELLO D deve essere indicato tutto l’importo del reddito libero professionale che non sia già stato assoggettato a prelievo previdenziale (non va indicato il reddito da convenzione).  Sarà premura dell’Enpam abbattere il reddito indicato dell’importo già coperto dal contributo di Quota A e spedire nel mese di ottobre il modulo con indicazione della cifra da corrispondere. Se però il reddito libero professionale prodotto è al di sotto delle soglie sopra indicate, la compilazione del modello non è obbligatoria. L’aliquota di prelievo ordinaria è del 19,75%, calcolata sul netto dell’attività realizzata nel corso del 2021.

Possibili opzioni di aliquota ridotta:

- Medici di Medicina Generale – Pediatri di Libera Scelta – SPECIALIZZANDI – MEDICI DIPENDENTI CON ATTIVITA’ EXTRA MOENIA possono scegliere l’aliquota ridotta del 9,75%;

- I CORSISTI di MG (triennio) e i DIPENDENTI che hanno realizzato attività INTRA MOENIA possono optare per il 2%;

- I PENSIONATI possono – annualmente – optare per l’aliquota intera del 19,50% oppure per l’aliquota ridotta al 50%, pari al 9,75%.

Tutte queste aliquote (compresa quella ordinaria) sono valide per gli importi fino a € 103.055,00. Sugli importi residui, che vanno oltre tale cifra, è applicato l’1 per cento.  E’ importante ricordare che per cambiare aliquota o per scegliere la contribuzione ridotta è necessario compilare il modulo specifico prima di aver compilato il modello D. Anche il modulo Contribuzione ridotta si trova nell’area riservata del sito Enpam. Il Modello D è già disponibile per la compilazione sull’area riservata. E’ opportuno segnalare che se viene trasmesso dopo il 31 luglio, è prevista una sanzione fissa di € 120,00, quindi vale la pena procedere al più presto al suo invio.   Già dallo scorso anno, non è più disponibile il modulo cartaceo e quella digitale è diventata l’unica modalità di presentazione possibile. Il Modello D, con l’occasione, è stato rinnovato nella forma e nel sistema di compilazione, per diventare ancora più semplice, veloce e difficile da sbagliare.

Ad esempio, con il nuovo modulo online, gli iscritti possono conoscere in tempo reale quanti contributi dovranno versare; si può inoltre visualizzare immediatamente l’aliquota contributiva che sarà applicata al reddito dichiarato e, in caso di errore nella denuncia, chiedere subito la rettifica della dichiarazione. Inoltre, con il nuovo sistema, l’archivio dell’Enpam acquisisce in tempo reale i dati reddituali, rendendo più rapida e puntuale anche l’assistenza agli iscritti che hanno dubbi sulla compilazione.

1 58 59 60 61 62 166