La parodontite aumenta il rischio di batteri nel sangue donato
(da Dental Tribune International) Una recente ricerca dell’Università di Copenaghen e del Næstved Hospital in Danimarca ha dimostrato che la parodontite aumenta il rischio di contaminazione batterica del sangue del donatore. I risultati dello studio indicano che i batteri originati dalla cavità orale sfuggono ai sistemi rutinari di screening comunemente usati dalle banche del sangue. Nonostante ciò, i ricercatori hanno sottolineato la sicurezza delle donazioni di sangue. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno vengono raccolte circa 120 milioni di donazioni di sangue in tutto il mondo. In media, da sei a 68 persone ogni 1.000 abitanti donano sangue in Europa: la Danimarca è il paese con il più alto tasso di donazioni di sangue. Per evitare l’infezione da sangue donato nei riceventi, l’OMS raccomanda che tutte le donazioni di sangue siano sottoposte a screening per infezioni come l’HIV, l’epatite B, l’epatite C e la sifilide. Secondo l’Università di Copenaghen, tutto il sangue dei donatori in Danimarca viene sottoposto a screening per l’epatite e l’HIV per ridurre il rischio di infezione trasfusionale. Un numero considerevole della popolazione mondiale soffre di parodontite e gli studi hanno sempre più collegato questa malattia ad altre malattie sistemiche. Pertanto, i ricercatori miravano a determinare se la parodontite, che spesso causa batteriemia transitoria, possa essere associata a batteri vitali nelle donazioni di sangue standard.
Poiché il rischio di sviluppare la parodontite aumenta con l’età, il team di ricerca ha analizzato campioni di sangue di 60 donatori di età superiore ai 50 anni, il 62% dei quali aveva la parodontite. I ricercatori hanno testato campioni di sangue di donatori utilizzando metodi diversi, incluso lo stesso metodo delle banche del sangue (incubazione ricca di ossigeno). Hanno anche isolato i globuli rossi e studiato la crescita in condizioni prive di ossigeno. In un comunicato stampa dell’università, l’autore principale, il dott. Christian Damgaard, professore associato presso il Dipartimento di Odontoiatria dell’Università di Copenhagen, ha spiegato che il team aveva fatto un’importante osservazione: «Nessuno dei campioni studiati con il consueto metodo di screening ha mostrato contaminazione batterica; quindi, questi prodotti sarebbero stati approvati per la trasfusione. Al contrario, quando abbiamo studiato gli stessi campioni utilizzando il nostro metodo più avanzato, abbiamo effettivamente trovato batteri vitali nel sangue». “ll punto più importante è assicurarsi che tutti vedano la bocca come parte del nostro organismo” - Dr Susanne Gjørup Sækmose, consulente presso il Næstved Hospital
I ricercatori hanno anche scoperto che il rischio di contaminazione batterica aumenta se i donatori soffrono di parodontite. «I nostri risultati mostrano una prevalenza 6,4 volte maggiore di batteri vitali nel sangue donato da donatori affetti da parodontite rispetto ai donatori non affetti da parodontite. Questa è una differenza molto significativa», ha detto Damgaard. Il sangue del donatore è ancora considerato sicuro Il presente studio è un importante contributo al controllo della qualità del sangue del donatore. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che al momento non è noto se la contaminazione batterica osservata abbia conseguenze cliniche. Secondo la coautrice, la dott.ssa Susanne Gjørup Sækmose, consulente presso il Dipartimento di Immunologia Clinica del Næstved Hospital, l’esperienza clinica mostra che ricevere il sangue di un donatore è generalmente sicuro. Ha commentato: «I pazienti possono ricevere trasfusioni di sangue in sicurezza. In Danimarca, effettuiamo circa 360.000 trasfusioni di sangue all’anno e le infezioni dovute a trasfusioni di sangue sono estremamente rare, in media meno di una all’anno. Inoltre, abbiamo un sistema nazionale per il monitoraggio degli effetti collaterali».
È importante identificare i fattori di rischio come la parodontite che possono portare a contaminazione batterica. Anche se i donatori segnalano eventuali malattie che potrebbero influire sulla qualità del sangue al meglio delle loro conoscenze, pochi considerano la parodontite una malattia rilevante e quindi potrebbero non informare la banca del sangue al riguardo, ha detto Sækmose. Ha aggiunto: «Il nostro studio suggerisce che potremmo dover sviluppare nuovi metodi per uno screening efficiente del sangue di donatori in futuro. Ma in realtà, il punto più importante è assicurarsi che tutti vedano la bocca come parte del nostro organismo. Fondamentalmente, le malattie della bocca possono influire sul nostro stato di salute generale». Lo studio, intitolato “Periodontitis increases risk of viable bacteria in freshly drawn blood donations”, è stato pubblicato online il 2 febbraio 2021 in Blood Transfusion, prima dell’inclusione in un numero.vvvv
ENPAM: BOLLETTINI DI QUOTA A E POSSIBILE ESONERO CONTRIBUTIVO
| Gentile Dottore/essa, la Fondazione Enpam ha rinviato di un mese il termine per pagare la Quota A 2021. La decisione è stata presa per dare tempo a tutti i medici e i dentisti, che ritengono di averne diritto, di fare domanda per l'esonero dei contributi previdenziali previsto dallo Stato con la legge di Bilancio. Per sapere se rientra tra i beneficiari e per informarsi come fare domanda consulti la pagina a questo link: https://www.enpam.it/comefareper/covid-19/richiesta-di-esonero-contributivo/ Le nuove scadenze per la Quota A 2021 saranno: 31 maggio (prima rata o rata unica per chi paga in unica soluzione); 31 luglio (seconda rata); 30 settembre (terza rata); 30 novembre (quarta rata). Se presenta domanda di esonero, non dovrà pagare la Quota A fino a nuova comunicazione legata alla pubblicazione del relativo decreto attuativo. Appena saranno disponibili ulteriori dettagli sull'esonero contributivo, la Fondazione ne darà notizia nell'edizione settimanale del Giornale della previdenza e sul sito www.enpam.it Se non fa richiesta di esonero, dovrà versare la Quota A con i bollettini Mav che può scaricare già da ora dalla sua area riservata. La Fondazione infatti quest'anno non spedirà i MAV per posta, con l'ulteriore vantaggio, oltre alla semplificazione della procedura, di ridurre i costi di riscossione a suo carico. Se non riesce a entrare nell'area riservata, potrà chiedere i duplicati dei Mav alla Banca Popolare di Sondrio chiamando il numero verde 800.24.84.64. Cordiali saluti La Fondazione |
Nuovo aggiornamento Ema su AstraZeneca: “Rischio beneficio positivo in tutte le fasce d’età”
L'Ema ha reso note le sue valutazioni di rischio rapportando la possibilità di contrarre le forme rare di trombosi rispetto al rischio di finire in ospedale, in terapia intensiva o di morire per Covid. Tranne che per il rischio di morte per i govani, che resta più basso rispetto al rischio trombosi, in tutti gli altri casi il rapporto è sempre a favore del vaccino e in misura preponderante col crescere dell'età e della diffusione del virus. Confermata inoltre l'indicazione per la seconda dose da fare tra la 4ª e la 12ª settimana. Leggi L'articolo completo al LINK
http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=94904&fr=n
Ma quale medicina di prossimità, nel Pnrr si afferma la medicina di distanza
(da M.D. Digital) Giuseppe Belleri, medico di medicina generale a Flero (BS) sul suo blog (mhttp://curprim.blogspot.com) ha riservato un commento molto critico sul nuovo assetto dell'assistenza territoriale, declinato dal Piano di Ripresa e Resilienza. "Il 30% della popolazione - sottolinea - risiede in comuni con meno di 10mila abitanti e il 90% dei quasi 8mila comuni ne conta meno di 15mila; in un variegato contesto geografico come quello italiano il Pnrr prevede i seguenti standard, che condizioneranno i passi normativi successivi e l'utilizzo dei fondi UE:
* 2 miliardi per la realizzazione di 1.288 Case della Comunità (1 ogni 45mila abitanti) come punto unico di accesso (PUA) ai servizi da realizzare entro la metà del 2026
* 4 miliardi per 602 Centrali Operative Territoriali (COT: 1 ogni 100mila abitanti) dedicate alla gestione ADI,
* 1 miliardo per 380 Ospedali di Comunità (1 ogni 160mila abitanti, con 20-40 posti letto) sempre entro il 2026.
Con questo programma si passa dalla medicina di prossimità alla medicina di distanza: le case della comunità ogni 45mila abitanti taglieranno fuori le zone disagiate e i piccoli comuni con popolazione sparsa in frazioni che già ora sono abbandonate e penalizzate, dove peraltro è presente in modo capillare la Medicina Generale".
"Medicina di prossimità - spiega - significa rapporto stretto con il proprio territorio mentre con lo standard previsto per le case della comunità - dove si dovrebbero concentrare decine di Mmg in un'unica struttura, ammesso che accettino di lasciare i propri studi sparsi sul territorio - non si capisce quale possa essere l'area di riferimento nelle zone extra-urbane a bassa densità di popola-zione. Eppure una soluzione razionale e flessibile era a portata di mano: bastava applicare alla rete territoriale il modello di quella ospedaliera a distribuzione Hub&Spoke, attuato in varie regioni come il Veneto e soprattutto l'Emilia, che prevede tre tipologie di Case della Salute in relazione alla varietà dei contesti geografici e demografici. Infine mancano rifeimenti all'integrazione con le norme già esistenti sulle case della salute, con le forme associative dell'Acn o quelle della riforma Balduzzi, peraltro largamente inattuata in molte regioni. Una versione del Pnrr rigida, poco flessibile e adattabile alla varietà dei contesti locali, che peggiora quella anticipata a gennaio, che perlomeno prevedeva uno standard più appropriato, ovvero una casa della comunità ogni 25mila abitanti. Per non parlare della previsione di un ADI ipertecnologico, come se fosse la soluzione per la cura delle persone con polipatologie e non auto-sufficienza, che hanno soprattutto bisogno di assistenza ad personam per l'accudimento quotidiano, ovvero di badanti e di controlli periodici di parametri clinici, aderenza terapeutica, educazione e medicazioni/prelievi etc.. e non certo di una telemedicina difficile da utilizzare. Con le risorse del Pnrr si potranno realizzare le strutture, ma poi con quali finanziamenti si gestiranno e soprattutto verranno retribuiti tutti gli operatori sanitari che dovranno 'riempire"' le case e gli ospedali di comunità per garantire tutti i servizi socio-sanitari?
"Nel testo - conclude - non vi sono accenni all'ipotesi di passaggio alla dipendenza degli attuali medici convenzionati e mancano obiettivi di salute, definizione di competenze e soprattutto indicatori di efficacia/processo/esito, che dovrebbero essere i parametri di valutazione di una riforma che bada ai risultati, a prescindere dalla tipologia del rapporto/contratto di lavoro degli operatori sanitari".
Passaporti vaccinali. Ce ne sono di tre tipi. Ecco quali sono e chi li rilascia
(da Doctor33) Indispensabile per spostarsi tra regioni di colore diverso per motivi turistici ma non per lavoro: da lunedì è partito in via sperimentale il "certificato verde" che - in base al decreto legge Covid del 21 aprile - sarà rilasciato cartaceo o digitale a tutti gli italiani che ne facciano richiesta dopo vaccinazione (pass 1), guarigione dal virus o negativizzazione (pass 2), o dopo referto negativo di tampone molecolare od antigenico (pass 3): i primi due "pass" saranno validi sei mesi mentre il terzo sarà valido solo 48 ore, se si lascia la regione di provenienza in tempi successivi andrà rifatto.
Ad oggi si ha un'idea di come sarà il "pass 1" post-vaccinazione: ad ogni destinatario sarà assegnato un codice QR; subito sotto la schermata su smartphone o il foglio riporteranno estremi del titolare (nome, cognome e data di nascita) e nota dell'avvenuta somministrazione della seconda dose. Seguono tipo di vaccino (mRna o vettore virale), nome e produttore, data di somministrazione, stato, nome della struttura vaccinante che dev'essere autorità sanitaria certificata. C'è un modello europeo. Meno chiaro cosa sarà scritto negli altri due pass: per il "pass 2" si dovrebbe partire dal certificato di fine isolamento rilasciato dal Dipartimento d'Igiene dell'Asl a seguito dell'avvenuta negativizzazione mentre per il "pass 3" rilasciato da farmacie, strutture, medici di famiglia, pediatri, Sisp si tratta di un'attestazione della negatività al tampone, oggi rilasciata su carta. Ma chi rilascia i documenti? Intanto, l'interessato deve richiederli espressamente. Per l'avvenuta vaccinazione, il rilascio spetta alla struttura sanitaria che somministra la seconda dose: Asl, ospedale, hub vaccinale. La certificazione di avvenuta guarigione-pass 2 è invece rilasciata dall'ospedale da cui il paziente affetto da Covid-19 è stato dimesso, o (comma 2 lettera b) per i pazienti non ricoverati, dai medici di famiglia o dai pediatri di riferimento. Tutti, devono saper formare un file da caricarsi sul Fascicolo sanitario elettronico dell'interessato. Infine, la certificazione del test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus (comma 2, lettera c) andrà prodotta da chi esegua il tampone: strutture sanitarie pubbliche, private autorizzate, farmacie, medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.
«Il vero problema è l'esigenza di digitalizzare i documenti esistenti», spiega Guido Marinoni, presidente Omceo Bergamo ed esperto di temi burocratici della medicina di famiglia. «Oggi grazie alla piattaforma di Poste Italiane è possibile caricare sul Fascicolo sanitario i dati delle avvenute vaccinazioni o scaricarli utilizzando il codice Spid, che però non tutti gli utenti al momento hanno. Per gli altri "pass" previsti dal decreto legge abbiamo modelli precedenti per lo più cartacei. Il rilascio e l'archiviazione sono compiti più facilmente espletabili da un Dipartimento d'Igiene Asl; per i medici di famiglia andranno risolti i problemi quotidiani incontrati un po' in tutta Italia con l'uso delle piattaforme regionali o nazionali che oggi caratterizzano la gestione del fascicolo».
Analizziamo ora due casi particolari. Primo, il certificato per il tampone va rifatto ogni 48 ore? «Premetto, il tampone per uscire dalla regione va fatto anche da chi è stato malato o positivo se si è negativizzato più di sei mesi prima di iniziare il viaggio. Eseguito il tampone con esito negativo, si deve "sconfinare" entro 48 ore. Non si evince che, successivamente, la regione di destinazione vorrà una seconda prova di negatività. Appare tuttavia ragionevole, prima di tornare nella regione di provenienza, eseguire un nuovo tampone per attestare che ci si sposta in sicurezza». Secondo caso, che fare se l'hub vaccinale non rilascia il certificato perché il destinatario può avere una sola dose di vaccino? «La circolare del ministero della Salute dello scorso aprile è chiara: le persone che hanno contratto il Covid-19 fino a 3 mesi prima non possono vaccinarsi, quelle che sono uscite dal virus da oltre 6 mesi devono vaccinarsi con due dosi o fare il tampone se vogliono spostarsi, fra i 3 e i 6 mesi hanno diritto a una sola dose. Dato che l'hub non rilascia il certificato, la situazione andrà disciplinata». Marinoni sottolinea come ci voglia una norma in merito. Tra l'altro, arrivano ai medici richieste di cittadini che non potendo completare il ciclo vaccinale, non ricevono il "pass" e vorrebbero una certificazione per spostarsi. Qualcuno sui social afferma che tale certificazione non solo è libero professionale, ma va pure caricata di Iva al 22% perché non è di diagnosi e cura. «Ma se poi per strada carabinieri o polizia fermassero l'utente quanto peserebbe il nostro certificato? in assenza di norme di legge che realmente tutelino il nostro assistito eviterei di rilasciare certificati, per di più a pagamento».
Covid. Sì a paracetamolo, Fans e anticorpi monoclonali. No agli antibiotici e sconsigliata la telemedicina per cronici e fragili. Ecco le nuove linee guida del Ministero per le cure domiciliari
Arriva dal Ministero una nuova circolare che aggiorna le linee guida per le cure dei pazienti Covid a casa. No a supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina e no all’eparina. Se saturazione scende sotto il 92% valutare o ricovero e ossigenoterapia a casa. Indicazioni anche su come curare i bambini e su quando usare la telemedicina. Leggi L'articolo completo al LINK
http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=94965&fr=n
Covid-19, indennità ai professionisti contagiati
(da enpam.it) Un assegno fino a 5mila euro per i medici e i dentisti che fanno libera professione contagiati da Covid-19. È la nuova misura che la Fondazione Enpam ha introdotto per estendere ulteriormente gli aiuti messi in campo a seguito dell’emergenza sanitaria. Il provvedimento deliberato dal Consiglio di amministrazione dell’Enpam lo scorso dicembre, ha ricevuto il via libera dai Ministeri vigilanti e si può ora fare domanda.
GLI IMPORTI Gli importi del sussidio sono proporzionali sia allo stato di malattia, sia all’aliquota contributiva con cui gli iscritti versano i contributi di Quota B. Sono tre i livelli di gravità della malattia con il conseguente aumento proporzionale della somma. Si parte dalla forma più lieve con isolamento obbligatorio per positività al Covid (600 euro), per passare a una forma intermedia con ricovero ospedaliero, inclusa la degenza in terapia subintensiva (3.000 euro), sino al livello massimo di severità della patologia con il ricovero in terapia intensiva (5.000 euro). Nell’ipotesi in cui, dopo la presentazione della domanda, si dovesse verificare un aggravamento delle condizioni di salute del malato, con l’integrazione della richiesta si potrà poi avere un conguaglio della somma. Per fare un esempio, se un iscritto è risultato prima positivo al test con pochi sintomi e ha preso 600 euro, ma in seguito è stato ricoverato in ospedale, gli spettano dopo aver rifatto domanda altri 2.400 euro. Le somme indicate sono riferite ai contribuenti che pagano la Quota B intera. Per chi ha scelto la Quota B ridotta (la metà o il 2 per cento) l’indennità è riproporzionata. Gli importi del sussidio per i pensionati corrispondono alla metà di quelli stabiliti per gli iscritti attivi. Non è previsto, tranne che per i pensionati, un limite di reddito familiare per poter ricevere l’indennità.
I REQUISITI Primo requisito, presente anche tra quelli per l’erogazione dei Bonus Enpam, è essere in regola con i contributi. In seconda battuta, occorre aver avuto un reddito libero professionale nel 2019 soggetto alla Quota B (e averlo dichiarato nel modello D 2020). Eccezioni sono previste per i neo-contribuenti, cioè quelli che verseranno la Quota B per la prima volta nel 2021, e per chi non ha avuto redditi da libera professione nel 2019 ma ha contribuito per il 2017 e per il 2018.
LA DOMANDA La domanda si fa direttamente dall’area riservata del sito. Insieme alla richiesta, gli iscritti devono allegare un documento che certifichi lo stato di malattia o il ricovero in ospedale. Per chi è impossibilitato a fare domanda (per esempio è ricoverato per Covid) oppure nel caso in cui l’iscritto sia deceduto e i familiari vogliano chiedere il sussidio, verrà predisposto un modulo cartaceo. Tutte le informazioni si trovano a https://www.enpam.it/comefareper/covid-19/sussidio-contagiati/
Covid: in Europa Facebook è veicolo di dannosa disinformazione
(da AGI) In piena terza ondata di Covid-19, c’è un altro virus che minaccia l’Europa, Italia in testa: la disinformazione sulla pandemia e sulle vaccinazioni veicolata su Facebook, che non filtra le fake news, rilanciandole invece di bloccarle con controlli adeguati ed interventi tempestivi. A denunciarlo è l’ong Avaaz nella sua ultima indagine che mostra la pericolosa negligenza del social rispetto all’infodemia che da un anno dilaga sul Vecchio continente, una grave minaccia all’Ue alle prese con contagi ancora alti e diffidenza dei cittadini sui vaccini. La ricerca, basata sull’analisi di 23 tesi fasulle sviluppate in 135 post visualizzati milioni di volte, ha fatto emergere una netta disparità tra gli interventi del colosso per arginare la diffusione delle bufale sul Covid negli Stati Uniti rispetto ai controlli attuati nei Paesi europei.
Va pagato di più il medico che svolge mansioni superiori a quelle previste nel contratto
(da DottNet) Una vertenza complessa ma che alla fine ha visto vittorioso il medico. E che potrebbe dare il via a numerose altre cause su casi analoghi. Il camice bianco per 9 anni ha svolto mansioni dirigenziali pur non essendo dirigente medico ma non era equamente retribuito, il giudice del Tribunale del Lavoro di Siracusa ha condannato l’Asp al pagamento di 53mila e 566 euro in suo favore. Ma veniamo ai fatti: il medico aveva denunciato di avere svolto, dal 24 gennaio 2008 al dicembre 2017, mansioni superiori rispetto a quanto previsto dal suo contratto. Solo da gennaio 2018, l’Asp gli avrebbe riconosciuto il corrispettivo economico in più dovuto alla maggiorazione delle mansioni prestate. L’Azienda sanitaria provinciale aveva contestato le accuse sostenendo che: “non è mai stato formalizzato alcun incarico dirigenziale, con atto valevole giuridicamente, che possa dare titolo al riconoscimento delle mansioni e al diritto alla retribuzione delle differenze salariali”.
L’Asp, ha sottolineato il giudice del Lavoro come riporta L'eco del Sud, avrebbe riconosciuto che “vi erano state varie disposizioni di servizio con le quali veniva disposto che il medico si occupasse “provvisoriamente” di tutte le attività attinenti” al nuovo ruolo, precisando, però, che le “numerose disposizioni di servizio non costituiscono titolo ma hanno solo la funzione di assicurate l’espletamento dell’attività per far fronte all’esigenza in via temporanea”. Ma per il magistrato giudicante: “le uniche ipotesi in cui può essere disconosciuto il diritto alla retribuzione superiore dovrebbero essere circoscritte ai casi in cui l’espletamento di mansioni superiori sia avvenuto all’insaputa o contro la volontà dell’ente (invito o proibente domino) oppure allorquando sia il frutto della fraudolenta collusione tra dipendente e dirigente”.
In pratica, per il giudice, l’avere svolto, il denunciante, per ben 9 anni (il che esclude la ‘temporaneità’ delle maggiori mansioni disposte) ma soprattutto il non avere ignorato, da parte dell’Asp, il maggior carico di lavoro svolto dal medico – così come dimostrato dalle disposizioni di servizio – elimina le circostanze sopradescritte come possibili cause di disconosciuto diritto ad ottenere la maggiore retribuzione. Verdetto: “Il ricorrente ha diritto di percepire una retribuzione commisurata alle mansioni effettivamente svolte da gennaio 2008 a dicembre 2017”. Da gennaio 2018 l’Asp non è in debito con il medico perché gli ha corrisposto quanto dovuto. Intanto gli rimborsi 53mila 566 euro – ha stabilito il giudice -.
Comunicato Omceo ER – Vaccini – NO a deregulation professionale
Gli Omceo dell’Emilia-Romagna: “La questione vaccinale non legittimi una pericolosa deregulation professionale”
La continua revisione del piano vaccinale per garantire una sempre più alta copertura, a parte le difficoltà di reperimento delle dosi e la sicurezza di alcuni tipi di vaccino, non può in alcun modo legittimare il trasferimento di funzioni mediche esclusive ad altre figure, sanitarie e no. Ne va soprattutto della salute dei cittadini, ma anche del significato di agire nel rispetto delle leggi.
E’ quanto affermano i presidenti degli Ordini dei medici dell’Emilia-Romagna, che rivendicano la loro posizione di garanti della sicurezza delle cure e in ogni frangente considerano prioritaria la salvaguardia della salute della collettività.
Lo sostengono, in sintonia e a conforto delle posizioni della Federazione, in seguito alla disposizione legislativa che attribuisce funzioni proprie del medico a figure non mediche al fine di incrementare il numero di vaccinazioni. Amaggior ragione, dopo la presa di posizione della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche inviata alle autorità governative, con cui s’invocano maggiori autonomie e un riconoscimento per l’aumento delle competenze, non solo in ambito vaccinale, ad oggi non consentite per specifica formazione e titolo abilitante.
Pur considerando lodevole lo sforzo per l’ampliamento del numero delle sedi ove vaccinare, non è condivisibile la modalità con cui la politica ha fatto tali concessioni, sottolineano gli Ordini della Regione. Si intravvede, infatti, una deriva non necessaria e rischiosa, soprattutto a fronte di un sufficiente numero di medici tale da garantire ampiamente le vaccinazioni.
Va detto, al di fuori di ogni aspetto corporativo, che l’assenza del medico incide sulla qualità delle cure e sulla tutela della salute anche laddove, seppur in ruoli diversi e complementari, le professioni sanitarie sono chiamate a collaborare.
Le competenze mediche, quali la valutazione dello stato di salute del cittadino come pure la raccolta del consenso informato e il tempestivo intervento in presenza di effetti collaterali, non solo in ambito vaccinale, connotano di fatto l’atto medico. Analogamente, l’intervento in urgenza ed emergenza, sul piano dell’agire e delle responsabilità, si diversifica dalla sola “applicazione di rigidi protocolli”, aggiungono i presidenti Omceo.
È comunque necessario che tutte le figure interessate collaborino al buon funzionamento del sistema sanitario mettendo a frutto la loro specifica formazione, ciascuna nel proprio ruolo e responsabilità. Infatti, in forza di un semplice decreto non si giustifica il porre in essere atti medici senza uno specifico iter formativo in medicina e chirurgia.
Riguardo la possibilità di inoculare un vaccino in assenza del medico, dopo l’apertura governativa ai farmacisti e al personale sanitario anche altre categorie professionali sanitarie stanno rivendicando, giustamente a loro modo di vedere, la stessa indipendenza e, visto il precedente, si legittima una “pericolosa e inaccettabile deregulation sanitaria” su cui è doveroso intervenire, concludono gli Ordini dei Medici ER
Gli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Regione Emilia-Romagna firmatari
(Bologna, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini)
Busta arancione, arriva l’ipotesi “mista”
(da Enpam.it) Da oggi, attraverso il servizio di busta arancione disponibile nell’area riservata, i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta possono sapere quanto prenderanno di pensione anche nel caso in cui decidano di scegliere il trattamento misto, ovvero una parte in pensione e l’altra in capitale. Nato ormai dieci anni fa, il servizio “Busta arancione” ha permesso a centinaia di migliaia di medici e dentisti di poter consultare da casa, seduti di fronte al proprio computer e più di recente sul proprio smartphone, le proprie ipotesi di pensione. Adesso i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta – oltre ad avere la possibilità di ottenere un prospetto semplice della pensione di Quota A, di Quota B e per i periodi di attività svolta in convenzione con il Servizio sanitario nazionale – possono avere anche una ipotesi “mista” che tiene conto della possibilità di richiedere una parte sotto forma di assegno mensile e l’altra in capitale fino a un massimo del 15 per cento dell’importo maturato.
ULTIMA ARRIVATA La Busta arancione mette a disposizione una simulazione approssimativa della propria rendita futura. Per quanto riguarda la pensione di Quota A, dato che gli importi dei contributi sono stabiliti in base all’età anagrafica e non in base a quanto si guadagna, sono disponibili due ipotesi che si basano solo sul tipo di pensione: di vecchiaia o anticipata. Invece per i medici e gli odontoiatri che svolgono la libera professione e per i convenzionati (medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, addetti alla continuità assistenziale e all’emergenza territoriale) si aprono tre diverse ipotesi di pensione. La prima si basa sull’ipotesi che sino al momento del pensionamento l’iscritto continuerà ad avere guadagni in linea con la media dei redditi percepiti fino a quel momento. Nel secondo scenario invece si ipotizza che in futuro avrà un reddito pari a quello medio degli ultimi tre o cinque anni. Nella terza ipotesi, infine, il sistema calcola la pensione ipotizzando che sino al momento della pensione manterrà il reddito dell’ultimo anno. Le ipotesi includono già gli effetti dei contributi che si verseranno in futuro. A queste tre, come detto, si è aggiunta per i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta anche quella “mista” che calcola l’importo della rendita pensionistica al netto dell’indennità in conto capitale di cui si ipotizza di beneficiare. È bene ricordare che la possibilità di richiedere la liquidazione di parte della pensione in forma capitale – fino al 15 per cento dell’importo maturato – è attiva per tutte le gestioni dell’Enpam fatta eccezione per la Quota A, e che l’ipotesi per la Medicina generale è solo la prima ad essere stata resa disponibile sull’area riservata. Queste informazioni oltre che a rendere più trasparente il rapporto tra Fondazione e gli iscritti, permettono a questi ultimi di poter pianificare in maniera strategica il proprio futuro previdenziale. Si può decidere infatti di aumentare la propria pensione attraverso un riscatto di laurea o di allineamento, oppure di integrare la rendita con una forma di previdenza complementare.
Covid-19, da chi potrà spostarsi ai tempi previsti ecco il passaporto vaccinale UE
(da Doctor33) Certificato digitale di viaggio o "certificato digitale verde": è il nome "politicamente corretto" del passaporto vaccinale che l'Unione europea vorrebbe varare a giugno a beneficio dei cittadini che si spostano per lavoro o turismo e devono dimostrare di non essere portatori di coronavirus. Per la dimostrazione bisognerà attestare una delle seguenti tre condizioni: aver fatto il vaccino contro il Covid-19; essere guariti nei sei mesi precedenti con certificazione in tal senso; o essersi sottoposti a un tampone che attesti di non essere affetti dal virus. Sono tre iter diversi che stanno un po' complicando l'iter di approvazione della proposta inoltrata a marzo dalla Commissione Ue all'Europarlamento. Infatti, un minimo di uniformità nella modulistica degli stati membri sarebbe richiesto e allo stesso modo si richiederebbe l'informatizzazione dei sistemi ospedalieri di rilascio.
Nelle scorse ore il Commissario Ue al mercato interno, Thierry Breton alla tv francese ha sottolineato che l'entrata in vigore del certificato potrebbe spostarsi alla seconda quindicina di giugno, ma una cosa è certa: il certificato dovrà essere accettato nello stesso momento dappertutto in Europa. Prima, non è escluso un periodo di prova di "pass" negli stati membri, e l'Italia è in prima fila. In conferenza stampa il premier Draghi venerdì scorso, ha confermato che, se gli spostamenti tra regioni gialle saranno consentiti senza bisogno di autocertificazione, con un "pass" si potrà andare nelle regioni arancioni e rosse. In settimana dovrebbe tenersi una cabina di regia con il premier e le forze di maggioranza volta ad introdurre dal 26 aprile, data delle riaperture, una soluzione sostitutiva provvisoria interna quanto meno per gli spostamenti e per la partecipazione a eventi. Come ribadito nell'evento "Riapri Italia" organizzato da Fratelli d'Italia, unica forza di opposizione, il passaporto deve essere al primo posto nelle priorità del governo. E tre sono anche i criteri da seguire per introdurre il certificato in armonia con gli altri paesi europei come ha spiegato Carlo Fidanza, capodelegazione FdI all'Europarlamento: reciprocità di trattamento, volontarietà e riservatezza nella conservazione dei dati. Chi è in possesso di certificato andrà esentato da ogni restrizione alla libera circolazione in tutti i paesi in cui esiste una reciprocità in materia, e godrà degli stessi diritti del cittadino dello stato membro che va a visitare, a meno che quest'ultimo non giustifichi all'Unione europea eventuale decisione in senso contrario.
Il "certificato verde" europeo conterrà nome del portatore, data di nascita e di rilascio con modalità (ad esempio, informazioni sull'eventuale vaccinazione o tampone o sulla guarigione attestata dall'Asl). Sarà gratuito, nella lingua nazionale ed in inglese, disponibile su smartphone, avrà un codice Qr fotografabile, conterrà una firma digitale anti-falsificazione dell'autorità che lo rilascia, e sarà valido in tutti e 27 gli stati dell'Unione europea. Il criterio di rilascio è ancora da definire: secondo Bruxelles potrebbe assegnarlo l'autorità sanitaria locale, ad esempio attraverso l'hub che ha provveduto alla vaccinazione del cittadino, magari già all'uscita dalla seduta vaccinale. Più probabile che si riceva in un secondo tempo, in formato digitale scaricabile sul cellulare, o direttamente su carta. Il governo italiano con i Ministeri di Salute ed Innovazione valuta la possibilità di caricare i dati sulla tessera sanitaria, o di creare una card ad hoc ma serve un'infrastruttura digitale dedicata.
Per chi non avrà il vaccino o non ha contratto il virus lo spostamento non sarebbe comunque vietato, nemmeno a livello continentale. Nel sito dell'Unione europea si sottolinea che il certificato non costituirà un prerequisito per la libera circolazione, "che costituisce un diritto fondamentale nell'Ue": affermazione importante, considerando che difficilmente tutti i cittadini saranno vaccinati (o ex malati) per inizio estate, e che eventuali discriminazioni negli spostamenti potrebbero essere in odore di incostituzionalità. In altre parole, circoleranno per l'Europa anche cittadini senza vaccino né tampone né documentazione di aver contratto il virus, ma è evidentemente presumibile che in tal caso dovranno adattarsi ad eventuali condizioni poste dallo stato membro.
Assemblea Ordinaria
Martedì 27 Aprile 2021, ore 19.30 (in seconda convocazione)
Se sei intenzionato a partecipare comunicalo a questo indirizzo mail: info@ordinemedicifc.it entro il 26/04/2021 per poterTi inviare il link per il collegamento.