Covid-19, indicazioni per prevenire le varianti inglese e sudafricana. Ecco le misure

(da Doctor33)    Il ministero della Salute ha predisposto una circolare per arginare i rischi della diffusione delle varianti inglese e sudafricana di Covid-19, causa di un aumento dei contagi in diversi Paesi. La circolare elenca le misure di prevenzione per i viaggiatori e sorveglianza di laboratorio. Il ministero chiede un "rafforzamento delle attività di identificazione dei casi e dei contatti" attraverso i dipartimenti di prevenzione delle Asl, medici di famiglia e pediatri di libera scelta. "Verificare la presenza di link epidemiologico: le persone con un collegamento epidemiologico a casi con diagnosi di Covid Vui 202012/01 (variante inglese) o di Covid 501.V2 (variante sudafricana) o con una storia di viaggio in aree in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali, devono essere immediatamente identificate per testare e isolare i contatti esposti", sottolinea la circolare.
Inoltre, occorre "effettuare sorveglianza attiva dei viaggiatori provenienti dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in quarantena, a prescindere dall'esito del test effettuato all'arrivo; eseguire test diagnostico molecolare al termine della quarantena. Tale misura va estesa anche a tutti i viaggiatori provenienti da paesi in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali".
Il ministero avverte che sulla variante inglese "non sono stati riportati ad oggi un peggior andamento clinico, una mortalità più elevata o gruppi di popolazione particolarmente colpiti. Al momento non sono disponibili informazioni sull'eventuale aumento della frequenza di reinfezioni associate alla variante o sull'impatto sui programmi di vaccinazione in corso. Le analisi preliminari condotte nel Regno Unito, tuttavia - evidenzia la circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza - suggeriscono che questa variante sia significativamente più trasmissibile rispetto alle precedenti varianti, ma finora non è stata identificata una maggiore gravità dell'infezione. I casi affetti dalla variante virale sono nella maggior parte identificati in persone di età minore di 60 anni. I modelli matematici mostrano un'associazione fra maggiore incidenza e presenza della variante".
Per la variante sudafricana "risultati preliminari indicano che questa sia associata a una carica virale più elevata e ad una maggiore trasmissibilità, ma non ci sono prove che l'infezione sia associata a maggiore gravità della malattia", precisa la circolare.

Covid-19, Altems: con seconda ondata letalità sette volte più bassa

(da Doctor33)   La seconda ondata di casi Covid ha portato più decessi ma una letalità minore della prima. Nei primi 109 giorni della prima ondata sono decedute 34.167 persone, nello stesso numero di giorni della seconda ondata 38.549. La prima ondata però ha visto morire il 14,9% dei positivi al coronavirus, a fronte dell'1,9%, un numero 7 volte inferiore. È quanto emerge da un Focus dell'Instant Report Covid-19, a cura dell'Alta scuola di economia e management dei Sistemi sanitari dell'Università Cattolica che ha confrontato i dati della prima ondata (dal 24 febbraio all'11 giugno) e con quelli della seconda (dal 14 settembre al 31 dicembre).
Analizzando i parametri emergono molte differenze. Il picco massimo dei deceduti in un giorno nella prima ondata si è raggiunto dopo 33 giorni (989 persone) e da quel momento è stato continuamente decrescente. Nella seconda ondata il picco di 993deceduti in un giorno si è raggiunto dopo 81 giorni e l'andamento si è mantenuto altalenante. Diverso anche il rapporto tra i ricoverati in terapia intensiva e il numero dei positivi: nella prima ondata ha raggiunto il massimo pari all'11,8% al 12/mo giorno ed è poi decresciuto; nella seconda ondata l'andamento è stato più stabile intorno allo 0,5% dei positivi. Quando è esplosa l'epidemia nelle terapie intensive avevamo 5.179 posti letto, saliti a 8.431 al momento del picco. Il 14 ottobre, invece, erano operative 6.458 terapie intensive, ovvero 1.963 in meno rispetto alla primavera (e questo ha portato presto al superamento della soglia di saturazione critica), poi sono stati aumentati fino a 8.651.
In sanità sono state assunte oltre 30.000 persone da marzo a dicembre, di cui 5.703 medici, pari solo al +5% rispetto al 2018 e il maggior incremento è stato in Lombardia (+1.217) e Lazio (+652). I dati, afferma Americo Cicchetti, direttore di Altems "mostrano che, nonostante le chiare indicazioni del livello centrale, il sistema in molte Regioni si è trovato ugualmente spiazzato nell'affrontare sia la prima che la seconda ondata".

Covid: fumo aumenta il rischio di infezioni gravi

(da AGI)   Il fumo è associato a un rischio più elevato di insorgenza di sintomatologie gravi in caso di infezione da SARS-CoV-2. Lo conferma uno studio, pubblicato sul 'British Medical Journal Thorax', condotto dagli esperti del King's College di Londra, che tra i fumatori hanno riscontrato il 14 per cento di probabilità in più di sviluppare febbre, tosse persistente e difficoltà respiratorie, e il 50 per cento in più di manifestare più di dieci sintomi contemporaneamente, tra cui tosse, febbre, perdita dell'olfatto, del gusto o dell’appetito, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, affaticamento, disturbi intestinali o annebbiamento. “Questo studio – afferma Mario Falchi, ricercatore capo e docente senior presso il King's College di Londra – fornisce la prima prova conclusiva, basata sull’osservazione reale, del fatto che fumare rappresenti un rischio più elevato per la salute in seguito al contagio da Covid-19”. Il team ha analizzato i dati di 2,4 milioni di partecipanti che hanno scaricato e utilizzato l’app ZOE del King's College di Londra, 220.135 dei quali, circa l’11 per cento, erano fumatori. Diversi studi precedenti suggerivano che l’abitudine del fumo fosse associata a una minore probabilità di contrarre il nuovo coronavirus e di manifestare sintomatologie gravi. “Alcuni rapporti hanno suggerito un effetto protettivo del fumo sul rischio di Covid-19 – sostiene l’esperto – il che è stato piuttosto sconcertante, viste le nostre conoscenze dei danni che il tabacco può provocare all’organismo. Gli studi in quest’area, tuttavia, possono essere facilmente influenzati da pregiudizi nel campionamento, nella partecipazione e nelle risposte dei soggetti testati. I nostri risultati mostrano chiaramente che i fumatori corrono un rischio maggiore di sviluppare un numero significativamente più elevato di sintomi associati al nuovo coronavirus”. I partecipanti hanno presentato vari dati sulla propria persona, oltre che sui sintomi sperimentati e sui risultati dei test effettuati.

Locatelli: la mascherina va indossata anche dopo aver fatto il vaccino

(da DottNet)  La mascherina va indossata anche dopo aver fatto il vaccino anti Covid perché "non sappiamo se chi è vaccinato possa trasmettere l'infezione oppure no", mentre il cambio di vaccino tra prima e seconda dose "può esser fatta solo in casi del tutto eccezionali". A rispondere ad alcune delle più frequenti domande sul vaccino è Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts, durante la trasmissione Agorà, su Rai 3.     Tanto per il vaccino di Moderna, che per quello di Pfizer, i dati degli studi pubblicati mostrano che la somministrazione delle due dosi "protegge nel 95% casi dallo sviluppo di malattia con sintomi, quello che non si sa è la capacità di prevenire l'infezione asintomatica, non abbiamo ancora dati sufficienti per capire se da immunità sterilizzate. Ciò significa che un vaccinato potrebbe acquisire un'infezione senza sintomi e trasmetterla, per questo è importante che continui a indossare la mascherina". Quanto invece alla possibilità, per chi riceve un tipo di vaccino, di aver somministrata la seconda dose di un altro tipo, Locatelli precisa che "non è stata data un'indicazione di intercambiabilità tra vaccini, e quindi potrà esser fatto solo in casi del tutto eccezionali".   Per quanto riguarda invece i luoghi in cui è possibile somministrare le dosi, il presidente del Css ricorda: viste le caratteristiche particolari di conservazione a bassissime temperature del vaccino Pfizer attualmente disponibile in Italia, "finora sono stati individuati 300 siti per la somministrazione, ma successivamente incrementeranno fino a 1.500. Allora il ruolo delle asl e il coinvolgimento dei medici di famiglia sarà importantissimo". Quanto, infine, agli effetti collaterali, Locatelli, da poco vaccinato, afferma: "io non ho avuto assolutamente nessun problema, neppure il dolore sul sito di iniezione, che potrebbe essere considerato tra i normali effetti collaterali, insieme a lieve febbre o dolori osteoarticolari".

Il Natale, e le ferie estive sono pericolosi per il cuore

(da Univadis)  Uno studio retrospettivo ha analizzato tutti i casi di IM registrati nel registro nazionale svedese tra il 1998 e il 2013 (n = 280.000) e ha mostrato un RR di IM significativamente superiore a Natale (+15%) e durante le vacanze estive (+12%), mentre non vi era alcun aumento del rischio durante altre festività nazionali o durante le trasmissioni di eventi sportivi (calcio, giochi olimpici, ecc.). Il rischio era massimo il giorno della Vigilia di Natale (+37%) e maggiore i lunedì mattina (rispetto ad altri punti della settimana) e nei soggetti ad alto rischio (età >75 anni, diabete, anamnesi di IM).

(Christmas, national holidays, sport events, and time factors as triggers of acute myocardial infarction: SWEDEHEART observational study 1998-2013  https://www.bmj.com/content/363/bmj.k4811 )

Medici, niente fattura elettronica anche per il 2021

(da DottNet)    La Legge di bilancio 2021 estende per tutto il 2021 il divieto di emissione della fattura in formato elettronico da parte di medici e operatori sanitari in genere che così potranno fatturare solo nel 2021 in formato cartaceo oppre in formato elettronico ma con trasmissione attraverso canali diversi dallo S.d.I. E' quanto riporta l’art. 1, comma 1105, della Legge di bilancio 2021 che precisa anche: "il divieto di emissione del documento fiscale in formato elettronico è adottato nelle more dell’individuazione di specifiche modalità di fatturazione elettronica per i soggetti che effettuano prestazioni sanitarie nei confronti di persone fisiche”.

Dunque i medici sono esonerati anche per il periodo d’imposta 2021, a testimonianza della palese difficoltà a far convivere le c.d. e-fatture con la tutela della privacy in ambito sanitario. Di conseguenza cade anche l’obbligo di dotarsi del registratore telematico per adempiere alla memorizzazione elettronica ed alla trasmissione telematica dei corrispettivi, come disposto dall’art. 140 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio).

In relazione alla propria attività, i MMG, anche per il periodo d’imposta 2021, potranno quindi continuare a certificare la spesa sostenuta dall’assistito secondo le modalità ordinarie – fattura cartacea e trasmissione dei dati al sistema TS - al fine di preservare, e tutelare, la privacy dei propri assistiti e consentirne la deducibilità/detraibilità nella Dichiarazione dei redditi precompilata. Naturalmente, in tal caso, al paziente resta preclusa la partecipazione alla c.d. lotteria degli scontrini, di cui all’art. 1, commi da 540 a 544, della legge n. 232 del 2016, ancorché lo stesso si fosse dotato del proprio codice lotteria, senza responsabilità ascrivibile al MMG. Il Garante della privacy ha evidenziato criticità circa il trattamento dei dati sensibili eventualmente riportati in fattura elettronica. Si pensi al codice fiscale del paziente o alla descrizione della prestazione ricevuta

Registratore di cassa

L'assenza di obblighi da parte dei medici di fattura elettronica non cancella però gli impedimenti all’acquisto facoltativo di un registratore elettronico, al fine di consentire ai propri pazienti la partecipazione alla lotteria degli scontrini. In tal caso, viene fatto obbligo al MMG di inserire, nello scontrino elettronico, in luogo del codice fiscale, il codice lotteria del paziente.  L’inserimento del codice lotteria nello scontrino elettronico rappresenta, al momento, la sola ipotesi in cui è possibile certificare il corrispettivo in via telematica, atteso che, solo in tal modo, il MMG può garantire l’osservanza dell’anonimato per il tipo di prestazione medica nel rispetto della vigente normativa sulla privacy (Provvedimento 11 Novembre 2020).  L’emissione dello scontrino elettronico con il codice lotteria, però, non esonera il MMG dalla trasmissione telematica dei dati al sistema TS, necessari per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata, riporta la Fimmg sul suo sito

Conseguentemente, fatta salva l’ipotesi di opposizione del paziente alla trasmissione dei suoi dati al sistema TS, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2021, permane l’obbligo, in capo al MMG, di rilasciare la fattura cartacea e comunicarne i dati al sistema TS, con le nuove scadenze previste e con gli elementi necessari per la dichiarazione dei redditi precompilata, compresi quelli indicati all’art. 2, comma 2, del Decreto 19 Ottobre 2020, e precisamente:

- il tipo di documento fiscale emesso, ai fini della distinzione delle fatture dalle altre tipologie di documento (scontrino elettronico), necessario per le finalità di cui agli artt. 10-bis e 17 del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119;

- l’aliquota IVA applicata e la natura della singola operazione;

- le indicazioni circa l’eventuale esercizio dell’opposizione, da parte del cittadino, alla messa a disposizione dei dati all’Agenzia delle entrate ai fini della predisposizione della Dichiarazione dei redditi precompilata.

Fnomceo, vaccino subito anche a dentisti e medici privati

(da DottNet)   Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, ma anche medici delle residenze per anziani, quindi gli over 80enni e i fragili. Sono queste le categorie che per prime verranno vaccinate contro il Covid. Resta, pero', un esercito di esclusi dalla 'priority list' fatto di odontoiatri, farmacisti e medici specialisti privati che non saranno vaccinati insieme ai loro colleghi. Una lista di categorie prioritarie che potrebbe pero' essere modificata, almeno questo e' quello che chiedono l'Ordine dei Medici e quello dei farmacisti. E a queste voci si unisce anche il sottosegretario al ministero della Salute Pierpaolo Sileri.  Sono quasi 90.000, secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità, gli operatori sanitari contagiati da inizio pandemia.

Con la loro immunizzazione sta partendo in questi giorni la campagna vaccinale in tutta Italia ma, nella road map, afferma il viceministro, "credo che dovrà essere fatta qualche modifica, come già anticipato autonomamente da qualche regione: io ad esempio inserirei anche i farmacisti, che hanno avuto dei morti durante la prima ondata, e gli odontoiatri, che operano a contatto diretto con tutti i pazienti".  Quella di inserire tra i primi vaccinati gli odontoiatri, ma anche i medici che lavorano nelle strutture private "che non hanno potuto aderire finora alla vaccinazione" è una preoccupazione anche per Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, che, rispetto ai timori emersi nella categoria afferma: "quasi il 70% dei nostri medici ha aderito all'invito a vaccinarsi. A livello scientifico, i dubbi di alcuni non sono sulle reazioni avverse, finora in linea con quelle degli altri vaccini, quando sui tempi rapidi di sviluppo e la durata della sua immunità".

"La stragrande maggioranza dei medici si vuole vaccinare contro il Covid e abbiamo, anzi, una forte pressione da parte di medici della sanità privata e odontoiatri che vorrebbero vaccinarsi, oltre a voler contribuire alla somministrazione delle dosi". A spiegarlo è il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che interviene così sull'ipotesi di rivedere le categorie che potranno accedere in via prioritaria alla vaccinazione. "Con una lettera al Ministro della Salute Roberto Speranza - aggiunge - pochi giorni fa, abbiamo sostenuto le ragioni di tutti gli iscritti ad accedere al vaccino, perché tutti fanno parte di un'unica filiera sanitaria e sono, per questo, maggiormente esposti al contagio e a loro volta a contagiare. Quindi andrebbero inseriti nelle categorie con accesso prioritario".

Una richiesta che va di pari passo con quella rivolta già a novembre dall'Ordine dei Farmacisti Italiani (Fofi). "I farmacisti sono sempre stati in primissima linea durante la pandemia. Hanno continuato a garantire il loro servizio sul territorio anche durante il lockdown - spiega Andrea Mandelli, presidente del Fofi - e, come i medici e gli infermieri, hanno pagato un pesante tributo anche in termini di vite. Un sacrificio ben compreso anche dal ministro della Salute Roberto Speranza che ci ha assicurato che anche noi farmacisti dovremmo essere ricompresi tra gli altri operatori sanitari. E già alcune regioni stanno provvedendo a chiedere gli elenchi dei nominativi dei farmacisti".

Medici no vax, indaga la Procura. E Fnomceo apre un procedimento

(da DottNet)   Arrivato il vaccino, ora il fulcro di polemiche e preoccupazioni ed eventuali decisioni politiche è rappresentato da chi lo rifiuta tra gli operatori sanitari, Un centinaio di persone, secondo la Fnomceo, su alcuni dei quali l'Ordine di Roma ha aperto un procedimento disciplinare. E se i giuristi dicono che per chi lavora a contatto col pubblico è pensabile un obbligo vaccinale, perchè il limite della libertà individuale sta nel non arrecare danno agli altri, il mondo politico si divide. Favorevoli a questa ipotesi esponenti di punta come Matteo Renzi e Silvio Berlusconi e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che sottolinea pero' come cominciare a parlare di obbligo sarebbe un danno, auspicando che il rifiuto si superi spiegando. Contraria, invece, la ministra Fabiana Dadone che preferirebbe per i dipendenti della pubblica amministrazione una forte raccomandazione. Come ha spiegato il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, pero', "sono un centinaio circa i medici contrari alle vaccinazioni. E per noi, chi sta con i no vax è incompatibile con la professione, perché mette in discussione le evidenze scientifiche. Ci sono poi medici che non vogliono essere vaccinati, e possono avere diverse motivazioni, a volte coincidono con i no vax, ma non tutti sono incanalabili in questo filone". Un esempio sono i 13 medici, tra no vax e negazionisti, su cui l'Ordine dei medici di Roma ha aperto un procedimento disciplinare, per le loro convinzioni sui social media e in tv. "Si tratta di 10 colleghi che hanno espresso posizioni contro il vaccino antinfluenzale e 3 invece negazionisti sul Covid - precisa Antonio Magi, presidente dell'Ordine - La procedura disciplinare è partita dopo che abbiamo ricevuto da cittadini e colleghi degli esposti, corredati da documentazione".

Al momento l'adesione dei medici al vaccino è stata alta. Ma è pensabile un obbligo vaccinale per i medici? Come spiega Amedeo Santosuosso professore di diritto, scienza e nuove tecnologie presso l'Universita' degli studi di Pavia, il principio di base "è che ognuno è libero di fare ciò che vuole, a patto di non arrecare danno agli altri. I medici che non vogliono essere vaccinati contro il Covid, possono rimanere liberi di non vaccinarsi ma non possono esporre gli altri a rischio, lavorando a contatto con persone deboli". Da qui può scattare l'obbligatorietà. Diversamente "il loro datore di lavoro può non essere obbligato a farli lavorare". "Rendere obbligatorio il vaccino, o proporlo solo su base volontaria, o imporlo al solo personale sanitario, "è una scelta politica, che compie la maggioranza di governo, e che la Costituzione autorizza, in presenza però di alcune cautele" spiega dal canto suo un altro giurista e costituzionalista, Michele Ainis. "Vale per medici e infermieri quello che vale per tutti: l'articolo 32 della Costituzione autorizza i trattamenti sanitari obbligatori, e un vaccino lo è, con due cautele: la vaccinazione deve essere prevista dalla legge e non deve infrangere il rispetto della persona umana".    Che debba essere la politica, in base ai numeri, a decidere se prevedere per legge un obbligo al vaccino anti Covid per gli operatori sanitari e' anche la posizione del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli.

"Ma, dice, prima ancora di un obbligo legislativo, c'è un obbligo deontologico in base a quale un medico deve vaccinarsi se ha a che fare con dei pazienti fragili, per tutelarli". Un'ipotesi, quella dell'obbligo, su cui sta ragionando anche la politica. "In questo momento cominciare a parlare di obbligo farebbe un danno" ma "credo che fare il vaccino debba essere una precondizione per chi lavora nel pubblico", ha detto Sandra Zampa. Se "ci rendessimo conto che c'è un rifiuto che non si riesce a superare credo andrebbe considerato l'obbligo. Non si può stare in una Rsa, dove dovresti lavorare per la salute delle persone ospitate, e mettere la loro salute a rischio". Dello stesso avviso i leader di Italia Viva, Matteo Renzi, "introduciamola subito almeno per gli operatori sanitari e socio sanitari", e di Forza Italia, Silvio Berlusconi, "il vaccino, ha detto il Cavaliere, "è l'unico strumento possibile per debellare una tragedia come quella del Covid. Di parere opposto la ministra Dadone, che dice di non essere "una grande appassionata dell'obbligo in campo vaccinale. Credo sia più giusta una forte raccomandazione, fronte su cui il governo si è impegnato". I governatori leghisti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, pensano invece all'idea di un 'passaporto sanitario' per viaggiare in aereo o alloggiare in hotel. E in Spagna un registro e la non obbligatorietà dei vaccini sono stati gia' previsti. Il vaccino contro il coronavirus non sarà obbligatorio ma chi deciderà di non farlo sarà inserito in un "registro" che sarà poi condiviso con gli altri Paesi dell'Ue.

Telemedicina. Le regole per visite, consulti, prenotazioni e ricette del Mmg

(da Doctor33)    Dopo le linee guida sull'erogazione dei servizi di telemedicina che equiparano le tariffe di visite e monitoraggi in remoto a quelle delle prestazioni in presenza, il Ministero della Salute pone all'attenzione delle regioni "Indicazioni nazionali" su cinque specifiche prestazioni: la televisita con medico e paziente collegati a distanza, il teleconsulto medico tra medici collegati, la teleconsulenza tra medico e sanitario o tra sanitari, la teleassistenza delle professioni sanitarie verso il paziente e la telerefertazione degli esami in remoto. Il documento non tratta invece di teleriabilitazione, telecertificazione e telemonitoraggio, rinviati ad altro "paper", e mantiene la tariffa in remoto pari a quella in presenza. Inoltre, sconsiglia le prestazioni a distanza su pazienti acuti, cronici riacutizzati o fragili nonché su pazienti non ben trattabili a domicilio. È sempre il medico che esegue l'esame a valutare se effettuarlo in presenza o a distanza. E a prenotarlo.
Le prestazioni - Già tariffata dal documento delle regioni di settembre, la televisita non può sostituire la visita in presenza, ma deve riferirsi a pazienti che hanno già una diagnosi e a quattro casi specifici: follow up di patologie croniche (ad esempio con piano assistenziale individuale-Pai); situazioni note in cui serva eventuale cambio di farmaco o di dosaggio; valutazione anamnestica per stadiare una patologia nota o sospetta; controllo di esiti di esami fatti. Si applica a visite ambulatoriali previa presentazione di ricetta medica ed eventuale esenzione, e consultoriali entro percorsi d'accesso definiti. A differenza della televisita, teleconsulto, teleconsulenza medico-sanitaria e teleassistenza non sono tariffati nel nomenclatore né hanno disciplina definita sul ticket. Con il teleconsulto il paziente può fruire di second opinion di specialisti, mentre la teleconsulenza (con paziente presente o meno) e la teleassistenza (con paziente sempre presente) possono richiedere la condivisione di dati clinici e referti tramite apps e preludono al corretto svolgimento di attività assistenziali a valle. La telerefertazione può seguire la telegestione di un esame a distanza e consiste nella relazione del medico o sanitario in un referto online (telereferto) dove si formalizza la telediagnosi del medico autenticata con firma digitale.
Compiti del medico - La responsabilità del sanitario è identica a quella originata dalle prestazioni in presenza. Nel referto vanno apposti i nomi dei professionisti presenti all'esame. Il referto digitale va reso condivisibile, consultabile e trattabile ad altri sanitari. Il clinico dovrà poter comunicare con il paziente via sms, email criptate, videochiamata. Sono situazioni già sperimentate, dalle regioni come dai privati; in particolare nelle cronicità il documento cita esperienze quali: trasmissione elettrocardiogrammi a hub cardiologico per refertazione o second opinion; invio di parametri vitali da ambulanza a pronto soccorso; trasmissione di immagini da pronto soccorso a stroke unit; teleconsulti da casa e videochiamate tra operatori; televisite specialistiche da unità operative di differenti presìdi ospedalieri. Nel prescrivere la prestazione, il medico non dettaglia la modalità di erogazione, ma può aver necessità di specificare che essa sarà erogata a distanza nel campo delle note o del quesito diagnostico. A prenotare l'esame è sempre lo specialista che ha in carico il paziente una volta decisa la modalità di erogazione, in presenza o in remoto. L'adesione del paziente va preceduta da informativa che indica in cosa consista la prestazione, quale ne sia l'obiettivo, come s'intenda trattare i suoi dati, chi vi abbia accesso, chi siano titolare e responsabile del trattamento (strutture e professionisti con nomi e cognomi) e come rivolgervisi.
Scenari - L'esito di una prestazione a distanza può indicare la stabilità della situazione, ovvero portare al ricovero del paziente, a richieste di approfondimento, a rinnovi di piano terapeutico, o a una riprogrammazione dell'esame in presenza per via di esito insoddisfacente. Le strutture sanitarie devono garantire che la strumentazione usata sia adeguata ed interoperabile, leggibile in altre strutture e regioni, e che il referto sia archiviato correttamente. Non è telemedicina il triage telefonico o a distanza che indirizza il paziente al percorso diagnostico o alla cura più idonei. La parola adesso passa alle regioni per l'approvazione. 

Test salivare della troponina cardiaca, grandi potenzialità

(da MSD Salute e Popular Science)   I risultati preliminari su un test point-of-care, sviluppato per valutare la troponina cardiaca I (cTn1) nella saliva anziché nel sangue, hanno dimostrato che la cTn1 può essere rilevata nella saliva dei pazienti con comprovati danni cardiaci.  Ciò emerge da un piccolo studio condotto su 41 pazienti da Roi Westreich della Soroka University di Beer Sheva, secondo cui i risultati del test possono essere ottenuti entro 10 minuti, a fronte di un’ora richiesta dal test standard. Sono comunque necessarie altre ricerche su un campione più ampio per accertare per quanto tempo la troponina rimane nella saliva dopo un attacco cardiaco, nonché quanti pazienti riceverebbero una diagnosi erronea di attacco cardiaco e quanti casi verrebbero mancati.

I ricercatori desiderano sviluppare un’opzione per la diagnosi iniziale e precoce al di fuori dell’ospedale, ossia negli studi medici comunitari, nei piccoli ospedali di provincia e nelle ambulanze, oppure nel domicilio del paziente.   In questi contesti l’elevata accuratezza del test di laboratorio della troponina ad alta sensibilità (hs-cTn1) non è indispensabile, ma piuttosto un elevato valore predittivo negativo ed una buona sensibilità sono parametri affidabili per valutare la performance dei test.   Come affermato da alcuni esperti, il presente studio è ristretto e limitato, ma è comunque molto importante alla luce della possibile efficacia che un test del genere potrebbe apportare nel miglioramento della salute del paziente.   Lo studio rivela soltanto la praticabilità del test e le eventuali possibilità per il futuro. Il test impiegato nello studio ha una soglia di rilevamento molto elevata, ma si tratta comunque di un’innovazione nel campo dei test per i biomarcatori cardiaci, ed in particolare negli approcci meno invasivi per il paziente.

Un test salivare rapido effettuato in ambulanza per identificare i pazienti che presentano infarti miocardici sostanziali potrebbe costituire un contributo utile all’assistenza al paziente facilitando il trasferimento diretto in centri cardiologici, posto che possa rivaleggiare con la performance dei test ematici point-of-care  più moderni per la troponina cardiaca. Un ECG dovrebbe sempre essere il test di prima linea in un paziente con dolore cardiaco acuto, allo scopo di stabilire se sia necessaria una riperfusione coronarica immediata.    Un test della troponina rapido, sensibile e point-of-care, in combinazione con un ECG a 12 derivazioni e con la valutazione clinica, potrebbe consentire di prendere decisioni dirette. Analogamente ai test di gravidanza domiciliari, l’analizzatore impiegato nel presente studio si basa sul test immune a flusso laterale, nel quale un campione liquido scorre lateralmente rispetto ad una membrana di nitrocellulosa: si formano due linee se la molecola target è presente nel campione, e solo una se essa non c’è.   E’ stato riscontrato che i pazienti che presentano livelli ematici di cTn1 non superiori a 100 ng/l tendono a risultare negativi al test salivare. In questo campo c’è comunque ancora molto da fare, e la validità del test, le sue implicazioni nell’accuratezza della diagnosi ed il suo impatto sugli esiti clinici sono ancora da determinarsi.

Anomec presenta pdl, per cittadini assicurati libertà scelta medico

(da Adnkronos Salute) - "Oggi circa un italiano su tre ha un’assicurazione sanitaria aziendale. Negli ultimi anni gli istituti assicurativi stanno praticando una politica che favorisce l’assistenza diretta presso centri convenzionati (in alcuni casi di loro proprietà) escludendo, per moltissime prestazioni, ogni possibilità di rimborso indiretto ovvero presso medici non convenzionati scelti dal paziente. In altri casi i rimborsi indiretti sono molto penalizzanti rispetto a quelli in forma diretta. Questo regime monopolistico di erogazione vincola dunque la libertà del paziente di scegliere il proprio medico e di conseguenza la terapia che ne consegue". E' quanto denuncia l'Anomec (Associazione nazionale medici e odontoiatri convenzionati), che sul tema ha presentato un esposto all’Antitrust ed ora una proposta di legge 

Questa tendenza - ricorda l'associazione per bocca della sua presidente Maria Rita Vannetti - "ha determinato numerosi esposti di associazioni di consumatori, dell’Ordine dei medici e di associazioni di categoria e non si contano i reclami all’Ivass".  La proposta di legge (n. 2775) presentata da Anomec, con la consulenza del professor Pietro Ichino, "prevede un semplice principio: il paziente assicurato deve poter ottenere lo stesso rimborso per una data prestazione a prescindere dal regime, sia esso diretto o indiretto. Il paziente assicurato pertanto diviene libero di scegliere dove e come curarsi senza dover rinunciare ad un diritto sancito dalla legge italiana. Ciò chiaramente non determina alcun aumento di spesa per le assicurazioni, né ovviamente per i pazienti che possono anzi scegliere liberamente", spiega la presidente Anomec.

"La legge, semplice e simmetrica, in poche settimane - riferisce Vannetti - ha avuto già l’appoggio formale di Altroconsumo, di tutte le più importanti società scientifiche odontoiatriche (peraltro le più numerose nel panorama medico) e mediche (altre stanno valutando poiché gli statuti vietano interventi politici), e gode dell’appoggio della Commissione Albo Odontoiatri (Cao) dell’Ordini dei Medici e di molti sindacati ed associazioni di categoria", conclude.

Vaccino: nessun medico si tiri indietro, chi lo rifiuta è indegno

(da DottNet)   Il messaggio, ripetuto come se fosse una sola voce, risuona forte e chiaro dal nord al sud della penisola, senza distinzioni: "massima fiducia e tranquillità nel vaccino anti-Covid". Quella di oggi è una giornata speciale, "di attesa e speranza" perchè "segna l'inizio di un nuovo momento, che lentamente porterà a uscire dal tunnel della pandemia". E'così che l'esercito di medici e infermieri, che per primi oggi hanno ricevuto il nuovo vaccino Pfizer-Biotench, raccontano le loro emozioni e sensazioni.  "Oggi comincia una nuova era - ha riassunto il presidente degli ordini dei medici, Filippo Anelli - l'era in cui noi possiamo dire che abbiamo uno strumento per porre fine a una pandemia. I vaccini hanno rappresentato questo nel corso della storia dell'umanità. Abbiamo addirittura eradicato una malattia, il vaiolo, tolto di mezzo un virus e ridotto quasi sino alla scomparsa altre malattie. Tra queste vorremmo che ci fosse un giorno anche il Covid".

Impressioni che hanno trasmesso i medici e gli infermieri che si sono vaccinati per primi. "Nessuno si tiri indietro, il vaccino e' sicuro, tutte le fasi sono state svolte con grande serietà rispettando i tempi necessari per le scelte migliori", ha detto Rosaria Capobianchi, direttore laboratorio di virologia dello Spallanzani prima vaccinata in Italia, che spiega la sua adesione alla campagna. "Nessuno si tiri indietro. Questa scelta e' sicura, di assoluto altruismo e amore per i nostri cari e per la comunità. I vantaggi sono enormi". "Io spero di essere il primo a vaccinarmi appena inizierà la fase 1. Io sono un medico e i medici devono dare l'esempio. Un medico che rifiuta la vaccinazione non è degno di questo mestiere", ha detto l'assessore alla Salute della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, nella giornata di avvio della campagna di vaccinazioni contro il Covid nel Policlinico di Bari. Auspicando "che tutti gli operatori sanitari chiamati a vaccinarsi rispondano a questo appello", Lopalco ha aggiunto che "dobbiamo porre questa muraglia contro il virus che si chiama vaccinazione".

"C'era un'atmosfera di grande attesa, aspettativa e fiducia - racconta Michele Lisco, medici di famiglia e membro della task force rischio Covid della Asl di Brindisi - Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini è che abbiamo la massima fiducia e tranquillità nei vaccini e anche loro devono averla. Lentamente arriveremo a vaccinare tutti e potremo tornare ad avere una vita normale, anche se ciò non significa che dobbiamo ridurre le misure di precauzione nel frattempo, che vanno comunque mantenute". Anche per Carlo Vernelli, medico in servizio presso la clinica malattie infettive dell'azienda ospedaliera di Terni e uno dei primi a riceve il vaccino anti-Covid all'ospedale di Spoleto, quello di oggi "è un passo importante per il contrasto al Covid e non ho mai avuto alcun dubbio sul fatto di dovermi vaccinare. Nel vaccinarmi ho avvertito un po' di emozione - ha aggiunto -, ma ho la certezza che questo sia il comportamento da adottare a tutti i livelli, dai più giovani agli anziani". Per Fiorenzo Corti, vice segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), che ha ricevuto oggi il vaccino a Milano, "l'iniezione è stata tranquilla e indolore. Quella di oggi è una testimonianza che serve a tranquillizzare i cittadini che nutrono dubbi sul vaccino, sviluppato in tempi molto rapidi. Ci deve essere l'impegno a fare in modo che la maggioranza degli operatori sanitari si vaccini e noi medici di famiglia siamo disponibili a dare il nostro contributo, vaccinando, così come fatto con il vaccino antinfluenzale".

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi), tra i primi a ricevere stamattina il vaccino anti-Covid a Milano, ha sottolineato come vaccinarsi "per un infermiere è un dovere verso i cittadini, verso i colleghi e anche verso la scienza in cui crediamo". In tutta Italia gli infermieri sono stati e sono pronti a vaccinare e farsi vaccinare, da Nord a Sud, rileva la Fnopi, e in molte Regioni le regole seguite hanno voluto proprio che fossero i presidenti degli Ordini di infermieri e medici i primi a cui somministrare il vaccino nel V-Day. Tra questi c'è stata Lucia Premoli, infermiera della Rianimazione dell'ospedale di Codogno tra gli operatori che hanno assistito il 'paziente 1' Mattia Maestri, la prima ad essere stata vaccinata contro il Covid nel presidio ospedaliero del Lodigiano simbolo della pandemia. L'infermiera ha ringraziato la sua azienda per "l'opportunità che mi ha offerto: essere di esempio per tutti i miei colleghi. Non abbiamo altra strada da percorrere - ha concluso - per tornare a una vita normale".

Il calendario

Terminato il vaccino day si guarda già a domani e alle tappe che, soprattutto dalla primavera all'autunno, scandiranno la vera e propria vaccinazione di massa. Si punta a una copertura dell'80%. In totale l'Italia ha opzionato 202 milioni di dosi, il 13,4% dell'Ue, "dotazione sufficiente per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e conservare delle scorte". Novità importanti arrivano dall'Inghilterra per il vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall'Università di Oxford: è "efficace al 95%", come quelli già approvati di Pfizer e Moderna, "ed è in grado di eliminare al 100%" i sintomi gravi che portano ai ricoveri per Covid-19, dice al Sunday Times Pascal Soriot, ad di AstraZeneca. Secondo il domenicale, il via libera delle autorità britanniche al vaccino arriverà "entro giovedì" mentre la sua distribuzione dovrebbe avvenire a partire dal 4 gennaio.

    - VACCINO DAY: il 27 la data per il via ufficiale alla vaccinazione. Per questa giornata sono state previste 9.750 dosi di vaccino Pfizer-BioNTech in numero "simbolico". La distribuzione vera e propria parte da domani 28 dicembre e all'Italia arriveranno circa 470mila dosi del siero Pfizer-BionTech ogni settimana.

- TEMPI E QUANTITÀ DI DOSI PFIZER, MODERNA E ASTRAZENECA - Del vaccino protagonista di questa prima fase italiana ed europea, quello di Pfizer-BioNTech, con il nome commerciale di Cominarty sono previste 27 milioni di dosi: 8,8 nel primo trimestre 2021, 8,1 nel secondo trimestre, 10,1 nel terzo. L'accelerazione dell'Ema in Ue per il vaccino dell'americana Moderna, il cui ok è previsto per il 6 gennaio, cui seguirà un evento pubblico dedicato ai cittadini l'8 gennaio, porterà 10,8 milioni di dosi: 1,4 nel primo trimestre, 4,7 nel secondo e altrettante nel terzo. Ai 38 milioni di vaccini certi Pfizer e Moderna bisogna aggiungere quelli ulteriormente opzionati che l'Ue sta negoziando con le stesse due case farmaceutiche, e poi gli altri che arriveranno in approvazione. Per AstraZeneca opzionate 40 milioni di dosi.

    - ALTRI VACCINI: alla fine dei processi autorizzativi l'Italia potrà contare, in caso vadano tutti a buon fine, anche su 26,92 milioni di dosi per il contratto con Johnson&Johnson; il contratto con Sanofi 40,38 milioni; il contratto con CureVac 30,28 milioni di dosi. In arrivo forse per l'estate anche il vaccino tutto italiano di Reithera in collaborazione con lo Spallanzani. Uno dei 65 vaccini in fase clinica che ha completato la fase 1.

    - CATEGORIE PRIORITARIE. VACCINAZIONI NEI 4 TRIMESTRI: la prima tranche di circa 10 milioni di dosi nel primo trimestre 2021 (8,749 milioni di dosi Pfizer e 1.346.000 di dosi Moderna appena ci sarà in via libera Ema) servirà a vaccinare le categorie individuate come prioritarie nelle fase iniziale della campagna di immunizzazione. Tra queste, figurano gli operatori e lavoratori sanitari e socio-sanitari (1.404.037 persone), il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani (570.287) e gli anziani over 80 (4.442.048).  Nelle fasi immediatamente successive a queste prime vaccinazioni le persone dai 60 e 79 anni (pari a 13.432.005) e la popolazione con almeno una comorbilità cronica (7.403.578). Tra il secondo e il terzo trimestre insegnanti e personale scolastico, e le altre categorie di popolazione appartenenti ai servizi essenziali come Forze dell'ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità. Nel quarto trimestre tutti gli altri.

    - GRATUITÀ: l'acquisto del vaccino e' centralizzato, non obbligatorio e verrà somministrato gratuitamente a tutti gli italiani in strutture pubbliche e successivamente con l'aiuto dei medici di base.

    - LOGISTICA: per i vaccini con catena del freddo standard si adotta un modello di distribuzione con un sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali. I vaccini che invece necessitano di una catena del freddo estrema verranno consegnati direttamente dall'azienda produttrice presso 300 punti vaccinali sul territorio. Per la distribuzione saranno coinvolte le Forze armate.

    - PERSONALE: "Sono circa 19.400 medici e altri sanitari" che si sono candidati per il reclutamento della campagna vaccinale, "un risultato davvero confortante, speriamo di iniziare presto le selezioni" ,ha riferito il commissario Domenico Arcuri lo scorso 23 dicembre.

    - FARMACOSORVEGLIANZA: L'Aifa lavorera' per assicurare il massimo livello di sicurezza nel corso della campagna di vaccinazione. L'obiettivo è quello di predisporre una sorveglianza aggiuntiva sulla sicurezza dei vaccini stessi, monitorando gli eventuali eventi avversi ai nuovi vaccini Covid.
    Sempre l'Aifa, inoltre, avviera' studi indipendenti e si è dotata di un comitato scientifico specifico per tutto il periodo della campagna vaccinale.

La ricerca

Prosegue senza sosta la ricerca per trovare cure e vaccini contro il Sars-Cov-2. A livello internazionale, sono 2.345 i trial clinici registrati sul database ClinicalTrials.gov. Mentre 135 sono le sperimentazioni in corso sui 59 candidati vaccini disponibili, di cui 4 sono già stati approvati in alcuni paesi. A fare il punto sulla ricca produzione di evidenze scientifiche che sta accompagnando la pandemia Covid-19 è la nuova infografica realizzata dal Gruppo di lavoro "Trial Clinici" dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), con dati aggiornati al 18 dicembre.  Mentre in Italia e nel resto d'Europa, inizia la somministrazione delle prime dosi del vaccino Pfizer/Biontech, prosegue senza sosta la ricerca in quest'area: 135 sono i trial in corso nel mondo per un totale di 641.164 volontari arruolati.

Il 19% di questi studi è già in fase 3, ovvero in sperimentazioni su un numero molto largo di pazienti. E' la Cina a contarne il maggior numero, ben 43 studi in corso su vaccini, seguita dagli Stati Uniti con 21 e dalla Gran Bretagna con 12. A essere studiate sono tutte le tecnologie disponibili: Rna, Dna, vettore virale, virus inattivato, particelle pseudovirus (Virus-Like-Particle) e subunità proteica. Grande è anche la varietà della somministrazione: inframuscolare, sottopelle, intranasale, venosa, orale.   Sono 4, al 21 dicembre, i vaccini approvati nel mondo: quello di Pfizer, sviluppato da Stati Uniti e Germania, ha avuto il via libera in Unione Europea, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Arabia Saudita, Bahrain; Sinopharm sviluppato dalla Cina, costituito dal SARS-CoV-2 inattivato e approvato in Emirati Arabi, Cina e Bahrain; lo Sputnik V, sviluppato e approvato in Russia e che utilizza come vettore virale un adenovirus. Infine il vaccino a mRna dell'azienda Moderna sviluppato insieme al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIH) statunitense, è stato approvato negli Usa e, dal 23 dicembre, anche in Canada, ma la richiesta per l'immissione in commercio in Europa è in corso e potrebbe essere conclusa in una riunione straordinaria dell'Agenzia Europea dei Medicinali in programma il 6 gennaio 2021. 

Tutto questo va di pari passo con gli studi sui farmaci anti Covid. Dei 72 in corso in Italia, 50 sono stati autorizzati dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa): 24 appartengono alla categoria degli immunomodulanti (cercano di mitigare la risposta infiammatoria generata nell'organismo dall'infezione), 10 studi si basano sull'uso di plasma iperimmune dei convalescenti, 10 su antitrombotici, 7 su antimalarici, 6 sugli antivirali. Inoltre, il 73% sono randomizzati, ovvero assegnano in modo casuale ai volontari il farmaco o il placebo, e il 77% di questi studi coinvolgono più centri di ricerca, aspetto qualificante perché permette di osservare i risultati in contesti clinici diversificati. Pochi giorni fa inoltre, Aifa ha annunciato anche l'intenzione di valutare l'avvio di una sperimentazione sugli anticorpi monoclonali, gli stessi usati anche da Donald Trump e già autorizzati in via di emergenza in alcuni paesi, tra cui Stati Uniti e Canada.

Le nuove maxi Asl dopo le fusioni. Meglio o peggio? Lo studio di Fiaso

Il lavoro presentato al Forum Risk Management 2020. Ripa di Meana: “Molte realtà sono state sottoposte a uno stress test da fusione, al quale si è poi aggiunto quello imposto dell’emergenza pandemica, nel corso della quale molte Aziende hanno tenuto proprio perché i loro DG sono stati in grado di “esserci”.   Leggi L'articolo completo al LINK

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=90992&fr=n

Aifa, efficacia e sicurezza della vaccinazione: vantaggi e reazioni

(da DottNet)  Il vaccino contro il Covid, che inizierà a essere somministrato il 27 dicembre in Italia, non provoca la malattia né alterazioni del Dna e solo in casi rarissimi può dare reazioni allergiche gravi. I rischi arrivano invece da altro dall'acquisto privato del vaccino su internet o attraverso canali alternativi alla somministrazione autorizzata, che sarà gratuita e su chiamata. A fare chiarezza è l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che ha pubblicato online un documento  (https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccino-covid-19-comirnaty ) che risponde alle 35 domande più frequenti sul vaccino di Pfizer/Biontech.   Il vaccino, dal nome Comirnaty contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) e "non introduce nelle cellule il virus vero e proprio, ma solo l'informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike".   Quanto al dubbio se la vaccinazione possa "provocare il Covid o altre alterazioni genetiche", Aifa risponde: "nel vaccino non sono coinvolti virus interi o vivi, perciò non può causare malattie. L'mRNA del vaccino come tutti gli mRNA prodotti dalle cellule si degrada naturalmente dopo pochi giorni" e "non resta nell'organismo". Gli studi condotti fino a oggi mostrano che, con l'iniezione di due dosi, protegge con un'efficacia del 95% dalla malattia Covid ed è "plausibile" che impedisca anche di infettarsi e trasmettere ad altri la malattia, ma in attesa di conferme, i vaccinati "devono continuare ad adottare le misure di protezione anti Covid".  Rispetto alla durata della protezione, per ora il periodo di osservazione è stato di pochi mesi ma "è probabile, sulla base di studi su altri coronavirus, che duri 9-12 mesi".

Occorrono più risorse per la sanità

(da M.D.Digital)   Non usa mezzi termini il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che si fa portavoce delle preoccupazioni delle diverse componenti della Professione, che ha ascoltato in questi giorni, sulla ripartizione dei fondi contenuta nella bozza del Recovery Plan italiano. Un piano nel quale meno del 5% delle risorse totali sono destinate alla sanità. Anelli, nel giorno in cui salgono a 255 i medici vittima del Covid, 76 nella seconda ondata, ha dunque preso carta e penna e scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per esprimere “sconcerto se non delusione di fronte a una disponibilità dei fondi europei dedicati alla sanità, ben al di sotto delle aspettative e delle previsioni a oggi formulate, laddove l’emergenza sanitaria che continuiamo a vivere con il suo tragico portato di vittime e di dolore, che ha travolto la nostra comunità sociale e mi consenta anche professionale, con esempi di dedizione fino alle estreme conseguenze dei nostri colleghi, avrebbe richiesto una attenzione particolare e un impegno di ben altro rilievo”. “Se l’articolo 32 della Carta Costituzionale deve mantenere la sua essenza e la ratio sulla base del quale fu scritto, sarà necessario un incremento delle risorse, al momento, riservate alla sanità – argomenta nella lettera-.  Se si chiede ai medici e agli odontoiatri italiani di impegnarsi in un’opera professionale che spesso è gravata da carenze strumentali, programmatorie, operative, se la Professione deve affrontare sfide quotidiane che l’emergenza sanitaria sta rendendo sempre più difficili da vincere, è il momento di fare scelte coraggiose che guardino realmente al futuro, che sblocchino situazioni cristallizzate da decenni quale è ad esempio il problema “dell’imbuto formativo” che non consente a migliaia di giovani colleghi di completare il proprio percorso formativo accedendo alla Professione, proprio in un momento in cui maggiore è la necessità di competenze specifiche mediche.  Solo così sarà possibile creare quell’impianto strutturale solido, innovativo e congruente con gli obiettivi generali di un Piano che vuole dirsi realmente di Rilancio”.

Anelli ribadisce poi in maniera ufficiale la proposta già anticipata ieri dal Comitato Centrale di un fondo dedicato a colmare il divario di assistenza sanitaria tra le diverse zone del Paese.“Il tema della disuguaglianza sanitaria ci sta particolarmente a cuore nella convinzione che solo in una condizione di omogeneità assistenziale si butteranno le basi per la costruzione di Paese nuovo – esplicita -. Ben venga l’innovazione digitale, l’attenzione all’ambiente che come medici perseguiamo da sempre ma la coesione sociale, quella territoriale, la parità sono obiettivi del Piano di Rilancio che impattano pesantemente sul sistema sanitario e che con lo stesso dovranno procedere in piena coerenza”.“L’attuale ripartizione dei fondi europei non segue quel criterio chiesto per la sanità ovvero superare il divario che nel tempo si è stratificato nel Paese. È questo il momento di farlo, a nostro avviso ed è questo che Le chiediamo come medici e odontoiatri a nome dei nostri pazienti – conclude Anelli -. Siamo consapevoli delle difficoltà del momento ma quali Professionisti in prima linea, di un Paese in sofferenza sanitaria, ci auguriamo vivamente che la nostra istanza venga accolta con l’attenzione che merita”.

Tessera sanitaria, cambiano le scadenze per l’invio dati

(da DottNet)   Novità per le comunicazioni al sistema Tessera sanitaria. A partire dal 2021, i dati saranno maggiori e con cadenza mensile. Il decreto pubblicato lo scorso ottobre stabilisce che le spese sostenute dai contribuenti nel 2020 vanno inoltrate al S.T. S.entro gennaio 2021, mentre quelle sostenute dal 1° gennaio 2021, devono essere comunicate entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale. Ma non è tutto. Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2021, gli operatori sanitari, devono inviare i dati al Sistema TS indicando anche:

- il tipo di documento fiscale;

- l’aliquota o la “natura” Iva dell’operazione (ad esempio esente);

- l’indicazione dell’esercizio dell’opposizione da parte del cittadino alla messa a disposizione dei dati all’Agenzia delle entrate per la dichiarazione dei redditi precompilata.

Se il cittadino ha esercitato l’opposizione i dati sono trasmessi al Sistema TS senza l’indicazione del codice fiscale dell’assistito.  Ad ogni modo, i dati, aggregati per tipologia, riguardanti le spese sanitarie e veterinarie sostenute a partire dal 1° gennaio 2020, purché effettuati mediante mezzi di pagamento tracciabili, sono messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate per la compilazione della dichiarazione dei redditi precompilata così come le spese per le quali non vi è obbligo di pagamento tracciabile. La novità consiste che, ai sensi la lettera b del comma 1 dell’art. 7, le spese sanitarie effettuate dal 1° gennaio 2021 devono essere comunicate entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale. Tutto questo, sostanzialmente, si traduce in un nuovo adempimento mensile (12 nuovi adempimenti l’anno) per i contribuenti interessati e per i loro consulenti.

L’invio dei dati al Sistema T.S riguarda la generalità degli operatori sanitari. Ecco le categorie interessate:

- le aziende sanitarie locali,

- le aziende ospedaliere,

- gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico,

- i policlinici universitari,

- le farmacie, pubbliche e private,

- i presidi di specialistica ambulatoriale,

- le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa

- gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari

- gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Ad ogni modo, con successivi decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), sono stati individuati nuovi soggetti obbligati. E’ il caso di fisioterapisti, psicologi, radiologi, biologi ecc.

L’invio dei dati è effettuato entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono  le spese; anche tramite il consulente o commercialista di fiducia, collegandosi portale Sistema Tessera Sanitaria.

1 89 90 91 92 93 166