Covid, via libera a nuovi indennizzi e tutele aggiuntive

(da enpam.it)   Dopo mesi di incertezza segnati da discriminazioni subite e richieste di chiarimenti, prima della fine dell’anno l’Enpam è riuscita a portare a casa nuovi significativi risultati in favore degli iscritti colpiti dall’emergenza Covid.

RESTITUITI 25 MILIONI AGLI ISCRITTI     Negli ultimi giorni di dicembre, l’Enpam ha potuto erogare ulteriori 25 milioni di euro a circa 57mila camici bianchi, per un importo medio di 440 euro, a integrazione dei Bonus Enpam ed Enpam Plus già corrisposti nei mesi scorsi.  Non una nuova tranche di aiuti, ma la restituzione di quanto sottratto dalla “tassa sulla solidarietà” imposta sugli aiuti erogati dall’Enpam a seguito dell’emergenza Covid-19.  Un risultato per cui la Fondazione si era battuta, sancito dalla norma inserita nella versione definitiva del decreto legge “Ristori” pubblicata la vigilia di Natale in Gazzetta ufficiale.  “Sui bonus che avevamo destinato a medici e odontoiatri con nostre risorse lo Stato ha rinunciato ad incamerare imposte – ha commentato con soddisfazione Alberto Oliveti, presidente della Fondazione Enpam -. Abbiamo quindi subito disposto un ulteriore bonifico ai nostri iscritti, corrispondente proprio alle ritenute d’acconto che eravamo stati costretti a fare”.

“Su questo aspetto – ha aggiunto Oliveti – il Parlamento ha fatto giustizia. Era evidente infatti che i sussidi statali, che abbiamo anticipato per conto dello Stato e che già in partenza erano esentasse, e i bonus che abbiamo finanziato come Enpam erano analoghi nella sostanza. Non aveva senso dunque che medici e odontoiatri in difficoltà pagassero le tasse su quelli finanziati con risorse della Fondazione”.

NUOVI INDENNIZZI STATALI    Insieme alla restituzione del “maltolto”, nei primi giorni dell’anno l’Enpam ha anche potuto inviare a circa 2mila iscritti i bonifici relativi agli indennizzi statali per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020, per un importo totale di 3,6 milioni di euro circa.  Si tratta di camici bianchi a cui l’indennizzo era stato negato in un primo tempo a causa di una contraddittoria norma del governo che penalizzava i professionisti iscritti anche all’Inps e che fu cancellata dopo le proteste dell’Enpam e dell’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza privati. Indennizzo che ora è stato possibile riconoscere dopo l’arrivo di un chiarimento del ministero del Lavoro.

LE NUOVE TUTELE     Infine, lo scorso 31 dicembre l’Enpam ha finalmente ottenuto il via libera dai ministeri vigilanti alle due delibere approvate dal cda lo scorso 23 aprile 2020 e che rinforzano le tutele degli iscritti deceduti in attività in seguito al Covid-19, portando da 10 a 20 gli anni di contribuzione aggiuntiva, e quella che estende le tutele per gli immunodepressi.  Gli stessi ministeri hanno invece bocciato la delibera Enpam che istituiva la possibilità per i liberi professionisti di richiedere un anticipo fino al 15 per cento dell’intera pensione ordinaria maturata.

IN ATTESA DI APPROVAZIONE   Restano in attesa di approvazione le ultime due misure deliberate dal Cda prima di Natale e riguardanti il sostegno alle spese funerarie e l’indennità per i liberi professionisti contagiati.

Vaccino anti-Covid, come segnalare eventuali effetti collaterali. Il ruolo di Mmg e Asl

(da Doctor33)    «Reazioni locali nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa e dolori muscolari o articolari. Febbre, nausea o più raramente gonfiore dei linfonodi». Queste le reazioni avverse più frequentemente osservate negli studi clinici e nella iniziale esperienza successiva all'autorizzazione per i due vaccini a Rna messaggero di Pfizer e Moderna. Lo ricorda l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che - nelle Faq, appena aggiornate sul sito istituzionale, Farmacovigilanza su vaccini Covid-19 - spiega anche come segnalare eventuali effetti del vaccino anti-Covid. «Se si intende segnalare un qualsiasi evento che si è verificato a seguito della somministrazione del vaccino - si legge sul sito - ci si può rivolgere al medico di famiglia, al centro vaccinale, al farmacista di fiducia o alla Asl di appartenenza». La segnalazione «può essere effettuata anche direttamente da chiunque osservi o ne venga a conoscenza, sia esso operatore sanitario o cittadino, compilando la scheda disponibile sul portale dell'Aifa. La scheda compilata va inviata al responsabile locale di farmacovigilanza della propria struttura di appartenenza via e-mail o fax. Inoltre, è possibile fare la segnalazione direttamente online tramite l'applicativo VigiFarmaco seguendo la procedura guidata».
Per il momento, in Italia, sono state vaccinate 885.814 contro il Covid in Italia, 551.593 donne e 334.221 uomini, come si legge nel report online del commissario straordinario per l'emergenza sanitaria. Hanno ricevuto il vaccino 681.057 operatori sanitari, 136.052 unità di personale non sanitario e 68.705 ospiti di Rsa. Il numero di dosi somministrate è pari al 62,9% del totale delle dosi consegnate su tutto il territorio nazionale. L'Aifa, oltre alle reazioni di lieve entità, spiega che «come per tutti i farmaci, sono inoltre possibili, seppur rarissime, reazioni di tipo allergico fino allo shock anafilattico. Per questo le vaccinazioni vengono eseguite in contesti sicuri da personale addestrato ed è previsto un periodo di osservazione di almeno 15 minuti dopo la vaccinazione». Un altro aspetto di cui si tiene conto «è che, in seguito all'iniezione, si possono verificare anche reazioni di tipo ansioso con fenomeni vaso-vagali che vanno dalla sensazione di stare per svenire fino allo svenimento vero e proprio, per cui il personale presta attenzione a evitare traumatismi da caduta».
Dai primi test di laboratori sulla capacità dei vaccini di aggredire le varianti del virus da parte degli anticorpi monoclonali emergono risultati positivi. «Tutta la documentazione scientifica ci dice che i vaccini attualmente a disposizione coprono anche eventuali varianti», afferma il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia. Anche il presidente e amministratore delegato della Pfizer, Albert Bourla, ha dichiarato in un evento online che «secondo i primi studi c'è un'elevata efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro la variante britannica e sudafricana». Il dato riguarda lo studio condotto dalla stessa azienda con l'Università del Texas a Galveston e pubblicato sulla piattaforma BioRXiv, che ospita manoscritti non ancora sottoposti alla revisione scientifica. I dati, relativi a 20 persone, indicano che il vaccino sembra essere efficace contro 16 diverse mutazioni finora individuate nella principale arma con cui il virus aggredisce le cellule umane, la proteina Spike.
A quelle finora note, si è aggiunta la variante italiana descritta sulla rivista "The Lancet Infectious Diseases". È stata isolata a Brescia lo scorso agosto e "sorella" della variante inglese: entrambe discendono da un antenato comune, ma le loro strade evolutive si sarebbero separate già lo scorso marzo. «Stiamo già seguendo le varianti» del virus Sars-Cov-2 «per capire se i vaccini e gli anticorpi monoclonali sviluppati coprono anche queste: per ora sì, ma verranno fuori altre varianti, e dobbiamo stare sempre un passo avanti a loro», ha detto Rino Rappuoli, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore del progetto di ricerca sugli anticorpi monoclonali di Toscana Life Sciences di Siena. Se poi, dovessero comparire altre varianti, per Rappuoli non sarà tecnicamente un problema adeguare i vaccini. 

Covid-19, indicazioni per prevenire le varianti inglese e sudafricana. Ecco le misure

(da Doctor33)    Il ministero della Salute ha predisposto una circolare per arginare i rischi della diffusione delle varianti inglese e sudafricana di Covid-19, causa di un aumento dei contagi in diversi Paesi. La circolare elenca le misure di prevenzione per i viaggiatori e sorveglianza di laboratorio. Il ministero chiede un "rafforzamento delle attività di identificazione dei casi e dei contatti" attraverso i dipartimenti di prevenzione delle Asl, medici di famiglia e pediatri di libera scelta. "Verificare la presenza di link epidemiologico: le persone con un collegamento epidemiologico a casi con diagnosi di Covid Vui 202012/01 (variante inglese) o di Covid 501.V2 (variante sudafricana) o con una storia di viaggio in aree in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali, devono essere immediatamente identificate per testare e isolare i contatti esposti", sottolinea la circolare.
Inoltre, occorre "effettuare sorveglianza attiva dei viaggiatori provenienti dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in quarantena, a prescindere dall'esito del test effettuato all'arrivo; eseguire test diagnostico molecolare al termine della quarantena. Tale misura va estesa anche a tutti i viaggiatori provenienti da paesi in cui sia nota la presenza delle nuove varianti virali".
Il ministero avverte che sulla variante inglese "non sono stati riportati ad oggi un peggior andamento clinico, una mortalità più elevata o gruppi di popolazione particolarmente colpiti. Al momento non sono disponibili informazioni sull'eventuale aumento della frequenza di reinfezioni associate alla variante o sull'impatto sui programmi di vaccinazione in corso. Le analisi preliminari condotte nel Regno Unito, tuttavia - evidenzia la circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione, Gianni Rezza - suggeriscono che questa variante sia significativamente più trasmissibile rispetto alle precedenti varianti, ma finora non è stata identificata una maggiore gravità dell'infezione. I casi affetti dalla variante virale sono nella maggior parte identificati in persone di età minore di 60 anni. I modelli matematici mostrano un'associazione fra maggiore incidenza e presenza della variante".
Per la variante sudafricana "risultati preliminari indicano che questa sia associata a una carica virale più elevata e ad una maggiore trasmissibilità, ma non ci sono prove che l'infezione sia associata a maggiore gravità della malattia", precisa la circolare.

Covid-19, Altems: con seconda ondata letalità sette volte più bassa

(da Doctor33)   La seconda ondata di casi Covid ha portato più decessi ma una letalità minore della prima. Nei primi 109 giorni della prima ondata sono decedute 34.167 persone, nello stesso numero di giorni della seconda ondata 38.549. La prima ondata però ha visto morire il 14,9% dei positivi al coronavirus, a fronte dell'1,9%, un numero 7 volte inferiore. È quanto emerge da un Focus dell'Instant Report Covid-19, a cura dell'Alta scuola di economia e management dei Sistemi sanitari dell'Università Cattolica che ha confrontato i dati della prima ondata (dal 24 febbraio all'11 giugno) e con quelli della seconda (dal 14 settembre al 31 dicembre).
Analizzando i parametri emergono molte differenze. Il picco massimo dei deceduti in un giorno nella prima ondata si è raggiunto dopo 33 giorni (989 persone) e da quel momento è stato continuamente decrescente. Nella seconda ondata il picco di 993deceduti in un giorno si è raggiunto dopo 81 giorni e l'andamento si è mantenuto altalenante. Diverso anche il rapporto tra i ricoverati in terapia intensiva e il numero dei positivi: nella prima ondata ha raggiunto il massimo pari all'11,8% al 12/mo giorno ed è poi decresciuto; nella seconda ondata l'andamento è stato più stabile intorno allo 0,5% dei positivi. Quando è esplosa l'epidemia nelle terapie intensive avevamo 5.179 posti letto, saliti a 8.431 al momento del picco. Il 14 ottobre, invece, erano operative 6.458 terapie intensive, ovvero 1.963 in meno rispetto alla primavera (e questo ha portato presto al superamento della soglia di saturazione critica), poi sono stati aumentati fino a 8.651.
In sanità sono state assunte oltre 30.000 persone da marzo a dicembre, di cui 5.703 medici, pari solo al +5% rispetto al 2018 e il maggior incremento è stato in Lombardia (+1.217) e Lazio (+652). I dati, afferma Americo Cicchetti, direttore di Altems "mostrano che, nonostante le chiare indicazioni del livello centrale, il sistema in molte Regioni si è trovato ugualmente spiazzato nell'affrontare sia la prima che la seconda ondata".

Covid: fumo aumenta il rischio di infezioni gravi

(da AGI)   Il fumo è associato a un rischio più elevato di insorgenza di sintomatologie gravi in caso di infezione da SARS-CoV-2. Lo conferma uno studio, pubblicato sul 'British Medical Journal Thorax', condotto dagli esperti del King's College di Londra, che tra i fumatori hanno riscontrato il 14 per cento di probabilità in più di sviluppare febbre, tosse persistente e difficoltà respiratorie, e il 50 per cento in più di manifestare più di dieci sintomi contemporaneamente, tra cui tosse, febbre, perdita dell'olfatto, del gusto o dell’appetito, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, affaticamento, disturbi intestinali o annebbiamento. “Questo studio – afferma Mario Falchi, ricercatore capo e docente senior presso il King's College di Londra – fornisce la prima prova conclusiva, basata sull’osservazione reale, del fatto che fumare rappresenti un rischio più elevato per la salute in seguito al contagio da Covid-19”. Il team ha analizzato i dati di 2,4 milioni di partecipanti che hanno scaricato e utilizzato l’app ZOE del King's College di Londra, 220.135 dei quali, circa l’11 per cento, erano fumatori. Diversi studi precedenti suggerivano che l’abitudine del fumo fosse associata a una minore probabilità di contrarre il nuovo coronavirus e di manifestare sintomatologie gravi. “Alcuni rapporti hanno suggerito un effetto protettivo del fumo sul rischio di Covid-19 – sostiene l’esperto – il che è stato piuttosto sconcertante, viste le nostre conoscenze dei danni che il tabacco può provocare all’organismo. Gli studi in quest’area, tuttavia, possono essere facilmente influenzati da pregiudizi nel campionamento, nella partecipazione e nelle risposte dei soggetti testati. I nostri risultati mostrano chiaramente che i fumatori corrono un rischio maggiore di sviluppare un numero significativamente più elevato di sintomi associati al nuovo coronavirus”. I partecipanti hanno presentato vari dati sulla propria persona, oltre che sui sintomi sperimentati e sui risultati dei test effettuati.

Locatelli: la mascherina va indossata anche dopo aver fatto il vaccino

(da DottNet)  La mascherina va indossata anche dopo aver fatto il vaccino anti Covid perché "non sappiamo se chi è vaccinato possa trasmettere l'infezione oppure no", mentre il cambio di vaccino tra prima e seconda dose "può esser fatta solo in casi del tutto eccezionali". A rispondere ad alcune delle più frequenti domande sul vaccino è Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts, durante la trasmissione Agorà, su Rai 3.     Tanto per il vaccino di Moderna, che per quello di Pfizer, i dati degli studi pubblicati mostrano che la somministrazione delle due dosi "protegge nel 95% casi dallo sviluppo di malattia con sintomi, quello che non si sa è la capacità di prevenire l'infezione asintomatica, non abbiamo ancora dati sufficienti per capire se da immunità sterilizzate. Ciò significa che un vaccinato potrebbe acquisire un'infezione senza sintomi e trasmetterla, per questo è importante che continui a indossare la mascherina". Quanto invece alla possibilità, per chi riceve un tipo di vaccino, di aver somministrata la seconda dose di un altro tipo, Locatelli precisa che "non è stata data un'indicazione di intercambiabilità tra vaccini, e quindi potrà esser fatto solo in casi del tutto eccezionali".   Per quanto riguarda invece i luoghi in cui è possibile somministrare le dosi, il presidente del Css ricorda: viste le caratteristiche particolari di conservazione a bassissime temperature del vaccino Pfizer attualmente disponibile in Italia, "finora sono stati individuati 300 siti per la somministrazione, ma successivamente incrementeranno fino a 1.500. Allora il ruolo delle asl e il coinvolgimento dei medici di famiglia sarà importantissimo". Quanto, infine, agli effetti collaterali, Locatelli, da poco vaccinato, afferma: "io non ho avuto assolutamente nessun problema, neppure il dolore sul sito di iniezione, che potrebbe essere considerato tra i normali effetti collaterali, insieme a lieve febbre o dolori osteoarticolari".

Il Natale, e le ferie estive sono pericolosi per il cuore

(da Univadis)  Uno studio retrospettivo ha analizzato tutti i casi di IM registrati nel registro nazionale svedese tra il 1998 e il 2013 (n = 280.000) e ha mostrato un RR di IM significativamente superiore a Natale (+15%) e durante le vacanze estive (+12%), mentre non vi era alcun aumento del rischio durante altre festività nazionali o durante le trasmissioni di eventi sportivi (calcio, giochi olimpici, ecc.). Il rischio era massimo il giorno della Vigilia di Natale (+37%) e maggiore i lunedì mattina (rispetto ad altri punti della settimana) e nei soggetti ad alto rischio (età >75 anni, diabete, anamnesi di IM).

(Christmas, national holidays, sport events, and time factors as triggers of acute myocardial infarction: SWEDEHEART observational study 1998-2013  https://www.bmj.com/content/363/bmj.k4811 )

Medici, niente fattura elettronica anche per il 2021

(da DottNet)    La Legge di bilancio 2021 estende per tutto il 2021 il divieto di emissione della fattura in formato elettronico da parte di medici e operatori sanitari in genere che così potranno fatturare solo nel 2021 in formato cartaceo oppre in formato elettronico ma con trasmissione attraverso canali diversi dallo S.d.I. E' quanto riporta l’art. 1, comma 1105, della Legge di bilancio 2021 che precisa anche: "il divieto di emissione del documento fiscale in formato elettronico è adottato nelle more dell’individuazione di specifiche modalità di fatturazione elettronica per i soggetti che effettuano prestazioni sanitarie nei confronti di persone fisiche”.

Dunque i medici sono esonerati anche per il periodo d’imposta 2021, a testimonianza della palese difficoltà a far convivere le c.d. e-fatture con la tutela della privacy in ambito sanitario. Di conseguenza cade anche l’obbligo di dotarsi del registratore telematico per adempiere alla memorizzazione elettronica ed alla trasmissione telematica dei corrispettivi, come disposto dall’art. 140 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. Decreto Rilancio).

In relazione alla propria attività, i MMG, anche per il periodo d’imposta 2021, potranno quindi continuare a certificare la spesa sostenuta dall’assistito secondo le modalità ordinarie – fattura cartacea e trasmissione dei dati al sistema TS - al fine di preservare, e tutelare, la privacy dei propri assistiti e consentirne la deducibilità/detraibilità nella Dichiarazione dei redditi precompilata. Naturalmente, in tal caso, al paziente resta preclusa la partecipazione alla c.d. lotteria degli scontrini, di cui all’art. 1, commi da 540 a 544, della legge n. 232 del 2016, ancorché lo stesso si fosse dotato del proprio codice lotteria, senza responsabilità ascrivibile al MMG. Il Garante della privacy ha evidenziato criticità circa il trattamento dei dati sensibili eventualmente riportati in fattura elettronica. Si pensi al codice fiscale del paziente o alla descrizione della prestazione ricevuta

Registratore di cassa

L'assenza di obblighi da parte dei medici di fattura elettronica non cancella però gli impedimenti all’acquisto facoltativo di un registratore elettronico, al fine di consentire ai propri pazienti la partecipazione alla lotteria degli scontrini. In tal caso, viene fatto obbligo al MMG di inserire, nello scontrino elettronico, in luogo del codice fiscale, il codice lotteria del paziente.  L’inserimento del codice lotteria nello scontrino elettronico rappresenta, al momento, la sola ipotesi in cui è possibile certificare il corrispettivo in via telematica, atteso che, solo in tal modo, il MMG può garantire l’osservanza dell’anonimato per il tipo di prestazione medica nel rispetto della vigente normativa sulla privacy (Provvedimento 11 Novembre 2020).  L’emissione dello scontrino elettronico con il codice lotteria, però, non esonera il MMG dalla trasmissione telematica dei dati al sistema TS, necessari per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata, riporta la Fimmg sul suo sito

Conseguentemente, fatta salva l’ipotesi di opposizione del paziente alla trasmissione dei suoi dati al sistema TS, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2021, permane l’obbligo, in capo al MMG, di rilasciare la fattura cartacea e comunicarne i dati al sistema TS, con le nuove scadenze previste e con gli elementi necessari per la dichiarazione dei redditi precompilata, compresi quelli indicati all’art. 2, comma 2, del Decreto 19 Ottobre 2020, e precisamente:

- il tipo di documento fiscale emesso, ai fini della distinzione delle fatture dalle altre tipologie di documento (scontrino elettronico), necessario per le finalità di cui agli artt. 10-bis e 17 del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119;

- l’aliquota IVA applicata e la natura della singola operazione;

- le indicazioni circa l’eventuale esercizio dell’opposizione, da parte del cittadino, alla messa a disposizione dei dati all’Agenzia delle entrate ai fini della predisposizione della Dichiarazione dei redditi precompilata.

Fnomceo, vaccino subito anche a dentisti e medici privati

(da DottNet)   Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, ma anche medici delle residenze per anziani, quindi gli over 80enni e i fragili. Sono queste le categorie che per prime verranno vaccinate contro il Covid. Resta, pero', un esercito di esclusi dalla 'priority list' fatto di odontoiatri, farmacisti e medici specialisti privati che non saranno vaccinati insieme ai loro colleghi. Una lista di categorie prioritarie che potrebbe pero' essere modificata, almeno questo e' quello che chiedono l'Ordine dei Medici e quello dei farmacisti. E a queste voci si unisce anche il sottosegretario al ministero della Salute Pierpaolo Sileri.  Sono quasi 90.000, secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità, gli operatori sanitari contagiati da inizio pandemia.

Con la loro immunizzazione sta partendo in questi giorni la campagna vaccinale in tutta Italia ma, nella road map, afferma il viceministro, "credo che dovrà essere fatta qualche modifica, come già anticipato autonomamente da qualche regione: io ad esempio inserirei anche i farmacisti, che hanno avuto dei morti durante la prima ondata, e gli odontoiatri, che operano a contatto diretto con tutti i pazienti".  Quella di inserire tra i primi vaccinati gli odontoiatri, ma anche i medici che lavorano nelle strutture private "che non hanno potuto aderire finora alla vaccinazione" è una preoccupazione anche per Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, che, rispetto ai timori emersi nella categoria afferma: "quasi il 70% dei nostri medici ha aderito all'invito a vaccinarsi. A livello scientifico, i dubbi di alcuni non sono sulle reazioni avverse, finora in linea con quelle degli altri vaccini, quando sui tempi rapidi di sviluppo e la durata della sua immunità".

"La stragrande maggioranza dei medici si vuole vaccinare contro il Covid e abbiamo, anzi, una forte pressione da parte di medici della sanità privata e odontoiatri che vorrebbero vaccinarsi, oltre a voler contribuire alla somministrazione delle dosi". A spiegarlo è il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che interviene così sull'ipotesi di rivedere le categorie che potranno accedere in via prioritaria alla vaccinazione. "Con una lettera al Ministro della Salute Roberto Speranza - aggiunge - pochi giorni fa, abbiamo sostenuto le ragioni di tutti gli iscritti ad accedere al vaccino, perché tutti fanno parte di un'unica filiera sanitaria e sono, per questo, maggiormente esposti al contagio e a loro volta a contagiare. Quindi andrebbero inseriti nelle categorie con accesso prioritario".

Una richiesta che va di pari passo con quella rivolta già a novembre dall'Ordine dei Farmacisti Italiani (Fofi). "I farmacisti sono sempre stati in primissima linea durante la pandemia. Hanno continuato a garantire il loro servizio sul territorio anche durante il lockdown - spiega Andrea Mandelli, presidente del Fofi - e, come i medici e gli infermieri, hanno pagato un pesante tributo anche in termini di vite. Un sacrificio ben compreso anche dal ministro della Salute Roberto Speranza che ci ha assicurato che anche noi farmacisti dovremmo essere ricompresi tra gli altri operatori sanitari. E già alcune regioni stanno provvedendo a chiedere gli elenchi dei nominativi dei farmacisti".

Medici no vax, indaga la Procura. E Fnomceo apre un procedimento

(da DottNet)   Arrivato il vaccino, ora il fulcro di polemiche e preoccupazioni ed eventuali decisioni politiche è rappresentato da chi lo rifiuta tra gli operatori sanitari, Un centinaio di persone, secondo la Fnomceo, su alcuni dei quali l'Ordine di Roma ha aperto un procedimento disciplinare. E se i giuristi dicono che per chi lavora a contatto col pubblico è pensabile un obbligo vaccinale, perchè il limite della libertà individuale sta nel non arrecare danno agli altri, il mondo politico si divide. Favorevoli a questa ipotesi esponenti di punta come Matteo Renzi e Silvio Berlusconi e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che sottolinea pero' come cominciare a parlare di obbligo sarebbe un danno, auspicando che il rifiuto si superi spiegando. Contraria, invece, la ministra Fabiana Dadone che preferirebbe per i dipendenti della pubblica amministrazione una forte raccomandazione. Come ha spiegato il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, pero', "sono un centinaio circa i medici contrari alle vaccinazioni. E per noi, chi sta con i no vax è incompatibile con la professione, perché mette in discussione le evidenze scientifiche. Ci sono poi medici che non vogliono essere vaccinati, e possono avere diverse motivazioni, a volte coincidono con i no vax, ma non tutti sono incanalabili in questo filone". Un esempio sono i 13 medici, tra no vax e negazionisti, su cui l'Ordine dei medici di Roma ha aperto un procedimento disciplinare, per le loro convinzioni sui social media e in tv. "Si tratta di 10 colleghi che hanno espresso posizioni contro il vaccino antinfluenzale e 3 invece negazionisti sul Covid - precisa Antonio Magi, presidente dell'Ordine - La procedura disciplinare è partita dopo che abbiamo ricevuto da cittadini e colleghi degli esposti, corredati da documentazione".

Al momento l'adesione dei medici al vaccino è stata alta. Ma è pensabile un obbligo vaccinale per i medici? Come spiega Amedeo Santosuosso professore di diritto, scienza e nuove tecnologie presso l'Universita' degli studi di Pavia, il principio di base "è che ognuno è libero di fare ciò che vuole, a patto di non arrecare danno agli altri. I medici che non vogliono essere vaccinati contro il Covid, possono rimanere liberi di non vaccinarsi ma non possono esporre gli altri a rischio, lavorando a contatto con persone deboli". Da qui può scattare l'obbligatorietà. Diversamente "il loro datore di lavoro può non essere obbligato a farli lavorare". "Rendere obbligatorio il vaccino, o proporlo solo su base volontaria, o imporlo al solo personale sanitario, "è una scelta politica, che compie la maggioranza di governo, e che la Costituzione autorizza, in presenza però di alcune cautele" spiega dal canto suo un altro giurista e costituzionalista, Michele Ainis. "Vale per medici e infermieri quello che vale per tutti: l'articolo 32 della Costituzione autorizza i trattamenti sanitari obbligatori, e un vaccino lo è, con due cautele: la vaccinazione deve essere prevista dalla legge e non deve infrangere il rispetto della persona umana".    Che debba essere la politica, in base ai numeri, a decidere se prevedere per legge un obbligo al vaccino anti Covid per gli operatori sanitari e' anche la posizione del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli.

"Ma, dice, prima ancora di un obbligo legislativo, c'è un obbligo deontologico in base a quale un medico deve vaccinarsi se ha a che fare con dei pazienti fragili, per tutelarli". Un'ipotesi, quella dell'obbligo, su cui sta ragionando anche la politica. "In questo momento cominciare a parlare di obbligo farebbe un danno" ma "credo che fare il vaccino debba essere una precondizione per chi lavora nel pubblico", ha detto Sandra Zampa. Se "ci rendessimo conto che c'è un rifiuto che non si riesce a superare credo andrebbe considerato l'obbligo. Non si può stare in una Rsa, dove dovresti lavorare per la salute delle persone ospitate, e mettere la loro salute a rischio". Dello stesso avviso i leader di Italia Viva, Matteo Renzi, "introduciamola subito almeno per gli operatori sanitari e socio sanitari", e di Forza Italia, Silvio Berlusconi, "il vaccino, ha detto il Cavaliere, "è l'unico strumento possibile per debellare una tragedia come quella del Covid. Di parere opposto la ministra Dadone, che dice di non essere "una grande appassionata dell'obbligo in campo vaccinale. Credo sia più giusta una forte raccomandazione, fronte su cui il governo si è impegnato". I governatori leghisti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, pensano invece all'idea di un 'passaporto sanitario' per viaggiare in aereo o alloggiare in hotel. E in Spagna un registro e la non obbligatorietà dei vaccini sono stati gia' previsti. Il vaccino contro il coronavirus non sarà obbligatorio ma chi deciderà di non farlo sarà inserito in un "registro" che sarà poi condiviso con gli altri Paesi dell'Ue.

Telemedicina. Le regole per visite, consulti, prenotazioni e ricette del Mmg

(da Doctor33)    Dopo le linee guida sull'erogazione dei servizi di telemedicina che equiparano le tariffe di visite e monitoraggi in remoto a quelle delle prestazioni in presenza, il Ministero della Salute pone all'attenzione delle regioni "Indicazioni nazionali" su cinque specifiche prestazioni: la televisita con medico e paziente collegati a distanza, il teleconsulto medico tra medici collegati, la teleconsulenza tra medico e sanitario o tra sanitari, la teleassistenza delle professioni sanitarie verso il paziente e la telerefertazione degli esami in remoto. Il documento non tratta invece di teleriabilitazione, telecertificazione e telemonitoraggio, rinviati ad altro "paper", e mantiene la tariffa in remoto pari a quella in presenza. Inoltre, sconsiglia le prestazioni a distanza su pazienti acuti, cronici riacutizzati o fragili nonché su pazienti non ben trattabili a domicilio. È sempre il medico che esegue l'esame a valutare se effettuarlo in presenza o a distanza. E a prenotarlo.
Le prestazioni - Già tariffata dal documento delle regioni di settembre, la televisita non può sostituire la visita in presenza, ma deve riferirsi a pazienti che hanno già una diagnosi e a quattro casi specifici: follow up di patologie croniche (ad esempio con piano assistenziale individuale-Pai); situazioni note in cui serva eventuale cambio di farmaco o di dosaggio; valutazione anamnestica per stadiare una patologia nota o sospetta; controllo di esiti di esami fatti. Si applica a visite ambulatoriali previa presentazione di ricetta medica ed eventuale esenzione, e consultoriali entro percorsi d'accesso definiti. A differenza della televisita, teleconsulto, teleconsulenza medico-sanitaria e teleassistenza non sono tariffati nel nomenclatore né hanno disciplina definita sul ticket. Con il teleconsulto il paziente può fruire di second opinion di specialisti, mentre la teleconsulenza (con paziente presente o meno) e la teleassistenza (con paziente sempre presente) possono richiedere la condivisione di dati clinici e referti tramite apps e preludono al corretto svolgimento di attività assistenziali a valle. La telerefertazione può seguire la telegestione di un esame a distanza e consiste nella relazione del medico o sanitario in un referto online (telereferto) dove si formalizza la telediagnosi del medico autenticata con firma digitale.
Compiti del medico - La responsabilità del sanitario è identica a quella originata dalle prestazioni in presenza. Nel referto vanno apposti i nomi dei professionisti presenti all'esame. Il referto digitale va reso condivisibile, consultabile e trattabile ad altri sanitari. Il clinico dovrà poter comunicare con il paziente via sms, email criptate, videochiamata. Sono situazioni già sperimentate, dalle regioni come dai privati; in particolare nelle cronicità il documento cita esperienze quali: trasmissione elettrocardiogrammi a hub cardiologico per refertazione o second opinion; invio di parametri vitali da ambulanza a pronto soccorso; trasmissione di immagini da pronto soccorso a stroke unit; teleconsulti da casa e videochiamate tra operatori; televisite specialistiche da unità operative di differenti presìdi ospedalieri. Nel prescrivere la prestazione, il medico non dettaglia la modalità di erogazione, ma può aver necessità di specificare che essa sarà erogata a distanza nel campo delle note o del quesito diagnostico. A prenotare l'esame è sempre lo specialista che ha in carico il paziente una volta decisa la modalità di erogazione, in presenza o in remoto. L'adesione del paziente va preceduta da informativa che indica in cosa consista la prestazione, quale ne sia l'obiettivo, come s'intenda trattare i suoi dati, chi vi abbia accesso, chi siano titolare e responsabile del trattamento (strutture e professionisti con nomi e cognomi) e come rivolgervisi.
Scenari - L'esito di una prestazione a distanza può indicare la stabilità della situazione, ovvero portare al ricovero del paziente, a richieste di approfondimento, a rinnovi di piano terapeutico, o a una riprogrammazione dell'esame in presenza per via di esito insoddisfacente. Le strutture sanitarie devono garantire che la strumentazione usata sia adeguata ed interoperabile, leggibile in altre strutture e regioni, e che il referto sia archiviato correttamente. Non è telemedicina il triage telefonico o a distanza che indirizza il paziente al percorso diagnostico o alla cura più idonei. La parola adesso passa alle regioni per l'approvazione. 

Test salivare della troponina cardiaca, grandi potenzialità

(da MSD Salute e Popular Science)   I risultati preliminari su un test point-of-care, sviluppato per valutare la troponina cardiaca I (cTn1) nella saliva anziché nel sangue, hanno dimostrato che la cTn1 può essere rilevata nella saliva dei pazienti con comprovati danni cardiaci.  Ciò emerge da un piccolo studio condotto su 41 pazienti da Roi Westreich della Soroka University di Beer Sheva, secondo cui i risultati del test possono essere ottenuti entro 10 minuti, a fronte di un’ora richiesta dal test standard. Sono comunque necessarie altre ricerche su un campione più ampio per accertare per quanto tempo la troponina rimane nella saliva dopo un attacco cardiaco, nonché quanti pazienti riceverebbero una diagnosi erronea di attacco cardiaco e quanti casi verrebbero mancati.

I ricercatori desiderano sviluppare un’opzione per la diagnosi iniziale e precoce al di fuori dell’ospedale, ossia negli studi medici comunitari, nei piccoli ospedali di provincia e nelle ambulanze, oppure nel domicilio del paziente.   In questi contesti l’elevata accuratezza del test di laboratorio della troponina ad alta sensibilità (hs-cTn1) non è indispensabile, ma piuttosto un elevato valore predittivo negativo ed una buona sensibilità sono parametri affidabili per valutare la performance dei test.   Come affermato da alcuni esperti, il presente studio è ristretto e limitato, ma è comunque molto importante alla luce della possibile efficacia che un test del genere potrebbe apportare nel miglioramento della salute del paziente.   Lo studio rivela soltanto la praticabilità del test e le eventuali possibilità per il futuro. Il test impiegato nello studio ha una soglia di rilevamento molto elevata, ma si tratta comunque di un’innovazione nel campo dei test per i biomarcatori cardiaci, ed in particolare negli approcci meno invasivi per il paziente.

Un test salivare rapido effettuato in ambulanza per identificare i pazienti che presentano infarti miocardici sostanziali potrebbe costituire un contributo utile all’assistenza al paziente facilitando il trasferimento diretto in centri cardiologici, posto che possa rivaleggiare con la performance dei test ematici point-of-care  più moderni per la troponina cardiaca. Un ECG dovrebbe sempre essere il test di prima linea in un paziente con dolore cardiaco acuto, allo scopo di stabilire se sia necessaria una riperfusione coronarica immediata.    Un test della troponina rapido, sensibile e point-of-care, in combinazione con un ECG a 12 derivazioni e con la valutazione clinica, potrebbe consentire di prendere decisioni dirette. Analogamente ai test di gravidanza domiciliari, l’analizzatore impiegato nel presente studio si basa sul test immune a flusso laterale, nel quale un campione liquido scorre lateralmente rispetto ad una membrana di nitrocellulosa: si formano due linee se la molecola target è presente nel campione, e solo una se essa non c’è.   E’ stato riscontrato che i pazienti che presentano livelli ematici di cTn1 non superiori a 100 ng/l tendono a risultare negativi al test salivare. In questo campo c’è comunque ancora molto da fare, e la validità del test, le sue implicazioni nell’accuratezza della diagnosi ed il suo impatto sugli esiti clinici sono ancora da determinarsi.

Anomec presenta pdl, per cittadini assicurati libertà scelta medico

(da Adnkronos Salute) - "Oggi circa un italiano su tre ha un’assicurazione sanitaria aziendale. Negli ultimi anni gli istituti assicurativi stanno praticando una politica che favorisce l’assistenza diretta presso centri convenzionati (in alcuni casi di loro proprietà) escludendo, per moltissime prestazioni, ogni possibilità di rimborso indiretto ovvero presso medici non convenzionati scelti dal paziente. In altri casi i rimborsi indiretti sono molto penalizzanti rispetto a quelli in forma diretta. Questo regime monopolistico di erogazione vincola dunque la libertà del paziente di scegliere il proprio medico e di conseguenza la terapia che ne consegue". E' quanto denuncia l'Anomec (Associazione nazionale medici e odontoiatri convenzionati), che sul tema ha presentato un esposto all’Antitrust ed ora una proposta di legge 

Questa tendenza - ricorda l'associazione per bocca della sua presidente Maria Rita Vannetti - "ha determinato numerosi esposti di associazioni di consumatori, dell’Ordine dei medici e di associazioni di categoria e non si contano i reclami all’Ivass".  La proposta di legge (n. 2775) presentata da Anomec, con la consulenza del professor Pietro Ichino, "prevede un semplice principio: il paziente assicurato deve poter ottenere lo stesso rimborso per una data prestazione a prescindere dal regime, sia esso diretto o indiretto. Il paziente assicurato pertanto diviene libero di scegliere dove e come curarsi senza dover rinunciare ad un diritto sancito dalla legge italiana. Ciò chiaramente non determina alcun aumento di spesa per le assicurazioni, né ovviamente per i pazienti che possono anzi scegliere liberamente", spiega la presidente Anomec.

"La legge, semplice e simmetrica, in poche settimane - riferisce Vannetti - ha avuto già l’appoggio formale di Altroconsumo, di tutte le più importanti società scientifiche odontoiatriche (peraltro le più numerose nel panorama medico) e mediche (altre stanno valutando poiché gli statuti vietano interventi politici), e gode dell’appoggio della Commissione Albo Odontoiatri (Cao) dell’Ordini dei Medici e di molti sindacati ed associazioni di categoria", conclude.

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