Vaccino: nessun medico si tiri indietro, chi lo rifiuta è indegno
(da DottNet) Il messaggio, ripetuto come se fosse una sola voce, risuona forte e chiaro dal nord al sud della penisola, senza distinzioni: "massima fiducia e tranquillità nel vaccino anti-Covid". Quella di oggi è una giornata speciale, "di attesa e speranza" perchè "segna l'inizio di un nuovo momento, che lentamente porterà a uscire dal tunnel della pandemia". E'così che l'esercito di medici e infermieri, che per primi oggi hanno ricevuto il nuovo vaccino Pfizer-Biotench, raccontano le loro emozioni e sensazioni. "Oggi comincia una nuova era - ha riassunto il presidente degli ordini dei medici, Filippo Anelli - l'era in cui noi possiamo dire che abbiamo uno strumento per porre fine a una pandemia. I vaccini hanno rappresentato questo nel corso della storia dell'umanità. Abbiamo addirittura eradicato una malattia, il vaiolo, tolto di mezzo un virus e ridotto quasi sino alla scomparsa altre malattie. Tra queste vorremmo che ci fosse un giorno anche il Covid".
Impressioni che hanno trasmesso i medici e gli infermieri che si sono vaccinati per primi. "Nessuno si tiri indietro, il vaccino e' sicuro, tutte le fasi sono state svolte con grande serietà rispettando i tempi necessari per le scelte migliori", ha detto Rosaria Capobianchi, direttore laboratorio di virologia dello Spallanzani prima vaccinata in Italia, che spiega la sua adesione alla campagna. "Nessuno si tiri indietro. Questa scelta e' sicura, di assoluto altruismo e amore per i nostri cari e per la comunità. I vantaggi sono enormi". "Io spero di essere il primo a vaccinarmi appena inizierà la fase 1. Io sono un medico e i medici devono dare l'esempio. Un medico che rifiuta la vaccinazione non è degno di questo mestiere", ha detto l'assessore alla Salute della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, nella giornata di avvio della campagna di vaccinazioni contro il Covid nel Policlinico di Bari. Auspicando "che tutti gli operatori sanitari chiamati a vaccinarsi rispondano a questo appello", Lopalco ha aggiunto che "dobbiamo porre questa muraglia contro il virus che si chiama vaccinazione".
"C'era un'atmosfera di grande attesa, aspettativa e fiducia - racconta Michele Lisco, medici di famiglia e membro della task force rischio Covid della Asl di Brindisi - Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini è che abbiamo la massima fiducia e tranquillità nei vaccini e anche loro devono averla. Lentamente arriveremo a vaccinare tutti e potremo tornare ad avere una vita normale, anche se ciò non significa che dobbiamo ridurre le misure di precauzione nel frattempo, che vanno comunque mantenute". Anche per Carlo Vernelli, medico in servizio presso la clinica malattie infettive dell'azienda ospedaliera di Terni e uno dei primi a riceve il vaccino anti-Covid all'ospedale di Spoleto, quello di oggi "è un passo importante per il contrasto al Covid e non ho mai avuto alcun dubbio sul fatto di dovermi vaccinare. Nel vaccinarmi ho avvertito un po' di emozione - ha aggiunto -, ma ho la certezza che questo sia il comportamento da adottare a tutti i livelli, dai più giovani agli anziani". Per Fiorenzo Corti, vice segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), che ha ricevuto oggi il vaccino a Milano, "l'iniezione è stata tranquilla e indolore. Quella di oggi è una testimonianza che serve a tranquillizzare i cittadini che nutrono dubbi sul vaccino, sviluppato in tempi molto rapidi. Ci deve essere l'impegno a fare in modo che la maggioranza degli operatori sanitari si vaccini e noi medici di famiglia siamo disponibili a dare il nostro contributo, vaccinando, così come fatto con il vaccino antinfluenzale".
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi), tra i primi a ricevere stamattina il vaccino anti-Covid a Milano, ha sottolineato come vaccinarsi "per un infermiere è un dovere verso i cittadini, verso i colleghi e anche verso la scienza in cui crediamo". In tutta Italia gli infermieri sono stati e sono pronti a vaccinare e farsi vaccinare, da Nord a Sud, rileva la Fnopi, e in molte Regioni le regole seguite hanno voluto proprio che fossero i presidenti degli Ordini di infermieri e medici i primi a cui somministrare il vaccino nel V-Day. Tra questi c'è stata Lucia Premoli, infermiera della Rianimazione dell'ospedale di Codogno tra gli operatori che hanno assistito il 'paziente 1' Mattia Maestri, la prima ad essere stata vaccinata contro il Covid nel presidio ospedaliero del Lodigiano simbolo della pandemia. L'infermiera ha ringraziato la sua azienda per "l'opportunità che mi ha offerto: essere di esempio per tutti i miei colleghi. Non abbiamo altra strada da percorrere - ha concluso - per tornare a una vita normale".
Il calendario
Terminato il vaccino day si guarda già a domani e alle tappe che, soprattutto dalla primavera all'autunno, scandiranno la vera e propria vaccinazione di massa. Si punta a una copertura dell'80%. In totale l'Italia ha opzionato 202 milioni di dosi, il 13,4% dell'Ue, "dotazione sufficiente per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e conservare delle scorte". Novità importanti arrivano dall'Inghilterra per il vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall'Università di Oxford: è "efficace al 95%", come quelli già approvati di Pfizer e Moderna, "ed è in grado di eliminare al 100%" i sintomi gravi che portano ai ricoveri per Covid-19, dice al Sunday Times Pascal Soriot, ad di AstraZeneca. Secondo il domenicale, il via libera delle autorità britanniche al vaccino arriverà "entro giovedì" mentre la sua distribuzione dovrebbe avvenire a partire dal 4 gennaio.
- VACCINO DAY: il 27 la data per il via ufficiale alla vaccinazione. Per questa giornata sono state previste 9.750 dosi di vaccino Pfizer-BioNTech in numero "simbolico". La distribuzione vera e propria parte da domani 28 dicembre e all'Italia arriveranno circa 470mila dosi del siero Pfizer-BionTech ogni settimana.
- TEMPI E QUANTITÀ DI DOSI PFIZER, MODERNA E ASTRAZENECA - Del vaccino protagonista di questa prima fase italiana ed europea, quello di Pfizer-BioNTech, con il nome commerciale di Cominarty sono previste 27 milioni di dosi: 8,8 nel primo trimestre 2021, 8,1 nel secondo trimestre, 10,1 nel terzo. L'accelerazione dell'Ema in Ue per il vaccino dell'americana Moderna, il cui ok è previsto per il 6 gennaio, cui seguirà un evento pubblico dedicato ai cittadini l'8 gennaio, porterà 10,8 milioni di dosi: 1,4 nel primo trimestre, 4,7 nel secondo e altrettante nel terzo. Ai 38 milioni di vaccini certi Pfizer e Moderna bisogna aggiungere quelli ulteriormente opzionati che l'Ue sta negoziando con le stesse due case farmaceutiche, e poi gli altri che arriveranno in approvazione. Per AstraZeneca opzionate 40 milioni di dosi.
- ALTRI VACCINI: alla fine dei processi autorizzativi l'Italia potrà contare, in caso vadano tutti a buon fine, anche su 26,92 milioni di dosi per il contratto con Johnson&Johnson; il contratto con Sanofi 40,38 milioni; il contratto con CureVac 30,28 milioni di dosi. In arrivo forse per l'estate anche il vaccino tutto italiano di Reithera in collaborazione con lo Spallanzani. Uno dei 65 vaccini in fase clinica che ha completato la fase 1.
- CATEGORIE PRIORITARIE. VACCINAZIONI NEI 4 TRIMESTRI: la prima tranche di circa 10 milioni di dosi nel primo trimestre 2021 (8,749 milioni di dosi Pfizer e 1.346.000 di dosi Moderna appena ci sarà in via libera Ema) servirà a vaccinare le categorie individuate come prioritarie nelle fase iniziale della campagna di immunizzazione. Tra queste, figurano gli operatori e lavoratori sanitari e socio-sanitari (1.404.037 persone), il personale e gli ospiti dei presidi residenziali per anziani (570.287) e gli anziani over 80 (4.442.048). Nelle fasi immediatamente successive a queste prime vaccinazioni le persone dai 60 e 79 anni (pari a 13.432.005) e la popolazione con almeno una comorbilità cronica (7.403.578). Tra il secondo e il terzo trimestre insegnanti e personale scolastico, e le altre categorie di popolazione appartenenti ai servizi essenziali come Forze dell'ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità. Nel quarto trimestre tutti gli altri.
- GRATUITÀ: l'acquisto del vaccino e' centralizzato, non obbligatorio e verrà somministrato gratuitamente a tutti gli italiani in strutture pubbliche e successivamente con l'aiuto dei medici di base.
- LOGISTICA: per i vaccini con catena del freddo standard si adotta un modello di distribuzione con un sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali. I vaccini che invece necessitano di una catena del freddo estrema verranno consegnati direttamente dall'azienda produttrice presso 300 punti vaccinali sul territorio. Per la distribuzione saranno coinvolte le Forze armate.
- PERSONALE: "Sono circa 19.400 medici e altri sanitari" che si sono candidati per il reclutamento della campagna vaccinale, "un risultato davvero confortante, speriamo di iniziare presto le selezioni" ,ha riferito il commissario Domenico Arcuri lo scorso 23 dicembre.
- FARMACOSORVEGLIANZA: L'Aifa lavorera' per assicurare il massimo livello di sicurezza nel corso della campagna di vaccinazione. L'obiettivo è quello di predisporre una sorveglianza aggiuntiva sulla sicurezza dei vaccini stessi, monitorando gli eventuali eventi avversi ai nuovi vaccini Covid.
Sempre l'Aifa, inoltre, avviera' studi indipendenti e si è dotata di un comitato scientifico specifico per tutto il periodo della campagna vaccinale.
La ricerca
Prosegue senza sosta la ricerca per trovare cure e vaccini contro il Sars-Cov-2. A livello internazionale, sono 2.345 i trial clinici registrati sul database ClinicalTrials.gov. Mentre 135 sono le sperimentazioni in corso sui 59 candidati vaccini disponibili, di cui 4 sono già stati approvati in alcuni paesi. A fare il punto sulla ricca produzione di evidenze scientifiche che sta accompagnando la pandemia Covid-19 è la nuova infografica realizzata dal Gruppo di lavoro "Trial Clinici" dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), con dati aggiornati al 18 dicembre. Mentre in Italia e nel resto d'Europa, inizia la somministrazione delle prime dosi del vaccino Pfizer/Biontech, prosegue senza sosta la ricerca in quest'area: 135 sono i trial in corso nel mondo per un totale di 641.164 volontari arruolati.
Il 19% di questi studi è già in fase 3, ovvero in sperimentazioni su un numero molto largo di pazienti. E' la Cina a contarne il maggior numero, ben 43 studi in corso su vaccini, seguita dagli Stati Uniti con 21 e dalla Gran Bretagna con 12. A essere studiate sono tutte le tecnologie disponibili: Rna, Dna, vettore virale, virus inattivato, particelle pseudovirus (Virus-Like-Particle) e subunità proteica. Grande è anche la varietà della somministrazione: inframuscolare, sottopelle, intranasale, venosa, orale. Sono 4, al 21 dicembre, i vaccini approvati nel mondo: quello di Pfizer, sviluppato da Stati Uniti e Germania, ha avuto il via libera in Unione Europea, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Arabia Saudita, Bahrain; Sinopharm sviluppato dalla Cina, costituito dal SARS-CoV-2 inattivato e approvato in Emirati Arabi, Cina e Bahrain; lo Sputnik V, sviluppato e approvato in Russia e che utilizza come vettore virale un adenovirus. Infine il vaccino a mRna dell'azienda Moderna sviluppato insieme al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIH) statunitense, è stato approvato negli Usa e, dal 23 dicembre, anche in Canada, ma la richiesta per l'immissione in commercio in Europa è in corso e potrebbe essere conclusa in una riunione straordinaria dell'Agenzia Europea dei Medicinali in programma il 6 gennaio 2021.
Tutto questo va di pari passo con gli studi sui farmaci anti Covid. Dei 72 in corso in Italia, 50 sono stati autorizzati dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa): 24 appartengono alla categoria degli immunomodulanti (cercano di mitigare la risposta infiammatoria generata nell'organismo dall'infezione), 10 studi si basano sull'uso di plasma iperimmune dei convalescenti, 10 su antitrombotici, 7 su antimalarici, 6 sugli antivirali. Inoltre, il 73% sono randomizzati, ovvero assegnano in modo casuale ai volontari il farmaco o il placebo, e il 77% di questi studi coinvolgono più centri di ricerca, aspetto qualificante perché permette di osservare i risultati in contesti clinici diversificati. Pochi giorni fa inoltre, Aifa ha annunciato anche l'intenzione di valutare l'avvio di una sperimentazione sugli anticorpi monoclonali, gli stessi usati anche da Donald Trump e già autorizzati in via di emergenza in alcuni paesi, tra cui Stati Uniti e Canada.
Le nuove maxi Asl dopo le fusioni. Meglio o peggio? Lo studio di Fiaso
Il lavoro presentato al Forum Risk Management 2020. Ripa di Meana: “Molte realtà sono state sottoposte a uno stress test da fusione, al quale si è poi aggiunto quello imposto dell’emergenza pandemica, nel corso della quale molte Aziende hanno tenuto proprio perché i loro DG sono stati in grado di “esserci”. Leggi L'articolo completo al LINK
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=90992&fr=n
Aifa, efficacia e sicurezza della vaccinazione: vantaggi e reazioni
(da DottNet) Il vaccino contro il Covid, che inizierà a essere somministrato il 27 dicembre in Italia, non provoca la malattia né alterazioni del Dna e solo in casi rarissimi può dare reazioni allergiche gravi. I rischi arrivano invece da altro dall'acquisto privato del vaccino su internet o attraverso canali alternativi alla somministrazione autorizzata, che sarà gratuita e su chiamata. A fare chiarezza è l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che ha pubblicato online un documento (https://www.aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccino-covid-19-comirnaty ) che risponde alle 35 domande più frequenti sul vaccino di Pfizer/Biontech. Il vaccino, dal nome Comirnaty contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) e "non introduce nelle cellule il virus vero e proprio, ma solo l'informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike". Quanto al dubbio se la vaccinazione possa "provocare il Covid o altre alterazioni genetiche", Aifa risponde: "nel vaccino non sono coinvolti virus interi o vivi, perciò non può causare malattie. L'mRNA del vaccino come tutti gli mRNA prodotti dalle cellule si degrada naturalmente dopo pochi giorni" e "non resta nell'organismo". Gli studi condotti fino a oggi mostrano che, con l'iniezione di due dosi, protegge con un'efficacia del 95% dalla malattia Covid ed è "plausibile" che impedisca anche di infettarsi e trasmettere ad altri la malattia, ma in attesa di conferme, i vaccinati "devono continuare ad adottare le misure di protezione anti Covid". Rispetto alla durata della protezione, per ora il periodo di osservazione è stato di pochi mesi ma "è probabile, sulla base di studi su altri coronavirus, che duri 9-12 mesi".
Occorrono più risorse per la sanità
(da M.D.Digital) Non usa mezzi termini il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che si fa portavoce delle preoccupazioni delle diverse componenti della Professione, che ha ascoltato in questi giorni, sulla ripartizione dei fondi contenuta nella bozza del Recovery Plan italiano. Un piano nel quale meno del 5% delle risorse totali sono destinate alla sanità. Anelli, nel giorno in cui salgono a 255 i medici vittima del Covid, 76 nella seconda ondata, ha dunque preso carta e penna e scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per esprimere “sconcerto se non delusione di fronte a una disponibilità dei fondi europei dedicati alla sanità, ben al di sotto delle aspettative e delle previsioni a oggi formulate, laddove l’emergenza sanitaria che continuiamo a vivere con il suo tragico portato di vittime e di dolore, che ha travolto la nostra comunità sociale e mi consenta anche professionale, con esempi di dedizione fino alle estreme conseguenze dei nostri colleghi, avrebbe richiesto una attenzione particolare e un impegno di ben altro rilievo”. “Se l’articolo 32 della Carta Costituzionale deve mantenere la sua essenza e la ratio sulla base del quale fu scritto, sarà necessario un incremento delle risorse, al momento, riservate alla sanità – argomenta nella lettera-. Se si chiede ai medici e agli odontoiatri italiani di impegnarsi in un’opera professionale che spesso è gravata da carenze strumentali, programmatorie, operative, se la Professione deve affrontare sfide quotidiane che l’emergenza sanitaria sta rendendo sempre più difficili da vincere, è il momento di fare scelte coraggiose che guardino realmente al futuro, che sblocchino situazioni cristallizzate da decenni quale è ad esempio il problema “dell’imbuto formativo” che non consente a migliaia di giovani colleghi di completare il proprio percorso formativo accedendo alla Professione, proprio in un momento in cui maggiore è la necessità di competenze specifiche mediche. Solo così sarà possibile creare quell’impianto strutturale solido, innovativo e congruente con gli obiettivi generali di un Piano che vuole dirsi realmente di Rilancio”.
Anelli ribadisce poi in maniera ufficiale la proposta già anticipata ieri dal Comitato Centrale di un fondo dedicato a colmare il divario di assistenza sanitaria tra le diverse zone del Paese.“Il tema della disuguaglianza sanitaria ci sta particolarmente a cuore nella convinzione che solo in una condizione di omogeneità assistenziale si butteranno le basi per la costruzione di Paese nuovo – esplicita -. Ben venga l’innovazione digitale, l’attenzione all’ambiente che come medici perseguiamo da sempre ma la coesione sociale, quella territoriale, la parità sono obiettivi del Piano di Rilancio che impattano pesantemente sul sistema sanitario e che con lo stesso dovranno procedere in piena coerenza”.“L’attuale ripartizione dei fondi europei non segue quel criterio chiesto per la sanità ovvero superare il divario che nel tempo si è stratificato nel Paese. È questo il momento di farlo, a nostro avviso ed è questo che Le chiediamo come medici e odontoiatri a nome dei nostri pazienti – conclude Anelli -. Siamo consapevoli delle difficoltà del momento ma quali Professionisti in prima linea, di un Paese in sofferenza sanitaria, ci auguriamo vivamente che la nostra istanza venga accolta con l’attenzione che merita”.
Tessera sanitaria, cambiano le scadenze per l’invio dati
(da DottNet) Novità per le comunicazioni al sistema Tessera sanitaria. A partire dal 2021, i dati saranno maggiori e con cadenza mensile. Il decreto pubblicato lo scorso ottobre stabilisce che le spese sostenute dai contribuenti nel 2020 vanno inoltrate al S.T. S.entro gennaio 2021, mentre quelle sostenute dal 1° gennaio 2021, devono essere comunicate entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale. Ma non è tutto. Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2021, gli operatori sanitari, devono inviare i dati al Sistema TS indicando anche:
- il tipo di documento fiscale;
- l’aliquota o la “natura” Iva dell’operazione (ad esempio esente);
- l’indicazione dell’esercizio dell’opposizione da parte del cittadino alla messa a disposizione dei dati all’Agenzia delle entrate per la dichiarazione dei redditi precompilata.
Se il cittadino ha esercitato l’opposizione i dati sono trasmessi al Sistema TS senza l’indicazione del codice fiscale dell’assistito. Ad ogni modo, i dati, aggregati per tipologia, riguardanti le spese sanitarie e veterinarie sostenute a partire dal 1° gennaio 2020, purché effettuati mediante mezzi di pagamento tracciabili, sono messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate per la compilazione della dichiarazione dei redditi precompilata così come le spese per le quali non vi è obbligo di pagamento tracciabile. La novità consiste che, ai sensi la lettera b del comma 1 dell’art. 7, le spese sanitarie effettuate dal 1° gennaio 2021 devono essere comunicate entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale. Tutto questo, sostanzialmente, si traduce in un nuovo adempimento mensile (12 nuovi adempimenti l’anno) per i contribuenti interessati e per i loro consulenti.
L’invio dei dati al Sistema T.S riguarda la generalità degli operatori sanitari. Ecco le categorie interessate:
- le aziende sanitarie locali,
- le aziende ospedaliere,
- gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico,
- i policlinici universitari,
- le farmacie, pubbliche e private,
- i presidi di specialistica ambulatoriale,
- le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa
- gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari
- gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri.
Ad ogni modo, con successivi decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), sono stati individuati nuovi soggetti obbligati. E’ il caso di fisioterapisti, psicologi, radiologi, biologi ecc.
L’invio dei dati è effettuato entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono le spese; anche tramite il consulente o commercialista di fiducia, collegandosi portale Sistema Tessera Sanitaria.
Sicurezza vaccini. Aifa: “Su 23 milioni di vaccinazioni, solo 6.757 segnalazioni di sospette reazioni avverse (lo 0,02%), 19 i decessi ma nessuno correlato al vaccino”
Le reazioni più comuni sono state febbre, reazioni cutanee nel sito di inoculo, irritabilità e iperpiressia. Segnalati anche 19 decessi ma nessuno di questi è risultato correlato alla vaccinazione. Il maggior numero delle segnalazioni per il antimeningococco B, anti Rotavirus e antimeningococco C. Magrini: "I dati del 2019 confermano l’ottimo profilo di sicurezza dei vaccini che, nonostante l’alto numero di dosi somministrate, presentano un numero limitato di reazioni avverse, soprattutto non gravi e con risoluzione spontanea e completa" Leggi L'articolo completo al LINK
Bastano quattro rampe di scale per misurare l’efficienza cardiaca
(da DottNet) Per sapere se il cuore è in salute basta fare quattro rampe di scale in meno di un minuto. Se si eccede il minuto e mezzo nel fare questo esercizio può voler dire che la salute cardiaca è sotto al livello ottimale e rivolgersi a un medico può aiutare. Lo rileva una ricerca spagnola presentata all' Eacvi - Best of Imaging 2020, un congresso scientifico della Società Europea di Cardiologia. "L'idea - spiega Jesús Peteiro, cardiologo dell'ospedale universitario A Coruña- era di trovare un metodo semplice ed economico per valutare la salute del cuore. Questo può aiutare i medici a selezionare i pazienti che devono svolgere esami più approfonditi ". Lo studio ha incluso 165 pazienti sottoposti a test da sforzoa causa di una malattia coronarica nota o sospetta. I partecipanti hanno camminato o corso su un tapis roulant, aumentando gradualmente l'intensità. La capacità di esercizio è stata misurata come equivalenti metabolici(Met). Dopo aver riposato per 15-20 minuti, ai pazienti è stato chiesto di salire quattro rampe di scale (60 gradini) ad un ritmo veloce senza fermarsi, ma anche senza correre .I ricercatori hanno analizzato la relazione tra gli equivalenti metabolici raggiunti durante i test da sforzo e il tempo impiegato per salire quattro rampe di scale. I pazienti che hanno salito le scale in meno di 40-45 secondi hanno ottenuto più di 9-10 Met. Studi precedenti hanno dimostrato che 10 Met durante un test da sforzo sono collegati a un basso tasso di mortalità (1% o meno all'anno o 10% in 10 anni). Sempre rispetto alla salute cardiovascolare, uno studio pubblicato su Scientific Reports ha evidenziato che le apnee ostruttive del sonno mettono a dura prova anche il cuore. Secondo la ricerca dell'Università della Finlandia orientale, eventi respiratori notturni più lunghi nei pazienti con apnee ostruttive del sonno causano una maggiore variabilitàimmediata della frequenza cardiaca e cambiamenti marcati negli intervalli tra i battiti sono associati a una ridotta vigilanza diurna.
Diabete. Camminare allunga la vita. Ecco le linee guida di diabetologi e medici sportivi
Le persone con diabete dovrebbero fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica, ad intensità moderata o superiore idealmente tutti i giorni della settimana. I pazienti fuori allenamento devono naturalmente iniziare con gradualità. Le linee guida sono state messe a punto dalla Società Italiana di Diabetologia e dall’Associazione Medici Diabetologi insieme alla Società Italiana di Scienze Motorie e Sportive e presentate al Congresso della Sid in corso in questi giorni Leggi L'articolo completo al LINK
Covid-19, rimborsi in vista per chi ha avuto il bonus Enpam
(da Enpam.it) Tutti gli aiuti concessi ai professionisti per Covid-19 saranno detassati. La novità, che riguarderebbe anche i Bonus Enpam e i Bonus Enpam+, è contenuta nell’articolo 10-bis del Decreto legge Ristori in via di conversione. Soddisfazione è stata espressa dall’AdEPP, l’associazione delle Casse di previdenza private, che negli scorsi mesi hanno dovuto trattenere ingenti ritenute d’acconto sulle indennità straordinarie concesse agli iscritti in ginocchio.
“Su questo aspetto il Parlamento ha fatto giustizia – ha commentato così il presidente dell’AdEPP e dell’Enpam Alberto Oliveti –. È evidente che i sussidi assistenziali di ultima istanza che abbiamo anticipato per conto dello Stato (che già in partenza erano esentasse) e i sussidi che abbiamo finanziato come Casse sono analoghi nella sostanza. Non aveva senso che i professionisti in difficoltà pagassero le tasse su quelli finanziati con risorse private”. Il nuovo articolo 10-bis che verrà inserito nel Decreto legge Ristori stabilisce che i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 ai soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi, non concorrono alla formazione del reddito imponibile e del valore della produzione, e non rilevano ai fini della deducibilità di interessi passivi e altre componenti negative di reddito.
“Ricordo che inizialmente i professionisti erano stati completamente esclusi dai 600 euro statali. Grazie alla battaglia dell’AdEPP, e alla disponibilità delle Casse associate ad anticipare i soldi, la discriminazione è stata rimossa ¬– aggiunge Oliveti –. Oggi viene rimossa una seconda discriminazione. In pratica sugli ulteriori aiuti che avevamo destinato ai professionisti con nostre risorse, lo Stato in sostanza rinuncia ad incamerare imposte. Appena la norma sarà definitiva potremo quindi inviare un ulteriore bonifico agli iscritti corrispondente alle ritenute d’acconto che eravamo stati costretti a fare”. La nuova disposizione è stata approvata nella notte tra martedì e mercoledì dal Senato con un voto di fiducia. Entro il 27 dicembre dovrà approvarla anche la Camera dei Deputati, ma anche in quel caso si attende un voto blindato. Se dunque non ci saranno soprese, la norma potrà entrare in vigore nel giro di alcune settimane.
Su questo tema l’Enpam aveva lanciato una battaglia, a partire da una campagna pubblicata sui principali quotidiani italiani.
Covid, 8,5 milioni di italiani venuti a contatto con il virus. Studio statistico Cattolica, più facile ottenere immunità gregge
(da ansa.it) Gli italiani che sarebbero entrati in contatto con il nuovo coronavirus SarsCov2 dall'inizio della pandemia ad oggi sarebbero tra gli 8,5 ed i 9 milioni, gran parte dei quali risultano però asintomatici e sono soprattutto giovani. Il dato emerge da uno studio statistico condotto da Giuseppe Arbia, professore di Statistica economica all'Università Cattolica Sacro Cuore di Roma. Lo studio, la cui prima versione è stata pubblicata ad ottobre su una rivista internazionale, è aggiornato periodicamente e l'ultima versione è pubblicata sul sito COVSTAT curato dal gruppo di ricerca coordinato da Arbia. Le persone entrate in contatto col virus dunque, spiega Arbia all'ANSA, «sono molte di più rispetto alla stima ufficiale di 1,6 milioni». Ma questo ha una spiegazione: «Per il nostro calcolo abbiamo utilizzato una metodologia statistica che si basa sulla riponderazione dei dati di contagio sulla base del peso effettivo per sesso e classi di età nella popolazione. Il dato ufficiale, al contrario, non è riferito ad un campione statistico, ma è calcolato sulla base di dati raccolti con un criterio emergenziale che considera gli infetti clinicamente rilevati o ospedalizzati e i possibili infetti individuati col contact tracing». In altre parole, «se in un campione di infetti rilevati clinicamente c'è ad esempio un solo giovane, ma il peso di quella fascia di età nella popolazione è più elevata, a quell'individuo viene assegnato un peso superiore». Infatti, considerando la sola rilevazione clinica - ovvero relativa ai soggetti son sintomi segnalati dai medici o ricoverati - «si rischia appunto di sottostimare la quota di asintomatici o paucisintomatici, che non si rivolgono alle strutture sanitarie». Il calcolo, rileva, «comprende dunque la quota complessiva di persone che si stima siano entrate in contatto con SarsCov2, inclusi i circa 2 milioni delle stime ufficiali». Questo dato, secondo l'esperto, ha una triplice lettura: «innanzitutto - chiarisce - ci dice che il tasso di letalità, ovvero il numero dei morti rispetto ai contagiati, è in realtà più basso di quello evidenziato dai dati ufficiali, ed è pari a circa lo 0,7% contro il 3% attualmente considerato. E questo è ovviamente un segnale positivo». Ma c'è un secondo elemento positivo: «Se gli entrati in contatto col virus sono di più di quelli stimati, ciò facilita anche l'obiettivo del raggiungimento dell'immunità di gregge attraverso la prossima campagna di vaccinazione anti-Covid. Infatti, ci sarà una quota più larga di popolazione già immunizzata che contribuirà al raggiungimento più rapido del 60% necessario per l'immunità di gregge. Resta però il problema di come individuare questa quota di asintomatici, e a tal fine si potrebbe pensare a test sierologici a campione per rilevare la presenza degli anticorpi». Vi è però un «ultimo segnale, ed è negativo: questa stima ci dice anche che il virus circola ancora tantissimo. Moltissime persone, cioè, sono infette, e perciò potenzialmente contagiose, ma non lo sanno perchè asintomatiche o paucisintomatiche. E sono - conclude Arbia - molte di più rispetto ai positivi attualmente stimati».
Obesità infantile. L’alert dell’Oms Europa, oltre il 20% dei bambini italiani è sovrappeso
Nonostante il trend in miglioramento negli anni, l’Italia è tra i Paesi europei quello con i valori di eccesso di peso più elevati tra i bambini in età scolare: il 9,4% di bambini è considerato obeso e il 2,4% gravemente obeso. I risultati della Who European 'Childhood Obesity Surveillance Initiative' (Cosi) realizzata su un campione di oltre 50mila bambini e altrettanti genitori, condotta nel 2019 da OKkio alla Salute Leggi L'articolo completo al LINK
Respirare aria inquinata favorisce la depressione
(da M.D.Digital) Uno studio condotto su un campione di donne di età pari o superiore a 80 anni, ha rivelato che vivere in luoghi caratterizzati da una maggiore presenza di inquinamento atmosferico si associa ad un aumento dei sintomi depressivi. Osservando i singoli inquinanti atmosferici, un team guidato da ricercatori dell'Università della California meridionale ha scoperto che l'esposizione a lungo termine al biossido di azoto o all'inquinamento atmosferico da particolato fine era associata ad un aumento dei sintomi depressivi. I risultati hanno anche suggerito che i sintomi depressivi potrebbero svolgere un ruolo di collegamento tra l'esposizione all'inquinamento atmosferico a lungo termine e il declino della memoria più di 10 anni dopo l'esposizione. Questo è il primo studio che ha mostrato come l'esposizione all'inquinamento atmosferico sia in grado di influenzare i sintomi depressivi, nonché l'interrelazione tra i sintomi e un futuro declino della memoria. È noto che le esposizioni in tarda età agli inquinanti atmosferici accelerano l'invecchiamento cerebrale e aumentano il rischio di demenza, ma questi nuovi dati suggeriscono che le popolazioni più anziane possono rispondere alla neurotossicità dell'inquinamento atmosferico in un modo diverso che merita di essere studiato ulteriormente.
(Petkus AJ, et al. Air Pollution and the Dynamic Association Between Depressive Symptoms and Memory in Oldest-Old Women. J Am Geriatr Soc 2020; DOI: 10.1111/jgs.16889)
Il report, 7 medici di famiglia su 10 laureati oltre 27 anni fa
(da Adnkronos Salute) "Preoccupa la crescente anzianità dei medici di famiglia. Più di sette su dieci laureati oltre 27 anni fa". Lo evidenzia l'Osservatorio civico sul federalismo in sanità, giunto alla sua ottava edizione, presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato nel corso di un web meeting. "La percentuale dei medici di medicina generale con oltre 27 anni di anzianità di laurea è passata dal 32,2% del 2007 al 73,5% del 2017, con le conseguenti preoccupazioni legata all'imminente carenza di questi specialisti e ai rischi collegati", sottolinea il report. "A fronte di una media nazionale di un medico di famiglia per 1.211 adulti assistiti, in Lombardia il rapporto sale a 1 su 1.400, mentre il valore minimo si registra in Basilicata con 1 su 1.037. In tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Regione Sardegna, ogni medico di medicina generale gestisce in media meno pazienti rispetto ai colleghi del resto d’Italia", rimarca il rapporto.
Covid-19: l’assistenza a casa dopo la dimissione può fare la differenza per alcuni pazienti
(da Doctor33) Secondo uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine, diversi pazienti dimessi dall'ospedale dopo COVID-19 hanno presentato sintomi come dolore, stanchezza e dispnea, e una certa dipendenza funzionale, ma con l'aiuto dell'assistenza sanitaria domiciliare sono migliorati nella gran parte dei casi. «Finora non erano disponibili dati sugli esiti dei pazienti COVID-19 dimessi a casa dopo il ricovero e sulle loro esigenze di recupero. Noi abbiamo osservato che comorbilità quali insufficienza cardiaca e diabete, nonché alcune caratteristiche presenti al ricovero, hanno identificato i pazienti a maggior rischio di un evento avverso» spiega scrive Kathryn Bowles, della University of Pennsylvania School of Nursing, prima autrice dello studio. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 1.400 pazienti con COVID-19 seguiti con assistenza sanitaria a domicilio dopo la dimissione dall'ospedale. Dopo una media di 32 giorni di assistenza a domicilio, il 94% dei pazienti non ha avuto più necessità del servizio, e la maggior parte ha ottenuto miglioramenti statisticamente significativi nei sintomi e nella funzionalità. Il rischio di nuovo ricovero o di decesso è stato più alto per i pazienti maschi, bianchi, e per gli individui con insufficienza cardiaca, diabete con complicanze, due o più visite al pronto soccorso negli ultimi sei mesi, dolore quotidiano o continuo, deterioramento cognitivo, o dipendenze funzionali. Tra i pazienti, 11 sono deceduti, 137 sono stati ricoverati di nuovo e 23 hanno avuto necessità di continuare l'assistenza domiciliare oltre la fine del periodo considerato dallo studio. Secondo gli esperti, i risultati dello studio indicano che i fornitori di cure per acute dovrebbero considerare attentamente quali sopravvissuti al COVID-19 potrebbero trarre beneficio dall'assistenza sanitaria a domicilio dopo il ricovero. «A questo proposito, sarebbe molto utile uno strumento di supporto decisionale per identificare i pazienti ricoverati che dovrebbero essere inviati all'assistenza sanitaria domiciliare» conclude Bowles.
Covid-19, ecco l’aggiornamento sui farmaci che si possono utilizzare
da Doctor33) Sul sito dell'Aifa vengono riportate informazioni aggiornate sui farmaci che è possibile utilizzare al di fuori delle sperimentazioni cliniche per i pazienti con Covid-19, anche senza che abbiano un'indicazione specifica per questa patologia. Le schede, aggiornate continuamente in base alle più recenti prove cliniche, riferiscono le necessarie informazioni su efficacia e sicurezza, interazioni e modalità d'uso. Secondo i documenti, per quanto riguarda i pazienti ricoverati in ospedale, lo standard di cura, in questo momento è rappresentato da corticosteroidi ed eparina.
Il desametasone è considerato l'unico trattamento farmacologico con una dimostrata efficacia nella riduzione della mortalità, ed è stato approvato dall'Ema per l'uso in adulti e adolescenti che necessitano di terapia con ossigeno standard oppure ventilazione meccanica. Il beneficio clinico è stato comunque evidente anche con altri corticosteroidi.
Le eparine invece possono essere utilizzate a scopo profilattico, con le dosi in uso abitualmente, nei pazienti con infezione respiratoria acuta e mobilità ridotta se non sono presenti controindicazioni, e questo vale anche per i pazienti ricoverati in case di riposo o Rsa. L'uso a dosi medie o alte invece può essere considerato in casi gravi di Covid-19 valutando il rapporto tra benefici e rischi per ogni individuo, tenendo conto in particolare la presenza di livelli di D-dimero 4-6 volte superiori alla norma o un punteggio dello score Sic maggiore o uguale a 4, ferritina maggiore di 1000 mcg/L o indice di massa corporea maggiore di 30.
Remdesivir, approvato da Ema per il trattamento degli adulti e degli adolescenti con polmonite che richiede ossigenoterapia supplementare, non può essere ancora considerato uno standard di cura in quanto il beneficio clinico non è ben chiaro, e Aifa ne considera l'utilizzo solo in casi selezionati.
Altri trattamenti, quali terapie immunomodulanti, lopinavir/ritonavir, o antibiotici di routine, non sono raccomandati. Anche l'uso di idrossiclorochina/clorochina non è raccomandato dall'Aifa; il Consiglio di Stato ne ha però autorizzato l'utilizzo in base alla scelta del medico.
Per quanto riguarda invece i pazienti da assistere a domicilio, cioè i casi lievi, che non presentano dispnea, disidratazione, alterazioni dello stato di coscienza o sepsi, dal punto di vista farmacologico non è disponibile alcun farmaco che sia risultato efficace nel prevenire la comparsa di sintomi o modificare l'evoluzione della malattia negli asintomatici, né che abbia mostrato migliorato il decorso clinico o l'evoluzione della malattia nei sintomatici in fase iniziale dell'infezione. Si raccomanda quindi di utilizzare trattamenti mirati ai sintomi, come il paracetamolo, di curare idratazione e nutrizione e di non modificare le terapie croniche in corso, di non utilizzare integratori alimentari o vitaminici e di non somministrare farmaci tramite aerosol se la persona è in isolamento in famiglia per non diffondere il virus.
Sempre secondo l'Aifa, i corticosteroidi vanno presi in considerazione solo nei pazienti che necessitano di ossigenoterapia, anche perché che nella fase iniziale della malattia tali medicinali potrebbero avere un risvolto negativo sull'immunità, e i pazienti con malattie croniche potrebbero soffrire di gravi eventi indesiderati. Per quanto riguarda le eparine, esse possono essere usate come profilassi nelle persone con scarsa mobilità come da linee guida. L'uso di routine non è comunque raccomandato nei pazienti non allettati.
(https://www.aifa.gov.it/aggiornamento-sui-farmaci-utilizzabili-per-il-trattamento-della-malattia-covid19)
I segreti di lunga vita, mangiare bene e fare sport
(da DottNet) Mangiare 'bene' e fare sport allunga la vita. Anche nei pazienti diabetici. Invecchiare male, invece, costa. Con la prospettiva di un invecchiamento progressivo della popolazione (si stima che nel 2050, 1 italiano su 3 avrà più di 65 anni) la prevenzione delle malattie croniche è centrale. Uno dei più importanti fattori di rischio da combattere è il sovrappeso. Soprattutto l'obesità viscerale si associa a fattori di rischio cardio-metabolici come il diabete di tipo 2, le infiammazioni, la dislipidemia, l'ipertensione, lo scompenso cardiaco, l'ictus, la demenza vascolare, ma anche la Nash (la steatoepatite non alcolica) e una serie di tumori (colon, mammella, utero, rene, esofago, pancreas, fegato). È questo quanto emerge dalla lettura magistrale di Luigi Fontana, direttore dell'Healthy Longevity Program Charles Perkins Centre dell'Università di Sidney (Australia) per il 28esimo Congresso nazionale della Sid, la Società italiana di diabetologia. Per Fontana l'attività fisica è "un 'farmaco' potentissimo per migliorare la sensibilità all'insulina", perché con l'attività fisica si riduce il grasso viscerale e aumentano numero e attività dei mitocondri nel sistema muscolo-scheletrico. Questo permette di aumentare il consumo di ossigeno. Già 15 anni prima della comparsa del diabete, spiega Fontana, le persone presentano insulino-resistenza e in seguito si assiste ad un aumento progressivo dell'insulino-resistenza e dei livelli di insulina circolante. "Per questo è fondamentale non aspettare che una persona arrivi da noi con 115 mg/dl, perché significa che ha avuto iperinsulinemia per 10-15 anni, condizione che promuove invecchiamento, e cancro".
"Mangiare meno e mangiare 'bene' allunga la vita - afferma il professor Agostino Consoli (nella foto), presidente eletto della Società italiana di diabetologia - Questo è uno dei messaggi chiave della lettura del professor Fontana. E' un messaggio che il professor Fontana è uno dei più qualificati al mondo a portare, perché autore di una serie di studi fondamentali che questo concetto lo hanno scientificamente dimostrato. E allora, non solo per prevenire o gestire il diabete, ma proprio per vivere più a lungo in salute è necessario limitare l'introito calorico e scegliere con cura il poco cibo con il quale nutrirsi, in modo da privilegiare una dieta bilanciata nei suoi componenti, ma comunque ricca in fibre ed in vegetali e non troppo ricca in proteine ed in grassi saturi".
Gruppo sanguigno, nuovo studio: nessuna influenza sulla dieta
(da Nutrienti e Supplementi) La 'dieta del gruppo sanguigno' segna un nuovo passaggio a vuoto dopo la pubblicazione di uno studio clinico che non ha evidenziato differenze di risposta su parametri antropometrici, metabolici ed ematochimici di una dieta di tipo vegetariano in soggetti in sovrappeso. Tutto nasce da un trial clinico randomizzato pubblicato su 'Jama Network' (https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/10.1001/jamanetworkopen.2020.25454),che ha preso in esame 244 partecipanti, di età compresa tra i 25 e 75 anni e con Bmi tra 28 e 40 Kg/m2. Due i gruppi valutati nell’arco di 16 settimane. Il primo, doveva seguire una dieta prevalentemente basata su verdure, cereali, legumi e frutta, senza prodotti di origine animale o grassi aggiunti (circa il 75% dell'energia dai carboidrati, il 15% di proteinee il 10% di grassi), con un’integrazione di 500 μg/die di vitamina B12. Il secondo la dieta abituale. I risultati evidenziano una riduzione di peso di circa sei chili tra chi seguiva una dieta vegetale, frutto sia del minor introito calorico sia di un aumentato metabolismo post-prandiale. I cambiamenti erano associati a riduzione del grasso a livello di cellule epatiche e miociti e incremento della sensibilità all’insulina. Nessuna variazione, invece, nel gruppo di controllo.
A questo punto i ricercatori hanno condotto una subanalisi per verificare una correlazione tra tali risultati e i gruppi sanguigni di 68 tra partecipanti che avevano seguito la dieta a base vegetale, pubblicando i risultati sul 'Journal of the Academy of nutrition and dietetics'. I principali indicatori valutati sono stati peso corporeo, massa grassa, volume del grasso viscerale, lipidemia, glicemia a digiuno e HbA1c. Nessuna differenza significativa è emersa tra i gruppi sanguigni: la variazione del peso corporeo medio era di -5,7 kg per i partecipanti di gruppo sanguigno A e di -7,0 kg per i non-A, e di -7,1 kg per i partecipanti di tipo O e -6,2 kg per i non-O. Il colesterolo totale medio è diminuito di 17,2 mg/dl nel gruppo di tipo A e di 18,3 mg/dl nei non-A e di 17,4 mg/dl tra i partecipanti di tipo O e di 18,4 mg/dl per i non-O. "Secondo i dettami della dieta del gruppo sanguigno, un’alimentazione a base vegetale dovrebbe essere più indicata per il gruppo A rispetto allo O, mentre dai nostri dati risulta benefica per tutti, senza peraltro evidenze di vantaggi per chi consuma carne”, sottolinea Neal Barnard, presidente del Physicians committee for responsible medicine, and adjunct faculty alla George Washington University e prima firma dello studio. “I risultati da noi ottenuti indicano come tutti i gruppi sanguigni traggano uguali benefici da una dieta basata sul consumo di frutta e verdura, legumi e cereali integrali, in particolare per ciò che concerne calo ponderale e salute cardiometabolica negli adulti in sovrappeso".
(https://jandonline.org/article/S2212-2672(20)31197-7/fulltext)
Aumenti Enpam ogni anno ai pensionati che lavorano
(da enpam.it) I medici pensionati dell’Enpam che continueranno a lavorare potranno ricevere la pensione supplementare ogni anno, e non più ogni tre come accadeva finora. La maggiorazione scatterà dal 1° gennaio successivo all’anno in cui si pagano i contributi. Per capire quello che accadrà basta fare un semplice esempio. Se ci si è pensionati nel 2018 e nel 2019 si è continuato a lavorare, quest’anno si è dichiarato il proprio reddito e pagato i relativi contributi della Quota B. Dal 1° gennaio prossimo scatterà il diritto alla pensione supplementare. Nei fatti ci vorrà qualche mese in più perché l’aumento venga calcolato e accreditato, ma nel momento in cui accadrà Enpam metterà sul conto del pensionato anche gli arretrati a partire da gennaio.
IN AUTOMATICO Il supplemento verrà pagato d’ufficio, senza dover fare alcuna domanda, e – se si continua a lavorare e a versare la quota B – il meccanismo si ripeterà automaticamente ogni anno per valorizzare i nuovi contributi mano a mano che arrivano. “Era un impegno assunto e siamo soddisfatti di essere riusciti a ottenere l’autorizzazione ministeriale per poterlo realizzare – commenta il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. A differenza di quanto accade altrove, ogni euro che i medici e i dentisti versano all’Enpam viene trasformato in pensione. Oggi anche con maggiore frequenza”.
CONFRONTO Per comprendere al meglio quali siano i vantaggi di questa novità, basta fare un confronto con quanto avviene invece per i pensionati lavoratori iscritti all’Inps. Il regolamento dell’istituto pubblico prevede infatti che la prima richiesta di supplemento di pensione si possa fare solo dopo due anni, mentre le successive addirittura ogni cinque anni. Quindi, andando in pensione a 68 anni e continuando a lavorare, si potrà chiedere un primo supplemento a 70 anni, mentre per i cinque anni successivi, cioè fino a 75 anni, non si beneficerà in nessun modo dei contributi versati nello stesso periodo. E lo stesso, a seguire, fino a 80 anni. Inoltre, a differenza di quanto avviene all’Enpam, dove come accennato la procedura è automatica, all’Inps bisogna premurarsi, ad ogni scadenza di termine, di presentare una richiesta specifica per ottenere il nuovo supplemento.
PERCHÉ L’OBBLIGO L’Enpam fino a dieci anni fa non richiedeva ai pensionati di continuare a versare contributi previdenziali. Poi l’Inps con l’operazione “Poseidone” cominciò a pretendere contributi dai medici e dai dentisti che non versavano più al proprio ente di categoria, applicando aliquote molto più alte di quelle Enpam. Furono migliaia allora i pensionati che chiesero di ritornare sotto l’ombrello della Fondazione, ottenendo la cancellazione delle cartelle Inps. Infine una legge dello Stato (art. 18, comma 11, D.L. n.98/2011) ha introdotto l’obbligo di iscrizione alle Casse per tutti i pensionati professionisti e ha stabilito che l’aliquota contributiva non potesse essere più bassa della metà di quella ordinaria. Oggi i pensionati che lavorano pagano all’Enpam il 9,25 per cento, mentre chi non è iscritto a un ente previdenziale dei professionisti è tenuto a pagare il 24% all’Inps.
Covid. Arcuri: “Entro settembre vaccineremo tutti. Da luglio coinvolti anche medici di famiglia, pediatri e farmacie”
Per il vaccino Pfizer sono già stati individuati 300 punti di somministrazione. Sostanzialmente si tratta di presidi ospedalieri, l’87% dei quali dispone già delle celle frigorifere necessarie per conservare le dosi a temperature estremamente basse (almeno -75° C), anche per un periodo superiore ai 15 giorni. A partire dal secondo trimestre 2021 saranno coinvolti anche Mmg e pediatri di libera scelta e più avanti ancora sarà possibile coinvolgere anche le farmacie. Leggi L'articolo completo al LINK
Nuovi aiuti Enpam per Covid-19
(da enpam.it) Un assegno per i contagiati da Covid-19 e la presa in carico delle spese funerarie di tutti i medici e odontoiatri caduti a causa della pandemia. Sono le due nuove misure che la Fondazione Enpam si appresta ad introdurre per estendere ulteriormente gli aiuti messi in campo a seguito dell’emergenza sanitaria. I provvedimenti, che dovranno essere prima deliberati dal Cda, saranno poi trasmessi ai Ministeri vigilanti per ricevere l’approvazione.
SUSSIDIO PER I CONTAGIATI Già dallo scorso marzo la Fondazione riconosce un sussidio di quarantena agli iscritti che, pur non contagiati, sono costretti a non lavorare per provvedimento dell’autorità sanitaria. Ma che succede loro invece in caso di contagio da Covid-19? Per i liberi professionisti c’è la possibilità di usufruire dell’indennità di inabilità temporanea prevista però a partire dal 31° giorno di malattia. Di fatto per i primi trenta giorni nessuna tutela è prevista per i camici bianchi che non hanno sottoscritto una propria polizza assicurativa. Per questo la Consulta Enpam dei liberi professionisti e il Consiglio di amministrazione hanno studiato una tutela specifica per i liberi professionisti, inclusi i pensionati ancora attivi, che si sono ammalati di Covid-19.
GLI IMPORTI La proposta è di mettere in campo una tutela eccezionale forfetaria (senza il conteggio dei giorni di malattia) per i contribuenti alla Quota B che dall’inizio dell’emergenza sono risultati affetti da Covid-19. Non è previsto, tranne che per i pensionati, un limite di reddito familiare per poterne usufruire. Gli importi del sussidio, in fase di valutazione da parte degli attuari, che dovranno certificare la sostenibilità della misura, saranno proporzionali sia allo stato di malattia, sia all’aliquota contributiva con cui gli iscritti versano i contributi di Quota B. L’orientamento per quanto riguarda l’ammontare degli aiuti, è quello di distinguere tre livelli di gravità della malattia con il conseguente aumento proporzionale della somma. Si partirebbe dalla forma più lieve con isolamento obbligatorio per positività, per passare a una forma intermedia con ricovero ospedaliero, sino al livello massimo di severità della patologia con il ricovero in terapia intensiva. Nell’ipotesi in cui, dopo la presentazione della domanda, si dovesse verificare un aggravamento delle condizioni del malato, con l’integrazione della richiesta si potrà poi avere un conguaglio della somma. Un dettaglio importante riguarda la tassazione di questo sussidio, che al contrario di quanto avvenuto per i Bonus Enpam e Enpam +, potrebbe essere esente da imposte. Ciò perché si tratterebbe di una somma forfetaria una tantum, che non ha lo scopo di sostituire o compensare un reddito perduto, ma di dare una forma di sostegno di fronte a una condizione di malattia.
I REQUISITI Primo requisito, presente anche tra quelli per l’erogazione dei Bonus Enpam, è essere in regola con i contributi. In seconda battuta, gli iscritti dovranno aver prodotto un reddito imponibile presso la gestione di Quota B nel 2019. Per i neo-contribuenti, cioè quelli che verseranno la Quota B per la prima volta nel 2021, se volessero fare domanda ci sarà l’obbligo di dichiarare che presenteranno il modello D 2021 (redditi 2020). Chi invece a causa di una malattia o un infortunio, oppure per non aver raggiunto il limite coperto dalla Quota A, non ha dichiarato il reddito da libera professione nel 2020 (redditi 2019), potrà fare domanda solo se ha contribuito per il 2017 (Modello D 2018) e per il 2018 (Modello D 2019) e dichiara che presenterà il modello D nel 2021 (redditi 2020) perché ha prodotto un reddito che supera l’imponibile coperto dalla Quota A. Per i pensionati ancora attivi, i requisiti principali sono l’essere in regola con i contributi, e non avere percepito per l’anno che precede il contagio un reddito complessivo del nucleo familiare superiore a sei volte il minimo Inps. Gli altri requisiti specifici che riguardano i pensionati verranno comunicati per tempo.
LA DOMANDA In caso di approvazione dei Ministeri vigilanti, si potrà fare domanda direttamente dall’area riservata del sito. Insieme alla richiesta, gli iscritti dovranno allegare un documento che certifichi lo stato di malattia o il ricovero in ospedale. Se l’iscritto a causa della sua condizione di salute non potesse fare domanda, la richiesta potrà essere fatta anche da un familiare o da una persona delegata.
SUSSIDIO PER LE SPESE FUNERARIE Per quanto riguarda invece le spese funerarie, bisogna ricordare che tra le prestazioni assistenziali fornite dalla Fondazione esiste già un sussidio per casi simili. La misura in questione prevede un sussidio per le spese sostenute dal nucleo familiare per far fronte alla malattia o al decesso del medico o del dentista. Un limite della misura è che sono presenti dei requisiti reddituali da rispettare e per questo motivo non tutti gli iscritti ne hanno diritto. Nel caso del Covid-19, tuttavia, la Fondazione intende farsi carico di tutti i medici e gli odontoiatri che ne sono rimasti vittime, indipendentemente dai limiti di reddito. Il sussidio infatti, oltre a sollevare i familiari dalle spese, vuole manifestare la solidarietà della categoria nei confronti dei colleghi che hanno pagato con la vita l’impegno contro la pandemia. Anche in questo caso il contributo coprirà gli eventi successi a partire dalla proclamazione dello stato di emergenza nazionale, che sino a questo momento è stato prorogato sono al 31 gennaio 2021. L’importo sarà stabilito in seguito alla valutazione degli attuari, come accade per le altre tutele Enpam. Per fare domanda si dovranno presentare i documenti che dimostrino le spese sostenute.