Via libera al lavoro per i medici pensionati se l’attività non è espressamente vietata

(da DottNet)    Una interessante pronuncia della Corte dei Conti – Sezione del Lazio (deliberazione n. 80/2024/PAR), che consente di riassumere i pensionati nella Pubblica Amministrazione, a patto che non svolgano attività vietate dalla legge, può rappresentare un interessante riferimento per quei medici in pensione che, scadute le eccezioni del periodo Covid, hanno ancora possibilità ed interesse ad ottenere un incarico retribuito nel settore pubblico. La norma di blocco, contenente le attività espressamente vietate, è l’art. 5, comma 9 del Decreto-Legge 95/2012, laddove viene fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di attribuire incarichi retribuiti di studio e di consulenza a lavoratori in quiescenza. Ai medesimi soggetti non possono essere conferiti incarichi dirigenziali o direttivi retribuiti, ed anche se gratuiti, la loro durata non può essere superiore ad un anno. In questo ambito, il Sindaco del Comune di Cassino ha formulato alla Corte una richiesta di parere con riferimento alla possibilità di conferire un incarico retribuito al Responsabile finanziario del servizio tributi dell’Ente, in quiescenza dal 1° novembre 2023, ed in vista del prossimo pensionamento di buona parte del servizio di appartenenza. In particolare, il Sindaco ha chiesto se al fine di prestare affiancamento al personale in servizio…è legittimo affidare al suddetto funzionario, successivamente alla data del suo collocamento in quiescenza, l’incarico temporaneo e straordinario a titolo oneroso di assistenza, di supporto, di affiancamento e di formazione operativa per il personale dell’ufficio tributi, precisando che l’attività oggetto della prestazione non consisterebbe né in un’attività di studio e/o consulenza, né nell’espletamento di funzioni direttive e dirigenziali, ma semplicemente in una mera condivisione dell’esperienza maturata dal funzionario in quiescenza nell’esercizio delle mansioni in precedenza affidategli.  La Corte dei Conti fa innanzitutto notare che il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha emanato sulla norma in esame due circolari, la prima che esclude ogni interpretazione estensiva ed analogica dei divieti ivi contenuti, la seconda che, a fini meramente interpretativi, inserisce nei divieti una ulteriore limitata fattispecie (gli uffici di diretta collaborazione di organi politici). Sulla base di tali premesse, ed alla luce della conforme giurisprudenza consolidata, la Corte ha dato quindi parere favorevole alla richiesta del sindaco, ferma restando la necessità di una puntuale verifica in concreto della compatibilità normativa delle attività svolte nell’ambito dell’incarico assegnato. Trasferendo il principio in ambito medico, può dunque ben immaginarsi ad esempio il caso di un primario ospedaliero in quiescenza, il quale, in attesa della nomina del suo successore e in presenza di uno svuotamento del reparto con la contestuale assunzione di colleghi più giovani, venga chiamato (senza ricoprire un ruolo sovraordinato) ad affiancare operativamente i neoassunti, per inserirli pienamente nell’attività concreta. Tendenze virtuali, da verificare nella prassi dei prossimi mesi

Cesena: Ricerca medico dello sport

mi presento: sono Silvia Roncuzzi responsabile amministrativo del Poliambulatorio L’EAU di Cesena.

Sarebbe mia intenzione ampliare l’offerta dei servizi del Poliambulatorio L’EAU inserendo anche il servizio di medicina sportiva, vista l'elevata richiesta da parte dei pazienti.

Per questo motivo sono a scrivere con l’intenzione di trovare uno specialista al fine di valutare la possibilità di poter collaborare con la struttura che rappresento.

Resto quindi in attesa di un Suo riscontro fiduciosa di poterLa incontrare presto.

Cordiali Saluti,
Silvia Roncuzzi
Poliambulatorio L'Eau
Rag. Sociale: Infomedi S.r.l.
Via Chiesa di S. Egidio, 135
47521 - Cesena (FC)

Quota B, 300 borse di studio per i figli

da Enpam.it)   Anche quest’anno l’Enpam accompagna negli studi universitari i figli dei medici e dei dentisti che fanno libera professione. Il bando 2024 mette a disposizione 300 borse di studio ai figli degli iscritti attivi – inclusi i pensionati – che versano la Quota B.

FINO A 4.650 L’ANNO    Il bando, che si apre il 10 luglio, è rivolto agli studenti universitari che nell’anno accademico 2023/2024 hanno frequentato un corso di laurea e stanzia per loro 300 assegni di 3.100 euro, a cui si accede secondo criteri di reddito e di merito.  Un importo che viene maggiorato del 50 per cento (per diventare di 4.650 euro) per i più meritevoli, che nell’anno accademico 2022/2023 si sono laureati con 110 e lode.

REQUISITI E DOMANDE    Il bando è rivolto agli universitari fino a 26 anni, in regola con gli studi. E cioè devono avere conseguito tutti i crediti degli esami previsti per gli anni precedenti e almeno la metà di quelli dell’anno accademico 2023/2024.   Le domande sono aperte fino al 21 ottobre e possono essere presentate esclusivamente tramite l'area roservata del sito dell’Enpam. Il bando, come accennato, prevede requisiti di reddito che sono più favorevoli all’aumentare del numero di componenti del nucleo familiare del richiedente e nel caso siano presenti familiari con invalidità.   Nel caso il genitore iscritto all’Enpam versi i contributi di Quota B con aliquota ridotta, l’importo del sussidio assegnato allo studente viene rideterminato proporzionalmente.

1,4 MILIONI DI EURO     I fondi stanziati per le borse di studio ai figli universitari dei contribuenti di Quota B è di circa 1,4 milioni di euro e si aggiunge allo stanziamento previsto per gli universitari, figli della generalità degli iscritti Enpam, che hanno ottenuto l’ammissione ai collegi di merito.   Per questi esiste infatti un’altra borsa specifica, più alta, fino a 5mila euro, che può essere richiesta fino al 18 settembre.    Per maggiori informazioni è possibile consultare il bando 20204 (https://www.enpam.it/assistenza/bando-sussidi-di-studio/).

“Me lo ha ordinato il dottore”: ha ancora senso dirlo?

(da IlCorriereDellaSera.it - Sandro Spinsanti)   Credetemi, sono un medico: era il titolo di un programma televisivo inglese. È arrivato all'attenzione perché Michael Mosley, il medico che lo conduceva è morto incidentalmente in un'isola greca in cui si trovava in vacanza. Pagato il tributo di pietas per la sua scomparsa, vale la pena riflettere sul titolo del programma che lo ha reso celebre. Ci troviamo a esplorare un territorio problematico: quello della fiducia che sostanzia il rapporto tra chi eroga le cure e chi le riceve. Per lunghissimo tempo la figura del medico è stata sinonimo di autorevolezza indiscussa. «Mica me lo ha prescritto il medico» era un modo di dire che traduceva la fiducia su cui poggiava la relazione. Al medico si chiedeva di prendere le decisioni «in scienza e coscienza», al malato di seguirle con fiducia. Un modello che oggi non è più proponibile tale e quale.  È in crisi l'appello alla coscienza.

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