Stile di vita, fattori sociali e rischio di emicrania

(da M.D. Digital)  La scarsa attività fisica è un fattore di rischio legato allo stile di vita, potenzialmente modificabile, che potrebbe influenzare il tasso di emicrania sia negli uomini che nelle donne. A sostenerlo uno studio pubblicato su Headache. Inoltre, lo studio ha rilevato che l'orientamento sessuale e lo stato sociale percepito potrebbero influire sulla prevalenza del disturbo.  Per la realizzazione della ricerca sono stati raccolti i dati al basale del Canadian Longitudinal Study on Aging, che riguardavano 22.176 donne e 21.549 uomini. I pazienti inclusi nell'analisi avevano un'età compresa fra 45 e 85 anni e riportavano una diagnosi di emicrania.  Per gli uomini e le donne, la prevalenza pesata di emicrania è stata 7.5% e 19.6% rispettivamente. Nelle donne, la percezione di un più elevato stato sociale è risultata correlata a un tasso di emicrania inferiore del 3%. Rispetto agli uomini eterosessuali, gli uomini che si identificavano come gay o bisessuali riportavano un tasso di emicrania superiore del 50%. Anche l'attività fisica è risultata in qualche modo influire sul tasso di emicrania: per le donne che camminavano in media fra 30 minuti e un'ora al giorno si registrava un tasso di emicrania ridotto del 13%. Un minore tasso di emicranie nelle donne è inoltre associato alla partecipazione ad attività sportive leggere per meno di 30 minuti (OR, 0.86; p =0.048) e per un tempo compreso fra 1 e 2 ore (OR, 0.85; p = 0.018), come anche la partecipazione a sport intensi da 30 minuti a un'ora (OR, 0.79) e tra 1 e 2 ore (OR, 0.82; p = 0.001). Più alti tassi di emicrania sono invece stati rilevati negli uomini che si dedicavano a passeggiate quotidiane nel tempo libero fino a 30 minuti (OR, 1.21; p = 0.042), tra 2 e 4 ore (OR, 1.42; p = 0.005) e per almeno 4 ore (OR, 1.65; p = 0.004).

(Hammond NG, Stinchcombe A. Health behaviors and social determinants of migraine in a Canadian population-based sample of adults aged 45-85 years: findings from the CLSA Headache 2019; doi:10.1111/head.13610 )

E’ necessario un nuovo vaccino ?

(testo a cura del Dott. Giovanni Colaneri, Medico di MG in Brianza)   L’unico vaccino di cui ha veramente bisogno l’Italia è quello contro una famigerata famiglia di virus: i Pontoviridae.  Oggi è straordinariamente attivo il pontovirus3110 . La particolarità di questi virus è quella di essere calendarotropi. Proliferano infatti in prossimità di feste e ponti. Sono molto più aggressivi dei weekendovirus con il quale condividono comunque alcuni aspetti clinici e antigeni di superficie. Rispondono in modo eccezionale alla Tachipirina, consigliata telefonicamente. Infatti alla visita medica domiciliare nessuno dei pazienti ha i 39 di febbre paventati al telefono

Gli allergologi: “Occhio alle spezie e alle reazioni crociate con i cibi”

(da http://www.nutrientiesupplementi.it)   Il pepe rosa può causare reazioni in chi è allergico agli anacardi. Il pepe Sichuan, che si ottiene da una pianta del genere Zanthoxylum, ha, invece, una “parentela” con gli agrumi e può scatenare allergia in chi ha problemi con arance, mandarini o limoni. E cosa succede con il curry? Una delle sue più comuni componenti, il fieno greco, è un elemento pericoloso per chi è allergico alle arachidi.  Sono solo alcuni esempi del potenziale allergenico delle spezie, tra gli argomenti principali di discussione del Congresso nazionale Aaiito (Associazione allergologi e immunologi italiani territoriali e ospedalieri) appena conclusosi a Milano.  “Gli allergologi americani hanno recentemente stimato che le allergie alle spezie colpiscano il 2-3% degli adulti e fino all’8% dei bambini con meno di sei anni, considerando quindi l’allergia alle spezie come la responsabile di circa il 2% di tutte le allergie alimentari”, sottolinea Valerio Pravettoni, allergologo presso l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. “Altro dato interessante è che le più esposte a questo tipo di allergie sono le donne perché di solito utilizzano, con maggiore frequenza rispetto agli uomini, prodotti per la cosmesi e per la cura del corpo, dove spesso si nascondono le spezie. In Italia per fortuna la situazione non è esattamente uguale a quella degli Stati Uniti, ma le tendenze alimentari e l’omologazione degli stili di vita nel mondo occidentale, ci stanno rapidamente portando in quella direzione. Diagnosticare un’allergia alle spezie infatti non è sempre semplice, perché anche noi siamo portati sempre più a consumare cibi lavorati o industriali, in cui la presenza delle spezie non sempre è evidente e dichiarata.”     Ma quante sono le spezie? Esiste una classificazione abbastanza dibattuta, messa a punto dagli esperti americani che tendenzialmente include nella categoria “spezie” non solo quelle classiche e universalmente conosciute come pepe, cannella e peperoncino, ma anche tutti quei sapori che sulle tavole degli italiani sono di uso assolutamente comune, come il basilico, l’aglio, il rosmarino o il sedano. Cercando di restringere il campo alle sole spezie che vengono macinate e setacciate per ottenere in genere la consistenza di una polvere, l’International organization for standardization (Iso) ne conta 109 tipi diversi, delle quali circa la metà è prodotta e lavorata in India.  Le proteine allergeniche contenute nelle spezie sono riconducibili a quattro grosse categorie: Pr10, Profilline, Storage Protein ed Ltp. La presenza di queste molecole, quindi, costituisce una mappa per determinare quali allergeni sono presenti nelle diverse spezie e per districarsi nel complesso settore delle allergie crociate.  Pepe vero, pepe finto e il “caso curry”  Tra le spezie più famose c’è certamente il pepe. Quello che usiamo oggi, specificano gli allergologi, ha diversi livelli di maturazione: pepe verde, pepe bianco, pepe nero. Pochi però sanno che altre varietà come il pepe rosa e il pepe di Sichuan in realtà non sono pepe ma appartengono ad altre famiglie botaniche e possono dare avvio ad allergie crociate. Il pepe rosa si ricava da una specie diversa, Schinus molle, pianta sudamericana della famiglia delle Anacardiacee: può quindi causare reazioni in chi è allergico agli anacardi. Il pepe Sichuan, invece, si ottiene da una pianta del genere Zanthoxylum. Oltre al sapore pungente ha una “parentela” con gli agrumi e potenzialmente può essere allergenico per chi ha problemi con arance, mandarini o limoni. Le miscele di spezie composite, infine, sono le più ostiche per l’allergologo, perché è più difficile risalire a tutti i potenziali elementi allergenici. Se si pensa al curry, per esempio, pochi sanno che una delle sue più comuni componenti, il fieno greco, è un elemento potenzialmente pericoloso per chi è allergico alle arachidi, perché appartiene alla stessa famiglia delle Fabaceae.

“Nessun medico dovrebbe mai essere forzato a prender parte a procedure di eutanasia o suicidio assistito”.

La risoluzione della World Medical Association. L’Associazione che rappresenta i medici di 112 Paesi prende posizione sul fine vita: “Il medico che rispetta il diritto fondamentale del paziente di rifiutare trattamenti medici, non agisce contro deontologia nel non mettere in atto o nell'interrompere tali trattamenti indesiderati al paziente, anche se tale atto esita nel decesso”.  Leggi l'articolo completo al LINK

Mantenere un peso nella norma in età adulta allunga la vita

(da Univadis)   Messaggi chiave     La presenza stabile di obesità nel corso di tutta l’età adulta, l’accumulo di peso tra la fase iniziale e intermedia e la perdita di peso dalla fase intermedia a quella tardiva di questo periodo della vita sono risultate associate a un incremento dei rischi di mortalità nella popolazione statunitense.  I risultati suggeriscono che mantenere il normopeso in età adulta e soprattutto evitare di accumulare peso nelle fasi iniziali di questa fase della vita aiuta a prevenire un decesso prematuro più in là negli anni.

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